Non si affittano appartamenti agli immigrati…

olio

Mi si conceda la sineddoche, non esiste un nesso apparente tra titolo e immagine, obnubilazione “trilaterale”, in realtà, l’arte da TSO, il buonismo conto terzi e le paranoie degli intellettualoidi, sono tre ciocche di capelli che compongono la medesima treccia, quella dell’ipocrisia fatta costume.

Recentemente “ La Stampa” ha pubblicato un pezzo che definire “inchiesta” significherebbe eccedere in generosità e clemenza, un “giornalista” si è preso la briga di contattare agenzie immobiliari e vari privati per affittare un appartamento a un immigrato (ovviamente ipotetico), risultato: la maggioranza degli interpellati ha dichiarato di ambire a inquilini Italiani. Ovviamente l’intento, il vero fine dell’articolo, era evidenziare razzismo e xenofobia (ormai è diventato lo sport nazionale dei sinistri), non so quanto ci sia di vero nel suo scritto ma anche fosse… non ho individuato l’ubicazione del problema. Lapalissiano il suo riferimento agli anni 50/60 della Torino piena di cartelli: “affittasi appartamento, no meridionali”.

Forse prima di “galleggiare” sulle onde della superficialità (forte è stata la tentazione di scrivere “superficialismo”) per vomitare impropri parallelismi sarebbe saggio, magari intellettualmente onesto, documentarsi storicamente. I “meridionali” scesi dal treno a Torino Porta Nuova e/o Milano Stazione Centrale, con la loro valigia di cartone (un tropo), in brevissimo tempo si sono ritrovati “agganciati” alle catene di montaggio delle fabbriche e a vivere nei quartieri ghetto (altrimenti detti dormitorio) delle periferie. Nessuno di loro è mai stato accolto in hotel stellati né ha ricevuto aiuti di sorta, in quell’epoca l’imperativo categorico era uno solo: “LAVORARE O NISBA”.

La faziosa distorsione della logica applicata in modo strumentale è urticante, biasimevole, l’Italia è l’unico Paese occidentale al mondo che ancora vanta un FINTO zoccolo duro del comunismo, quello che considera la proprietà un furto, salvo poi dimenticarsi delle barche di D’Alema, delle tenute da nababbo di Bertinotti, delle ricchezze di Bersani, della collezione di Rolex di Renzi e di tutti quelli che sotto la falce e martello si sono “piazzati” alla grande. Qualcuno dica qualcosa di sinistra, magari partendo dal loquace miliardario Benigni.

Se una persona lavora sodo, fa sacrifici, si sottopone a privazioni, affronta problemi e vessazioni, paga tributi da cravattaro, rispetta le regole, “sparagna” fino a comprarsi una seconda o terza casa… CE L’HA O NON CE L’HA IL DIRITTO DI SCEGLIERSI UN INQUILINO SENZA CHE UN GIORNALISTA DIVERSAMENTE INTELLIGENTE LO ACCUSI DI ESSERE RAZZISTA O XENOFOBO??? Se ho un appartamento da affittare devo darlo in gestione alla Boldrini??? Le sue proprietà chi le gestisce???

Poiché quelli di destra sono razzisti e anti immigrati, parliamo di quelli che stanno a sinistra, tutti ricchi, tutti proprietari di immobili, tutti aggrappati ai soldi come cozze allo scoglio… quanti di loro hanno affittato immobili a extracomunitari??? Proverbio ligure: “è bello fare i bulicci col culo degli altri”. Modus operandi della “rive gauche”, imporre agli altri quello che loro non farebbero MAI.

Gli extracomunitari vengono reclutati nei loro Paesi d’origine da organizzazioni soprattutto Italiane che li trasformano in redditizio business (pagando con quattro soldi la loro rischiosa traversata), per meglio “mascherare” la cosa hanno mutuato una nuova efficace figura dal web, new entry nel mondo della comunicazione e della manipolazione delle masse, si chiama “INFLUENCER”. Cani pastore che guidano immense mandrie di fessi, psicologi subliminali che gestiscono e pilotano pulsioni e stati d’animo dei meno avveduti. Fattore “M”, un bambino profugo morto sulla battigia ha un impatto emotivo superiore rispetto a quello di un terremotato crepato per ipotermia in una roulotte a -17° aspettando lo Stato.

Non è populismo, è sobrietà di pensiero confrontare le realtà dei disastrati abbandonati dai “mangioni” (quando un Presidente dice: “non vi lasceremo soli”, meglio darsi una grattatina ai gioielli, farsi la croce e rimboccarsi le maniche) e quelle degli immigrati nei resort che buttano il cibo, pretendono il wi-fi e ciondolano tutto il giorno, magari spacciando, stuprando, rubando e rompendo i coglioni al quartiere.

L’Italia è la Patria dell’arte, cioè, era la patria dell’arte, adesso è la Patria delle “opere” come quella in foto: “olio su teglia”, una nazione governata da cazzari che si arrogano il diritto di gestire le altrui proprietà, se hai un appartamento sfitto e non lo affitti a uno straniero sei un razzista xenofobo… solo una domanda… e magari ogni tanto mandarli affanculo???

