Sintesi dell’intelligenza: stoccaggio, cernita, espulsione delle scorie.

Lo sosteneva con fermezza quel vecchio trombone di Freud: “gli opposti si attraggono e si compensano”, nutro riserve in merito ma penso sia doveroso evidenziare un passaggio chiave, indispensabile, cioè l’individuarsi, termine in auge: “localizzarsi”. Pratica che riesce meglio ai simili: “chi si somiglia si piglia”, con buona pace del citato Sigmund.

Ogni volta che partecipiamo ad affollati contesti ludici e non: feste, inaugurazioni, matrimoni, vernissage, magari funerali e quant’altro. Diveniamo inconsapevoli testimoni di “agganci” (non chiamiamole empatie) creati da occhi scafati che hanno imparato a decodificare e capitalizzare istinti primordiali. Anche nella calca… gay, lesbiche, presunte dive, maschi alfa, cougar e mammisti, Master e slave, alcolisti, tossici, ex galeotti, giargiana baccaglioni, cazzari faine, stronze genetiche, zoccole mascherate, predatori e prede, si sgamano in uno sbatter di ciglia. Lungo elenco, stringiamo il limone, vi è una categoria che non stabilisce contatti: gli “intelligenti”.

La definizione di “intelligenza” è, sostanzialmente, un artificio interpretativo, cito testualmente la Treccani: intelligènza (ant. intelligènzia) s. f. [dal lat. intelligentia, der. di intelligĕre «intendere»]. – 1. a. Complesso di facoltà psichiche e mentali che consentono all’uomo di pensare, comprendere o spiegare i fatti o le azioni …”. Ergo, la “intelligenza” non esiste, non nella sua applicazione pratica, reale (universo della informazione docet, per non parlare dell’istruzione), trattasi di opinabile convenzione selettiva ed elettiva. Il “gene” individuato avrebbe valore solo di fronte a una certificazione supportata in modo inconfutabile, cosa mai avvenuta tranne qualche “vittoria di Pirro”. Gli “intelligenti” non stabiliscono sinapsi nemmeno in un deserto, perché? Risposta inquietante: la presunta “intelligenza” è, di fatto, un impasto soggettivo tirato col mattarello di una oggettività figlia di un falso ideologico.

Cognizioni tecniche, conoscenza, cultura, malizia, furbizia, scaltrezza, cattiveria, perfidia, esperienza, percezione e, me lo si lasci dire, quel tirare a indovinare spacciato per “capacità di leggere dentro” (quando si azzecca il garbuglio con una botta di culo), sono elementi prosaici poco significativi per idolatrare quell’immenso caos chiamato “cervello”. Residenza ufficiale della “intelligenza”, evidentemente inquilina morosa, visti gli innumerevoli e pedissequi sfratti.

Un idiota che spara cazzate random è come un orologio rotto, due volte al giorno segna l’ora esatta, quindi, la sua, dovrebbe essere definita “intelligenza da voucher”, istintiva la connessione con le unità Aristoteliche (luogo, tempo, azione). Scapicollandosi nel tempo si arriva al più celebre aforisma di Andy Warhol: “quindici minuti di notorietà non si negano a nessuno”, pensiero meno “off topic” se abbinato alla sua frase famosa numero due: “la bellezza è già intelligenza”. Teoria che mette in discussione convinzioni millenarie, la “intelligenza” è mente oppure immagine, elaborazione o carne?

Come non menzionare William Blake: “la strada dell’eccesso porta al palazzo della saggezza”, se è “intelligenza” la bellezza, figuriamoci la saggezza, mi si perdoni il cinismo ma il più delle volte la strada dell’eccesso porta al camposanto, quando gira bene finisce nel cortile di una comunità di recupero. In un mondo che spesso confonde la cultura col nozionismo, c’è poco da meravigliarsi se in tanti faticano a distinguere la “intelligenza” codificata dalle flatulenze della genialità demente.

Quando ero ragazzo una donna matura mi disse: “noi femmine siamo più intelligenti dei maschi perché abbiamo il sesto senso”, lì per lì feci mia questa leggenda metropolitana, paesana, borgatara e condominiale ma, in tutta sincerità, impiegai ben poco a rendermi conto che se le donne si scrollassero di dosso questa stupidaggine, vivrebbero molto più serene. Evidentemente serve a poco visto che, prima o poi, tutte finiscono nella “pauta” dell’ansia e del tormento, angoscia e martirio sentimentale, il vittimismo è forse espressione di “intelligenza”? Mastodontica contraddizione in termini.

Noi siamo semplicemente mammiferi che hanno sviluppato una blanda forma di “intelligenza” negativa (lo scrivo da sempre e mi piace ripeterlo), così non fosse non devasteremmo la natura né faremmo nostro il concetto di prevaricazione, presunzione e prepotenza. Come è possibile considerare “intelligente” una specie che macera nella logica del dominio, del possesso e della tirannia, del finto acculturamento e della imposizione finalizzata a interessi di bottega?

Probabilmente la famigerata “intelligenza” consiste semplicemente nel conoscere se stessi e nella capacità di interagire e interpretare il resto del mondo seguendo regole non scritte, cosa scomoda e di difficile applicazione, meglio omologarsi e diventare “pedine” col sogno di far “dama” per poter fagocitare i più deboli. Locuzione latina: “Risus abundat in ore stultorum”, flebile segnale di riconoscimento, gli “intelligenti” non ridono mai, come i nerds, sfigati per antonomasia. Mi risulta esistano individui che fanno test on line a pagamento per quantificare il “QI”, obiettivo: tatuarsi il punteggio ottenuto. Gli stessi che per scegliere un nome estroso da affibbiare ai figli (rovinando loro l’esistenza) sfogliano il catalogo Ikea.

Pietra di paragone… Consultando testi di settore redatti da psicologi e terapeuti si attiva l’interesse, la percentuale di pazienti in analisi che svolgono lavori manuali (muratori, carpentieri, fabbri, imbianchini, ecc. ecc.) è irrisoria rispetto a quella dei preposti a mansioni di concetto. Non è una questione economica, un bravo artigiano che si è costruito un portafoglio clienti degno di nota, guadagna molto più di un capo ufficio e di un manager di prima fascia. Delle due l’una: “lavorare sudando rafforza gli equilibri psichici, oppure sono in troppi ad aver sbagliato nello scegliere tastiera e mouse anziché un utensile?”. Anche qui la “intelligenza” non ne esce vincente, antico adagio conifero: “braccia rubate all’agricoltura”.

Il genere umano è talmente coglione da usare la millantata “intelligenza” per creare la “intelligenza artificiale”, siamo nel cuckoldismo, anzi, direi nella triolagnia galoppante. Quando le automobili non avranno più bisogno di essere guidate, quando gli elettrodomestici si attiveranno da soli, quando lo scarico del cesso stabilirà autonomamente se trattasi di minzione o defecazione, quando l’armadio connesso sceglierà l’outfit in base alla temperatura e alle esigenze programmate… gli umani potranno passare molte più ore della loro vita a scrivere minchiate sui social e su whatsapp. Orrore e raccapriccio uscire di casa e imbattersi in individui che si estraniano dall’habitat deambulando con lo smart in mano, rapiti da chissà quale irrinunciabile e vitale conversazione. C’è poi la galassia “app”, quelle insulse sono le più scaricate, anche questo è un termometro che misura la “intelligenza”.

Titolo e immagine sguazzano nelle paludi dell’amaro sarcasmo. Incorporiamo, depuriamo e poi scarichiamo il materiale di risulta ma tutto ciò non è “intelligenza”, è prassi lapalissiana. Stucchevole e grottesca la tendenza new age, quelli che una volta venivano qualificati come “intelligenti”, oggi (storia contemporanea) si auto-definiscono “intellettuali”, pietra miliare di polistirolo! La “intelligenza” è un dogma religioso o forse semplicemente un rarissimo terzo occhio capace di vedere ciò che ad altri sfugge?

Tullio Antimo da Scruovolo

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224 thoughts on “Sintesi dell’intelligenza: stoccaggio, cernita, espulsione delle scorie.

  1. Difficile stabilire cos’è…e se c’è, quello che penso è che sicuramente non risiede negli schermi dei cellulari, né nel voler per forza seguire la moda dando spettacoli che dovrebbero essere puniti per oltraggio al pudore, né nel omologarsi alla massa evitando così di dover prendere decisioni e prendere posizione…per il resto si fa quel che si può 😉

  2. Mi mancavano i tuoi interventi anche se ammetto ogni tanto, complice la lettura che ruba minuti ad altre attività (ehm, tipo il lavoro), mi perdo. Forse sarebbe utile, anzi magari viene già fatto, classificare diversi tipi di intelligenza che di fatto non sempre vanno a braccetto. Un’intelligenza che riguarda meramente la capacità di creare cose nuove e funzionanti vedi app di millemila tipi, macchine che fanno tutto, intelligenze artificiali ecc. Un’intelligenza invece che riguarda la capacità di scegliere per il meglio, dove per meglio intendo un concetto a 360° che riguarda aspetti economici, sociali, ecologici (perchè in sto pianeta ci viviamo e in teoria dovremmo continuare a viverci).E’ come se la razza umana avesse iniziato una parabola discendente in cui tutti suoi traguardi stanno concorrendo al rammollimento della specie che tutt’ora non avviene solo perchè tutti i progressi raggiunti consentono di limitare i danni, ma tutte le specie animali hanno come scopo inconscio principale il proseguimento della specie che si ottiene solo premiando gli individui migliori (più forti e capaci) e preservando l’ambiente circostante. Non facciamo nessuna delle due cose. Ci consideriamo una specie superiore e ci avveleniamo quotidianamente, crediamo di avere capacità illimitate ma oggi giorno se privati dei nostri gadget saremo incapaci di vivere una settimana.
    Tra l’altro tu citi anche la minore percentuale di lavoratori manuali tra chi fa ricorso alla psicoterapia e a me viene da chiederti: pensi che la troppa inattività (fisica) possa portare a fare troppe congetture che poi hanno come unico risultato quello di destabilizzare la mente di un individuo?

