Famiglia obsoleta e famiglia 2.0

Sarò sintetico, probabilmente anche un po’ acrilico.

Dovuta premessa: 1) per quanto mi riguarda, fin quando non ci sono di mezzo minori e violenza imposta, ognuno ha il diritto di sollazzarsi come meglio crede ma non ha quello di definire “trogloditi” coloro che non provano le stesse pulsioni, 2) l’orientamento sessuale non deve, MAI, dare origini a discriminazioni di sorta, i diritti sono inalienabili e non hanno sesso.

Dopo aver detto, anzi, scritto questo…

Esprimere il proprio pensiero è anch’esso un diritto sacro ma non si capisce per quale ragione cessi di essere tale nel momento in cui verta su fronti non graditi ai “progressisti”. Esternare disappunto su certe forzature e ostentazioni come il gay pride, per fare un esempio, è un reato. Sbeffeggiare, ridicolizzare, insultare e denigrare una corrente di pensiero tradizionalista è cosa buona e giusta, perché? In occasione del congresso sulla famiglia tenutosi a Verona, molti, quasi tutti i media, inclusi giullari, saltimbanco e amebe salottiere, hanno dipinto i partecipanti come appestati emersi dai cunicoli della inciviltà retrograda medievale. La prima regola per essere rispettati è rispettare, da stronzi e ipocriti inviare insulti ai non allineati e poi pretendere che questi portino rispetto al mittente. Delirio da complesso di superiorità ma non è questo il climax del post.

La cosa che più lascia perplessi è la martellante istanza sulle adozioni e sul diritto alla genitorialità posta in essere con veemenza dalle coppie omo. Non mi interessa parlare di uteri a nolo, di sperma acquistato col 3 x 2, della compravendita di neonati, di casting per selezionare bull e tutto ciò che circonda e corrobora l’argomento.

Il mio intento è soffermarmi su una espressione/affermazione diventata virale in ogni dove: “I BAMBINI HANNO SOLO BISOGNO DI AMORE E DI AFFETTO”.

Sono i cani ad avere SOLO bisogno di amore e affetto, i BAMBINI necessitano ANCHE di TANTO ALTRO:

1) Il primo approccio sessuale che ogni essere umano ha, dovrebbe avere, è quello col genitore di sesso opposto, secondo Freud passaggio fondamentale per lo sviluppo e l’autodeterminazione
2) I bambini hanno bisogno di scoprire gradualmente e in modo naturale l’universo maschile e quello femminile, due mondi diversi sintetizzati nel loro essere venuti al mondo
3) I bambini hanno bisogno di riferimenti diversificati per crescere al meglio, la famiglia è una società in miniatura con funzioni formative essenziali, renderla monca significa penalizzarla
4) Un padre e una madre hanno, tra le altre, la funzione di fare da filtro col mondo esterno e quindi trasmettere il ruolo di genere, cosa che non significa padrone e serva, tutt’altro
5) Difficile credere che un bambino allevato da una coppia di gay integralisti non sia condizionato nel suo approccio col mondo femminile, lo stesso dicasi nei confronti di quello maschile per una bimba figlia di due lesbiche, un qualcosa definibile: “spontaneo indottrinamento ambientale”.
6) I bambini, inevitabilmente, percepiscono, quando non vedono direttamente con i loro occhi come spesso accade, effusioni amorose e rapporti sessuali dei genitori, non esistono studi affidabili e certificati in grado di rassicurare su eventuali contraccolpi psicologici nel caso fossero di natura omo
7) La vera grande ignoranza sta nell’imporre supposte evoluzioni in un Paese con retaggi culturali niente affatto sradicati, non vi è progresso nell’appagare egoismi a discapito di bambine e bambini messi su una strada sociale in salita e in contesti NON adeguatamente garantisti. Piaccia o meno, in Italia la famiglia tradizionale è ancora pilastro solido
8) Prevedibili e non trascurabili le minacce esterne alla sensibilità di chi vive con due padri o due madri, migliaia di ragazzini/e vengono bullizzati quotidianamente per futili motivi, il fenomeno è MOLTO serio, visti i suicidi e/o, quando va bene, la destabilizzazione degli equilibri.
9) La famiglia vecchio stampo non è demoniaca né obsoleta, è semplicemente un assetto/istituzione che si perpetua dall’alba dei tempi, questa è una certezza, il resto è solo una azzardata scommessa
10) Alcuni si aggrappano al disagio e alle problematiche di molti bambini nati in famiglie “normali”, bene, giusta osservazione, tuttavia è opportuno ricordare che i problemi si combattono in primis contenendoli, arginandoli, non estendendoli ad altre opzioni.

Ogni “evoluzione” sociale non è mai indolore ma qui stiamo parlando di bambini, piccoli esseri da formare, educare e preparare alla vita dando loro tutti gli strumenti necessari per rendersi, un giorno, totalmente autonomi e fortificati. Per quanto romantico possa sembrare, non si forgiano Donne e Uomini cucinando quotidianamente solo amore e affetto, tanto meno insegnando loro che gli altri, quelli che la pensano diversamente, siano semplicemente dei coglioni ignoranti da additare come nemici del bene.

“Progresso” non è un termine da usare ad minchiam, è una teoria che si materializza nel tempo in modo soft e naturale, forzarlo rincorrendo chimere e solidificando illusioni porta a una poco costruttiva involuzione.

Il fronte gay ha inflazionato un’altra espressione/bussolotto pescata nel sacchettino della tombola natalizia: “gli etero hanno paura del diverso”. Suggerirei ai ghostwriter di riferimento un cambio di slogan, da un punto di vista pratico, sostanziale, direi logico e analitico, la “paura del diverso” alberga nei gay, non negli etero. Una paura talmente forte da indurre a concretizzare nel genere di appartenenza anche l’appagamento sessuale.

Il concetto di “diritto” non è una “carta bianca” che autorizza a trasformare in realtà vezzi e lazzi, i bambini non sono elemento socialmente “normalizzante”, tanto meno uno strumento da usare per scardinare invisi conservatorismi. Una società non la si rende moderna e progressista facendo esperimenti al buio sulla pelle dei bimbi sperando di azzeccarla.

Tullio Antimo da Scruovolo

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200 pensieri su “Famiglia obsoleta e famiglia 2.0

    • wow… sociologa con indirizzo bioetico è roba spessa, felice di averti come commentatrice, è sempre difficile, quasi impossibile capire chi in realtà ci sia dietro un blog 🙂

      Grazie a te per il consenso, una riflessione “tecnica” è più che gradita, immagino il lavoro non ti manchi, presumo sia un Master continuo 😉

      • Il lavoro, che faccio come volontario, consiste nel formare volontari che si impegnano nella cultura e nell’assistenza a chi ha bisogno e quindi mi muovo tra addetti ai lavori. Ho uno spazio sul periodico della diocesi per trattare in modo divulgativo di bioetica, difficile uscire da questi ambiti poiché l’argomento è un po’ di nicchia e altrove è luogo di scontro irrazionale. Il pensiero dominante non vuole che si ragioni liberamente. La libertà è a senso unico.

        • E’ un po’ che mi leggi quindi ben conosci, credo, le mie piccole lotte contro l’allineamento unilaterale del pensiero, da anni vige la logica del “noi siamo tutto” e voi siete niente. Chissà quante volte al giorno ti si accappona la pelle leggendo in giro concetti “illuminati” 😀
          Interessante quello che fai, la formazione è punto cardine, in tutte le cose, in tutti i settori. Il volontariato è una palestra di vita ancora troppo poco valorizzata.

          • Sì, la pelle mi si accappona spesso e a volte provo una vera sofferenza per cui debbo staccare qualche giorno. In tematiche come quella che hai trattato per esempio si nega anche la biologia e meno male che non aprono libri di biologia, altrimenti li manderebbero all’indice come in certi tempi passati e l’autore a difendersi in qualche tribunale.

            • Tu mi insegni che quando si agevolano, si caldeggiano, si incentivano trend sociologicamente destabilizzanti, si finisce col creare linee di pensiero contrapposte, è una cosa voluta, pianificata. Una rivendicazione ha più efficacia se supportata da un nemico cattivo da combattere, hanno iniziato da anni con la censura di alcuni termine e spacciando per verità acclarate semplici congetture.

              • La manipolazione del linguaggio è il primo passo per negare delle verità. Non a caso Orwell ha scritto quel romanzo distopico che è 1984. A livello filosofico è l’eclissi del pensiero metafisico per cui a cosa radico la verità? Dai fatti non traggo i valori e quindi il vero, ma vedo solo attimi che si vanno facendo. Non serve essere credente per capire il bene e il vero, ma serve una visione metafisica, ontologica. C’è un ordine nelle cose, una ratio/logos. La verità è aderire a questa ratio. Non si può piegare la realtà all’intelletto ma viceversa. Veritas est adaequatio rei et intellectus.

                • sante parole, stranisce la contemporaneità, questi strumenti per manipolare e gestire le masse erano conosciuti già nella antichità, eppure continuano a mantenere efficacia, molto deprimente.
                  Forse il segreto, chiamiamolo così, sta nel dare alle cose un senso, non un valore, tra l’altro questo concetto è anche l’abc della narrativa.
                  le grandi intuizioni epistemologiche si fondano su una certezza, all’uomo è preclusa la verità assoluta, questo dovrebbe dare spinta positiva alla dialettica ma, di fatto, la trasforma in indottrinamento.

  1. Grande Tads, condivido in pieno tutto quello che hai scritto. Lavoro nell’ambiente scolastico, i ragazzi prendono in giro e bullizzano per molto meno, immaginiamoci un alunno con genitori dello stesso sesso verrebbe messo alla berlina dal primo giorno di scuola. Pretendere figli in caso di omosessualità a mio avviso è solo una questione di egoismo e ostentazione.

    • Ciao Vale,
      quello da te citato è un grande problema, a mio avviso perniciosamente ignorato, nascosto, ridotto a quisquilia, brava, egoismo e ostentazione credo siano le vere molle.

    • Hai perfettamente ragione, soprattutto sul pretendere. Ma il problema è il prendere in giro e bullizzare, anche per molto meno. E’ questo aspetto che la scuola e la società dovrebbero smorzare, prima di preoccuparsi del motivo per cui i ragazzi si comportano così.

      • non so se e quando Valeria risponderà, non credo riceva le notifiche, nel frattempo ti dico la mia… la “società” è un concetto astruso trasformato troppo spesso in puerile alibi e/o capro espiatorio, la scuola da anni è stata totalmente spogliata di ogni potere educativo (per legge). Gli unici responsabili, parlando di bullismo, sono i genitori, solo ed esclusivamente i genitori, il più delle volte con coscienza sporca o ricattabili e quindi con autorità zero.

        • Su questo sono d’accordo. Che sia la cosiddetta società, la scuola o i genitori, siamo d’accordo che il problema, nel caso di cui parliamo, è il bullismo. Problema che non si risolve eliminando l’oggetto dello scherno (il figlio di una coppia gay), ma educando.

          • non credo Valeria intendesse questo (eliminare il problema), penso piuttosto la sua sia una giusta ipotesi/proiezione. Uno dei tantissimi potenziali effetti collaterali da evitare, le evoluzioni culturali di una società si spalmano su generazioni, non con leggi incapaci di garantire tutele. Gli unici diritti che contano sono quelli dei bambini che hanno esigenze specifiche e consolidate.

            • Allora evidentemente non vi seguo. Quando leggo che “un alunno con genitori dello stesso sesso verrebbe messo alla berlina dal primo giorno di scuola”, rispondo che è verissimo ma ciò non significa che quell’alunno e i suoi genitori non debbano esistere, al di là di come ci siano arrivati (che è un altro discorso).

              • non so cosa pensi Valeria in merito ma posso dieti cosa penso io, sono MOLTO contrario ai genitori dello stesso sesso, il perché credo di averlo spiegato bene nel post. Niente pregiudizi né ideologie, semplicemente una riflessione analitica lontana anni luce da omofobie, razzismi e cose simili.

                • Il tuo è un parere condivisibile che però non supporterei con il bullismo a scuola a cui andrebbe incontro il “figlio”. Perché il problema, grosso, è il bullismo e l’educazione di cui abbiamo parlato, non certo la provenienza o i genitori che si hanno alle spalle. Altrimenti, sempre riferendomi al commento di Valeria, ci si dovrebbe preoccupare di adottare un ragazzo di colore o con handicap, ad esempio.

                  • evidentemente ha ritenuto opportuno esprimere un parere (da me condiviso) sul paragrafo n°8, tra le varie problematiche serie ipotizzabili vi è anche quella del bullismo,. E’ uno dei problemi, NON il problema, il tema centrale rimane sempre quello delle adozioni. Sul bullismo come fenomeno in crescita si potrebbe scrivere un trattato, magari prima o poi ne parlerò, in questo contesto è “solo” uno degli aspetti da mettere in conto. Per capirci, lo eliminassero non cambierebbe la sostanza del post.

                    • Non sono entrato nel merito del post che condivido ampiamente anche se non per intero. Dicevo che preoccuparsi del bullismo prima di adottare un figlio, in questo contesto, mi sembra fuori luogo. Perché altrimenti dovremmo preoccuparci di una marea di cose prima di farne altre soggette a soprusi, mentre invece sono i soprusi che vanno combattuti.

                  • sinceramente a me sembra fuori luogo, pure alla grande, quello che tu hai scritto, il post analizza rischi, lacune e carenze che POTREBBERO colpire bambini/ragazzi con due padri o due madri, fra queste vi è SICURAMENTE il bullismo. Che una Prof confermi/ipotizzi il suddetto RISCHIO, mi pare una proiezione condivisibile. Tu non la condividi? Scelta tua che rispetto.

                    • Non capisco cosa sarebbe fuori luogo in quello che ho scritto. Sicuramente non mi spiego. Non ho negato nessuna delle osservazioni fatte, anzi le condivido. Tranne quando si parla di egoismo e pretese nella scelta di mettere al mondo/adottare un figlio. Il rischio di bullismo, come dite, c’è. Altro che rischio, è una certezza. Ma io genitore, pur preoccupandomi di questo e di mille altri problemi teorici e concreti, non evito di certo di “lottare” e di credere che le cose possano migliorare, soprattutto in virtù dei valori e dell’amore che ritengo di poter dare a mio figlio. Ragionando così, saremmo egoisti e presuntuosi a fare figli in età troppo avanzata (dopo i 40? O i 50 anni? E parlo degli uomini…) o troppo giovane o in assenza di certezze economiche; saremmo egoisti ad adottare un bimbo di colore; saremmo egoisti a far nascere un bimbo sapendo che avrà un handicap. Eh, però il bullismo quando andrà a scuola… Smettiamo di fare figli allora, così eliminiamo pure i bulli.

                  • carissimo Topper, il bullismo l’ho piazzato all’ottavo posto, non al primo, è uno dei tanti problemi potenziali. Stop. Sul lottare… sono da sempre in prima linea contro certe storture sociali, non solo sul blog. L’importante è capirsi 😉

  2. Approvo, approvo, approvo!! Dalla prima lettera all’ultima.
    Secondo questa gente, sarebbe giusto che un bambino cresca senza una madre o senza un padre, ma loro non possono accettare di crearsi la loro “famiglia” senza un bambino. Egoismo puro.

  3. Pingback: Maria

  4. Concordo! La famiglia è fatta da un papà maschio e una mamma femmina in tutte le specie! Quindi perché forzare la natura? E poi come si giustificherebbe e spiegherebbe ad un bimbo che sua madre è stata solo una incubatrice e che non esiste? 😱😱 mi viene da piangere al solo pensiero. Poveri bimbi!

