cosa significa vivere una RELAZIONE COINVOLGENTE…

Young couple fighting, side view

Young couple fighting, side view

Eccezion fatta per asessuati, eremiti, sfigati al cubo, impenitenti cacciatori di “scalpi” (nonostante la maniacale moda di fare tabula rasa) e cougar mangia uomini… prima o poi capita a tutti di vivere una “relazione coinvolgente”, le “relazioni coinvolgenti” sono pietanze cucinate sempre in modo diverso ma con tre soli ingredienti: “cervello, cuore e carne, cioè ragione, amore e passione, ossia logica, sentimento e chimica”. Un vecchio aforisma di Pascal recita: “il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non conosce”, come dargli torto, le tre sostanze non sono affatto compatibili e, quasi sempre, dalla pentola saltano fuori fetenzie che manderebbero in depressione il trittico Bastianich, Barbieri, Cracco.

TESTA… non vi è niente di più illogico del cercare di usare il cervello in una “relazione coinvolgente” vissuta con le vene, le spighe della “ irrazionale razionalità” germogliano solo nei momenti di baruffa, quando preme il bisogno di diventare disfattisti e quindi analitici oltre la siepe della realtà. E’ stupefacente quanto fosforo secerni la mente in questa fase, nello stagno riemergono parole e fatti del passato, si diventa detective, speleologi, analisti, inquisitori, tarme, pignoli e pistini sorci d’archivio, alcuni/e sconfinano nella veggenza. La potenza del lucido rancore all’interno di una coppia è micidiale, rende arida e pietrosa anche la terra più fertile. Trattasi di percorso di “auto convincimento”, un effetto placebo prodotto in proprio e quindi totalmente inefficace, infatti dopo qualche “vaffa”, qualche urla e qualche piatto rotto (mai quelli del servizio bello), tutto torna come prima, con buona pace del cervello nuovamente “esodato”.

CUORE… molti vivono nella errata convinzione che l’amore sposti le montagne, NOOOOO, l’amore rende inerti, immobilizza, è l’apoteosi dell’attendismo e della vana speranza, stoppa la vita in uno stallo onirico. Distorce l’esistenza come un beffardo specchio delle giostre, è fucina di proiezioni e sceneggiature da fantascienza, ammorba la schiena e spappola la muscolatura, rende deboli, vulnerabili, vittimizza e dipinge offuscati orizzonti artificialmente illuminati. Una vera iattura che stravolge la normalità anche qualora non si muovesse foglia, peculiarità esclusiva, è l’unico stato d’animo che crea danni anche e soprattutto quando non succede assolutamente nulla, basti questo per capire. Non vi è “relazione coinvolgente” senza amore, quindi, per logica applicata, il rapporto danza il tango su una mina. Esempio tipico: “come vanno le cose con tizio/a?”, “benissimo, non potrei essere più felice”, “e allora perché tutta questa ansia?”, “vivo nella paura che da un momento all’altro finisca”.

CARNE… qui c’è da sbizzarrirsi, l’irresistibile bisogno di godere attiva un interventismo inimmaginabile, pur di giungere alla persona bramata si scalano monti, si guadano fiumi, si attraversano deserti e si solcano oceani, roba da fare impallidire Indiana Jones. Il desiderio carnale coagula la quotidianità, in tutti i sensi, l’adrenalina prodotta dalla insaziabile voglia di copulare è tremendamente energizzante, miracolosa. Lo stallone infoiato e smanioso fiuta nel vento la sua giumenta in estro che nitrisce il bisogno di essere posseduta. E’ la passione ardente che ha il potere di abbattere o superare ogni ostacolo rendendo audaci, arditi, coraggiosi, spesso incoscienti. E’ la passione ardente che rende folli e fa girare il mondo, non l’amore.

Non esiste “rapporto coinvolgente” che non sia inzuppato nella ciotola della gelosia, alcuni la chiamano “febbre del possesso”, esistono due livelli di gelosia, quella afrodisiaca e quella distruttiva, la prima, non necessariamente di matrice cuckold, scatena voluttà positive unendo, cementando, la seconda scarcera morbosità, paranoie, debolezze e complessi di inferiorità fino al deterioramento definitivo. Tecnicamente la gelosia è una palese contraddizione, quando si sviluppa un amore ricambiato si dovrebbe vivere tra solide mura chiamate “fiducia” ma questa è pura teoria. Impossibile ipotizzare un “rapporto coinvolgente” privo di scleri dovuti alla gelosia, un sentimento che rende simili a bambini angosciati dalla paura di vedersi sottrarre il giocattolo preferito. La gelosia è una stranissima cosa, un enigma, non è detto che sia strettamente connessa alla persona amata, non sempre, non direttamente, per meglio dire… la paura di perdere il/la partner in molti casi è sovrastata dal terrore di perdere un confronto, sono due cose molto diverse.