    • ciao Alex, bentornata 😉

      hai scritto: “E’ come se la razza umana avesse iniziato una parabola discendente in cui tutti suoi traguardi stanno concorrendo al rammollimento della specie…”

      la penso esattamente così, non solo, quella umana sarà l’unica specie che si estinguerà causa dabbenaggine genetica

      L’attività fisica si connette positivamente col cervello solo se finalizzata, tanto per capirci, la palestra non produce benessere esterno e quindi non agisce sulla stabilità psichica. Sinceramente penso siano numerose le teorie effimere imposte dai modelli confezionati a tavolino per produrre reddito.

  3. Fossimo davvero intelligenti tuteleremmo maggiormente il pianeta e la natura, no?

    Io tuttavia confuto pienamente il detto “la bellezza è già intelligenza”.
    Per me è assolutamente il contrario: “l’intelligenza è già bellezza”. Non credi?

    Bentornato, ciao Tullio.

    • ciao carissimo,

      personalmente non credo che la bellezza sia intelligenza né che l’intelligenza sia bellezza, gli aforismi di Andy Warhol appartengono a una generazione ribelle che aveva il vezzo, forse anche la necessità, di mettere in discussione il “sistema” su tutti i fronti.

      sul pianeta… hai ragione da vendere!

  4. Ma guarda di insindacabile c’è solo ciò che è misurabile: l’orologio, il conto in banca, quanto hai cuccato nell’estate della maturità, quanti nuovi clienti nel semestre etc
    Il resto è totalmente soggettivo e tendiamo a definire sensibile e intelligente una persona che parla bene di noi (se è uomo) o che ha un debole per noi (se femmina). Se non ci cagano o ci danno buca le definiamo rozze e superficiali. Un’iperbole ma non troppo.
    Nella mia vita ho sentito plebiscitariamente definire intelligenti persone che hanno poi commesso puttanate che nemmeno un bambino dell’asilo. E’ bastato attendere.

    • GRANDE

      hai tutte le ragioni del mondo, è la teoria della relatività 😀

      “quanto hai cuccato nell’estate della maturità,” 😀 😀 😀
      bel parametro 😉

  5. Carissimo Tads, bentornato: è sempre un piacere leggerti.
    Il tuo sforzo di capire cosa sia l’intelligenza e in quali teste alberghi è davvero encomiabile. Io sinceramente non lo so, però spesso mi accorgo quando manca. Arthur Schopenhauer diceva che più intelligenza avrai e più soffrirai. Io spesso mi guardo in giro e vedo scritte sui muri che deturpano la città in cui vivo; vedo cumuli di spazzatura e cicche di sigarette e merde di cani ovunque; esco di casa e mi imbatto “in individui che si estraniano dall’habitat deambulando con lo smart in mano, rapiti da chissà quale irrinunciabile e vitale conversazione”; salgo su un autobus e vedo con “orrore e raccapriccio” gente china su un telefonino; prendo la macchina e quello che procede dietro di me mi suona perché non vado alla sua velocità; accendo il televisore e vedo sempre le solite facce che pontificano su tutto. Mio caro Tads, queste visioni e questi comportamenti mi fanno soffrire. Vuoi vedere, per dirla con Schopenhauer, che sono intelligente senza saperlo? Vuoi vedere che pur non sapendo cosa sia l’intelligenza e chi siano gli intelligenti, so riconoscere quando manca e so individuare gli idioti? Un caro saluto

    • esimio Pino/Remigio,
      con Schopenhauer mi tocchi nel vivo, non l’ho citato nel post per un eccesso di rispetto.

      il continuo deturpare ciò che dovremmo difendere e custodire, la dice lunga sulla evoluzione e “civilizzazione” degli umani, il vero problema è che non ci limitiamo solo a quello, perseveriamo nel deturpare anche noi stessi.

      è sempre un piacere averti come commentatore

  6. Non credo di aver colto tutto, ma questo tuo articolo è davvero una figata ed è carico di sottile umorismo. Indirettamente, mi hai anche dato dell’intelligente. Io ci vedo pure dei tranelli per noi lettori.
    E in ogni caso ci sono delle verità assolute.
    Quindi lo considero un lavoro artigianale (nella sua accezione creativa e originale) di gran pregio che ha meritato la seconda lettura. E tra i tanti passaggi degni di nota questo “meglio omologarsi e diventare “pedine” col sogno di far “dama” per poter fagocitare i più deboli” lo trovo sintetico, carico di risvolti e geniale.

    • ciao PJ
      non parlare di tranelli che poi gli altri se ne accorgono 😀 😀 😀
      sai, lo scopo di questo blog è quello di stimolare riflessioni da condividere, quando ci riesco mi congratulo con me stesso 😉

      grazie per i graditi apprezzamenti

  7. Caro Tads,
    bentornato. Questa volta, oltre all’invidia (positiva) per il post trasudante bellezza e “intelligenza”, devo tirarti le orecchie perché, più delle altre volte, hai usato citazioni e termini a me del tutto sconosciuti (indice evidente di scarsa cultura da parte mia) che rallentano la lettura che altrimenti scorrerebbe più veloce. Non sempre ho il vocabolario e l’enciclopedia universale a portata di mano per capire a fondo i tuoi ragionamenti. Ecco, l’ho detto. In linea di massima, dunque, mi trovo d’accordo con il tuo pensiero e laddove non ho capito appieno, ti do il mio assenso per la fiducia che, nel tempo, ti sei guadagnato ai miei occhi.
    Un cordiale saluto.
    Nicola

    • ciao Nicola,
      pensa che odio le citazioni, le uso sporadicamente, in questo caso ci sono andato pesante per necessità di sintesi, giuro che ne farò a meno per un anno 😀 😀 😀

      grazie per i complimenti e per la fiducia, sei sempre ospite molto gradito 😉

  8. Mi sento di rinunciare subito a qualsiasi definizione e/o catalogazione dell’intelligenza.
    L’intelligenza non potrà mai essere definita o catalogata perché è troppo complessa e nella sua complessità non può essere posseduta da nessun essere umano in forma concreta ed applicabile su infiniti fronti.
    L’intelligenza è come una torta con milioni di ingredienti: nessuno li ha tutti in dispensa.
    Dunque, l’intelligenza è una dote o dotazione strettamente personale, applicabile sulle singole situazioni con diverso risultato ( in termini di qualità e quantità) da individuo ad individuo.
    Nell’intelligenza conta l’esperienza, la storia personale, e la capacità di “far fruttare” queste e altre cose. Sì, saper mettere a frutto l’esperienza delle cose, delle conoscenze, delle emozioni, sì, anche delle emozioni: perché l’intelligenza può essere anche- in parte- frutto di passaggi emotivi filtrati attraverso la riflessione, ecc. ecc.
    Diffido per carattere delle definizioni senz’appello: sono la lingua dei poveri di spirito, degli ossessivi, dei maniacali, dei noiosi, dei poco capaci di vista (vista dell’intelletto intendo)…

    • cara Sabina,
      ho la sensazione tu abbia colto l’essenza del post al 100%, chapeau!
      non vi è dubbio sul fatto che i neuroni non vengano distribuiti con criteri democratici, esistono persone più dotate ma questo è relativo.
      Il concetto è sintetizzabile nell’ottavo capoverso, a dirla tutta avrei potuto tirare in ballo altri argomenti ma tendo a evitare post troppo lunghi.

      Viviamo in una epoca in cui è vincente la “intelligenza” da marketing, questa la si può raggiungere anche con pochi neuroni, in fondo, da tantissimi anni la terra non partorisce più menti eccelse capaci di scrivere la storia, quella vera che dura per sempre. Infatti, oggi, “per sempre” è uno slogan pubblicitario usato e abusato dai gestori telefonici.

      • L’importante è esercitare sempre il criterio del “relativo” e del “comunque rispettabile”, rinunciando ad autofregiarsi del titolo di intelligenza tout-court.
        Sapersi stupire dell’intelligenza delle mani di un artigiano così come dell’originalità di un’analisi, questo conta.
        C’è gente che ogni secondo ti vanta la cultura “di libri” posseduta, senza rendersi conto che spesso quest’ultima è legata in gran parte al privilegio d’aver avuto i mezzi, la famiglia, gli incontri (scolastici e non) giusti.
        L’intelligenza negli occhi dei poco istruiti può avere una luce accecante, poeticamente devastante, in senso buono intendo, e non c’è bisogno di scomodare Pasolini, anche perché lui, oggi, farebbe davvero fatica a vivere.

