Se tutti i Colmar e le Hogan che si vedono in giro fossero originali, l’Italia sarebbe il Paese più ricco del mondo…

Abbracciare i dettami della moda significa mettersi in coda e acquistare un biglietto di sola andata per “Testicolandia”, affollatissima metropoli brulicante di rassegnati senza bussola, apolidi orfani di originalità bisognosi di effimeri surrogati. Cloni prodotti in trafila, ratificati nel look, nella forma mentis, nel linguaggio e, avvilente dirlo, nella gestualità.

Essere trendy ha un costo non indifferente, capi e accessori da fighetti e fighette scaldano la Visa come ogni status symbol che si rispetti, tuttavia è possibile sfoggiare brand must e out-fit fashion senza firmare pacchi di cambiali né assegni post-datati, tanto meno convolare a nozze con la Findomestic. Come fare??? Semplice, basta accendere un cero e versare l’obolo a Santo Tarocco.

Niente di nuovo sotto questo pallido e freddo sole, già negli anni ’70 circolavano Timberland “di imitazione”, simil Lacoste col coccodrillo rovesciato, Baume & Mercier fasulli, giubbotti in pelle della RAF prodotti in Campania e via così nei cunicoli del “copia copia” senza ritegno. In illo tempore era quasi impossibile prevedere che il “tarocco” sarebbe arrivato a fagocitare punti di PIL. Ha contaminato pure il settore enogastronomico ma questa è altra storia.

I poveri, soprattutto di spirito, hanno sempre avuto la poco edificante velleità di imitare/emulare i ricchi, in subordine i benestanti del quartiere confinante, quello con le case signorili dove abitano i figli di papà “tutti firmati”. Mi ha sempre lasciato perplesso l’ingenuità con la quale vengono contestualizzati i “pezzi” elitari, la dico in chiaro, una impiegata da 1.200 euro al mese che frequenta colleghe da 1.200 euro al mese, ecc. ecc. Quali gratificazioni potrebbe mai incassare dovesse presentarsi in ufficio con un Versace da 5.000 Eurazzi??? Intendo oltre a maldicenze, illazioni e perfide congetture. L’invidia materiale prodotta sullo stesso livello di appartenenza ha un valore prossimo allo zero.

Diciamocelo, i guru della moda possiedono una parvenza di coscienza, probabilmente anche quella tarocco, infatti dopo aver indotto i modaioli a spendere un capitale per acquistare il giubbino Colmar e le scarpe Hogan, hanno pensato bene di onorare la parsimonia togliendo dall’out-fit le calze. Colgo l’occasione per salutare virtualmente tutti quei pirla (M/F) che nel freddo polare sgambettano con la caviglia nuda. Vien da pensare che trattasi di una genialata partorita dalle case farmaceutiche per incrementare futuri introiti, insomma, una joint venture tra moda, mass media e medicine. Domande spontanee: “emanciparsi dai pedalini agevola il broccolamento??? E’ una scorciatoia per approdare alla copula???” Mi auguro di sì, sarebbe proprio da fessi battere i denti gratis et amore Dei.

Eviterò di appoltigliarvi l’apparato riproduttivo con concetti tipo: “mode e tendenze sono ketchup & maio dell’essere”, “vivremmo al buio senza i/le fashion blogger”, “essere cool appaga il bisogno di appartenenza”, “dimmi come ti vesti e ti dirò chi sei”, “se esci di casa senza almeno tre capi griffati non conti niente”, “seguire la moda significa essere moderni (botta di acume)”…!!! Non starò nemmeno a sciorinare elucubrazioni sulle “omologazioni a imbuto” e sulla “gestione a scolapasta delle tendenze”, strumenti finalizzati alla valorizzazione effimera.

La storia ci insegna come dalla antica Roma a venire, abbigliamento e orpelli siano sempre stati elementi di identificazione sociale, purtroppo, probabilmente per fortuna, ai tempi di Nerone, nell’oscuro medio evo, nell’illuminato rinascimento e nel glorioso risorgimento… agli angoli delle strade non vi erano ambulanti extracomunitari che vendevano merce taroccata. Ad onor del vero nemmeno siti “aumme-aumme”.