Una “relazione coinvolgente” percuote il tamburo del tempo solo quando si incontrano due esigenze, due caratteri profondamente diversi che si compensano e si incastrano alla perfezione, giocarsela alla pari è una guerra inutile persa in partenza. Gli scontri tra personalità simili scavano solchi infestati da coccodrilli, due deboli non approdano a niente e due forti vivono il rapporto come un perenne e alienante gioco di forza. Nelle “relazioni coinvolgenti” sono bandite tolleranza e comprensione, quando subentrano questi due elementi è d’uopo parlar d’affetto consolidato.

Per vivere in modo ottimale una “relazione coinvolgente” è indispensabile eliminare uno dei tre “ingredienti”, possibilmente la TESTA…!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

La “CONSIGLIORA”…

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Mi auguro che il grande Mario Puzo non si ribalti nella tomba se mi concedo l’irriverente ardire di usare al femminile il suo famoso “consigliori” , figura indispensabile al fianco dei “padrini” con il difficile compito di analizzare le situazioni e prodursi in riflessioni utili per la sopravvivenza e la sicurezza della “famiglia”. La “consigliora” è l’esatto opposto, un’amica del cuore (?) imposta dall’ufficio di collocamento esistenziale , un’ombra che si prodiga in cervellotiche elucubrazioni non richieste, non solo, vanta doti da veggente sceneggiando, non di rado, apocalittici epiloghi degni dello Shakespeare più in forma immerso nel suo turbamento creativo, non vi è donna al mondo che non abbia o non abbia avuto una “consigliora”.

Ogni donzella che deambula cogitabonda  nel labirinto sentimentale diventa potenziale e ambita preda di una “consigliora”, ignorarla o addirittura “downloadarla” dalla propria vita è pressoché impossibile, questo mammifero femmina, come ogni baro degno di essere definito tale, ha diversi assi nella manica e una tale maestria nel tirarli fuori da sconfinare nella prestidigitazione. Riescono… UDITE UDITE… ad individuare pecche, lacune, difetti, secondi fini, infedeltà e aspetti caratteriali di uomini mai visti, mai conosciuti, mai sentiti, basandosi solo ed esclusivamente sulle intuizioni… Cosa? Sembra assurdo? Tutt’altro.

Non vi è uomo al mondo che non si imbatta o non si sia imbattuto, durante una relazione, in una “consigliora” occulta premurosa e zelante che si autopromuova regista del rapporto, circostanza che muta la vostra compagna, donna attiva e brillante, in “caso umano” da affrontare con caparbietà. Quella che voi considerate essere una partner intelligente e acuta, per la “consigliora” è una vittima con gli occhi bendati da guidare, una bella addormentata da svegliare, una mente intorpidita da destare. La strategia è sempre la stessa, dar vita a una incessante, lenta, sistematica, inesorabile opera di demolizione. Avete presente le tarme?

L’universo femminile, nonostante continui a tentare di proporsi come misterioso e impenetrabile, è di una elementarità disarmante, per la fortuna di tutti. Talmente semplice da diventare pittorescamente nevrotico, vizi, vezzi, capricci e lunaticità sono la locandina di una piece teatrale alla quale l’uomo finge di credere per raggiungere scopi poco teorici. Questo è il traguardo della “consigliora”, rendere arzigogolato, tetro, sporco, ciò che è semplice, chiaro, pulito. Una “Lucignola” sabotatrice.

La “consigliora” incarna da sempre il concetto del “dai retta a me non è l’uomo per te” (quando non c’è la malcelata intenzione di spodestare e rimpiazzare la “consigliorata”), figuranti rosicone che si adoperano senza sosta per ritagliarsi un ruolo sociale configurabile nel “sottovolontariato”. Vittime di una latente schizofrenia e di un confuso “io” ben nascosto nei meandri della psiche, incapaci di tracciare direttrici personali, divengono succubi di un bisogno drogante, conformare la vita degli altri al proprio piattume.