        • “C’è gente che ogni secondo ti vanta la cultura “di libri” posseduta”

          dunque… è un po’ il gioco delle tre carte, i libri fanno nozionismo, per trasformare il nozionismo in cultura bisogna avere un cervello in grado di elaborare e raffinare, qui siamo già abbastanza vicini al concetto di intelligenza canonica. Dico vicini perché cultura non è sinonimo di intelligenza. Nella mia ormai lunga vita ma soprattutto in quindici anni di piattaforma blog, ho constatato che i famelici divoratori di libri non sanno scrivere. Il perché è semplice, non consentono alla materia grigia di creare una identità autorale, forse ti stupirai ma i Grandi Scrittori leggono poco o niente, proprio per non contaminare la loro. Nelle interviste appaiono sempre sommersi da montagne di libri, copie che ricevono in omaggio con richieste di giudizi. Libri che non hanno mai aperto nè mai apriranno.

          ovviamente concordo, quando i genitori erano ignoranti coscienziosi, affidavano agli insegnanti il compito di istruire i figli, oggi è molto alto il tasso di genitori “istruiti” che pretendono di dettare ai prof le linee guida, altri tendono a colpevolizzare la scuola per giustificare l’ignoranza della prole. Guarda caso tutto ciò coincide con un calo perpendicolare della scuola Italiana nella classifica mondiale.

          verrebbe da dire che forse un tempo vi era realmente una “intelligenza”, “intelligenza” che continua a sbiadirsi inesorabilmente, concedimi una battuta, se Socrate avesse avuto l’i-phone, probabilmente ai posteri non avrebbe lasciato niente.

          • Infatti, la manifestazione “intelligente” del cervello sta proprio nell’abilità di “elaborare e raffinare” e, permettimi, di stabilire connessioni non puramente tecniche tra “le singole sapienze”.
            Quanto alla personalità di scrittura, io credo che la si possegga o, più frequentemente, la si possa raggiungere, solo se si ha una personalità esistenziale significativa in partenza. Lo stesso discorso si può fare anche per le espressioni artistiche che ricorrono alle immagini e alla loro rappresentazione/rivisitazione, così credo.
            Quanto ai genitori “ignoranti coscienziosi” c’è poco da dire: erano aperti al sapere perché lo desideravano istintivamente e possedevano il senso della relatività. Oggi, i più sono tromboni incoscienti, o totem umani che si ritengono depositari dell’ultimo stadio della verità: dopo di me il diluvio!
            Sai in quali occhi rivedo ogni tanto quella luce cui accennavo nel mio secondo commento? negli occhi dei bambini più piccoli, quelli che ancora posseggono (per poco) il piacere di sorprendersi

              • Lo stesso vale per me: da te trovo interpretazioni non scontate, non ripetitive della realtà, che, in quanto tali, possono solo spingere a riflettere, indipendentemente da una condivisione ” spalmata” e adulante, una malattia dalla quale guardarsi sempre.
                Con simpatia sincera da una donna franca.
                Ciao

  9. Che enigma TADS!
    ViviMo in un’epoca dove internet comanda, o sei dentro o sei fuori! Scegli tu cosa vuoi fare della tua vita ma purtroppo non puoi modificare quella degli altri e nemmeno entrargli dentro cercando di spiegargli le tue ragioni!
    Il contatto è touch non più umano e guai se qualcuno si avvicina a te e cerca di comunicare de visu!
    Buon pomeriggio

        • ho letto il post, puoi tranquillamente pubblicarlo qui e magari approfondiamo, non mi piace trattare lo stesso argomento su due blog, mi pare poco “intelligente”, se vuoi scambiare opinioni in merito lo facciamo qui, visto che qui è nato lo spunto di riflessione.

          non mi offendo assolutamente ma stavolta preciso io. Hai scritto molte inesattezze ma soprattutto non hai colto l’essenza del post, un concetto sofista che mette in discussione una convenzione imperfetta, un totem, tra l’altro molto più articolato di quanto tu abbia voluto precisare.

          non esistono argomenti che non si possono trattare in un post (a meno che tu non faccia come qualcuno che ha piazzato la violenza sulle donne in una cazzata cabarettistica), questo è uno scivolone, non esistono nemmeno argomenti troppo seri e troppo complessi per non essere trattati in un blog, la differenza è il come. IO non indottrino, in genere nemmeno esprimo opinioni, spesso sono riflessioni analitiche e queste non sono smontabili. Poi… dai… non capire il senso ironico delle citazioni… non è da te, precisazione un po’ ingenua 😉

  10. Caro Tads, che ti devo dire? Hai ragione, non ho colto l’ironia o forse non l’ho voluta cogliere. Mi capita da diverso tempo di non riuscire più a trovarla perché non mi piace quello che ci circonda. Ovunque mi giri vedo situazioni che mi lasciano perplessa ed anche imbarazzata. Penso all’uomo, a come doveva essere la sua vita nei primi anni sulla terra. Ne abbiamo fatti dei passi da allora…Tu mi dirai “per forza, vorresti forse che andassimo ancora in giro con la clava e ricoperti da una pelliccia? Certo che no, l’uomo si è dato da fare subito per migliorare la sua situazione, è giusto che sia così, solo che ha esagerato come fa sempre in tutte le cose, non sa quando deve fermarsi, oppure lo sa bene ma va avanti per favorire i suoi interessi fregandosene del resto. E’ relativamente poco che l’uomo è comparso sulla terra eppure, per poco che sia, è già riuscito a fare cazzate. E pensare che eravamo stati avvisati dalle Cassandre di turno…
    Che cosa non mi piace? L’elenco è lungo, non mi piace uscire e vedere tanti deficienti che sembrano parlare da soli, in realtà sono al telefono e parlano, parlano, urlano e si arrabbiano. Praticamente ti costringono ad ascoltare i fatti loro! Oppure chattano 24 ore su 24 illudendosi di essere meno soli.
    Non mi piace tutta questa tecnologia che dovrebbe aiutarci ma in realtà ci soffoca e ci costringe a fare quello che vuole lei, tutto automatico, spingi lì e si apre là, schiaccia là e parte un aggeggio. L’auto tutta computerizzata, fa tutto da sola, un giorno o l’altro mi aspetto che mi dica “accomodati dietro, guido io. E le foto fatte col telefonino? Bellissime, niente da eccepire, ma volete mettere la soddisfazione di una foto fatta con una macchina fotografica tradizionale che avete impostata voi con le vostre mani ed il vostro cervello? Siamo schiavi del cellulare, ci segue dappertutto, anche in bagno perché dobbiamo essere sempre rintracciabili, messaggiabili ! E lo siamo rintracciabili, grazie al GPS non possiamo sfuggire. A molti di noi il cellulare sembra una specie di bacchetta magica che esaudisce ogni nostro desiderio, in realtà ci prosciuga letteralmente il cervello.
    Eppure basterebbe avere il senso della misura in tutto. Ma noi dobbiamo sempre esagerare.
    Continuo? Continuo. Non sopporto tutte quelle trasmissioni insulse e anche dannose che la TV di Stato e privata ci propina, i Grandi Fratelli, gli Uomini e Donne, le Isole dei Famosi e via cantando. Le serie di telefilm piene di violenza, i Talk-show, le tavole rotonde, quadrate e ovali dove si parla di tutto e di niente. Tu dirai “non sei obbligata a guardare”, è vero ma purtroppo la maggior parte della gente li guarda e non si accorge che pian piano si anestetizza il cervello e finisce per non capire più dove sta il giusto e dove lo sbagliato.
    Vado avanti. Non mi piace la politica e di conseguenza i politici e qui non mi dilungo, è meglio.
    Riassumendo, Anch’io, come tanti, ho l’impressione che l’uomo per smania di protagonismo, di onnipotenza ma anche di ingenuità abbia fatto il passo più lungo della gamba e adesso non sappia come venirne fuori. E’ come se dopo una faticosa salita una volta arrivato in cima si fosse accorto che soffre di vertigini e non sapesse più che pesci pigliare ed avesse cominciato a rotolare giù.
    Chissà forse finiremo anche noi come Atlantide.
    Capisci adesso perché non riesco più a cogliere l’ironia?

    p.s. Questa volta ho messo la S. Era stata una svista. Avevo scritto il post da me perché mi pareva troppo lungo come commento.

    • ciao Suzie,

      questo tuo commento mi è piaciuto molto per due motivi, hai colto in pieno il senso del post (anche se questi concetti li ho sintetizzati in un solo capoverso, il più significativo) e mi hai tolto l’incombenza di rispondere a quello precedente. Sai bene che nutro nei tuoi confronti stima e rispetto, scatenare con te il TADS acido mi sarebbe costato non poco 😉

      per il resto… non posso far altro che sottoscrivere. Se io e te fossimo due alieni incaricati di studiare la storia degli umani, a fine lavoro ci ritroveremmo costretti a stilare una relazione piena di negatività. E’ vero, l’uomo è apparso sulla Terra in tempi relativamente recenti, angoscia pensare che i disastri ha cominciato a perpetrarli solo duecento anni fa, parlo di disastri ambientali, sfruttamento delle risorse naturali fino all’esaurimento. Poi, il famigerato progresso industriale con tutti gli annessi e connessi e la sistematica devastazione del pianeta. Tutto questo guardando le cose dall’alto, se abbassiamo il tiro, scopriamo che forse c’è una errata valutazione sul piano antropologico, noi siamo MOLTO meno di quel che crediamo essere. Come sostengono molti scienziati accreditati, se non si pone in essere un repentino cambio di registro, la specie umana rischia di essere la prima ad auto estinguersi per idiozia genetica. Da questo punto di vista, la presunta “intelligenza” diventa una iattura.