Come spesso avviene, anche il “romanticismo” del tarocco finisce col favorire sempre e inevitabilmente il ricco, se un poveraccio qualsiasi dovesse presentarsi al Bar Sport del paesello con un Rolex al polso, nessuno scommetterebbe un centesimo sull’autenticità dell’orologio. Viceversa, se un personaggio come Briatore (il primo che mi è venuto in mente) dovesse presentarsi in un locale della Costa Smeralda con un Rolex “ciucco”… nessuno oserebbe dubitare sulla originalità. Ne consegue una logica: “il valore ipotetico di un oggetto è dato da chi lo porta”, fosse bibbia questa teoria, un frutto periferico con indosso Colmar e Hogan tarocco, rimarrebbe tale anche con capi ”the original”. Cui prodest???

“Very trendy” è colui che vive bene con se stesso nella propria dimensione, sogni, aspettative e ambizioni non si appagano con il bluff incrementando l’illegale mercato della contraffazione. “Very trendy” è colui che non si lascia centrifugare il cervello dal/dalla esperto/a di turno, in molti dovrebbero imparare a parafrasare un vecchio spot dell’amaro Jagermeister interpretato da Raz Degan: “come mi vesto, cosa leggo, che film guardo, cosa mangio… sono cazzi miei!!!”

Tullio Antimo da Scruovolo

 

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214 pensieri su “Se tutti i Colmar e le Hogan che si vedono in giro fossero originali, l’Italia sarebbe il Paese più ricco del mondo…

  1. Ciao Tullio, son contento di rileggerti e risentirti.
    Anche stavolta tocchi un tasto dolente, sempre legato al basso Q.I. sfoggiato da certe persone.
    Anche da me (siamo in circa 130, tutti più o meno con lo stesso tenore di vita) mi fa ridere vedere chi si pavoneggia, o si vanta, di acquisti mirabolanti: l’automobile, l’iPhone, il capo firmato, e così via. Sono contento di non essere mai stato legato a marche o mode, e ringrazio il cielo che MDM (Mia Dolce Metà) sia dello stesso avviso (a proposito: che dire degli iPhone che peggiorano appositamente nelle performances…?).

    PS La caviglia fuori in inverno è secondo me una idiozia, contenti loro…

    • ciao ragazzo, è un piacere anche per me rivederti da queste parti, in effetti fare il figo tra i colleghi che hanno lo stesso modus vivendi non ha senso, pare comunque sia altissima la percentuale di Italiani che vivono al di sopra delle loro possibilità. Sempre più rare le buste paga integre, mi riferisco a quelle senza trattenute per spese non indispensabili.

      da anni ho un i-phone 5C, non mi ha mai creato problemi, forse anche perché non ne faccio uso smodato, non passo certo la vita a farmi selfie, su wapp ci vado poco e non sono presente sui social.

      tu e la tua metà appartenete all’universo delle persone dotate di neuroni attivi 😉 😉 🙂

  2. E c’hai ragione zio, e ti dico che l’abito non fa il monaco. Sai quanta gente sfoggia pellicce e pelliccette nella misera 8con tutto rispetto) chiesa del mio quartiere, che riesce ad accogliere non più di 70 persone (compreso coro, prete e chirichetti)? Gente che sfoggia outfit firmati, scarpe griffate e ne ricordo una che ogni santa domenica portava addosso qualcosa di nuovo dell’Alviero Martini. Certo, chi non desiderava essere come lei, ma per lo meno in chiesa, dai. Non lì in chiesa. Ce ne stava una che portava il caschetto proprio per tirar fuori la targhetta della maglietta e mostrare l’etichetta con il nome del brand. L prima volt ho pensato fosse una dimenticanza, la seconda anche, ma alla terza mi sono resa conto della pochezza quando oltre alla maglia aveva fuori anche la targhetta del pantalone. Ok, puoi permetterti tutto quello che vuoi, ma a che pro?
    Certo, nella mia vita di cose firmate ne ho comprate solo 4. Gli occhiali da vitsa Ray Ban, gli occhiali da sole Alviero Martini (regalo del diploma da parte di io padre) e due paia di scarpe della Nero Giardini e se posso ne comrperò un terzo agli sconti. non di più. Nè Versace on the floor (che B. Mars c’ha fatto anche la canzoncina) nè Doccia e Gabbana. Non mi va di spendere 2000 euro per una borsa quando con 2000 euro mi arredo mezza camera.

