Gli idioti, parliamone…

Protominidi dalle sembianze umane interpreti di una geometria esistenziale semi dinamica, statico coefficiente di penetrazione idrica a parte. Siano essi organizzati in branco o cani sciolti, rimangono sempre borderline rispetto al neoumanesimo. Tendono a opzionare la solitudine reale aggregandosi a sfollati virtuali per rivendicare istanze psico-decorative. Scorribandano  nell’imbuto cosmico ubriacandosi di analfabetismo funzionale, privi di barriere inibitorie, attivano la “sospensione volontaria della incredulità”, come se i giorni fossero pagine di un libro. Superfluo dividerli in sottospecie causa irrilevanza del range, tuttavia è possibile azzardare una focalizzazione delle specificità. Mi sembra tutto molto chiaro.

I CANONICI, facilmente individuabili grazie ad alcune peculiarità morfologiche, attaccatura dei capelli bassa, occhio vacuo, punte dei piedi convergenti e perenne sorriso beota stampato sul volto. Boccaloni genetici, assimilano e tramutano in inconfutabile verità tutto ciò che viene loro propinato, necessitano di figure totemiche e abbracciano cause che fanno rimpiangere la Santa Inquisizione.

GLI INFLUENCER, etichettabili come “esuberi”, trovano la propria ragion d’essere esclusivamente grazie all’esistenza degli idioti CANONICI, con i quali, per naturale sinapsi, danno vita a una anomala rivisitazione della mitizzata economia circolare.

I FASCIOFOBICI, icona culturale di riferimento Michela Murgia, autrice del “fascistometro (cervellotico test che per giorni ha sollazzato il web)”, Il loro mantra consiste nella pedissequa “fascistizzazione” delle spinte motivazionali che attivano il pensiero ostile. Peccato la millantata intellighenzia sia solo una proiezione, come gli intellettuali post moderni, menti abili a distrarre dalla verità, non a illuminarla. Chiara Ferragni, celeberrima titolare di una Cattedra ad Harvard (maddechè?), ha definito “di stampo fascista” il pestaggio assassino di Colleferro. Il sole delle opinioni sorge per tutti ma chi ha i soldi per pagarsi l’ombrellone farebbe bene ad approfittarne, per quanto possa essere mediaticamente conveniente lappare le terga alla sinistra. Anche Roberto Saviano ha additato la destra ma, stranamente, con toni pacati e sollevando dubbi, forse preda di un rigurgito di coscienza. Negli ultimi anni moltissimi episodi di cronaca nera sono stati perpetrati da giovani emuli, fratelli Bianchi inclusi, dei teppisti di “Gomorra”, mise, look, tatuaggi, postura e modus operandi, stesso calco. Quando iniziò la programmazione della fiction, Corrado Augias, uomo di altissima statura culturale nonché profondo conoscitore della comunicazione e dei costumi, ospitò Saviano in TV esprimendogli tutto il suo disappunto sul tangibile “rischio emulazione”, lo scrittore rispose grattando specchi e bucando l’acqua. “Gomorra – la serie” rende bei soldoni, se poi ogni tanto qualcuno combina disastri  imitando gli attori nel reale… chissenefrega, sappiamo chi incolpare moralmente.

…ISTI/ISTE, integralisti, fondamentalisti, negazionisti, terrapiattisti, complottisti, telefonisti, sessisti, sessiste, cacacazzisti, ecc. ecc. Degne di nota due pittoresche figure accomunate dalla accondiscendenza dovuta alla carenza da copula: i “femministi” e le “maschiliste”, cacciatori e cacciatrici con scarsa mira e frecce spuntate che anelano tuffarsi nel limaccioso stagno della voluttà. “Dattimi e prenditimi” (Brancaleone da Norcia).

ESEMPIO BASICO, come istigare e manipolare una massa di idioti strumentalizzando un evento insignificante… La perspicace vice Preside di un liceo a corto di banchi e sedie, intuisce che alcuni studenti e studentesse saranno costretti a seguire le lezioni in posizione del loto sul pavimento. Forte di ovvietà lapalissiana e saggezza talmudica, suggerisce alle femminucce di evitare minigonne e corrobora il concetto con: “ai prof potrebbe cadere l’occhio”. Apriti cielo, triccheballacche e cammellate, slogan femministi anni ’70 riesumati a colpi di pala e picco, come funghi spuntano avvocati legulei in difesa di non si coglie bene quale inalienabile diritto. I meme sulla dirigente impazzano e tutto il gregge belante si accoda seguendo il campanaccio sobillatore. Ordunque… la scuola è luogo sacro/Istituzionale meritevole di rispetto e, perché no, anche di timore reverenziale, non è un pub né una disco né uno scannatoio, un dress code decoroso non discrimina e non penalizza nessuno. Sulle liceali che provocano spudoratamente i prof, magari timidi e impacciati, letteratura e cinematografia ci sguazzano da sempre, non mi riferisco certo alle commedie di Pierino. Domanda: ci si presenta in classe con outfit e make-up da escort per esercitare un diritto, per esibizionismo da social o per paura di essere trasparenti? Dov’era tutta questa  folla caciarona e agguerrita quando Francesco Bellomo IMPONEVA alle borsiste dress code da mignotta?

MANDRIE E MANDRIANI, il futuro è un frumento che cresce lentamente ma inesorabile, quella in corso è una semina contaminata dal peggiore dei parassiti, il pensiero “politically correct”, silente, subdolo e strisciante, si acquartiera nelle nicchie dei sensi di colpa e della ipocrisia. L’indottrinamento finalizzato alla omologazione delle masse, allineamento al pensiero unico, nasce sempre con l’imposizione di tabù e la messa al bando del dissenso. La demolizione dell’identità genitoriale (gen. uno, gen. due), l’appiattimento e la negazione delle più elementari libertà fanno il resto. Il modo più rapido e incisivo per disseminare odio sociale è creare figli e figliastri e poi aizzare gli uni contro gli altri fingendo di volerli uniti. Il femminismo sessista e la palpabile eterofobia, avvalendosi dei protettivi dettami “politically correct”, demonizzano l’universo maschile per acquisire lo status di casta. Stessi parametri per il razzismo contro, i musulmani ci vogliono colonizzare, i neri ci odiano, quelli dell’est ci considerano polli da spennare ma noi dobbiamo trasformarci in bagasce pronte a soddisfare ogni loro richiesta, ovviamente pagando pure il salato conto.

DESSERT, Michela Murgia: “il termine Patria è maschilista, cambiamolo in Matria”. Il Ministro Franceschini ha deciso di mortificare il nostro patrimonio culturale e artistico per non urtare la sensibilità degli stranieri. Di cosa stavamo parlando?

Tullio Antimo da Scruovolo

 

234 pensieri su “Gli idioti, parliamone…

  1. Bentornato! Come sempre con un esame approfondito di alcune “mode” alquanto discutibili di questo tempo. Concordo con tutto, non dico altro, ma il degrado mentale è palese purtroppo.
    Buona domenica.

