“scrivo per me stesso”, firmato PINOCCHIO…

Non sentirete mai Rocco Siffredi dire: “le misure non contano”, non sentirete mai Bill Gates proclamare: “i soldi non fanno la felicità”, non sentirete mai una strafica sentenziare: “l’importante è essere bella dentro”, non sentirete mai un vero blogger dichiarare: “scrivo per me stesso”. Dubbia e inquietante affermazione che riporta ai paradossi Kafkiani, i più eruditi disserterebbero di volpi e irraggiungibili grappoli d’uva.

Nessuno “scrive per se stesso”, anche coloro che vergano le pagine di un diario segreto, vivono nella inconfessata/inconscia speranza che qualcuno lo trovi e legga. Per “noi stessi” scriviamo appunti, promemoria, la lista della spesa e poco altro, sicuramente niente che potrebbe attivare una interazione col resto del mondo. La scrittura è, in ordine cronologico dopo la parola, la seconda forma di comunicazione, quella che da millenni divulga storia, scienza e cultura elevando mente e spirito.

Verba volant, scripta manent… “scrivere per se stessi” in uno spazio virtualmente accessibile a miliardi di persone è una puerile contraddizione in termini, ambiguo masochismo ideologico tipico degli sprovveduti o dei soggetti in malafede. Antropologicamente affascinanti i paladini dell’egoismo letterario che, giusto per ammazzare le giornate, imperversano su tutti i social “auto-promuovendo auto-storie auto-prodotte”, probabilmente sta nel prefisso “auto” il paradigma dello “scrivere per se stessi”.

Lapalissiana ovvietà, chi “scrive per se stesso” brancola nei vicoli intimisti, l’intimismo cessa di essere tale nel momento in cui viene trasformato in blob e disperso ad minchiam, le parole immesse in rete diventano indelebili, più di quelle scolpite nella roccia. La sensazione è che l’ego alterato dei suddetti necessiti di spazi infiniti e vaste eco, altra contraddizione che ci porta nel wood evolutivo: “scrivere per se stessi 2.0”.

Pur soprassedendo sui commentini pre-confezionati e sugli ipocriti follower/like, seminati come olive caprine senza nemmeno leggere i titoli dei post, non possiamo certo ridurre alla radice quadrata le colonne portanti che reggono e alimentano la blogsfera: “condivisione e interazione”. Asserire di “scrivere per se stessi” nel santuario della condivisione e della interazione è, a dir poco, un mega ossimoro. Hercule Poirot (guru della deduzione logica) condividerebbe sicuramente: “chi afferma di scrivere per se stesso su un blog, diventa l’amante clandestino di peculiarità ufficialmente ripudiate”, capolinea agli antipodi della coerenza.

Sarebbe un colossale errore minimizzare, svalutare il potere della scrittura vissuta come canale introspettivo. Stati d’animo ed emozioni trasformate in parole scritte, sono una potente e benefica terapia solo se non destinate a finalità diverse dalla elaborazione della propria essenza. Non si traggono benefici nel fare il bidè all’anima in una gremita agorà.

La vexata quaestio più che il dove, come e quando, dovrebbe investire il “perché”. Quando internet iniziò timidamente a entrare nelle case degli Italiani, vi era una sola forma di interazione pubblica, i forum, aree di discussione in cui venivano affrontati svariati argomenti. Rilevante la disparità tra quelli che si limitavano a leggere (tanti) e quelli che avevano l’ardire di intervenire (pochi), squilibrio dato da un atavico timore, quello di sparare cazzate, baluardo psicologico abbattuto dalla successiva invasione di pseudo scrittori, roba che neanche le locuste. Una pandemia resistente a tutti i vaccini conosciuti. Mi domando dove trovino la convinzione di affollare le librerie, reali e/o virtuali, quei blogger/scrittori che faticano ad ammucchiare una manciata di commenti sotto i loro post, nasce forse qui l’alibi/paracadute:“scrivo per me stesso”???

Nella patria di Dante Alighieri chiamiamo “scrittore” Fabio Volo (uno per tutti), lungi da me fare diagnosi sullo stato di salute della editoria Italiana ma considerata la sintomatologia… direi che sostenere di “scrivere per se stessi” sia una poco impegnativa presa di posizione, una paraculata snob in abiti vintage.

Tullio Antimo da Scruovolo

 

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329 thoughts on ““scrivo per me stesso”, firmato PINOCCHIO…

  1. Ciao Tullio. Credo tuttavia che si debba fare un distinguo.
    Nei social network tradizionali, chi scrive nel 99% dei casi si mette in mostra: guardate cosa faccio, guardate come mi diverto, guardate dove sono, guardate cosa mangio.
    La persona viene gratificata dai commenti e dai like, senza i quali NON scriverebbe.
    Un blog lo vedo personalmente in maniera diversa. Ci sono moltissimi che scrivono senza avere lettori o davvero pochissimi, io stesso il primo anno scrivevo ma non interagivo praticamente con nessuno. E’ un diario on line, anche se è vero come dici tu, si tratta di un diario “aperto” e dunque ha ragione di esistere solo in funzione di chi lo possa leggere. E’ altrettanto vero che uno ha piacere di essere letto, e le statistiche (per chi le legge) gratificano nel constatare l’attenzione dei lettori.

    Però c’è sempre una sottile linea, e ti faccio il mio esempio personale.
    Quando scrivo una cazzata e metto la foto di una gnocca, ho notato di avere molte visite e commenti. Ma a me piace scrivere d’altro, a me piace per esempio la geografia. Ho notato che quando scrivo di geografia (e ti assicuro si tratta di veri articoli che scrivo con passione e ci metto molto tempo a stilarli) i lettori vanno a picco. Ma in effetti io “in quel caso” sto scrivendo innanzitutto per me stesso. Si tratta di piccole ricerche che io metto in forma scritta perché l’argomento mi appassiona. In quel momento io NON penso ai lettori. E’ ovvio che invece ci stia pensando quando scelgo la foto di una gnocca da inserire in un post.

    Sono stato un po’ lungo, sorry, spero di essermi spiegato… ciao!

    • tranquillo, non c’è problema sulla lunghezza di un commento, assolutamente, le riflessioni devono essere espresse in modo chiaro e senza farsi para sullo spazio

      consentimi di dire una cosa, il concetto dello scrivere per se stessi va ben oltre la passione di un argomento da condividere, se quando scrivi un post sulla geografia riduci visite e commenti, il problema non nasce dal tuo approccio con il blog bensì dall’interesse della utenza. Sono cose ben diverse. La differenza che corre tra mezzo e fine e tra fine e mezzo, non sempre è dello stesso peso.

      il post si riferisce a una categoria di blogger che ha adottato una espressione di comodo, come appunto ho scritto, un alibi. Il vero problema è l’interazione, qui nasce l’ipocrisia. Ecco, in entrata scrivono per tutti, in uscita scrivono solo per loro stessi.

      A me piace ogni tanto farmi un giro su wordpress, mi piace leggere e commentare, lo farei più spesso se avessi tempo, credimi che la quasi totalità dei blog poco frequentati sono gestiti da blogger che ben se ne guardano dal gironzolare sulla piattaforma.

  2. Spesso pubblico cose scritte anni fa, soprattutto poesie. Le avevo scritte per ché me stesso? Non credo, anzi le condivido per farle conoscere. Piuttosto non credo molto nel copyright: le ho scritte ma mi appartengono fino ad un certo punto, come se fossero ormai altro da me. Ma questo credo sia un altro discorso…

    • spero di aver capito bene, intendi dire che ciò che condividi, alla fine, non è più propriamente roba tua??? filosoficamente parlando il concetto non fa una grinza

      • Più che altro considero certe espressioni umane, tipo poesie o altre forme artistiche, un evento al di fuori del controllo puramente razionale e quindi condivisibile universalmente. Ciò che esprime sentimenti o emozioni e tocca chi legge e magari in quel momento vive quel sentimento in modo molto più intenso di te che l’hai scritto, ebbene tutto ciò può essere davvero considerato una proprietà del singolo? Certo è un concetto filosofico, viene fuori da un’idea di universalità che sta dietro l’arte che può essere discutibile. Per il resto quando scrivo su argomenti di attualità o politica oltre ad attribuirmi la proprietà di quanto scrivo me ne ritengo anche responsabile.

        • personalmente obbligherei i collezionisti di opera d’arte ad allestire mostre senza sosta, tanto per capirci. per il resto, condivido su tutta la linea

  3. Sebbene i motivi siano i più disparati (farsi notare, farsi leggere, farsi correggere, mettersi in mostra…) credo proprio tu abbia ragione.

    Se posso (sai che chiedo sempre) ti vorrei ribloggare.

  4. Io direi che si scrive per se stessi e anche per gli altri, nel momento in cui il pensiero lo si pubblica in spazi virtuali come questo. Molti scrivono per farsi adorare, altri perché probabilmente cercarno risposte, ed anche per creare l’illusione di sentirsi meno soli.
    Personalmente, a volte mi meraviglio di certi pensieri intimi che vedo scritti con così tanto coraggio! Infatti io non pubblico tutto quello che scrivo, perché alcuni pensieri so che non sono per tutti, e che in realtà non ha nessuna utilità pubblicarli… se non appunto per far crescere il proprio ego, attravero “like” ed elogi altrui.

  5. Sono sempre stato timido, soprattutto con le ragazze. Da ragazzino il solo pensiero di stare al centro dell’attenzione mi terrorizzava. Vedevo i miei amici abbordare giovani fanciulle o saltare scatenati in una pista da ballo mentre io me ne restavo in un angolino a bere qualche drink.
    Ma la timidezza non implica l’assenza di vanità, magari anche di un briciolo appena visibile: il desiderio di emergere, di poter sussurrare “si, esisto anche io e magari sono bravo in qualcosa” ce l’hanno tutti. Ce l’abbiamo tutti.
    E scrivere un blog, un diario, una pagina FB o anche solo il proprio profilo instagram è figlio di quello stesso desiderio.

    Tutto questo sproloqui per dire che ragione, hai ragione da vendere 😀

    • grazie Lapinsu,
      sante parole, alcune esigenze, alcuni bisogni, alcuni desideri, alcune vanità,appartengono a tutti, indistintamente e direi anche giustamente

  6. Era qualcosa che in passato scrivevo perchè credevo in quell’idea di “scrivere per me stesso”. Col tempo ho realizzato quello che descrivi nel post. Quindi mi trovi, in linea di massima (e con qualche eccezione), d’accordo.

      • Le eccezioni di cui parlavo derivano dal fatto che non mi piace “uniformare” i fatti. Ogni motivo, idea ed esigenza da cui scaturisce un blog ha radici differenti. E quindi, proprio perchè non esiste una “verità assoluta” (nessuna “guida dello scrittore”, per dire) mi riservo la possibilità di non renderla una regola inderogabile.

        Però, ripeto, alla luce della mia esperienza personale in merito, mi trovi d’accordo.

        • su questo sono d’accordissimo, io non mi permetto di giudicare le spinte motivazionali, mi limito a evidenziare la logica di un blog (social o community), la sua natura e il suo spirito portante, qui credo i margini si stringano. Le piattaforme blog sono nate per comunicare, condividere e interagire, poi, sai, nessun peccato mortale ma non credo siano il contesto ideale per perorare la causa dello “scrivere per se stessi”.

  7. Ciao, anch’io ho affermato ed affermo che scrivo (sul mio blog) per me stessa.
    Io ho poca memoria, e avere un posto nel web dove andare a ripescare ogni tanto qualcosa è sempre una…’scoperta’ piacevole 🙂
    Poi, è ovvio che essendo un mezzo ‘pubblico’, può essere letto da chiunque. E infatti, questo pensiero non mi rende totalmente libera di scrivere veramente ciò che vorrei.
    Ma proprio perché ‘pubblico’, in fondo in fondo, ci spero che qualcuno legga. Magari non tutto. Magari solo alcuni post.
    Ma avendo io una media di UN lettore al giorno (vai a capire chi è!!! Gliel’ho anche chiesto, ma non ho avuto risposta…), capisci che posso considerare di scrivere in un diario personale che POTREBBE venire scoperto e quindi letto.

    • questo commento è semplicemente bellissimo, hai ironicamente sintetizzato il senso del post, brava, anzi, braverrima 😉 🙂

      ogni tanto vengo a trovarti ma non tutti i giorni, quindi, se l’altro visitatore è fisso, quando arrivo io raddoppi la media delle visite 🙂

  8. Pingback: Scivere per sé? | ilperdilibri

  9. Dai un’occhiata alle autopubblicazioni online e poi odiami per aver seguito il mio suggerimento.
    Quanto a molti blog, probabilmente i primi, son nati per una via di mezzo e cioè un “mi autoanalizzo e magari interagisco in merito con qualcuno” che non è neanche male come idea perchè uno sconosciuto è scevro da pre concetti su di noi. Diverso è il discorso dei blog a tema dove vuoi o non vuoi ci si rivolge ad un pubblico spesso immaginario o ancora i blog di scrittura dove è palese tentare di avere un riscontro dai lettori. Firmato: un ex forumista.

    • anche tu ex forumista??? bei tempi

      a cosa dovrei dare una occhiata??? alle autopubblicazioni??? dai ti prego, non ti ho fatto niente di male… 🙂 🙂 🙂

      tecnicamente i blog nascono come diari, sì ma diari pubblici, da condividere e usare come strumento di interazione, probabilmente proprio per, come giustamente dici, trovare interlocutori non condizionati. Lo “scrivo per me stesso” plot del post è di natura pratica, non a caso ho parlato di affermazione alibi, diciamo da sfigati della situazione. Siamo nell’era vintage ma i fricchettoni “sono ma non sono”, “penso ma non penso”, “faccio ma non faccio”… non godono più di quella aulica credibilità filosofica che incantava gli ignoranti.
      Non so se mi sono capito 😀 🙂 😉

      • Eh si, bei tempi 😀 Direi di si, ti sei capito! Comunque sia di fatto è un modo per comunicare agli altri più o meno marcato a volte dovuto alla mancanza di interlocutori altre alla vera voglia di esporsi. (per inciso invece nn son d’accordo con l’idea del diario segreto, se scrivo qualcosa che nn voglio venga letta tale resta e ora col blog lo faccio tenendo i testi in bozza).

        • nel mucchio ci sta tutto e di più, ovviamente siamo sul territorio delle tendenze, senza generalizzare, è da un pezzo che questo post mi frullava nella testa, quando posso navigo sulla blogsfera, ne ho incontrati tanti, troppi, di quelli: “scrivo per me stesso”. Tutti con alcune caratteristiche in comune.

          • Io posso vantare l’aver incontrato live uno di quegli scrittori che son nati dai blog. Senza commentare il declino inesorabile dei contenuti affetti da piacioneria acuta ti dico solo che la prima cosa che mi ha chiesto è stata “sono come sembro sul blog”…lascio a te immaginare quanto fossi interdetta! Ma son solo testi scritti per me che pubblico per puro diletto!

            • ahahahah… ho presente l’articolo, si comportano tutti nello stesso modo, manco avessero un copione. A me è capitato di acquistare, dopo pressanti richieste, libri scritti da alcune mie commentatrici, appena piazzata la copia sono sparite dal mio blog 😀 😀 😀 😀 😀

              • pensa che ai tempi questo non aveva pubblicato nulla. Era solo un blogger che scriveva bene (glielo riconosco) e belloccio. Da li alle frasi fatte per conquistare un buon seguito femminile il passo è stato breve.

