Italia sì, Italia no… la terra dei cachi!

Italiani, 60milioni di C.T. della Nazionale, scrittori, poeti, cuochi, opinionisti e tuttologi multitasking ma, secondo alcuni discendenti diretti di Dio, 60milioni di cerebrolesi boccaloni da lobotomizzare. La dice lunga il successo degli “influencer” (si moltiplicano come ratti), in assenza dei quali, pare, non sapremmo come vestirci, nutrirci, occupare il tempo libero, scegliere mete vacanziere, film, libri, risolvere l’annosa questione delle unghie incarnite e, grazie ai video-tutor, imparare a grattarci il culo e scaccolarci in pubblico senza farci sgamare (mica facile). Un accerchiamento a ranghi serrati che si fa beffe delle stoiche e sparute sacche di resistenza, accantonando scelte estreme come l’eremitaggio, non ci rimane che l’algido realismo, icona del politicamente scorretto. Ultima trincea per non farsi fagocitare.

Le incessanti bordate provengono da due unità ostili: TV e WEB, la prima è parzialmente eludibile, la seconda è una sorta di “TSO” inevitabile anche per i più scaltri, soprattutto perché particolarmente subdola nella forma e nella sostanza. Aprendo un sito di news ci imbattiamo, nostro malgrado, in personaggi più o meno famosi intenti a lavare “panni sporchi” in quella immensa e affollatissima agorà chiamata “rete”. Inversione di tendenza, ci fu un tempo in cui per un “big” la privacy era sacra, nell’era tecnologica i segmenti tragici del proprio vissuto sono una fucina di “like & follower”. Puoi avere dieci lauree o essere l’Einstein del terzo millennio ma, voce dei nuovi dettami, se non porti in dote un “container” tracimante “L & F”, rimani al palo come un jurassico Fantozzi.

Le confessioni intime non vengono postate in “ordine sparso”, assolutamente no, si procede per “filoni”, sordida strategia che surfa il redditizio reef del momento. Bypassando infanzie infelici, patologie gravi, molestie presunte o reali e l’immancabile depressione, i trend sul podio sono: 1) chiudere i rapporti sentimentali sul web, 2) fare coming out , 3) confessare un passato da tossici e/o alcolisti. Verrebbe da pensare che dietro tutto questo vi sia una mente diabolica capace di capitalizzare le famigerate e già citate “unità Aristoteliche”, quelle che hanno reso celebre la “tragedia greca” ma sarebbe una immeritata lusinga.

Saltiamo momentaneamente sul carrozzone TV con un confronto tra due “Regine” che offrono prodotti simili ma con “sentenze” diametralmente opposte:

Barbara D’Urso… esperienze in tutti i settori dello spettacolo: cinema, teatro, televisione; per un certo periodo è stata anche giornalista (con tanto di iscrizione all’albo) collaborando con alcuni mensili, tuttavia è il piccolo schermo a lanciarla nell’olimpo. GF, fiction e vari show ma il “botto” arriva con il contenitore pomeridiano, soprattutto quello domenicale, immancabili i “blocchi” trash. Ascolti che hanno provocato travasi di bile in quel della Rai che, nonostante il pedissequo avvicendarsi di conduttori, per anni non è riuscita a produrre una “domenica in” in grado di competere.

Maria De Filippi… ha più volte dichiarato pubblicamente che senza gli spintoni del potente marito (Maurizio Costanzo) non sarebbe mai diventata quello che è. Come lei stessa sostiene (onore alla onestà intellettuale), non sa recitare, non sa ballare, non sa cantare, non sa presentare (imbarazzante l’imbarazzo Sanremese), tuttavia il suo essere “alternativa” e fuori dagli stereotipi è apprezzato da molti. Ideatrice e conduttrice di due programmi tra i più discussi e discutibili: 1) “c’è posta per te”, casi umani, persone che si rincontrano dopo lustri, sputtanamento di beghe famigliari e tutto il cucuzzaro strappacore. 2) “Uomini e donne”, format inverosimile Top-fiche e Top-ganzi, ai quali basterebbe mettere piede in un qualsiasi locale per rimorchiare ogni ben di dio, vanno in televisione a cercare l’anima gemella dando vita a “pantomime tiramolla” per allungare brodo e presenze, in letteratura si chiamano “digressioni”. Anche qui il trash non latita, con tanto di opinionisti e giullari che aizzano i partecipanti come gli spettatori di un combattimento tra galli. Non sono un fan né dell’una né dell’altra, nemmeno seguo i loro programmi, un paio di puntate per carpirne la direttrice sono più che sufficienti.

Universi paralleli che stimolano riflessioni seriose.

Il mondo “social” ci erudisce sul come trasformare in valore aggiunto la strumentalizzazione dell’intimismo, messaggio preoccupante, sociologicamente pericoloso nel suo diffondere modelli comportamentali. Lo traduco in volgo chiedendo anticipatamente venia ai più sensibili: “metti tutti i cazzi tuoi in rete, manda affanculo il/la partner su twitter/facebook/instagram, spargi ai quattro venti la tua sessualità e rendi pubbliche le nefandezze esistenziali che ti opprimono, è l’unica strada per il successo, se ti dice bene, ci marci pure economicamente”. Valida alternativa è quella di sparare cazzate da mentecatti spacciandole per “esigenze primarie salvavita”, come ha fatto una certa Taylor Mega (ma chi è?): “per campare ho bisogno di un milione di euro al mese”. Effetti collaterali dovuti alla chiusura dei manicomi.

La “tv” ci propina una dubbia morale palesemente espressa nell’ultimo Sanremo, il popolo italiano, nelle vesti di utente/spettatore, è costituito da una massa di fessi, indirizzabile, manipolabile e gabbabile con il joystick della affettazione. La Signora Barbara viene quotidianamente crocefissa, per contro, la Signora Maria viene quotidianamente idolatrata. Impossibile spiegare razionalmente cotanto doppiopesismo, pur tenendo i piedi ancorati mentre le unghie grattano sugli specchi alla ricerca di una accettabile motivazione. Le prolisse e onnipresenti malelingue asseriscono con perfidia: “non conta ciò che fai, conta quanto conti”, in queste lande non c’è competizione.

E’ molto probabile che “massmediologi” e “pupari” della comunicazione siano giunti a una conclusione comune capace di incrociare le parallele, cioè creare “angeli” e “demoni” televisivi sfruttando il “percolato” dei social. E’ un circolo vizioso, le presenze televisive incrementano la popolarità sul web, la popolarità sul web incrementa le presenze televisive.

Impossibile chiudere il post senza una spruzzatina di sano cinismo: “i cecchini necessitano di un bersaglio e gli spaesati di un totem da venerare”.

Tullio Antimo da Scruovolo

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201 pensieri su “Italia sì, Italia no… la terra dei cachi!

  1. Primo commento a caldo: e che caz se Barbarella era iscritta all’albo dei giornalisti a questo punto mi ci iscrivo pure io.
    Secondo commento: torno seria e ragiono sul post. I romani ci avevano visto giusto con l’espressione panem et circenses, dai questo al popolo e il popolo sarà contento. Visto che ci siamo evoluti siamo passati al livello successivo e cioè che il popolo non solo è contento (pure quando il panem è poco) ma vuole anche entrare a far parte dei circenses. Le due signore da te citate, ma come loro tanti altri, sono andate a solleticare gli aspetti più bassi dell’animo umano e cioè quelli che toccano da un lato il voyeurismo di paese grazie al quale ci facciamo i fatti più privati della vita altrui e dall’altro la meschinità del poter dire “per fortuna non son messo così male”, che oltretutto gratifica anche l’io. A questo aspetto, di per se già triste, va aggiunta la necessità di apparire che caratterizza la società attuale quindi il bisogno di avere like, follower e compagnia e poco importa se tutto questo lo si ottiene anche a scapito della propria dignità. Cioè per quanto nella vita sia una cosa normale e che capita sinceramente continuo a trovare strano voler andare in tv e mostrare che prima mi hanno scelto come al mercato dei cavalli e poi mi hanno scaricato, anche se poi in cambio avrò tanti followers su Instagram (ahhhh beh allora). Eppure pare essere ciò che oggi conta: apparire sempre e comunque anche se facendo una figura becera.
    Un ultimo appunto: hai giustamente notato come la Barbarella sia oggetto di critiche mentre la Maria venga osannata: credo banalmente abbiano scelto due linee diverse per raggiungere lo stesso obbiettivo: la prima si è palesemente buttata sul trash mentre la seconda ha, anche abilmente, giocato tra situazioni apparentemente più professionali (amici) e altre in cui il patetico viene moderato in modo da essere meno smaccato.

    • commento ineccepibile, very nice!

      sull’ultimo appunto in linea di massima concordo, anche se, come ho scritto, non credo che “c’è posta per te” e “uomini e donne” possano essere posti un tacca più in su di “domenica live”, tutt’altro, a mio avviso “U&D” è di gran lunga più trash. “Amici” è un “talent”, infatti non l’ho menzionato.