  2. ci siamo, a questo punto credo che abbiamo raggiunto quel famoso rammollimento dei costumi dei nostri avi che portò al crollo della civiltà ed all’avvio di 700 anni di oscuro medio evo.
    Enormi personaggi vestiti di pelli animalesche e dotati di grosse mazze arrivarono e distrussero tutto, compresa la civiltà troppo acculturata dei rammolliti.
    Fortunatamente NOI abbiamo nutrito i nostri Protominidi che saranno capaci di respingerli, anche perché oggi arrivano su barconi sgangherati e NOI del partito degli under 70.000 (google) abbiamo nel programma anche la riapertura dei vari colossei ove codesti magnifici tutori possano sfogare i loro istinti e racimolare qualche sorderello per non gravare sul contribuente

  3. Tullio, bentornato. Tutto OK dalle tue parti?
    Non posso che essere d’accordo sui concetti da te espressi.
    Mi soffermo brevemente sugli influencer (come è possibile che esista tal genere di persone? Ed i babbei che seguono tali personaggi?) e sul dress-code scolastico: vivvaddio, è una scuola, non un pub! Altrimenti andiamoci in sandali e bermuda, tanto…

  4. Buonasera, Tads. Tutto bene?

    Lucida analisi dei tempi moderni. Siamo tutti, volenti o nolenti, coinvolti e facilmente ci facciamo attirare e trascinare nei gorghi dei furbi di turno come degli sciocchi, incapaci come stiamo diventando di un nostro metro di giudizio.
    Si legge, si scrive, si esprime, si declama, si likketta con molta facilità e con tanta faciloneria.Giornali, radio, tv, web sono diventati cibo per la mente e come i cibi, salutari indigesti o tossici, provocano effetti sulle emozioni, sulla cognitività e sull’identità di ciascuno. L’ “intellighenzia” lo sa bene, a ciò mira,, siamo noi fruitori che non sappiamo difenderci.
    Tra tutti i più pericolosi ritengo siano i giornalisti di carta, tv e web, onnipresenti ormai ovunque e che sfacciatamente e spudoratamente hanno messo da parte la deontologia professionale (vedi piramide di Poynter, per citarne una) per fare e esprimere ciò che più li aggrada e/o aggrada i vertici che li pagano.
    Siamo noi che dobbiamo imparare a discernere, a filtrare, ad acquisire e accrescere la cognizione. Riconoscere che siamo noi i veri idioti, e non loro, può diventare valido punto di partenza per crescere e difenderci da chi, potremmo scoprire, che molto intelligente non è.
    Marirò

    • Ciao Marirò,
      tutto bene grazie, spero lo stesso per te, hai ripreso a domare i piccoli tigrotti? i banchi li avete? ti immagino bardata con mascherina, guanti e tuta da palombaro 😉

      Condivido il tuo pensiero, anche se penso che i giornalisti il codice deontologico lo hanno sempre e solo usato per farsi aria e ammazzare le mosche o le zanzare. Esistono cose che possono essere interpretate e quindi hanno un senso più punti di vista, magari contrastanti, tuttavia quando notizie e fatti non possono uscire dalla oggettività, raccontarle in modi diversi significa mentire.
      Asservirsi totalmente alla linea editoriale e politica del proprio editore è un pò come annientarsi, peggio di Fantozzi, qualche politico li ha paragonati alle mignotte, fossi stata una di loro mi sarei offesa tantissimo.

      Già questo piccolo scambio, piccola condivisione di un concetto, ci toglie la patente di idioti, credimi, non siamo pochi a non esserlo, non è un caso se giornali e talk politici in tv sono in caduta verticale. I social non contano, quella è una arena dove si scannano tra minchioni.

  5. Sì, tutto bene, ho ripreso a fare scuola, quella vera, almeno finchè si potrà. Solo mascherina chirurgica (difficilissima per 5 ore consecutive) e ti posso assicurare che ci vuole tanto coraggio a tornare a scuola (trovata così come l’ho lasciata a marzo, banchi compresi)in piena ripresa pandemica. Ma il richiamo dei bambini è più forte della paura.

    Ho citato su tutti i giornalisti perchè hanno tradito ampiamente la loro professionalità, tu dici che è sempre stato così, sarà pure vero ma ora è verità accecante. A casa mia si litiga sul tg mattutino e pomeridiano da vedere perchè ce n’è uno per me, anzi 4, ormai così sfacciatamente politicizzato che è un insulto solo a sentirne la sigla.
    Gli scrittori,i politici, i movimenti dichiarati, persino gli influencer mi sono più simpatici dei giornalisti traditori di professionalità e prostituiti al sistema.
    Ciao, buona serata.

  6. I tuoi post – caro Tads – sono sempre interessanti perché informano, denunciano e divertono, nello stesso tempo. Non tutti hanno queste capacità di scrittura.
    Si parliamone…perché gli idioti, in questa nostra società, abbondano: basta guardarsi un po’ in giro. E il dramma è che dobbiamo convivere con loro! Si incontrano ovunque: per strada, sui mezzi pubblici, nei locali, sul pianerottolo di casa, in televisione. L’idiozia è una delle più gravi malattie dei nostri tempi: è una malattia infettiva, come il Covid. Infatti un idiota non può che legarsi con un idiota e circondarsi di idioti. Naturalmente un idiota ama anche seguire le mode idiote: capita così di vedere in giro tanti idioti con tatuaggi su tutto il corpo, simili a quelle pareti dei cessi pubblici di antica memoria. Altri si riconoscono facilmente per strada: camminano incollati allo schermo di uno smartphone ultimo modello, oppure urlano le loro amenità per far sapere, a coloro che non li avessero individuati, quanto sono idioti. E che dire, poi, di quei soggetti che passano il loro tempo a scarabocchiare e a sporcare con bombolette spray i muri dei palazzi delle città: idioti allo stato puro.
    Naturalmente una società di idioti non può che riconoscersi in una televisione idiota, che li tranquillizzi e li faccia sentire sempre a proprio agio: assistiamo quindi ai concorsi di miss idiota, ai quiz per idioti, ai talk show frequentati sempre dalle stesse facce, che si confrontano in sterili dibattiti dove la verità e la menzogna hanno pari dignità. Per essere felici in questo mondo – mio caro Tads – bisogna essere idioti. E se non lo sei, vieni emarginato. E soffri. “Molta sapienza molto affanno. Chi accresce il sapere, aumenta il dolore”. Così dice Qoèlet. Un caro saluto 🙂

  7. I have a dream… un diluvio universale che copra tutto, ma proprio TUTTO! Ho già comprato il kit per costruire un’arca perfettamente accessoriata. Se vuoi posso ospitarti, puoi portare anche il cavallo nero. Potrà essere utile quando le acque si ritireranno. Concordo con te su tutto.

      • Da molto tempo non scrivo, non trovo niente su cui ridere e scherzare. Avevo pensato persino di chiudere il blocco. Poi stanotte ho pensato di fare un giro ed ho cominciato da te. Ho riletto il tuo ultimo articolo… come hai ragione!. p.s. mi piace l’arca Ikea!

        • la tentazione di chiudere serpeggia sulla blogsfera, ogni volta che faccio il giro dei blog amici mi tocca cancellarne una mezza dozzina dall’elenco, io stesso da tempo scrivo due/tre post in un anno. E’ cambiato molto dai primi tempi, non c’è più interazione (l’anima del blog).
          L’arca Ikea è robusta e affidabile ma per montarla ho dovuto combattere non poco, i bulloni sono uno diverso dall’altro, le istruzioni sono in aramaico antico e ho dovuto affittare un appezzamento di terreno perchè in garage non mi stava.
          Adesso è pronta!