                • insomma, non è che da tutto ciò l’universo femminile ne esca esaltato 😀 😀 😀
                  comunque nel mondo dei blog anche le donne si danno da fare, pure tanto, poi, quando ricevono picche, spariscono… anche loro 😀 😀 😀

                  • Ma infatti ti assicuro che i miei commenti spesso sono abbastanza critici verso il mio genere 😀
                    Per quanto riguarda i due di picchi credo rodano a tutti…più per orgoglio che per interesse!

                    • sicuramente ma quasi sempre la cosa è frutto di valutazioni sbagliate. Le donne, soprattutto quelle “mature”, non hanno una forma mentis moderna, per loro è quasi inconcepibile essere rifiutate o ignorate nelle loro avances mascherate. Insomma, magari si proclamano femministe ma si incazzano se non trovano un cavaliere maschilista vecchio stampo

                    • Verissimo, per contro da donna posso dire che alcuni uomini ugualmente non lo concepiscono quale che sia il motivo (estetico, intellettuale o che) e se provi a dire che non hai interesse te la tiri e pure senza ragione (ma chi ha mai detto di essere figa, solo nn mi interessi). Diciamo che nell’epoca in cui uno vale l’altro sembra inconcepibile non prendersi chiunque.

                    • la chiusa del tuo commento apre universi, hai fotografato perfettamente la deriva che pare essere la logica del futuro, poveri posteri 😀 😀 😀

  10. Io ho cominciato perché avevo tempo e pensavo di imparare ad usare WP. Facebook mi ha molto deluso e cercavo un posto dove scrivere, inizialmente non sapevo neanche cosa, visti i miei vari interessi. Ho dato questo nome al blog perché vivo in campagna. Pian piano il blog è diventato il luogo dove prevalentemente esprimo la mia vena creativa. Mi diverto, mi sento bene, ho fatto delle simpatiche conoscenze con persone che stimo e spero nascano delle amicizie. Quindi per me il blog è espressione, divertimento e relazione. Non so dove mi porterà ma in questa fase della mia vita sono abbastanza aperta.

  11. Ad esempio, zio, il mio blog è in modalità irrintracciabile sui motori di ricerca, tipo che chi lo conosce lo fa attraverso amici degli amici, o cliccando sui commenti che lascio. Insomma un posto da snob, tipo club swing con tanto di invito riservato. Ma a parte questo, vorrei trattare un altro argomento.

    In questi anni scrivere sul blog mi ha fatto bene, non dico di essere uscita da depressione e compagnia bella ma ho arricchito il mio carattere scoprendo nuove cose. In questi anni ho anche assistito al fiorire di molti blogger che, da semplici narratori di seghe mentali, attualmente vantano libri in uscita (tipo già alla seconda dizione) disponibili nelle migliori librerie. Ok, alcuni sono persone che lavorano nell’ambito della comunicazione, quindi masticano post come se fosse pane quotidiano, altri scrivono cazzate, edulcorate da frasi smielate e post ambigui dove ci si ritrova con le pippe mentali. Insomma chi non si è fatto qualche filmino porno in testa e si ritrova fra i personaggi tipo 50 sfumature di grigio? Un po’ tutti, ed i like aumentano.

    Da qualche anno covo un progetto di scrittura, che mi piacerebbe diventasse un vero e proprio lavoro, ma pur tentando su alcuni social, non riscontro nè visite, nè like, nè interessamento da parte degli utenti. Sarà forse il modo di scrivere, oppure l’argomento, ma noto che il pubblico della blogosfera, come quello reale, ha la passione innata per libri che dicono tutto o niente, e che appunto parlano di seghe mentali.
    Il mio prof di inglese, buon’anima, un giorno si presentò in aula con questo libro:

    ci aveva visto bene lui!

    • ciao Aida,
      la piattaforma è una immensa piazza popolata da varia umanità, diciamo eterogenea al massimo, ovviamente quelli che fanno caciara sono più notati ma anche i più svalutati, anche qui, come nella vita, la qualità (intesa anche come dote) alla fine paga sempre.

      Certo nascondendosi dietro l’anonimato è più facile esternare con disinvoltura paranoie e seghe mentali, per molti/molte, gli interlocutori da blog sono come gli oroscopi dei giornaletti, non li prendono per buono ma intanto li leggono.

      non conoscevo il tuo progetto letterario, se approfondisci magari qualche consiglio buono mi viene 😉

      il tuo Prof di Inglese era uno che la sapeva lunga 😉

      • La sapeva lunga, si. Il giorno degli esami di Stato si portò un frustino per farci stare attenti, ma in realtà trovò il modo per farci passare il compito di matematica…

                    • ti consiglio di documentarti in merito perché quello potrebbe essere un problemino, comunque se non prendi soldi e ti limiti a qualche “consiglio” vissuto come “punto di vista”… magari non puoi usare il termine “consulenza”

                    • Mi sono documentata in merito e la consulenza, finalizzata semplicemente al dare dei consigli senza rappresengtare nessuno in giudizio, non è esercizio abusivo della professione. Lo è qualora io, senza abilitazione, mi presento come avvocato difensore di Tizio davanti al tribunale, non anche se scrivessi “come presentare una denuncia” o “perché la legge italiana favorisce i criminali”. Problema è che pur volendo mantenermi a semplice scopo letterario, al 60% dei casi qualcuno contrasterà, qualcuno inizierà a fare terra bruciata visto che esistono già blog del genere che macinano milioni di visitatori al giorno. Potrei essere tacciata di violazione del copyright anche solo se mi attengo a spiegare la legge (quella è la norma, mica uno può copiare). Proprio di recente mi sono resa conto come alcuni di questi colossi si servano di ghostwriter per la stesura dei loro testi. Ora, a me è capitato di scrivere per uno di loro e mastico la amteria da anni. Ma se fosse capitato pinco pallo? Che testo ne sarebbe uscito fuori?

                    • allora, se rimani nella totale legalità e non hai fini di lucro, non vedo come potrebbero danneggiarti o fare terra bruciata, i siti di cui parli sono imprese, credo. Insomma, mica un giornale può farmi causa perché sul mio blog gratuito tratto la stessa notizia. Non ho capito cosa c’entrano i ghost???

                      fammi una cortesia, rispondimi con un nuovo commento che qui la grafica stringe

  12. Non sempre un blog commentato é molto visitato e spesso i commenti sono il risultato di uno scambio favori tra bloggers. Conosco molti blog che si reggono solo sulle visite e sono migliaia al giorno. Te ne posso citare uno: Guido Saraceni.

    • sono un blogger da 15anni, credo di aver capito da tempo certi meccanismi, tra l’altro ho vissuto direttamente le due situazioni che citi, sulla piattaforma dove stavo prima si viaggiava con tanti accessi e meno commenti, qui è il contrario. In questo blog i commenti di scambio non trovano terreno fertile. Non so chi sia Guido Saraceni ma grazie per la segnalazione.

      • era uno a caso, ma potrei citarne tanti qui su wordpress molto letti e zero commenti. Questo solo per dire che non tutti cercano i commenti che spesso costringono ad una disponibilitá di tempo che non si ha.

        • sono d’accordo ma non colgo il nesso col post, se uno è sconosciuto perché non ha tempo per andare in giro e farsi conoscere… non so che farci.

          quando si apre un blog bisogna mettere in preventivo quel minimo di impegno, anche perché scrivere cose interessanti che nessuno legge è uno spreco

          comunque molte persone leggono e non commentano perché non sanno cosa dire, l’interesse, quindi la popolarità, il valore relativo di un blog, è cosa soggettiva

  13. Concordo in pieno su quanto hai scritto, perché conferma la ragione per cui ho aperto, nel tempo, un blog su varie piattaforme. Volevo farmi conoscere e – in prim’ordine – farmi apprezzare. Quando ho finalmente capito di non essere riuscito nell’intento, ho dato forfait. Nel mio ultimo post su WordPress ho espresso pubblicamente (e spero chiaramente) le ragioni dell’addio al “diario pubblico” a cui tenevo tanto e a cui avevo affidato, senza mai nasconderlo, le speranze di un qualche riscontro positivo da parte dei “cosiddetti” talent scout delle case editrici. E’ andata male e ho ritenuto giusto (per me e per la blogosfera) piantarla lì e passare ad altro. Non mi sono dato all’ippica, 😀 ma alla campagna e allo studio (per puro piacere personale) della lingua spagnola.
    Mi manca, comunque, quella (seppur modesta) interazione con qualche mio volenteroso follower.
    Devo, invece, complimentarmi con te per avere eliminato la possibilità di esprimere i like, terribili segnali, il più delle volte, di NON avvenuta lettura… 😀
    Un cordiale e amicale saluto.
    Nicola

    • ciao Nicola,
      come sai mi è spiaciuto molto del tuo abbandono, rispetto la tua scelta ma non la condivido, se non sei riuscito a raggiungere qualche talent scout sei sicuramente riuscito a stabilire, con me e tanti altri, un bellissimo rapporto di amicizia virtuale.

      i like li avrei tolti prima ma ti confesso che non sapevo come fare, appena l’ho scoperto… zac, tagliati via, a dirla tutta… eliminerei anche i follower, per me contano i commenti, il resto ha solo funzioni decorative

      ricambio di cuore il saluto 😉

  14. Io non scrivo per me stessa e quando mi leggono o leggo io stessa qualcosa di me, per esempio a mio marito, ne sono felice, immensamente. Immaginiamo un’opera d’arte nascosta, non condivisibile, sarebbe sottrarre agli altri il piacere di vivere quell’opera. Uno scritto, un articolo, un romanzo, un racconto, vanno letti da altri e per il blog i lettori sono importanti, i lettori danno vita al blog. Ci sono lettori silenti e lettori che lasciano la loro impronta, i blog purtroppo non sono frequentati come un tempo: sono stati sostituiti dai social, il mondo telegrafico. È un piacere leggerti.
    Un abbraccio
    Annamaria

    • ciao Annamaria,
      condivido ogni parola del tuo commento, bello il paragone con le opere d’arte, come ho già detto a qualcuno, i collezionisti dovrebbero essere obbligati ad allestire mostre per legge.

      da un po’ di tempo a questa parte ci si imbatte in nuovi blogger provenienti dai social, come fosse in atto una inversione di tendenza, speriamo. Certo i blog di una volta erano tutt’altra cosa, accidenti, inizio a ragionare come un vecchio 😀

      un abbraccio a te, è sempre un piacere averti qui

  15. Condivido il tuo pensiero caro Tads, io pubblico le ricette per condividerle con gli altri altrimenti facevo una raccolta per conto mio, ci metto un po’ di tempo a pubblicare ma poi un caro amico mi riprende e io mi do’ una svegliata, 😀 ti abbraccio tanto, buonanotte, 😉

  16. in passato ho affermato anch’io (a me stesso tra l’altro) quel concetto… riflettendoci su però credo che hai perfettamente ragione… al massimo ad oggi potrei dire che scrivendo o confrontandomi ho conosciuto meglio me stesso… o meglio ancora mi sono chiarito meglio alcune idee che hanno impatto e riflesso su ciò che sono e sulla strada da percorrere…

    • sicuramente, la scrittura è riflessione e quindi aiuta a conoscersi meglio

      in sintesi:

      1) chi scrive per vanità compie un percorso esteriore
      2) chi scrive per se stesso compie un percorso interiore

      il punto 1 e 2 possono convivere ma entrano in conflitto quando si vuole mascherare il punto 1 spacciandolo per punto 2

      poi esiste una logica filosofica che riassume, nella sostanza, che sia per fame di gloria o consensi o per introspezione, tutti, in qualche modo, scriviamo per “noi stessi”, la differenza sta nel come viene posta la questione

      spero di essere stato chiaro 😉

  17. Scrivo perché mi piace. E’ il mezzo di comunicazione che più mi s’attaglia. Essendo pigra e incostante, il blog mi costringe a darmi una sorta di scadenza. Essendo una perfezionista della parola, sapere di essere letta mi sprona a rendere al meglio ciò che voglio scrivere.
    Ma scrivo anche per me stessa. Ho avuto tanti blog, e in ognuno ho esplorato un frammento di me.
    Per esperienza, ho conosciuto tanti bloggers scrittori (perché scrivono) con un ego e una presunzione che manco Dostoevskij. Altro che per se stessi!

    • in effetti i “Dostoevskij” de noartri impazzano sulla piattaforma, soprattutto… “sono-un-genio-incompreso-questo-è-un-mondo-di-raccomandati-compratevi-il-mio-libro-c’è-lo-sconto-e poi-è-il-più-bello-di-tutti”.

      come ho detto a Erik, tutti scriviamo “anche” per noi stessi, è la finalità, introspezione o bulimia di consensi, a fare la differenza. Il post comunque punta l’occhio di bue su una tipologia ben definita di blogger ma questo non ti sarà certo sfuggito.

      non conoscevo questo tuo vezzo di destinare un blog a ogni sfaccettatura della tua personalità, molto interessante…!!!

      • Credo che la bulimia di consensi (espressione molto felice), in questo mondo social, sia ormai indispensabile quanto la griffe tarocca (per restare in tema con i tuoi pensieri). Ognuno cerca di attirare l’attenzione su di sé con tutti i mezzi possibili, facendo la ruota come un pavone di nome Narciso, indossando sempre il vestito buono.

        Eheheheh, con la cofana ero più ruspante… chissà in quante altre me sarai incappato senza saperlo!

        • questo puoi saperlo solo tu, magari qualche scambio di commenti ci sarà stato, personalmente credo di avere un atteggiamento coerente ma credo tu ti sia imbattuta, sicuramente, in soggetti “cangianti”, quelli che si plasmano come il pongo. Cioè, tentano di plasmarsi al nick del momento

          credo proprio tu abbia ragione, soprattutto tra le nuove generazioni, tutti a pavoneggiarsi e a fare i colibrì, anche le donne amano “esibirsi”, che dire, quando mi stufo sbaracco e ciao Ninetta.

  18. Più che rimanere gratuito mi piacerebbe guadagnare vendendo gli spazi per la pubblicità, come succede con i maggiori blog che ottengono introiti proprio dalla pubblicità che ospitano sui loro siti. I ghostwriter sono persone che vendono articoli cedendo i diritti d’autore sui testi. In poche parole una persona, dietro corrispettivo scrive un testo che poi viene firmato da un’altra. Ne ho parlato nel mio blog qualche tempo fa, è una cosa legale, come i discorsi che vengono scritti per il presidnte della repubblica, ad esempio. Ecco

    https://aidamillecento.wordpress.com/2018/01/29/di-sogni-nel-cassetto-e-di-pippe-personali/

    Non è qualcosa che va contro la morale, piuttosto bisognerebbe rivedere la legge che parla di lavoro ai giovani se una persona è costretta a svendere la tesi di laurea per guadagnare qualcosa e mantenersi senza l’aiuto di mamma e papà.