      Probabilmente la proverbiale compostezza della De Filippi fa la differenza ma come donna, non come livello di format, non mi permetterei mai di esprimere giudizi sulla persona, ci troviamo di fronte a due campionesse di ascolti che razzolano nella stessa aia ma una viene demonizzata e l’altra beatificata. Una stranezza inspiegabile se ci si tiene a distanza dalle logiche di potere. La Siura Maria in Mediaset è una sorta di “Madonna” ma la cosa ancor più strana è che gode della stessa reverenza anche da parte della concorrenza.

  2. Post “ecchecazzomaquantomipiace”(col beneplacito dell’accademiasifottadellacrusca)
    Caro il mio Zio TADS, mi inchino a cotanto sbrocco.
    Tilovvodibbene si puo’scrivere?
    (Gia’per me e ‘un casino gestire un bloggerello, figuriamoci gestire tutto sto’casino social,che 6 anni di fbi mi hanno traumato 😂😂😂😂)

  3. Pensa tu, che influencer o come cavolo si scrive, cosa vuol dire…
    Cose da malati di protagonismo, non si ha piu’ una propria personalità se non ci si adegua e segue ste persone?
    Tutti capiscono tutto ne sanno di tutto poi scopri che non sanno neanche la capitale d’Italia, e che le priorità per queste persone solo la macchina fuori serie, come vestirsi e come avere le unghie.
    Boh, sarà perché, ho un’altra età, sarà perché sono stata abituata ad essere e non apparire…
    Cose che ho insegnato a mio figlio, e che continua a essere fuori da questi “gironi” di teste di minchia, scusa per la parolaccia.
    Ciao TADS, sono riuscita a commentarti eureka!

    • ciao Fiorella,

      per certi versi su internet, in particolare sui social, si è riversato tutto il chiacchiericcio da portineria, da mercato e da sala d’attesa delle pettinatrici, con in più questo irresistibile bisogno di condividere i propri casini. Aggiungici l’amplificazione della rete ed ecco i risultati.

  4. E’ un piacere rileggerti dopo tanto silenzio. Quante cose sono cambiate nel frattempo! Grazie per
    avermi aggiornato sulle tendenze della TV e sui social: ormai non seguo più né l’una né gli altri. Su Barbara e Maria non saprei che dire, non avendole MAI seguite: mi fido del tuo giudizio sui loro programmi. Sono invece preoccupato sull’andazzo dell’Economia e purtroppo, vista la mia età, non posso nemmeno approfittare della quota 100 e del reddito di cittadinanza per potere fuggire dall’Italia, pur sapendo che è stata sconfitta la povertà e che tutti potranno felicemente andare in pensione…
    Come sempre ammiro il tuo linguaggio e il modo di esporre il tuo pensiero.
    Un cordiale saluto.
    Nicola

    • Esimio Nicola,
      felice di rivederti, credimi che faccio fatica a tenermi lontano da certi argomenti, anche se la tentazione è forte.
      Come sempre ti ringrazio per gli apprezzamenti.
      Ricambio il saluto

  5. La svalorizzazione dell’intimità, intesa come mondo interiore, sentimento ed intellettualità alla pari e parimenti valorizzate e tenute da conto, è iniziata tanto tanto tanto tempo fa e sicuramente all’epoca non ce ne siamo neanche accorti, o quasi.
    La messa sul mercato dell’intimità svalorizzata e privata della sia pur minima dose di consapevolezza (ecco di nuovo l’insieme inscindibile: sentimento-intellettualità, due parti della stessa mela, tenute insieme proprio dalla consapevolezza) torna e tornerà sempre molto utile a chi desidera e pratica il potere (inteso genericamente, ché il potere non è mai poi così occulto, a ben guardare) come arma di distrazione di massa per il proprio personale interesse (economico soprattutto).
    Un po’ di anni fa, non pochi, forse all’inizio o quasi di questo processo involutivo, un filosofo descrisse con molta efficacia la tesi sotterranea, ma poi non tanto, che sottostava alla messa in chiaro e sul mercato rionale delle vicende più personali ed intime. Mettere in piazza sé stessi, anche indecentemente, veniva/viene inteso come un valore, un modo per (di)mostrare la propria sincerità e autenticità, dando mazzate di morte e attribuendo retroscena mentali perversi a chi non pratica altrettanto sconsiderato esibizionismo. Questa indecente tendenza ha trovato spazio negli unici palcoscenici attuale a lei consoni: vale a dire la tv e la rete, era inevitabile.
    Però, a questo punto, diventa difficile per noi capire da dove è iniziato il processo di imbarbarimento emotivo: è arrivato prima il desiderio smanioso di apparire vendendosi l’anima, sia pur misera, che si ha in dotazione, o lo spazio pubblico che di questa vendita si è appropriato costruendoci sopra un impero anche (sottolineo anche) finanziario?
    Ecco, io credo che ogni cosa esiste e succede perché trova un terreno di coltura favorevole. A fare i soldi sopra alle porcate tocca poi ai soliti “cinici d’anima”, (e ci tengo a specificare “d’anima”, perché verso un certo cinismo, mediato dal realismo e dall’intellettualità nutro una discreta ammirazione).

    • commentino mica da ridere, chapeau!!!

      la prendo larga ma non troppo…

      un vecchio attore di teatro poi diventato Maestro (mi sfugge il nome), apriva una sua lezione calandosi i pantaloni e rimando in mutande davanti agli sconcertati allievi, soleva accompagnare la performance con questa affermazione: “ecco, quello in mutande sono io ma quelli in imbarazzo siete voi”.

      Bene, come sicuramente saprai, la comunicazione, da sempre, mutua riscontri dalla psicologia, la situazione imbarazzante voluta, provocata scientemente, crea disagio a chi la subisce ma questo disagio, se partito da un “pulpito” (nell’era moderna la rete), si tramuta in forte magnete, diciamo attrattiva. Il potere delle negatività, citato anche da te nel tuo ultimo post seppur in dimensioni diverse, crea più accolti di qualsivoglia positività.

      Fermo restando un dato oggettivo, salvo qualche eccezione che conferma la regola, la condivisione sul web delle proprie nefandezze, è peculiarità delle “figure di mezzo” che mai e poi mai raccatterebbero L&F se questi fossero a pagamento. Aggiungiamoci un aspetto poco considerato, forse volutamente perché termometro della meschinità collettiva, il “bello” spande invidia, il “brutto” accomuna e offre spazio alle paranoiche tesi svendute per riflessioni analitiche controcorrente.

      E’ la forza del serpeggiante innocentismo che dirotta le colpe, puoi fare le cose peggiori ma troverai sempre consensi e solidarietà tra coloro che amano responsabilizzare solo i contesti (è colpa della società, della famiglia, delle amicizie travianti, ecc. ecc.) Non è mai colpa tua quindi meriti appoggio.

      In una epoca in cui alcol e droga sono diventate immancabili componenti fisse nella vita di tantissimi giovani, osannare un personaggio più o meno conosciuto che afferma di far parte del “mucchio”, significa anche incassare su una sorta di “timbro di approvazione”.

      Il cinismo è una corrente filosofica tra le più affascinanti

      • Il “termometro della meschinità collettiva” è un oggetto sparito, ne esistono pochissimi esemplari e, di solito, i più hanno paura a maneggiarlo, perché
        “il bello spande invidia, il brutto accomuna” e se pascoliamo tutti in basso nessuno guarderà più i pascoli più in alto.
        E’ vero che “la comunicazione, da sempre, mutua riscontri dalla psicologia”, perché per costruire i contesti più mediocri servono le materie prime e la psicologia aiuta la comunicazione a reperirle e ad “allevarle” .
        Però, però, però, il “non è mai colpa tua , quindi meriti appoggio” è caratteristico in particolare della cultura cattolica perdonista e piace un po’ a tutti.
        Assumersi delle responsabilità è visto come un brutto vizio, una devianza, meglio continuare inconsapevolmente a vivere, anzi a lasciare che altri “ci vivano”.

        • Ovviamente, con il riferimento alla cultura cattolica e perdonista non intendevo ricorrere alla strategia di responsabilizzazione esclusiva del contesto, tutt’altro: sta ad ognuno la responsabilità di costruirsi dosi sufficienti di consapevolezza per non “farsi/lasciarsi” vivere e basta

          • impossibile non essere d’accordo su tutta la linea anche se, qui potrei sbagliarmi per scarsa dimestichezza con l’argomento, credo il perdonismo cattolico, cristiano, abbia più risvolti, in particolare l’obbligo del pentimento, se non addirittura la redenzione, mi riferisco ai peccati da confessionale. Certo il “poggi l’altra guancia” cannibalizza ma valli a capire i preti.