          • Non ho mai avuto la fissa dei followers, scrivevo se ne avevo voglia e quando ne avevo voglia, soprattutto se c’era l’ispirazione. Se hai notato non metto tag. Poi ciascuno era libero di leggere o no, l’importante era che chi leggeva scrivesse cose interessanti e anche divertenti, anche critiche purché costruttive. Insomma pochi ma buoni. Però è vero, non c’è più interazione. Forse in questa epoca in cui tutto va di corsa e si brucia tutto troppo in fretta è iniziata la fase calante del blog, o forse il fatto di doverci chiudere in casa a causa della pandemia ci sta portando ad una chiusura anche a livello di comunicazione online. Eppure mai come ora ci sarebbe bisogno di aprirsi verso il prossimo, tanto più che non occorrono mascherine e non c’è nessun rischio di contagio.
            Trattandosi dell’Ikea non mi stupisce che tu abbia avuto qualche problema. Piuttosto vedi se puoi mimetizzarsi con qualche frasca, sai come sono i vicini, non si fanno mai gli affari loro e dopo è seccante dover dare spiegazioni.

            • è così, i nuovi blogger non interagiscono, evidentemente pensano basti scrivere qualcosa per veder calare frotte di commentatori, come se le loro perle fossero mezze minerali nel deserto.

              Tranquilla, so rendermi invisibile, da giovano ho frequentato un Master sul come eludere i vicini impiccioni 😉 😀
              Faccio il richiamo dell’aquila tre volte per avvisarti che sono arrivato!

              • Viviamo in un mondo nel quale l’imperativo è “esserci, apparire” tutti devono sapere che esisto, che ci sono anch’io, guardami sono qui, anch’io sono qualcuno, qualcosa. C’è chi usa Instagram, chi Twitter e chi si affida ai blog e scrive incommensurabili cazzate convinto di essere un novello Hemingway. C’è poi una categoria che non sopporto ed è quella degli opinionisti. Ma chi sono gli opinionisti? Tutti siamo opinionisti quando esprimiamo il nostro parere su un determinato fatto. C’è bisogno di andare in TV per questo?

                • gli “opinionisti” da bar o da cantone sono sempre esistiti, semplicemente il loro raglio era udibile solo nelle vicinanze, internet è un immenso e potente amplificatore, per non parlare della tv. “Chi non sa insegna, chi sa fa”.

                  • Appunto per questo era sopportabile, poiché rimaneva circoscritto al bar o dalla parrucchiera. A proposito della TV, prima c’era la cosiddetta fascia protetta per evitare ai bambini certi spettacoli con troppa violenza ed film con un frasario da caserma. Adesso a qualunque ora del giorno puoi sentire presentatori e intrattenitori vari, nonché partecipanti ai vari talk show infilare discorsi dove culo e cazzo escono da tutte le parti. È un intercalare incessante tanto che penso che se proibissimo loro di pronunciare queste due parole starebbero tutti zitti. Ma c’è sempre una soluzione… infatti
                    un illustre sig Nonsochisia ha sentenziato che non si tratta di parolacce da trivio no! Si chiama esuberanza verbale. E così tutti possiamo tranquillamente esprimere la nostra esuberanza verbale quando vogliamo, tanto è stata sdoganata.

                    • hai toccato un tasto sensibile, cioè, una grande contraddizione sociale, da una parte hanno sdoganato termini da camallo e dell’altra proibito per legge altre espressioni/definizioni. In tv puoi dire cazzo e per strada puoi anche mandare affanculo un poliziotto, non è più reato ma guai a te se ti azzardi a pronunciare termini come frocio, zingaro o negro.

                    • Sono d’accordo. È più corretto dire gay od omosessuale, è più fine ed educato, frocio è dialettale e sappiamo tutti che i dialetti sono pieni di termini che la lingua italiana non contempla, ma quale che sia il termine che usiamo il soggetto in questione rimane sempre quello che è

  8. Che bello rileggerti e finalmente ritrovarsi a pensare di riflesso su quanto appena letto.. questo tuo post mi fa riflettere in modo personale in questo senso.. da qualche tempo scrivo poco (e quando lo faccio ne esce qualcosa di anomalo) perchè mi sento frastornato, in mezzo a tutte queste figure che ho riconosciuto relazionate alla mia vita. Non riesco a riferire un pensiero perchè è come se tutte le parole che mi circondano sia sparate al ultrasuoni e senza un senso logico, frasi.. accuse.. urla ad incolpare questo e quell’altro… richiami all’attenzione su argomenti di un importanza più frivola del colore della sedia in cui mi siedo in ufficio, giudizi presi sulla base di considerazioni talmente parziali da sistema super economico per la vincita garantita al superenalotto… è cambiato il tempo e con il tempo non intendo i tempi, intendo proprio il tempo… 5 secondi non hanno il valore che avevano qualche decennio fa… ci stiamo adeguando a questa differente velocità di visione e di pensiero forse, o forse io non riesco ad adeguarmi e quello che mi rimane sono un sacco di persone sconosciute che esprimono pensieri e parole alla ricerca di 5 secondi di approvazione che poi alla fine, per me, per noi, per loro… che differenza fa??? boh.. mi vien da dire citando una canzone “un senso non ce l’ha”. Cio che mi rimane è questa domanda: questa forma di evoluzione metterà in gioco la nostra sopravvivenza come specie??

    • bentornato ragazzo,

      bella domanda: ” questa forma di evoluzione metterà in gioco la nostra sopravvivenza come specie??”

      ne sono più che convinto, è da un pezzo che l’uomo ha intrapreso la strada dell’autodistruzione, quella umana sarà l’unica specie ad auto estinguersi per collettiva idiozia.

      Bello il concetto dei cinque secondi, se ci pensi… i miliardi investiti nella tecnologia hanno, tra gli altri, uno scopo fondamentale, accelerare i tempi, sempre di più, accelerare i tempi e sostituirsi all’uomo. Fare tutto sempre più in fretta, guadagnare tempo, risparmiare tempo, ottimizzare il tempo… ma… di tutto il tempo risparmiato che ne facciamo? Lo passiamo sui social a scrivere puttanate, a farci selfie dei quali a nessuno frega niente (like di scambio).

      molto in voga lo smart working, pensaci bene, migliaia di esercizi commerciali chiusi, mercato immobiliare a ramengo, gli impiegati che lavorano da casa, felici e contenti, non hanno ancora capito che consumano la propria energia, il proprio pc e che il taglio di socializzazione porta dritto alla depressione. Esiste poi tutto l’indotto, se non esci di casa non spendi in prodotti di bellezza, abbigliamento, scarpe, parrucchiere, ecc. ecc. Hai idea di quanto risparmi in affitto, energia, sicurezza e manutenzione una azienda che mette 500/1000 dipendenti in smart working?

      • diciamo che sono cose che sto osservando in questi mesi di silenzio e in quello che hai scritto ho trovato molte domande che si sono risposte da sole… è assurdo, sembra sia un suicidio inconsapevole che forse è un pò come vivere a nostra insaputa…

        • fai una riflessione… con lo smart working è possibile mettere su una impresa con centinaia di dipendenti a costo zero, niente affitti, niente energia, niente manutenzione, niente sicurezza, niente polizze e niente macchinari (computer, stampanti, collegamenti in rete, ecc. ecc.). Sai cosa vuol dire questo? Concorrenza sleale, devastazione dei mercati e vantaggi fiscali, cioè una discriminazione. Sai in quanti si sono già messi in moto??? E’ così che si manda a puttane l’economia di un Paese, tra l’altro già disastrato.