    • dici bene, anche quello è un aspetto importante che potrebbe creare seri problemi, nella orgasmica euforia delle rivendicazioni si insabbiano tutti gli aspetti esistenziali sbandierando solo “amore e affetto”. La vita è un percorso pieno di insidie, non è una gita festaiola alla sagra della porchetta.

          • Io certe volte ho paura a pronunciarmi perché vengo tacciata di essere una razzista 😳😳! Quando penso che la libertà di esprimere i propri pareri senza offendere nessuno sua un sacrosanto diritto di ogni essere vivente. Bisognerebbe ricordare un po’ più spesso questo detto: “ LA TUA LIBERTÀ FINISCE QUANDO INIZIA QUELLA DEGLI ALTRI” .

            • ti capisco ma non bisogna mai aver paura di esprimere il proprio pensiero, come giustamente dici, basta farlo in modo civile, se in risposta ricevi insulti… gli incivili sono gli altri.

              permettimi di completare il detto da te citato:
              “la mia libertà finisce dove inizia la tua, chi si arroga il diritto di tracciare la linea di confine?” la risposta dovrebbe essere. il buonsenso, purtroppo pare sia scomparso da tempo 😉

      • credo Ciliegina si riferisse alla natura umana più che alla sessualità switch delle lumache, se e quando risponderà avremo eventuale conferma, noi per a venire al mondo abbiamo solo una possibilità, cioè che il seme maschile fecondi l’ovulo femminile, non ci sono alternative, questo avviene anche nei laboratori in cui si pratica l’assistita. Tecnicamente una legge della natura 😉 🙂

  5. Condivido…i bambini hanno bisogno di due genitori di sesso diverso non perchè etero è meglio
    ma per avere un confronto, per conoscere esseri umani di sesso diverso che diano esempi diversi.Per far nascere un bambino ci vogliono due individui di sesso diverso è biologia non polemica.Ciao

  6. sensata analisi lontana dagli eccessi colorati delle due parti (usate dai media e dalla politica solo per creare due fazioni inconciliabili), ciao Tads

    • ciao a te,
      gli eccessi nascono dalla pancia, in questi casi è doveroso usare la testa, la contrapposizioni integraliste sono distruttive, non hanno niente di costruttivo, ciò che conta è riflettere con pacatezza e raziocinio.

  7. Tullio, il mio immenso rispetto per aver avuto il coraggio di parlare laddove molti mettono la testa sotto la sabbia, esprimendo idee che non tutti condivideranno ma che sono assolutamente logiche.
    Io rimango convinto che la famiglia debba essere intesa uomo+donna.
    L’unione omosessuale è e deve essere libera scelta, ma si tratta di “unione” e non di “famiglia”. Molti saranno in disaccordo, ma io la penso così e non sono l’unico.

    Riguardo offese e denigrazioni da parte degli ultras, lascio a loro questo modo di esprimersi.

    • grazie egregio, rispetto reciproco,
      sono argomenti delicati ma credo sia giusto affrontarli, diciamo che la mie sono più riflessioni analitiche che idee. Mi è piaciuto molto Cruciani che si è presentato a Verona dicendo: “non la penso come voi ma sono qui perché qualcuno vuole imbavagliare questo congresso”. Io parto sempre da un presupposto, più il tuo nemico ha paura di quello che dici, più quel che dici ha peso, zittire o denigrare gli altri per far valere le proprie istanze non è democrazia né indice di tolleranza e libertà. Un punto di partenza poco convincente per pretendere di adottare bambini.

  8. Ahahah le risposte alle risposte che vanno vieppiu’ restringendosi fino a fare lo spelling e’ cosa molto umana. Io pero’ nell’affrontare argomenti seriosi ed altamente etici faccio sempre dei distinguo su cio’ che e’ adatto per i mortidifame e su cio’ che invece e’ concesso a tutti i vari caporioni

      • eh dajj, su, il caporione coi soldi supera qualsiasi difficoltà possa insorgere da situazioni bislacche è er mortodefame che dovrebbe interpretà la sua posizione e cercà de evità de imità i comportamenti riservati a chi se li può permettere per non incorrere poi in situazioni ridicole per il suo status mortofamesco

        • me sa che c’hai raggione, chi se strafoca a magnè e beve nun ce pensa a li poveretti che c’hanno la panza vota..
          e pè falla corta e pè falla breve, nun c’entra n’cazzo col poste ma fa uguale 😀

  9. Ciao Tads, bel post come sempre, non condivido esattamente tutto ma in linea di massima sono d’accordo e ammiro, come sempre, il tuo modo di esporre le cose e i fatti.
    Volevo avvisarti che tra un po’ chiuderò il blog, non fa più per me quest’ambiente, un caro saluto 🙂

    • accidenti Silvia, pure tu hai deciso di sbaraccare? Mi spiace molto, ogni tanto ci penso anche io, la piattaforma è in agonia.
      Rispetto la tua decisione anche se spero non sia irreversibile.
      un caro saluto a te 😉

      • è irreversibile, quest’ambiente è diventato davvero…pessimo (per essere delicati), comunque continuerò a leggerti con piacere, anche se anche tu latiti parecchio 😛

        • hai ragione, negli ultimi anni ho rallentato molto, il penultimo post l’ho scritto dopo sei mesi, non conosco le motivazioni che ti hanno spinto a una decisione definitiva, nemmeno mi permetto di farti domande, ci mancherebbe. Questo anno il mio blog ne compie 17, una vita, un lungo percorso in cui ne ho viste di ogni, quindi credo di capirti, così come capisco (credo) quanto sia più difficile per una donna blindarsi contro certe negatività.

          Ricordati che tu qui sarai sempre la benvenuta 😉

  10. Cosa siamo? Il nostro essere è determinato da ciò che siamo fisicamente (nella sua limitatezza e concretezza) o da ciò che desideriamo essere, nella potenzialità, nella progettualità e nella volontà di superare le barriere? Cosa ovvero definisce davvero un essere umano?

    Non ho mai smesso, esimio, di interrogarami su queste grandi domande ed anche quando ho creduto di aver raggiunto una conclusione (a volte supportato da filosofi e pensatori in ordine di pensiero, spesso convintamente opposti ad altri altrettanto convintamente oppositori), io per primo ne rifuggo la logica deterministica: in linea di massima, il mio pensiero è stato sempre quello di una umanità nella sua miglior parte intesa come pensiero e volontà di superamento dei limiti (fisici, economici, spaziali, ambientali), un pensiero che è più un’ambizione ed un punto di arrivo procedurale e non banale constatazione, giacché, ben sappiamo entrambi che per lo più gli uomini e le donne si aggirano come beleve trinariciute, sconvolte dalla cupidigia, dalla brama di possesso e dalla passione per tutto ciò che genera potere e controllo, persino nelle perosne più miti, tanto che più volte, nei momenti di sconforto, mi sono augurato un secondo diluvio universale, se  non fosse che, ahimé, sono convinto che se mai ci fosse un motore principe di tutta l’esistenza, esso avrebbe un totale e divino disinteresse per noi e per il suo creato in generale… Che è poi un altro modo per esprimere il pensiero del fumettista irlandese Garth Ennis, quando in Preacher fa affermare al suo protagonista «Ti chiedi se Dio esista? Cero che esiste, ma ha mollato, semplicemente se ne andato via…»

    Tutto questo per dire che sin da bambino, quando riflettevo sull’intelligenza del dubbio e quando cominciavo a vedere il vero eroismo in chi cercava di superare le difficoltà quotidiane (persino storiche o culturali), come quei genitori che si spaccavano la schiena per offrire un’istruzione scolastica che altre famiglie potevano permettersi soltanto schioccando le dita (lo sapevi che una persona come Lapo Elkann ha raccontato in un’intervista a Vanity Fair di aver avuto tra i suoi vecchi precettori persino un anziano Henry Kissinger? Come si può anche solo accennare  di parlare di pari opportunità nel mondo, quando esistono delle differenze così macrosocopiche a livello culturale di partenza? Se mai l’ambiente in cui viviamo determina il nostro futuro, anche solo in parte, quanto della formazione di una nuova classe dirigente è frutto, non voluto ma automatico, di ereditarietà familiare?), ho sempre visto questa quasi miracolosa distonia tra la ineluttabilità naturale e la pervicacia dell’intelletto, quella spinta che ha portato essere dotati di prodigioso intelletto a convivere con malattie incurabili e persino a diventare luminari del loro settore di studio e di lavoro, come il matematico premio Nobel John Nash e la schizofrenia con cui ha vissuto per decenni e che non gli ha impedito di costruire modelli economici contaminati dalla teoria dei giochi o il fisico Stephen Hawking che è riuscito, con un’ostinazione fuori del comune, a diventare titolare della cattedra lucasiana di matematica all’Università di Cambridge per trent’anni ed a divulgare la fisica quantistica e la sua teoria sui buchi neri, malgrado una malattia degenerativa dei motoneuroni lo rese di fatto immobilizzato su una sedia a rotelle.

    So che sono tempi funesti e tenebrosi, di quest’epoca simboleggiata dall’incertezza (tale ovviamente solo del volgo, non certo dei predatori in cima alla catena alimentare, che anzi di tale incertezza si nutrono e con esso dominano), ma anche in essi è ugualmente evidente, per chiunque sia dotato di un minimo di cultura storica, come una delle chiavi interpretative dello sviluppo sociale sia stato da sempre il superamento dei vincoli fisici ed economici dei popoli e degli individui ed è altrettanto chiaro, quindi, che in un’ipotetica microbiografia storica dell’uomo l’avvento del diritto e di un codice legale super partes abbia scavalcato il precedente diritto del più forte, allo stesso modo del tentativo (per lo più utopistico, ma efficace anche nella minima parte della sua realizzazione), di equiparare gli individui nei diritti e nelle opportunità di lavoro e di istruzione, operato dal Contratto Sociale, sia di epoca illuminista, sia più tardo e d’impronta invece socialdemocratica, come quell’idea di welfare con cui un presidente paralitico e grande stratega (non certo un santo) salvò gli USA dalla grande depressione della prima metà del secolo scorso.

    Togliere gli ostacoli e le barriere ha sempre un costo per tutta la società e non è un costo da poco e dovrebbe essere dovere dei politici e degli educatori far capire a tutti che tale costo va affrontato da ognuno di noi, specie dai più fortunati, pagando ciascuno per la propria possibilità, affinché una scuola pubblica sia davvero di tutti e che premi i più meritevoli e non i più ricchi, affinchè le città siano progettate per essere inclusive per chi ha ricevuto in dote una diversa fisicità che rende loro difficile se non impossibile trovare lavoro e crearsi una famiglia o godersi delle attività di svago: sono certo che la misura del valore di una società non si misuri solotanto con il PIL ma anche con la qualità della vita delle fasce più deboli della popolazione, dei malati cronici, degli infermi, dei non vedenti, dei diversamente abili e di tutti coloro che spesso non vengono discrimanti per la loro morale o per le loro idee, ma per la loro diversa fisicità, specie quando essa non è frutto di una scelta, ma di genesi naturale.

    Arriviamo così alla teoria forse più contestate di tutte, quella in cui si scontrano diverse tifoserie sia di medici, che di psicologi, di sessuologi e di tuttologi, di filosofi e di politci: il gender.

    Ogni ragionamento possibile alla base del discorso educativo e sociale in materia di famiglia (intesa come unità minima sociale, su cui lo stato innerva il proprio diritto ed il proprio welfare anche sanitario, nonchè il suo sistema di regole per le adozioni e le eredità) passa dall’accettazione o meno del concetto di gender, inteso nella sua elementarietà di considerare l’appartenenza a uno dei due sessi solo dal punto di vista culturale e non da quello biologico: questo il punto da cui tutto discerne.

    Il gender, mi chiedo ed a te chiedo, è dunque un punto di arrivo evolutivo (ovvero l’ennesima barriera da superare) o solo una forzatura dettata dalla moda o da interessi corporativi di orinetamento sessuale? La domanda non è banale e non ha una risposta automatica (forse scontata filosificamente e religiosamente, non meccanicamente), perché a volte la verità si nasconde in un processo, ossia in un percorso che viene alla bisogna accelerato o bloccato da interessi ben diversi da quella della ricerca della verità.

    Alla fine di questo mio fastidioso e logorroico intervento, stimato e colto ospite, ammetto candidamente la sconfitta e ti prego così di perdonarmi per la mia insipienza, perché di risposte certe non ne ho, giacché un dubbio potente alberga in me ogni volta che qualcuno che prende una cassetta di legno ed alzandosi qualche centimetro sopra le altre teste (siano esse in una pazza fisica o virtuale) urla di avere la verità in tasca, dall’una come dall’altra parte, agitando un pugno o un cartello, sia che abbia la tonaca o l’abito da festa, sia che abbia una pashmina a scacchi neri e bianchi o un casco da motociclista che gli copre il viso o che semplicemente sia nascosto dietro una finestra a godere dei disordini che creano tramestio e danno giù in strada.

    Rispettosamente saluto.

    • carissimo Kasabake, bentornato nel mio blog,
      non preoccuparti per la lunghezza dei commenti, quando si hanno cose interessanti e intelligenti da dire lo spazio occupato è irrilevante.

      Anche io provo una “ironica” invidia nei confronti dei portatori di verità, ancor più verso gli illuminati convinti di aver fatto scoperte epocali in termini umanistici, passami la battuta.

      Noi veniamo al mondo senza chiederlo e ce ne andiamo senza volerlo, non abbiamo nessun libero arbitrio, non decidiamo dove e quando nascere né il sesso, la razza, l’aspetto fisico, lo strato sociale e/o il QI. In questo nostro passaggio terreno siamo costretti a rispettare regole e leggi elaborate da uomini per controllare altri uomini, la vita non ci appartiene, ne siamo parziali gestori, non proprietari. Il nostro esistere è dovuto esclusivamente a una evoluzione naturale, di fatto siamo semplici mammiferi che hanno sviluppato una blanda forma di intelligenza, blanda perché è dall’acquisizione dell’uso della ragione che sfoghiamo istinti beceri e rincorriamo effimeri traguardi distruggendo il mondo e noi stessi. E’ molto probabile che la nostra specie sia la prima ad auto estinguersi per endemica demenza.

      Come ho scritto alla amica Elena, credo la più grande fortuna, un’ancora di salvataggio della umanità, sia proprio l’incapacità irreversibile di giungere alle verità, una fortuna perché causa di una dialettica teoricamente costruttiva, anche se portatrice di effetti collaterali. La questione “gender” è sicuramente espressione di nuove concezioni corporativiste, probabilmente anche “moda” se per tale si intende area identificativa. In un mondo che viaggia spedito verso l’individualismo, il bisogno di appartenenza diventa impellente nei soggetti più vulnerabili, una rivisitazione del vetusto “gregarismo massificante”.

      Avrai sicuramente notato che nel post non cito religioni né mi appello alle leggi della natura, non sono sviste, ho scelto razionalmente di rimanere sul territorio della logica applicata. Ovviamente ho i tuoi stessi dubbi e nessuna certezza ma credo sia giusto porre dei paletti, un limite, un argine, costruire una diga per contenere un crescendo rossiniano di interpretazioni e rivendicazioni proiettate verso obiettivi sempre più estremi. Un dato è certo, dell’universo sesso abbiamo scarsa conoscenza, pare sotto il 10%, quindi aspettiamoci nuovi livelli di proposta in futuro. Il fulcro della questione è il coinvolgimento di terzi ignari, nella fattispecie bambini, in un vortice, allo stato attuale, solo teorico e mal supportato. Per dirla in soldoni, nel rispetto della legge ognuno ha libertà di orientamento ma puntando solo su se stesso. Come avrai letto nell’ultimo capoverso, non c’è niente di civile né evolutivo concedere di trasformare infanti in algoritmi normalizzanti.