  6. Un’analisi molto esaustiva, la tua, che io condivido in toto. Quella del marketing di influenza è una cosa davvero aberrante che si è ormai insinuato nella nostra società e fa danni enormi : è come dire, tu non pensare, ci penso io. Josè Saramago, in un suo libro che si intitola “la caverna”, immagina un mondo la cui popolazione vive in un enorme centro commerciale su cui campeggia un gigantesco cartellone che proclama: “ti venderemmo tutto quello di cui tu hai bisogno se non preferissimo che tu abbia bisogno di ciò che vendiamo”. La fantascienza che diventa realtà. Gli influencer – e tu ne hai elencato qualcuno – hanno successo perché riassumono ed esprimono i nostri peggiori difetti, le nostre tare nazionali. Questi personaggi idolatrati non provocano complessi di inferiorità in chi li guarda e non sono irraggiungibili, pur essendo idoli televisivi: basta andare nelle loro trasmissioni e raccontare i fatti più intimi e privati ed il gioco è fatto. Hanno raggiunto il loro agognato momento di notorietà e sono diventati essi stessi degli idoli, cioè degli influencer. E Questi influencer suggestionano e convincono il pubblico che li adora con un “valore” di cui è portatore sano lo stesso pubblico: la mediocrità. Così va il mondo…
    Ciao Tads, un caro saluto

    • bentornato Pino,

      “ti venderemmo tutto quello di cui tu hai bisogno se non preferissimo che tu abbia bisogno di ciò che vendiamo”. Josè Saramago

      ti ringrazio per avermi elargito questa perla, potessi tornare indietro la inserirei nel post.

      sul resto… inutile dirti che sottoscrivo ogni riga

      salutoni anche a te

  7. Ciaooo TADSSS! Benriletto 🙂

    Concordo con quanto hai espresso nel post, concordo e mi preoccupo perchè alla TV, ma anche ai giornali, agli scrittori, di carta e di Web, ai blogger, agli influencer e youtuber, ai facebook.iani e twitteriani, insomma a chiunque propone qualcosa alle larghe fasce di pubblico, ho sempre attribuito una forte dose di responsabilità per i messaggi espressi o insiti che inviano e che rischiano di condizionare la società, e di questa, quella più fragile, più debole, più esposta. Mi chiedo se la colpa è dei pecoroni che siamo o di chi scientemente ci manipola a piacimento, ci abbindola, ci annienta con la misera miseria che ci propone, con qualche sparso luccichio effimero. Per questo denuncerei, ad esempio, interi palinsesti di certa tv e qualche “regina”. La mia personale denuncia sta nel non guardarli.
    TV e WEB: dici che sono ostili. Io penso che invece si stiano amalgamando alla perfezione. C’è un riverso continuo tra programmi e “opinionisti” internauti, a volte questi ultimi nella “spettacolarizzazione” risultano meglio dei primi, come successo con “Adrian”, che passerà alla storia più per la gigantesca e divertentissima mole di tweet che per il programma in sè (che dire tragicomico è poco).
    Tornando alla TV: oltre 300 canali e se in memoria ne tieni 30, perchè li ritieni interessanti, gradevoli e di qualità, già son tanti. … Bada che io non sono per la tv di elite o nicchia, non avremmo risolto nulla a livello sociale. Riprendendo il concetto sulla Responsabilità, io sono per la tv di massa, per una TV che sa fare intrattenimento, spettacolo e cultura insieme per il grande pubblico. E’ una questione di scelta, di respnsabilità, di giudizio e di linguaggio. Per questo amo incondizionatamente Piero e Alberto Angela.

    • Carissima Marirò, tutto bene? felice di rivederti

      mi preme chiarire un passaggio, quando definisco “ostili” TV e WEB, intendo nei nostri confronti non tra loro, tutt’altro, nel penultimo capoverso, forse un po’ criptato, parlo di una “santa alleanza” per passarsi utenti internet e telespettatori come palline da ping pong. Infatti da tempo moltissimi programmi TV mettono nel “sottopancia” i link social di riferimento esortando il pubblico a commentare la puntata in onda.

      sulla gestione della TV ho qualche perplessità, snobbarla è una scelta rispettabilissima ma è anche un po’ infilare la testa sotto la sabbia, piaccia o meno è, innegabilmente, una cartina tornasole della società in cui viviamo. Certo tra il “selezionare” e il “bersi” tutto vi è grande differenza. Mentre su Canale5 va in onda “uomini e donne”, su Rai5 e Focus trasmettono interessantissimi e acculturanti documentari scientifici e storici, il gap di ascolti è angosciante.

      stando ai dati ufficiali il grosso del popolo, in tutto l’occidente, tende principalmente al cazzeggio, in edicola, in TV e sul WEB, sarà un diffuso bisogno di distrazione oppure è il concetto di “generalista” a essere di basso livello?

      • Avevo inviato un commento e mi dava errore. Provo a riscrivere…

        Divertimento,relax, spasso, certo, certo che sì, ma la tv è- può essere anche tanto altro. È enorme il suo potere e fa rabbia constatare la bassa concezione che si ha del pubblico televisivo, viste le continue proposte al ribasso.pertanto a volte non resta che spegnere.
        Qualsiasi pubblico può essere lentamente educato anche ad altro. Ci vuole impegno, attenzione, studio, professionalità.
        Come dicevo prima: responsabilità.

        Ciao, serena giornata 🙂

        • Se rapportata al numero di abitanti, la percentuale degli amanti del trash è, fortunatamente, minima ma fidelizzata, cosa che garantisce introiti pubblicitari. Le cose cambieranno, se cambieranno, quando editori, direttori di rete e autori, troveranno il coraggio, l’ardire, di elevare il livello delle proposte.

          buona settimana 😉

  8. ciao TADS,
    che piacere rileggerti!
    che dire? non pratico la tv da anni e anni e sto benissimo. la uso solo per i film on demand. per quanto concerne il web bisogna scavare molto a fondo prima di trovare chi offre dei contenuti di una certa qualità. qualcuno c’è ma prima bisogna attraversare lande desolanti di trash andante con moto e sopravvivergli. se esistono certi format è perché la maggioranza chiede spazzatura, e spazzatura viene servita..

    L

    • Buongiorno L,
      è un piacere mio rivederti qui.

      Opinione personale…
      la televisione è una finestra sul mondo, per quanto mi riguarda, tenerla sempre chiusa è come tenerla sempre aperta, scelte inopinabili ma che considero sbagliate allo stesso modo. Così come considero demenziale e patologico il rapporto che sempre più persone stabiliscono con lo smart, vado spesso a teatro/cinema e il dover redarguire il mio o la mia vicina di poltrona che smanetta sul cell durante lo spettacolo è diventata consuetudine.

      Analisi oggettiva…
      ai tempi della tv in bn di Mike Bongiorno il numero degli apparecchi televisivi nelle case degli Italiani era un decimo, forse un ventesimo degli attuali, non solo, eravamo anche tanti milioni di cittadini in meno, eppure il suo Rischiatutto faceva 30milioni di spettatori. Oggi è considerato un “successo” racimolarne 3milioni, eccezion fatta per eventi particolari più unici che rari, chi arriva a 4/5milioni diventa una star. Facciamo la prova del nove, se 5milioni di cittadini seguono programmi spazzatura, vuol dire che non interessano ai rimanenti 55milioni, ergo, perdonami l’appunto, affermare che sia il popolo a volere la tv trash è un luogo comune. Fermo restando che anche io ritengo sia comunque un numero allarmante.

      Il “vizietto” di giustificare alcuni programmi trasformando la “proposta” in “richiesta” fa parte del “pacchetto ipocrisia”, è un becero scaricabarile ormai presente su tutti i fronti. Lo stesso dicasi per i libri, passami l’OT, gli Italiani vengono accusati di leggere poco, in realtà leggono poca roba Italiana perché è da oltre mezzo secolo che in questo Paese non nasce uno scrittore in grado di competere con i Big stranieri. La sostanza è questa: “faccio un prodotto di merda e poi accuso l’utenza di volerlo e/o non capirlo”, spiacente ma non funziona così.

      un caro saluto 😉

      • ma, come li spieghiamo i milioni di click su yt per video trash con altrettanti iscritti? come lo spieghiamo che un film straniero molto bello come Roma (stupenda regia e fotografia) venga distribuito solo in sale selezionate mentre i cinepanettoni & C. fanno incassi record? il gusto della maggior parte degli italiani quale cultura di fondo riflette?..

        • Non ho mai detto né scritto né pensato che gli italiani siano tutti acculturati, intelligenti e dotati di invidiabile capacità analitica, ho semplicemente detto/scritto che ritengo siano meno allocchi di quanto in molti credano.

          L’accoppiata “cinema-cultura” è un sudoku che spesso sconfina nel falso ideologico, molti “autori” osannati, italiani e stranieri, sono avvezzi a portare sullo schermo paranoie personali e/o subdoli messaggi politici spacciandoli per “cultura”.

          Qualche anno addietro ebbi uno scambio di idee con una blogger versione snob/puzzasottoilnaso/evvivalacorazzataPotemkin che esprimeva giudizi poco lusinghieri su Checco Zalone. Dunque, Checco Zalone, al secolo Luca Medici… maturità scientifica, laurea in giurisprudenza, diploma al conservatorio, attore, regista, sceneggiatore, cantante, compositore, imitatore, ecc. ecc. Artista che non si è mai prostituito alla pubblicità e che non ha mai inflazionato la sua immagine facendo il prezzemolino. Già il curriculum dà “pastina” alla quasi totalità della concorrenza “nobile”. In solo quattro film ha polverizzato record di incassi stabilendone uno che, quasi sicuramente, solo lui stesso potrà superare, numeri dovuti solo in parte al suo personaggio, in realtà ogni suo film affronta una tematica sociale corrente e di rilievo: l’omosessualità, la precarietà, il rapporto figli/genitori separati e via discorrendo. Dal mio punto di vista, i suoi film fanno più cultura di quelli di Nanni Moretti e tanti altri suoi colleghi definiti “impegnati” messi insieme.