      La botta finale, forse la penultima, ce l’ha piazzata la tecnologia condizionando, in negativo, la vita a miliardi di persone, come ho scritto io e come hai scritto tu, è deprimente uscire di casa e imbattersi in individui incollati allo smart, non solo per strada, ovunque, anche nei ristoranti, musei, teatri, cinema, ecc. ecc. Subdola manipolazione delle masse, psico- marketing, invento uno strumento che non ti serve ma ci allego alcune funzioni capaci di crearti dipendenza. Ai posteri la scontata sentenza.

      la prossima volta non farti para sulla lunghezza del commento, quando si ha qualcosa da dire è giusto farlo in modo chiaro e dettagliato 😉

      buona serata

      • Non ho mica finito, mio caro. Credevi di cavartela così? Vorrei dirti la mia su alcuni punti, ad esempio quelli sulla bellezza. Premesso che raramente mi ricordo di Andy Warhol nelle mie preghiere penso che l’intelligenza sia di per sé bellezza perché chi è intelligente cattura l’attenzione più della bellezza che pure serve, ci mancherebbe, ma alla lunga mostra la corda. Chi è intelligente , e parlo di qualsiasi forma

        • appunto, visto che hai deciso di impegnarti un cicinin per cogliere l’ironia… il passaggio su Andy Warhol dice esattamente questo, insomma è intelligenza la bellezza oppure è bellezza la intelligenza?
          superfluo dirti che condivido, anche se la bellezza ha un impatto visivo immediato per tutti, l’intelligenza è una bellezza che non tutti individuano. Hai parlato di intelligenza di settore (conoscono bene l’argomento), aggiungiamoci l’intelligenza epidermica 😀 😉

      • Uffa mi ha spedito il commento prima che fosse finito. Dicevo che nonostante Andy Warhol non sia presente nei miei pensieri, penso che l’intelligenza sia già una forma di bellezza, meno appariscente di quella fisica che colpisce al primo colpo d’occhio. È una bellezza che viene dalla mente e si esprime in un comportamento particolare che attira il prossimo, chi la possiede, spesso inconsapevolmente, si trova a suo agio con chiunque e fa si gli altri si trovino a suo agio con lei. Dici bene quando dici che forse l’intelligenza consiste nel conoscere se stessi e nel sapersi rapportare con gli altri. Sbagli quando dici che gli intelligenti non ridono mai. Ridono anche loro ma lo fanno quando è giusto farlo.

        • è una metafora Suzie, non a caso ho tirato in ballo i nerds, si chiama: “estremizzazione del concetto”, gli stolti ridono sempre, i non stolti ridono quando è necessario. Dai su… elasticizzati 😉

          • 😆mi piace stuzzicarti… gli stolti ridono troppo, i non stolti ridono quando serve, chi non ride mai sono gli intelletualoidi, sono talmente pieni di spocchia che rifiutano la risata, al massimo abbozzano con un’alzata di sopracciglio. E non “estremizzare” troppo o sarò costretta a darti del Lei è a chiamarti Professore 😄

            • Darmi del Lei e chiamarmi Professore… però, mica male come pensata 😀 😀 😀

              gli intellettualoidi, categoria che mi sta simpatica come un Black Mamba nelle mutande, non ridono mai perché immersi nelle nebbie del parassitismo, hanno la bocca sempre impegnata a succhiare nutrimento a scrocco come le amebe. Quando la aprono, tra un pasto e l’altro, sparano immani cazzate.

  11. “Come è possibile considerare “intelligente” una specie che macera nella logica del dominio, del possesso e della tirannia, del finto acculturamento e della imposizione finalizzata a interessi di bottega?” Una volta bastava mantenere i popoli nell’ignoranza, tutti analfabeti ed in condizioni di vita pietose ma erano costretti a Ora c’è la TV e soprattutto ci sono i social, sono eccezionali per rimbecillire la gente. Chi se ne frega dei corrotti e della tirannia e di tutto quello che ne consegue? Basta che ci lascino in pace con Facebook, Romina e Albano, la De Filippi, Barbara D’Urso, Whatsapp. Il cervello si atrofizza piano piano. Mi viene in mente il film “2001 Odissea nello spazio”, quando il computer di bordo viene a poco messo a tacere. È quello che sta succedendo alla gente, piano piano si sta mettendo fuori uso il loro computer di bordo, l’intelligenza.

    • vuoi che ti butto lì una riflessione in merito? risposta presunta: “sì”

      nel ultimi anni spopolano programmi di cucina, addirittura vi sono numerosi canali tematici ma anche sulle altre reti, basta fare un po’ di zapping, a qualsiasi ora, per beccarne uno. Bene… niente mi toglie dalla testa che tutto ciò faccia parte di un oscuro disegno finalizzato all’incremento dei consumi alimentari. Subdolo martellamento abbinato agli spot sui vari prodotti e derivati. Effetto domino, ti stimolo l’appetito, ti propino la ricetta, ti consiglio il prodotto e poi ti rifilo beveroni dietetici, prodotti dimagranti, digestivi, ecc. ecc.

      • Non mi stupirebbe affatto che fosse come dici tu. Ne ho visti anch’io di questi programmi condotti da chef stellati. A parte il fatto che si buttano tutti sulla nouvelle cuisine con tutti quei piatti che ti sembra di essere ad un vernissage. Mi viene una tristezza quando li vedo, un bel piatto di tagliatelle altro che nouvelle cuisine. Scusa ho divagato. La cosa che mi lascia perplessa sono gli ingredienti innovativi, come li chiamano loro. Hanno proposto perfino il plancton! A me sembra che siano tutti impazziti. Ma poi diciamolo, siamo manipolati in tutto e per tutto e non ce ne rendiamo conto. Ci muoviamo, ci vestiamo, mangiamo come ci viene imposto. Il Grande Persuasore lavora per noi e ci manovra come marionette. Avrai sicuramente notato come nei supermercati periodicamente venga cambiato posto ai prodotti esposti sugli scaffali. È pura strategia di mercato. Se infatti io devo comprare il latte so che si trova in quella corsia, vado e lo prendo e basta. Non mi fermo a guardarle gli altri prodotti perché li conosco già. Se però il latte viene spostato in un’altra corsia prima di tutto devo cercarlo e cercando mi imbatto in prodotti che magari non avevo notato prima. Molto probabilmente questi prodotti verranno messi in vendita in offerta speciale per cui noi saremo invogliati a comprarli anche non ci servono. Te l’ho detto, siamo pilotati…

        • Quando ero ancora un giovane rampante, un settimanale mi chiese di scrivere una sorta di reportage sulla logica espositiva dei prodotti nei supermercati, argomento tutt’altro che superficiale. Ovviamente mi sono documentato e ho scoperto che niente è messo a caso, inutile dirti che la genesi è di matrice USA anni 50/60. Un team di esperti (psicologi, designer, architetti, arredatori, ecc. ecc.) creò un vero e proprio manuale, poi mutuato dagli europei e dagli asiatici. Un cocktail di elementi… disposizione cromatica, collocazione dei prodotti in base alle esigenze dell’esercizio (altezza uomo, in basso o in alto), disposizione degli scaffali, itinerario studiato in base alla logica consumistica, layout e via discorrendo. Mi colpì particolarmente la tecnica delle gestione delle casse, nei giorni “normali” (di sicuro non alla vigilia di natale, tanto per intenderci), quelle aperte obbligano i clienti a fare un percorso studiato affinché passino vicino a banchi ed espositori con allettante offerte. Minimizzando, mentre sei in coda alla cassa ti viene istintivo guardare lo scaffaletto delle caramelle, delle pastigliette, dei chewingum e altri prodotti di ridotte dimensioni. Questo capita anche in altre situazioni, esiste una catena di negozi che vende solo camicie e cravatte, non ricordo il nome, festival dell’allineamento cromatico. Per concludere, se vai in un centro Ikea, ti ritrovi in un percorso obbligato, un senso unico di certo non studiato solo per evitare intasamenti.

            • per noi è roba da marziani ma tocca essere obiettivi, la realtà americana è soprattutto provincia, milioni di loro devono fare molte miglia per fare la spesa, questo giustifica le mega confezioni, esistono taniche di succo d’arancia da dieci litri. Sulla qualità… stendiamo un velo pietoso. Il nostro metro di giudizio è “falsato”, siamo la patria della eccellenza enogastronomica mondiale, meglio essere clementi.