      Concludo con una dovuta considerazione, un antico adagio recita: “mai mettere il carro davanti ai buoi”, modernizzandolo si potrebbe tradurre in: “non dare alla società ciò che non è pronta a ricevere”. In questo Paese, come in tutto l’occidente, esistono leggi ferree per la tutela dei minori, leggi a volte discutibili ma rese intoccabili dal nobile principio di difendere, proteggere i piccoli e garantire loro tutto quello di cui hanno bisogno. Credo basti far proprio il suddetto assunto per realizzare, molto serenamente, quanto sia rischioso imporre nuovi modelli di famiglia fondati solo su esigenze di adulti che anelano sdoganare in modo eclatante la loro indole sessuale. I cambiamenti traumatici creano sempre smottamenti e feroci contrapposizioni, prima di prendere in analisi qualsivoglia sconvolgimento, sarebbe opportuno intraprendere nuovi percorsi culturali e formativi fin dall’asilo, poi, forse, eventualmente, considerare soluzioni alternative, magari dopo approfonditi studi e aver raggiunto il “rischio zero”.

      E’ sempre un piacere leggere le tue acute riflessioni.

      • Non era affatto semplice rispondermi in modo così elegantemente esaustivo come hai fatto tu, pur nel rispetto di un molto euroepo ed illuminato dubbio filosfico ed altrettanto disprezzo per ogni monoteismo imposto, sia esso religioso o di comodo (leggasi partigiano): giacché poi nel tuo caso esaustività non significa assolutismo, ma solo un circumnavigare accurato i bordi del ragionamento ed enucleare le sua fondamenta, ti ringrazio in modo sincero… Oramai ci contiamo sulle dita di una mano, se capisci cosa intendo… Uno sparuto gruppetto di sopravvissuti tra zombie in salsa social e furbi approfittatori.

        Ho trovato particolarmente acuta (se non che inquietante) la tua osservazione di un bieco egoistico utilitarismo di certa fetta di popolazione (spesso abbiente e ben inserita sia culturalmente che politicamente) nei confronti dei minori, tirati da una parte e dall’altra come leve per i propri interessi, quindi da un lato come scusa per sensi di revanscismo partitico, dall’altra come patenti di famialirismo per sdoganare l’impossibile ed in mezzo resta l’indifeso a scapito dell’indifendibile, cosa che con terrore fa pensare alla pedofilia come metafora del gioco di adulti che non si arrendono alla sconvenienza delle proprie pulsioni, in base al dictat di tutti i potenti ovvero Perché dovrei farne a meno se posso permetterlo?

        Non ho parlato a caso di pedofilia, poichè ti so suffciientemente preparato da sapere che proprio certe pulsioni represse o altresì coltivate (come quel certo qual costringersi monastico, laddove non davvero sentito o quella castità di facciata che porta invece proprio a coltivare gli appetiti come un collezionista) sono spesso tratto distintivo delle lobby, degli esoterismi e delle congiure: c’è un grande terribile spettro che aleggia nella vecchia Europa dei figli dell’Impero (bianco e nero) che annacqua codici e leggi a vantaggio di sentimenti decadenti, per i quali si arriva persino a mobilitare fior fiore di giornalismo e di intellighenzia, spesso entrambe sedute alla stessa tavola dei potenti e con essi compagni di desco, scorreggiando venti di progresso senza ritegno e senza sincerità.

        È ogni volta un piacere parlare con te.
        Alla prossima occasione!

        • ho capito benissimo quello che intendevi, vero, siamo rimasti in pochi.

          inutile dirti che sottoscrivo in toto le tue riflessioni.
          I bambini indifesi e/o senza famiglia affidati a caste elitarie producono derive poco eclatanti, pedofilia ecclesiastica docet ma, purtroppo, non solo quella, anche gli adottati dalle vecchie famiglie bene spesso diventavano schiavetti tutto fare. Nessuna allusione al mondo gay, sia chiaro, solo un ripassino storico, giusto per riflettere sul fatto che dietro l’apparenza del bene, a volte, si nasconde altro.

          piacere reciproco

          alla prox

  11. “Progresso” non è un termine da usare ad minchiam, è una teoria che si materializza nel tempo in modo soft e naturale, forzarlo rincorrendo chimere e solidificando illusioni porta a una poco costruttiva involuzione.”

    Estrapolo questo periodo dal tuo post perché ritengo che sia un assunto da cui partire per ogni forma di progresso e mi fermo sulla parola progresso nel suo significato etimologico di andare avanti.
    Andare avanti vuole dire anche lasciarsi indietro qualcosa, questo qualcosa è stato quella base da cui partire per poter proseguire. Progresso vuol dire, ancora, fare un passo avanti ed è proprio nel passo la misurazione di ciò che si può ulteriormente costruire con consapevolezza. Quindi su questo sono totalmente d’accordo con te.

    Per il resto, in questi cambiamenti epocali che fanno da spartiacque fra costumanze date per certe e nuovi costumi scaturiti da bisogni, è difficile, per me, prendere posizioni nette.
    Fermo restando che la coppia etero è nel mio immaginario famigliare e nelle mie pulsioni sessuali, non me la sento di scagliarmi contro a un numero di persone, sempre più numeroso, che ha pulsioni diverse.

    Sarà un bene? Sarà un male? Non lo so. Ma mi sento di dire anche, perdonami Tads, che un bambino di un orfanotrofio o di una favela o di una qualsisia altra situazione estrema, possa trovare pure in una coppia gay, uno stato di maggior benessere esistenziale.

    • ciao Marta, estrapolo anche io un passaggio dal tuo commento.
      “Progresso vuol dire, ancora, fare un passo avanti ed è proprio nel passo la misurazione di ciò che si può ulteriormente costruire con consapevolezza.”

      ecco, passi, NON salti, men che meno capriole o peripezie acrobatiche, il progresso è una medicina benefica solo se assunta in giuste dosi e al momento opportuno. Comunque ogni forma di progresso, di qualsivoglia natura, si è resa efficace nel tempo, mediamente un ricambio generazionale.

      Esiste una scala valutativa infinita, c’è sempre qualcosa di meno peggio ma non penso sia questa la direttrice vincente, meglio un orfanotrofio serio che finire tra le grinfie di un parente pedofilo, tanto per intenderci. Non conosco i dati ma credo siano oltre 30.000 le famiglie Italiane (etero) in attesa di adozione, non mi pare si possa considerare l’opzione gay una inevitabile extrema ratio.

      Comunque, cara Marta, io non mi scaglio contro nessuno, nemmeno ci penso a farlo, mi limito a riflettere su queste nuove tendenze/istanze e, sinceramente, non le trovo eclatanti, i motivi li ho elencati nel post.

      Magari sarebbe il caso di smetterla di agganciarsi a chiodi poco probabili (il bambini hanno solo bisogno di amore) e cercare di individuare motivazioni più terrene e pratiche.

    • Sono gay, non ho mai voluto figli a prescindere, trovo un po’ assurdo al giorno d’oggi scagliarsi verso scelte di vita diverse, anche perché conosco varie coppie omogenitoriali che sono molto più sagge e sane di tante famiglie etero, soprattutto quelle ultra tradizionali che ahinoi conosco bene, con il papà che lavora ed è ultramaschilista e la mamma a casa che fa la serva a tutti e la badante gratis ai suoceri. Il mondo deve cambiare ed è già cambiato, perché ormai i figli di genitori dello stesso stesso esistono eccome e non sono più bullizzati di altri. A me bullizzavano perché ero obesa, perché portavo il busto, perché già da adolescente non mi interessava l’altro sesso e odiavo le discoteche, ma che si si fa, non si fanno figli? Ben vengano le famiglie omosessuali, più che altro io vorrei che si parlasse anche d’altro, perché come lesbica sono un po’ stanca di questo modello prevalente che ci vorrebbe in coppia con figli, e con chi mi dice che sono immatura perché sto bene da single (per ora) e perché non desidero figli.

      • non credo sia possibile fare affermazioni sul bullismo che vadano oltre le ipotesi, in questo Paese l’adozione ai gay non è consentita dalla legge e quindi non penso vi siano termometri affidabili. Le famiglie tradizionali hanno costruito il mondo, quelle moderne lo stanno rovinando, è sufficiente seguire un minimo la cronaca. Sempre tu non consideri evoluzione l’aggressione ai prof, il crescendo esponenziale della delinquenza minorile e il progressivo calo di acculturamento dei giovani contemporanei.
        Sulle famiglie omosessuali ho già esternato, i bambini non possono decidere e quindi devono stare fuori da vezzi e strumentalizzazioni.
        Mi fa piacere apprendere che una lesbica non gradisca tutto questo rumore politically correct sui generi, condivido.

  12. Argomento vasto, delicato e soprattutto pieno di distinguo per cui fare affermazioni generali risulta essere, almeno per me, molto complicato. Ricordo che anni fa storcevo il naso all’idea di adozioni da parte di coppie gay non per una questione di imprinting, capacità genitoriale o che ma più per quello che il bambino/a avrebbe dovuto affrontare nella società e perchè come te ritenevo che nella crescita sia sano avere esempi di due poli differenti. Poi andando avanti e conoscendo diverse persone mi sono resa conto che quest’ultima condizione non sempre viene rispettata anche nelle famiglie etero: donne dominanti che oscurano totalmente il lato maschile della copia, uomini assenti (per lavoro o per carattere) che danno un approccio pressoché nullo alla crescita dei figli, donne incapaci di essere presenti come madri (e qui posso vantare un fantastico esempio diretto). Giustamente tu dici che non perchè le famiglie etero “hanno problemi” (lo metto volutamente tra virgolette) bisogna estendere questi anche alle coppie gay. Ecco io vedo questo da un altro punto di vista: se è permesso a coppie disfunzionali etero crescere figli, spesso con risultati comunque discreti, chi ci dice che permetterlo a coppie gay non potrebbe portare agli stessi risultati? A questo riguardo preciso che sono favorevole all’adozione mentre ho diversi dubbi circa la maternità surrogata (difficoltà a legiferare e ancora più a controllare). Un ultimo appunto riguarda l’esempio “sessuale” che i figli ricevono dai genitori: se questo fosse così pesante difficilmente si avrebbero figli gay nati da copie etero…probabilmente le origini dell’orientamento sessuale sono molto più complesse di quanto noi riusciamo ad individuare e a questo punto non so quanto certi paletti siano utili.

    • ciao Ale,
      in ordine sparso…

      il fatto che si possa diventare gay in una famiglia etero conferma, ti parrà strano, quanto scritto nel paragrafo 1, l’autodeterminazione deve nascere da pulsioni interiori e non da modelli condizionanti. Il bimbo si trova di fronte a due universi e segue quello che più lo stimola. Loro assorbono tutto, crescere con una coppia gay integralista che prova ripulsione nei confronti delle donne, significa elevare alla ennesima potenza il rischio emulazione, la psicopedagogia si può opinare ma è comunque frutto di studi, non di punti di vista.

      “…chi ci dice che permetterlo a coppie gay non potrebbe portare agli stessi risultati?”
      questa è una teoria che non ha nessun supporto tangibile, può essere sì ma anche no, per quale ragione si dovrebbero rischiare esperimenti sulla pelle dei bambini?

      le origini dell’orientamento sessuale possono essere raggruppate in due macro categorie: a) ambientali, b) psicologiche, entrambe hanno un elemento comune, infanzia/adolescenza, tranquilla, non intendo spararti un pippone in merito, solo evidenziare quanto sia importante il contesto famigliare nei primi anni di vita. Non credo sia un caso il fatto che la crescita numerica dei gay coincida la crescita numerica di separazioni e divorzi. A me non sposta l’asse il fatto che siano tanti o pochi, nemmeno ho tendenza alla omofobia, l’ho detto chiaro all’inizio del post, non vedo di buon occhio strumentalizzare i bambini e/o usarli per una accettazione sociale definitiva. In particolare non sono d’accordo sulla necessità di correre rischi sulla pelle degli indifesi.

      Sia chiaro che se anche un piccolo cresciuto da due gay dovesse, da grande, diventare etero, avrebbe comunque per sempre delle lacune in quanto gli mancherebbe il concetto da mamma/femmina/donna che, come sosteneva Freud, è componente essenziale per la crescita. Immaginati un ragazzo che passa la vita a osservare le altrui mamme. Sinceramente, non penso proprio che in questo passaggio storico l’adozione ai gay sia una priorità, vista anche la totale assenza di strumenti di supporto.

      Per finire… i bambini non possono essere un escamotage né uno strumento di lotta per rivendicare diritti, gli unici diritti che contano realmente sono quelli dei piccoli e non è certo un diritto diventare cavie.

  13. Il tema è più che complesso, di una complessità impossibile vorrei dire, tanto che ad ogni presa di posizione/acquisizione di un’idea ti si mette davanti un’idea opposta…(almeno per me è così). Per questo non mi sento di esprimere un’opinione “certa” (che poi le opinioni certe sono quelle dei cretini e dei boriosi, per lo più) su di un tema che non può trovare spazio in una società come quella italiana, dove ancora è ben di là da venire una ristrutturazione dei rapporti tra uomini e donne?
    Vorrei però introdurre qui una riflessione che, lo ammetto, sento come come un piccolo deragliamento, una sorta di binario parallelo ma non troppo al tema del post.
    Mi chiedo perché in un paese così vecchio, e in via di ulteriore decadenza sotto il profilo delle idee e del costume sociale, ci si preoccupi di problematiche come questa, a fronte di usi&costumi che permangono impiastricciati dalla robaccia dei secoli bui. Le problematiche della parità uomo-donna, soprattutto se viste sotto un profilo educativo e culturale o cultural-educativo, sono, a mio parere, ferme ai gioiosi anni 50, eppure nessuno se ne meraviglia e nelle teste di molti-e (troppi-e) albergano rimasugli ed incrostazioni arcaiche capaci di sviluppare miasmi ideologici e fenomeni selvaggiamente primitivi (leggi femminicidio, ad esempio).
    Mi chiedo perché questo genere di discorsi viene sempre tacciato di estremismo gratuito e perché certe malsane idee resistono nelle teste di molti-e (troppi-e) e non c’è quasi mai qualcuno disposto a lavorare perché le cose cambino (il mondo va così da sempre, la frase fatidica)?
    Mi riferisco ad un progetto educativo che si proponga di far uscire le teste dal letargo, insegnando l’esercizo della critica, del porsi domande su domande, anziché prenderle in prestito dal comiziante di turno.
    Una vera “rivoluzione dei costumi” (sto esagerando con i termini, lo so) qui da noi non è mai iniziata.
    Può un paese che viaggia sulla frequenza dei gioiosi anni 50 preoccuparsi dei diritti delle minoranze se non ha ancora chiarito il diritto e i diritti di tutti e di tutte?
    Può un paese così crescere generazioni migliori delle precedenti se le donne, per prime, continuano ad adattarsi e ad evitare l’amara scelta di crescere e di dire la propria senza mediazioni di comodo?
    Quando parlo in modo diretto (tutte le volte che posso) vengo guardata spesso male: lo so, manco al mio dovere di ammorbidente bipede e mi comporto come spesso neanche gli uomini fanno. Una donna che non si trincera dietro nessuna “attenuante femminile” di comodo e si esprime con sincerità tutte le volte che può non ha molte chance, minimo sarà giudicata cinica.
    Tre pater-ave-gloria…

    p.s.: scusami Tads se l’ho buttata un po’ in caciara…

    • Buongiorno Sabina,

      nessuna caciara, ti confesso che scrivendo il post ho fatto una certa fatica a non cedere alla tentazione di infilarci un passaggio simile al tuo commento, ho desistito solo per motivi di spazio ma ringrazio te per averlo fatto.

      in questo Paese, da nord a sud, esistono realtà rurali in cui la verginità prematrimoniale è ancora una condizione imprescindibile per trovare marito, i ragazzi gay spesso sono costretti a trasferirsi nelle grandi città per non trasformare se stessi e la famiglia in macchiettistico bersaglio. In alcuni paesini del meridione alle donne è precluso l’attraversamento della piazza, per andare da un negozio all’altro devono fare pezzi di perimetro. Nei grossi agglomerati urbani, quelli “evoluti”, vige ancora granitica una antica codificazione: L’uomo che tradisce è un play boy, la donna che tradisce è una zoccola. Gli Italiani sono geneticamente ipocriti, come dicono a Genova: “bello fare il buliccio col culo degli altri”, tutti moderni e progrediti ma solo fin quando il problema riguarda gli altri. In realtà sono milioni i “progressisti” che tutte le sere chiedono grazia a qualche santo affinché il figlio non diventi gay e la figlia non si innamori di un africano. L’elenco è lungo, in questa fiera dell’antiquariato sociale in cui si acquistano panini imbottiti con atavici pregiudizi, mettersi a fare gli Svedesi è quantomeno inopportuno, per non dire grottesco.