          Potrei farti altri esempi ma evito di farla tanto lunga. Il cinema italiano ha bisogno di rinascere, quindi ben venga l’ossigeno portato dalla commedia (cinepanettone), Lino Banfi una volta disse che le cosce e le tette della commedia pecoreccia facevano cassa e quindi consentivano ai produttori di investire sul cinema di “qualità”.

          Roma? Sinceramente poco mi cale delle vicissitudini autobiografiche di una famiglia messicana narrate da un regista che, appena impugnata la statuetta, si è messo a parlare di muri da abbattere e porti da aprire. Ti consiglio “domani è un altro giorno” con Giallini e Mastandrea, neorealismo moderno che fa riflettere.

          Internet non farà mai cultura, anche se potenzialmente potrebbe, fino adesso ha solo diffuso analfabetismo funzionale. Il settore più cliccato in assoluto al mondo è la pornografia, poi i video di “fascia”, poi il livello Ferragni (ogni Nazione ne ha una o più).

          • ma tu lo hai visto Roma? spero di sì, perché
            non si possono giudicare i film dalla trama o da un trailer. sarebbe come giudicare un libro in base alla copertina.
            🙂
            io l’ho visto. poesia pura!
            lo svolgimento della storia, le scene che sono di una bellezza visiva rara e ricercata, il modo fine con cui viene lanciato il suo significato intrinseco, alcuni protagonisti che pur non essendo attori professionisti hanno interpretato i loro ruoli in maniera ottima , questo e tante altre sfumature che appartengono alla pellicola ne fanno un film degno di essere chiamato tale.
            la settima arte è appunto un’arte e il grande schermo dovrebbe offrire, appunto, prodotti di una certa caratura, secondo me. questo film è stato distribuito solo in poche sale perché si sapeva già che non avrebbe riscontrato consensi (e quindi incassi), perché la cultura cinematografica della maggior parte degli italiani è limitata. quindi, perché la grande distribuzione dovrebbe lasciare nelle sale italiane un signor film (acclamato all’estero) se questo non viene apprezzato e di conseguenza non ci sarà guadagno? il mercato cinematografico si muove in base alle preferenze e alle tendenze degli spettatori di un paese.
            la legge del mercato è sempre quella, quindi l’offerta è conseguenza della domanda. e qui ritorniamo al concetto esposto nel mio primo commento.

            di film italiani, l’ultimo che mi è piaciuto molto – e che mi fa ben sperare in una rinascita del cinema di casa nostra – è stato “Sulla Mia Pelle”, con una interpretazione straordinaria di Alessandro Borghi. l’argomento era abbastanza scottante (tenuto conto che quando è stato girato le indagini sul caso Cucchi erano ancora in corso) ma il regista ha saputo dosare bene gli ingredienti ed è uscito fuori qualcosa di davvero valido.
            il film che hai citato non lo conosco e ti ringrazio della segnalazione, lo metto in nota.
            Moretti non mi piace.

            Internet? eh, forse aveva ragione proprio Umberto Eco quando diede quella sfuriata, ricordi?
            ciao T, grazie degli scambi sempre gradevoli, e buona domenica!
            😉

            L

  9. Posso dire di non aver mai visto una trasmissione condotta da una delle due citate “personalità”: sia a me che a mia moglie viene l’orticaria al solo pensiero 🙂 Tuttavia scopro di essere conforme, a quanto scrivi, ai più che preferiscono la seconda alla prima. Oddio… “preferiscono” è una parola grossa in effetti 😐 😛 Mi hai fatto riflettere (una quindicina di secondi, non di più) sul perché, e in fondo credo che sia dovuto al fatto che la signora D’Urso sa di pallone gonfiato all’inverosimile mentre l’altra lo sembra meno (magari è solo più furba ed evita di ostentarlo troppo…).
    Parlando in generale, sebbene i mass media sappiano veicolare le masse, è tuttavia vero che… chi si fa pecora il lupo se lo mangia 🙂 Intendo dire che se certi personaggi, programmi o siti, hanno successo è perché evidentemente riscontrano il plauso dei più.
    Quindi chi criticare? Chi ha la “capacità” di cavalcare l’onda o le masse che permettono di farlo?
    Non ti nascondo che ogni volta che mi trovo di fronte a faccende del genere mi chiedo “ma davvero c’è chi guarda o legge ‘sta roba?”. Purtroppo la risposta è “sì” e ci sono anche persone che stimo tra queste (ogni volta è una sorpresa e devo stare attento alle mie reazioni pubbliche 😀 ).
    Insomma, abbiamo chi ci meritiamo. C’è poco da aggiungere.

    http://www.wolfghost.com

    • ciao carissimo,

      in linea di massima concordo, tra la D’Urso e la De Filippi corrono miriadi di differenze ma io mi soffermo su una (tutt’altro che irrilevante): la prima è una donna di spettacolo, la seconda è una donna di potere, tanto potere (Dagospia la chiama “Maria la sanguinaria”), per intenderci.

      su questa tua affermazione: “abbiamo chi ci meritiamo” permettimi di dissentire, esistono centinaia di canali, molti dei quali tematici, non manca certo cultura, arte, scienza e compagnia bella. I programmi in questione sono seguiti da una minoranza esigua, se rapportata agli abitanti. Come ho scritto a Ili6, una minoranza però fidelizzata che garantisce alti investimenti pubblicitari. Se editori, direttori di rete e autori, non hanno coraggio né capacità di inventare format meno “spazzatura”…!!! Invertirei il concetto, SONO LORO A MERITARE IL PUBBLICO CHE HANNO.

    • scusa, mi è partito il commento…per arpionare il pubblico di qualità occorre offrire un prodotto di qualità, è qui che si incasina la faccenda, cioè, Rai o non Rai, vige la logica della cassa.

      • “sono seguiti da una minoranza esigua”… secondo me sei ottimista 😀 Non devi rapportare tale numero al numero complessivo di abitanti, bensì a chi utilizza il medesimo mezzo, altrimenti sarebbe come rapportare le solite mele alle pere 😀 In altre parole, lo credo anche io che, ad esempio, chi spazia su internet in generale non si affaccia abitualmente alla TV, ma se parliamo di spazzatura “generalista” allora guarda che ce n’è tanta – ma tanta – anche sul web.
        Quindi, se vuoi fare un confronto, dovresti essere capace di rapportare chi si nutre di spazzatura – da qualunque fonte essa provenga – a chi non lo fa e non limitarti alla D’Urso o alla De Filippi.
        Io sulla media dei miei contemporanei sono decisamente meno ottimista. Ovviamente senza fare di tutta l’erba un fascio, va da se’!
        http://www.wolfghost.com

        • temo il concetto di “statistica” si basi su criteri diversi, al limite bisognerebbe fare il confronto tra apparecchi televisivi e fan della tv spazzatura, in questo caso la minoranza sarebbe ancora più esigua.

          mio caro Wolf, mi sono limitato ai due esempi più eclatanti, so bene che la lista e lunga. Il confronto web-tv lo sintetizzo nel penultimo capoverso, credo anche in modo comprensibile, almeno lo spero

          in realtà in questo post la D’Urso e la De Filippi hanno una valenza relativa, il vero messaggio va ben oltre, sarebbe interessante scambiare opinioni, magari approfondite, sulla deriva dei social come termometro sociale, sul bisogno di gratificare reconditi aspetti personali seguendo la tv trash. Non solo, sarebbe interessante anche capire, ipotizzare in modo attendibile, quanto potere condizionante abbiano i mass media sulle masse arrivando addirittura a demonizzare e beatificare due personaggi simili. Credimi che il modo di porsi è irrilevante.

          Mi conosci da tempo e sai bene che i miei post non si limitano mai ad analisi superficiali, può essere che il mio scrivere inganni ma basta leggere tra le righe per cogliere i veri interrogativi. Non credo esistano “cartine di tornasole” più affidabili del web (smart inclusi) e della tv per cercare di accendere una luce sulla società in cui viviamo.

          è sempre un piacere dialogare con te.