  3. “come mi vesto, cosa leggo, che film guardo, cosa mangio… sono cazzi miei!!!”
    Lo dicevo negli anni ’80 a 14 anni quando la Milano era da bere,e tutte dovevano essere Carol Alt(o halt? Nn ricordo) e io somigliavo a Smith dei Cure.
    Mi mancavi tanterrimo Zio TADS. baciuzzi.

  4. Lo confesso: non seguo le mode. Per me la vera moda è la non moda. Se vedo delle cose firmate, che siano scarpe o giacche o borse, io le evito come la peste. Ma io appartengo ad un altro mondo, caro Tads. Sai cosa disse un famoso filosofo dell’antica Grecia – di cui ora mi sfugge il nome – mentre passeggiava per Atene con un amico, filosofo anche lui, osservando una vetrina di un negozio addobbata di oggetti alla moda ? Disse: di quante cose non ho bisogno !! Un saluto 🙂

  5. Dunque, caro Tads, fammi capire: essendo io nato ricco, per non impoverirmi posso comprare tarocco? In questo modo nessuno se ne accorgerà? Giuramelo! E rimarrò ricco in futuro?
    L’idea mi piace… 😀
    Buon Anno!
    Nicola

    • bentornato carissimo, buon 2018 anche a te 😉

      potrebbe essere una efficace strategia, seppur all’insegna della taccagneria 😀
      credo, per lapalissiana ovvietà, che se un personaggio ricco e famoso dovesse indossare capi tarocco o portare orpelli di ugual provenienza, nessuno se ne accorgerebbe. Penso lo facciano già anche i nobili con i gioielli per motivi di sicurezza, in fondo, tanto per dirne una, anche il David di Michelangelo che tutti ammirano è una copia… o no?

  6. Osservazione non proprio pertinente: nei supermercati cinesi che proliferano in periferia (ma un po’ per volta si avvicinano al centro), templi dell’imitato-più-o-meno-uguale all’originale, vedo sempre più spesso lavoratori italiani. Sempre a controllare e riordinare la merce, però, mai dietro la cassa, dove gli occhi sono rigorosamente a mandorla.

    Morale? Non so se ce ne sia una, nessuna o tante. Di certo abbiamo perso l’esclusività del tarocco e anche molto del lavoro (nero) collegato.

    • ti dirò, grandi griffe del lusso e vice-lusso a parte, il commercio Cinese è l’unico che “tira”, non che la cosa sia una mano santa per la nostra economia, visto che il grosso degli introiti finisce nelle casse delle holding base di Pechino e dintorni.

      l’ultima parte del tuo commento è inquietante, in nome dell’ipocrita accoglienza e integrazione, si tende a tollerare lo schiavismo Cinese, la contraffazione Cinese, l’evasione fiscale Cinese, ecc. ecc.

      c’è da ricordare quasi con nostalgia quegli sgabuzzini Napoletani in cui dozzine di duplicatori impilati sfornavano CD e DVD da vendere sottocosto nei vicoli e non solo. I Cinesi industrializzano, hanno divorato totalmente il mercato dei fassonisti, 250.000 posti di lavoro vaporizzati.

      • Più che ipocrita è interessata. I cinesi pagano subito, in contanti e senza discutere. Una manna per chi gli affitta i locali, ad esempio. In giro sento osservazioni razziste su neri, badanti dell’est e altre categorie di immigrati, ma mai una parola contro i cinesi. Eppure stanno comprando, alla lettera, una parte della nostra economia.