      Come giustamente dici, un cambio significativo potrebbe avvenire solo attraverso un percorso culturale, educativo e formativo a partire dagli asili nido, comunque ci vorrebbero almeno due ricambi generazionali, a esser ottimisti. Ce lo insegna la storia, le sacche conservatrici sono quelle più cementate, il proverbio: “chi lascia la strada vecchia per la nuova, sa quel che lascia ma non sa quel che trova”, è ancora vangelo per tantissimi. Le conquiste tecnologiche intaccano il cervello solo in negativo, di sicuro non aiutano a evolverlo.

      L’andare contro corrente e sguazzare nel politicamente scorretto, è per me un forte stimolo, anche a rischio di essere impopolare, le grandi nemiche delle donne sono le stesse donne, anche qui creare una nuova forma mentis è arduo cimento.

      Se vuoi che ti strappi un sorriso… in un eventuale prossimo intervento ti scrivo alcune considerazioni “tecniche” capaci di mettere una pietra tombale sulle adozioni alle coppie gay. La questione è complessa ma il muro di gomma è semplice, cioè, relativamente semplice 😀

        • Vedo di non farla troppo lunga

          Una coppia lesbo può tranquillamente fregarsene del problema adozioni, ha chance diverse se desidera un bambino, il problema riguarda prevalentemente le coppie gay

          Dunque…

          In Italia tutte le leggi che regolamentano gli affidamenti post separazione/divorzio, sono “prevalentemente” scritte al femminile, non per far contente le donne bensì perché fondate su un principio cardine: “la indispensabilità della figura materna”. Cedere le adozioni ai gay significherebbe negare, demolire, radere al suolo il suddetto principio, la cosa provocherebbe un vero e proprio terremoto, sociale, politico e giuridico. Milioni di padri separati penalizzati da tale logica, presenterebbero ricorsi con annessa richiesta di risarcimento, ricorsi e risarcimenti che lo Stato sarebbe costretto ad accogliere e soddisfare, con un esborso di miliardi di euro.

          La Costituzione, in materia di famiglia, parla chiaro e in modo inequivocabile, per emanare una legge sulle adozioni ai gay che non venga sistematicamente bocciata e annullata dalla Corte Costituzionale, occorrerebbe ricorrere a una consultazione popolare, un referendum dall’esito scontato (vedi la già citata italica ipocrisia) ma nel caso dovesse vincere la causa gay, la matassa si ingarbuglierebbe ulteriormente, tralasciando un prevedibile scontro sociale tra due fazioni agguerrite.

          Una volta modificata la Costituzione bisognerebbe rifare tutte le leggi sugli affidamenti con tutto il rabello destabilizzante che ne conseguirebbe, non solo, si renderebbe necessaria una totale ristrutturazione dell’apparato adozioni e dei servizi sociali di riferimento, con tanto di assunzione di personale qualificato che non va certo a lavorare per 500 euro al mese.

          Ricapitolando, modificare la costituzione, emanare una nuova legge, risarcire i padri separati, modificare tutto l’apparato giuridico, creare nuove strutture di assistenza/controllo pre e post adozioni e chissà quale altra diavoleria. Considerando la tempistica nostrana, la burocrazia, ostruzionismi, opposizioni, blocchi, ingerenze papali, cambi di governi che sospenderebbero l’iter per lustri e bla bla bla… Si arriverebbe, sono ottimista, alla fine del “film”, più o meno in una 40ina di anni.

          Domanda spontanea: “perché imbertarsi in una guerra quasi sicuramente persa in partenza?”, la risposta è disarmante e ci riporta alle trattative sindacali degli anni ’70: “chiedere 100 per ottenere 10”. Questa ipotesi è avvallata da una recente realtà, i gay hanno a lungo sbraitato rivendicando il diritto al matrimonio (anche con pittoresche pantomime in alcuni comuni) e alla fine hanno strappato una legge sulle unioni civili. Non è fantascienza pensare che adottino la stessa metodologia, chiedere le adozioni per avere il matrimonio come “contentino” ma anche in questo caso sarebbe problematico aggirare i dettami Costituzionali, evidentemente sono lungimiranti.

          Sarò cinico ma ho seri dubbi che lo Stato, nella situazione in cui viviamo, con dieci milioni di cittadini in povertà, con una questione migranti che non si risolverà certo in una settimana e con l’Europa che stressa sui conti, ponga in cima alla scala delle priorità l’adozione ai gay. E’ più probabile che le istanze gay siano vissute come elemento di distrazione per il popolo.

          Questa è solo una parte ma credo basti 😉

          • Ho letto con interesse, ma velocemente, dunque non riesco a risponderti esaurientemente. Mi trovo però molto d’accordo sulla parte più concreta e realistica della tua disamina. E’ un po’ come nel discorso della parità uomo-donna: parliamo dei massimi sistemi mentre viviamo in una società strutturata sull’assenza di servizi sociali, quelli che per primi possono creare la libertà di scelta e l’accesso al lavoro per le donne.
            Però, a ben guardare, cose come il principio della indispensabilità della figura materna da te citata, sanciscono, di fatto, l’immutabilità di certe situazioni e una forma indiretta di sia pur parziale de-responsabilizzazione della figura maschile. Lo scrivo sapendo di scrivere qualcosa che per molte donne è inaccettabile, anche perché esporrebbe ad una perdita di quel potere di cui tutte ci continuiamo ad accontentare, un potere tutt’altro che secondario ma vissuto nell’ombra…e qui, forse, è meglio che mi fermi…

            • hai ragione, si rischia di infilarsi in un ginepraio, non che la cosa mi dispiaccia…

              penso, opinione personale, il principio della indispensabilità della figura materna non sia opera di politici, giudici o tecnici di varia fatta, sono più portato a credere sia nato su una logica intuitiva, non razionale. Il divorzio qui è cosa relativamente recente, infatti gli aggiornamenti legislativi sono frequenti ma sempre e solo marginalmente correttivi.

              Non penso proprio le donne possano lamentarsi su questo fronte, considerato anche il loro essere comunque legalmente protette anche a fronte di gravidanze estorte con l’inganno ma anche questo è territorio minato.

    • ops, mi sono accorto che ne manca un pezzo, sul piano pratico il più importante…

      mettersi a rivoluzionare leggi, leggine, leggette e leggiucole su separazioni, divorzi, affidamenti, adozioni e quindi tutto l’ambaradan anche del tribunale dei minori, poi ancora intasare i tribunali con ricorsi et similia, significa rompere le balle alla magistratura, la casta più potente di questo Paese. Già qui, come per incanto, si blocca tutto, se LORO non sono d’accordo… gay, arcigay, progressisti e innovatori della domenica, possono tranquillamente andare per lumache.

  14. Quanto hai scritto non fa una piega… anzi ossigena la mia idea di “non-desueto” (nell’aver esternato concetti simili) a cui toccherà dedicare altre puntate dell’argomento! Grande TAds!

  15. la famiglia è frutto di una scelta volontaria a base consensuale che non dovrebbe essere vittima di discriminazioni di alcun genere.
    la famiglia tradizionale esisterà sempre, quindi sono totalmente fuori da qualsiasi tipo di allarmismo che viene sventolato nelle piazze. nessuno la tocca o vuole smantellarla.
    solo, bisogna ammettere che il tessuto sociale italiano (e anche estero) si compone non solo di famiglie tradizionali ma anche di conviventi, coppie di fatto, unioni solidali.
    la famiglia intesa solo come “società naturale fondata sul matrimonio” (cit. Costituzione Italiana) è ormai sorpassata a livello giuridico e il concetto di “naturale” si è trasformato in “razionale” poiché ormai la conformazione interna della famiglia non è più legata al matrimonio,
    ma viene rivista sotto la razionalità dei cambiamenti a cui stiamo assistendo. da qui la necessità di correttivi a livello giuridico che si sono verificati in questi anni, se non sbaglio.
    altro argomento:
    sono assolutamente contraria all’utero in affitto perché, al di là della mercificazione di un essere umano (pratica che aborro), viene totalmente cancellata la dignità della donna.

    per quanto riguarda la crescita di un bambino all’interno di una coppia omo, non saprei, boh, mi pare che l’adozione qui in Italia sia già difficile per genitori etero che vengono rivoltati come dei calzini per appurarne l’idoneità, quindi non penso che sarà una cosa fattibile per le coppie gay.
    e comunque, non darei per scontato il fatto che un bambino possa crescere con squilibri di sorta.
    una volta i bambini crescevano solo con le nonne e le mamme perché gli uomini erano al fronte e non mi pare abbiano avuto problemi di sorta, no? potrei farti un esempio famoso: Nietzsche fu allevato da due donne (la mamma e la nonna materna) con la presenza delle due sorelle di suo padre, un pastore protestante, morto prematuramente quando il grande filosofo tedesco aveva solo due anni, se non ricordo male. Che conseguenze ha avuto questo bambino nel crescere in una famiglia di sole donne?
    inoltre, mi sono messa nei panni di una bambina abbandonata e penso che accetterei la genitorialità di una coppia omo pur di avere qualcuno che si prenda cura di me.

    concludendo, ritengo che tutti abbiano la libertà di manifestare le proprie idee, però durante i Family Day mi sembra un pochino crudele manifestare non per i propri diritti, ma per negare i diritti di altri (i diritti di coppia, diritti di creare una famiglia non nascosta o di serie B) solo per la non accettazione dei tempi che stanno cambiando.
    inoltre, le strumentalizzazioni politiche in odor di marketing elettorale su sacrosante e libere manifestazioni non mi piacciono per nulla.

    piccola nota polemica1:
    a ben pensarci, dov’è la famiglia “tradizionale”? vogliamo chiederlo a figli di divorziati, agli orfani, a quelli cresciuti con i nonni o a quelli che hanno vissuto negli istituti?
    inoltre, vorei far presente che la maggioranza dei gay vive la propria omosessualità in pace e sono in pochi a volere un bambino all’interno della loro coppia, e di quei pochi non bisognerebbe farne un intero manipolo.
    piccola nota polemica2: sentir parlare di difesa dei diritti dei bambini da personalità che rappresentano quel mondo in cui i casi di pedofilia infantile e altri abusi sono stati perpetrati a lungo e ovunque da chi predicava la parola di Dio, mi ha fatto sempre saltare sulla sedia..

    L

    • Sul fatto che l’ordinamento giuridico italiano sia da rivedere non ho alcun dubbio, comunque non solo sul concetto di famiglia, a parte questo, per apportare modifiche in merito bisognerebbe mettere mano alla Costituzione e qui l’impresa diventa ardua.

      Non mi risulta che esponenti autorevoli del congresso sulla famiglia si siano prodotti in denigrazioni o negazione dei diritti, mi risulta l’esatto contrario, molti esponenti della sinistra e non solo, non hanno perso l’occasione per spalare letame contro i tradizionalisti. Mia cara, commetti un errore di fondo molto grave, esiste una sostanziale differenza tra il difendere i diritti sanciti dalla costituzione e il negarne altri inesistenti. Da una parte c’è realtà, dall’altra no, i diritti sono quelli esistenti, non quelli richiesti. Non mi pare che negli ultimi anni sia stato negato quello di manifestare o porre richieste.

      Non conosco la vita privata di Nietzsche, salvo il suo essere morto di sifilide, sinceramente non penso la conosca nemmeno tu, soprattutto la sua infanzia, in ogni caso crescere con madre e nonna è un percorso distante anni luce dal crescere con due padri geneticamente estranei.

      Le priorità dell’universo gay sono il matrimonio e l’adozione, istanze che caldeggiano loro, non io, rivendicazioni che non sono certo frutto della mia fantasia.

      Le possibili problematiche di un bambino allevato da due gay, sono frutto di studi, la psicopedagogia se ne sta occupando ma esistono punti fermi inamovibili e condizionanti, piaccia o meno è così. Io metto in discussione una convinzione che si fonda sul niente e cioè che i bambini abbiano bisogno solo di amore e affetto, questa è una immensa cazzata (passami il francesismo) figlia di una sconfinata ignoranza oppure di una laida malafede.

      Orfanotrofi, bambini abbandonati o male allevati costituiscono una piaga sociale da risolvere con interventi mirati sulle strutture preposte, è allucinante pensare di spazzare il problema allargando l’adozione ai gay, sarebbe una resa dello Stato.

      Le nuove, moderne concezioni di “famiglia” non mi danno la sensazione di una evoluzione, tutt’altro, si mettono al mondo figli per onorare pegni d’amore e poi si sfascia la paranza. La famiglia non è solo una tradizione laica e religiosa, è una impegnativa istituzione, è una cosa SERIA, è un vincolo, un progetto di vita a lunga scadenza, è un investimento fisico, materiale, affettivo, psicologico. Non è un luna park, non ci si sposa per farsi un book da piazzare sui social, nemmeno per provare il brivido del matrimonio, incassare i regali e poi, finito il film, ognuno per i cazzi propri e i figli si arrangino.

      Rieduchiamo la società, ripristiniamo solidi valori troppo presto abbandonati, altro che giocare sulla pelle dei pargoli avventurandosi in test ed esperimenti in nome di cosa??? dell’egoismo, dell’esibizionismo, dello sdoganamento sociale, del prossimo e immancabile mantenimento grazie al figlio polizza?

      Fin quando le regole erano regole, siamo cresciuti, quando è arrivata la modernità teorica abbiamo iniziato a scendere nel becerume, gli adolescenti di oggi sono rappresentativi, basta osservarli.

      Sui preti pedofili non ci perdo nemmeno tempo, dico solo ai fedeli che ogni domenica affollano san pietro di iniziare a tirare contro quella finestra pomodori e uova marce, forse, dico forse, anche don ciccio si sveglia.

      • Tads, come ho scritto: nessuno vuol smantellare diritti già acquisiti ma, ritengo assurdo manifestare per negare la richiesta di nuovi diritti da parte di una minoranza.
        ho assistito qualche anno fa ad un Family Day (non mi riferivo al recente Congresso Mondiale sulla Famiglia, che non ho seguito) e le frasi che ho sentito tra i partecipanti di allora erano davvero allucinanti. c’era chi – con gli occhi iniettati di sangue – sosteneva addirittura che i gay andavano eliminati !
        mi sembrava di essere tornata al tempo delle streghe.
        ecco, vedi, le esasperazioni e gli estremismi non li digerisco, non ritengo siano la strada giusta per una convivenza civile e serena nell’accettazione delle diversità e di una società in continuo cambiamento che è sotto gli occhi di tutti.
        per quanto concerne il recente Congresso, sembra che il Papa in persona abbia dichiarato che il tema della famiglia andava proposto in senso «positivo e propositivo», e non in modo strumentale e polemico «contro» qualcuno, confermando la sua distanza sul modo in cui è stato trattato.

        la modernità teorica che citi quando è stata rivendicata? quando è cominciata? forse nel fatidico ’68?
        sono stati tanti i passi che hanno portato a trasformazioni nella nostra società, partono da lontano, non dall’altro ieri..