    • Aida,
      non credo al mondo esista una persona che conosca meglio di me il significato di “ghost writer” 😀 😀 😀

      è che non ho capito cosa possa mai scrivere un ghost in un sito di consulenza legale

      anche qua a Torino e Milano esiste un prolifero mercato delle tesi di laurea elaborate da ghost writer (umanistica), si viaggia sui 15euro a pagina, un mercato talmente in crescita al punto da aver indotto il governo a legalizzarlo, in modo mascherato, per incassare la ritenuta d’acconto. Credo sotto la voce “consulenza”.

      non mi pare che gli introiti pubblicitari possano essere considerati alla stregua di una parcella ma vado per intuito e non per competenza tecnica diretta

      • Perdonami, non volevo delucidarti sul significato di ghost. Si, questi siti che trattano di tematiche giuridiche possono rivolgersi ai privati per la stesura di un test, magari che tratti di una sentenza o di una nuova norma. Quindi bisogna commentare, utilizzare linguaggi che siano fra il tecnico e il popolare… ecco, c’entra eccome.
        Mi sa che devo redigere qualche tesi. A 15 euro a pagina…

        • no problem, tempo fa sull’universo dei ghost ci ho scritto un trattato 😉

          non conosco la realtà territoriale della zona in cui vivi ma credo alcune esigenze siano presenti ovunque, per capitalizzare la tua laurea in giurisprudenza potresti organizzare un servizio consulenza/informazioni in quei meandri poco spremuti.

          A parte le tesi che comunque non fanno male e tengono aggiornati, mi riferisco alle nuove esigenze come i contratti prematrimoniali, magari accordandoti con qualche wedding planner. Interessante anche occuparsi delle tutele in ambiti tecnologici come ad esempio le app (parlo di giovani emergenti non ancora entrati ufficialmente nel circuito). Esistono poi nuove forme di impresa che hanno, sempre e comunque, bisogno di consulenze legali e quindi potresti collaborare con alcuni commercialisti.

          in ogni caso, appena puoi, l’abilitazione prendila, senza quella fai poca strada

          • Si, i contratti prematrimoniali sono nulli se vertono la definizione dei beni in caso di separazione. E’ possibile stabilire prim a se si aderisce al regime della comunione o della separazione dei beni, ma in Italia non è previsto lo stesso regime che si applica, ad esempio, negli STati Uniti. C’è una proposta di riforma, visto l’alto tasso di separazioni e divorzi e cause inerenti all’attribuzione della casa coniugale, ma allo stato dei fatti va sempre nel di dietro all’uomo (scusa se sono schietta)!

            • “contratti prematrimoniali” per capirci, chiamiamola “scrittura privata”, particolarmente in voga tra i conviventi, la nuova legge sulle coppie di fatto è farlocca, all’acqua di rose, per esempio non prevede la possibilità di depredare il/la partner in caso di tradimento.

              fai bene a essere schietta, purtroppo tendo a essere sintetico, nelle coppie, anche gay, esistono vuoti legislativi che si possono colmare con scritture private sottoscritte da un notaio. E’ un mercato sconfinato

              • No, aspetta. Premetti che ci sia una differenza fra chi si sposa (e depreda il coniuge fedifrago) e chi sceglie di convivere? Cioè non è che uno è scemo quando si sposa se vengono riconosciuti gli stessi diritti anche alle coppie di fatto….

                • ho capito ma a te che te ne frega??? 😀 😀 😀
                  quello che ti deve interessare è fare consulenze di questo tipo e farti pagare, gli aspetti morali lasciali ai preti e ai bacchettoni.

                  per capirci prendi a esempio due personaggi pubblici

                  Giorgio Armani faceva il vetrinista alla Rinascente ed era l’amante di un ricco gay maturo, quello che gli ha finanziato la sua prima collezione. Grazie a una scrittura privata, quando il vecchio è morto di AIDS, Armani ha ereditato tutto, questa cosa si sa perché ha fatto giurisprudenza, credo per casini coi parenti

                  per contro, Lucio Dalla non ha sottoscritto nessun accordo col suo giovane fidanzato convivente, quando è morto i paranti hanno cacciato di casa il ragazzo senza dargli manco un centesimo.

                  ecco… non ti pare un mercato appetibile???

  19. ciao TADS,
    avendo un blog intimista (oltre ad un altro di puro diletto e un’altro ancora di divulgazione culturale) mi sento di dirti che, per quanto mi riguarda, ho sentito da sempre il “bisogno quasi fisico” di esprimere una parte di me, e l’ho soddisfatto attraverso la scrittura.
    tutto ciò che scrivo sul mio blog lo scrivo facendo l’amore con le parole, per esprimermi nei limiti del mezzo che uso, e lo lancio nel mondo web lasciando che tutto ciò che ho creato possa volare libero. dopo ogni mio post, tutto quello che ci ho messo dentro non mi appartiene più, è come un far prendere corpo e sciogliere quelle sensazioni prigioniere del pensiero .
    come ben sai, non mi interessa attirare attenzione di alcunché, ma è bello vedere una parte intima di se stessi sulla rete, è come guardarsi allo specchio. in tanti mi dicono che scrivo poesie e, devo confessarti che la cosa mi infastidisce un po’. sono solo pensieri che esprimo con parole che tento di armonizzare tra loro, perché amo le parole, immensamente. non per nulla, tra i tag del mio blog ho scelto di non mettere la parola Poesia, per la grande considerazione che ho di essa e che tanto spesso viene abusata qui in internet. c’è chi mi ha detto che questa parola, oggi, ha preso un’accezione più ampia. boh, sarà, ma a me sembra che tutto ad un tratto siano diventati tutti poeti, svilendo così un’arte che, secondo la mia personalissima percezione, non risiede solo nelle parole ma anche nel modo di essere e di vivere la propria vita. e i Veri Poeti sono rari.
    ecco, questa vuol essere semplicemente la mia testimonianza.
    ciao T, sei sempre il migliore nelle argomentazioni e nello stile unico che proponi.

    Elle

    • ciao Elle,
      molto interessante il tuo commento, un punto di vista di alto registro, dare vita a un pensiero, una riflessione e poi liberarla nell’universo del web tranciando il vincolante cordone ombelicale ideologico. Questo è l’esatto contrario dello scrivere per se stessi. Personalmente credo sia prerogativa diffusa, tra quelli che amano scrivere, vivere dei veri e propri amplessi con le parole e con i concetti. “Scrivere” è uno dei pochissimi, rarissimi mestieri che non si possono fare per ripiego, nessuno si mette a scrivere perché non trova altro lavoro. Essere pagati per scrivere rimane, per la stragrande maggioranza degli aspiranti, semplicemente un sogno, una chimera irraggiungibile.

    • ops… dimenticavo, ho un pessimo rapporto con la poesia, sarà sicuramente una mia lacuna ma spesso ho la sensazione sia la parte dozzinale della letteratura, forse perchè vi sono più poeti che poesie degne di definirsi tali.

          • oh no, TADS, perché mai dovrebbe essere sarcasmo?
            è semplicemente quello che penso nell’osservare l’attenzione che dedichi al tuo blog e ai tuoi ospiti. quindi non è neppure un complimento, ma la mia visione personale di questa tua grande capacità.
            non so se ti è giunto il mio like al tuo secondo commento che ha completato la tua prima risposta al mio intervento. mi sei piaciuto particolarmente nell’esposizione dei tuoi rapporti con la poesia e le motivazioni che ti hanno mosso a prendere le tue personali considerazioni, e che rispetto senza tentare di spiegarti nulla di ciò che non rientra nei tuoi interessi e che non senti appartenere al tuo modo di essere.

            • la mia era solo una domandina 🙂
              vedi Elle, le persone che entrano qui, leggono quello che scrivo, magari leggono anche i commenti e poi ne elaborano uno loro… MERITANO RISPETTO, per me questa è la regola N°1

              dunque, apprezzo un certo tipo di poesia, come ho più volte ribadito, non disprezzo quella che mi piace meno, la rispetto ma non mi affascina intellettualmente. Nemmeno giudico poeti e scrittori da web che nella vita reale fanno i camerieri e le sciampiste (nobilissimi lavori), semplicemente penso che certi atteggiamenti dovrebbero evitarli ma non è un problema mio

              • Tads, il tuo pensiero è sulla mia stessa lunghezza d’onda.
                anche per questo ho lodato la tua capacità di ascolto.
                stiamo parlando della stessa cosa, come già ti ho scritto nel mio primo intervento:
                “a me sembra che tutto ad un tratto siano diventati tutti poeti, svilendo così un’arte che, secondo la mia personalissima percezione, non risiede solo nelle parole ma anche nel modo di essere e di vivere la propria vita. e i Veri Poeti sono rari.”
                anche a me certe esposizioni “poetiche” non mi affascinano intellettualmente.
                forse, in definitiva, si tratta solo di gusti personali.
                comunque, il rispetto non deve impedire quella sana e costruttiva critica che ci permette di esprimere le nostre considerazioni su determinati atteggiamenti che fanno parte del sociale, no?
                e il tuo blog è il posto giusto per fare ciò, mi pare.
                ciauuuu!!
                🙂

                Elle

  20. Condivido in pieno quanto affermi, se scrivessi solo per me stessa non pubblicherei dei post sul blog ma mi mangerei i fogliettini come facevo con i bigliettini per i compiti in classe al liceo 😂😂😂😂 ( non scherzo…..pienamente cosciente che esistessero metodi di distruzione più salutari, ma per me era un rito scaramantico)

  21. Ciao Tads,
    di condivisioni- interazioni nella blogsfera abbiamo già parlato e ci troviamo in perfetto accordo.
    nNon ho mai detto che scrivo nel blog per me, mentirei se lo dicessi, ma ho detto in varie occasioni che non mi strappo i capelli se vengo letta o commentata poco. Questo lo riaffermo. Divenuta blogger per puro caso e per divertimento, ci tengo a mantenere quel necessario e utile distacco che non renda il blog un lavoro, cosa che non è, ma un serio , rispettoso e gradevole passatempo.
    Accenni al perché scriviamo sul web. Non mi pongo più la domanda, scrivo quel che mi dice la testa senza un chiaro perché che non sia di essere letta da una ventina di persone e magari di disquisire sull’argomento in questione per arricchimento. Per questo io leggo gli scritti altrui. Su me blogger che scrive ho un mio perché che, invece, continuo a chiedermi e a non risolvere. Ma questa è un ‘ altra storia, magari interessante, che porterebbe, però, fuori tema. Privata anche. Pazienza: chi ha detto mai che nella vita bisogna risolvere proprio tutto?
    🙂

    • ciao Marirò,
      su eventuali fuori tema non farti scrupoli, con la vecchiaia sono diventato più elastico 😉 🙂

      in verità non mi pare di aver accennato al perché scriviamo sul blog, un argomento interessantissimo già affrontato da numerosi nostri amici blogger, diciamo che tra le altre cose punto un po’ il dito sul come viene vissuto il rapporto con il blog e la blogsfera

      sono d’accordo con te, non ha senso farsi paranoie né mettersi a fare i ragionieri dei commenti, ogni post è una cosa a parte e poi si va anche a periodi, da un paio di anni ho dimezzato il numero dei post e me la prendo comoda. I commenti fanno sempre piacere ma di certo non incidono sul sonno e sull’appetito 😀 😉 🙂

      presto vengo a leggere le puntate che mi mancano 😉

      • Sul perchè scriviamo (anche nel blog)mi riferivo a un rigo che hai scritto quando dici dei forum,
        “La vexata quaestio più che il dove, come e quando, dovrebbe investire il “perché”.”

        Quando vuoi, qui non scappano 😉
        buona domenica.

        • ok, sono stato un po’ ermetico e sintetico, quello è un perché più che altro retorico… perché scegliere il web per scrivere per se stessi, comunque hai ragione, può essere interpretato in altri modi 😉

          Buon week end Marirò

  22. Premesso che sono d’accordo con il tuo assunto ovvero che non si scrive per se stessi, aggiungerei che si scrive per raccontare se stessi a qualcuno.

    La scrittura pare una cosa scontata perché siamo in tempi in cui non c’è più nessuno che non sappia scrivere ma in realtà scrivere per comunicare non è una dote di tutti.
    Ci sono svariati modi di scrivere e quindi di comunicare.

    La poesia, ad esempio, è una scrittura che scaturisce dalle emozioni, dalle passioni e dai sentimenti. Molti i poeti che hanno scritto e scrivono solo per la donna o l’uomo amati, il loro intento era, è, farsi leggere in primis da loro poi, cavalcando una delle caratteristiche delle emozioni ovvero l’essere patemi comuni al genere umano, ogni lettore ci si ritrova e se ne appropria in un atto di traslazione ed appartenenza.

    Il giornalismo, la cronaca, l’espressione di idee su varia scala, hanno la funzione di divulgare informazioni al mondo e certo quindi un giornalista non scrive per se stesso.

    Lo scrittore ambisce ad attrarre attraverso la sua produzione grafica più pubblico possibile per vendere i suoi libri ed avere successo.

    Ogni scienza, dalla fisica alla medicina, usa la scrittura per promuovere scoperte e concetti.
    Nessuno scrive solo per se stesso, esercizio puramente inutile altrimenti.

    Poi c’è la vanità, come in tutte le categorie artistiche e intellettive, di essere apprezzati, conosciuti, condivisi, ammirati…. e ci sono i blog 🙂

    P.s. ho letto su un tuo commento di risposta che non ami la poesia, io non scrivo poesie ma trovo che i poeti abbiano una marcia in più e non in meno 😉 ovviamente parlo di poeti veri, ce ne sono anche tra i bloggers
    un saluto
    Marta

    • ciao Marta,
      non amo la poesia ma nemmeno la odio né mi diverto a denigrarla, come ho scritto ad Elle, è difficile amarla in un contesto (la blogsfera) in cui sedicenti poeti e poetesse sono numericamente superiori, non di poco, a quel qualcosa che dovrebbe essere definito “poesia”. Per me la poesia è la sintesi di una emozione, di uno stato d’animo, di una percezione, di una intuizione, non a caso l’espressione poetica che apprezzo è l’ermetismo ma… rimaniamo sul pezzo

      sono d’accordo con te su tutta la linea, il web è una cartina di tornasole, ove tutti scrivono è più facile cogliere i livelli di qualità

      ineccepibile la carrellata di esempi che riporti, aggiungiamoci anche il potere che hanno le parole scritte di infondere coraggio, di rendere audaci, temerari. Siamo nell’era digitale della socializzazione virtuale. Miliardi di persone, anche sconosciute, ogni giorno comunicano grazie alla scrittura. Ecco… un messaggio è un selfie intellettuale (magari abbellito). Nella storia della umanità, quante dichiarazioni d’amore sarebbero “saltate” se non fossero esistiti carta, penna e calamaio??? Baci Perugina a parte, è veramente difficile immaginare un mondo senza la scrittura, eppure, scrivere per se stessi è realmente un mondo senza scrittura.

      • Molto incisiva l’espressione “un messaggio è un selfie intellettuale”! È un altro dei tuoi metalogismi che racchiudono un universo riflessivo. Un paragone audace ma certamente molto calzante.

        “Quante dichiarazioni d’amore sarebbero saltate”, dici…Beh… il primo che mi vien in mente e Cyrano de Bergerac , l’emblema dell’uomo che parla alla sua amata solo attraverso la poesia, nascosto sotto l’ombra del suo naso, un po’ un antesignano del web 
        “infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
        perché con questa spada vi uccido quando voglio” (questo è il Cirano di Guccini)

        A volte io scrivo per me stessa, no, non mi sto contraddicendo! Scrivo per me stessa quando voglio analizzare alcune cose che mi sfuggono, alcuni passaggi di vita dolorosi o contorti o difficili, in questo caso scrivere mi serve per sgrovigliare la matassa di nodi interiori che non consentono la fluidità dell’energia, ma, devo dire che, anche in questi casi, sciolti i nodi ho l’impulso di comunicare ciò che ho scritto depersonalizzandolo.

