La seduzione… arte, “sclero” o raggiro???

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Le doglie che hanno preceduto il parto di questo post sono state indolori e rapide ma… L’argomento in questione mi ha creato una sorta di conflitto interiore, un bellicoso scontro tra il mio innato sarcasmo e la tentazione di produrmi in una ghigliottinante performance tecnica. Meglio risolverla salomonicamente dando una botta al serio e una al faceto.

Internet, svolta storica che più di ogni altra ha cambiato e continuerà a cambiare il mondo, più delle focaccine di Banderas, della Nail Art, dell’happy hour, del tacco 12, della salama da sugo, del mocio vileda e del reggipetto push-up.  Una conquista tecnologica che nemmeno la fervida fantasia di cineasti e scrittori ebbe mai l’ardire di immaginare, dopo oltre venti anni di progressiva e incessante diffusione, il “web-richiamo” che spadroneggia e detiene il record delle cliccate è lo stesso da sempre, il SESSO, leader incontrastato della grande madre rete. Il mouse è socialista ma al sesso bisogna comunque arrivarci, nonostante le varie rivoluzioni culturali abbiano semplificato, facilitato l’iter, risultano essere ancora tantissimi (uomini e donne) i soggetti incapaci di effettuare le giuste manovre per entrare in porto e ormeggiare al molo del gaudio carnale. Come ovviare a questa angosciante lacuna??? Niente di meglio che iscriversi a un efficace “Master” di seduzione, ovviamente on line, neanche a dirlo.

Leggendo la videata che ho riportato sotto il titolo mi sono, tra una risata e l’altra, domandato se siano più balenghi gli uomini che per acquartierarsi nell’ambita, calda e umida nicchia arroventano la carta di credito (gioielli, abiti costosi, viaggi esotici, raccomandazioni, cene  a tre stelle, ecc. ecc.), oppure quelli che sborsano € 9,90 convinti di apprendere le tecniche per accoppiarsi, “agratisse”, con qualche apprezzabile “sorriso verticale”. Meta non di rado ubicata tra le disboscate cosce di una femmina altezzosa, pretenziosa e reticente, come se portarsi a letto una stronza avvenente equivalesse a un oro olimpico.

Seppur con i dovuti distinguo, da tempo le donne manifestano analogie comportamentali, probabilmente perché è in fase di sgretolamento l’atavica convinzione che in ogni maschio, proprio tutti, si annidi quel tasso di idiozia sufficiente per sbarellare anche davanti a un roito inguardabile. Può essere che la crisi economica abbia inibito a molte cougar in fregola la possibilità di noleggiare aitanti gigolò XXL. Anche qui verrebbe da chiedersi quanto possa essere appagante coitare con un bellimbusto vanesio che se la tira e, cosa facilmente intuibile, si concede solo per poter fare un’altra tacca sulla cintura mentre ritira le Hogan last collection pagate dalla “signora”. Sì, decisamente, anche le donzelle hanno preso ad acculturarsi sulla seduzione low cost.

Lapalissiano, i corsi di seduzione, a prezzo delle zucchine o costosi che siano, sono annoverabili in quella area “imprenditoriale” che capitalizza la speculazione psicologica, un po’ come affondare la katana nel burro, non vi è niente di più vulnerabile e manipolabile di una persona in carenza da rapporti immersa nella palude della frustrazione.

Non ho avuto né voglia né tempo per cercare conferme ma vivo nella granitica convinzione che alla base di ogni corso di seduzione vi sia un punto fermo, un fil rouge, un leitmotive mutuato dal modus operandi più antico, duraturo ed efficace, “farsi desiderare”. Una pratica elementare che consiste nel dosare il corteggiamento alternando momenti di grande trasporto ad assenze, anche prolungate. Cosa ben diversa dalla meno conosciuta “seduzione isterica”, strategia che mira a convogliare le varie mancanze in un unico “vuoto” per poi gestirlo a livello di psiche. E’ sbagliato pensare alla seduzione solo come elemento propedeutico alla fisicità, la vera seduzione inizia dopo il primo mix di fluidi.  Se l’humus del “farsi desiderare” consiste nel concedersi a singhiozzo per ingigantire la voglia di rivivere un godimento già provato, la “seduzione isterica” è l’apoteosi di una enfatizzazione teorica, al limite della idealizzazione, ancor più vincolante. C’è dell’altro, il/la seduttore/trice isterico/a vive la deriva carnale rinnegando il proprio piacere, l’obiettivo unico è elargirne in grande quantità, riducendo all’osso i “rate”, per incrementare il potere schiavizzante.