        • carissima Elle,
          è sempre un piacere dialogare con te ma lo sarebbe ancora di più se ti sforzassi un pochino per meglio capirmi. Non appartengo a nessun movimento, non sono un attivista e, soprattutto, non ho tendenze omofobe. Sulla questione dei diritti mi sono espresso nell’apertura del post, per me non devono esserci discriminazioni, spero sia chiaro.

          Sul sentito… lascerei perdere, ho sentito gay affermare di odiare visceralmente le donne, altri definire “eteroimbecilli” i maschi che si accoppiano con le femmine e altri ancora dichiarare che l’universo gay: “è una casta eletta meritevole di corsie preferenziali, leggi ad personam, trattamenti di riguardo e che presto dominerà il mondo”. Su questa strada non ne usciamo più, la merda da delirio esiste ovunque e non mi pare corretto tirare fuori solo quella che meglio supporta i propri concetti.

          A dirla tutta, del congresso Veronese poco me ne fregava, sono state alcune dichiarazioni stupide di esponenti della sinistra che hanno destato il mio interesse. Non che ci abbia perso dietro il week end ma ho comunque cercato di approfondire. Per esser chiari, in un programma ho beccato Vladimiro Guadagno (Luxuria) urlare a squarciagola che i bambini hanno bisogno solo di amore e basta. La cosa mi ha fatto incazzare alquanto, non solo dal punto di vista culturale che è già importante, lungi da me vantarmi ma credo di saperla molto più lunga di lui sull’argomento famiglia ed esigenze dei bambini.

          Il problema non è l’accettazione della diversità, anche perché questo è un problema dei gay non degli etero (sono loro a non accettare la diversità), mi pare una guerra contro i mulini a vento. Cerco di chiarire meglio un aspetto, quando, da qualsivoglia ottica, si rivendicano pseudo diritti che potrebbero cambiare gli assetti sociali, è INEVITABILE entrare in contrasto con la fazione di idee opposte. Questo non significa negare qualcosa a qualcuno, significa proteggere uno status che, per svariati motivi, si sente proprio. Il family day vuole mantenere i criteri attuali, i gay vogliono cambiarli, entrambi negano qualcosa agli altri. Si chiama DIALETTICA, più o meno colorita ma tant’è. Se un vegano e un carnivoro sono costretti a mangiare insieme, il primo pretenderà di andare un ristorante vegano e l’altro in una steak house, secondo te, si negano un diritto a vicenda oppure si limitano a difendere il proprio?

          In Italia il “cambiamento” è sì iniziato nel ’68 ma blandamente, in realtà sono “solo” una 30ina di anni (forse anche meno) che avvertiamo sulla pelle innovazioni negative sul piano culturale, formativo ed educativo. Quella che tu chiami trasformazione della società, in realtà consiste semplicemente in qualche innesto legislativo, a volte epocale come divorzio e aborto, altre volte fuochi di paglia inutili, se non deleteri come quelli apportati alla scuola, per capirci.

          Prima di parlare di “caccia alle streghe”, sarebbe meglio tener presente le dichiarazioni di una giornalista famosa che ha vissuto per anni nel mondo gay, per la prima volta abbiamo sentito menzionare la “eterofobia”, accompagnata da una serie di rivelazioni a dir poco inquietanti. Lo scorso anno una inchiesta giornalistica ha smascherato una catena di locali affiliati all’arcigay (sovvenzionati lautamente dal governo) in cui si praticava la prostituzione, la cosa ha indotto la Boschi, allora sottosegretaria alla PDP, a far fuori i vertici responsabili, una iniziativa in Italia più unica che rara. Streghe? sì ma quali?

          • certo T,
            uno sguardo a 360° sarebbe ottimale per essere il più obiettivi possibili, per quanto possa essere umanamente concesso, ed è per questo motivo che trovo interessanti gli scambi con te, nello sforzo di capire le dinamiche sociali e dare un mio contributo personale.
            come ho già scritto, sono abbastanza refrattaria agli estremismi, di qualsiasi genere, e le modalità in cui vengono a svolgersi i dibattimenti nelle piazze e nei congressi mi sembra che abbiano preso una deriva decisamente aggressiva.
            e quindi, permettimi di rimanere basita di fronte a parole in cui si grida perentoriamente che i gay andrebbero eliminati, frase pronunciata da chi si professa fervente fedele nella parola di Dio, che predica amore, comprensione, accoglienza e fratellanza verso tutti.
            riguardo una tua asserzione che riporto
            “Il family day vuole mantenere i criteri attuali, i gay vogliono cambiarli, entrambi negano qualcosa agli altri.”,
            vorrei dissentire perché ho questa visione:
            a me pare che il Family Day voglia conservare i criteri attuali e, ok, nessuno li ha messi in discussione e nessuno glieli vuole negare, ma non riescono a capire che i gay vorrebbero delle modifiche senza toccare i diritti acquisiti e ben radicati dalla famiglia tradizionale. è questo che io vedo, la fobia degli aderenti al FD di esser rapinati di qualcosa che in realtà non verrà loro negato, perché la famiglia tradizionale ci sarà sempre e i gay sono una minoranza. una fobia dettata dal fatto che per loro deve esistere obbligatoriamente solo la famiglia composta da uomo+donna. quindi, in realtà sono loro che vogliono imporre un modello inalienabile discriminando altre forme di unioni e mettendo sotto il tappeto l’evidenza e la consapevolezza delle diverse realtà oggi presenti.
            per me, Famiglia, è anche una coppia (etero o omo che sia) che decide di non sposarsi e di affrontare la vita insieme. l’amore non avrebbe bisogno di contratti, però non ritengo neppure sbagliato chi sceglie di fare famiglia seguendo un percorso di fede. liberissimi di farlo, se ci credono, ed hanno tutto il mio più profondo rispetto, come pure mi auguro che loro abbiano rispetto per chi sceglie diversamente e desidererebbe essere riconosciuta Famiglia alla loro stessa stregua.
            riguardo i bambini, è un discorso molto, molto delicato.
            possiamo comunque dire che la famiglia “naturale” presenta delle falle educative, quindi mi sovvien che non sia neppure questione di sesso a questo punto, no?
            secondo natura molte coppie fanno figli, inconsapevoli del ruolo a cui andranno incontro con conseguenze negative sull’educazione e la crescita equilibrata dei ragazzi.
            secondo natura molte coppie fanno figli per “sbaglio” perché non usano metodi anticoncezionali, se non il naturale ogino-knaus consigliato, per poi allevare i propri figli come possono in condizioni irrispettose del loro esser bambini, abbandonandoli a loro stessi.
            insomma, fino a che punto le tendenze sessuali di una coppia possono influire sulla crescita di un bambino? oggi, vedo famiglie in cui i ruoli sono invertiti, nel senso che la mamma assume responsabilità maschili e il papà si occupa di attività un tempo prettamente femminili, compensandosi.
            quindi, mi chiedo se un’apertura mentale maggiore sarebbe più costruttiva nell’affrontare certe tematiche, senza mettersi i paraocchi guardando solo il lato sessuale di una coppia. i grandi difetti che appartengono all’essere umano non hanno distinzioni di sesso.
            sono argomentazioni abbastanza complesse, caro T, e forse bisognerebbe analizzare caso per caso. generalizzare è sempre un pour parler, ma qui da te provo ad approfondire gli argomenti che proponi mostrando le mie idee che non hanno alcuna pretesa di verità assoluta.
            grazie mille degli scambi e della tua disponibilità..
            🙂

            L

            • mi cara non ci capiremo mai se continui a mettere, credo involontariamente, la questione davanti allo specchio e a guardarla al contrario, fammi una cortesia così evito di ripetermi, leggiti la mia ultima risposta a Sabina, alcune parti sono pertinenti alla nostra chiacchierata. Gli esponenti del family day, organizzazione/movimento al quale io NON appartengo, si arroccano sul concetto tradizionale di famiglia supportato dalla Costituzione. Che facciano bene o male non è un problema mio ma, per ovvietà lapalissiana, esercitano comunque un sacrosanto diritto, così come esercitano un sacrosanto diritto coloro che chiedono cambiamenti sociali e ideologici in merito. Dei reciproci insulti non parliamone, te l’ho già scritto, la merda esiste ovunque, da una parte e dall’altra, lasciamola stare.
              Rimaniamo in tema, repetita juvant, a me interessa approfondire la questione adozioni ma è teoria, semplice dialettica, così come tutto il resto, fidati che in un futuro prossimo venturo nessun governo si azzarderà mai a indire un referendum per modificare la Costituzione a favore di questa o quella minoranza. Non confondere generalizzazione e analisi di una tendenza, sono due cose molto diverse. Le minoranze fanno bene a far sentire la loro voce e i governi fanno bene ad andarci coi piedi di piombo prima di sconvolgere in modo definitivo assetti consolidati. Ognuno ha libertà di proporre cambiamenti e fare richieste, succede da quando esiste la democrazia, alcune battaglie importanti sono state vinte altre perse. I gay possono tranquillamente formare coppia, la nuova legge sui diritti civili li tutela al pari una coppia di conviventi etero, tutto ok ma lasciamo stare le adozioni, soprattutto se finalizzate a ben altri scopi. Soprattutto evitiamo di sparare cazzate sui bisogni dei bambini senza averne un minimo di conoscenza, le sacche di indigenza esistono ovunque e sempre esisteranno in ogni società, ti ricordo che la Svezia, Paese considerato un paradiso terreste bandiera di libertà evolute e civiltà spesso preso a modello, vanta il record mondiale di suicidi minorili. Andiamoci piano, MOLTO piano a parlare di diritti sulla testa di chi non ha voce in capitolo. Cara Elle, l’intelligenza non ci manca, usiamola.

  16. Ognuno è libero di agire secondo i propri istinti sessuali: quindi se un uomo vuole sposare un altro uomo e una donna vuole stare con un’altra donna, sono affari loro. Le loro preferenze sessuali non mi riguardano e nulla tolgono alle mie. Stessi diritti e stessi doveri. Basta, però,che non venga ostentato, da parte degli eterosessuali, quell’orgoglio superiore di essere maschi o, da parte degli omosessuali, quell’altro orgoglio, sempre superiore, di essere gay. Altro discorso è l’adozione di un bambino da parte di una coppia omosessuale. Secondo me, ogni bambino ha diritto ad avere un padre e una madre. Lo ha stabilito la natura, non le leggi. Le leggi devono comunque intervenire per regolare questi aspetti, perché un figlio non è un oggetto di consumo.

        • no Tads, sono semplici confronti che avvengono mettendo in discussione gli argomenti sotto tutti gli aspetti in luogo di libero dibattito e libera circolazione di idee. se ti infastidiscono puoi cancellare i miei contributi, no problem..

          • non è nel mio stile cancellare i commenti,
            questo non è un dibattito, stai cercando di imporre il tuo pensiero nonostante ti abbia più volte e chiaramente espresso il mio. A me non interessa minimamente indottrinarti e tu non hai nessuna possibilità di indottrinare me, non è una presa di posizione risolutrice bensì una constatazione.

            allora…

            se le due donzelle sono andate in Spagna per procurarsi un figlio non conoscendo a cosa sarebbero andate incontro sul piano tutele… sono due incoscienti

            se le due donzelle sono andate in Spagna per procurarsi un figlio sapendo che la legge Italiana avrebbe negato loro le suddette tutele… sono due irresponsabili

            farsi allegramente i cazzi propri e poi tentare di scuotere l’opinione pubblica mettendo in rete video che rasentano l’ipocrita pietismo giustificativo, per me è di uno squallore unico.

  17. Buonasera, Tads.
    Concordo su quanto hai scritto, specie nei punti 1-10 riguardanti le problematiche psicologiche dei bambini, che non restano sempre bambini e diventano ragazzi e poi uomini e tessuto della società futura.
    Punti l’attenzione sulla pericolosità delle adozioni delle coppie omosessuali, e convengo, anzi, come forse ricorderai perchè lasciasti un commento in un mio post, io sono ancora più esigente e punto il dito anche contro divorzio e separazione quando i figli sono ancora piccoli. Giornalmente nel mio lavoro alle elementari assisto ai turbamenti, alle variazioni di carattere, alle inquietudini dei bambini che si trovano ad affrontare queste nuove situazioni. I bambini hanno bisogno di chiari punti di riferimento per crescere sereni e il primo essenziale punto è la famiglia costituita da una mamma e un papà. Altre situazioni rappresentano salita, azzardo, pericolo.
    Non ho seguito il congresso di Verona perchè sin dall’inizio non mi è piaciuto per la chiara strumentalizzazione politica, ho solo ascoltato/letto qualche passaggio. Fermo restando per me il concetto di famiglia tradizionale quale situazione ottimale per la crescita di ognuno, vorrei aggiungere che possono esistere situazioni diverse per migliorare certe esistenze dei minori in grande difficoltà, ma sono situazioni estreme, rare e attentamente e seriamente da vagliare caso per caso. Solo in questi rari casi potrei essere d’accordo a una formale adozione per garantire dei futuri diritti legali ai minori. Faccio un esempio reale, pur essendo consapevole che un caso non è esaustivo per statistiche e proiezioni future.Conosco da una vita una coppia lesbo di sicura serietà, moralità, sicurezza economica, ecc…che da decenni si prende cura educativa,affettiva e sociale di un ormai uomo, dopo averlo lentamente allontanato da un orfanotrofio quando aveva 7 anni, accogliendolo in casa loro inizialmente per brevi periodi, poi in modo definitivo, ma mai legalizzato. Le due signore ora sono anziane e sofferenti, lui sta per sposarsi. Ecco, quest’uomo e queste due donne sono stati fortunati ad incontrarsi e a incrociare le loro vite nell’ottica di una famiglia di fatto, perchè questa è stata, e forse sarebbe stato giusto che avessero potuto avere qualcosa di formale di più.

    • ciao Marirò,
      in questi giorni sono passato a trovarti ma ho visto che sei in “vacanza” 😉

      Anche io ho seguito il congresso a spizzichi e mozzichi, contenuti a parte, è stata l’ennesima occasione (l’ultima in ordine cronologico) in cui la sinistra ha confermato che in Italia la libertà di opinione esiste solo da una parte, dall’altra sono tutti razzisti, fascisti, xenofobi, omofobi, intolleranti, ignoranti, trogloditi e bla bla bla…!

      Una legge “restrittiva”, più vincolante e responsabilizzate nei confronti delle coppie desiderose di procreare la sottoscriverei subito pure io. In questo Stato tutti hanno il diritto di mettere al mondo figli, anche le persone assolutamente non idonee. Nel mentre, una coppia che fa richiesta di adozione viene sottoposta a un iter lunghissimo e arzigogolato, fatto anche di relazioni, test, garanzie morali ed economiche. Certo le istituzioni devono obbligatoriamente andarci coi piedi di piombo ma spesso emergono incompetenza, ombre e giudizi discutibili. Poche settimane addietro Mattarella ha nominato “Commendatore” una donna che gestisce da decenni una casa cui vengono dati in affido bambini orfani o abbandonati. E’ bastata una piccola inchiesta giornalistica per scoprire che la “benefattrice della umanità” in questione, è stata definita “aguzzina” da una 30ina di ex suoi ospiti, botte, soprusi, maltrattamenti, umiliazioni e terrore, con tanto di denuncia sporta negli anni scorsi. Insomma, quando si parla di bambini, alcune persone sono costrette a percorrere labirinti dedalici, ad altre basta una raccomandazione per essere trasformate in eroi senza un minimo di verifica e, soprattutto, senza esserne degne.