        • proprio così, i Cinesi hanno ciucciato punti di PIL, stravolto l’economia, fagocitato interi settori, vivono nella totale illegalità (molti di loro), commercializzano prodotti cancerogeni e merce contraffatta, fottono le tasse, ecc. ecc. e nessuno li addita mai come un problema. Io credo incida molto il loro evitare reati particolarmente odiati dall’opinione pubblica, non aggrediscono gli Italiani, non spacciano, non rubano negli appartamenti, non stuprano, non scippano e via dicendo. Tecnicamente fanno più danni degli altri ma non “sporcano” il territorio.

          • Tecnicamente stanno smantellando il sistema economico mondiale e nessuno dice bau… tutti a pensare ai cretini americano e coreano che gli fanno da ottima copertura… e loro si insinuano come le zecche, un negozio italiano chiude e due dei loro apre… la sartoria, la tecnologia, gli alimentari, l’abbigliamento.. e parliamo di negozi fisici…. ma sai quanti milioni di merce viene acquistata sul web e consegnata direttamente a casa delle persone tutt’a derivante dalla Cina? O da amazon(venditori cinesi) questi fra un po’ ci vengono a comandare… scrivimi tads quando accade.. non manca molto

            • qui sono totalmente d’accordo con te, il problema non è solo nostro, è Europeo, dici bene, proprio come zecche. Loro sfruttano gli schiavi, non pagano tasse, taroccano tutto, concorrenza sleale, prodotti cancerogeni e lo stato… zitti e mosca ad ascoltare le minchiate della Boldrini.

                • interessi, beceri interessi, da quando la Cina ha aperto a investitori stranieri è diventata un eldorado, nessuno osa mettere i bastoni tra le ruote, ci sono in ballo commesse per miliardi di dollari.

                  • Ma tanto noi siamo euri, perché parlare di dollari? Battuta a parte sono consapevole delle sporche puttanate che combinano tutti X puri e miseri interessi.
                    L’ultima porcheria l’ho ascoltata giorni fa alla radio: trovato accordo con la regione Emilia Romagna per smaltire l’immonDizia di Roma, verrà accolta da Parma e altre sue discariche, ora… vogliamo interpellare le regioni X meglio approfondire gli interessi degli uni e degli altri? A noi non li racconteranno mai ma queste meschinità le paghiamo tutte noi eh! E non venite a dirmi che la spazzatura va pagata in base ai metri quadri che io osso anche vivere nella reggia di Caserta, ma se sono una persona… produco russo sempre X uno e non X i 1000 mola metri della reggia, poi mi devo accollare pure la monnezza che a Roma non vogliono smaltire perché? Perché tutti vogliono la città pulita e non pagare nulla, un po’ la vecchia storia della moglie ubriaca e la botte piena! Nona tads, vado a nanna. Abbiamo chiacchierato un bel o anche sta volta 😉con piacere

  7. Ciao TADS, confesso che pur avendoli sentiti nominare ho dovuto controllare cosa fossero Colmar e Hogan….. onestamente non sono mai stato attirato dal grande mondo della moda, anche perchè spesso ciò che la moda mostra non mi piace proprio… eppure confesso anche che in qualche modo mi sono sempre sentito molto attento allo stile con cui le persone si vestono e con cui indossano ciò che hanno scelto come abbigliamento… però il mio focus è sempre legato al volto e a come si abbina con il modo di camminare, ai capelli ecc mai al marchio.. tanto da non distinguerlo molto spesso…

    Per quel che mi riguarda non facendo troppa attenzione ai marchi ho però dei canoni, delle soglie sopra le quali decido di non investire per il vestiario… tipo 20€ per una t-shirt 40€ per un paio di scarpe da ginnastica ecc ecc. Non metto in dubbio che materiali e design di alcuni indumenti possano valere di più eh… semplicemente io non voglio spendere di più per quel tipo di abbigliamento.