        • sono convinto che lo scrivere per se stessi sia un qualcosa che capiti un po’ a tutti, mi riferisco a quei momenti da te citati, ci sono anche persone che in alternativa preferiscono camminare per casa parlando da soli, intendo proprio parlare, non pensare. Pratiche utili a torto denigrate o derise da molti.

          non so perché ma la canzone di Guccini che hai citato mi ha sollevato un dubbio che non porta neanche fuori dal seminato più di tanto… per chi scrivono gli autori delle lettere anonime??? Non è mica una domandina facile…!!!

          • eh no…non è una domanda facile!
            L’immaginario delle lettere anonime si lega nell’immediato a quelle epistole fatte con le lettere di giornali ritagliati che contengono ingiurie, insulti, calunnie indirizzate verso specifiche persone e che scaturiscono spesso da un bisogno di vendetta per presunti torti subiti, ma esistono anche le lettere anonime di innamorati timidi che lasciano biglietti amorevoli senza firma e che incuriosiscono oltremodo le donne.

            Senza scomodare più di tanto la psicologia, direi che chi decide di scrivere anonimamente abbia senza dubbio degli sbilanciamenti di personalità e quindi si potrebbe dire che scrive per se stesso pur scrivendo ad altri, perché il tutto è finalizzato ad una opportunistica utilità che ritorna a se stesso.
            Ed è forse proprio questo il caso che rimanda all’aforisma di Cyril Connoly,” scrivi per il pubblico senza avere te stesso”.

            Vorrei conoscere la tua opinione in merito

            • sottoscrivo le tue riflessioni, credo l’autore di anonime missive possa anche, a volte, soffrire di una forma articolata di schizofrenia, oltre alle lettere anonime di insulti e amore esistono quelle che riportano delazioni, denunce, a volte vere, altre inventate. Chiamiamola una “regia schizofrenica”, almeno in parte, curiosa la firma diventata metonimia cinematografica: “un amico”.

              • “un amico” rientra nella giustificazione schizofrenica a se stesso: faccio quel che faccio per il tuo bene e non per il mio, ristabilisco ciò che è giusto, a volte le persone hanno bisogno di crearsi alibi e sentirsi giustizieri per perpetrare le loro cattiverie….ci sono anche “amici” che non scrivono ma dicono creando una catena di maldicenza che alla fine risulta anonima perchè è impossibile capire da dove sia partita 🙂

                il web è, per certi versi,una forma di anonimato…non trovi?

                • non sempre ma spesso chi scrive una lettera anonima per modificare a suo favore una situazione già esistente, interpreta tre ruoli, quello del regista occulto, quello dell’ipotetico beneficiario e quello del finto amico della vittima designata. Più schizofrenico di così…!!!

                  facebook ha sdoganato le reali identità, ha insegnato al mondo che mettere sul web nome, cognome e faccia non significa prendersi il morbillo, l’anonimato continua a esistere ma non è cosa negativa. Molti “personaggi” gestiscono blog sotto mentite spoglie, palesarsi vorrebbe dire ritrovarsi la casella mail perennemente intasata, magari non sempre da considerazioni lusinghiere.

                  comunque sì, l’anonimato scasssaminchia esiste, esiste eccome, basti pensare agli haters e ai livorosi, figura ben interpretata da Crozza col suo “Napalm51” 😀

  23. Io credo che leggere e scrivere siano, tra tutte le azioni umane, quelle in assoluto più nobili. Devo dire che io sono un discreto lettore, soprattutto di libri, ma un pessimo “scrittore”: ho troppo rispetto per i libri e non mi sognerei mai di scriverne uno. E poi, diciamocelo, Tads: basta entrare in una qualsiasi libreria per capire che il mondo non ha proprio bisogno di un mio libro.
    E’ vero quello che dici: si scrive con la speranza, poi, che qualcuno ci legga e magari ci dica quanto siamo bravi e quanto siamo belli. Viene soddisfatto così quel narcisismo che alberga in ognuno di noi. E’ pur vero, però, che a volte “si scrive per se stessi” a prescindere da chi possa comunque leggerci. Devi sapere – caro Tads – che le stesse cose che oggi vado scrivendo sul mio blog (visitato da quattro gatti, e tu sei uno di quelli e ti ringrazio) già le scrivevo prima che aprissi questo spazio on line. Solo che allora quei “post” li conservavo solo per me in un archivio word. E ogni tanto me li leggevo per rinfrescarmi le idee. Era, ed è, un esercizio intellettualistico, una sorta di allenamento cerebrale che consentiva e consente (nel primo come nel secondo caso) ad uno come me che sa leggere, di poter esprimere anche l’altra funzione che è quella dello scrivere. E soprattutto per non dimenticare come si scrive.
    “E’ bello scrivere – diceva Pavese – perché riunisce le due gioie: parlare da solo e parlare ad una folla”. Lui, anche da morto, continua a parlare con i suoi libri ad una folla di lettori. Lo scrivente, invece, non può che parlare da solo e quindi “scrivere per se stesso” nonostante quei quattro – dico quattro – commenti che riceve sul suo blog a testimonianza del passaggio di pochi temerari che hanno la bontà di leggerlo.
    Un caro saluto

    • buongiorno Remigio,
      non sono avvezzo a opinare le altrui opinioni ma sono istintivamente portato a spiegare meglio le mie 😉 🙂

      sono sicurissimo vi siano tanti vanitosi e tante vanitose che anelano sentirsi sommergere da complimenti, più o meno sinceri o più o meno ipocriti, tuttavia conosco tanti blogger che scrivono con finalità diverse, come ad esempio condividere l’approfondimento di un argomento, ecc. ecc.

      sulla vanità degli pseudo scrittori si è costruito un business milionario, vedi l’editoria a pagamento

      credo, con il tuo esempio, tu possa rappresentare proprio la differenza, le riflessioni sui libri un tempo erano un “promemoria” scritto per te stesso, oggi sono considerazioni che condividi, a prescindere dal numero di interlocutori.

      Pavese diceva una cosa sacrosanta, lo scrittore parla a se stesso ma scrive per gli altri, tra l’altro rendendo immortali i concetti

      nella sostanza, credo l’espressione “scrivo per me stesso”, nella quasi totalità dei casi, sia più una frase ad affetto/paracadute che un percorso riflessivo, vedi contraddizioni riportate nel post.

      accezione cinica, anche chi sogna di vendere milioni di copie scrive per se stesso, in quanto fruitore di pecunia e gloria.

      buona giornata mio caro

  24. come darti torto! Io ho aperto un blog per dare “sfogo” in poesia alle mie emozioni/esperienze e certamente per interagire : sentire la parola dell’altro, le sue critiche o le sue lodi è si un piacere ma resto convinto che sia un modo alto per dare senso alla comunicazione. Ma per restare in tema di poesia posso dirti che ormai la poesia è diventata un circolo elitario, dove se non possiedi almeno due/tre lauree e un centinaio di libri pubblicati non sei nessuno, nemmeno degno di partecipare a qualche discussione. Se non sei asservito a qualcuno o a qualcosa (o se non paghi per essere pubblicato, una cosa che trovo orrenda) non hai diritto di parlare. Inoltre a parte i panegirici a cui ho assistito spesso su vari “salotti” letterari, quello che mi sconfigge è il circolo inutile e pomposo nel quale ogni argomentazione diventa modo e maniera per incensarsi e omaggiarsi a vicenda. Una pratica che trovo indegna per la poesia stessa. Che dovrebbe essere libertà, emozione, manifestazione sincera di uno stato d’animo. Credimi sai quante volte ho pensato di chiudere il blog e smettere definitivamente con la scrittura, proprio per evitare quella “sottomissione” radical/chic/cultural/borghese che divampa in ogni ambito letterario. Per non assuefarmi all’inutile, e a volte virulenta, ridda di chiacchiericcio.
    Alla fine ho scelto di continuare anche se con meno spirito di una volta!
    Il blog, in fondo, è una piazza virtuale, una nuova agorà in cui incontrare e interfacciarsi, sennò che avrebbe dare vita a questo rotocalco online. Una cosa è certa io non scrivo per me stesso, o almeno non solo per me stesso, ma per quella necessità antica e naturale di comunanza e comunicanza (passami il termine) senza le quali non saremmo che alberi in balia di qualche vento.

    • benvenuto nel mio blog,

      non è la prima volta che sento parlare di “salotti virtuali” frequentati da “poeti” emeriti sconosciuti, menti ispirate perennemente impegnate nell’arte di lapparsi vicendevolmente le terga, ovviamente nuotando a rana tra dotte considerazioni e lusinghieri apprezzamenti. Permettimi la confidenza, chiudere un blog perché ammorbato da cotanta rancida melassa e avariata prosopopea, mi pare ingiusta resa.

      da quando sono nati i blog, circa 15anni orsono, è stato tutto un proliferare di poeti e scrittori, un crescendo Rossiniano in netto contrasto con la realtà, quella vera, quella in cui risulta impossibile fregiarsi di vari titoli e qualifiche. Trattasi di una piccolissima omissione che ha il potere di fare la differenza, la quasi totalità dei suddetti dovrebbe fare uso di aggettivi come: “aspirante, amatoriale, ecc. ecc.”

      ma nella vita reale… dove sono tutti questi scrittori e tutti questi poeti??? a occhio dovremmo incontrare 7/8 al giorno, al bar, in palestra, sulla metro, in panetteria… perché si nascondono???

      • si nascondono forse perchè alla fine sono soli! Fuori in mezzo alla strada, dove la vita ti agguanta e ti sbrana non c’è sofismo che regga tantomeno quando non sei attorniato da lacchè e scendiletto 🙂 . No, alla fine il blog non l’ho chiuso, sia per quanto affermi -a ragione-, sia perchè alla fine io sono quello che sono e fanculo tutto il resto, per dirla alla Guccini! Ciao, è un piacere essere capitato qui. A presto

  25. Mi trovi concorde su tutto. Io sono l’esempio vivente di chi, tramite il blog prima e i social adesso, i romanzi e tutto il percorso che ho alle spalle, ho utilizzato il virtuale per interagire. Si scrive perchè si ha qualcosa da dire ai potenziali lettori, diversamente che siamo facendo, scriviamo per rileggerci da soli? Da noi si dice “mi pare na strunzata”. Un caro saluto, post figherrimo 🙂

      • Nemmeno i blog aiutano a commentare con sincerità e spesso, si nota benissimo, si commenta leggendo solo le ultime righe. Noia? Sappiamo che, a volte, si richiedono solo le visite per “condividere” e il gioco è fatto. Dunque perchè commentare, cioè ragionare e digitare con tanta fatica quando il contavisite gira e rigira evidenziando al gruppo di esistere e che anche quel giorno c’eri pure tu?
        Ovviamente ottenendo poi il proprio tornaconto seppur nascosto? Vanagloria? Ma anche no.
        Strano, qui tads non ci racconta…
        Dicono che tutto ciò che ammicca e sberluccica in un blog è interessante ma potrebbe finire per generare troppe “luci-ombre e alla fine, distogliere dall’area commenti. 🙄 Troppe luci come a Las Vegas non finiscono per accecare e rendere la scelta difficile per cui tanto vale abbandonare? Certo che no. 🤑
        Beh, io ho abbandonato. Felicissima di evitare l’ipocrisia che leggo tutti i giorni, e, oggi, ci rido su. Dell’ ipocrisia mi basta quella che si vive nel reale.
        Molti parlano perché si piacciono… Ad alcuni piace molto ascoltarsi e non parlano da soli. I blogger idem.. scrivono in “compagnia” 😉 con l’illusione di essere letti disinteressata-mente. 😊 ma anche no. Molti sono professionisti e ci mettono un impegno quasi commovente.

        Ps e tu metti la pubblicità per arrotondare? Bravo.

        • non vorrei deluderti ma io tutte queste para non me le faccio, rispetto ad altri scrivo molto poco, tratto gli argomenti che mi piacciono e lo faccio a modo mio, chi gradisce può tranquillamente accomodarsi, gli altri… possono farlo altrove, no problem.

          La blogsfera è interazione, senza la quale i blog potrebbero tranquillamente chiudere, i like li ho tolti proprio perché mi sono reso conto che molti venivano messi senza neanche aver letto il post, potessi leverei pure i follower

          NO, NON arrotondo niente, la pubblicità la mette WordPress, io nemmeno la vedo, cioè, la vedo sul blog degli altri qualche volta, quando apri un blog accetti e sottoscrivi un contratto con delle condizioni. Una delle condizioni meglio specificate è proprio quella che impedisce di usare questo spazio per fini di lucro, pubblicità, ecc. ecc. In teoria non si potrebbero nemmeno pubblicizzare libri

  26. Oh questi sono i post che mi piacciono, quelli che spulciano il significato attribuito X comodità!
    Il mio primo anno forse anche due, non gironzolavo, pubblicavo e poi ero su db a chiacchierare… quando ho smesso con db ed ho ripreso le redini del blog ho visto che l’integrazione ripaga… non sempre! Come ben sottolineAvate con Andrea, ci sono molti blogger che visito e leggo, e non sanno neppure che anche io ho un blog 😂😂😂 ma va beh! 😂😂😂nulla sta sera ho la ridarella! E poi cavolo, quando ho aperto il blog l’ho fatto perché volevo che anche gli altri sapessero e leggessero la mia opinione su qualcosa che ho provato 😉 quindi caro Tads, per favore, al massimo scrivi per me che io scrivo per te! In ultimo, concludo con specificare che io non ho ancora superato il maestro nei commenti! Sono poche le persone che lo fanno… anche WordPress è diventato una versione vintage di ig, passi lasci un Koke e. Ho se ne frega! No, cazzo! Io lo leggo il tuo post, se ne pubblici 5860 in una giornata come faccio materialmente a leggere tutti i tuoi e gli altre 1300 dei blog che seguo? Sto sforando! Notte carissimo.
    Ah comunque mi incuriosirebbe sapere cosa fai nella vita, chiaro, se si può sapere!

    • non ho capito due cose… che è il “db”??? chi è il maestro da superare???

      l’interazione è la linfa della piattaforma, hai ragione, non paga, non più come una volta, lo scorso autunno ho fatto un esperimento, la “resa” media è scesa al 4%, quando ho traslocato su WP, 6/7 anni fa, era intorno al 40%. C’è una nuova generazione di blogger che non interagisce, infatti nessuno li conosce, non comprendo questo modus operandi ma lo rispetto e non lo giudico.

  27. Mettiamola così, si scrive e basta. Per confrontarci con noi stessi e con gli altri. Per dimostrare a noi e agli altri chi siamo . Per il bisogno di conferme ed anche un po’, bisogna ammetterlo, per far sapere agli altri che ci siamo anche noi che ci teniamo ad essere tenuti in considerazione; poi se ci saranno i commenti tanto meglio, se non ci saranno … pazienza, sarà per un’altra volta.

    • allora… pizzico di verità alla questione, in questo blog mi occupo prevalentemente di tematiche sociali e tendenze, realtà che mi incuriosiscono e mi affascinano. Scrivo perché mi interessa soprattutto conoscere, in linea di massima, l’altrui pensiero in merito.
      Per motivi che evito di spiegare, ti garantisco che non ho nessun bisogno di conferme, ma proprio nessuna, nemmeno sento il bisogno di dimostrare qualcosa a qualcuno. Bene, siccome non sono ipocrita, non ho problemi a dirti che ritrovarsi 200 commenti sotto un post è certamente cosa piacevole ma, parlo per me, non una droga. Come ho già scritto, i like li ho tolti e, se potessi, toglierei anche i follower. Per quanto mi riguarda interagire significa commentare, il resto conta poco, anzi, proprio niente.