  9. Innanzitutto bentornato e poi chapeau! Ora veniamo al post. È un marasma totale, una mancanza di rispetto, di cultura e totale stupidità. Si adeguano alla massa e imbrattano il mondo con le brutture d’ogni genere: sporcano, mostrano vanità repellenti e i giovani si adeguano perché vi sono adulti sciocchi a proteggerli, e vi sono giovani che per noia e per invidia commettono atti ignobili. Che i genitori tornino a fare i genitori e che le istituzioni, e qui sta il nocciolo, diventino più virtuose e la vedo dura. Si ha bisogno di modelli sani, di riferimenti educativi e di un equilibrio in ogni cosa. Buona serata, caro Tads.

    • bentornata a te Annamaria,
      come ho scritto più volte, su certi fronti sono tradizionalista, personalmente credo se tornassimo ai vecchi sistemi educativi, quelli delle nostre mamme che, alla bisogna, mollavano manrovesci da lasciare il segno, il mondo girerebbe meglio.
      La libertà non è lassismo e l’educazione non è una mortificazione della personalità, genitori ricattabili con la coscienza sporca e figli più furbi che intelligenti, non sono una buona miscela.
      Un abbraccio.

  10. Pingback: Un mucchio di istanti di tempo | Occhi al futuro

  11. Si stava meglio quando si stava peggio, soprattutto da quando non ci sono più le mezze stagioni.
    Il nostalgismo di un nemico da combattere è una fenomenologia che affligge molti e quindi, non essendoci nulla di concreto, si attacca qualunque cosa che non sia ideologicamente compatibile con se stessi.

    Vorrei ribadire (o badire, visto lo faccio per la prima volta) che non mi riferisco all’articolo, ma ai soggetti inquadrati nelle varie categorie, anche se sono tendenzialmente contrario all’etichettatura, perché rischiosa e limitante.

    Seguirò volentieri questo blog e gli interventi che verranno pubblicati.

    • a proposito di etichettature, deve esserti sfuggito questo passaggio:
      “Superfluo dividerli in sottospecie causa irrilevanza del range, tuttavia è possibile azzardare una focalizzazione delle specificità.”

      per il resto… felice di ospitarti

  12. Eccomi qua amico mio con molto piacere. Quanta verità nelle tue parole. Un mondo questo in cui ci troviamo purtroppo a vivere che non mi appartiene, che mi sconvolge per la stupidità di molti, troppi e per il vuoto totale che alberga in menti che si credono superiori. Se penso alla Ferragni ritratta come la Madonna mi viene il voltastomaco per la leggerezza con la quale ha affrontato la cosa. Meno male che stavolta ci ha pensato il Codacons con una bella denuncia nei suoi confronti per blasfemia e offesa al sentimento religioso. Che questi ” influencer” possano credere di averla vinta ogni volta che si muovono, è davvero scioccante. E se poi penso al ministro dei beni culturali , il grande Franceschini, che vuole coprire le statue per non offendere il sentimento religioso altrui, non posso far altro che ridere. E quello dei cristiani chi lo difende, solo il Codacons e nessun altro ? Trovo tutto ridicolo mio caro Tads. Meno male che ci sei tu a fare delle analisi perfette. Almeno uno nella massa che dice il vero c’è. Un grande abbraccio. Isabella

    • Ciao Isabella,
      i tuoi apprezzamenti sono sempre molto graditi, hai ragione, non siamo in molti ad andare contro corrente, a staccarci dalla massa. Purtroppo credo questo sia solo l’inizio, come ho sentito dire da qualcuno in TV, oggi la parola “normalità” è proibita, essere normali è proibito, volere una vita normale è proibito, fare riflessioni sulla anormalità è proibito. Corriamo spediti verso la demolizione dell’individuo per creare un impasto umano tenuto insieme con il collante del pensiero unico. In questi giorni ho letto su Edge che Fausto Leali è stato buttato fuori dal GF (non lo seguo) per aver usato il termine “negro”, però si mantiene nella casa una pseudo contessa che perpetra il turpiloquio h24. Ecco, questa è la direttrice da seguire, non quella educativa bensì quella idealizzata dagli idioti che gestiscono le linee guida.
      Ricambio l’abbraccio.

  13. All’inizio degli anni ’80 c’era un bel film intitolato “Maledetti vi amerò”, dove a un certo punto il protagonista Flavio Bucci sciolinava un monologo particolare, in cui, essendo mancato dall’Italia per molto anni, non si riconosceva più nel cambiamento di quella società, cercando d’imparare a memoria cosa era di sinistra e cosa di destra. Ora, se già allora tutto questo discorso faceva sorridere, in questi anni ’20 difficilmente il regista di quel lungometraggio: Marco Tullio Giordana, avrebbe potuto rifare quelle sequenze, o perlomeno, il discorso si sarebbe modulato su tutt’altro genere. La società elabora una lunga sequenza di etichette, dandole dei nomi per circoscrivere ogni categoria, così da riconoscere anche genericamente il gregge da tenere nel recinto, in modo che un solo cane lo possa controllare.
    Io mi ricordo che in quegli anni se giravo con i miei jeans da hippy tutti strappati, mia madre mi menava perché diceva che sembravo un barbone. Ora invece costano 200 euro perché sono firmati e ti fanno figo. Se trent’anni fa ci si differenziava tra punk, paninari, dark, metallari, la Milano violenta e la Milano da bere; in questi giorni le parole e le categorie sono mutate in base al susseguirsi di tutti questi anni duemila.
    Noi ci arrovelliamo criticando giustamente tutto quello che abbiamo intorno, nella speranza che qualcosa migliori, ma sostanzialmente lo facciamo perché inconsciamente abbiamo sempre paura del cambiamento, come se una lunga serie di abitudini che ci piacevano, da un giorno all’altro diventassero un’altra cosa. Giustamente tu sottolinei tutta una serie di esempi di gruppi e di persone che fanno o creano situazioni da cui tutti noi potremmo formare altrettanti gruppi per opporci, il problema è che queste persone vogliono proprio questo: avere la possibilità di mettersi sopra un piedistallo e di attirare attenzione, tanto ultimamente contano solo le visualizzazioni o i followers e per il resto chissenefrega, politica compresa. La rete ha generato e amplificato tutta una serie di estremizzazioni fra notizie vere o false, personaggi intelligenti o deficienti, esagerazioni ripetute e verità occultate, dentro un sistema molto più vicino a una realtà virtuale, invece che vera. Il problema è che dopo, tutto questo, ricadrà sulle nostre teste.
    Un mio amico ha scritto: “…beati i poeti, buttano giù un’idea e non hanno bisogno di verificarla…”, ed è vero, probabilmente siamo in gran parte così, a tal punto che finisce sempre con una risata, senza conoscere il retrogusto della sua messinscena. In fondo, se la società ha da sempre vissuto con i suoi errori, un motivo ci sarà.