        • tranquilla che anche qui, in un tempo relativamente breve, gli insetti/cibo faranno fatturati rilevanti, felice di essere tradizionalista e gastronomicamente patriottico 😀

  12. Ci stanno rincitrullendo tanto bene che accettiamo tutto trovandolo normale, magari all’inizio ci indignamo un po tanto per fare scena, ma poi ci passa… in TV c’è la partita o la Formula1, chissà se la Ferrari c’è la farà…

  13. Ciao Tads.
    Che argomento tosto!
    Non si può non concordare col negativismo di questo tuo scritto su come e dove l’umanità sta andando, tuttavia vorrei trovare barlumi di positività anche per il sol fatto che ho speso una vita a insegnare alle future generazioni e l’idea di aver perso irrimediabilmente tempo mi fa scattare come una molla.
    (Ricordi quella domanda che ti feci e che definisti da un milione di dollari? In quale Era avresti voluto vivere?) Chiudo la parentesi e cerco di andare oltre, forse a tentoni.
    Il domìnio, la tirannia, la prepotenza, il comando, ecc… ci sono sempre stati, sono parte dell’essere umano e questa umanità non ha saputo sconfiggerli. Li sta incrementando, al momento senza bombe, in maniera più subdola. La stupidità c’è sempre stata e sempre ci sarà così come l’intelligenza, la sapienza, la saggezza, la creatività, la positività. Ciò che è cambiata, per stringere il limone, come dici tu, è la forma di intelligenza, oggi (voluta)sempre più omologata e orizzontale. Duecento/trecento anni fa, non andiamo troppo indietro altrimenti mi perdo, l’essere umano doveva ancora lottare per la sopravvivenza, ma era già a conoscenza di ciò che gli bastava per vivere discretamente bene e in simbiosi con madre natura. Vita dura per quasi tutti, garantita fino ai 40 anni circa, ma autentica a livello di piccola socialità, di cultura di base per pochi eletti, di manifestazione artistica e manuale.Insomma, tutto bello. Forse. Poi il progresso scientifico e tecnologico, molto repentino, veloce, da spiazzare. La vita si raddoppia, la qualità migliora di molto, tutti possono studiare, usufruire delle informazioni, non lottare per la sopravvivenza e tanto altro. Per non farla lunga arrivo al progresso tecnologico, grande accusato dei mali odierni dell’umanità. Ci siamo subito convinti che questo avrebbe migliorato alquanto la nostra quotidianità, per molti aspetti è così, ma per altri mai lo sarà perchè la tecnologia aiuta i nostri quotidiani superficiali ma non alleggerisce le nostre responsabilità e non dirime le questioni profonde del nostro vivere, per fare qualche esempio, la solitudine, la paura o l’entusiasmo e le emozioni. Internet alimenta la pigrizia e arricchisce l’intelligenza negativa, da circa cinquanta anni è così ed è un tempo troppo breve perchè l’uomo comprenda come arginare il fenomeno, come mettere riparo. Siamo tutti apprendisti, stiamo guidando una automobile superveloce e non abbiamo una adeguata patente. Ma stiamo anche tentando correzioni millimetriche e ampie sterzate per restare in pista. Siamo differenti da come eravamo e da come immaginavamo di essere, siamo confusi, scendere da questa auto e tornare a piedi è difficile. La tecnologia ha aperto il mondo in orizzontale.L’essere umano però è verticalità. Riusciremo a trovare l’intersezione tra superficie e profondità?
    Non lo so, ma me lo auguro tanto.

    • bentornata Marirò,

      colgo nel tuo dire una inquietudine niente affatto leggera, hai dedicato la vita all’insegnamento mettendoci anima e corpo, non solo nozioni bensì valori, sei una Insegnante delle elementari, ruolo sottovalutato persino dalle istituzioni. Come dire, secondo loro l’apprendimento di base ha semplicemente un valore blandamente propedeutico, formale, istituzionale. Promozione politica.

      Uno Stato che taglia fondi alla istruzione è uno Stato concettualmente ignorante, un governo che mette al Ministero della istruzione una descolarizzata (Fedeli), è uno Stato che avvilisce e annichilisce il tuo lavoro e la tua dedizione. Attendiamo in religioso silenzio l’operato degli attuali governanti.

      Hai espresso pensieri e considerazioni che condivido in toto, sulle negatività di internet ne abbiamo già parlato e, se non ricordo male, in linea di massima ci siamo trovati d’accordo.

      In realtà è in atto un annichilimento della intelligenza finalizzato al condizionamento tecnologico, deriva bastardissima non più arginabile, dirottare l’umanità verso una ideologia che trova humus nella dipendenza di massa.

      Sei donna matura, niente affatto sprovveduta, credo tu non abbia nessun problema a chiamare tutto questo “schiavismo subliminale programmato”.

      Ti auguro lunga vita ma preparati, fra venti anni, forse meno, prenderai in mano lo smart last generation e dalla cucina scriverai a tuo marito, seduto sulla poltrona padronale: “il cell connesso al micro onde mi dice che la cena è pronta, però devi aspettare un attimo, il robottino preposto ad apparecchiare ha uno sbandamento sentimentale/depressivo, la robottina del piano di sopra è momentaneamente disconnessa”

      • Sì, inquietudine non indifferente specie se penso ai miei nipoti, al futuro dei miei alunni, del passato e attuali.
        Riguardo alla scuola e a come viene vissuta dalla società e dalle istituzioni, sono riuscita a indossare una cappa che mi difende dalle arrabbiature e mi permette di andare avanti con serenità. Ciò che più mi dispiace è che pochi, pochissimi, hanno compreso l’importanza e e soprattutto la bellezza del lavoro di un insegnante, specie coi piccoli.
        “schiavismo subliminale programmato”, già, definizione tremendamente perfetta. Ma se riuscissimo a rallentare le nostre aspettative sulla tecnologia, potremmo anche fregare queste menti diaboliche che ci stanno annichilendo e riappropriarci della nostra quotidianità e contemporaneità per fare di certa stupidità di internet o della robotica il rilancio della nostra intelligenza.

  14. Ti ho letto adesso Tads e mi vengono poche parole ma essenziali: sono convinta che l’intelligenza umana sia solo energia. Il terzo occhio è la sua espressione terrena più elevata.
    Un abbraccio grande
    Stefania

  15. Ciao Tads, parto da questo tuo periodo perché lo ritengo una sintesi anche del mio pensiero

    “Gli “intelligenti” non stabiliscono sinapsi nemmeno in un deserto, perché? Risposta inquietante: la presunta “intelligenza” è, di fatto, un impasto soggettivo tirato col mattarello di una oggettività figlia di un falso ideologico…”

    La risposta non la trovo tanto inquietante, piuttosto riassuntiva di uno status quo in essere.
    Per me l’intelligenza è un modo di vivere.

    Chi ha bisogno di indicazioni per percorrere la propria strada certamente non agisce l’intelligenza.
    Vero è, che le neuroscienze hanno verificato che anche l’intelligenza può variare, modificarsi, avere una serie di modi espressivi e applicativi.
    Ci sono bene nove sfere attualmente riconosciute per la misurazione delle intelligenze, è molto difficile che qualcuno le possieda tutte contemporaneamente.

    Post interessante, direi ermeneutico
    Un saluto M_

    • ciao Marta,
      scusa se ti rispondo in ritardo ma ho avuto un problemino tecnico col pc

      come credo di aver già detto a Suzie, l’intelligenza spezzatino non mi convince molto, la psicologia è un campo con pochi punti fermi e tantissime leve interpretative.

      non sono così convinto che sia giusto definire intelligenza talento e specificità, personalmente tendo a fare considerazioni a tutto raggio, un valore assoluto non può essere circoscritto nè trasformato in alibi.

      se sei un genio in un settore ma incapace di gestire il quotidiano personale, la intelligenza diventa relativa

      spero di essermi spiegato 😉

      • Certo che diventa relativa! Prendi Mozart…. è stato un genio irraggiunto della musica ma ha avuto una vita problematica e come lui tanti altri. Non voglio addentrarmi in argomenti scientifici ma è palese che le proprietà dei neuroni sono varie e variabili, nonché variegate, come è vero che alcuni aspetti intellettivi possono essere educati e migliorati. Resta il fatto che ho sottolineato l’unico valore assoluto che ravvedo e che ripeto, ovvero che l’intelligenza è un modo di vivere. Cercherò di spiegarmi meglio domani 😊 spero tu abbia risolto i problemi tecnici senza danno alcuno😉

        • bella risposta,
          quindi potremmo aprire un tavolo di discussione sul concetto “modo di vivere”, in questo caso, oltre alla scelte dettate dalla propria interazione col mondo, acquisirebbe un grande valore l’esperienza. Cioè il proprio vissuto capitalizzato e trasformato in forma di intelligenza, ho inteso bene?

          i problemi tecnici li ho risolti parzialmente, ho la sensazione sia arrivato il momento di cambiare il pc

          • Hai inteso benissimo! 

            l’intelligenza come QI è un valore astratto e può essere disancorato dalla vita pratica.
            Conosco persone obiettivamente intelligenti che fanno una vita senza clamori e senza riconoscimenti sociali ufficiali.
            Nella sindrome del savant si presentano carenze cognitive gravi con lo specifico sviluppo di un’abilità particolare che una persona “normale” non riuscirebbe ad esprimere.
            E’ una forma di intelligenza secondo te?

            Quando dico che l’intelligenza è un modo di vivere è proprio questa capitalizzazione che citi.

            Le esperienze di vita, qualsivoglia, compresi errori, opere e omissioni, costruiscono una capacità reattiva che dovrebbe garantire una migliore “sopravvivenza” che poi è il fine ultimo dell’esistenza.