      • Parlavo in generale, la fetta più grossa lo fa spinta dalle motivazioni che ho detto, poi ci sono quelli come te. Io ho esordito su Splinder e non sapevo neppure che cosa scrivere. Sapevo solo che doveva essere qualcosa che mi sarebbe piaciuto leggere come se l’avesse scritto qualcun altro al posto mio. Sono convinta che se fai bene qualcosa e se il risultato ti soddisfa inevitabilmente piacerà anche ad altri. E non importa se avrò pochi commenti, meglio pochi ma buoni.

        • hai ragione, il blog è uno spazio che si può usare in vari modi e per diversi motivi, certo per molti è una vetrina ove mettersi in mostra ma credo si possa dire lo stesso anche per i social. Mi è piaciuta molto questa tua frase: “Sono convinta che se fai bene qualcosa e se il risultato ti soddisfa inevitabilmente piacerà anche ad altri.”. Un concetto applicabile anche alle persone, come suol dirsi, se piaci a te stesso piaci anche agli altri, verità inattaccabile.

          • Detesto i social, Facebook in testa. Non ne ho mai fatto parte né mai lo farò.
            Ragionandoci su, riguardo la frase che ti è piaciuta, non sempre trova riscontro nella realtà, perché non sempre gli altri sono sulla tua stessa lunghezza d’onda. Anche perché se abitui il lettore ad un certo tipo di articoli, se provi a cambiare molti si disorientano. L’ho constatato io, se scrivo le mie solite boiate tutto va bene…ma se mi butto sull’impegnato spariscono tutti. Nessuno ha niente da commentare. Anche se a me è piaciuto quello che ho scritto.

            • diciamo che mi riferivo, in linea generale, alla vita reale, è un concetto un pò filosofico e un pò psicologico, se piaci a te stessa, se stai bene con te stessa, emani serenità che produce effetti positivi, certo sullo scrivere è diverso, ancor più se in forma anonima.

              Non sono sui social, non rappresentano il mio modo di interpretare internet, mi piacevano molto i forum prima che inventassero i blog, forse quella è stata la migliore forma di interazione in assoluto ma, si sa, panta rei

  28. Eccomi spuntare dalla nebbia padana… 😉
    Mai stata più d’accordo con le tue riflessioni. Se ricordi ne avevamo chiacchierato tempo fa da me: il non scrivere per se stessi è un must se si approda in un luogo pubblico come il blog.
    Riferendomi a un commento sopra, scrivere per condividere e interagire e, in buona sostanza, farlo per essere letti non è sinonimo di vanagloria a mio avviso. È regalare un pezzo di sé, non necessariamente intimo, attraverso letture, film, musica, analisi sociali come nel tuo caso, offrire “cultura” nel senso più ampio del termine. Questo è per me scrivere e non solo su un blog; chi pubblica libri lo fa perché vengano letti e quindi venduti, non credo allo snobismo di chi si schermisce fingendo di non pensare alle copie acquistate dai lettori. Non c’è nulla di male, anzi è un riscontro alla fatica personale e al dono della scrittura.
    p.s. iI tuo post mi ha fatto venire un’ideuzza. Appena ho un attimo, rifletto, metto insieme le idee e rielaboro.

    • totalmente d’accordo, su tutta la linea, a certe persone vorrei far presente che la vanità è una componente che alberga in ogni essere umano, è solo una questione di misura, nella giusta dose è positiva e sincera. Lo snobismo è SEMPRE falso, ipocrita e negativo.

      l’ho già scritto più volte e lo ribadisco, ciò che mantiene viva la blogsfera, quindi tutti i blog, è l’interazione, sono sempre stato contrario ai commentini di circostanza prestampati ma sono anche convinto che senza interazione i blog siano destinati a spegnersi.

      puoi anticipare qualcosina sulla tua ideuzza???
      mi hai incuriosito 😉

  29. _ho sempre scritto, scrivere è sempre stato, come oggi, terapeutico. Mi aiuta a mettere ordine nel caos della vita. Lo facevo “ieri” e lo faccio “oggi”, forse di più ancora. Quando scoprì il web, scoprì nuove possibilità espressive, una nuova modalità “estetica”, nuovi spunti creativi. Come qualcuno che ho letto nei commenti, per mesi nn avevo, diciamo così, “lettori”. Nn so dove è la soglia divisoria tra “scrivere per me stesso” e “condividere con altri” o altro di stampo egoico, so soltanto, che farlo è un toccasana interiore. Ogni scritto è una mia creatura che vede la luce e, io, con lei. Forse, il web, garantisce quel desiderio umano che si chiama “immortalità”, vivere per sempre nella memoria di altri.

    • oltre a essere dotato di un elevato ego non ti difetta l’ottimismo, lo dico simpaticamente e senza nessun intento polemico, ho 60anni suonati e sono un tantinello disincantato.

      come ho scritto nel post, nessuno scrive per se stesso ma anche ammesso vi siano persone convinte di farlo, la linea divisoria sta nel canale scelto, simpatici parkour filosofici a parte, affermare di scrivere per se stessi sul web non regge. Assolutamente

      l’immortalità che ci dà internet è virtuale, ipotetica, è vero che niente viene cancellato ma è altrettanto vero che stiamo parlando di miliardi di dati immessi quotidianamente.

      scrivere è terapeutico per tutti coloro che non scrivono per mestiere. E’ terapeutico perché consente introspezioni, appaga la vanità, alimenta l’interazione e il confronto, agevola nuove conoscenze, ecc. ecc. Chi scrive per lavoro… vive in una dimensione diversa.

      • _tranquillo, le tue parole mi risuonano come stimolo e nn come condanna 😉
        Poi, forse, è proprio il tuo dichiarato disincanto a nn permetterti di vedere sfumature variopinte che sfuggono a qualsiasi tentativo di descrizione. E’ indubbio, tuttavia, ciò che affermi ma se è vero che ragiono per massimi sistemi nn tendo a generalizzare. Ogni individuo ha una storia a sè, motivazioni proprie, in crescita o in costante declino nel mondo della vita, difficile e pretenzioso classificarli. Scrivere per moti d’animo improvvisi o per lavoro, son cose diverse…spinte e motivazioni completamente diverse che nn posso essere paragonate a mio avviso in quanto vivono entrambe in mondi diversi e, proprio perchè diversi, stanno bene lì dove si trovano per poter sviluppare tutto il loro potenziale espressivo. Ciao TADS 😉

        • sinceramente questo tuo commento mi lascia perplesso, forse è meglio fare chiarezza:

          1) questo post parla di ipocriti che affermano di scrivere per se stessi in un contesto che è la negazione dello scrivere per se stessi, mi sembra chiaro

          2) il disincanto non è uno status raggiungibile con una pillola, con una bevanda o con una full immersion di 24ore, il disincanto è quella percezione nitida della realtà che si acquisisce dopo lunghi anni di esperienze, di studi, di approfondimenti, di ricerche, di esplorazioni, ecc. ecc. Se per te questo è un limite… te ne manca un pezzo

          3) le spinte motivazionali che inducono alla scrittura sono molteplici, di varia caratura e di differente peso, la scrittura emotiva è distante anni luce dalla scrittura professionale. Diciamo che chi parte convinto che il mondo sia lì ad aspettare le sue perle… farebbe bene a darsi una bella scossa.

          4) uno “Scrittore” professionista è in grado di scrivere qualsiasi cosa senza attingere minimamente al proprio vissuto, uno scrittore amatoriale/dilettante NON riesce a scrivere un concetto senza attingere al proprio vissuto. La differenza è abissale, sia sul piano formale che sostanziale. Questo non è un paragone, è una distinzione che non bisognerebbe mai trascurare, soprattutto quando si parla di scrittura

          4) classificazioni pretenziose e generalizzazioni NON albergano di certo in questo blog, così come non albergano le “riduzioni” filosofiche e le pittoresche espressioni esistenziali

          buon week end

            • felice di dialogare con te, sappi solo che quelli che si atteggiano a giudici “supervisori” col vezzo di pontificare… da queste parti vengono trattati a calci in culo

                • ahahahahah… coda di paglia???
                  caro ragazzo, mi sarei giocato i gioielli che avresti risposto così 😀 😀 😀

                  In questo blog chiunque ha il diritto di esprimere il proprio punto di vista, anche se opposto al mio, non ha quello di salire in cattedra e mettersi a tenere improbabili lezioni. Non ha nemmeno quello di prodursi in ridicole esegesi del mio pensiero. Qualora non ti fosse ancora chiaro… tu puoi dire ciò che vuoi ma senza prosopopea, senza sufficienza e senza spocchia, i calci in culo (virtuali) li elargisco ai pirla convinti, immotivatamente, di saperla lunga, tu appartieni a questa categoria??? 😀 😀 😀

                    • ti prego fermati, stai intasando il blog con concetti profondi di rara portata, anzi, di epocale portata, troppa grazia, non sprecare tutta la tua intelligenza qui con i tuoi illuminati commenti, dosati, non riusciamo a starti dietro 😀 😀 😀 😀 😀

  30. in questo periodo non ho tanto testa per leggere tanto nei blog degli altri, scusa.. ma torna ancora il tempo in cui sarò ancora più presente… mi perdoni?

  31. C’è molta verità in ciò che dici. Per quanto mi riguarda scrivere non significa pubblicare e per molti il significato di postare si modifica nel tempo mescolando sfogo desiderio di condivisione esercizio di stile ecc. con importanza diversa per ogni aspettoPer quando concerne l analisi dei cosiddetti scrittori campioni di vendita ..beh caliamo un velo pietoso 😂😂😂😂😜😜😜 😊Un caro saluto ed un grattino al peloso amico 🤗

  32. Saresti contento se sapessi che qualcuno legge e risponde ai tuoi post fingendo interesse solo perché è pagato? Si o no? Oppure penseresti solo al guadagno? …ammesso che ci fosse. Senza valutare la… differenza, ovviamente. Tu, sei il miglior blogger che io abbia mai letto. Qualcuno cerca di imitarti ma non ha la tua classe e professionalità.
    Era solo una provocazione. Tu scriveresti comunque, proprio perché sei molto bravo. Hai un carisma, forse innato, forse no.
    Buongiorno

    • grazie per gli apprezzamenti.

      credo di non aver capito la prima parte, c’è qualcuno che prende soldi per leggermi e commentarmi??? e da chi li prende??? a che pro??? era forse questa la provocazione???

      • Ma i blogger professionisti, noooo?!!! . Ci sono e tanti. Ne sono certa. Ti ho scritto diversi commenti dove ho letto che davvero ci sono questi signori…
        E non sarebbe nemmeno un brutto lavoro se fosse svolto seriamente. Pure io porto rispetto. Ma quanti post-cacciaballe abbiamo letto? Nomi e volti prestati ecc ecc. Perché?
        I soldi li prendono da chi li da. Fai pure come se non lo sapessi.
        Mah, forse dal sistema…da chi lo permette. Farò una ricerca poi ti faccio sapere.

        Ps Non esagerare con i ???? Altrimenti non sei credibile. Un professionista non esagera mai. Chi ti imita si 😊
        Io mi chiamo Luna davvero sai? Anche se preferisco il sole.

        • dunque…
          io non sono un blogger professionista, non prendo soldi da nessuno e nemmeno pago qualcuno, ci mancherebbe altro.
          Ogni tanto mi appare una finestra di WordPress che mi avvisa sulla presenza di banner pubblicitari sul mio blog, se non li voglio devo pagare io, il meccanismo è al contrario
          I blogger famosi, quelli che vanno anche in TV, i “professionisti”, prendono soldi sì ma dagli inserzionisti pubblicitari.
          L’unica cosa “strana” che mi è successa ultimamente consiste in una mail in cui mi si offrivano soldi per scrivere post a favore di altri siti o prodotti, ho detto loro che non ero interessato alla cosa. Nel mio blog parlo di quel che mi pare e nel modo in cui lo ritengo opportuno, senza prostituirmi a marchettoni di varia fatta.

          i tre punti interrogativo (???) li metto “quasi” sempre da oltre 20anni, chi mi segue da tempo lo sa bene, è una specie di marchio di fabbrica.

  33. …confesso che mi hai fatto sorridere, poi mi son detta, ma “sto ragazzo” non ha proprio tutti i torti e detto tra parentesi anche io con “Volo”….. preferisco i cantori.

    comunque… sono nuova in questa piattaforma, sono fuggita da io bloggo perchè ultimamente aveva molti problemi, per me scrivere è “mettere a fuoco”…. da sempre, e tengo un blog dal 2005, non ho mai ricevuto tanti commenti, ho sempre “frequentato” poco piattaforme, ma creato dei “rapporti” interessanti con chi reputavo e dal/la quale venivo reputata “interessante”…

    detto ciò, che è tutto e niente, mi segnerò questo spazio, perchè ti reputo “interessante”…

    un sorriso.

    m.

    • benvenuta,

      ti ringrazio per il “ragazzo” (magari) e per aver reputato “interessante” questo spazio.

      le opportunità che offre la piattaforma sono tante, per esperienza, lunga esperienza, credo che a caratterizzare maggiormente il blog siano i contenuti, pare una ovvietà ma non lo è. I blogger che “settorizzano” sono consapevoli di dare vita a spazi di nicchia.

      ricambio il sorriso, verrò a trovarti

  34. Sono d’accordo con te, io speravo addirittura che trovassero i miei diari segreti, quando non c’era internet!

    “C’è una sola cosa che si scrive solo per se stesso, ed è la lista della spesa.
    Serve a ricordarti che cosa devi comperare, e quando hai comperato puoi distruggerla perché non serve a nessun altro.
    Ogni altra cosa che scrivi, la scrivi per dire qualcosa a qualcuno”. (U. Eco)

    • sottoscrivo, senza esitazione alcune, ho citato anche io la lista della spesa senza conoscere l’aforisma di Eco, in fondo è veramente una delle pochissime cose che scriviamo per noi stessi. Sui diari “segreti” si potrebbero scrivere dei saggi, argomento MOOOOLTO interessante.

  35. Eccomi, finalmente in fondo a tutti i commenti… fortuna che stamattina ho tempo da dedicarmi…
    Adoro leggere/lasciare i commenti nei post che leggo… e da quanto vedo mi dovrò armare di pazienza x i tuoi 😁.