    • sono d’accordissimo su tutto il commento, riga per riga, lasciami fare solo un appunto, non al tuo pensiero ma a una convinzione collettiva che pare essere diventata un tormentone: la paura del cambiamento…

      non ricordo quanti anni tu abbia ma da quello che scrivi non sei certo un ragazzino, io sono nato nel 1957, quando la quasi totalità degli Italiani non aveva il telefono, non aveva il televisore, non aveva l’automobile, la lavatrice e altri beni che oggi consideriamo irrinunciabili. Subito dopo ho vissuto il boom economico degli anni ’60 con annessa migrazione interna pro Fiat, ero un bambino ma ricordo il TV in B/N, il telefono nero attaccato al muro dell’ingresso e i frigoriferi con la serratura. Ho fatto liceo e università nella rovente Torino degli anni ’70, anni di piombo, la paura si tagliava col machete, poi il problema della droga, poi un susseguirsi di innovazioni fino alla nascita di internet con tutto quello che ne è derivato. Ma qualcuno pensa veramente che gli Italiani abbiano paura del cambiamento, del diverso (inteso non solo sessualmente)? Non ti pare una cazzata cosmica? Le sacche di indigenza sono una componente inevitabile in una società di 60milioni di individui, direi fisiologica. La realtà è che quando si ha bisogno di un nemico, di uno spauracchio per rivendicare istanze e privilegi, se non c’è lo si inventa. Se ci mettiamo a stilare l’elenco di tutti quelli che hanno beceri interessi materiali nel far passare gli Italiani per razzisti, omofobi, xenofobi, maschilisti, ecc. ecc. finiamo domattina.Gli Italiani sono “normali”, è questo che spaventa loro.

      • …e allora vedi che il conto torna, vogliono sempre cambiare la nostra normalità, pensando che una minoranza debba per forza essere il paradigma da seguire come se i modelli dio uno solo si debbano per forza adattare alla moltitudine. Negli anni ’70 nacque la maggioranza silenziosa, proprio per far capire alla collettività che si era quasi tutti da un’altra parte, come è sempre stato.
        Ti offro da bere “ragazzo”, ce lo siamo meritatati (!)

  14. Oggi ero un poco abbacchiata, poi sono arrivata qui, ho letto e sentito una sferzata gradevolissima di sana intelligente ironia che sorridendo denuncia tutto lo squallore delle contraddizioni sociali che dobbiamo subire ogni giorno. Per questo se permetti lo ripubblico nel mio blog! Grazie per questa ventata d’aria illuminata e pulita! Buona serata

  15. Pingback: Gli idioti, parliamone… di Tullio Antimo da Scruovolo – Elisa Falciori

  16. assolutamente d’accordo con Corrado Augias vs saviano, un personaggio che non sopporto, se penso che gli paghiamo pure la scorta insieme a quell’ incredibile conduttore dell’ennesimo talk show acchiappabischeri…sento contorcersi le ovaie 😀 e fanno male….. ciauuuu

  17. Buongiorno, TADS,
    sorvolo sui molti punti toccati dal post soprattutto per l’improponibile lunghezza di un intervento “punto per punto” e vengo invece al punto che più mi preme: quello sulle “minigonne studentesche&occhi dei docenti in caduta libera”.
    Bene, premetto che il modo in cui è stata espressa quella raccomandazione dalla docente non depone a favore della docente stessa, perché rimanda, anzi traduce una mentalità decisamente vecchia, e nel metodo di esternazione, e negli stereotipi di riferimento. E qui chiudo.
    Quel che mi preme sottolineare è però altro, riguarda le reazioni a quest’episodio: rivendicare la libertà facendola passare come “libertà di scosciamento” sic et simpliciter, sempre e ovunque, mi appare come una gigantesca trappola, e non lo dico, e non lo penso solo a seguito di quest’episodio, ma da un tempo davvero lungo, tanto lungo da essere immune da influenze di pensiero e tendenze del momento, anzi dell’attimo.
    Cercherò di sintetizzare: far coincidere la libertà delle donne con la libertà di indossare in ogni occasione un abbigliamento che, lungi nove volte su dieci, dall’essere comodo in ogni situazione della quotidianità, è una bufala stratosferica. L’abbigliamento ridotto ai minimi termini, con la conseguente esposizione del corpo indipendentemente dal contesto, ha una valenza precisa, che si può sintetizzare in ” devo sempre e comunque sedurre, avvalendomi del corpo, e questo in qualunque contesto, poiché nel momento in cui non seduco non sono”.
    Preciso che non è questo mio un discorso da becera moralista, ti assicuro che non sono mentalmente né esposta né sottoposta a nessuno dei condizionamenti classici (religiosi per esempio), bensì deriva da tutt’altro ragionamento, che cercherò di rendere il più semplicemente possibile.
    Se attraverso l’abbigliamento sento, dimostro, che “devo sempre e comunque sedurre avvalendomi del corpo, e questo in qualunque contesto, poiché nel momento in cui non seduco non sono”, di fatto non sono più libera in generale e, paradossalmente, non sono più libera neanche di sedurre, vale a dire di esercitare una scelta seduttiva.
    Se sento la necessità, attraverso la modalità dell’apparire, di dover sempre e comunque sedurre in qualunque contesto, non esercito più alcuna scelta davvero consapevole in tema di seduzione e la mia identità complessiva (nonché l’autostima) passa necessariamente, sempre, comunque, attraverso la forca caudina dell’esercizio seduttivo. A questo punto, potrei anche essere un genio, ma devo sempre e comunque acconciarmi in modalità anche seduttiva per ottenere attenzione, e questo anche in un contesto in cui in realtà non mi interessa sedurre nessuno.
    Non so come verrà percepito questo discorso, (magari anche molto male, non me ne sorprenderei più di tanto), solo volevo cercare di evidenziare che la una libertà di scelta, seduttiva e sessuale, non può coincidere con l’ossessione della seduzione, anche se, lo so bene e lo percepisco quotidianamente in quanto donna, tutto e tutti spingono verso quest’illusoria libertà di facciata.
    Concludo con una precisazione ovvia (ma tant’è: i possibili equivoci su questo tema sono infiniti) io sono assolutamente schierata per la libertà di vestirsi come si vuole, purché l’abito non divenga una costrizione mentale, un assoggettamento quotidiano a condizionamenti e stereotipi. E’ la libertà di essere, seduttive o anche non seduttive, la libertà di valere per quel che si è capaci di fare e basta, con qualunque abbigliamento, quel che ancora manca, questo mi sento di dire e chiudo, ché il mio commento sta quasi pari ad una piena del Po…

    • buongiorno a te Sabina,
      il tuo commento mi è piaciuto molto, soprattutto perchè offre diversi spunti di riflessione…

      La vicepreside, evidentemente non giovanissima e altrettanto evidentemente non fan della Ferragni, si è espressa con un innocente luogo comune tanto in voga fino a ieri ma forse anche stamattina. Le liceali vanno dai 15 ai 20 anni, anche più considerando le ripetenti, un uomo che non butta l’occhio sul perizoma in bellavista di una 20enne, magari carina, farebbe bene a iscriversi all’affollatissima congrega: “omo è meglio”.