          • Valutare l’uso dei social è molto difficile purtroppo… o per fortuna 🙂 Il punto è che i canali televisivi sono molti più di una volta, ma comunque esigui se comparati a siti o pagine social che potenzialmente sono innumerevoli. Per quanto possa scioccare venire a conoscenza che certi personaggi insulsi hanno milioni di “follower”, in realtà ciò non vuol dire molto dato che gli stessi sono magari follower di altri innumerevoli personaggi allo stesso tempo 😀
            A parte la disinformazione pericolosa, che andrebbe sradicata con forza, credo nella democrazia del web: ognuno si accosta a ciò che più gli aggrada o gli consenta di condividere o apprendere temi cari 🙂

  10. Carissimo Tads. E’ con immenso piacere che torno a leggerti e a condividere parola per parola quello che dici. E’ da tanto che la televisione ha fatto un capitombolo. Sulle due signorine che non vedo mai, hai detto ciò che andava detto. E tra le due sembra comunque meglio la seconda, amata non solo da mediaset ma anche dalla Rai che la invita pure a Sanremo. Sarà forse l’aria da maestrina dagli occhiali neri, chissà, a coprire il fatto che le sue trasmissioni, non sono altro che trash, ” Uomini e donne ” in primis. Detesto i piagnistei in tv, il volere a tutti i costi mettere in piazza l’intimità della propria vita, spacciandosi così per persone sincere e vere. Non c’è morale in tutto questo quanto una mania dell’essere visibile a tutti i costi, altro che privacy. E poi non sopporto tutte le trasmissioni dove c’è una giuria a giudicare l’operato di chi o balla, o canta o imita. Giurati che mi fanno ridere, presi come esperti, ma di che? Vedi la Pellegrini in ” Italia’s got Talent ” ad esempio. Insomma un papocchio che evito di guardare per riposare bene la notte. Ultimamente opto per le fiction , che seppure con qualche pecca sono senz’altro meglio di queste buffonate.( solo quelle di qualità però come Montalbano ad esempio. Anche se la prima puntata con il problema degli immigrati poco mi è piaciuta, troppo schierata . Meglio la seconda.) Grazie caro Tads per la chiacchierata . Un abbraccio e ben ritrovato. Isabella

  11. Hanno invaso ed intasato Tv e Web di spazzatura, disumanità e cialtroneria sociale, di pochezze e deiezioni da iper libagione indotta… direi che a questo punto bisogna unirsi nella strenua difesa del citofono! A Bracciano e dintorni, nei pressi del sito delle antenne, il Vaticano già opera come “influencer liturgico” proponendo nei citofoni ed in altre apparecchiature elettroniche varie, avemarie rosari e gingle di tediosa amenità. Questa è la vera rivoluzione tecnologica!!! Ciao TAds!

    • dici bene, il raglio della tv trash è sovrapponibile al raglio dei social, stesso cortile.
      Ho sentito più volte parlare della questione “radio Maria” (altro raglio), un vero e proprio inquinamento acustico capace di sopraffare altri canali e addirittura di trasformare in amplificatori i citofoni. Se non ricordo male nelle zone di maggiore intensità manda in tilt pure telecomandi di auto e cancelli elettrici. Magari tutte ste onde nuocciono pure alla salute.

      buona giornata Blu

  12. Purtroppo o per fortuna, non guardo più la tv “nazionale”. O meglio, scelgo consapevolmente con cosa rovinarmi, tra qualche serie Tv o finto dibattito politico. Nulla di eccezionale insomma.
    “L’era della comunicazione” la trovo solo una boutade di cattivo gusto, ripetuta cinicamente su schermi a 65 pollici. Siamo tutti selezionati e pesati, anche quando ci affanniamo in una costante ricerca del nulla. Anche per chi crede, come me, di esserne esente, “perché anche il pesce che nuota contro la corrente rimane comunque sempre nel letto del fiume”.
    Sulla differenza, invece, tra le due contesse della tv, o meglio tra quello che propinano, mi viene in mente un famoso film con Tomas Milian e Bombolo, (bei tempi!!), in cui il famoso Er Monnezza costringe Bombolo a mangiare la sua stessa merda, “magari te ce metto un po’ de formaggio” e Bombolo conclude la storica scena, con la frase “sempre merda è”.
    Ecco. Si racchiude tutto qui.
    Sempre merda è.
    Bentornato Zio Tads, sempre dissacrante e mai banale. Un piacere leggerti, anche se continui a non uscire sul mio reader. 🤷🏻‍♂️

    • bentornato a te carissimo,
      proprio così, siamo tutti “gestiti” e “manipolati”.

      Il film che citi lo ricordo benissimo, tra l’altro tutta la saga del “monnezza” passa quotidianamente si IRIS all’ora di pranzo. Quei movie, pur non disdegnando linguaggi terricoli, contenevano comunque dei messaggi e delle battute degne di note, il vero trash è quello televisivo contemporaneo che tenta di trasformare la merda in oro ma… superfluo dirlo, Re Mida è morto da tempo.

      Grazie per gli apprezzamenti, sempre graditi.

      • Re Mida è morto da tempo. Non posso che condividere.
        Ho però l’idea ben precisa, che quei film, i disprezzati “b-movie” anni 70’ ed 80’ siano di gran lunga superiori alla merda che c’è in giro adesso. A livello comunicativo erano ricchi di satira e parlavano chiaramente della condizione sociale, politica ed economica del paese. I film di Fantozzi, per citarne uno, erano una delle principali chiavi di lettura condivise della realtà. Una sorta di “cautionary tale” dell’era moderna.
        Vabbè divago tra i miei mondi Zio TADS, ma mi piaceva l’argomento e come avrai capito sono un grande estimatore dei b-movie!! 😂

        • Sei in buona compagnia, anche a me piacciono i b-movie, tra l’altro negli ultimi anni sono stati rivalutati anche da quella pletora di pseudointellettuali che all’epoca spalavano letame su tutta la commedia Italiana.

          Alla prox 🙂

  13. …. c’è in tutto questo una grande tristezza. Mi chiudo fuori da queste cose perchè le reputo inutili e fuorvianti, sia l’una che l’altra…

    la tv oggi ha poco da offrire, anche i libri ti dirò, ma cercando si può trovare qualcosa di interessante. Ma c’è un sacco di gente che dice per dire e non non per raccontare, anche lì…tristezza.

    ma io son romantica e forse non è più tempo per noi.

    un sorriso.
    m.

    • “c’è un sacco di gente che dice per dire e non per raccontare…”

      giustissimo, dei libri poi, neanche parlarne, la scrittura si fonda su due logiche elementari che molti ignorano: “per scrivere un libro bisogna avere qualcosa di interessante da raccontare, non solo, quel qualcosa bisogna raccontarlo in modo interessante”. Non mi pare un concetto articolato.

      c’è sempre tempo per tutto, la vita è ciclica, non c’è niente di lineare.
      🙂

  14. Quello che mi preoccupa è la massa di follower che non perdono puntata nè dell’una nè dell’altra. Stessa cosa per gli influencer: possibile che si ha bisogno di qualcun@ che ci dica come, dove, cosa fare? Possibile che non sappiamo ragionare con la nostra stupida testa? Personalmente non amo dare importanza a persone che guadagnano senza fare nulla, che si scapigliano per un like o per un commento. Mi fanno pena. Si, guadagnano sicuramente molto più di me…. ma meglio l’intimità e la riservatezza che essere sotto giudizio.

    • ciao Aida, bentornata,
      proprio così, il boom degli influencer lascia perplessi ma nemmeno tanto, è tutto un “copia-copia”, come fossimo scimmiette da ammaestrare e addestrare. Guarda i programmi di cucina, girano h24 su tutti i canali, alle sette del mattino ti svegli, accendi la tv per aggiornarti sulle ultimi notizie e ti ritrovi uno che cucina i peperoni con la salsa d’aglio. E pensa che tutta questa gente guadagna cifre da capogiro sfruttando tutto, anche figli, matrimoni, disgrazie e compagnia cantante.

      • Io un po’ l’invidio. Perché non è che si scervellano per fare carriera e diventare professionisti. Hanno un gregge che li segue, un manipolo di brand pronti a spartirseli con contratti a cinque cifre e non devono neanche grattarsi la testa per capire come essere professionali per davvero. E molti sfruttano l’effetto snob per accrescere la fama fra i follower. Poi chi invece è veramente bravo viene offuscato e non trova opportunità per il proprio futuro.

        • Ciò che nasce dal niente muore nel niente, è nella natura delle cose, il giorno in cui salterà fuori una nuova Ferragni, magari con qualcosa in più e di meglio da dire, quella vecchia dovrà cercarsi un lavoro serio. Fatto salvo lo “scetarsi” del popolo, le novità fanno sempre presa ma se scopiazzate/emulate a ripetizione diventano un noioso déjà-vu.

  15. Wow, un ritorno alla grande, sarcasmo allo stato puro! I salotti tevisivi dove si alternano opinionisti saccenti hanno fatto il loro tempo, ma esistono ancora: uno perché gli autori non hanno più idee, secondo perché la gente ama spiare dal buco della serratura e ama le urla, le liti di piazza. Io personalmente preferisco le fiction di qualità, i programmi a divulgazione scientifica e i bei film.
    Alla prossima, come sempre tanti complimenti per il post!
    Un caro saluto
    Annamaria

    • Buongiorno Annamaria,
      la penso come te, la parabola è in declino e in un futuro non lontano il talk-rissa finiranno in cantina. Proprio così, gli autori di nuova generazione scarseggiano in creatività e non fanno altro che scopiazzarsi l’uno con l’altro.
      Come sempre ti ringrazio per gli apprezzamenti e ti auguro una buona domenica.