Peculiarità della “consigliora”: A) prevalentemente agisce in solitudine ma alla bisogna non disdegna le azioni in tandem con una “collega”, B) il suo operato è reso ancor più subdolo da due solidissimi alibi… “l’ho fatto per il tuo bene”, “non volevo perdere un’amica come te”, C) ha un solo credo “mal comune mezzo gaudio”, D) il fine giustifica i mezzi, non regge l’angoscia di vedere l’amica felice con un uomo.

Come proteggersi da una “consigliora” ??? ANTIVIRUS per donne: la soluzione è tanto banale quanto difficile da applicare, confidarsi il meno possibile ma soprattutto non sfogarsi mai con la “consigliora” nei momenti di sconforto, frangenti in cui lei acquisisce potere rendendovi vulnerabili e moralmente ricattabili.  ANTIVIRUS per uomini: non hanno ancora inventato un efficace antidoto ma di sicuro NON è produttivo avventurarsi in sibillini “aut aut” (o scegli me o la tua amica), ancor meno adottare gli stessi metodi viscidi della “consigliora”. Probabilmente l’unica arma vincente è quella di corazzare  il rapporto nel vortice dei sensi e della passione a discapito del “miele”, il cuore è attendista e influenzabile, la “carne” è interventista e non conosce ostacoli.

 Tullio Antimo da Scruovolo

La seduzione… arte, “sclero” o raggiro???

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Le doglie che hanno preceduto il parto di questo post sono state indolori e rapide ma… L’argomento in questione mi ha creato una sorta di conflitto interiore, un bellicoso scontro tra il mio innato sarcasmo e la tentazione di produrmi in una ghigliottinante performance tecnica. Meglio risolverla salomonicamente dando una botta al serio e una al faceto.

Internet, svolta storica che più di ogni altra ha cambiato e continuerà a cambiare il mondo, più delle focaccine di Banderas, della Nail Art, dell’happy hour, del tacco 12, della salama da sugo, del mocio vileda e del reggipetto push-up.  Una conquista tecnologica che nemmeno la fervida fantasia di cineasti e scrittori ebbe mai l’ardire di immaginare, dopo oltre venti anni di progressiva e incessante diffusione, il “web-richiamo” che spadroneggia e detiene il record delle cliccate è lo stesso da sempre, il SESSO, leader incontrastato della grande madre rete. Il mouse è socialista ma al sesso bisogna comunque arrivarci, nonostante le varie rivoluzioni culturali abbiano semplificato, facilitato l’iter, risultano essere ancora tantissimi (uomini e donne) i soggetti incapaci di effettuare le giuste manovre per entrare in porto e ormeggiare al molo del gaudio carnale. Come ovviare a questa angosciante lacuna??? Niente di meglio che iscriversi a un efficace “Master” di seduzione, ovviamente on line, neanche a dirlo.

Leggendo la videata che ho riportato sotto il titolo mi sono, tra una risata e l’altra, domandato se siano più balenghi gli uomini che per acquartierarsi nell’ambita, calda e umida nicchia arroventano la carta di credito (gioielli, abiti costosi, viaggi esotici, raccomandazioni, cene  a tre stelle, ecc. ecc.), oppure quelli che sborsano € 9,90 convinti di apprendere le tecniche per accoppiarsi, “agratisse”, con qualche apprezzabile “sorriso verticale”. Meta non di rado ubicata tra le disboscate cosce di una femmina altezzosa, pretenziosa e reticente, come se portarsi a letto una stronza avvenente equivalesse a un oro olimpico.

Seppur con i dovuti distinguo, da tempo le donne manifestano analogie comportamentali, probabilmente perché è in fase di sgretolamento l’atavica convinzione che in ogni maschio, proprio tutti, si annidi quel tasso di idiozia sufficiente per sbarellare anche davanti a un roito inguardabile. Può essere che la crisi economica abbia inibito a molte cougar in fregola la possibilità di noleggiare aitanti gigolò XXL. Anche qui verrebbe da chiedersi quanto possa essere appagante coitare con un bellimbusto vanesio che se la tira e, cosa facilmente intuibile, si concede solo per poter fare un’altra tacca sulla cintura mentre ritira le Hogan last collection pagate dalla “signora”. Sì, decisamente, anche le donzelle hanno preso ad acculturarsi sulla seduzione low cost.