      ” devo sempre e comunque sedurre, avvalendomi del corpo, e questo in qualunque contesto, poiché nel momento in cui non seduco non sono”.
      Ecco, questo è il concetto che sintetizza le linee guide delle ragazze/donne moderne, in realtà nobile nell’intento, “oltre che intelligente sono pure fica” ma, purtroppo, ignobile nell’applicazione quando, come giustamente hai scritto, diventa un vincolo, per non dire una dipendenza.

      Tranquilla che il tuo pensiero lo si percepisce benissimo, lo hai espresso in modo chiaro, non preoccuparti per lo spazio, non costa.

      Credo i fattori siano sostanzialmente due, uno l’ho scritto nella domanda finale del capoverso in questione: 1) la paura di essere trasparenti (quindi un continuo bisogno di conferme per placare le insicurezze), 2) l’esasperazione dello spirito di competizione femminile, ormai diffuso anche tra le ultra 60enni. Tirare in ballo modelli proposti dalla TV, dalla rete, ecc. ecc. diventerebbe cosa noiosa, stringiamo il limone, moltissime ragazze, adolescenti e non solo, il vero modello lo hanno in casa: la madre. 40/50enne attivissima sui social, con lo smart incollato alla mano e una vita sociale quasi sfiancante, ovviamente sempre in tiro al limite della decenza (non sono moralista neanche io ma al mattino al supermercato si incontrano donne tappate come la notte di capodanno). Non solo, non di rado le madri moderne o pseudo tali, instaurano, sbagliando, un rapporto di stretta amicizia con le figlie, corroborato da comportamenti poco consoni al ruolo e mozzando il cordone ombelicale dell’autorevolezza nonchè della autorità (accezione positiva). Niente è meno autorevole di un genitore moralmente ricattabile

      Ovviamente minigonne, scollature e tacchi alti for ever sono la materializzazione di un diritto (sono donna e mi vesto come mi pare in qualsivoglia contesto) condivisibile fin quando non si scrolla (diciamo scotomizza) di dosso l’ovvietà che divide l’opportuno dall’inopportuno.

      La seduzione vissuta come conditio sine qua non è, tra l’altro, tremendamente penalizzante perchè crea una staticità estetica che si indebolisce progressivamente, questo costringe al “nomadismo” seduttivo. Non cambio costume ma cambio scenario, che vita di merda!

      E’ sempre un piacere dialogare con te.

      • Beh, “che vita di merda” mi sembra un’ottima conclusione, TADS…
        L’autorità, applicata in campo educativo, aggiungo io, non può che essere autorevolezza: una qualità difficile da assumere ed esercitare, perché non può prescindere dalla consapevolezza di sé. La consapevolezza di sé (di una madre in questo caso, per esempio) può produrre, insegnare, indurre la consapevolezza nella figlia, consapevolezza di sé che è poi dignità, dignità di soggetto umano, dignità a prescindere, capacità/libertà di scelta, quella che ti rende capace e ti chiarisce anche “quando, come e chi” vuoi sedurre.
        Ho visto/vedo schiere di seduttrici di professione che si rifugiano in atteggiamenti moralistici quando si avvicinano alla concretezza della scelta: se ti va fallo, dico io, ma cerca di capire quando e con chi veramente ti va, poi, una volta scelto consapevolmente come e quando e chi, fottitene del giudizio altrui.
        Questo per esemplificare il mio atteggiamento non-moralistico, là dove per morale si intende il perbenismo ad un tanto al chilo.

        • così mi provochi 😀

          il perbenismo di facciata, così come il moralismo di facciata, un tempo furono potentissime armi di seduzione, direi irresistibili, ne parla ripetutamente anche De Sade in alcuni suoi trattati filosofici. Le donne si concedevano all’uomo capace di abbattere le loro virtù e scardinare le loro resistenze, bastioni che difendevano con unghie e denti ma, una volta capitolate, liberavano sensi e scatenavano passioni.

          Anche l’ipocrisia può essere trasformata in un valore seduttivo se abilmente gestita, purtroppo oggi è diventata un modus vivendi becero fatto regola sociale.

          “Ho visto/vedo schiere di seduttrici di professione che si rifugiano in atteggiamenti moralistici quando si avvicinano alla concretezza della scelta:”
          Citando Peppino De Filippo: “ho detto tutto”.

          • Mi sento di dissentire su : ” l’ipocrisia può essere trasformata in un valore seduttivo se abilmente gestita”, preferisco allora chiamarla “commedia delle parti e della seduzione”, perché sa di gioioso e non trattiene sfumature di cupezza (come accade con l’ipocrisia o chi per lei).
            Sai, io sono favorevole anche alla commedia, purché sia libera, aperta, con tutte le parti a disposizione di tutti/e però: questa è per me libertà, libertà anche di giocare a fingere, questo intendo.
            Non con De Sade e non con Feydeau.
            Credo che siamo meno vicini di quanto sembri nelle nostre rispettive visioni, ma l’importante è che siamo apertamente e direttamente dialoganti, o no, caro TADS?
            😜

            • Cara Sabina, come dicono a Roma… famo a capisse… 😉 🙂

              in questo blog ognuno ha il diritto di esprimere liberamente consenso e/o dissenso, pubblico post per confrontarmi non per ricevere applausi. La dialettica costruttiva arricchisce sempre, a prescindere dalle posizioni. 😉

              L’ipocrisia è come il colesterolo, c’è quella buona e c’è quella cattiva, quella buona è intrinseca nella femminilità (diciamo storica?) ma più che di commedia delle parti parlerei di convenzione sociale, le convenzioni sociali non sono sempre negative. Certo il gioco delle parti esiste ma sempre contestualizzato.

              De Sade… sono disposto a confrontarmi in merito solo con chi ha letto TUTTI i suoi testi, sul personaggio esistono troppi pregiudizi. Pochissimi, quelli che hanno compiuto e studiato integralmente il suo percorso letterario, sanno che in realtà, unitamente a Socrate e Dante, è stato ed è tutt’ora una pietra miliare della corrente sofista. Il primo che ha scandagliato i lati oscuri dell’animo umano, spesso inseriva nei suoi libri scene inverosimili ma solo per attirare l’attenzione, infatti tra una situazione e l’altra si leggono trattati di filosofia all’avanguardia, attualissimi. Non a caso ancora oggi è uno degli autori “antichi” più venduti, nonostante secoli di censura. Non ha niente da spartire col commediografo Feydeau.

  18. L’analisi che hai fatto è davvero lo specchio di un mondo alla deriva sotto tutti i punti di vista.
    Purtroppo credo che possiamo fare ben poco per cambiare le cose, oramai la frittata e fatta…
    Ciao Tads 😉

  19. Io continuo a non disperare: “a questo mondo c’è giustizia, finalmente!”. E, se lo diceva Renzo, che stava co’ ‘na scarpa e ‘na ciavatta, a maggior ragione possiamo dirlo noi, che abbiamo come “avversari” delle autentiche puzzette.

  20. Oggi ho sentito la notizia che molti musei stanno vendendo molte opere per riuscire a sopravvivere. Credo che presto molti chiuderanno. Una bella fetta di arte chiuderà le porte. Musei, teatri, gallerie, biblioteche,…tanti luoghi di cultura che a moltissimi giovani non interessano affatto. Quindi molti di questi luoghi non avranno un futuro. Hai fatto una bella analisi della situazione odierna e il guaio è che ormai dovunque ci si trovi la situazione è la stessa. Dunque nessuna speranza di un futuro migliore. La tecnologia ha portato innovazione ma il passato sta diventando l’ombra della nostra vita perduta. 😐

    • “La tecnologia ha portato innovazione ma il passato sta diventando l’ombra della nostra vita perduta.”