Proviamo a tirare le somme… le spinte motivazionali che inducono a sedurre, almeno a provarci, possono essere suddivise su tre fronti: 1) sfamare egoisticamente le proprie voglie, 2) condividere totalmente il piacere (do ut des) con il/la partner, 3) donare piacere con premeditata parsimonia per consolidare il dominio. Il punto “1” riguarda prevalentemente (prevalentemente, non totalmente) gli uomini, il punto “2” è, dovrebbe essere, la norma, il punto “3” è d’uopo leggerlo prevalentemente (prevalentemente, non totalmente) al femminile. Nonostante sia notevole e difficilmente arginabile il rischio di mandare in corto circuito i sensi nel tentativo di filtrare pulsioni ed emozioni.

Considero la seduzione semplicemente un duello, una partita a scacchi, un braccio di ferro, un tirar di scherma tra fiorettisti… non esistono regole d’ingaggio. Quando si entra nei meandri della conquista, la vera sfida da vincere è quella con le proprie debolezze.

Molto interessante, per certi versi pittoresca, la incessante evoluzione dei rapporti, uomini e donne si accoppiano da sempre, ogni epoca ha avuto regole, dettami, certezze solide, purtroppo tra i contemporanei serpeggia una grande insicurezza. Doveroso omaggiare il sempreverde Seneca: “nessun vento ti sarà mai favorevole se non sai dove andare”.

Tullio Antimo da Scruovolo

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Il “maschicidio” è un reato minore…

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Zapping notturno, su “La7d” va in onda la replica di: “DONNE, vittime e carnefici”, trasmissione che in ogni puntata tratta un evento di “nera” che ha come protagonista una donna. Descrivo brevemente ma fedelmente il caso esaminato… Adele Mongelli è una donna di 50anni, sposata e madre di quattro figli in quel di Gioia del Colle (BA), per fisicità e look è molto appariscente, al punto da far invaghire un ragazzo di 28anni che la corteggia ostinato. Dopo alcuni mesi lei capitola e nasce una relazione clandestina che la porta ad innamorarsi perdutamente, al punto da prendere l’insana decisione di sfasciare la famiglia. Dopo soli due anni arriva l’ultima cena, il ragazzo va a casa di lei, mangiano una pizza e poi consumano un rapporto sessuale (non ho capito il perché ma la conduttrice ha sentito il bisogno di particolareggiare definendolo “molto carnale”), nei successivi momenti di rilassamento lui le confessa di essersi fidanzato con una coetanea, lei lo uccide, anzi, lo massacra letteralmente con ben TRENTOTTO coltellate, passa la notte a contemplare il suo operato e il mattino dopo scoppia il bubbone. La corte d’assise è clemente, concede le attenuanti generiche e NON tiene conto delle aggravanti (il movente passionale, il non aver chiamato subito i soccorsi e l’aver infierito sul cadavere in momenti diversi), 15 anni di carcere, la corte d’appello conferma la condanna. Per stessa ammissione dell’avvocato difensore, è praticamente certo che la donna venga presto mandata ai domiciliari, l’efferata uccisione di Giuseppe De Marinis, un giovane 30enne, vale pochissima galera.

Aspetti che lasciano sgomenti.

1)      Durante tutta la trasmissione la conduttrice, l’immancabile psicologa ospite in studio e due giornalisti (M/F) che hanno seguito il caso, non hanno fatto altro che arrampicarsi sugli specchi per tentare di sminuire al massimo, giustificare, l’omicidio perpetrato dalla Mongelli. Addirittura si è arrivati a dire che la donna, essendosi sposata a soli 17anni dopo la classica fuitina, nella sua vita non avesse mai conosciuto l’amore, il messaggio subliminale è questo: “in nome dell’amore un donna può comprensibilmente uccidere”