            Robinson Crusoe, secondo te, era intelligente?
            I filosofi che attuano un tipo di pensiero astratto e talvolta incomprensibile ai più, sono intelligenti?
            Te lo chiedo…

            • non sono in grado di dirti se Crusoe fosse intelligente o meno, sicuramente ingegnoso, questo sì, come tutti i naviganti con un minimo di preparazione, lui ha fatto letteratura ma non credo sia stato l’unico naufrago della storia ad affrontare situazioni di quel tipo.

              la capitalizzazione delle esperienze può essere considerata una forma di intelligenza ma anche no, se un asino percorrendo un sentiero inciampa, ogni volta che lo riporti lì si inchioda. Forse sono gli umani a ripetere gli stessi errori o a ripercorrere ostinatamente direttrici ostiche.

              i test che misurano il QI sono principalmente esercizi di logica, cartina tornasole relativa e inaffdabile

              come penso di averti già detto, non credo nella intelligenza mirata, parziale, di settore, nè considero intelligenza forme di genialità o espressioni di talento.

              è piacevole dialogare con te

              • Guarda che gli animali imparano più di noi dalle esperienze negative, dopo alcuni tentativi che si ripetono, imparano e come a schivare i pericoli!!! Torno dopo…ah
                all’asino è stato affibiato l’appellativo di stupido dagli umani solo perché non voleva fare quello che gli si ordinava!!! Chiamalo stupido. Il piacere è reciproco

  16. Il nocciolo della questione è che ci professiamo intelligenti ma usiamo solo il 10% delle funzioni cerebrali! Il chè giustifica l’ignoranza che sta in giro.
    I vecchi e cari latini dicevano anche “intelligenti pauca” Cosa avranno voluto dire?

    • ciao Aida,
      chiedo scusa anche a te per il ritardo, mi hanno piazzato la fibra e la cosa mi ha creato qualche intoppo

      bella locuzione “intelligenti pauca”, in effetti agli intelligenti bastano poche parole per capire tutto il discorso

      mia cara sei ottimista, a me risulta che gli umani utilizzino mediamente il 5/6% delle facoltà mentali

  17. Bentornato, mi mancava il tuo arguto pensiero accompagnato da quell’ironia piacevole. Io ho rallentato qui sul web, l’estate ha i suoi ritmi e non è facile conciliarli con la cura del blog, comunque mi impegnerò anche per quei pochissimi lettori che mi sono rimasti. Veniamo a noi, l’intelligenza, secondo me è frutto oltre che della sua massa grigia ben strutturata con le sinapsi giuste, è frutto degli stimoli, della conoscenza e della passione naturale che tende verso i propri interessi. L’intelligenza ha però due facce: c’è quella che porta vantaggi non solo per se stessi e c’è quella distruttiva che accompagnata dall’astuzia più perversa è capace di rovinare il genere umano. Hitler era un folle la cui intelligenza devastò un’epoca, lo stesso dicasi per altri criminali dall’intelligenza folle capaci di creare soluzioni strategiche per i propri fini. Poi vi sono gli imbecilli folli e lì l’intelligenza non è di casa: loro sono così e il famoso quoziente non esiste, ma son capaci lo stesso di tenere col fiato sospeso persone intelligenti e furbe. Il cervello umano, un mistero, sta a noi saper scindere l’utile dall’inutile, altrimenti faremo il gioco di chi con la sua intelligenza o imbecillità ci campa.
    Buona giornata, caro amico!

    • bentornata a te Annamaria,
      dici bene, l’estate ha i suoi ritmi ma li ha anche la blogsfera, a prescindere dalla piattaforma, purtroppo le nuove generazioni di blogger tendono a non interagire, modus operandi che estinguerà questi “salotti” virtuali, purtroppo. Non c’è più voglia di confrontarsi, parlarsi addosso pare sia diventato il “verbo”.

      ovviamente incasso i tuoi apprezzamenti, qui l’ironia è humus, guai non ci fosse. E’ vero, l’intelligenza ha più facce… positiva, negativa, magari crudele o devastante, ottima riflessione, tuttavia è sempre qualcosa di opinabile. Noi consideriamo, giustamente, Hitler come una intelligenza negativa ma osanniamo “Grandi Condottieri” storici che hanno fatto di peggio, a partire da Giulio Cesare, lui, i Galli, non li ha messi nei forni crematori, li ha scannati singolarmente.

      sei donna di cultura, lo sai bene, il Colosseo è stato luogo di morte, torture, sevizie e barbarie inaudite, eppure, noi Italiani, di fronte a quel luogo che dovrebbe essere rispettato come un immenso mausoleo, vedi Auschwitz. Ci piazziamo pagliacci vestiti da gladiatori che chiedono soldi per una foto, venditori di panini con la porchetta e spacciatori di souvenir made in China. Hai proprio ragione, l’intelligenza è difficile da interpretare, soprattutto da individuare.

      Buona giornata anche a te 😉

  18. eheheh mi mancavano i tuoi post: un misto di spasso e intelligenza. Opssss… 😀
    In effetti, seppure la definizione da dizionario è inattaccabile, intelligenza si usa spesso in termini di capacità logiche, e infatti il Q.I. misura sostanzialmente quelle. E infatti, di per sé, da sola, non serve a vivere bene, è solo uno strumento di “risoluzione di problemi logici”. Peccato che tale strumento possa essere applicato a qualunque cosa, anche alla risoluzione di… come autodistruggersi e autodistruggerci (come specie). E che dire, funziona perfettamente in questo senso, no? 😀
    Di fatto, potenzialmente fa molti più danni una persona intelligente che una stupida.
    Per tutto il resto, nel tempo si sono coniati i più svariati termini, il “sesto senso” appunto, ma anche la “intelligenza emotiva”, e potremmo andare avanti a lungo.
    Uhm… i buddhisti come chiamerebbero quelle capacità che permettono di vivere bene? 😐 Direi… amore (e compassione, ma a rigore la seconda è inclusa nella prima) e saggezza.
    Dell’intelligenza… uhm, no, non ne fanno molta menzione… chissà perché? 🙂
    http://www.wolfghost.com

    • bentornato esimio,

      “risoluzione di problemi logici”… esattamente, a dirla tutta, mentre scrivevo il post ho avuto la tentazione di elaborare un capoverso sulla validità effettiva dei test sul “QI”, non l’ho fatto per motivi di spazio ma soprattutto per insussistenza concettuale.

      come sai, non ho confidenza con i dettami buddhisti, tuttavia credo comprendano ciò che ritengo essere una colonna portante dell’esistenza, più che l’amore il “rispetto”. “Rispetto” verso i nostri simili, verso la natura e, ovviamente, verso gli animali

      pare cosa semplice, parolina magica ma evidentemente non lo è, visto l’andazzo.

      è sempre un piacere averti tra i miei commentatori

      • Amore qua è inteso in senso lato, come amore per la vita e per tutti gli esseri senzienti. In questa accezione, il rispetto viene da sé: se ami qualcuno o qualcosa non puoi non rispettarlo 🙂

        E’ raro e difficile? bé, se esiste chi cerca di insegnarlo da 2500 anni (con scarso successo aggiungo io) probabilmente è vero 🙂

        Nota: per qualche motivo a me sconosciuto, WordPress non mi fa più accedere e la password di reset non arriva 🙂 Commento da “esterno”…

        • mio caro hai ragione, è che io e il termine “amore” siamo incompatibili dal momento in cui sono venuto al mondo 😀 😀 😀

          accidenti, non poter più accedere al blog è un problemino mica da ridere, tecnologicamente sono all’asilo e quindi non in grado di elargirti suggerimenti utili, spero la cosa si risolva presto

          • … alla fine misteriosamente il problema dell’accesso si era risolto da sé, come vedi, il mio commento appare “normale”…
            Tutto bene? Pensavo di trovare un nuovo post 🙂

            • tutto bene, grazie, sei sempre in pista con la Wolf family?

              tornerò a scrivere nel nuovo anno, la piattaforma non stimola ma credo siano cali fisiologici, sono prossimo a farti visita. 😉

  19. I tuoi interventi offrono spunti plurimi, un po’ come il maiale che non si butta via niente.
    Tra le tante, due cose.
    La signora matura che ti parlò del sesto senso me ne ricorda un’altra che un giorno, nel goffo tentativo di creare una sorta di “linguaggio comune”, mi disse confidenzialmente “perché vedi S., noi abbiamo una marcia in più”. La risposta “Ti riferisci alla retromarcia?” fu efficace e non me la vidi mai più davanti.
    Tornando al sesto senso, è una puttanata colossale da un punto di vista concettuale. Il cliché “il sesto senso mi dice che” significa solo che il nostro cervello sa con chiarezza quello che dobbiamo fare ma non è temporaneamente in grado di trasmettere alla lingua i vocaboli appropriati per la sua esposizione verbale e ci spinge a rifugiarci nel luogo comune. Non so se nelle donne mediamente questa trasmissione sia più elaborata ma può essere e in tal caso si spiegherebbe il ricorso a uno degli idola baconiani per eccellenza.
    Quanto a Freud, che cosa intendi esattamente con il sostantivo “trombone”? Sei a conoscenza di retroscena non noti alle biografie ufficiali?