      Credo questa tua frase rappresenti al meglio lo strano presente storico che stiamo vivendo, non per nostra scelta nè dabbenaggine, ubriacati, drogati, stravolti dalla tecnologia, siamo diventati amebe incapaci di reagire, sopportiamo e subiamo tutto. Come bestie racchiuse in una ipotetica arca in attesa che cessi la buriana, senza prospettive, senza solide basi per il futuro, senza alternative. Lungi da me esser tragico, questa è la realtà.

  21. La preside della scuola dove lavoro dice che lei vuole essere chiamata, firmata e telegrafata come “IL DIRIGENTE SCOLASTICO”, non “LA DIRIGENTE SCOLASTICA” e che il termine “SINDACA” le suona male. Al che se vogliamo davvero avere la parità dei sessi basandoci su quisquiglie che vengono trasformate in lotte sociali io direi che se un avvocato donna devi chiamarlo “AVVOCATESSA” non vedo perché un pediatra uomo non devi chiamarlo “PEDIATRO”, così come un uomo che ha la passione per le moto “MOTOCISCLISTO”.

    Sulla questione delle minigonne la pecca della preside sta nel fatto che all’uomo cade l’occhio e anziché prendere le difese delle ragazze redarguendo chi quell’occhio lo fa cadere, se l’è presa con coloro che amano vestire in u certo modo. Solo questo, nulla di più. Che poi avere a dosso una minigonna sia un diritto mi vien da chiedere cosa pensano le nostre bisnonne quando hanno lottato per ottenere il suffragio universale.

    Non ho mai usato mise provocanti, né a scuola, né a lavoro. Alle scuole medie sedevo al primo banco. Avevo i jeans ma avendo le gambe lunghe trovavo scomodo stare seduta in un banco che mi impediva di trovare una posizione corretta. Un giorno mi trovai a sedere con le gambe aperte (ripeto, portavo i jeans), proprio come facevano i miei compagni. Non avevo neanche idea di quelli che sono le regole della PNL secondo cui l’uomo con le gambe aperte è segno di virilità mentre la donna sta lanciando il messaggio “porte aperte per chi vuole entrare”. Elegantemente la prof di italiano, con modi garbati, mi ha imposto di tenere le gambe chiuse in quanto quel gesto era abbastanza provocatorio per i miei compagni.
    A distanza di anni mi chiedo ancora se il suo suggerimento era valido e supportato da ragioni effettive oppure se avrei dovuto prenderla sul personale. Magari inscenando una battaglia femminista.

    • ciao Aida, tutto bene?
      Non sapevo lavorassi in una scuola, bene, mi fa piacere.

      La guerra delle desinenze l’ha scatenata la Boldrini, personaggio pittoresco emerso dal cilindro di qualche buontempone in vena di goliardata, a dirla tutta la penso come la Preside da te citata, avvocatessa, sindaca, ministra, ecc. ecc. sono definizioni cacofoniche, oltre che ridicole. Strano non se la sia presa (forse mi è sfuggita la perla) con la definizione di specie: “UOMO”.

      Per me la scuola è un tempio, il tempio della formazione, della cultura, del sapere, degno di essere rispettato anche nelle piccole formalità come il vestirsi, l’episodio che ha scatenato i coglioni e le coglionesse da web contro la vice Preside è palesemente strumentale. Se le ragazze devono seguire le lezioni sedute sul pavimento, non mettere la mini è una questione di semplice buon senso, se una si presenta col culo di fuori non può pretendere che nessuno la guardi, anche perchè il reale scopo di chi in simile modo si agghinda, è proprio quello di essere guardata.

      Il problema, cara Aida, è che queste finte piccole rivoluzioni servono solo a creare tensioni, la prossima volta, in analoghe circostanze, molto probabilmente la vice di turno non dirà niente ma questo non significherà la vittoria delle minigonne, significherà la sconfitta del decoro in luogo sacro.

      • Se la preside non dirà nulla e succederà qualcosa, come una molestia da parte di un compagno o di un docente, la preside ci andrà di mezzo. Perché la preside deve intervenire, deve prevenire, deve fare qualcosa. Però non solo nei confronti di chi veste in maniera indecente, ma anche verso chi è malizioso.

        D’accordo che la minigonna una se la mette per essere notata (non è comoda). D’accordo che facciamo quelle del “ciccio toccami che mamma non vede… mamma ciccio mi tocca”. Però a quel ciccio un cavolo di rimprovero ci va pure dato. “Caro professore, qui ci sono minorenni. D’accordo l’occhio, la carne fresca che gira e via discorrendo. Ma si faccia una doccia con acqua fredda prima di venire a scuola.”

        • 😀 😀 😀 mi pare un ottimo consiglio,
          ecco, hai detto giusto, se la dirigente dice viene aggredita dalle femministe, se non dice e succede qualcosa, passa i guai… creare situazioni ambigue da equilibrista è lo scopo dei sobillatori 🙂 😉

  22. Ciao TADS, ho letto d’un fiato!
    Ci sono anche io 🙂 però non ti dico a quale dei personaggi che hai descritto, in modo secondo me, super!!, appartengo 🙂
    Buona serata!!

  23. Caro Tads leggere le tue lucide analisi e’come mangiare i piatti cucinati da mia nonna una certezza di risultato di altissimo livello ! E’paradossale come la ‘tua’ normalità non proclamata vissuta serenamente quasi con pudore venga spesso guardata e vista come un anomalia un vezzo una provocazione se non con ostilita’. Mi viene in mente l uomo senza qualità di Musil che proprio per questo tutte le sommava su di se. Lo sai Tads mi manca il mio cane senza qualita’alcuna nella mia vita senza eccessi ne presunzioni o necessità di dimostrare ma non mi mancano tutti gl imbecilli da te elencati. Abbi cura di te.🤗🌹

    • Ciao Ariel,
      commento per me bellissimo, fiero di essere “normale” e felice di esserlo in ottima compagnia. Ti ringrazio per le tue parole, in tutti questi anni nessuno mi aveva mai paragonato a un piatto della nonna 😉 very nice 🙂 🙂 🙂
      Anche a me manca Morgan, pure lui era un cane “normale”, non sapeva fare niente di fenomenale, anzi, amava l’ozio come lo amo io in certi periodi. Mi è piaciuto anche il riferimento all’opera incompiuta di Musil, anche questo forse la rende straordinaria.
      Cerca di stare bene anche tu, dittatura sanitaria permettendo 😉

  24. Mi soffermo sugli influencers, una categoria che aborro.
    Leaders falliti nella vita, hanno trovato nel terreno social uno spazio in cui far fruttare la banalità del loro pensiero, espandendolo a cerchi concentrici sul popolo più assiduo del web sempre pronto a ingurgitare e metabolizzare qualsiasi stupidaggine gli si venga proposta con determinati canoni studiati a tavolino. Manipolatori e manipolati a loro volta, vivono nella certezza di essere catalizzatori di mood e di tendenze e sono solo fuochi fatui.
    La cosa più assurdamente contemporanea sono i guadagni che riescono a fare da questo vuoto multicolore , epoca in cui si creano professioni del nulla e la professionalità lavorativa diventa una dote sempre più rara.
    un saluto
    M_