2)      La figura del giovane morto è passata in quarto/quinto piano, il giornalista, l’unico ad aver speso qualche parola, lo ha definito: “un bravo ragazzo, serio, senza macchia che lavorava sodo nell’azienda agricola di famiglia, purtroppo era rimasto attratto da una donna matura”, neanche la cosa fosse una colpa

3)      Come avrebbero trattato il caso se fosse stato un uomo sposato di 52anni a uccidere la giovane amante di 30? La risposta è semplice, standardizzata, si sarebbe parlato di: “un lurido porco che non voleva restituire la GIUSTA libertà a una povera giovincella che si era FINALMENTE destata dal torpore dei sensi”

4)      Nessuno si è calato nei panni del Signore e della Signora De Marinis, genitori che si sono ritrovati il figlio fatto a pezzi da una donna che avrebbe potuto essere sua madre, una donna incapace di controllare pulsioni e gelosia che mai pagherà in modo adeguato per ciò che ha commesso.

Giuseppe De Marinis NON era un violento, NON era uno stalker, NON era un “cacciafiche” incallito, era un normalissimo ragazzo turbato dal fascino e dalla avvenenza di una donna in età. Un ragazzo che è morto ammazzato solo perché rinsavito dal pressante bisogno di tornare alla normalità. Ma quale futuro si aspetta una 50enne che si relaziona con un 28enne???

Non mi interessa dare vita a squallidi conteggi, da questo fattaccio emerge prepotente, ancora una volta, quella stortura sociale interpretativa che certo non aiuta a contrastare in modo adeguato pericolose tendenze, siano esse di natura femminile o maschile. E’ sbagliato definire “amore estremizzato” le nefandezze femminili e “maschilismo bastardo” quelle maschili, non è partendo da questa classificazione che si giunge alla riduzione/eliminazione dei reati connessi ai rapporti di coppia. Trasmissioni come quella sopracitata hanno uno scopo ben preciso, mirato, pianificato, far passare per vittime le donne, anche quando si trasformano in carnefici, pericolosissimo insegnamento. Sarebbe allucinante constatare la volontà di rispondere al “femminicidio” incentivando il “maschicidio”.

Anche uscendo dai fatti di sangue… basti pensare all’incesto, quello padre/figlia è SEMPRE vissuto come espressione di violenza, quello madre/figlio è SEMPRE vissuto come una forma esasperata di amore, i danni permanenti subiti da un ragazzo concupito dalla madre non sono più blandi di quelli inflitti da un padre laido alla figlia. La sensazione è che si voglia ibridare il maschilismo alla galanteria retrò strumentalizzandone l’effetto, la donna ha sempre il paracadute della fragilità e dei sentimenti, l’uomo NO. Anche in situazioni che non creano disastri irreversibili, se un uomo confessa pubblicamente di aver sfregiato l’automobile della sua compagna perché tradito, viene sommerso da fischi e insulti, se invece è una donna ad ammettere di aver fatto la stessa cosa, scrosciano liberatori applausi femminili, una donna che colpisce gli uomini è una sorta di vendicatrice/giustiziera, a prescindere.

I comandamenti base del neofemminismo (espressi più volte anche da autorevoli opinioniste) sono i seguenti: 1) anche le “povere” escort che incassano 30mila ero al mese (esentasse e senza sfruttatore) si prostituiscono per colpa degli uomini, 2) se una moglie tradisce la colpa è sempre del marito, invece i mariti tradiscono solo perché sono dei maiali, 3) una donna ha il diritto di vestirsi come gli pare e andare dove gli pare all’ora che gli pare, nessuno parli di “provocazione” (quando mia figlia era adolescente le ho insegnato la differenza che corre tra ciò che è opportuno e ciò che è inopportuno, forse sarò stato un padre all’antica ma ancora oggi vivo nella convinzione che prevenire sia meglio che curare), 4) non esistono donne porche, troie o roba simile, NO, esistono donne deboli che per amore si lasciano trascinare in luridi vortici da uomini depravati, 5) un uomo che cerca di trombarsi la moglie di un amico è un “pezzo di merda”, una donna che seduce il marito di un’amica “risponde a inequivocabili appelli lanciati da un cuore incompreso/ferito”, 6) una donna che in un locale mostra a tutti di non indossare le mutande “gioca col proprio corpo”, un uomo che entra in un pub con l’uccello di fuori è considerato, direi giustamente, un manico sessuale, 7) è cosa giusta, doverosa, civile organizzare manifestazioni contro il bunga-bunga ma è altrettanto giusto, doveroso, civile (secondo loro) tacere di fronte alla Cassazione che toglie il carcere preventivo agli stupratori di gruppo, 8) “DONNE vittime e carnefici”, ci ha detto (il plot è questo): “se c’è di mezzo l’amore, uccidere un uomo non è reato grave”.