Lapalissiano, i corsi di seduzione, a prezzo delle zucchine o costosi che siano, sono annoverabili in quella area “imprenditoriale” che capitalizza la speculazione psicologica, un po’ come affondare la katana nel burro, non vi è niente di più vulnerabile e manipolabile di una persona in carenza da rapporti immersa nella palude della frustrazione.

Non ho avuto né voglia né tempo per cercare conferme ma vivo nella granitica convinzione che alla base di ogni corso di seduzione vi sia un punto fermo, un fil rouge, un leitmotive mutuato dal modus operandi più antico, duraturo ed efficace, “farsi desiderare”. Una pratica elementare che consiste nel dosare il corteggiamento alternando momenti di grande trasporto ad assenze, anche prolungate. Cosa ben diversa dalla meno conosciuta “seduzione isterica”, strategia che mira a convogliare le varie mancanze in un unico “vuoto” per poi gestirlo a livello di psiche. E’ sbagliato pensare alla seduzione solo come elemento propedeutico alla fisicità, la vera seduzione inizia dopo il primo mix di fluidi.  Se l’humus del “farsi desiderare” consiste nel concedersi a singhiozzo per ingigantire la voglia di rivivere un godimento già provato, la “seduzione isterica” è l’apoteosi di una enfatizzazione teorica, al limite della idealizzazione, ancor più vincolante. C’è dell’altro, il/la seduttore/trice isterico/a vive la deriva carnale rinnegando il proprio piacere, l’obiettivo unico è elargirne in grande quantità, riducendo all’osso i “rate”, per incrementare il potere schiavizzante.

Proviamo a tirare le somme… le spinte motivazionali che inducono a sedurre, almeno a provarci, possono essere suddivise su tre fronti: 1) sfamare egoisticamente le proprie voglie, 2) condividere totalmente il piacere (do ut des) con il/la partner, 3) donare piacere con premeditata parsimonia per consolidare il dominio. Il punto “1” riguarda prevalentemente (prevalentemente, non totalmente) gli uomini, il punto “2” è, dovrebbe essere, la norma, il punto “3” è d’uopo leggerlo prevalentemente (prevalentemente, non totalmente) al femminile. Nonostante sia notevole e difficilmente arginabile il rischio di mandare in corto circuito i sensi nel tentativo di filtrare pulsioni ed emozioni.

Considero la seduzione semplicemente un duello, una partita a scacchi, un braccio di ferro, un tirar di scherma tra fiorettisti… non esistono regole d’ingaggio. Quando si entra nei meandri della conquista, la vera sfida da vincere è quella con le proprie debolezze.

Molto interessante, per certi versi pittoresca, la incessante evoluzione dei rapporti, uomini e donne si accoppiano da sempre, ogni epoca ha avuto regole, dettami, certezze solide, purtroppo tra i contemporanei serpeggia una grande insicurezza. Doveroso omaggiare il sempreverde Seneca: “nessun vento ti sarà mai favorevole se non sai dove andare”.

Tullio Antimo da Scruovolo

il BDSM tarocco e le relazioni simbiotiche…

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L’altro giorno, mentre mondavo i carciofi per un ecumenico risottino socializzante, ho ruttato una sineddoche digestiva, metabolizzare la milionesima puntata de : “ Il Segreto” (non è vero ma fate finta di crederci),  spunto che mi ha rimembrato il 1986, cult movie: “9 settimane ½”, poco rilevante sul piano artistico ma decisamente incisivo se vissuto come “test” sulla evoluzione sessuale dell’occidente. L’inquietante Mickey Rourke e l’erotizzante Kim Basinger, diedero la stura a un prolifero e proficuo filone cinematografico/letterario culminato con il libro/film “50 sfumature di grigio”. Apoteosi e/o oblio del BDSM all’acqua di rose, più teorizzato che praticato. Innocente giochino per adulti neanche tanto fantasiosi. Il sado/maso originale ancora spaventa, meglio affidarsi a quello tarocco, una blanda e accettabile imitazione, cosa che conferisce un taglio più goliardico che perverso. Nella sostanza si è passati dal simpatico: “ullellè ullallà… faccela vedè faccela toccà”, al pacchiano: “ullellè ullallà… fatte frustà fatte ammanettà”.