    • “I tuoi interventi offrono spunti plurimi, un po’ come il maiale che non si butta via niente.”…
      ahahahahah… questo passaggio dovrebbe lusingarmi? 😀 😀 😀

      l’universo femminile è imbottito di luoghi comuni, frasi fatte, stereotipi: “Sesto senso, la marcia in più, è sempre la donna che sceglie, gli uomini sono tutti uguali, se una donna vuole un uomo lo conquista, ecc. ecc.”. Invero le donne scelgono e conquistano solo chi si fa scegliere e conquistare, credo certe credenze abbiano avuto un valore fondato nei tempi che furono, non certo nell’era del sesso facile. Tra l’altro pare che il famigerato “potere di seduzione” stia subendo significative variazioni di rotta.

      “vecchio trombone” è una definizione ironicamente irriverente, da questa parti si usa etichettare in tal modo persone istruite e acculturate avanti negli anni ma fermamente ancorate a determinate convinzioni che ripetono spesso e volentieri. Se Freud fosse un contemporaneo, le donne lo avrebbero già crocefisso, anche solo per le sue teorie sulla isteria femminile.

    • accipicchia che bell’assist…
      lo penso e lo scrivo da sempre, il “cuore” è l’unico organo in grado di ammorbare il cervello, cioè, non proprio l’unico ma comunque in grado di farla da padrone, è quello che produce “palingenetiche obliterazioni…”, insomma, impantana la razionalità.

      l’aforisma mi piace, lo terrò presente nei futuri post 😉

      • bene! Mi fa piacere che tu sia d’accordo! solo non vorrei che si confondesse con l’affermazione di Pascal, la famosissima “il cuore ha ragioni che la ragione non conosce” perchè c’è una profonda differenza fra le due affermazioni. Nel detto di Pascal ragione e sentimento vanno su due binari separati, non è quello che intendo io. Il mo aforisma fa capo ad un percorso attraverso l’intelletto per arrivare al cuore. L’incontro è in quel momento.
        😉 buona notte

        • sì sì sì… me lo ricordo Pascal, veniva sempre al bar dei “malsposati”, faceva il ganassa, scroccava i grappini e si arrogava il diritto di compilare la schedina collettiva del totocalcio, mai vinto niente, uno “scassaminchia” mica da ridere 😀 😀 😀

        • ecco, diamoci un contegno…
          ciò che hai scritto non è un aforisma bensì una tortura mentale che stressa da millenni, GRANDE elemento di disquisizione, esiste veramente questa linea ipotizzata? Mia cara Marta, io non ho certezze in merito. L’asse che unisce “cervello-cuore-vulva” oppure “cervello-cuore-pene” attinge alla stessa corrente?

          forse dovremmo partire da un punto di vista diverso, ciò che induce a scalare montagne, guadare fiumi, attraversare deserti e solcare oceani è la passione, non l’amore, l’amore immobilizza, rende inermi, attendisti, sognatori, vulnerabili.

          lo scrivo da sempre, tutti parlano di amore ma credo siano veramente pochissimi gli esperti in merito

          • sono d’accordo Tads…la passione è movimento, l’amore è contemplazione, ma proprio per questo non possono essere scissi. in realtà sono due linee che partono dallo stesso punto e si espandono in maniera diversa.
            ovvio che la passione con la sua folgorante presa sia capace di abbattere le montagne e ridurre i problemi al minimo ponderabile ma quando si riprende fiato l’amore ossigena e sostiene, con la sua delicatezza, con il suo appagante immobilismo, con il suo incidere senza passi, con il suo dilagare interiore che investe ogni cellula del corpo. entrambi concorrono ad un sodalizio e ad una solidità marmorea di un sentimento autentico.

            tornerò sulle “palingenetiche obliterazioni ” volutamente ignorate ma che producono un’attrazione fatale ogni volte che leggo e alla quale sto cedendo irrimediabilmente 🙂 😉
            M_

            • punto di vista rispettabile ma io ne sostengo un altro, forse è solo una questione di termini. La passione è febbre del possesso, è dipendenza, è irrazionalità, è squilibrio esistenziale, è istinto, spesso, per non dire sempre, a tempo, una parabola. L’amore, secondo il sentire comune, è un moto benevolo duraturo, lineare, diciamo nobile, profondo, meno rovente. A volte un finto amore sfocia in una cocente e devastante passione, il contrario non avviene “quasi” mai. Noi tendiamo a “relazionarci” contando su tre elementi: cervello, cuore, organi genitali, in ogni caso possiamo sempre utilizzarne solo due per volta. Parrà strano ma è così 😀 😀 😀

  20. Ho letto un suo commento sotto al post “Finestre” pubblicato e firmato NH e volevo scusarmi con lei perché essendo mio quel post non ho potuto rispondere al suo commento.
    Se può incuriosirla qui trova il post copiato (uno dei moltissimi che tal NH mi ha derubato)

    https://haninadine.wordpress.com/2015/06/15/finestre/#comments

    qui, invece trova il mio post originale con relativa data:

    http://different1232.rssing.com/chan-32880893/all_p4.html

    Mi scusi per l’intrusione ma immagino che a chiunque possa dare fastidio vedere le proprie parole saccheggiate e firmate da altri. Le porgo distinti saluti.

    • ho pubblicato questo suo commento più che altro per educazione, le beghe che lei ha con “haninedine” non mi coinvolgono minimamente e certamente ne resterò fuori. Sono in rete da circa venti anni, di cose scritte da me copiaincollate da altre persone ne ho viste talmente tante da poter riempire un container. In tutta sincerità… la cosa non mi toglie né sonno né appetito.

      detto questo, benvenuto nel mio blog

  21. In ogni caso La ringrazio. Nessuna bega, nemmeno so chi sia e solo per caso ho scoperto quel blog che neanche a me toglie sonno e fame ma quello che me le fa girare è leggere una che parla di dignità saccheggiando a piene mani i post da un blog che ho chiuso qualche anno fa e pubblicandoli a nome suo.
    Mi scusi lo sfogo, ancora grazie e complimenti per il suo blog.
    Tornerò ma solo per leggerla, promesso 😉

  22. “Si misura l’intelligenza di un individuo dalla qualità d’incertezze che è capace di sopportare.”

    Immanuel Kant

    Ecco, anche per me è così, ciaooo TADS

  23. quanto alla qualità delle incertezze…sono incertezze, dubbi, e il dubbio è proprio dell’intelligenza, sempre, almeno per me. poi, come ho scritto a ciascuno il suo.

    • conosco bene Kant e non solo lui, in oltre 2000anni si sono succeduti frotte di filosofi e Maître à penser, spesso pure in contrasto tra loro, hanno tutti una parte di ragione e una parte di torto. In ogni caso io sono di estrazione sofista, quindi mi diverto a mettere in discussione tutto (non significa disseminare dubbi), è un po’ la linea editoriale di questo blog. Sicuramente gli intelligenti hanno più dubbi che certezze ma tocca comunque a loro dare risposte.

  24. Ogni tanto ho il dubbio : ma io sono intelligente? Gl altri dicono di sì ma io non sono convinta forse ho solo alcune delle caratteristiche ( bada ben non le ho definite doti..) che la nostra epoca vuole da ciascuno per avere..se non successo direi discreta visibilità nel proprio ambito lavorativo eo sociale .ahh sì ecco ciò che e conta La visibilità ..in fondo l intelligenza e’diventata una merce importante certo!…pero’…..inutile se priva di quelle compagne di vita ormai indispensabili come furbizia un po’ di sano opportunismo fascino autostima in dosi massicce etc….oh già ….caro Tads la carta igienica ci sta ! 👌

    • Amletico dubbio che prima o poi pervade tutte le persone “intelligenti”, il solo domandarselo è già un segnale significativo. Nel mondo in cui viviamo, malizia e furbizia sono ciambelle di salvataggio, autostima e fascino ingredienti fondamentali per essere vincenti. Sulla visibilità non so, se da una parte c’è quella del maschio alfa o della donna vincente, dall’altra, soprattutto in rete, vi è quella che favorisce gli analfabeti funzionali. Insomma se nel 2018 milioni di individui hanno bisogno di influencer e pseudo-guru che dicano loro come vestirsi, quale film guardare, i libri da leggere, cosa cucinare e che tatuaggi farsi… parafrasando uno spot tv: “intelligenza?’ si vavvè ciao, io vado da Euronics” 😀 😀 😀

  25. Post che riepiloga perfettamente tutti i miei recenti post… ovvero nessuno… questo tipo di riflessioni non lasciano spazi a commenti o riflessioni, per ora solo un grande punto di domanda.. che finchè rimarrà tale mi porta a pensare di dover dedicare ad altro il mio tempo libero… con questo però ci tenevo a motivare questo commento e questo passaggio allo solo scopo di lasciare un saluto e di leggere qualcosa di interessante da te!!! CIao TADS!! 😉

      • Magari domani spiego meglio… si si tutto ok, diciamo che è un periodo in cui sto osservando e non ho molto da dire o da condividere, poi sul lavoro è un periodo particolarmente intenso, inoltre mi è stato proposto di allenare una squadra di bambini e quindi sto studiando un pò di pedagogia e leggendo un pò di libri perchè se faccio una cosa mi piace farla bene e quindi non ho molto tempo… in più ora sono a casa con le stampelle.. ecco insomma tutto bene, non mi faccio mancare nulla diciamo dai.. 🙂

        • ok, se ti spieghi meglio mi aiuti a capire 😉

          per il resto… stampelle a parte, ti auguro di rimetterti al più presto, stai vivendo un periodo impegnativo ma stimolante 😉