Sarebbero queste le armi con le quali si vuole combattere il femminicidio e la violenza sulle donne??? Sarebbero questi i valori da insegnare alle nuove generazioni??? Sarebbero questi i nuovi dettami del rispetto nei confronti della vita propria e di quella altrui???

Tullio Antimo da Scruovolo

L’uomo è un animale curioso…

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Nemmeno un premiato geometra della golden age sarebbe in grado di tracciare una linea credibile che divida la “sete di sapere” dall’irresistibile ”bisogno di farsi i cazzi degli altri”, in fondo, l’interpretazione del termine “cultura” è soggettiva, altra accezione blasonata è la “esigenza di informarsi”, molto in voga anche il tecnologico “data base” personale. La Salerno-Reggio Calabria che unisce, con tante interruzioni, il cervello alla zona pelvica ha saette umorali assimilabili al meteo, repentinamente variabili, può capitare che leggendo la biografia di Kierkegaard l’attenzione venga catturata dal rumoroso “stallonare” dell’inquilino del piano di sopra, oddio… a ben cercare, volendo… una certa attinenza la si troverebbe pure. Molti sostengono che impicciarsi dei fatti altrui sia semplicemente una costruttiva, appagante interazione con il mondo, seeeeeeeeee…!!! Passiamo alle cose “serie”.

Quesito Marzullinano: “la curiosità è femmina oppure sono le femmine ad incuriosire?”

E’ quasi impossibile rispondere a questa domanda senza immergersi nelle nebbie dei luoghi comuni, “quasi” impossibile, impossibile è sottrarsi allo stimolo di avventurarsi in tale cimento. Per principiare è opportuno fare una macro divisione: 1) i maschi tendono a “curiosare” per un tornaconto personale, 2) le femmine prevalentemente per “condividere” i segreti carpiti.

Gli UOMINI ottimizzano, capitalizzano la scoperta di gusti e tendenze per aumentare la potenza di fuoco al fine di meglio centrare il bersaglio. Un corteggiatore pagherebbe cifre stratosferiche per conoscere e impugnare “palanchini” come fiori preferiti, profumi amati, gusti enogastronomici, preferenze artistiche, musicali, letterarie, sessuali e tutto quell’ambaradan capace di produrre accondiscendenza buttata lì con nonchalance a materializzare l’agognata mezza mela mancante, magari assumendo cogitabonde espressioni, ricordate il film “What Women Want”???

Le DONNE deambulano in meandri meno subdoli ma più ambigui, vivendo esse nella errata convinzione di avere tra le gambe l’unico, vero, primario, irrinunciabile obiettivo di ogni uomo etero, non si pongono il problema di sfruttare informazioni per agevolarne il raggiungimento, preferiscono dare vita ad analisi collettive con amiche e/o la fidata “consigliora” (ogni donna ne ha una fissa, anni fa su questa “figura” scrissi un articolo che fece un certo scalpore). Da illuminate strateghe pongono in essere sondaggi valutativi prima di stabilire se cedere o meno all’assedio dell’ariete. Per fortuna la sentenza finale è sempre data dai feromoni, se un uomo aumenta significativamente il tasso di umidità i giudizi delle confidenti diventano aria masticata, comunque… se esprimono consenso gratificano, se esprimono dissenso è solo invidia… “onde per cui la quale…”!!!