      Sull”esempio che citi mi trovi d’accordissimo, sono pure convinto non sia l’unico caso ma sui grandi numeri contano le tendenze, cosa ben distante dal generalizzare. A dirla tutta mi stupisce l’altrui stupore, i bisogni dei bambini sono noti da millenni, come ben sai anche tu che con loro ci “lavori”, evidentemente in chi li nega o tenta di minimizzarli alberga qualcosa di poco nobile.

      • Ciao,
        Non so se arriverà questo commento perché è impazzito il collegamento del mio blog e da ieri sera balla tutto e non riesco a chiuderlo. Boh. Vedremo.,.,
        Sono in vacanza di scrittura, ogni tanto ci vuole 🙂 Ma riprenderò prima o poi.
        Desidero precisare che io non sottoscriverei mai una legge restrittiva per coppie etero desiderose di costruirsi una famiglia, sia con adozione che con procreazione assistita. Lo farei per le coppie omo per tutte le implicazioni psicologiche che ben hai descritto.
        Le attenzioni e i controlli verso i bambini non sono mai abbastanza, Le strumentalizzazioni, invece, le facilonerie, le situazioni di comodo. sono da galera.
        Buona giornata 🙂

        • Preciso anche io, è una “sottoscrizione” teorica, provocatoria, per mettere in evidenza quanto caos ruoti intorni alla questione. Tutte le volte che pizzicano qualche maestra, educatrice o assistente a picchiare e maltrattare i bambini, in galera non ci finisce MAI nessuno, solo domiciliari e tanti di questi, finita la buriana, trovano lavoro in altre strutture. La tutela dei minori in questo Pese è prevalentemente teoria sciacqua coscienze.

          Buona giornata anche a te 🙂

    • ……………ho preferito linkare un articolo nel tentativo di far comprendere che certi pregiudizi a prescindere non giovano ad una sana discussione.
      ……………affrontare certe tematiche con attenzione senza gridare al mostro sarebbe il minimo sindacale tra persone intelligenti..

      • visto che mi ritieni una persona piena di pregiudizi e NON intelligente, addirittura incapace di reggere un confronto… ti esorto con veemenza ad andare ad attivare i tuoi neuroni (griffati Bulgari) in lande più consone alle tue illuminate e illuminanti concezioni esistenziali frutto, SICURAMENTE, di approfonditi studi in psicopedagogia, sociologia, antropologia e, perché no, in filosofia, qui sei sprecata, sei troppo oltre, sei inarrivabile.

        Nutrivo stima e considerazione nei tuoi confronti, è proprio vero, nessuno è infallibile, nemmeno io, mi sono sbagliato. Non ti facevo così petulante, assillante, invadente, ripetitiva e arrogante.

        Tu incarni alla perfezione il modus pensandi e operandi della sinistra progressista, l’unico pensiero valido è il tuo, chi non la pensa come te è deficiente e quindi bisognoso di essere educato ed evoluto con un martellamento che rasenta lo sfinimento. Sai dove la vera ignoranza si espande come un blob? nelle teste di chi, come te, si impossessa arbitrariamente di ruoli indottrinanti come l’essere portatore di verità assoluta e lungimiranze epocali.

        Piccola lezioncina di psicologia, le persone che hanno bisogno di supportare le loro idee con citazioni, riferimenti, esempi, link, ecc. ecc. Palesano un profondo stato di insicurezza e bassa autostima, insomma, senza fortificazioni esterne temono di non essere credute né prese in considerazione. Non mi riferisco a te in particolare, dico in generale, fanne bagaglio, è gratis.

    • tads, vedo con dispiacere che hai tagliato completamente la parte in cui mi rivolgevo in risposta a Ili6.
      trovo tutto ciò molto poco democratico, e tarpare le ali alla libera espressione di un utente che cerca di comunicare le proprie idee anche con altri tuoi ospiti dimmi tu come devo chiamarlo.
      avrei preferito mille volte che non li avessi pubblicati, piuttosto che vederli tarpati a tuo uso e costumi.
      spero tu abbia letto anche il link ultimo che non hai reso pubblico.
      per tua informazione.
      il mio tentativo era quello di non guardare la questione presa in esame solo a senso unico e dare voce anche ad altri aspetti, a vantaggio di una discussione il più aperta possibile.
      visto che questo blog non digerisce voci diverse dal coro ti prego gentilmente di eliminare tutti , TUTTI ,i miei interventi, perché mi è di profondo disagio trovarmi in un sito dove viene impedita la libera espressione idividuale.
      ti lascio con una frase che hai scritto tu stesso:
      “Esprimere il proprio pensiero è anch’esso un diritto sacro ma non si capisce per quale ragione cessi di essere tale nel momento in cui verta su fronti non graditi”

      medita su quello che hai scritto tu stesso e su come ti sei comportato con i miei due ultimi commenti.

      L

      • lo hai già scritto mille volte, il blog è mio e quindi decido io come muovermi, me lo consente il regolamento, hai avuto fin troppo spazio e pazienza (la mia), impara a rispettare gli spazi altrui, senza salire in cattedra a fare la Maestrina.

      • tads, ma non puoi modificare i commenti delle persone che scrivono!!!!
        allora, devo pensare che anche gli altri sono modificati?
        tu tarpi il diritto di espressione altrui. se non ti piace un commento non lo pubblichi e basta, mi pare più logico, no?
        non faccio la maestrina, ma faccio dei ragionamenti nel tentativo di guardare la questione sotto tutti gli aspetti e arricchire il TUO articolo e variarne i contenuti. avevo linkato un articolo di genere giuridico per informare della situazione attuale italiana sulle adozioni agli omosessuali.

        cancella TUTTI i miei interventi a questo articolo,
        per buona pace tua e mia. grazie..

        • in 17anni di blog questa è la PRIMA volta che tocco un commento, tra l’altro in modo poco incisivo perché non l’ho modificato, ne ho solo estrapolato un paio di passaggi integralmente. Mi auguro di non doverlo fare di nuovo nei prossimi 17.

        • i tuoi commenti li hai postati tu, senza che nessuno te lo chiedesse né ti obbligasse a farlo, sono tutti pubblicati integralmente tranne uno, cosa tecnicamente verificabile. Io non cancello niente, nessuno può obbligarmi a farlo, nemmeno tu, stanno bene dove sono, magari farai pure proseliti. La proprietà intellettuale riguarda il tuo nick, nessuno lo ha toccato né alterato, non hai nessun potere per impormi di cancellare ciò che tu hai deliberatamente scritto nel mio blog. Potresti chiedermelo per cortesia ma visto preferisci impormelo, esercito il diritto di lasciarli pubblicati. In buona pace si sono da quando sono nato.

          • tads, hai censurato un commento che era in risposta a Ili6 in cui, tra le altre cose, mi complimentavo per il suo intervento, impedendo di fatto la comunicazione tra due tue ospiti!!! fai quello che vuoi, e sia inteso che ciò accaduto non inficia la mia considerazione nei tuoi confronti, ché siamo fra esseri umani, con nostri pregi e difetti, e che le nostre diversità e “scontri” li considero arricchimento del nostro percorso personale.
            scusa il disturbo se tu lo avessi mai ritenuto tale..

            Elle

            • adesso inizi a ragionare,
              se vuoi comunicare con Ili6 fallo pure (forse ti è sfuggito il suo condividere il mio post) , pubblico ciò che scrivi serenamente purché si dia una soluzione di continuità a questa poco costruttiva diatriba. Io sono persona educata, comprensiva e pure democratica. Nessuno potrà mai accusarmi di non concedere spazio al dissenso, nemmeno tu, visto tutto quello che ho serenamente approvato, il problema nasce quando la difesa delle proprie posizioni assume toni impositivi, questo non mi piace. Non mi piace nemmeno trasformare l’area commenti in un interminabile e ripetitivo duetto, una volta messe in campo le proprie idee amen, si dialoga, magari si discute pure civilmente ma evitando conversazioni bibliche.

              hai ragione, siamo esseri umani ma il senso della misura non dovrebbe mai sfuggirci.

              I link li ho cancellati proprio per la questione della proprietà intellettuale e poi qui non sono graditi, da sempre, non è un problema che riguarda te, è una mia regola interna, se vai a scavare ne ho pubblicati pochissimi.

              comunque la mia mano è tesa, sta a te rifiutarla o meno.
              buona giornata.

  18. Ciao Tads, considerami la commentatrice dei weekend 🙂 non per mio volere ma solo perché il lavoro mi assorbe in modo abnorme.
    In questi giorni su fb ho visto molti post che trattano questo argomento, con pareri contrastanti ed anche con immagini un po’ inquietanti che mi hanno fatto ulteriormente riflettere sulle tue parole.

    Io considero la Natura il principio fondamentale secondo cui vivere. Ed è vero che la natura presuppone la diade maschio/femmina per perpetuare la specie e la sopravvivenza.
    Fermo restando il massimo rispetto per le scelte altrui, che ho già palesato nel commento di prima, ogni tanto mi chiedo come nasca l’impulso omosessuale.

    Fatti salvi quei casi in cui una reale anomalia di nascita crea degli umani / donne, con gli ormoni controversi e in lite tra loro, in cui una condizione fisiologica obbliga a determinate pulsioni, ci sono uomini/donne che sperimentano l’omosessualità in tarda età, magari dopo essersi sposati ed avere avuto dei figli.
    Mi chiedo se questa sia realmente omosessualità o provenga da delusione di relazioni di coppia etero che porta ad instaurare un rapporto amicale e di comprensione reciproca fino all’attrazione fisica e sessuale.

    • Buongiorno Marta,

      I tuoi interrogativi sono anche miei, non ho i mezzi per risponderti e ancora non li hanno nemmeno scienziati e luminari che da anni studiano il fenomeno, sicuramente esistono varie forma di omosessualità: CULTURALE, AMBIENTALE, GENETICA, i TRAVESTITI e i GAY presi in esame dal padre della psicanalisi, individui che, secondo il vecchio Sigmund, devono il loro orientamento sessuale all’infanzia, periodo determinante (tesi ignorata e/o negata dai pro-adozioni). Tendenzialmente le prime pulsioni si manifestano nella pubertà/adolescenza ma possono rimanere latenti per anni, anche decenni ed emergere dopo una apparente vita da etero.

      Fatto salvo l’inalienabile questione dei diritti, ormai una ribollita ripetuta fino alla nausea per evitare fraintendimenti, fatto salvo che nessuno deve essere giudicato per le proprie pulsioni (a patto siano legali), sposterei il discorso sulla ossessiva/compulsiva paranoia della normalizzazione sul piano pratico. La volontà è forzare il mondo etero a considerare “normale”, “ovvio”, “naturale” che un maschio provi ripugnanza nei confronti delle donne preferendo sollazzarsi praticando fellatio e facendosi sodomizzare. Niente da opinare sulla scelta ma ho concetti differenti su “ovvio”, “naturale” e “normale” quando si parla di sesso. Una volta completato il processo, ci ritroveremo una minoranza gay sotto la bandiera della “normalità” e una maggioranza etero “anomala”, “retrograda”, “ignorante” “nemica del progresso”. Non è fantascienza.

      Andando per massimi sistemi, una società gay è destinata all’estinzione in quanto non in grado di ottemperare all’unico grande dettame della natura, giustamente da te citato, ossia la conservazione della specie, probabilmente ciò non accadrà ma la scienza è tenuta a considerare tutte le ipotesi/proiezioni.

      Visto che si parla, spesso a sproposito, di diritti… vorrei capire che fine faranno quelli della cosiddetta maggioranza silenziosa, la colonna portante dello Stato. Milioni e milioni di individui ligi alle regole costretti, per non essere apostrofati come razzisti, omofobi, fascisti, trogloditi e chi più ne ha ne metta, a subire un vero e proprio assalto alla diligenza. Perdona la franchezza ma la saccente prepotenza di queste minoranze è prossima a colmare la misura. I gay pretendono corsie preferenziali e tu devi tacere… I gay si mettono a limonare duro in pieno giorno in qualche giardinetto affollato da bambini? Tu devi tacere per non essere marchiato a vita con l’infamante accusa di essere omofobo. I rom vogliono campare a scrocco senza fare né pagare un cazzo e tu devi tacere… se i vegani ti vedono azzannare di gusto una bistecca al sangue, ti urlano che sei un assassino cannibale e tu devi tacere… i salutisti integralisti ti aggrediscono come fossi un appestato distruttore del mondo se ti accendi una sigaretta e tu devi tacere… gli animalisti se ne sbattono le palle se un allevatore si vede decimare il bestiame da lupi e orsi e tu devi tacere… miriadi di organizzazioni “umanitarie” si adoperano h24 per aiutare i clandestini fottendosene dei milioni di Italiani in povertà totale e tu devi tacere… Se un cittadino viola la legge passa i guai, se la viola il rappresentante di una minoranza parandosi il culo dietro la “disobbedienza civile”, diventa un eroe e tu devi tacere. Potrei andare avanti fino a Pasqua, tira e tira prima o poi la corda si spezza, cosa succederà quando TUTTA la maggioranza silenziosa deciderà di non subire più e reagire con la stessa determinazione per difendere la diligenza?

      • Mi verrebbe di risponderti con Protogara “l’uomo è misura di tutte le cose, di quelle che sono in quanto sono e di quelle che non sono in quanto non sono“ ovvero la verità è vera per ognuno come la percepisce.
        Però se per alcuni versi questo relativismo può sembrare una soluzione, per altri lascia spazio a riflessioni che si concatenano in modo concentrico e ritornano a sé stesse creando non-risposte.

        Sicuramente hai centrato il focus di una anomalia sociale che si perpetua dall’epoca cosiddetta moderna ad oggi, proprio perché si è perso di vista il vivere secundam naturam a favore di una vita regolata da ritmi che Charlie Chaplin nel suo famoso film Tempi Moderni, ha descritto in modo impeccabile.

        Ora noi viviamo le contraddizioni che tu, acutamente, hai elencato, prima fra tutta quella che, da dovere dovuto, ovvero riconoscere le minoranze e dare loro voce, è diventato diritto soverchiante ovvero far sembrare i bisogni dei “normali” dei privilegi.
        Succede in tutto, anche nel lavoro, almeno nel mio sicuramente, dove spesso ti trovi a lavorare il doppio perché c’è sempre qualcuno che ha problemi, veri o presunti, per cui non può produrre più di tanto.
        Direi che questa è la risultanza di una certa politica comunista nata con ideali di giustizia sociale e finita a vivere di invidie e retropensieri.