  16. La televisione non mi fa paura, genera in me pura indifferenza ormai da parecchi anni, da prima ancora ch’io imparassi ad accenderla (ho imparato molto tardi!!). Mi preoccupava questo fatto inizialmente, ma il tuo post mi conferma che sono sulla strada giusta 🙂 Ciao tads

    • sono contento di aver inconsapevolmente avvallato una tua scelta, il televisore è elemento decorativo anche se spento, soprattutto quelli moderni sottili come quadri. 😉 😀

      Grazie per il passaggio e buona giornata 🙂

  17. Ottimo articolo! Che dire televisione e social network vanno sempre più a braccetto, penso anche agli Youtube che sono finiti in programmi televisivi, di livello culturale discutibile certo, ma hanno comunque trovato modo di guadagnare.. Gli influencer sono un discorso tra virgolette diverso, onestamente non mi spiego come nascano, forse non ne ho le competenze oppure non lo so.. Resta il fatto che si nutrono proprio del loro pubblico, in grado di ergerli a idoli a prescindere da chi essi sono in realtà. C’e chi dice che siano ignoranti. Secondo me invece sono molto furbi, sanno cosa cavalcare per fare strada, gli ignoranti sono ben altri

    • Credo gli influencer siano una fisiologica palude della società moderna/tecnologica, come giustamente dici, il problema non è ignoranza o non ignoranza bensì la creazione di un business fondato sulle nevrosi collettive. Chiara Ferragni guadagna milioni di euro ogni anno semplicemente postando una quotidianità artefatta, appagando così le bramosie morbose di un esercito di fan che le consente di strappare ricchi contratti pubblicitari. La sua è una bellezza “acqua distillata”, inodore, insapore, incolore, ha la stessa sensualità di una seppia coi piselli e la stessa voluttà di una scatoletta di tonno. Sul trono del successo non siede lei in quanto tale, siede ciò che rappresenta, se al suo posto ci fosse un’altra non cambierebbe niente. Credo non esista al mondo un concetto più avvilente. Un cantautore satirico/noir Torinese poco conosciuto, Marco Carena, molti anni fa andò alcune volte da Costanzo, vinse una edizione del festival di “Sanscemo” (si teneva qui a Torino) cantando: “ti amo talmente tanto che se tu fossi un’altra ti amerei lo stesso…”. Ecco, la Ferragni e tutti gli altri influencer farebbero bene a identificarsi in questa strofa.

      • Verissimo quello che dici, parlavo di non ignoranza perché credo ci voglia anche un po’ di furbizia e cinicità per creare quello che ha creato… che poi ora abbia fior di manager e non faccia altro nella vita che aggiornare un social network è avvilente, così come è avvilente che tutti quei fan la seguano e l’abbiano spesso in bocca nei discorsi… la sua vita è spesso così tanto al centro dell’attenzione che supera addirittura politica e attualità

        • Internet ha “chiodi” accessibili a pochi ma chi li raggiunge o è aiutato a raggiungerli, vola in alto. A parte la conoscenza di certi meccanismi, il potervi accedere sempre e comunque, in qualsiasi ora e in qualsiasi contesto grazie allo smart, è un enorme valore aggiunto, non solo, a differenza della tv offre la possibilità di interagire, cosa non da poco. Diciamo anche che intervenire su questioni politiche e sociali è cosa diversa dall’esprimere opinioni sulle minchità della vita. Queste fasce dedite al cazzeggio sono sempre esistite, semplicemente prima non avevano la possibilità di palesarsi.

  18. quindi mi sento di poter riepilogare così: il problema adesso è che i cecchini sono spaesati perchè di bersagli ce ne sono fin troppi… e di totem nemmeno l’ombra…. 🙂 buona domenica TADS

    • più o meno è così, seppur la tendenza sia prendersela sempre con lo stesso bersaglio e idolatrare sempre lo stesso totem, comunque sono solo spunti, il problema è un altro. Se riescono a manipolare le masse così facilmente nel frivolo, figuriamoci nell’impegnato. Infatti per oltre venti anni ci hanno detto che un’area politica era composta da truffaldini e l’altra da onesti, anche se rubavano a man bassa da entrambe le parti. Per non metterla sul piano culturale, da una parte la cultura e dall’altra l’ignoranza, in realtà è l’esatto opposto. Vige più forte che mai il detto: “se ripeti una bugia mille volte diventa una verità”.

      Buona giornata 😉

      • Invece io non vedo la stessa origine nel problema, nel senso che per manipolare la massa nel non frivolo richiede a monte un tipo di persona con progetti e visione più ampia, temo che l’orientamento sia completamente frivolo, il problema è che fa un sacco di rumore più di un tempo che i pochi che parlano in silenzio non si riescono a sentire tra di loro. Riguardo i due esempi che hai citato hai ragione, il gioco ha funzionato ma ormai ha perso di interesse pure quello…. non lo so, io non riesco a vederci uno schema intelligente pensato da una mente sublime seppur maligna in tutto questo..

        • credo sia doveroso aggrapparsi ai chiodi della realtà, tutto ciò che produce business miliardari e coinvolge milioni di persone non può nascere da una mente mediocre (leggiti cosa c’è dietro la ragazzina ecologista svedese, un gruppo di “esperti” che ha già incassato milioni di euro, altro che messaggi spontanei). Ti dirò di più, da un punto di vista della applicazione su larga scala, è più difficile che in altri settori. Manipolare un popolo sul piano culturale è relativamente facile, basta scegliere i libri di testo, incanalare i programmi e controllare l’informazione, come è successo in Italia fino a ieri, invero ancora oggi è parzialmente così. L’indottrinamento delle masse passa attraverso la logica da me espressa a chiusura del precedente commento. Caro Erik, queste non sono opinioni, è storia, è marketing applicato, è sfruttamento all’ennesima potenza delle debolezze umane e della sensibilità collettiva, pensi che tutto ciò possa farlo un cazzaro qualsiasi?

          • no assolutamente, probabilmente il mio voler vedere uno schema diverso, il mio voler non accettare le “spiegazioni della storia” e il continuo mettere in dubbio ogni tipo di teoria è solo un tentativo di proteggermi da ciò che immagino non esser in grado di governare, un tentativo probabilmente vano di proteggere la mente dall’inquinamento.. detto ciò io alla ragazzina ecologista non c’ho mai creduto…

            • credo che ogni stagione della vita sia in qualche modo consigliera, anche io quando ero giovane mettevo in dubbio praticamente tutto, poi col tempo ho iniziato a radicare qualche convinzione, convinzione, non certezza. Sei anche un giovane padre, creare barriere protettive su tutti i fronti è una sana reazione 😉

            • così fosse sarebbe una fortuna. Anche io non ho mai preso troppo sul serio la ragazzina svedese, smuovere le coscienze sulla questione climatica è cosa nobile ma qui ci troviamo di fronte alla ennesima manipolazione ben pianificata e orchestrata, soprattutto remunerativa.

  19. Ciao Tads condivido tutto ciò che hai scritto. Personalmente pur essendo presente nel mondo mediatico e social e affini ,non partecipo non mi appassiono non dialogo .non faccio altro che guardare ogni tanto come si fa di fronte ad un acquario pieno di esseri viventi e non ,avvolta in una bolla personale di silenzio distacco e rara e perciò preziosa meraviglia .ormai il livello di tossicità di questo mondo urlante invadente e spesso becero e’allarmante.solo staccandosi e rifugiandosi nell arte nella buona compagnia( poca) nella natura trovo il mio equilibrio. Purtroppo . Un abbraccio saggio e gentile compaesano è un grattino a Morgan .🤗🤗

    • Carissima Ariel, sempre sagge le tue parole, i social ripercorrono la storia dei popoli, soprattutto quella recente, passami il paragone relativamente azzardato… Nella vecchia Jugoslavia, fin quando le varie etnie erano oppresse dal regime, stavano tranquille e convivevano più o meno serenamente, appena acquisita la libertà hanno preso a sbranarsi tra loro. E’ successo lo stesso con l’avvento del web, una grande opportunità, una grande libertà d’espressione, lo scioglimento di un bavaglio che anziché essere vissuto come strumento di arricchimento, è stato trasformato in una arena per sfogare gli istinti più beceri e repressi. Ci tocca constatarlo con amarezza, la libertà è un potente e benefico antibiotico ma con effetti collaterali poco gradevoli. Morgan ringrazia e ricambia. 😉

  20. “la libertà è un potente e benefico antibiotico ma con effetti collaterali poco gradevoli”

    Ciao a entrambi e scusate se mi intrometto, ma il pensiero sulla libertà è da evidenziare. Ne comprendo l’amara essenza ma resto perplessa perchè la libertà non ha prezzo e gli effetti collaterali, per quanto dolorosi, non potranno superare mai il dolore della tirannia. La repressione a lungo vissuta può inizialmente distorcere la libertà e questo è un passaggio forse obbligato.

    buona nuova settimana Ariel e Tads.
    (ah, quanto mi piacciono i fuori tema!)
    😉

    • ciao Marirò,
      infatti NON ho scritto che gli effetti collaterali superino la tirannia.
      La libertà porta sempre in dote aspetti negativi, ce lo insegna la storia e ce lo ribadisce quotidianamente la vita. Il concetto filosofico di libertà individuale è un confine indefinito, la mia cessa dove inizia la tua, chi traccia la linea? lo stesso dicasi per i popoli. Il paradiso terrestre non esiste, ogni forma di libertà ha un prezzo. Comunque nella mia risposta ad Ariel mi riferivo agli effetti collaterali della gestione della libertà, tutti siamo liberi di scrivere sul web quello che ci pare, se poi la percentuale di minchità (mi riferisco ai social, tanto per tornare in tema 🙂 ) supera quella del buon senso e della interazione positiva e costruttiva… non possiamo non prenderne atto. Le masse hanno bisogno di regole, ogni democrazia è strutturata su regole, magari garantiste ma regole, l’alternativa è il caos dell’anarchia, esattamente quello prodotto dai social.

      non ci sono problemi per i fuori tema 😉 🙂

      • Concordo sulle regole democratiche, l’anarchia non porta nulla di buono.