    Tornando al tuo post, condivido molti dei commenti che hai ricevuto (come segno del mio apprezzamento ho lasciato i miei like, anche se non li adori)… è difficile aggiungere altro…

    Avendo un blog di poesie credo sia normale asserire di scrivere x sé stessi, visto il poco interesse che c’è x le materia e perché ben conscia di non essere una poetessa degna di questo nome…
    Nel mio caso cerco solo di comunicare quello che ho imprigionato dentro e che ho bisogno di tirare fuori come in una sorta di terapia di gruppo… x contrastare la pazzia e restare sana di mente davanti alla vita reale…
    Scrivere mi aiuta, mi fa stare bene… e arriva di getto, senza un perché… non ho potere decisionale (a differenza di chi scrive articoli di vario genere e argomento)…
    In questo senso scrivo x me, tuttavia ben consapevole che qualcuno mi leggerà e si ritroverà in ciò che ho scritto… rendendomi un minimo orgogliosa e “qualcuno” x una frazione di secondo… prima di ritornare ad essere semplicemente me… fuori di qui… senza velleità di fama…

    Che altro dire se non che è stato un piacere passare la mattinata in compagnia dei tuoi post… a presto ☺️

    • benvenuta e grazie per il tempo che hai dedicato a questo spazio 🙂

      “Nel mio caso cerco solo di comunicare quello che ho imprigionato dentro e che ho bisogno di tirare fuori come in una sorta di terapia di gruppo”…
      questo è un passaggio bellissimo che dovrebbero sottoscrivere e far proprio in tanti/e, credo sia uno tra i più nobili modi di interpretare la blogsfera.

      condivido ciò che dici, scrivere per appagare un bisogno ma anche per condividere, se hai letto tutti i commenti avrai sicuramente colto lo spirito di questo post. Mi domando cosa ci sia di disdicevole nell’ammettere pubblicamente di scrivere per essere letti, un obiettivo limpido, cristallino, molto più di quelle capriole fintamente snob ormai vetuste, obsolete, anacronistiche.

      occupandomi prevalentemente di tematiche sociali e tendenze, mi imbatto spesso in persone che forzano palesemente, ai limiti della paranoia, la ricerca di una parvenza di originalità, come se la cosa fosse un valore aggiunto. Come dice uno spot in auge, i veri “alternativi” sono quelli che non si professano tali.

      buona giornata 😉

  36. Concordo in tutto quello che hai detto, a partire dall’ironico titolo! Si inizia scrivendo per se stessi in sentita catarsi, ma poi si finisce per pubblicare con inarrestabile vanità e conseguente gratificazione…siamo imperfetti, viva l’imperfezione che ci rende umili, umani. buona serata a te.

    • ho citato Volo per tutti, l’elenco sarebbe troppo lungo 😀 😀 😀

      Volo, Moccia, Mazzantini, ecc. ecc. non vendono certo milioni di copie, sono i 65.000 titoli prodotti ogni anno a incasinare un già complesso mercato come quello Italiano. Di questo passo tra 20anni ci saranno più scrittori che lettori.

    • avvalorando questa teoria verrebbe da dire che tutti si contraddicono h24 in ogni cosa che fanno… prospettiva suggestiva ma complicata da supportare

      credo che a contraddirsi, in vari modi e circostanze, siano soprattutto gli insicuri, le persone che non si accettano, quelli che non si conoscono e quelli che si conoscono troppo bene e varie ed eventuali… direi che, comunque, messe insieme queste categorie rappresentino una significativa percentuale della popolazione terrestre

  37. Ho iniziato a scrivere per me stesso.
    Poi per ego personale.
    Poi per sputtanare qualche zoccola.
    Per amore.
    Per vendetta.
    Per onanismo.
    Per colpire.
    Per disperazione.
    Per capire chi cazzo sono.
    Per amicizia.
    Adesso non lo so perché scrivo.
    Mi piace, quindi continuo a farlo, amico mio. 😊😊😊

    • come dicono quelli “studiati”… una vasta “gamba” di motivazioni 😀 😀 😀
      (avrei volentieri omesso le virgolette ma poi qualcuno avrebbe pensato che…)

      tieni duro che magari se arrivi a scrivere per mestiere, quindi per soldi, molti di questi “per” qua sopra ti toccherà depennarli 😉

      torna in pista che il piatto piange 😉 🙂

      • Avresti potuto ometterle tranquillamente, qui puoi fare scuola a tutti!! Non è piaggeria, ma questo lo sai perfettamente!! 😊

        Se un giorno dovessi mai scrivere per soldi, significherebbe che c’è in giro qualche pirla che ne ha da buttare!! Ma soprattutto che la fine del mondo è vicina!! 😂😂😂

        • se scrivono per soldi scribacchini come Volo, Moccia, Mazzantini, Baricco e compagnia cantante… tu puoi scrivere per essere pagato direttamente in oro e platino 😀 😉 🙂

          ti ringrazio per gli apprezzamenti, sempre graditi ma non ho velleità di questo tipo 🙂

          • Non ho nemmeno io velleità per la scrittura, ma ti ringrazio per il complimento. 😊
            Non posso nemmeno giudicarli, perché non li ho mai letti, né lo farò mai, però devo ammettere che hanno saputo lucrare sulla loro scrittura, visto i grandi numeri che sono riusciti a fare.

            Non mi dirai mai dove scrivi vero?? Perché sono fermamente convinto, tu sia uno scrittore o un giornalista!! 🤔

            • sguazzo nell’ambiente ma il privato lasciamolo fuori dal blog 😉

              non peccare di modestia, hai una scrittura accattivante e sul fronte intimista sei tra i più seguiti, tutto ha una logica, ci sono pseudo-scrittori che non riescono a mettere insieme dieci commenti… sono quelli che crepano di invidia quando entrano nel tuo blog 😀 😉 🙂

              • La scrittura non mente mai!! Immaginavo bazzicassi quell’ambiente. Anzi se devo proprio essere coerente con la mia idea, ti immaginavo tipo filosofo “sofista” alla Platone!! 🤔😜

                Sono tutto, tranne che modesto, però nel mio campo!! Dove non sono competente cerco di imparare. Quindi se parliamo di scrittura, nel mio caso, la ritengo quasi un vezzo, dove provo anche a mettermi in discussione.
                L’ultima frase mi lascia sbigottito!! Chi sono gli pseudo-scrittori invidiosi del mio blog?? 😂😂😂
                Poi del mio blog, manco fossi Oscar Wilde!! 😂😂😂

                • non mi immagini tanto diverso da quello che sono 😉

                  non devi assolutamente stupirti, mi riferivo alla popolarità, pseudo scrittori che spaccano gli zebedei con i loro libri auto prodotti che non riescono a mettere insieme una manciata di commenti, questi, magari non tutti ma molti, l’invidia ce l’hanno, pure tanta. Infatti i blog come il tuo o il mio li disertano. 😉 🙂 😀

                  • Non capiscono il piacere di colloquiare, ad libitum, sotto determinati scritti. O forse credono di non aver più nulla da imparare. Allora permettimi di dire con estrema convinzione, che a noi due, di loro, non frega un emerito cazzo!! 😂😂😂

  38. Mi soffermo sui blog, aprire un blog non è scrivere per se stessi, non averebbe senso.
    Scriverci serve per far leggere (e commentare) agli altri le nostre opinioni e avere un riscontro negativo o positivo. Se apro un blog per scrivere per me stesso, mi sa che mi conviene acquistare un diario e scriverci su come ai tempi dell’adolescenza, faccio prima 😀
    Ciao Tullio, buona domenica

    • Ciao Emilio,
      hai perfettamente ragione, tra l’altro la blogsfera è una community, quindi un’area web preposta alla socializzazione, alla condivisione, allo scambio di opinioni e via discorrendo.
      buona domenica anche a te

  39. Scrivere in un blog è alla fine questo: qualcuno posta, qualcuno commenta, qualcuno clicca semplicemente il proprio like. Sicuramente c’è chi – per preparazione e forse dono di madre natura – scrive bene e con cognizione di causa, e chi invece si illude di essere poeta e/o scrittore. Per me va bene tutto, anche chi scrive che lo fa solo per se stesso. Penso si inizi sempre qualcosa per se stessi, perché poi la misura del gradimento e del commento negativo traccia un percorso da seguire…e fa migliorare il proprio modo di scrivere.

  40. Scrivere su un blog aiuta se stessi perché permette attraverso i commenti ricevuti di vedersi da un’altra prospettiva, di cogliere aspetti delle proprie parole che ci erano sfuggiti. E questo è l’antitesi dello scrivere per se stessi.
    ml

  41. ao, tocchi un tasto dolente e apparentemente banale, la tua frase “chiunque scriva un diario segreto vive nella speranza che qualcuno lo legga” nasconde un’enorme verità.
    Il mio blog è un diario, potrei usare un quaderno, un’agenda,eppure ho scelto il web e mentirei spudoratamente se dicessi che scrivo per me. Io scrivo di me perché egoisticamente ho bisogno di essere riconosciuta per ciò che sono, per un conforto, poi è necessario che qualcun’altro accolga le mie parole e ti giuro che aver sessanta follower mi sembra incredibile e assurdo perché alla fine non cerco visibilità, non ho mai voluto capire come si inseriscono i tag e i video, sono decisamente arretrata e non me ne frega nulla.
    Nessuno scrive solo per se stesso, così come nessuno può vivere in isolamento.
    Siamo animali sociali anche da questo punto di vista.
    È un piacere conoscerti!

    • bellissimo questo tuo commento/riflessione, hai letto il post e quindi sai che la penso esattamente come te. Non c’è niente di egoistico nel bisogno di esternare ciò che si è, lo facessero tutti sarebbe meglio, come direbbe la Fedeli: “più meglio”.
      In effetti quella della speranza che il proprio diario segreto venga trovato e letto è una verità, direi consolidata, è il tema del libro di Tanizaki: “La chiave”, anni ’50

      anche per me è un piacere conoscerti

  42. Caro Tads come io sia capitata col mio commento su di una parte del tuo blog non battuta comunemente, è subito chiarito. Dopo aver commentato, lo stesso commento è sparito e non l’ho visto più. Così ho pensato che avrei dovuto riscriverlo. E così sono qua, dopo aver goduto con la neve di uno scenario splendido. Per tornare al tuo post, direi che parlando di me, scrivere è una gioia, un divertimento . All’inizio non sapevo nemmeno lontanamente cosa fosse un blog. Il mio me lo ha aperto la mia casa editrice. Piano piano ho cercato di capirne un po’, per poter arrivare lo dico con sincerità, a più persone avendo scritto un piccolo libro di poesie . Una sorta di pubblicità a me stessa, visto che non ho mai fatto pubblicità dal vivo al mio libro ( pensa come sono sciocca…) così come suggerito dalla mia casa editrice. Sono passata da uno scrivere per me, ad uno scrivere per gli altri quindi, anche attraverso una ricerca personale su ciò che potesse più interessare , non solo poesia. Personalmente debbo dire che il mio intento primario è stato quello, scrivendo, di avvicinare più persone per il gusto di condivisione. Poi dico anche però , che secondo me sono cresciuta , penso, con la poesia, e lì è forse più uno scrivere per me, anche se mi piace sempre condividere con gli altri quello che sento. Direi in conclusione che lo scrivere è nel mio caso sia per me che per gli altri. Aggiungo che i miei ” mi piace ” arrivano sempre dopo aver letto i post e un commento lo lascio sempre. Ti lascio un bacione con sempre tanta simpatia. Isabella PS Da te c’è neve ? Qui ieri era sui venti centimetri. Ora aspettiamo il ” disgelo”.

    • ciao Isabella,
      grazie per avermi svelato l’arcano, ogni tanto WordPress fa le bizze, effetti collaterali della tanto decantata tecnologia.
      Ciò che dici conferma una cosa che penso da sempre, cioè che i blog siano una vera e propria miniera per gli editori, soprattutto quelli a pagamento ma non solo.
      Citando il simpatico Lubrano: “la domanda sorge spontanea”, perché???
      Tanti anni addietro, tutti gli scrittori e tutti i poeti amatoriali o aspiranti tali avevano un sogno comune, poter scrivere in uno spazio gratuito dotato di grandissima visibilità e addirittura con la possibilità di interagire. Questo sogno si è avverato con la nascita delle piattaforme blog. Eppure, stranamente, nonostante ciò, i libri auto-prodotti sono aumentati in modo esponenziale, secondo me le cause sono due: 1) il blog non concede astruse vanterie, consensi e dissensi sono inconfutabili e c’è poco da fare i ganassa, 2) sul blog puoi scrivere le cose più belle del mondo ma rimani, sempre e comunque, un blogger, se stampi su un libro cartaceo le più assurde baggianate, puoi, sempre e comunque, spacciarti per “scrittore”.
      Inutile dirti che gli “scrittori” VERI sono quelli contrattualizzati e profumatamente pagati dalle case editrici, tutti gli altri dovrebbero, alla qualifica “scrittore/scrittrice”, aggiungerci “aspirante/dilettante/amatoriale”.

      Una spruzzatina di neve è arrivata anche qui a Torino ma è stata cosa passeggera, si è già sciolta, il problema è il freddo e quindi marciapiedi e strade ghiacciate. Dovrebbe nevicare nuovamente… vedremo, in ogni caso da queste parti è difficile che la cosa diventi un problema, fino a qualche lustro addietro ne faceva anche un metro, senza che le scuole chiudessero.

      Pensa se venissero giù due metri di neve sabato notte su tutta l’Italia impedendo a quattro quinti di cittadini di andare a votare 😀 😀 😀
      mi piacerebbe vedere come verrebbe affrontata la cosa 😀

      un abbraccio

      • Ci ho pensato anch’io caro Tads. Vedremo. Per tornare a quello che dici vorrei solo aggiungere che essere oggi qualificata ”blogger” mi fa tanto ridere , perché in realtà non mi interessano le qualifiche. Ho cominciato a scrivere in ospedale, ho continuato qui senza secondi fini raccogliendo consensi che sarebbe sciocco dire che non mi fanno piacere. E’ vero il contrario. Ma resta di fondo una cosa. . Resto quella che sono, una persona sincera che ha come hobby il chiacchierare virtualmente con amici attraverso una forma personale di scrittura. perché la mia poesia è molto emozionale e non risponde a regole precise solo quello che provo e sento. Il resto non mi interessa più di tanto. Un bacione e viva Torino che mi piace tanto. Isabella

        • sottoscrivo in toto, solo una cosa, quella di blogger non è una qualifica, è una definizione che identifica le persone che, a vario titolo, scrivono su uno spazio web preposto. Sei blogger tu con le tue poesie e le tue riflessioni, sono blogger io con le tendenze e tematiche sociali che tratto, è blogger colei/colui che posta ricette, ecc. ecc. Insomma WP è una immensa piazza popolata da varia umanità che anziché parlare scrive.

          In effetti Torino è bella, da quando non c’è più la Fiat è tornata ad essere la città della cultura, per fortuna.

          bacione a te 😉

  43. Ovviamente, arrivo qui sparata dal commento che hai lasciato sul mio blog, non volermene…
    Un post con gli angoli definitissimi questo tuo: per questo, oltre a condividerlo, devo dirti che mi è piaciuto molto e che ho apprezzato il tuo modo asciutto, ma non per questo privo di punte di sale e di pepe q.b..
    Di mio aggiungo che ho incrociato diversi concionatori vaganti in rete, tutti dediti ad un singolare tipo di scrittura pubblica, che definiscono “dedicata” solo a loro stessi e intimamente profonda benché platealmente esposta, manco fosse una pratica masturbatoria (e perdonami anche quest’eccesso descrittivo).
    Non sta né in cielo, né in terra che si scriva per sé stessi, ma i geniacci di cui sopra lo sostengono e lo rappresentano un giorno sì e l’altro pure come una forma di nobiltà intellettuale riservata a pochi- e forse inesistenti- lettori, eletti e devoti.
    Un’ultima annotazione: facci caso, queste anime elette finiscono spessissimo (anche sempre, se vuoi) per gettare fango e altre schifezze sul resto dell’umanità quando questa non li esalta, non li riconosce, non li commenta e, soprattutto, non li legge, magari per semplice noia.

    p.s.: non per piaggeria, ma sei una vera scoperta di lettura!