Tullio Antimo da Scruovolo

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Er Babbo Natale de noartri…

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Roma caput mundi… Roma città eterna… Roma città più bella del mondo… L’appagamento, l’inebriante piacere del mentire a se stessi è equiparabile a quello onanistico, un “cartoon zucchero filato” che si squaglia prima ancora d’essere addentato cedendo il posto a una immasticabile aria mefitica. Quella Italiana è l’unica Capitale occidentale che ha in catalogo tutte le problematiche terzomondiste, Guinness dei primati negativi, nessun fronte salvezza. Arazzo poco edificante incorniciato da un immarcescibile, imperituro provincialismo, atarassica paesaneria maldestramente impacchettata e infiocchettata con i nastrini del folclore e della irriverenza concettuale spacciata per tradizione. Passerella mondana per sindaci di varia matrice politica palesemente inetti, incompetenti, frivoli, festaioli, privi di spina dorsale, avvezzi a spartir trippa e cotica con ladri e faccendieri. Sindaci che, nel loro allucinante avvicendarsi, anziché traghettare Roma nella suite cosmopolita ed elitaria rivendicata da una gloriosa storia, l’hanno trascinata nelle fogne del becerume sociale, della miseria morale e del degrado pianificato.

Prima che l’anno muoia siamo usi onorare una millenaria ricorrenza, un “canto del cigno” che nella attuale Roma nemmeno Tchaikovsky ubriaco duro di vodka oserebbe chiamare “Natale”. Santa Claus si è portato avanti con il lavoro calando anzitempo nei nostri camini una “strenna” rivelatrice di segreti, segreti da serva che da tempo saltellavano sulle lingue di lacchè e cortigiane. La procura Capitolina ha confermato ciò che milioni di Italiani percepivano da tempo, galeotta l’intercettazione conato che ha rigurgitato la rancida Mandrakata: “immigrati, profughi e zingari rendono più della droga”. Affermazione inequivocabile, la poco eroica “compagnia dell’anello” che spadroneggiava sulla “terra di mezzo”, ha bruciato decenni di menzogne paracadutate a pioggia su valori come accoglienza, tolleranza, integrazione, civiltà, evoluzione sociale, “arricchimento” culturale.

In combutta con politici compiacenti a libro paga, le coop rosse hanno trasformato la vexata quaestio “immigrazione/etnia rom” in un colossale “magna-magna”. Dietro la “solidarietà” si celano laidi interessi di bottega e costosi vizi privati da soddisfare. I boss della cupola operante all’ombra del cupolone, ci svelano il reale perché la sinistra osteggi, da tempo immemore, ogni tentativo di legiferare in modo incisivo sul fenomeno immigrazione e sulla gestione dei campi rom (esistono solo in Italia). Tutti i cavalieri della tavola(ta) umanitaria che etichettavano come “razzisti” i cittadini esasperati, portavano acqua al mulino del malaffare romano marchiato con la ceralacca della filantropia. Impossibile ipotizzare una forma di razzismo più subdola di quella emersa dall’inchiesta, fingere di difendere i disperati per trasformarli in “cassa continua” dalla quale attingere cospicue somme di denaro pubblico, dovremmo chiamarlo “bottino”. Un fulmine che ha indotto addirittura Renzi a dire una cosa sensata: “è uno schifo”.

Superfluo sottolineare il tempestivo ripristino del doppiopesismo fazioso dei soliti mass media, stoicamente impegnati nel concentrare l’attenzione su Alemanno con il chiaro intento di sminuire, minimizzare l’agghiacciante sfruttamento della disperazione da parte delle coop rosse, genetiche emanazioni del PD.  Ancora una volta ci costringono a ingoiare una amara realtà, la logica del “non poteva non sapere” non è applicabile a sinistra. Anche in questa tracimazione fognaria le teste “amiche” verranno salvate in nome di quel credo che da sempre contraddistingue i “mancini”: “noi siamo migliori, noi siamo più intelligenti, noi siamo più colti, noi siamo più onesti, noi siamo i depositari della moralità e del progresso”. Il bubbone “mondo di mezzo” è esploso, strana “coincidenza”, DOPO le elezioni in Emilia e Calabria, sarò malpensante ma se le “magiatoie” sui rom e sugli immigrati fossero emerse prima del voto… Salvini avrebbe gozzovigliato a lungo.

Roma, in quanto Capitale, è “testa di pesce”, vetrina, biglietto da visita dell’intera Nazione, locomotrice del buon esempio, area test, vincolata a un ruolo fondamentale, determinante, essere “ariete” del progresso civile di una “bandiera”. Non esiste più la Roma Rosselliniana e nemmeno quella Felliniana, esiste la Roma de “la grande bellezza”, squallido postribolo allestito in uno dei più grandi patrimoni storici e culturali del mondo. Amici Romani, aprite, spalancate gli occhi, reagite, non consentite ai nuovi barbari griffati di seguitare a depredarvi e degradarvi.

Tullio Antimo da Scruovolo