Il BDSM tarocco altro non è che un pittoresco business, un merchandising impalcato su tetre allegorie, anche in questo caso il web determina una miriade di siti di settore, è sufficiente avere uno stanzino libero e qualche euro da buttare per crearsi una “dark room” artigianale. Piccolo tempio della dominazione e della tortura da mostrare con aria contrita tipica di chi si appresta a confessare un intimo segreto, foriero di affascinanti turbamenti anomali. Ovviamente il mercato del BDSM tarocco non trascura l’universo femminile, stivaloni, tacchi improponibili, corpetti, tutine in latex, mascherine, lingerie in pelle e fantasiose creazioni per boccaloni pronti a scaldare la Visa e sognatrici ansiose di emulare Anastasia. In genere il tutto finisce con una trombata “vanilla” sudando a bestia (il latex produce effetto sauna) ma questo potrebbe essere un aspetto positivo, i preliminari tipici del BDSM tarocco sono innocui rituali, pantomime che non lasciano segni, ennesimo viagra per onanisti.

Anni fa feci una inchiesta in merito, allora non esisteva internet, periodo in cui era facile prodursi in supercazzole intellettuali, paranoie di settore, apprezzabile il glossario: Master, Mistress, slave, sub, switch, bondage, fisting, nel linguaggio codificato non appaiono termini come Padrone e cagna, una congiunzione affettiva difficile a spiegarsi. I rapporti sado/maso sono un bluff speculativo, di fatto non esistono, è una contraddizione in termini, un vero sadico odia i masochisti, un vero masochista odia il sadismo.

La chiave di lettura sta in un concetto che non è mio ma lo condivido: “stai zitta”, quando un uomo dice: “stai zitta”, provoca due effetti alternativi: 1) “incazzatura devastante”, 2) “aumento del tasso di umidità”, qui c’è poco da scherzare. Il dominio, la padronanza totale… nulla hanno da spartire con codici e regole.

Forse abbiamo bisogno della normalità, quella noiosa normalità che ci dipinge la vita da millenni… forse… forse sogniamo relazioni simbiotiche capaci di valorizzare il banale, il quotidiano… ma alla fine… cosa cerchiamo???

Tullio Antimo da Scruovolo

Quando l’alba sorge al tramonto…

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Il grande, mitico Vittorio Gassman, alcuni anni prima di renderci orfani della sua aulica arte, in una circostanza ufficiale ebbe a dire: “ho un rapporto con la vita diverso, migliore, da quando non mi interessano più le tette”. Luciano De Crescenzo, festeggiando il proprio divenir ottuagenario, con la sua raffinata e squisita ironia proclamò: “sto bene e continuano a piacermi le donne anche se da tempo non ricordo più il perché”. Il mattatore e l’ingegnere Partenopeo convertitosi alla filosofia non hanno sicuramente amministrato in modo oculato e “sparagnino” la loro sessualità, misteriosa e accattivante galassia in cui la taccagneria e la speculazione a lungo termine non pagano…

Nel suo libro-diario la compianta Moana Pozzi stilò una classifica, con tanto di “pagelle”, sulle qualità amatorie di tantissimi personaggi famosi concupiti collocando al primo posto assoluto, verità svelata, proprio l’eclettico Napoletano. Credo sia un ottimo acchito, una giusta chiave di lettura, considerare il darsi fisicamente senza remore un “viaggio” ottimale per giungere in piena serenità al tramonto dei sensi, magari vivendolo niente meno come un traguardo, il meritato pensionamento dopo una lunga, intensa, articolata ed appagante attività.

Astenendoci dall’accendere il lumino delle ovvietà possiamo asserire, senza tema di smentita, che nella miriade di affascinanti, stupende e innegabili diversità che distinguono gli uomini dalle donne, quella della cessazione di ogni vigore o stimolo sessuale deve, innegabilmente, essere letta al maschile. L’obiettivo è riflettere e analizzare le diversificate reazioni in età veneranda, non me ne vogliano gli affetti da patologie e/o problematiche anticipate originate da cause e concause partorite in contesti artificiosi. La resa, la consegna delle armi, la fine delle “piacevoli” ostilità fisiche con la vulva è un passaggio storico, un rito celebrato in sordina procrastinandone l’ufficializzazione, chiamiamolo “evento”, un evento che può essere vissuto in modi diversi, contrastanti, in totale antitesi tra loro. Per alcuni è un lutto, l’inizio della fine, per altri quasi una conquista, ed è proprio in riferimento a questi “winners back to freedom” che intendo significare il mio angolo di ripresa.