Altro comportamento sostanzialmente differenziato è quello che si adotta di fronte alla violazione di un segreto pruriginoso, quando un uomo scopre che una donna sposata piacente ha un amante, sulla sua fronte spunta il bubbone della aggregazione: “Tizia ha marito eppure la dà anche a Caio… ma se la dà anche a Caio e chissà a quanti altri per quale ragione non dovrebbe darla anche a me???”, riflessione disarmante nella sua ovvietà. Se invece è una donna a scoprire velleità fedifraghe di un conoscente appetibile la cosa si avvelena e la reazione (eccezion fatta per gli uteri estroversi avvezzi al volontariato da materasso) è diametralmente opposta, OPZIONE A: “questo è un figaccione ma fa l’uomo farfalla, salterà di vulva in vulva come un canguro, non intendo mettermi nel mucchio, ci rinuncio”, OPZIONE B: “a questo gallo cedrone ci penso io, prima lo mando ai pazzi e poi affanculo, alla faccia di tutte ste sgallettate impunite che sbavano”. Da ciò si evince una verità di fondo, gli ometti hanno un approccio più socialista, pluralista, le donnine più totalitario, assolutista, competere e VINCERE.

Questioni di lana caprina…, il territorio in cui la curiosità diventa prepotente e bipartisan è quello degli/delle “ex”, qui uomini e donne hanno concezioni univoche. Copione prestampato “ante” prima copula: “il tuo passato non mi interessa, ciò che conta è come ti comporterai con me da questo momento in avanti”, copione prestampato “post” prima copula: “parlami di te, voglio sapere tutto della tua vita (soprattutto quella sessuale)”. Questo è l’attimo in cui il rischio di incasinarsi l’esistenza tende feroci agguati, per entrambi. Tutte le persone non giovanissime hanno un passato, un passato condiviso con un/una inevitabile “ex” pesante, “ex” che hanno lasciato tracce indelebili. Non voglio appesantire il post scendendo nelle ombre della gelosia postuma, veramente devastante se vissuta come un perenne confronto, mi limito a consigliare una gestione soft dei flashback, ambito in cui la curiosità è meglio sfamarla a spizzichi e stuzzichini, in particolar modo se non si ha in se stessi una sicurezza over size.

Quando non si hanno i presupposti per metabolizzare risposte è meglio non porre domande.

Tullio Antimo da Scruovolo

Disquisendo di sesso…

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Da qualche tempo sulle principali rete televisive passano due spot pubblicitari “pro- coito”, uno contro l’impotenza e l’altro contro l’eiaculazione precoce, è bello vedere che certi tabù vengano trattati come fossero gengive infiammate, capelli che si spezzano o unghie che si sgretolano.  Che dire… certo i “pipini” “pigri” o “frettolosi” devono essere veramente tanti se si è giunti al punto da creare campagne mediatiche martellanti. La virilità e il machismo dei “mangia spaghetti” sono in disarmo (un uomo su cinque apre l’idrante prima che si accenda il fuoco, così dice la voce fuori campo), nell’era del “recupero” forzato spacciato per vintage non poteva certo rimanere fuori l’orgoglio fallico. Ovviamente chi vive disagi di questo tipo farebbe bene a seguire i consigli elargiti, piuttosto che avvilirsi anzitempo. Ricordo un tipo non più giovane che amava ripetere (con tanta autoironia): “il problema non è convincere le donne a darmela bensì convincere il Giuda qua sotto ad alzarsi”.

Come ho sempre detto e scritto, intelligenza, coraggio e sessualità, sono i tre fronti sui quali un uomo non può bluffare, cioè, può millantare ad libitum ma quando arriva il momento della verità vien fuori l’essenza del suo essere. Fa specie che queste prove del fuoco riguardino solo i maschi, già, ad una donna bella è concesso anche essere stupida , Andy Warhol diceva: “la bellezza è già intelligenza”, è altresì pacifico che al gentil sesso sia perdonato il non avere coraggio, la paura è una prerogativa femminile che incoraggia l’ardire dei cavalieri. La matassa si ingarbuglia quando ci si tuffa nello stagno del sesso, qui è sempre colpa degli uomini, imbranati, incapaci o egoisti secondo le circostanze, per non parlare del fatto che l’orgasmo simulato è solo in rosa. Mi piacerebbe vedere uno spot in cui un figaccione sicuro e sorridente, con tanto di valida dotazione “Black & Decker”, è seduto a cena con una depressa frigida mentre la voce fuori campo recita: “non deluderlo, non fingere,  lui vuole il tuo piacere vero, rivolgiti ad uno dei nostri centri”.