        “la mia libertà cessa dove inizia la tua”….qui si potrebbe aprire un fuori tema grande come la distanza geografica che ci separa 🙂

        Tornando in tema… iniziai a muovere i primi passi sul web giocando a dama su Yahoo, le chat delle stanze erano uno schifo, di quello con la S maiuscola, ma non volli rinunciare a qualcosa che mi piaceva e così iniziai una forte ricerca e selezione di compagni/e di gioco ignorando totalmente le chat. Riuscimmo a formare un gruppo fisso di una decina di persone molto educate e garbate, nacquero belle amicizie, serene, senza inciuci, sfide a dama divertenti e gradevoli. Lo scotto da pagare era sopportare qualche cretino che ogni tanto veniva a disturbare nei tavoli con qualche volgarità, nulla di più. Quel sito chiuse alcuni anni fa, con alcune del gruppo dama ancora ci si sente, anche via blog o mail e a volte mi prende la nostalgia di quelle belle serate internettiane.
        Mi dirai che quella fu una piccola isola felice in un mare di turbolenze, certamente sì, ma ho gradito la “libertà” di poterla godere infischiandomene del resto. Per tutto questo alla base necessita una maturità che non facilmente la massa possiede.

        Quindi la mia libertà (ad es di giocare serenamente a dama) finisce dove inizia quella del cretino di dire le volgarità? A volte sì, altre volte si sguainano le spade della selezione e dell’indifferenza più caparbia che esiste.

        sempre piacevole interagire con te 🙂

        • accidenti, mi hai riportato indietro nel tempo, quando sono approdato su internet, circa venti anni fa, forse più, non esistevano social né blog, frequentavo un forum generalista, molto affollato ma saggiamente moderato da master capaci di tenere a distanza i guastatori. Soddisfazioni del blog a parte, penso quello sia stato il periodo più bello vissuto in rete.

          la libertà è sintetizzabile in pochi termini: rispetto delle persone e delle regole, buon senso, educazione e senso del comune vivere. Cose semplici ma a quanto pare di difficile applicazione. C’è poi la libertà intesa come gestione democratica del popolo ma qui si che si aprono sconfinati orizzonti. Quando accadde la tragedia Parigina, se ne parlò molto, anche la libertà d’espressione è cosa sacra ma non quando sconfina nell’insulto, eppure c’è chi fatica a capirlo.

          il piacere è reciproco 🙂

  21. Ciao Tads🤗 ci volevi tu per farmi tornare sul blog!! Così di primo acchito mi viene da dire… ho sempre pensato che per poter influenzare qualcuno bisognasse avere personalità e carisma, pare che ora sia il contrario, ovvero essere un po’ sciocchini e un po’ vanesi. Sembrerebbe che il maquillage, il fashion style et similia siano diventati il fulcro di ogni esistenza.

    • ciao Marta, bentornata 😉
      anche io ho marcato visita per qualche mese 😀

      è uno specchio dei tempi, i social hanno invertito la rotta, cioè, hanno livellato verso il basso, i personaggi carismatici erano irraggiungibili e inimitabili, quindi relegati a chimere. Un pinco pallo o una pinca palla qualunque comunica in orizzontale, una sciampista con un bel “lato b” pubblica le grazie su Instagram e riceve consensi, seguita a ruota dalla commessa dotata di bocce apprezzabili e via discorrendo. Il seguito è dato dalla “normalità” dello stesso strato, quando like e followers iniziano a calare, si parte col pietismo del passato, intimismo da compatimento e condivisione. Ovviamente avere un seguito degno significa poter elargire consigli e indicazioni, qui si crea la fidelizzazione e si diventa “influencer”.

      • Inimitabili forse…ma sicuramente hanno dettato usi e costumi ancora vivi dopo anni …senza andare nel “colto” basti pensare al ciuffo alla Elvis o al giubbotto alla Fonzie. Non so cosa potrà rimanere di Chiara Ferragni ( è la moglie di Fedez?) fra qualche anno.

        Allora diecimila volte meglio la Maria ( ti confesso il mio peccatuccio: non perdo una puntata di uomini e donne over)
        Almeno rimarrà nella storia della televisione. A me non dispiace affatto. La trovo una donna intelligente e con una innata predisposizione alla comprensione e all’empatia

        • Non ho niente di personale contro la De Filippi, mi domando solo per quale ragione sia così temuta e venerata, non solo dal pubblico. Oggi Aldo Grasso, considerato (non da me) il più autorevole critico televisivo, ha sparato a zero sui programmi di Bonolis, non mi risulta abbia mai proferito verbo contro la Queen Mary (così viene chiamata). Guardo sempre con sospetto le eccessive genuflessioni, intelligenza ed empatia non bastano a giustificare l’idolatria né spazzano il trash. Uomini e Donne è un programma che può piacere o meno ma è comunque tv spazzatura che NESSUNO osa criticare.

          • È indubbio che nessuno osi criticare la Maria e all’interno dei suoi programmi sia il verbo indiscusso, penso che succeda perché nel pensiero dei partecipanti ci sia la speranza ambiziosa di usare il suo programma come trampolino di lancio per chissà quale carriera televisiva. In realtà il suo potere è proprio la proiezione di questa ambizione che fa sì che si sopportino situazioni al limite dell’umiliazione personale. E qui torniamo al bisogno di apparire ad ogni costo, conquistare un angolo di notorietà che nutre ogni ambizione. Se pensi che ci sono vecchietti ottantenni che si vantano di essere riconosciuti per strada dopo aver fatto la trasmissione e gongolano di ciò, capisci che non c’è limite a certe pulsioni.

            • giustissimo, confermi quanto da me affermato, la De Filippi, prima ancora di essere una donna della tv, è una donna di potere, infatti tre ex partecipanti di “Amici” sono arrivati a vincere Sanremo, salvo poi, scaduti i contratti, cadere nel dimenticatoio (Marco Carta e Valerio Scanu). I partecipanti di UeD sottoscrivono contratti molto rigidi e, dopo aver raggiunto un minimo di notorietà, vengono mandati in giro per l’Italia a fare “serate”, dietro lauto compenso. Insomma, una fabbrica dei sogni con interessi reali.

  22. Diciamo che lo spettacolo si autoalimenta con ogni mezzo, purché ci sia clamore, purché ci sia visibilità vanno bene insulti e contenziosi, rivalità vere o inventate. Del resto rinunciare al successo non è facile. In questo il web, i social, e i reality hanno spostato i riflettori sulla gente comune che improvvisamente si è ritrovata su questi palcoscenici virtuali e li ha cavalcati reinventando la propria esistenza di uno qualsiasi a suon di like

    • Infatti i reality portano in tv quanto di più vicino alla realtà, tamarrate, piazzate, risse, insulti, ecc. ecc. per non parlare dei social, pulpiti dai quali vomitare i propri aspetti “migliori”. Non sono un esperto in materia ma credo che la percentuale di individui che raggiungono il successo, quello vero e duraturo, non fuochi di paglia, sia veramente minima. Per tutti gli altri trattasi di gloria a tempo determinato, cosa ancor più destabilizzante e avvilente.

      • Comunque, se ci pensi, caro Tads, tutto cambia e tutto rimane uguale. Una volta gli affari altrui si spiavano di sottecchi dalle finestre dietro la tenda, ora per sapere che fa qualcuno si fa un giro sui suoi profili social. La D’Urso, che tu anche citi, ha riportato il pettegolezzo di condominio napoletano in televisione, unisce l’utile al dilettevole perché secondo me, una come lei, si diverte pure a sguazzare tra le bassezze umane. Ci sono caratteristiche umane, tralasciando che siano esse belle o brutte, inalienabili, si ricreano ogni volta contestualizzandosi.

        • d’accordissimo, spiare dal buco della serratura, l’impiccio, il voyeurismo da portineria e lo sparlare da serva, nobilmente ribattezzato gossip, era una intrusione a volte seguita da querela. Le cose sono cambiate sul fronte “vittime”, quelli che facevano di tutto per nascondere il proprio fetore, oggi si auto-gossipano/confessano per avere un minimo di visibilità e qualche like/followers.

          Ho citato la D’Urso e la Siura Maria perché rappresentano (a mio avviso immotivatamente) due valutazione opposte, tuttavia sul trenino della TV spazzatura hanno posti d’onore anche la Blasi, la Marcuzzi e la Palombelli, passami la goliardica provocazione ma, a quanto pare, il trash è saldamente in mano alle donne, tutti programmi che spacciano per realtà ciò che trasmettono.