        • La società teorizzata si distanzia dalla società reale quando gli intenti nobili producono effetti ignobili scientemente e subdolamente pianificati, punti di non ritorno destinati a creare deleterie derive e squilibri sociali capaci di minare valori acquisiti che, a torto (per alcuni) o ragione (per altri) rappresentano elementi di garanzia. Non è dato sapere se sia stata la politica a mutuare dalla società logiche apparentemente costruttive per fini distruttivi o viceversa, il tutto si racchiude nel termine “emendamento”. Quando sarebbe impopolare respingere una legge voluta dal popolo ma contro specifici interessi, più o meno occulti, si ricorre a questo strumento per indebolirla o addirittura vanificarla, sempre mantenendo ipocritamente meriti e vana gloria. Tale escamotage è da tempo applicato su tutti i fronti collettivi, non potendo demolire i doveri si aumentano i diritti, non potendo reggere un confronto diretto si procede con l’erodere, come un fenomeno carsico, gli altrui punti di forza, è esattamente quello che stanno ponendo in essere le minoranze, gay inclusi. La “maggioranza silenziosa” (definizione vintage in voga negli anni ’70 da me volutamente ripescata) rappresenta un solido ostacolo ma anche la linfa vitale del Paese, sconveniente e utopistico immaginare un vittorioso attacco frontale, meglio prodursi in sabotaggi mirati (metaforici emendamenti) che passano attraverso la demonizzazione e la colpevolizzazione. Per poter rafforzare le proprie istanze, occorre avere un pericoloso nemico da combattere, quando non c’è lo si inventa, lo si costruisce ad hoc. E’ considerabile, sempre nel senso metaforico, “emendamento” anche il linguaggio politically correct, alle larve intellettualoidi vorrei ricordare pezzi di storia, ogni dittatura è iniziata proprio creando tabù espressivi e mettendo fuori legge termini correnti. La guisa raggiunta è allarmante, è sufficiente farsi scappare “frocio” per essere accusati di omofobia, “negro” per essere considerati razzisti e “zingaro” per vedersi rovesciare addosso epiteti come intollerante, incivile e nazista. A proposito di “zingari”, la ribellione dei residenti in quel quartiere romano in cui volevano piazzarne una 70ina, è stata dipinta come la massima espressione del becerume sociale anti progressista. Chiudo il commento con una domanda, sempre rivolta alle solite larve, perché a nessuno è mai venuto in mente di allestire campi rom a Santa Severa, a Capalbio, a Portofino, a Cortina D’Ampezzo e in tutti quei luoghi frequentati da riccazzi e da loro stessi? La risposta è semplice, lo facessero razzisti diventerebbe proprio loro, i paladini della accoglienza e della tolleranza.

  19. Caro Tads , trovo il tuo post molto condivisibile e come sempre Tu, oltre che chiaro e preparato, sei anche …coraggioso 😜.Voglio solo aggiungere al molto che si e’gia commentato oltre che scritto, che in questa epoca così ‘moderna’ non basta neanche più ! un padre ed una madre a crescere dei figli nel migliore dei modi possibili..Ci vuol un clan fatto di relazioni parentali amicali e relazionali ,forte, sano e ricco di quel buon senso ormai dissacrato ridicolizzato o anche solo messo in ombra di continuo. Un clan che faccia da contenitore ,da capsula del tempo ,perché oggi fare i genitori con totale dedizione e attenzione comporta un coraggio! che neanche il cavaliere che affrontava il drago ha mai avuto….
    Sono fortunata ,perché solo la stupidità provoca in me un razzismo feroce e immediato,ma si sa quella non fa distinzioni ne di sesso ne di…sessualità.

    • ciao Ariel,

      hai scritto:
      “non basta neanche più un padre ed una madre a crescere dei figli nel migliore dei modi possibili..Ci vuol un clan fatto di relazioni parentali amicali e relazionali ,”

      Frase che dovrebbero stampare su manifesti 6×3 e tappezzare l’Italia, obiezione prevista: “anche i gay hanno parenti e amici”. Appunto, i bambini sono grandi osservatori, impiegherebbero ben poco ad accorgersi che ogni famiglia sia composta da un uomo e una donna… tranne la loro.

      Grazie per i complimenti e per il coraggioso 🙂
      non ho mai avuto paura di affrontare argomenti delicati ma qui si vince facile, tra solide realtà e labili teorie non c’è competizione 😀

  20. Devo dire che questo post è davvero un punto da cui partire per chiarire e definire pensieri, a volte confusi, su una tematica che si espande a 360gradi sulla società, proprio perché investe anche bambini che saranno le future generazioni. Mi chiedo se tu abbia mai fatto una riflessione su ciò che caratterizza l’omosessualità culturale da quella ambientale, vista la tua grande predisposizione all’analisi e alla tua altrettanto grande onestà intellettuale.

    • Mi affascina analizzare tematiche sociali senza farmi condizionare da ideologie.

      L’omosessualità “culturale” (di costume) è quella che ci riporta ad antiche civiltà ma tutt’ora diffusa in un alcune realtà tribali/etniche, uomini sostanzialmente etero attratti dalle donne che, più o meno sporadicamente, hanno rapporto omo, prevalentemente con giovani ragazzi

      L’omosessualità “ambientale” (coinvolge maschi e femmine) germoglia in situazioni restrittive come carceri, conventi, caserme, collegi e particolari ambiti lavorativi. Difficile monitorare il “dopo”, probabilmente i soggetti coinvolti solo fisicamente e in grado di “rimuovere” tornano ai loro percorsi etero ma è solo una supposizione

      • Sicuramente gli ambienti chiusi mono genere portano a focalizzare la libido su chi c’è, direi che è quasi inevitabile, senza diventare per questo omosex. Poi la storia ci racconta di grandi amicizie sbocciate anche sul piano erotico fra personaggi di spicco in ogni campo. L’amore efebico era di gran voga prima nei greci e poi nei romani, ma mi pare che dovesse, almeno ufficialmente, cessare quando il giovinetto avesse raggiunto la maggiore età. La delicatezza di un adolescente maschio evoca, ancora oggi, un immagine muliebre. Poi, da un po’ di tempo a questa parte, pare che la maggior parte delle grandi figure storiche, fosse omosessuale, il che mi ha sempre lasciata leggermente interdetta.

        • su questo fronte vi sono diverse scuole di pensiero, alcuni sostengono si trattasse prevalentemente di pederastia, intendo quella praticata da illustri personaggi della storia. Il “femminiello” è figura spesso presente nella letteratura partenopea. Pare che ancora oggi in molte tribù l’ospite d’onore, quello importante, venga “omaggiato” in siffatta maniera.

  21. Condivido in pieno. Oggi c’è una forma nuova di razzismo: l’antirazzismo spinto. Quando ancora andavo allo stadio – ormai 10 anni fa – avevo già notato che qualcosa stava cambiando: a un “coloured” guai a fare un fischio, ma a un “caucasico” potevi gridare liberamente le peggio cose (da “devi morire” a ululati vari…) e nessuno diceva nulla. Ovviamente sono contro ogni forma di razzismo nella misura in cui protegga chiunque allo stesso modo dei “normali”, ma “poteri speciali”… non vedo perché, e non lo trovo giusto.
    Perfettamente d’accordo sulla disquisizione sui bambini. Francamente i bambini sono come spugne: trovo difficile che crescere in una famiglia “omo” dia loro una scelta davvero libera più avanti, non per forzature che possano ricevere bensì per il semplice condizionamento dell’esempio. Questo non significa che non possano esserci famiglie omo in grado di crescerli meglio di famiglie etero. Non basta essere etero per far crescere bambini sani. Ma questo è un discorso parallelo, ovvero la capacità dei singoli di essere buoni genitori.
    Detto (anzi scritto) questo… sicuramente ci saranno fior di psicologi che ne sapranno senz’altro più di me e che, spero, sappiano cosa stanno facendo e siano considerati. Sembrerò antidemocratico, ma le scelte importanti, come quelle che riguardano il benessere dei bambini, non si devono lasciare al “sentimento di strada” ma devono essere presi da esperti che ne sanno.
    Infatti sono contrario a “referendum per ogni cosa”.
    http://www.wolfghost.com

    • Sottoscrivo il tuo commento in toto, sono anche io contrario ad affidare al popolo certe decisioni/scelte, soprattutto quando sarebbero prevalentemente di “pancia” e/o ideologiche più che la summa di profonde riflessioni. Tuttavia in questo caso le cose sarebbero diverse, per questioni burocratiche e istituzionali, il concetto di famiglia è scritto nella Costituzione, ogni legge “cambiamento” emanata in merito da un governo verrebbe (obbligatoriamente) bocciata dalla Corte Costituzionale. Per poter legalizzare nuove forme di famiglia occorrerebbe prima modificare la Carta e questo, forse anche giustamente, non può non tener conto della sovranità popolare. E’ un argomento interessante sul quale scambiare opinioni ma, da un punto vista paratico, certe rivendicazioni o istanze, attualmente sono solo utopie.

  22. Ciao Zio. Non so esprimermi a riguardo non per paura di essere tacciata di ipocrisia, ma perché con la formazione che posseggo mi trovo in un punto in cui tutti avrebbero ragione e, paradossalmente, tutti avrebbero torto. Del family day l’unica cosa che mi ha lasciato sbigottita riguarda la drastica riduzione delle nascite imputata prevalentemente a fattori economici. Sono donna, ho 30 anni, sono in età fertile ma sono consapevolmente una donna che sa cosa sia la gestazione, e da un punto di vista legale, e da un punto di vista sociale. Come me ci sono tante donne colte ed intelligenti consapevoli che la gestazione è in primis una condizione su cui noi, oggi, abbiamo conquistato il sacrosanto diritto di scegliere quando, come e dove. Avere questo diritto di scelta mi fa sentire una minorata quando passano notizie come quella ascoltata qualche settimana fa alla radio: l’autismo potrebbe essere dovuto al fatto che le donne partoriscono sempre pi tardi. Dare la colpa a noi, a questo nostro diritto (sarà forse la cultura che ci nutre o l’autodeterminazione che abbiamo ottenuto) significa ancora una volta pretendere di controllare la vita di una donna, che magari a 26 anni non se la sente di diventare madre e ha bisogno di tempo per metabolizzare la sua natura. Non voglio sentirmi in colpa per il fatto che ancora non ho figli, né sentirmi in colpa se un domani sceglierò di averne solo uno. Vorrei semplicemente essere compresa, proprio come oggi si comprende il desiderio degli omosessuali di diventare genitori.

    • ciao Aida,
      tendo a credere poco a certi dati (da qualsivoglia parte provengano) diffusi intinti nell’allarmismo sociale, il calo demografico è dovuto alla crisi economica solo in parte. Chi non ha sicurezze economiche e non è in grado di garantire tutto ciò che serve, fa bene a non mettere al mondo figli, tra l’altro anche con uno Stato totalmente assente. La percentuale di coppie agiate che rinunciano alla prole per priorità diverse è in aumento esponenziale. Fare figli significa intraprendere un percorso vincolante e totalizzante che dura anni e anni, con una forte limitazione della libertà personale. Credo sia una balla anche quella della carriera, il lavoro (parlo di quello regolare nelle grandi imprese e nel pubblico) non ha mai impedito la maternità a nessuno. Certo bisogna tagliare viaggi, uscite frequenti serali, week end in giro e tutta quella serie di attività ludiche e non che occupano il tempo libero.
      Sui rischi delle gravidanze in età matura non sono documentato, diciamo che diventare genitori a 60anni significa rischiare di crepare di vecchiaia prima che i figli si laureino, giovani non ancora inseriti nel mondo del lavoro che si ritrovano orfani, non mi pare il massimo.
      Il desiderio di genitorialità dei gay credo si allochi in altre aree e nasca da altri bisogni.

      • Sono fidanzata da anni e pur avendo un progetto di vita sicuramente non me la sarei sentita di diventare mamma a 26 anni. Personalmente credo di aver bisogno di una certa maturità, ma anche di una consapevolezza che porta a capire cosa significhi effettivamente genitori. Rispetto a mia nonna e ad alcune mie zie sono consapevole di questo diritto all’autodeterminazione, e ne sono felicissima di poterne essere testimone. So che oggi posso gestire la gravidanza in vario modo, posso essere supportata prima e dopo il parto, posso trovare aiuto in ogni dubbio. E questa consapevolezza non deve equivalere ad una condanna, ad un’etichetta secondo cui io sto sottraendo a voi (il voi è generale) il diritto alla pensione perché non ho ancora fatto figli. Che poi quello economico è il problema minore. Se si ritornasse ai miei tempi (parlo di 20 anni fa) nessuno si poneva questioni nell’acquistare un paio di scarpe al mercato, nel passare il giubbino nuovo da cugino a cugino, nel fare la spesa al discount e nel preferire un gioco da 20 euro piuttosto che uno da 200.

        • Non sono assolutamente un predicatore che sale sul pulpito per incrementare la popolazione, tutt’altro, siamo già in troppi e, di questo passo, tra qualche decennio avremo problemi a reperire risorse per sfamare tutti. Il tuo discorso non fa una piega ed è adeguatissimo all’attuale momento storico. Una volta i figli erano braccia utili, fin da piccoli, oggi sono un costo enorme e con un futuro incerto. L’autodeterminazione della donna non l’ho mai massa in discussione, semplicemente non sono d’accordo con chi si adopera per diventare genitore in età avanzata ma sono scelte personali. Razionalmente parlando, chi non ha i mezzi per garantire tutto il necessario, farebbe bene ad astenersi. Se in un Paese si arriva a fare figli per poter garantire la pensione ai nonni… siamo messi proprio male.

  23. Gaio Giulio Cesare era omosessuale, tanto che veniva soprannominato “la moglie”, ma non mi sembra che soffrisse di soverchie discriminazioni. Adriano mollò moglie e Roma per andarsene a Nola col suo bel Antinoo. E si potrebbero citare tanti altri casi storici di omosessuali che raggiunsero importanti traguardi, senza sognarsi di piagnucolare come alcuni fanno attualmente. Quanto poi al Medioevo, è in tale periodo che sorsero le Università, che fiorirono Dante, Petrarca, Boccaccio e l’Umanesimo, per non dire di Donatello, Cimabue e tanti altri. Quanto a licenziosità, poi, basta leggere il Decameron (sulla cui scia si posero a Medioevo appena terminato le novelle di Agnolo Fioenzuola e quelle di Straparola) per comprendere che il Medioevo fu tutt’altro che l’epoca buia che l’ignoranza crassa di certa gentaglia dei nostri giorni vorrebbe indicare.
    Lasciando da parte questioni morali o che coinvolgono in qualsiasi caso opinioni soggettive, mi lascia perplesso il fatto che tale intollerante modo di “pensare” (che esagggggerato!!!!) provenga da coloro che, spesso e volentieri, lodano sperticatamente -al di là dei suoi meriti effettivi- la costituzione, la quale all’art. 29 stabilisce che “La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio”. Adoperando le solite alchimie lessicali, i medesimi cialtroni trasformano in “tradizionale” (quasi che fosse un’offesa: io mi sento onorato di poter usufruire delle nostre tradizioni) quella che è proprio la “famiglia naturale” di cui parla la costituzione, la quale ai successivi articoli conferma che i figli vengono “generati” non costruiti o acquistati. Propongo che i fautori del genitore 1 e del genitore 2 vengano definiti per legge “acquirente 1” e “acquirente 2”, di tal che la loro distanza dalla famiglia naturale venga ben rimarcata! … meglio scherzarci sopra, per non adirarsi troppo … e, di solito, dico che sono adirato quando mi sono inczzto di brutto.

    • ti ringrazio per questo dotto e documentato intervento, l’omosessualità è nata con l’uomo ed è stata praticata anche da personaggi che hanno scritto la storia, da Maestri del pensiero, dell’arte e non solo, come giustamente dici.

      In questo blog mi diletto ad affrontare, tra il serio e il faceto (dipende dall’argomento) tendenze e tematiche sociali da un punto di vista alternativo, non allineato, diciamo che lancio sassi nello stagno (senza nascondere la mano) per stimolare riflessioni sugli immancabili lati oscuri delle cose.

      Nel post, per motivi di spazio e per non produrmi in un interminabile sermone, mi sono limitato a esporre alcuni punti che riguardano i bambini ma in realtà sarei andare ben oltre.