    • intanto… benvenuta nel mio blog e grazie per gli apprezzamenti

      condivido e sottoscrivo il tuo commento in ogni riga, lo snobismo da discount non poteva non infettare anche il web, per fortuna i più sono immuni. Come giustamente rilevi, esistono tesi insostenibili che tentano di sostenere pensieri insostenibili in contraddittori contesti, quindi… (neanche dirlo) anche questi insostenibili.

      sulla chiusa del tuo intervento, l’invidia è una brutta erbaccia spontanea, difficile estirparla ma, a volte, a sua insaputa, protegge il raccolto che vorrebbe distruggere 😉 🙂

  44. Chiarissimo il messaggio, che condivido assieme alla maggior parte dei commenti che hai ricevuto. poi una considerazione: questo è il tipico post che fa sentire a tutti il desiderio irresistibile di raccontare la propria esperienza e visione sull’argomento, al quale non mi sottraggo. Io ho sempre avuto delle compagnie o dei compagni di lavoro, dove si facevano delle grandi risate raccontando aneddoti e stupidaggini. Al tempo stesso non mancavano i momenti più seri e riflessivi, che culminavano con lo sfogo (passeggero) del depresso di turno. Poi la vita mi ha portato alla rarefazione di quei momenti, mentre il bisogno di parlare in leggerezza restava intatto, ma non poteva eesere sublimato nella odierna (ormai da qualche anno) vita quotidiana. Quindi ho cominciato a scrivere perché non potevo più parlare direttamente con i miei amici di sempre, alcuni dei quali, vengono appunto ad “ascoltarmi” qua. Il consiglio di aprire il blog è stato appunto di un amica facente parte di quel gruppo storico. Poi è umano che qui ho cercato di rivolgermi anche ad altri che fossero passati per caso. Ultimamente non ho molto tempo da dedicarci, ma nei momenti di interazione più costante è stato bello scoprire che in giro c’erano tanti altri potenziali amici disposti ad ascoltare le mie cazzate. Un saluto.

    • ciao ragazzo, felice di rivederti da queste parti, tutto ok???

      ciò che metti in evidenza è un po’ la peculiarità di questo blog, se affronti tendenze e tematiche sociali è quasi inevitabile che molti si pongano come esempio o testimonianza. Forse non ci conoscevamo ancora ma tempo fa scrissi un post sulla depilazione intima femminile, la cosa si trasformò in uno spiritoso sondaggio

      come sai sono un blogger di lungo corso, ti dirò che le amicizie virtuali basate solo sullo scambio di vedute/opinioni è veramente fonte di arricchimento, ancor di più perché scevra da condizionamenti esterni. Tra l’altro un blog serve anche come punto di osservazione, soprattutto nella fase di interazione.

      un saluto a te

  45. Iniziamo a dire che in realtà, in un modo o nell’altro, si scrive sempre per sé stessi. Anche il piacere di essere letti o suscitare (a volte in modo poco corretto) l’attenzione altrui è qualcosa che serve a sé stessi, non certo per gli altri. Anzi, direi proprio il contrario: diffido di più di chi dice di NON scrivere per sé stesso 😀
    Naturalmente però il tuo post si riferisce a coloro che sostengono che del parere altrui non gli importa proprio nulla, che scrivono per loro stessi E BASTA. Su questo argomento la domanda che ponevo spesso era: ma se non te ne importa nulla della condivisione… perché non scrivi su un file word che tieni nella tua “cartella C” e tanti saluti? 🙂
    Ho sempre sostenuto che il bello di pubblicare scritti e pensieri stia proprio nel potere della condivisione, nel poter avere opinioni diverse dalla nostre, così da poter avere diversi punti di vista, cosa che potenzialmente (se davvero leggiamo e consideriamo i commenti altrui) ci può far crescere molto. Di fatto posso dire di aver appreso molto dai commenti nei miei post, sicuramente almeno quanto penso di aver dato con i post stessi e con i suoi contro-commenti (non parlo degli ultimi anni, nei quali il mio blog è stato semplicemente mantenuto in vita, ma degli anni in cui era curato e florido).
    Poi ammetto che in un certo periodo anche io fui preda della vanagloria di avere un blog molto letto e commentato, ma riconobbi abbastanza presto che c’era molto di artificioso in questo, non so infatti in quanti venissero sul mio blog solo per il piacere di leggerlo e non, come succedeva soprattutto all’epoca, nella speranza di avere controvisite. C’era un gioco reciproco di “aumentiamo le nostre visite a vicenda” che i vecchi blogger dell’epoca conoscono molto bene.

    Però ti posso dire che a distanza di anni ho riscoperto il mio blog… proprio come un diario personale. Infatti, pur non essendo scritto in forma di diario, molti suoi post riflettevano la mia condizione e stato d’animo del momento e adesso è un piacere andare a rivivere quegli stati d’animo e, di conseguenza, il periodo vissuto all’epoca.
    In un certo senso scrivevo davvero per il me stesso che sarei stato… solo che ancora non lo sapevo 🙂
    Questo, tra parentesi, è uno dei motivi per cui tengo in vita il blog. Mi dispiacerebbe perdere la storia personale che, a me che conosco la correlazione tra i suoi post e la vita reale che li aveva generati, rappresenta.
    Potresti obbiettare che anche il mio blog potrei scaricarlo e tenerlo in locale, ma… mi conosco, so perfettamente che così facendo me lo perderei non andandolo più a rileggere 🙂
    http://www.wolfghost.com

    • Tutto ciò che facciamo lo facciamo per noi stessi, anche colui che molla tutto e va a rischiare la vita come volontario in qualche buco di culo del mondo lo fa, filosoficamente parlando, per se stesso. Credo comunque tu abbia compreso benissimo il plot del post, la mia è una considerazione sull’ipocrita snobismo tipico dell’intellettualoide di provincia, categoria molto presente su WP.

      la blogsfera è condivisione e interazione, i commentini di scambio prestampati, così come like e follow seminati alla CDC (per essere pari), non li ho mai amati, ho sempre amato, cercato, lo scambio di commenti costruttivo, ragionato, frutto di riflessioni, quello che, ad esempio, riguarda i nostri blog.

      Sono anche io della vecchia guardia, a gennaio questo blog ha compiuto tre lustri, conosco i tempi d’oro, quelli in cui si viaggiava con 15.000 visite (ip unici) per ogni post e relativi commenti. Eravamo in pochissimi, non esistevano i social e moltissimi si connettevano proprio per leggere i blog, situazioni che non si ripeteranno più.

      Tu poni l’attenzione su un aspetto importante, la condivisione di alcuni stati d’animo e vicende, situazioni personali condivise e rimaste lì a marcare il tempo, proprio come un diario di vecchia concezione. Bene, tutto ciò si chiama “intimismo”, forse l’indirizzo blog più diffuso. Qui diventa difficile sostenere la tesi del “per se stessi”, intendo che il bisogno di condividere aspetti intimi è quanto di più esterno possa esistere da se stessi, è esigenza di confronto, di pietre di paragone, di raffronti e, non di rado, di pacche sulle spalle. Certo eventuali benefici vengono capitalizzati ma è un strada tutt’altro che introspettiva.

      Personalmente ho scelto, fin dal primo post, una linea editoriale (definizione altisonante usata solo per rafforzare il concetto) di matrice generalista, distante anni luce delle logiche intimiste, un percorso mirato che mi consente di approfondire e sviscerare gli argomenti che tratto. Mai e poi mai potrei, nemmeno lontanamente, pensare di scrivere per me stesso, la spinta motivazionale di questo blog è orientata nel senso opposto.

  46. Ho apprezzato molto questo articolo per la scrittura, in primis, e per il tema (che condivido ampiamente).
    Ho letto anche molti commenti e gli interessanti confronti che hanno fatto scaturire.
    Parecchi mesi fa, avevo pensato di scrivere considerazioni del genere sui blog ed i loro destinatari (dai famigerati “se stessi” all’universo mondo). L’articolo è in stato di bozza ma, dopo aver letto il tuo, eviterò di pubblicarlo. Ubi maior etc. etc.
    O forse… se non ti secca, te ne riporto uno stralcio, che non dice niente di nuovo ma lo dice a modo mio:
    “[…] milioni di persone (ed io sono stato fra questi) hanno utilizzato l’infido supporto del web come fosse un quaderno, scrivendo i propri pensieri più intimi, le proprie vicende più personali, a volte i propri segreti inconfessati (…si fa per dire!).
    Cosa ha spinto tutta questa gente a raccontare al mondo quello che probabilmente non racconterebbe alle persone più prossime?
    Certo, il presunto anonimato della rete ci illude di non venire riconosciuti. Ma allora, i nostri segreti sono tali sono per le persone che conosciamo e che ci conoscono? Al resto del mondo possiamo spiattellarli come i pettegolezzi di un rotocalco?
    All’amico fraterno nascondiamo cose del tipo “alla mattina mi ficco un dito nell’orecchio destro e poi con quel dito mescolo il caffè” mentre dello stesso edificante evento desideriamo ardentemente informare, ovviamente sotto copertura, il resto dell’universo. E’ perché crediamo che tutte le nostre azioni e tutti i nostri pensieri siano di pubblico interesse?”

    Etc. etc.

    Ciao!

    • ciao Mario,
      nessun ubi maior , ti sprono a scrivere il tuo articolo, lo trovo molto interessante e comunque diverso da questo, qui si punta il dito su una serpeggiante ipocrisia, il tuo interrogativo stimola riflessioni di altra natura.

      Secondo me è un problema di vulnerabilità e ricattabilità, non solo, è un alleggerimento della coscienza a costo zero, il web alimenta la vena Fantozziana che alberga in molti individui. Sotto anonimato è possibile confessare i lati peggiori del proprio essere e/o situazioni indicibili nella vita reale.
      Per dirla semplice, esistono segreti reali e segreti di comodo, comunque quelli confessati in rete (sotto mentite spoglie) non presentano il conto.

      grazie per gli apprezzamenti

  47. Sì infatti non si scrive per se stessi. io scrivo per gli altri. ecco forse sarebbe meglio cominciare a scrivere per se stessi, e racchiuderli tutti nei cassetti i fogliolini, anziché pubblicarli e darli alla povera gente che colpa non ha 😛
    Cmq, senti, ti volevo chiedere : Conosci mica una persona che ha come Nick : FOBICO ? ( è una storia strana… inquietante… non si può raccontarla ora…. è solo che sto FOBICO fa il misterioso, prima mi scrive commenti poi li cancella e il suo coso di indirizzo non è rintracciabile… )

    • …”anziché pubblicarli e darli alla povera gente che colpa non ha “…
      questa è da incorniciare 😀 😀 😀

      sono desolato ma non credo di poterti aiutare, il tizio che nikka “fobico” da queste parti non si è mai visto e, se memoria non mi difetta, non credo nemmeno di averlo intercettato sulla blogsfera.

      come fa a cancellare i commenti che ti scrive???

  48. Buongiorno Tullio,
    mi è capitato di leggere alcuni tuoi commenti in blog che seguo. Oggi finalmente faccio visita al tuo e mi trovo a leggere per primo questo post che mi piace molto e mi trova d’accordo. E per questo potrei finire qui, ma invece continuo e ti dirò la mia.
    Non scrivo per me stessa ma principalmente di me stessa, anzi, a dire il vero scrivo me stessa; mi piace metterci il complemento oggetto. Mentre scrivo mi metto in ordine. Non è che mi analizzo o altro. Posso dire che mi ripercorro, cerco di sentire chi sono diventata dopo che qualcosa è accaduto. La mia pretesa (sembra il segreto di Pulcinella) è incontrare lettori che leggendomi possano riconoscersi in quello che scrivo, anche reinterpretando quello che ho scritto, indossando le mie parole come se fossero state tagliate proprio per loro. Un po’ come quando leggi scrittori veri e così universali e pensi ecco anche io mi sono sentito così ma non sarei mai stato capace di scriverlo. Ho davvero cinque lettori di manzoniana memoria, si vede che quello che scrivo non è esattamente universale! (ah, non ti sto chiedendo di essere il sesto, nemmeno sotto forma di preterizione). Non penso di farmi il bidè della mia anima davanti a loro, mi metto a nudo senza mostrare le tette, che con quelle probabilmente arriverei a cinquecento! Mai dire mai. 🙂
    Quando ho aperto il mio blog con splinder tantissimi anni fa ho trovato l’America. Finalmente c’era un modo (un mondo) che sembrava fatto apposta per condividere quello che scrivevo e oltretutto condividere con persone che mi non mi conoscevano di persona. Perché per quanto pensassi che mi sarebbe piaciuto che qualcuno leggesse quello che scrivevo (se la consecutio fa schifo perdonami, è venerdì, sono al lavoro e scrivo rapidamente), non ho mai avuto il coraggio di fotocopiare una mia poesia e distribuirla agli amici. Così ho letteralmente riempito il blog con quello che avevo, un po’ come s riempie il serbatoio vuoto di una macchina nuova: fai il primo pieno e senti che potrai girare il mondo e non fermarti mai.
    E non mi son fermata, se non quando ho cambiato strada, ho iniziato a fare la mamma e a non capire più niente di me stessa tanto da non riuscire nemmeno a scrivermi, se non abbozzando forme di riciclo dei pensieri passati, che però non mi stavano più addosso (e non solo perché la donna cambia le forme fisiche con la gravidanza, ma perché mi era proprio cambiata la testa e riconoscermi e capire chi ero prima/sono adesso è stato un lavoro lungo, e non ancora finito).
    Torno indietro di qualche anno: nell’adolescenza ho scritto pagine e pagine di diario, non so quanti quaderni intrisi di disagio giovanile, comprensivi di atti di bullismo (subito), infatuazioni, amori non corrisposti, abbozzi di teorie filosofiche (dopo avere studiato Kant e Hegel mi partì il delirio), poesiole infime e qui mi fermo perché il diario era una declinazione bella e buona di un cahier de doleances. Se ci fossero stati i blog probabilmente avrei scritto lì di tutte le mie infinite sfighe (un bel blob di seghe mentali) e, considerato il mood attuale, sospetto che qualche seguace in più lo avrei tirato su. Faccio molta fatica a rileggere quella me stessa là, mi fa ancora molto male, ma non divaghiamo, se no usciamo dal tema.
    Continuo a scrivere perché mi piace farlo e quando non lo facevo sentivo che mi mancava qualcosa, come se vedessi con un occhio solo, o zoppicassi. Quando non scrivevo non avevo niente da dire. Mi facevo pena quando tentavo. Mi vergognavo del risultato come quando all’esame di storia contemporanea ho preso 21 e ho chiesto 22 che almeno mi rovinava meno la media…ma avrei dovuto alzarmi e dire mi presento la prossima volta così non avrei perso la dignità. A scrivere certe cose so che un po’ la dignità l’ho persa. Ma ho ben chiari i miei limiti. Non sono in grado di scrivere e argomentare come hai fatto tu in questo post e bada che non ti sto adulando, ma solo apprezzando.
    Quando ero incinta ho letto il mio unico libro di Fabio Volo. Mi vergogno anche di questo. Lo dico qui pubblicamente. Magari mi assolvi. Magari no.
    Grazie per la lettura.
    Silvia
    p.s. già che c’ero ho letto anche il post del tuo gemello, così per farmi un’idea

    • intanto buongiorno anche a te e benvenuta,
      ti ringrazio per gli apprezzamenti ma soprattutto per questo commento profondo e sincero che considero un contributo significativo alla causa del post.
      Non assolvo e non condanno, ci mancherebbe altro, mi ha colpito un passaggio che riporto:

      “Non scrivo per me stessa ma principalmente di me stessa, anzi, a dire il vero scrivo me stessa; mi piace metterci il complemento oggetto. Mentre scrivo mi metto in ordine. Non è che mi analizzo o altro. Posso dire che mi ripercorro, cerco di sentire chi sono diventata dopo che qualcosa è accaduto. La mia pretesa (sembra il segreto di Pulcinella) è incontrare lettori che leggendomi possano riconoscersi in quello che scrivo…”

      ecco, questo è l’aspetto nobile dell’intimismo, un ripercorrersi obiettivo assolutamente non finalizzato a consensi figli del pietismo, per non dire della ipocrisia imbiancata con la pennellessa della solidarietà di scambio.

      sono anche io un blogger di lungo corso, oltre 15anni, prima ero su Tiscali, quando sono approdato su WP, ormai è più di un lustro, ho impiegato poco a capire il valore della interazione. Verrò sicuramente a trovarti. Per farsi conoscere e incrementare il numero dei lettori occorre essere presenti sulla piattaforma, senza assillo ma con un minimo di costanza. Come ho scritto nel post, questo è il vero spirito della blogsfera.

      comprendo perfettamente il tuo vivere la scrittura come necessità primaria, è una forma di comunicazione che disinibisce la mente e conforta i conflitti interiori, del passato e del presente.