La sessualità femminile è molto semplice, elementare, appare complicata agli occhi degli sprovveduti perché immersa in un cocktail di paranoie, complessi, frustrazioni e paure, diciamo anche che quello di autodefinirsi “complesse” è un alibi, una scappatoia che da tempo cammina con una scarpa e uno zoccolo. In realtà la maggior parte di loro ignora o reprime le proprie pulsioni, sì, tantissime donne NON conoscono la propria sessualità, nel migliore dei casi la ingabbiano in attesa che arrivi il principe azzurro a liberarla, questo è un aspetto positivo, ammirevole, apprezzabile, purtroppo i principi azzurri latitano e quindi tutto si diluisce in quella standardizzazione che magari non sarà sempre ipocrita ma nemmeno appagante.

La logica femminile è pressappoco questa: “devi essere tenero ma anche rigido, comprensivo ma anche autoritario, possessivo ma anche tollerante, devi concedermi spazi ma anche restringermeli, devi plasmarti ai miei stati umorali, amarmi perdutamente ma anche farmi soffrire, si tromba solo quando ho voglia io e in quel momento tu devi esserci, non devi lasciarmi mai sola ma anche rispettare i miei momentanei  bisogni di isolarmi, sii sempre fantasioso, creativo, mai banale né noioso né ripetitivo, ecc. ecc.”. Ad occhio nudo questi concetti appaiono espressione di insicurezza, indecisione, in realtà sono quanto di più ovvio, elementare, lapalissiano possa esistere. E’ altrettanto ovvio e lapalissiano che tra il desiderio/bisogno di vivere sull’altalena delle emozioni e il rompere i coglioni con capricci cervellotici e bizze da diva del condominio, ci corra un mare di differenze.

Gli Italiani sono notoriamente “cazzari”, “ganassa”, in materia di sesso e poco propensi ad affiggere manifesti sulle proprie capacità ridotte, da ciò si evince che certi dati statistici nascano da una minima base medica e da un gran parlare delle donne. Il confidarsi delle donzelle produce due livelli di diffusione, la “controinformazione” e la “informazione manipolata”. Una donna innamorata tende a valorizzare, quando non lo è più a sminuire… eppure il “bigodino” è sempre lo stesso. Chi è avvezzo a relazionarsi con donne in apparenza felicemente maritate, conosce a memoria la poesiola giustificativa: “mio marito ce l’ha piccolo, è più veloce di Speedy Gonzales, mi trascura, non è capace, non sa far questo né quello, ogni tanto ci prova ma io non mi concedo… e avanti così sulla tangenziale della denigrazione”. Onestamente dobbiamo riconoscere che nel caso fossero balle sarebbero balle dovute, dovessero dire: “mio marito ce l’ha il doppio del tuo, scopa per ore, mi fa impazzire…”, l’autostima dell’amante di turno crollerebbe perpendicolarmente, perpendicolarmente crollerebbe anche altro…!!!

Molto teatrale, copionizzato,  il discorso “degli ex”, se l’uomo in auge è geloso e possessivo, la donna tende a sciorinare un passato annacquato, insignificante, deludente, senza picchi. A fronte di un certo disinteresse, chiamiamolo menefreghismo, come per incanto… i trascorsi sessuali si trasformano, mutano, diventano provocatoriamente “quasi” inenarrabili, sia chiaro sempre sul fronte passivo. Anche qui c’è poco da condannare e tanto da capire, in una società che non ha ancora cestinato il vizietto di “etichettare e giudicare”, rischiare di perdere un uomo amato per eccesso di sincerità è poco intelligente. Da quando è divenuta obsoleta la regola del: “santarellina in pubblico e assatanata in privato”, ci si è immersi in un caos comportamentale.

Chiudo questo post con un capoverso che per molti/e insoddisfatti/e potrebbe suonare come un invito a riflettere, i soggetti in grado di darsi totalmente e nel migliore dei modi sono quelli che albergano nella “terra di mezzo”, altrimenti detti “normali”, particolarmente a livello di testa, non solo fisico. Si urli a gran voce che le persone convinte di esser “poca roba” e quelle illuse di esser “tanta roba”,  hanno lo stesso carico di problematiche, seppur su fronti opposti, una aridità interiore che se non è alimentata da complessi di inferiorità lo è da quelli di superiorità, due storture che producono lo stesso effetto, un forte squilibrio tra forma e sostanza. Coloro che popolano la “terra di mezzo” non eccedono in vanità né sono inibiti da ansie anomale, sanno e possono valorizzarsi, se la giocano alla pari, non hanno bisogno di corollari mendaci, non si fanno condizionare da stereotipi e vivono in modo ottimale e spontaneo le proprie emozioni.