      Dietro tutta la questione vi è un universo femminile che ignora totalmente traguardi e strategie dei gay, al punto da essere loro compagne di lotta. Invero dovrebbero essere le prime, in quanto coinvolte direttamente, a contrastare le adozioni alle coppie omo.

      Dimostrando al mondo che un bambino possa crescere con due padri serenamente, senza nessun effetto collaterale né condizionamenti, senza lacune né vuoti esistenziali. Significherebbe mettere in seria discussione l’elemento che in assoluto più valorizza la donna, il ruolo di madre. Nel momento in cui si riuscisse in questo intento, cambierebbero radicalmente una infinità di cose e non penso proprio in meglio.

  24. E’ un tema davvero molto delicato, ma, io credo, anche molto semplice. Basterebbe davvero pensare a loro, ai bambini, ma pensarci sul serio, non! ostentare di pensarci …
    Penso solamente che non si pensi a loro nella stessa misura (ma opposta) di quella in cui si pensa a sè stessi. Dovremmo mettere tutta questa energia in qualcosa che cambi davvero aspetti che non vanno bene! Invece viene sprecata doppiamente … e per cercare di distruggere la famiglia (nel vero senso della parola) e per cercare di difenderla … bah.
    Ciao Tads! Buon pomeriggio 🙂

    • Ciao Norma,
      aldilà di ogni considerazione, penso che l’errore più grande sia stato piazzare (VOLUTAMENTE) un enorme carico ideologico sulla questione. Le donne dovrebbero scendere in piazza coi forconi per difendere l’insostituibile ruolo di madre, invece perorano la causa gay sulle adozioni. Come se non si rendessero conto di essere quelle più penalizzate e sminuite.

      • Certo che non se ne rendono conto! Stanno pensando al contrario e si sono convinte che sia più “nobile” e di star combattendo per qualcosa di grande; ho paura che di grande ci sarà solo il vuoto dentro i bambini, si, proprio loro. Dentro, intorno, sopra e sotto.

        • hai perfettamente ragione ma nel vuoto non ci piomberebbero solo i bambini, anche l’universo femminile che si ritroverebbe annichilito nel suo punto di maggiore forza.

  25. Hai proprio ragione, sono dei concetti di base che sono forse non chiari! Analizzando la tenera età di un qualsiasi soggetto, evince che tra le altre cose, l’essere umano in età adulta di accoppia e si riproduce, insomma, è il ciclo della vita! Ora, se un qualsiasi soggetto, cresce con questo concetto, eterno o gay che sia, in età adulta può sentire l’esigenza o voglia, per essere più corretti, di creare una propria famiglia, non si può fare una colpa sicuramente, ma non si può imporre loro di non creare una famiglia!
    Tolto questo, concordo pienamente con te sul fatto che i bimbi hanno perennemente bisogni di input maschili e femminili nella loro crescita, per milioni di sfaccettature che determinano poi la loro maturità! Buona giornata TADS

    • “…eterno o gay che sia…”
      quell’ETERNO è un lapsus Freudiano? 😉

      dove i concetti non sono chiari? temo di non aver capito.

      se per famiglia (parlo di gay) intendi coppia, non mi pare ci siano problemi, se invece ci mettiamo dentro anche i bambini il discorso cambia.

      Mi fa piacere tu sia intervenuta perché ci tenevo a porti una domanda, ovviamente allargata a tutti, in questa diatriba sulle adozioni alle coppie gay le donne sono quelle che più di tutti ci rimettono, anche pesantemente… perché anziché ribellarsi si sono alleate (parlo dei movimenti femministi e di molte altre)?

      • Eterno, avrà corretto il t9 in automatico!
        Non mi sono spiegata? Tutti nasciamo in una famiglia e crescendo vorremmo anche noi la nostra, sulla base di tradizione tramandata dai nonni e dai genitori, quindi crescendo gay o etero, suppongo che in tutti nasca il desiderio di avere la propria famiglia con annessi i figli! Se parliamo di sconvolgimento degli ecosistemi naturali, ti darei ragione, madre natura ha voluto che la riproduzione avvenisse fra due esseri di sesso opposto, però oggi abbiamo ribaltato tutto, la scienza studia come riprodurvi senza la materia prima, riproduciamo animali con sperma selezionati e senza seppure farli consumare, il tutto in provetta, ma ti pare? E allora perché opporsi alle coppie gay che vogliono figli?
        Io comunque non sono mai stata favorevole si movimenti estremisti, ma suppongo che si sia voluto creare una sorta di solidarietà femminile con quei gay che poi fungono da “donna “.

  26. Provo a dare una risposta alla domanda che poni in merito alle femministe e alla gestazione per altri, mi pare si dica gpa, o gps (ma gps, cioè solidale, credo sia un po’ diverso….ci si confonde con tutte queste sigle) nonchè all’adozione delle coppie omo.
    Premetto che mai riuscirei ad accettare l’idea di una gpa, nè per coppie etero nè per coppie omosessuali, 9 mesi di figlio tuo e poi via….mai!, premetto anche che non sono una femminista, ma rispetto una larga parte di pensiero del femminismo che ha contribuito a porre l’attenzione sui diritti delle donne, non solo perchè donne ma anche perchè esseri umani, e quindi a delle conquiste necessarie in alcune parti del mondo. Detto questo penso bisogna distinguere di che tipo di femminismo stiamo parlando perchè ultimamente questo si è spaccato e ciò che abbiamo visto a Verona riguarda la parte più estrema, irritante e reazionaria del movimento. Perchè lo hanno fatto? Me lo chiedo anche io.
    Per mantenere desta l’attenzione sulla libertà della donna, cavalcando il trend del momento? Se così è, hanno sbagliato creando una pericolosa macedonia. Per dare un segnale forte ai nemici di sempre delle donne, cioè al patriarcato del pensiero cattolico e delle destre estremiste, alleati contro le donne da sempre su molte questioni? Forse, ma c’è il grosso rischio di un boomerang, cosa che c’è stata perchè sono moltissime le femministe che hanno preso le distanze (giustamente).
    Ci potrebbero essere tante altre motivazioni, politiche, economiche, mediatiche o ci potrebbe essere alla base un semplice enorme errore di questa frangia del femminismo.

    Sulle adozioni alle coppie gay, due uomini per intenderci, il pensiero delle femministe potrebbe essere più sottile e meno evidente, ma non di meno impatto: tentare di limare l’assioma donna uguale madre.Lo hai scritto tu stesso, la maternità è lo spessore più alto dell’essere donna. Vero, verissimo, quindi perchè tentare di limarlo? Perchè una donna è e resta donna in tutta la sua essenza anche se non è madre, anche se non ha generato, per scelta o per costrizione.Ferma restando la mia forte perplessità sulle adozioni omo espresse nel mio precedente commento, questo ultimo pensiero sulla donna comunque donna, lo faccio mio.

    • penso sia giusto fare dei distinguo, le lotte femministe nate sull’onda lunga del ’68 che rivendicavano il diritto di uscire dal “ghetto rosa”, voluto per secoli dall’imperante maschilismo, sono sacrosante.

      Il femminismo dei giorni nostri è inciampato più volte (macedonie incluse), in alcuni casi anche clamorosamente, prestandosi a strumentalizzazioni finalizzate a obiettivi distanti galassie dai reali interessi delle donne. Per esemplificare, la sinistra e tutto il fronte “anti B” hanno inventato il “femminismo a tempo determinato” con il movimento “se non ora quando?” Tre manifestazioni di piazza con una grande risonanza mediatica per protestare contro il “bunga-bunga” e poi dissolversi nel nulla. Se qualcuno ha ritenuto la cosa “giusta causa” ha fatto bene a manifestare ma, per onestà intellettuale, dovrebbe giustificare in modo plausibile certi ambigui silenzi.

      Alcuni giudici mandano a casa (col braccialetto elettronico), dopo appena trenta e quaranta giorni, due uomini colpevoli di femminicidio… Una sentenza della Cassazione toglie la obbligatorietà del carcere preventivo agli stupratori di gruppo… nelle ultime settimane alcune sentenze della corte d’Appello hanno dimezzato le pene a due ex compagni che si sono trasformati in assassini (se ben ricordo ci hai scritto un post)… una Corte assolve presunti stupratori perché la vittima era troppo racchia per stimolare la libido (per fortuna l’altro giorno la Cassazione ha annullato sta minchiata di sentenza)… Nichi Vendola, comunista “duro e puro”, va all’estero col suo compagno e si procura un figlio con una gravidanza su commissione… Onestamente, ragionevolmente, razionalmente, “quanlunquemente”, quanto è credibile un femminismo che sbraita contro le cene di Arcore e tace di fronte a tutto questo? Di una cosa sono certo, se Vendola fosse stato leghista o berlusconiano, la cosa avrebbe generato un bailamme senza precedenti e le femministe, come per miracolo, sarebbero riapparse in masse in tutte le piazze. Perdona la digressione.

      L’autodeterminazione è una grande conquista e, tra le altre cose, consente alla donna di decidere se procreare o meno, emancipandosi da certi dettami biblici e sociali ormai ammuffiti. Esistono anche donne che vorrebbero figli ma per cause a loro non imputabili non possono averne, tutto ciò è cristallino ma non sminuisce né indebolisce il pilastro più robusto che regge l’universo femminile, l’INSOSTITUIBILE ruolo di madre.

      Quando mi ritrovo a disquisire di tematiche sociali, tendo a osservare le cose dall’alto, non per presunta superiorità (sia chiaro) bensì per avere una visione più ampia, globale. meglio definita. Da anni (ormai decenni) è in atto una sorta di “migrazione di genere”, sempre più numerose le donne che entrano nei territori storicamente maschili e sempre più numerosi i gay che entrano nei territori storicamente femminili. Fra le due “invasioni” vi è una sostanziale differenza, le donne si affiancano agli uomini, i gay puntano a spodestare le donne,, l’adozione per loro sarebbe l’apoteosi, il traguardo massimo, la chance tanto sognata per uno sdoganamento sociale agognato da sempre. Pare le donne, molte donne, non si accorgano di questa progressiva erosione, tant’è che sono al fianco dei gay.

      Come detto e ridetto qua sopra, difficilmente i gay otterranno l’adozione e quindi, gioco forza, incrementeranno il mercato delle “prezzolate gravidanze conto terzi”, l’ho già scritto e lo ripeto volentieri, nemmeno il più bastardo dei maschilisti riuscirebbe a inventare uno sfruttamento del corpo femminile più becero, più anti etico, più frustrante e più sconcertante. Le unghie che grattano sugli specchi della solidarietà e il chiodo dell’autodeterminazione estrema, non sono in grado di reggere nessuna motivazione, tanto meno sigle e acronimi fantasiosi.

      Qualora qualcuno non lo avesse ancora inteso, i “diritti” non devono MAI essere confusi con le “pretese”, tanto meno quando queste coinvolgono vite non in grado di scegliere. Quello dei bambini non è territorio di conquista né uno “psico/socio” laboratorio in cui fare esperimenti al buio.

      • Concordo, Tads. Controfirmo la chiusura del tuo commento.
        Probabilmente sarei stata una femminista se il movimento fosse rimasto genuino come negli anni ’80 (per quanto anche allora sguaiato, ma a volte occorre urlare per farsi ascoltare) Ora si è politicizzato e si fa strumentalizzare facilmente.

        Buon fine settimana, a presto.

  27. Stavo facendo una ricerca su Google e sono incappata nell tuo post. Colpita in positivo. Ora vado di fretta, ma torno a commentare
    buona giornata

  28. mah, io credo che l’idea di famiglia sia anche un fatto culturale, non credo che sia la stessa dappertutto; essere parte di una famiglia può avere connotazioni diverse in paesi diversi; certo per mettere al mondo un figlio ci vogliono sempre un uomo e una donna (ma fra un po’, anzi forse di già nemmeno più quello) . Detto questo non posso negare che l’idea di una bimbo con due madri o due padri o tre nonne mi suona un po’ strano. Ma sul punto, ripeto, non ho tutte queste certezze e sono convinta che sia in gran parte frutto di codizionamenti culturali e sociali. In fondo quante volte è capitato di vedere figli cresciuti da mamme, nonne e zie perché il padre era assente (o magari il contrario, anche se più raramente, la madre). Sono venuti su storti o complessati o deficienti (non nel senso di stupidi)? … non ne sono tanto sicura.

    • l’idea di famiglia è soprattutto un fatto culturale, specie in Italia, in una sola generazione siamo passati dalle macerie della guerra a essere la settima potenza economica mondiale, grazie proprio al “vecchio” concetto di famiglia. Una generazione di genitori che ha sacrificato ogni cosa per dare un futuro ai figli.

      Quando si parla di grandi numeri credo sia giusto tenere d’occhio la tendenza, minoranze a parte, la colonna portante dei valori base è ancora la famiglia tradizionale. Non ho nessuna certezza ma ci andrei cauto prima di cestinare un modello che, bene o male, regge da sempre. Nessuno è in grado di leggere il futuro, tuttavia le esigenze dei bambini sono elementi solidi e certificati, soprattutto dovrebbero essere inalienabili e tenuti fuori da certe strumentalizzazioni. Moltissime persone sono cresciute con un solo genitore, se consideriamo gli orfani di guerra e i figli di Italiani emigranti, i numeri diventano importanti ma allora esistevano altre forme educative e la famiglia faceva gruppo, oggi la situazione è diametralmente opposta, infatti i risultati si vedono.

      • Io non sono dell’idea di cestinare la famiglia tradizionale, nella quale credo, anche se, intendiamoci, all’interno della famiglia “tradizionale” si sono visti e si vedono anche alcuni meccanismi perversi e storture che non mi sento certo di elogiare; sta di fatto che la famiglia, quella di una volta con figure di riferimento che non erano solo i genitori e modelli educativi che vedevano una rigida separazione di ruoli tra padri madri e figli sta sempre più scomparendo, soprattutto nelle grandi realtà urbane del nord. La realtà cambia, di questo dobbiamo prenderne atto: sono sempre più le famiglie formate da soli genitori e figli e sempre di più le coppie omo (forse si nascondono di meno, forse una nuova moda o una nuova consapevolezza). Certamente sono ancora una minoranza, se contiamo i grandi numeri, ma non c’è dubbio che una coppia omosessuale che convive si senta famiglia non meno di una coppia eterosessuale, E, in prospettiva, credo che la società che cammina debba interrogarsi fino a che punto è veramente deleterio o inopportuno che un fanciullo venga cresciuto da due genitori dello stesso sesso, interdicendo l’adozione a quelle coppie, (sulla maternità surrogata non mi pronuncio) che probabilmente non hanno meno capacità di offire accudimento e cure parentali di altre.

        • il nocciolo della questione credo stia tutto nelle ultime righe del tuo commento, che poi è lo stesso del post, individuare la differenza che passa tra quello che una coppia gay (seppur affettuosa e premurosa) possa offrire e le reali esigenze a 360° di un bambino. Il fatto che vi siano disagi in alcuni figli di coppie etero e/o separati, non costituisce un punto di forza, anzi, semmai evidenzia debolezze e complessità. Come ho già scritto, i bambini non hanno solo bisogno d’amore e affetto, magari bastasse solo quello. Comunque i risultati sono palesi, da quando sono andati in soffitta i valori di una volta, i nuovi giovani si sono persi, parlo sempre di tendenze, non generalizzo.

  29. Tads, ma ciao!
    quando riesco a venire a leggerti, già so che troverò delle buone riflessioni.
    Ognuno ha la propria libertà, fin quando non va a ledere quella degli altri…
    poi credo che le spettacolarizzazioni e le strumentalizzazioni non siano giuste ne dall’una né dall’altra parte…
    la famiglia è dove c’è amore… ma hai ragione che spesso sono i bimbi inconsapevoli a farne le spese…

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