      Mi fa piacere tu abbia letto il blog del mio gemello, è un grande pippone psicologico che indossa gli abiti dell’erotismo, chiamiamolo esperimento.

      un caro saluto

      • Cercare consenso della blogsfera è per tanti un modo per sentirsi accettati, indipendentemente dalla linea di un blog. 

        Se andassi a leggere solo ciò che sicuramente mi piace e in accordo con il mio pensiero non andrei da nessuna parte. Un blog come il tuo ( sto leggendo un po’ di post) offre tanti spunti di riflessione, spazia, si arricchisce tanto con i commenti, è fecondo. Un blog più intimo proprio per la sua natura, offre molto meno. Bisogna essere consapevoli di questo limite. Se uno pubblica racconti brevi e avvincenti per esempio, potrebbe avere schiere di lettori che leggono per diletto e che si limitano ad un sincero mi piace , considerando che non tutti i contenuti hanno il potere di generare confronto.  Prendiamo il racconto del tuo gemello, il pippone, è ricchissimo. La trama è piuttosto prevedibile ma nell’intento della narrazione passa del tutto in secondo piano, anche in terzo. Voglio dire la trama non è importante, quello che succede è solo un pretesto. Poi da lì è una miniera. Solo che è difficile, veramente difficile, superare il confine del voyeurismo. Lì per ”commentare” prima devi davvero abbandonare qualsiasi tipo di pregiudizio o preconfezionamento sul tema e provare a capire. Una bella sfida. Ecco secondo me con quella storia hai sintetizzato alla perfezione il mix tra argomentazione stile articolo/saggio e realismo letterario. Roba per menti superiori. Voglio dire, i tuoi post sono sempre ben argomentati e stuzzicanti intellettualmente parlando. Il racconto è diverso dal resto ma coerente con la tua linea, veramente geniale e raffinato. Ci devo ritornare con la calma che merita.  

        Buona giornata

        S

        • rilevo con piacere il tuo aver centrato in pieno il senso del blog gemello, complimentissimi, cosa più unica che rara, infatti hai scritto il motivo per cui ho chiuso i commenti e non ho continuato con i capitoli.

          lasciami chiarire meglio un concetto espresso nella precedente risposta, non ho parlato di consensi bensì di farsi conoscere e incrementare il numero dei lettori, sono due cose diverse. Concordo in pieno con te sulla particolarità di un blog intimista ma anche qui è una questione di contenuti. L’intimismo fatto di riflessioni. introspezioni e analisi ha una valenza tutt’altro che trascurabile, fermo restando lo stile di scrittura di cui si è dotati. Gli equilibri tra forma e sostanza per me contano anche nella lista delle commissioni da sbrigare.

          credo sia giusto fare una distinzione, esistono blog come questo che trovano arricchimento nei commenti, quindi un valore aggiunto, come hai giustamente evidenziato. Poi ci sono blog, come quello del gemello, in cui i commenti sono relativi. Nel primo il fine è l’interazione e l’approfondimento dell’argomento, nel secondo l’intento è semplicemente indurre chi legge a riflettere. Insomma, mi trovi concorde anche su questo fronte

          buona giornata anche a te

  49. Buongiorno Tullio, in questi ultimi giorni sto allungando piacevolmente le mie pause pranzo.

    A proposito di donne, riflessione sul blog gemello e sul cervello

    Il blog del gemello ti inghiotte fin da subito ma non per sapere come a finire, perché quando pensi di averci capito arriva la mazzata che risistema l’intuizione. Va letto a piccole dosi , o con molta attenzione, per non andare in overdose. Intanto lui è uno che conosce bene se stesso e conosce le donne. Conoscere verbo semplice ma di contenuto complesso. E mi fa una certa invidia perché conoscersi così è qualcosa di molto appagante per se stessi, in senso egoistico ma non egocentrico (chissà se riesco a fami capire) e poi conosce le donne meglio di loro stesse, al di là del tipo di donna che gli piace. Ma qui forse già sbaglio perché non è che a lui piaccia un particolare tipo di donna, non è poi così sottintesa l’idea che ogni donna possa essere cagna se adeguatamente accompagnata nel percorso (intuizione sbagliata numero due?) lui pare intuire chi ha di fronte (ma ha un fiuto, leggasi intelligenza, pazzesco) ma non può avere la certezza di essere compreso subito, sa dove vuole arrivare, ma è un sapere soggettivo non oggettivo, dall’altra parte non c’è una macchina che risponde a comandi precisi, è un sapere maieutico. Questo Padrone ha un cervello parecchio sopra la media nazionale, e cerca un cervello altrettanto sopra la media. Lei è spogliata di continuo ma non parlo del fatto che sia senza vestiti. Trovarsi così al grado zero non è cosa per tutte. Per lei il problema non è mostrarsi a lui nuda con annessi e connessi, in senso stretto e lato, è il mostrarsi a se stessa e “reggere” questa consapevolezza. E’ qui che il pippone ti entra dentro e ti viene da farti la domanda ma io dentro di me come sono? E la domanda non ha la risposta A -sono cagna- e la risposta B -non sono cagna-. Qui è tutto più complesso e, per ora, sembrerà che mi areno, per passare ad uno step successivo (che non è adesso ci provo e vediamo come va a finire!) ci devo riflettere su ancora un po’.

    Una cosa voglio dirti: scopare il cervello è un’immagine fottutamente 😉 riuscita. Al di là del contesto, della dinamica e dell’accezione che prende in questa storia/analisi, scopare il cervello concentra di prepotenza uno momento di unione totale che difficilmente potrebbe essere sintetizzato diversamente. E’ il processo che conta, non il fine, la conclusione. Diciamo che scopare il cervello andrebbe scritto con la forma in ing.

    Non vorrei passare per quella che fa il compito di analisi del testo. Negli anni mi è capitato di leggere storie di dominazioni, padroni insomma hai capito, più che altro su blog (valenza letteraria nulla, eventuali valenze che andassero oltre non pervenute) e non ho mai letto letteratura erotica in senso stretto né scritto qualcosa, ma questo racconto offre un sacco di materiale di riflessione di alto e altro livello e il mio cervello 🙂 ci riflette volentieri. Non posso che ringraziarti per l’opportunità.
    Silvia

    • Chapeau!

      Credo siano veramente poche, per non dire rare, le persone capaci di elaborare una simile esegesi, lo dico in senso positivo. La tua non è una analisi del testo che nasce da vezzi intellettuali, da ciò che scrivi emerge chiaramente il desiderio di approfondire e riflettere su un testo che è soprattutto psicologico.

      E’ vero, lui conosce molto bene se stesso, non solo, conosce benissimo le donne ma soprattutto ha fatto proprio un concetto cardine: “se scopi il corpo di una donna ti vengono dati dei voti, se scopi il cervello di una donna i voti ti vengono richiesti”. Questo assunto è una delle chiavi di lettura del “percorso”, l’accettazione di una liturgia e dello status di “cagna” nasce da un bisogno interiore: vivere un rapporto in cui ciò che conta non è il do ut des tradizionale e nemmeno “prendere” bensì esclusivamente “dare”. Il piacere psicofisico del Padrone diventa fonte di piacere psicofisico della “cagna”, un appagamento diretto che genera un appagamento indiretto, all’interno di questa “sinapsi” non vi sono territori di scontro né di confronto.

      Una donna non dovrebbe porsi domande sull’essere o non essere “cagna”, una donna dovrebbe semplicemente darsi delle risposte, se sfugge a questa incombenza rischia di imbattersi in un Padrone capace di guardarle dentro meglio di quanto non faccia lei stessa. Quando un uomo calmo ma con voce ferma e decisa ti dice “stai zitta”, puoi avere due reazioni: a) incazzarti oltremodo, b) sentire un immediato e irrefrenabile bisogno di essere posseduta. Sono l’uomo e il contesto a determinare la reazione, questo è vero ma è comunque un segnale.

      Sono io che ringrazio te per questo piacevole scambio di riflessioni

      Buona festa

      • Buonasera Tullio, scusami se ho lasciato il discorso a metà ma sono stata un po’ in vacanza.
        Ti ringrazio per avere apprezzato la mia esegesi. Mi piace molto poi il termine esegesi  mi fa tornare indietro nel tempo.
        Il concetto se scopi il cervello di una donna i voti ti vengono richiesti è una sconfitta per il maschilismo (anche quello meno becero che può albergare, diciamo fisiologicamente, in ciascun appartenente al genere). Penso che tanti maschietti, lasciami usare questo vezzeggiativo, se ne avrebbero a male se provassero ad andare oltre le semplici immagini del racconto. Così come tante femminucce, perché alla fine mettere il voto sul registro delle prestazioni è una specie di materia che ti insegnano fin dall’adolescenza, e da lì poi o cresci e capisci che le prospettive sono altre, oppure lì ti areni e continui a farti un sacco di domande (come dici tu) e diventi brava a porre quesiti ma a darti le risposte (ad ascoltarti) non sempre ci arrivi. Ogni tanto anche a quarant’anni, dico quaranta, ma potrebbero essere anche cinquanta o sessanta, bisognerebbe essere pervasi dalla curiosità che hai a vent’anni, che resta a quel tempo vitale ma quasi eccessiva, dispersa, ingovernabile, mentre ora avrebbe un senso preciso, un posto dove arrivare e soprattutto, poi, ripartire.
        Ed è molto pericoloso trovare uno che ti capisce meglio di te stessa…perché il confine tra condividere, accompagnare e approfittarsi può essere labile.
        Sorrido perché mi son sempre detta che il mio uomo ideale avrebbe dovuto essere quello capace di farmi stare zitta 🙂 , nella mia personale accezione, capace di avere l’ultima parola (con l’idea che ero io quella che decideva se quella era davvero l’ultima parola). Della serie “decido comunque tutto io”… veramente limitata come prospettiva. Ahimè! La tua, miseriaccia, è la prospettiva giusta! Certamente una prospettiva diversa. Penso che se ho di fronte un cervello (ci ritorno sul cervello) che mi prende potrei essere anche capace di non incazzarmi. Lo dico a me stessa, non tanto a te (e mi faccio la domanda accidenti, pessimo vizio!)
        Pero’ è molto diverso lo stato d’animo di colei che resta senza parole da colei che viene fatta tacere. (come dire, la prima reazione è quella di fronte a un bel brillocco… che vuol sancire un tipo di “possesso” il cui appagamento è solo a senso unico)
        Grazie ancora per le opportunità di riflessione.
        Silvia

        • Ciao Silvia,
          non devi scusarti di niente. Anche questa volta hai colto le giuste sfumature, non che avessi dubbi, dici bene, la curiosità non dovrebbe essere un fattore anagrafico.

          Lasciami approfondire il concetto di voti dati e voti richiesti…

          Un uomo che ha l’indole e i mezzi (soprattutto) per assurgere a ruolo di Padrone, pone in essere una metodologia comportamentale più spontanea che programmata. Scopare il cervello di una donna significa, appunto, trasformarla da figura che dà i voti a figura ansiosa di riceverli, un cambio di impostazione mentale determinante. Quando l’appagamento di lui diventa “percorso” per giungere a una gratificazione, germoglia la cagna, il piacere di lei passa attraverso il soddisfacimento di lui, è questo che crea il bisogno di “votarsi”. La cagna non è una “schiava” che nutre le proprie devianze indipendentemente dal Master, la donna che decide di indossare i panni della cagna lo fa una sola volta e quindi con un solo Padrone. La simbiosi, la sinapsi “padrone cagna” è un vincolo unico e irripetibile, anche per logica applicata, non potrebbe mai esserci una seconda o terza esperienza simile, sarebbe riduttivo e mortificante. Lei diventa l’incarnazione del soddisfacimento psicofisico di riflesso, più soddisferà le esigenze del Padrone più sarà “premiata con voti alti” e quindi realizzata nel suo “percorso”.

          spero di non essere stato eccessivamente ermetico

          Buona domenica

          • Buongiorno Tullio,
            grazie per la risposta, che non è per niente ermetica. So che ci stai “provocando” sull’altro fronte, mentre ti distraggo ancora un momento da questa parte. Mi piace quando sottolinei la spontaneità del comportamento del Padrone perché – questo è in fondo il mio pensiero – il percorso non è che un gioco da grandi molto molto raffinato. E il gioco ha nella spontaneità della partecipazione il primo elemento di soddisfazione. Giochiamo perché ci piace farlo, non perché siamo costretti a farlo. La particolarità di questo gioco è che ci si gioca una volta sola, per questo non è un gioco per tutti. Il gioco della schiava è diverso, ho capito che cosa vuoi dire. E’ più semplice, segue un cliché, regolette più o meno valide. Ma nel gioco della schiava non si scopa il cervello. Resto convinta che questo del Padrone e della Cagna sia un gioco per menti superiori e che, partendo dal tuo racconto, non possano che conoscersi per caso, cogliendo in ciascuno, in un modo che mi sa di primordiale, indizi che li fanno appartenere alla stessa razza.
            A presto
            Silvia

  50. Ciao, sono passata per un saluto e scopro che sino a qualche giorno fa eri qui in questo spazio, sono contenta: mi stava venendo il dubbio che neanche ti affacciassi più. Qui è una moria che sta succedendo alla blogosfera? Comunque tutto potrebbe cambiare, buona serata, a presto!

    • ciao Annamaria,
      i tuoi saluti, sinceramente ricambiati, sono sempre graditi,
      non so cosa stia succedendo sulla blogsfera, la moria l’ho natata già lo scorso anno. Blog che chiudono e blogger che hanno ridotto al minimo i post, per quanto mi riguarda è solo una questioni di impegni, appena libero tornerò a scrivere.

      Buona serata anche a te

  51. non so se concordare oppure no.
    Io scrivo di cose che sono un po’ fuori moda, mi fa piacere ricevere like e commenti ovviamente, allo stesso modo in cui mi fa piacere ricevere un sorriso da un cassiere: mi sorridi? ricambio! non mi sorridi? ho bisogno di acquistare un prodotto, quindi lo faccio comunque.

    • essere d’accordo o meno non è importante, questo è un post analitico, non di opinione. Appunto, like e commenti fanno piacere a tutti, perché negarlo???

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