Tullio Antimo da Scruovolo

Terremoti palesi e terremoti occulti…

“…Anna B. e Gianni F. sono due 40enni, lui un uomo piacente e lei una bella donna, sono seduti davanti alle tende a loro assegnate immersi in un vortice di pensieri, non si conoscono ma ogni volta che i loro sguardi si incrociano stabiliscono indefinibili sinapsi. Come molti altri hanno perso la casa, i ricordi di una vita andati in frantumi, le loro famiglie sono salve, coniugi e figli fanno gruppo per meglio affrontare la tragedia ma nessuno potrà mai lenire un dolore segreto, inconfessabile, l’amante di Anna e l’amante di Gianni sono morti uccisi dalle macerie. I corpi recuperati sotto i loro occhi dai vigili del fuoco hanno creato uno strazio nello strazio. Una sofferenza interiore non esternabile che tarla impietosamente l’anima…”

Ciò che potrebbe essere lo spunto per un romanzo e/o un soggetto cinematografico d’autore è, purtroppo, una situazione tragicamente reale. In questa o altre calamità naturali portatrici di lutti, le relazioni clandestine interrotte vengono sepolte in un blindato, inaccessibile, cimitero personale. Uno sconforto senza sbocchi consolatori capace di radicarsi e appesantirsi progressivamente con lo scorrere del tempo, passioni carnali o amori custodi di progettualità che siano, se recisi brutalmente da forze incontrastabili, scavano solchi lasciando tracce indelebili nel respiro dei sopravvissuti.

Un amante non è certo immortale, tuttavia credo che la causa di una prematura dipartita incida profondamente sulla elaborazione, interiorizzazione, dell’evento da parte di chi subisce la perdita. Un rapporto rubato al mondo se “terminato” da un terremoto o un’alluvione segna, marchia, in modo anomalo rispetto ad un incidente, una malattia, un omicidio, una disgrazia magari dovuta ad imprudenze. Il potere devastante della natura non è identificabile come “nemico”, forse neanche come “destino”, molto più probabilmente in simili casi il lutto viene percepito come “punizione”, un pesantissimo macigno per i soggetti sensibili tendenzialmente portati ad auto colpevolizzarsi.

Niente affatto irrilevante è l’ovvia assenza di supporti mirati, è possibile ipotizzare un percorso psicanalitico personale ma non in tempi brevi, un individuo sfollato con tanto di famiglia è vincolato a priorità fin troppo semplici da capire. C’è da sperare che i danni subiti siano ancora riducibili, seppur da interventi tardivi. Esiste anche un’altra “categoria” di persone diversamente coinvolte, mi riferisco alle mogli e ai mariti al corrente delle tresche. Come si reagisce di fronte alla morte dell’amante del consorte provocata da una catastrofe collettiva??? E’ poi così assurdo immaginare un sollievo nel dolore??? Una sofferenza  imputabile e palpabile potrebbe essere motivo di ricongiungimento oppure di rottura definitiva se vissuta come prova provata??? Un terremoto personale nel terremoto di massa smuove la coscienza fino alla voglia di ricostruire un matrimonio traballante???

L’umanità è variegata, così come lo sono le interpretazioni delle calamità, alcuni considerano l’esser sopravvissuti un segnale divino, un monito, l’ultima chance, convinzione che li induce a “confessarsi”. Arzigogolo mistico (dio ha voluto salvare me e la mia famiglia) non sempre accolto a braccia aperte dai “traditi” che si vedono colpiti due volte, l’euforia da scampata morte rischia di far implodere anche ciò che sarebbe giusto rimanesse in piedi.

Questo post non è assolutamente una provocazione, nemmeno intendo pungolare coloro che mettono l’amore in testa alle priorità della vita, tento di accendere una flebile luce su realtà e dolori, volutamente ignorati da un biasimevole perbenismo Vittoriano cinto dal laticlavio che ancora spadroneggia indisturbato.

Tullio Antimo da Scruovolo