Come si accennava nella ouverture sembra, per quanto possa apparire contraddittorio, siano proprio i gaudenti  quelli meglio predisposti ad accettare la metamorfosi che li trasforma in ex tali. Ritengo stupido, riduttivo e mortificante l’attaccare il cappello al chiodo delle “cartucce esaurite”, leggenda popolare auto prodottasi nei vicoli della fatalità consolatoria. Prediligo di gran lunga la teoria che considera il defungere della mascolinità come l’ovvio completamento di un percorso gratificante vissuto appieno fino a saziarsene in modo risolutivo. Nel suo lungo esistere l’uomo si stacca da due cordoni ombelicali, quello della madre che lo espelle e quello delle donne che per una mezza dozzina di decenni pongono in essere l’azione contraria. Freudianamente parlando non c’è motivo di sgomento nell’apprendere che molti vivano entrambi i distacchi come una liberazione. In fondo il sesso inteso come virile dovere sociale può essere considerato il padre delle varianti personalizzate e, per logica conseguenza, della assuefazione altrimenti detta schiavitù.

Quella grande pietra di paragone e maestra di vita colma di importanti riferimenti che chiamiamo storia ci dice molte cose, tra le quali anche il gran numero di uomini appartenenti al mondo dell’arte e della cultura che hanno dato il meglio del loro essere successivamente al congedo dai sensi. Evidentemente l’esternazione di Gassman ha un fondamento solido ed attendibile. Ancora oggi nel mondo esistono civiltà antiche divise per villaggi, piccole comunità che hanno come supervisore e consigliere un vecchio saggio, il saggio non è eletto a tale ruolo grazie al suo aver girato il mondo bensì perché depositario di una esperienza di vita ovviamente più lunga e, molto probabilmente, per quella anzianità che lo ha reso scevro da stimoli condizionanti in grado di offuscarne l’obiettività. Le fredde ed asettiche statistiche piazzano gli Italiani tra i popoli più longevi, i rappresentanti della terza… della quarta età, pare godano di un discreto stato di salute, questo ci rende ottimisti e speranzosi che siano sempre più numerosi i “vecchi saggi” capaci di mutare in positività l’inesorabile debacle facendo, come suol dirsi, di necessità virtù.

Intelligenza vuole che per meglio intendere alcune vocazioni interpretative corra l’obbligo di scrutare il fronte alternativo, quello degli irriducibili, testimonials di una inarrendevolezza prodotta da una condizione mentale consequenziale. Se l’interrogativo è chiedersi cosa spinga molti soggetti ad adottare artifici chimici, non di rado rischiando di minare la propria salute, per ripristinare una virilità perduta… le molteplici risposte possono essere raggruppate e suddivise su tre livelli analitici paralleli. Procedendo in ordine sparso senza podio né graduatorie, credo sia giusto parlare di “forti pulsioni ancora esistenti non supportate da consone reattività corporali”, di “esigenze strettamente vincolate ad un rapporto”, di “una mendace convivenza con se stessi (sicuramente i più fragili)”. Ferve in me la convinzione che il confrontare i trascorsi di vita sessuale tra questi due mondi opposti (i felicemente rassegnati e gli ostinati incaponiti) farebbe emergere, sotto il profilo psicologico e sociale, Dedalici labirinti con percorsi differenziati molto meno influenzati da aspetti caratteriali di quanto si possa, si voglia o si tenda a credere.

La letteratura e la cinematografia ci ripropongono con una certa frequenza spaccati di vita vintage, quelli in cui i vecchi giungevano al capolinea dell’esistenza in quella famiglia che loro stessi avevano generato. Nonnetti simpaticamente e fintamente burberi che palpavano le terga della cameriera più per burla che non maniacali attitudini, gli stessi che, in segretezza massonica, davano lezioni di svezzamento teorico al nipotino prediletto approdato all’onanismo narrando dubbie performances memorabili. Pure questo era un modo per sentirsi ancora maschi, seppur attraverso una sorta di “lascito ereditario”. Per contro non mancavano i patriarca despoti, acidi, cattivi, dispettosi, irascibili ma anche loro, in fondo, davano lezioni di vita grazie a quella componente sessuale che rende credibile il celeberrimo “comandare è meglio che fottere” vissuto come un alibi riabilitante. Razze in estinzione, oggi questi rugosi ed incanutiti Signori vivono la loro serenità o inquietudine in quel microcosmo laconico che è la solitudine, uno “status guida”, un perenne bivio, difficile imboccare la strada opportuna.

…”Ubi peccat aetas maior, male discit minor (Publilio Siro)”…

Tullio Antimo da Scruovolo