    Non comprenderò mai chi investe 2000€ per una borsa, però evidentemente può permetterselo, io piuttosto andrei a fare un viaggio o una bella gita fuori porta di un paio di giorni… però son scelte…

    • ciao Erik,
      nella sostanza sottoscrivo la sintesi del tuo commento, tuttavia lasciami dire che quella del post mira a riflessioni più che altro sociologiche, cioè, cosa spinge i meno abbienti ad alimentare il mercato tarocco del: “vorrei ma non posso” ???

      chi vive in una borgata e frequenta abitanti della stessa portata dovrebbe porsi questa domanda: “perché comprare un capo contraffatto nella consapevolezza che nessuno lo percepirà come originale???” Nel caso riuscisse pure a spacciarlo per vero, cosa otterrebbe???
      indossare un articolo tarocco significa vendersi per ciò che non si è, di fondo non accettarsi e/o non accettare il proprio status, cruccio condivisibile ma non condivisibile la apparente e superficiale soluzione.

      spero di essermi spiegato in modo chiaro e comprensibile

      • Hai ragione mi ero soffermato più sui commenti che sul post e mi sono ritrovato fuoristrada…

        io penso che la risposta sia in una sorta di autoillusione motivante… cioè ci si convince pur sapendo che non ha nessuna base solida a tal punto di essere in quel modo “appartenenti” da riuscire in questo modo a darsi quella spinta in autovalutazione che a volte serve per affrontare anche la comune vita di ogni giorno. Cioè si identifica nel tarocco la componente che va a sostituire la nostra forza interiore oppure la nostra forza di volontà, di fatto deresponsabilizzandoci.. in un icona che anche se falsa ha il potere di farci sentire un pò più importanti di ciò che riusciamo a ritenerci, perchè vittime del continuo giudizio di confronto… almeno questo mi vien da pensare…

        purtroppo in un era “veloce” la superficialità è il mezzo più immediato per stare al passo con il tempo che corre…

        • riflessione interessante,
          indubbiamente alberga una forte componente di superficialità nelle menti che antepongono la forma alla sostanza, l’apparire all’essere, come ti dicevo nel commento precedente, credo sia un problema di conflitto interiore.
          Il povero che indossa capi taroccati mira ad essere considerato/valutato/giudicato per ciò che non è, questo significa non accettarsi, ripudiare il proprio status, vergognarsi della propria realtà. Il mercato della contraffazione prospera sul bluff, sulla millantazione, sulla “vetrina personale” ingannevole.

          Il ganassa che si atteggia adottando subdoli mezzucci, più che deresponsabilizzare se stesso deresponsabilizza l’interlocutore, sicuramente per accettarsi al 100% occorre avere una grande forza interiore, credo tu abbia letto al contrario questi due concetti ma, ripeto, è una interpretazione rispettabile.

          • non lo so se è sempre riferito al non accettarsi oppure se a volte è solo un modo per sentirsi un pò più “importanti” e “belli” di quello che si è… ed in questo modo autoconvincersi di esserlo veramente, perchè ciò che gli altri vedono di te spesso è ciò che appare e quello su cui si lavora in prevalenza è proprio quello. E’ l’era del social dove bisogna decidere se una persona è “IN” o “OUT” in pochi secondi perchè non si può perdere tempo a pensare con più di 140 caratteri… 🙂

                • “non accettarsi” è un concetto che include molte situazioni e molti contesti, c’è chi non accetta il proprio aspetto fisico, chi non accetta le proprie debolezze, le origini delle frustrazioni/complessi e, ovviamente, c’è anche chi non accetta la propria condizione sociale ed economica. M. Jackson non accettava il fatto di essere nato negro, tanto per capirci.

        • Ciao Eric  penso che il tuo commento meriti un’attenzione particolare perché scalfisce la scorza dell’argomento in modo incisivo. “Autoillusione motivante” è interessante come espressione. Da un punto di vista psicologico lo definirei come un cucirsi addosso un’identità che non è la propria creando un’allure di prestigio autogratificante. Il nome dello stilista, tarocco o non, agli occhi di chi indossa, incanala in una sorta di caratterizzazione predefinita che diventa come un trucco da illusionista. Questo dà sicurezza, e potrebbe avere anche una sua utilità se usato in mode terapeutico, ma non è più utile quando diventa una dipendenza: si comprano solo vestiti firmati e¬_o taroccati e si fa di tutto per evidenziarli agli occhi degli altri.