          • Accetto la provocazione perché poggia su solide basi storiche😁 dalle servette ai bordelli, dalle vicine di casa alle colleghe, diciamo che in questo habitat le donne si sentono più a loro agio degli uomini. Ti sei dimenticato di Alda D’Eusanio 😁😁😁! Attualmente fa una trasmissione su la8, che non mi ricordo come si chiama, ma potrebbe chiamarsi “i cazzi di tutti”, che è un vero rotocalco di gossip. Navighiamo in superficie, le profondità più che mai fanno paura.

            • la D’Eusanio è tornata in tv come conduttrice? non lo sapevo, La8 è ormai un ricettacolo di ex, di trombati e riesumati, un canale a metà tra il vintage e il nostalgico. Un circoletto delle vecchie glorie 😀 😀 😀

              Dici cose giuste, in fondo certi argomenti solleticano prevalentemente la curiosità femminile e quindi è pure giusto che siano gestiti da donne, tuttavia negli ultimi anni sono sempre più numerose le femminucce che si occupano di calcio, fino a ieri territorio maschile. Se l’andazzo è questo, aspettiamoci nerboruti omaccioni a disquisire disquisire sul look delle galline reali inglesi, sulle creme depilatorie, sulla cellulite e sulla nail art 😀 😀 😀

              • su la8 seguo i quattro ristoranti di Alessandro Borghese e sono incappata nella trasmissione di D’Eusanio che mi fa un po’ tenerezza con i suoi outfit alternativi fra l’agricoltora e la signorina romantica…
                anyway… vero che sempre più donne si interessano di calcio (non è il mio caso e non sarà mai! ) e sempre più uomini entrano nel mondo cosiddetto femminile di creme, massaggi, e capi modaioli: ci stiamo con_fondendo 🙂 😉 🙂

                ma resto il fatto che l’intimità è uno scrigno da preservare e trovo veramente avvilente urlare al vento sentimenti, emozioni, e gusti sessuali in maniera del tutto gratuita.

                • sottoscrivo tutto, l’arzilla vegliarda non molla la presa, onore alla determinazione 😀

                  Borghese piace anche a me, è simpatico, competente, a modo, non svacca mai e non infierisce, una trasmissione sana in una tv malata 😉

  23. Ma lo sai Tads, ieri ho visto su striscia chel a D’urso ha invitato Vanna Marchi e figlia ad un faccia a faccia!! Lo trovo veramente inappropriato. Le due si sono presentate con la consueta arroganza, senza cospargersi minimamente il capo di cenere, e hanno urlato insultato, parolacce, improperi, minimizzando la loro attività illecita come un banale errore. Questo proprio non lo concepisco. Dare visibilità a personaggi del genere solo per fare audience. Tu che ne pensi?

    • ho visto il servizio di striscia, giorni fa su Dagospia pure il video in cui Corona dà del “vecchio cornuto” a Riccardo Fogli, sono d’accordo con te sul fatto che la tv non dovrebbe dare spazio a certi individui (Wanna Marchi che definisce “deficienti” le vittime da lei truffate e derubate sotto minaccia di morte è roba da calci in culo), tuttavia è una amara constatazione di diversa natura a lasciarmi perplesso. Wanna Marchi, la figlia e Corona si sono fatti anni e anni di galera (non un mese o due), una esperienza che in teoria dovrebbe indurre quantomeno a riflettere sulle proprie pecche, invece no, i tre sono più aggressivi, strafottenti e arroganti di prima. Evidentemente il carcere è servito solo a tenerli temporaneamente lontani dalla ribalta senza scalfire minimamente le loro coscienze.

  24. influencers come i cuochi: pare che oggi in italia siano le due massime aspirazioni insieme a quella di raccontare in rete i fatti propri tra gemiti e lamenti pro likes e followers.non vedo da sempre la tivvì italica , rifiutata in blocco. ottimo pezzo concordo con il tuo pensieroi

    • scelta radicale condivisibile, vista la pochezza dell’offerta, nel giro di qualche decennio la tv subirà sicuramente cambiamenti epocali, solo canali tematici con la possibilità di interagire. Internet ha copiato molto dalla televisione e la televisione copierà molto da internet ma il risultato sarà l’ennesimo appiattimento. Quando gli individui saranno costretti a vivere, per motivi seri e ludici, almeno 18ore al giorno, festivi inclusi, con futuristici modelli di smart in mano, non ci sarà più tempo né spazio per altro.

      Grazie per l’apprezzamento

  25. Bella lì vecchio milfone, post come sempre divertente, graffiante ed ineccepibile come contenuti…però…però…ti piace vincere facile, eh? bongibongibombombom….ehehehe “sparare” su gente come la D’Urso e la De Filippi è come picchiare uno seduto sul gabinetto. “Sparare sulla croce rossa” lo trovo troppo banale e scontato… Dire che condivido i tuoi pensieri è troppo poco. Premetto che ho abbandonato la TV da anni, in contemporanea alla mia diserzione dei seggi elettorali, e, fatta eccezione per i grandi tornei di tennis e qualche partita del Cagliari (di cui sono ancora tifoso fin da quando avevo i pantaloni corti), accendere quella “demenzial cornice” direbbe il grande bardo, mi provoca travasi di bile e conati di vomito. Volgendo un occhio al futuro, la televisione in se, come concetto, credo stia sparendo del tutto e trascinerà a fondo quel carrozzone di derelitti che ne traggono mezzi per vivere e che non saprebbero fare altro se venissero licenziati (io la D’Urso non la assumerei nemmeno come custode per lavare le scale). L’idea che persone “pensanti” guardino i programmi di costei e della De Filippi, oltre San Remo, mi atterrisce e spaventa alla stessa maniera di una strage di innocenti o di una catastrofe naturale. La televisione ha fatto più strage di cervelli, con i suoi condizionamenti, che Hitler, Stalin e la peste nera messi insieme. Almeno quelli lì ammazzavano anche il corpo…la TV invece li lascia in vita come zombie e questo è terribile. Resta solo da augurarsi che vi sia ancora qualche barlume di luce in quei cervelli martoriati e che un giorno possano risvegliarsi… Bè adesso vado che su Rete 4 c’è la 81275ma puntata della telenovela “Felipe, me scappa de cagàr” e non vorrei perdermela, poi fino ad ora di cena c’è il quiz di quello abbronzato che ha il sorriso falso come una banconota da 15 euro…non vorrei perdermeli…ahahahahaha ciao TADS, sempre un piacere leggerti.

    • Bella Zio… vecchio marpione impenitente, mi hanno detto che in zona navigli circolano tantissimi ragazzini che ti somigliano come gocce d’acqua, per te il calo demografico è una fake news 😀 😀 😀

      Tranquillo, qui non si vince facile e nemmeno si spara sulla croce rossa o su qualche povero diarroico che ha dimenticato di fare incetta di Imodium. La Tv è un rilevatore sociale affidabile, per quanto becero e discutibile, ogni tanto parlarne è utile per meglio capire, come diceva Quelo: “quando stiamo venendo? quando stiamo andando? quando siamo?” Molti considerano internet valido termometro ma in realtà a fare la differenza sono ancora i tre strumenti tradizionali: televisione, giornali e libri; qui, amico caro, siamo messi maluccio, non solo noi, tutto l’occidente, in particolare la vecchia Europa.

      Ciò che realmente lascia perplessi, come giustamente scrivi, è il potere di sciacquare il cervello in modo massivo, una volta lo facevano i tribuni in b/n, adesso lo fanno le conduttrici (sono tante, ne ho citate solo due per la stranezza che le avvolge). Se una colonna di panzer con cannoni mediatici riesce a creare, arbitrariamente, santi e sconsacrati… vuol dire che, nella sostanza, non è cambiato niente rispetto ai tempi in cui si diceva: “in Russia mangiano i bambini” oppure: “in Russia stanno tutti bene e non ci sono poveri”.

      Sono d’accordissimo con te, in tempi relativamente brevi la tv pubblica/generalista sarà destinata a sparire ma c’è poco da illudersi, lo strumento che la sostituirà, già operativo, è sullo stesso livello, anzi, più in basso ancora.

      E’ sempre un piacere vederti da queste parti 😀 😉

  26. Ciao, accipicchia che blog, sei seguitissimo.
    Avete detto tutto, io in un mio pezzo più o meno ho detto le stesse cose.
    Di tutti i programmi personalmente quello che trovo veramente più vergognoso è C’è posta per te.
    Sarò sincero qualche volta mi è capitato di guardare qualche caso per capire fino a quale punto arriva la demenza delle persone, non c’è limite.
    La differenza tra la De Filippi e la D’Urso . La seconda fa programmi solo ed esclusivamente per decerebrati.
    Su San Remo non sono d’accordo, a me diverte, amo la musica leggera. Poi vince chi vende più dischi, il resto è folklore.
    Buona giornata.

  27. Ottima analisi di un ‘gallinaio’ (con tutto il rispetto per le galline, animali assolutamente intelligenti) che non mi appartiene ! Ho un rifiuto automatico su tutto ciò che descrivi, quasi come se appartenesse ad un altro pianeta. Molte volte mi sono ritrovato solo in mezzo ad una marea di situazioni insulse figlie di questa roba che descrivi con grande maestria.
    Eppure ci tocca star qui ad osservare …

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