          • Provo a spiegarmi meglio, sento di attraversare un periodo interiore piuttosto strano… mi osservo ed osservo il mondo attorno a me e mi chiedo molto spesso il perchè di certe scelte, di certi comportamenti, di certe decisioni. Molte cose che fino a ieri mi sembravano normali oggi mi spaventano perchè le trovo fine a se stesse o compiute per seguire una certa routine che si ripete pur con qualche evoluzione nella storia. Dalle più banali alle più importanti. Mi sto chiedendo per fare alcuni esempi perchè ritenere mio lavoro importante, perchè per vivere sembra indispensabile lavorare, perchè le persone si arrabbiano ed offendono continuamente, perchè stiamo sempre a classificarci e perchè per sentirci meglio abbiamo bisogno di vedere il peggio degli altri. Come potrebbe essere invece la nostra vita?? qual’è l’espressione della nostra intelligenza?? questa??

            e mentre mi guardo attorno e penso a quello che ti ho scritto a volte mi annoio… mi annoio del mondo che ci circonda… o che mi circonda.. ed è una cosa che non mi era mai capitata prima… sono sempre stato una persona curiosa e mi sembra di essere un pò troppo monotematico almeno nei miei pensieri ultimamente.. .nonostante sto facendo anche cose nuove.. e forse il ridursi del tempo per pensare ed osservare che mi monotemizza i pensieri.. non so però ciò che rimane è che non ho pensieri da condividere i miei stessi pensieri mi annoiano ultimamente.. .quindi diciamo che sto cercando di aspettare che il momento passi oppure di trovare un modo per voltare pagina e recuperare curiosità ed entusiasmo che mi hanno sempre contraddistinto.

            (non so se mi sono spiegato o se sono andato completamente fuori argomento, ma dal momento che io lego all’intelletto i pensieri, mi sembrava attinente)

            • tranquillo che non sei fuori tema 😉

              ci conosciamo da tempo, questo è il terzo post che pubblico nel 2018, sono cali fisiologici, invero non invoglia certo una piattaforma poco reattiva, un tempo i blogger investivano tempo e cervello sulla interazione. Quelli nuovi se la tirano e si parlano addosso ringraziando il cielo se arrivano a dieci commenti, non è un fattore marginale nel contesto “blog”.

              il primo capoverso del tuo commento è una riflessione totalmente condivisibile, lungi da me darti consigli ma ti invito, anzi, ti esorto, a considerare la cosa da un punto di vista filosofico/esistenziale. Nella vita reale nessuno di noi è regista, siamo tutti comparse, ogni tanto ci viene proposto di fare gli attori a tempo determinato, niente di più. E’ intelligenza far proprio e capitalizzare ogni segmento di vita.

              Il cervello è come la batteria dello smart, necessita di ricarica, meglio se da spento e/o inattivo. La tua pausa non potrà che farti bene, fidati che tornerai brillante come prima 😉

  26. “La rivoluzione digitale ci aiuta a risolvere problemi complessi, ma non le complessità dell’epoca moderna.”
    (qui: https://mapsgroup.it/digitale-e-complessita/?fbclid=IwAR37Fc3r6DOF1Zsgk77_JxQ-7TfGQaovgaQ4ZUQ7Rm1sptTUhSRd7mRjpws)

    Mi pare che questo sintetizzi del perchè molti hanno riposto il cervello in soffitta. I più son convinti che ogni problema sarà risolto dal digitale perdendo completamente di vista il reale, come se tuttte le responsabilità siano più leggere scaricandole attraverso un click.

    Automi che non sono più in grado di sopportare il benchè minimo dolore…così come si abusa a volte degli antibiotici\antidolofici per rimandare l’affronto del problema.

    Manca forse l’intelligenza … sopprattutto quella emotiva.
    E torniamo alla mancanza, in sintesi, del pensiero critico.

    ciao Tads

    • la tecnologia è cosa buona e giusta fin quando aiuta a migliorare il livello qualitativo della vita, nel momento in cui si trasforma in condizionante dipendenza, la vita la distrugge.

      l’articolo che citi lo avevo già letto, teorie che condivido solo in parte, ogni tanto salta fuori qualche guru che scopre l’acqua calda. Qui a Torino 30anni fa già c’erano catene di montaggio robotizzate, operai con la terza media maneggiavano macchine tecnologiche da miliardi di lire. I problemi complessi riguardano scienziati e ingegneri, non gli operai o gli impiegati, nemmeno i tassisti e i muratori.

  27. Caro Tads, felicissima di rileggerti. Sono passata qui varie volte senza trovare articoli, a quanto pare in agosto se questo post è di settembre. Pensavo più di recente. A parte queste quisquiglie, sempre interessanti e stimolanti i tuoi post. Parlare oggi di intelligenza mio caro è compito ben arduo. Io ho perso la speranza che ne esista in giro. Tutto quello a cui assistiamo oggi rema contro caro Tads. Vogliamo parlare dei disastri di questi giorni dovuti al maltempo? Se solo l’uomo avesse avuto lungimiranza, dico un po’ non molta , intelligenza ,forse qualche guaio sarebbe stato possibile evitarlo. Se oltre ad una manutenzione doverosa non ci fossero stati piromani ad appiccare incendi e speculazioni edilizie solo per lucro, dico forse l’ Italia non si troverebbe a dover stanziare milioni di euro per tornare un po’ a sorridere. Dov’è l’ intelligenza ? Non so in chi risiede mio caro Tads. Mai come oggi. Forse ne rimane solo in noi una traccia ti pare? Ahahah… Un bacione. Isabella

    • ciao Isabella,
      in effetti da un paio di anni ho rallentato i ritmi, intendo qui sul blog, anche se non sono mai stato un blogger particolarmente prolifero.
      Hai ragione su tutta la linea, se l’intelligenza fosse applicata nella prevenzione, sicuramente avremmo molti morti in meno e poco sperpero, purtroppo l’uomo più che intelligente è avido, sono ancora in tanti a non capire che una gallina domani è sempre meglio di un uovo oggi. 😉
      un abbraccio e buon weekend

  28. Nel corso dei secoli non sono mancate definizioni più o meno intelligenti per definire l’intelligenza umana. A tutt’oggi il dibattito su che cosa sia l’intelligenza è molto più che aperto. L’intelligenza è diversa da individuo a individuo, perché ognuno di noi, nel corso della vita, va incontro a esperienze diverse che lo formano (o lo deformano). Quel che so è che l’intelligenza umana non è replicabile. L’intelligenza artificiale, oggi come oggi, è qualcosa che cerca di imitare quella umana, niente di più.

    • quello che dici è interessante e pone altri interrogativi, cioè, se l’intelligenza muta nel corso della vita, grazie alle esperienze (p/n), vuol dire che non è genetica, oppure magari è un “capitale” di base al quale attingiamo in modo diverso?

    • non mi pare di aver scritto che il vittimismo sia prerogativa degli intelligenti. sì è vero, i cretini vivono più sereni perché elaborano meno, tutti i superficiali sono più sereni 😉

      • caro T,
        purtroppo la question crucis non dipende da me.
        blogspot ha cambiato le impostazioni di accesso e ha eliminato l’opzione con cui eseguivi normalmente tale operazione. non ne so i motivi ma presumo per logiche di concorrenza fra piattaforme che offrono lo stesso servizio.
        quando desideri inserire un tuo commento ti consiglio di selezionare il profilo
        – Nome/URL –
        dove inserirai nel primo spazio il tuo nome e
        nel secondo spazio l’indirizzo https del tuo bel sito
        così che con un semplice click sul tuo nome si possa comodamente risalire al tuo spazio. come ha fatto Massimo.
        se vorrai riprovare, io non avrò problemi a pubblicare il tuo commento ex-novo eliminando l’altro.
        fammi sapere..
        😉

        – L

        • è esattamente quello che faccio da sempre quando vengo a commentare da te, magari traslocare su WordPress NO?
          Sulla piattaforma blogspot ho altri “amici”, spesso anche loro anche problematiche di questo tipo.

          • TADS, forse salti un passaggio fondamentale perché possa apparire il tuo nome linkato, che se lo è lo vedrai di colore azzurro.
            ti rispiego passo passo, sperando di essere chiara:
            – ti si apre la finestra commenti in cui leggi nella griglia dedicata *Inserisci il tuo commento….*
            – appena sotto è presente la miniatura grigia con *Commenta come:* dove potrai selezionare nome/URL
            – al che ti apparirà un’ulteriore finestrella *Modifica profilo* con due spazi, uno sotto l’altro da riempire,
            rispettivamente,
            il primo *Nome:* con il tuo nome (TADS)
            e il secondo *URL: con il tuo indirizzo (https://angolodelpensierosparso.wordpress.com/author/tullioantimo/)
            click sul pulsante *continua*
            dopo puoi spedire e vedrai che apparirà il tuo nome linkato.

            blogger è abbastanza rigido e non mi dispiacerebbe wordpress, ma posso esportare tutti i miei contenuti da blogspot a WP senza riscrivere tutto? perchè altrimenti sarebbe un lavoro improponibile!..

            • ciò che hai scritto è quello che ho sempre fatto, prossimo giro verifico 😉

              quando ho traslocato il blog su WordPress da Tiscali, non mi hanno consentito di importare tutto in blocco, non so come si comporti blogspot ma credo esistano dei programmini che consentono di “scasare” in toto.

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