  8. Buongiorno Tads, dopo averti letto la mia mattina partirà sorridendo. Alcune riflessioni sono veramente esilaranti, complimenti. I miei outfit sono sempre molto personali e legati all’ambiente che devo frequentare, mi adatto benissimo ad una mise firmata Armani come ad un jeans stracciato senza loghi.
    Detesto ovviamente gli articoli taroccati. Il motivo? Trovo inutile emulare ciò che non posso avere, mi fa sentire “truzza”.
    Un abbraccio
    Stef

    • buongiorno Stefania,

      le tue sono parole sagge ma credo il problema sia di matrice economico/politico transnazionale, mi spiego, i Cinesi vendono capi, magari cancerogeni, a bassissimo costo, gli store della riccanza propinano scarpe e giubbini alla media 300/400 Euro a botta. Cosa fanno a Tarocco City??? appiattiscono, spalmano, unificano, omologano, annullano distanze e distinzioni. La scoperta lascia sgomenti, basiti, i capi tarocco li hanno inventati i comunisti 😀 😀 😀

      (guarda che non credo di essere molto distante dalla realtà applicata 😀 😀 😀 )

  9. Non ho mai comprato un capo tarocco nè mai sono entrata o entrerò in una cineseria di mia volontà (e non solo per l’abbigliamento), ma di made in China, gira e rigira, siamo tutti pieni.Purtroppo. Ma questa è un’altra storia.
    Forse chi sceglie di vestire taroccato lo fa per un istintivo tentativo di avvicinamento a un mondo che in altro modo sa di non poter raggiungere. Non so.
    Io mi fermo senza tragedie dove so di non poter arrivare.

    Forse sbaglio, ma credo che la tendenza si stia modificando, almeno tra i giovani. Il taroccato non va più tanto, piuttosto tirano i brand di stracci, capi a costo e qualità molto bassi, ma alla moda per modello e colori, da utilizzare per massimo due mesi e poi via nella spazzatura. L’obiettivo non è più l’esibizione di una firma, anche fasulla, ma il continuo rinnovamento dei capi, cosa che per la maggior parte può avvenire solo se compri a prezzi stracciati e qualità scadentissima. Ma quest’ultima non è un problema perchè il capo dovrà durare pochissimo comunque.
    Chi invece apprezza la qualità e magari la firma, però deve stare attento al portafoglio,si rivolge agli outlet, nuova, e a volte interessante, tendenza.

    • i due marchi citati (Colmar e Hogan) non li ho pescati a caso, pare, a detta degli stessi responsabili del marketing, siano tra quelli più taroccati, non solo, l’età media del target in oggetto è over 35. Da questi due dati si evince che il fenomeno riguardi prevalentemente persone adulte, non ragazzotti o ragazzotte che voglio fare i fighi della compagnia. Cosa che preoccupa oltre modo, l’ennesimo “sbussolamento” sociale che alimenta già non poche derive.

      Anche qui esistono catene di negozi che vendono abbigliamento e accessori a prezzo delle cicorie, i giovincelli con 100 euro si vestono da capo a piedi e avanzano pure i soldi per farsi una canna e una Ceres.

      dici bene mia cara, volenti o nolenti siamo pieni di Cineserie, forse non tutti sanno che i capi di Armani, Dolce & Gabbana, ecc. ecc. intendo quelli ORIGINALI, vengono confezionati in Cina

      • Le Hogan esteticamente sono come tante altre scarpe sportive, è la comodità, meglio quello slancio che offrono ( non so come) quando le indossi che le rende superiori. Le H taroccate che possono offrire? L illusione di una acca!
        So per esperienza di camicie Armani originali ora made in Cina, durate da Natale a s Stefano. Dieci volte meglio allora un buon sartoriale, ad esempio una napoletana italianissima Marinella.