    • Bentornata Marta, tutto ok?
      superfluo dirti che sono d’accordo su tutta la linea, ciò che mi lascia perplesso è il seguito che riescono ad ammassare questi “influencer”, vere e proprie mandrie in perenne transumanza da una tendenza all’altra. MI ricordano gli gnu, passano la vita ad andare avanti e indietro dal Masai Mara al Sarengeti, nel mentre sfamano tutti i predatori della savana. Ecco credo sia così la rete, spazio sconfinato popolato da predatori (relativamente pochi) e prede (in abbondanza per tutti).
      Siamo nel 2020, era della tecnologia e della comunicazione eppure, incredibile a dirsi, esistono milioni di idioti bisognosi di essere guidati, indirizzati, sul come vestirsi, che libri leggere, che film scegliere, ecc. ecc.
      Consola l’effimerità del “mestiere” nonchè la cannibalizzazione, avvoltoi che si sbranano sulle stesse carogne.

      • Tutto bene, grazie.
        Il paragone con gli gnu mi ha fatto sorridere.
        Gli individui pronti a seguire predicatori della qualunque, sono sempre esistiti. È un fenomeno complesso di cui si potrebbe parlare a lungo, ma evito di farlo per non annoiare.

        Un’altra delle altre categorie che hai elencato a me più indigeste è quella degli ISTI . Categoria che ritengo oltremodo pericolosa perché convinti di essere totalmente dalla parte della ragione e quindi pronti a fare le battaglie più cruenti in nome di una presunta giusta causa.
        Spesso sono persone piene di contraddizioni che trovano un senso solo abbracciando un credo che gli indichi una linea da seguire.
        Ne conosco parecchi, su vari livelli di ISMO
        M_

        Rispondi ↓

        • hai perfettamente ragione, gli “ISTI” sono i più pericolosi, oltre che noiosi, assillanti, arroganti, spocchiosi, saccenti… cacacazzi depositari di verità assolute con l’irrefrenabile bisogno di fare proseliti o reclutare nuovi adepti. Matrice settaria.
          Corretta analisi, soggetti bisognosi di correre dietro la lepre, come i cani, ignari di essere loro stessi lepre.

          Toglimi una curiosità Marta, sei in smart working?

          • Mi chiedi se sono in smart working? Certo che sì! Dallo scorso marzo. Sembrava una cosa provvisoria, invece si protrarrà a data da definire. Ci sono vantaggi e svantaggi.

            • Considero lo smart working il primo passo verso la demolizione programmata della società tradizionale, con annessi valori storici e identitari. Un Caronte che traghetta la società reale sulla sponda di un mondo virtuale foriero di isolamento, indebolimento, annientamento e schiavizzazione concettuale, da non trascurare l’ombrosa cappa della discriminazione.

              Isolare, chiudere in casa e ridurre le libertà individuali porta all’indebolimento collettivo, Covid-19 docet, milioni di individui, totalmente dipendenti dalla rete, non hanno la forza di staccarsi dal pc per scendere in piazza. Riduzione al minimo, per non parlare di azzeramento, dei rapporti umani, colonna portante di ogni società.

              Lavorare da casa significa accollarsi tutte le spese di gestione, energia elettrica, strumenti tecnici, manutenzione, ecc. ecc. Costi rilevanti scotomizzati totalmente dalle aziende, niente più esosi investimenti in strumentazioni, niente più costi come manutenzione, energia, security, pulizia, affitto, niente più esose strutture piramidali carrieristiche nè preposti alla gestione diretta delle risorse umane. ecc. ecc.

              Cancellazione totale dell’indotto, miliardi di introiti bruciati e migliaia di posti di lavoro persi, svalutazione angosciante del mercato immobiliare e dei servizi collaterali, intere aree destinate all’abbandono e quindi al degrado.

              non solo…

              un furbacchione con l’occhio lungo e il cervello sveglio potrebbe, grazie allo smart working, creare una azienda con centinaia di dipendenti o presunti tali, senza il becco di un quattrino, senza investire neanche un euro. Come non bastasse, non avendo nessun costo di gestione, potrebbe porre in essere la “concorrenza sleale” (modello cinese) creando enormi danni al mercato. Ovviamente evasione fiscale, mancati versamenti dei contributi e tutto quell’ambaradan negativo che ne consegue.

              Il lavoro in presenza, invece, oltre a garantire l’indispensabile socializzazione (in ufficio, autobus, nei bar, mense e via dicendo), impone, vivaiddio, una cura personale, quell’amor proprio poco incentivato dallo SW. Per effetto domino incrementa anche il commercio, abbigliamento, cosmetici, accessori, veicoli di locomozione e tutto il resto.

              lungi da me lanciare strali e anatema ma il lavoro tradizionale ha creato benessere e ricchezza per tutti (diciamo così), le nuove forme di occupazione hanno alzato notevolmente la disoccupazione, forme di lavoro sotto pagato e il diffondersi di una povertà che stride con le logiche del progresso.

              • Sono d’accordo con te, in tutti i passaggi che hai elencato, ed è un accordo non a prescindere nè teorico, un accordo che viene dalla mia esperienza personale.
                Ho iniziato lo smart working con entusiasmo, come tutti i miei colleghi.
                Era il momento della piena ascesa della pandemia ed era molto difficile gestire il doppio stress del lavoro e del covid.
                La pulizia non era sufficiente, le mascherine inesistenti, gel disinfettanti nemmeno l’ombra, le stanze erano sovraffollate. Lavorare a casa è sembrata a tutti una soluzione ideale.
                I primi mesi sembrava andare molto bene, poi sono insorti problemi tra i più svariati: connessione, rete scollegata, chat ed email non lette, permessi non recuperabili, furbetti sempre all’opera che fingevano di lavorare.
                Con il passare dei giorni la riflessione su vantaggi e svantaggi andava sempre più delineandosi a favore dei secondi e non solo per la gestione del lavoro.

                Ti faccio un esempio per tutti: ho avuto un incidente domestico mentre stavo lavorando, poteva essere una cosa seria, sono stata fortunata nella risoluzione, il medico di base non riceveva, tutt’ora in verità, potevi comunicare con lui solo per telefono, mi ha detto di andare al pronto soccorso, in pieno covid!
                Per fartela breve, ho continuato a lavorare in condizioni veramente precarie, senza poter andare in malattia perchè farsi fare un certificato era più complicato della stesura della critica della ragion pura.

                Il vero unico vantaggio, temporaneo e circoscritto, può esserci stato solo per alcune coppie di colleghi che vengono a lavorare da più di cento chilometri di distanza e hanno figli piccoli.

                Tralascio altre considerazioni, limitandomi, appunto, ad assentire alle tue espresse nel commento precedente, da fare su un eventuale tuo nuovo post sull’argomento.
                M_

                • Quoto in toto il commento. Gli effetti devastanti dello smart working li vedremo inizio anno nuovo, quando cesserà, inevitabilmente, l’assistenzialismo a pioggia e la PA finirà sotto accusa per immobilismo delle pratiche. Nuovo post? è presto per pensarci 😉

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