        • so bene di cosa parli, le Hogan originali sono le scarpe più comode e confortevoli in assoluto, una festa per i piedi

          ecco… comprare un capo originale che dura meno di un tarocco fa girare un cicinin le scatole

  10. Ciao Tads,
    già chiarito da me che WP ha colpito ancora… passo al sodo.
    Dire che a donne e uomini non piacciano i capi firmati in cui la griffe equivale alla qualità mi sembra un tantino ipocrita. Non alludo al tuo post, molto chiaro, ma alle dichiarazioni di alcune mie conoscenze che trovo snob. Anche fingersi anticonformisti lo è dal mio punto di vista.
    Se tuttavia non mi posso permettere una certa mise, perché mai ripiegare sulla sua imitazione? Evito. Punto. Se inoltre mi mancano le occasioni per indossarla, non mi serve e allora doppia motivazione per risparmiare soldini. Passo con disinvoltura dalla tuta al pantalone griffato, non ne faccio un problema di immagine, semmai di contesto ma forse nemmeno quello. Se il capo firmato non mi piace non lo acquisto. Non l’ha prescitto il medico.
    Come sempre analizzi un tasto dolente al di là degli esempi: il desiderio di apparire ciò che non si è, voler dimostrare di possedere ciò che in realtà non si può avere. Che brutta vita però!
    Ho conosciuto una donna molto benestante che acquistava gioielli in quantità industriale e portava a spasso le imitazioni anche nelle occasioni importanti. Sai quanti apprezzamenti per i suoi “meravigliosi” anelli e bracciali? E ai complimenti lei rispondeva beatamente «sono finti» strizzando l’occhio a chi sapeva o aveva capito e asfaltando gli altri. Un mito! MI sono sempre chiesta però se i suoi acquisti se li guardasse da sola aprendo la cassaforte o li avesse mai indossati qualche volta. Non gliel’ho chiesto. Completo il quadretto con altre signore decisamente meno abienti di lei che ricorrevano ai finanziamenti per comprarsi i gioielli ed essere all’altezza.
    MI dicono sia una pratica diffusa anche per la scelta dei luoghi di villaggiatura esclusivi. Mah…

    • bentornata Primula,
      il vezzo di mostrarsi in pubblico con gioielli copia è molto diffuso, anche tra Reali e sottoposti, motivi di sicurezza intinti in un simpatico snobismo

      lungi da me generalizzare ma spesso i costosi capi griffati sono tangibilmente prodotti di qualità, diciamo che forse sarebbe d’uopo uscire dalla logica ricco=stupido. Non si diventa famosi e ambiti in tutto il mondo facendosi pagare solo il marchio, così come non si diventa marchio prestigioso senza commercializzare la qualità, a prescindere dalle strategie di marketing

      come ho scritto in risposta a Marirò, preoccupa il fatto che siano proprio individui adulti ad alimentare il mercato dei capi tarocco, preoccupa ma non stupisce più di tanto, il livellamento verso il basso pone la superficialità in testa alla scala dei valori e delle priorità.

      l’abbigliamento tarocco è un po’ lo specchio dell’anima, probabilmente chi indossa un capo fasullo spacciandolo per originale fa altrettanto con se stesso. Insieme ad internet esplose la “second life”, apoteosi della millantazione, anche nella vita reale molti si pongono più per quello che avrebbero voluto essere che non per quel che sono.

      mi piacerebbe fare un sondaggio, intendo con criteri seri, professionali, non una curiosità da blog, secondo te, esimia Primula… sarebbero più numerosi quelli che opterebbero per un Ferrari col motore di una 500 oppure quelli che opterebbero per una 500 col motore di un Ferrari???
      guarda che il quesito è meno idiota di quel che pare 😉 😀 🙂

      • Quando alludevo alla qualità, stavo pensando a quanto è capitato a me: cardigan di Missoni strapagato e pessima lana, anzi non era nemmeno tutta lana. Ha perso una cliente, non solo ma ho sparso pure la notizia 😉 Non è detto che qualità e griffe siano sempre abbinate.
        Il quesito finale mi fa pensare a quei clienti che vogliono la Ferrari, vedono il prezzo e nonostante questo non cambiano idea: continuano a desiderare la Ferrari al prezzo della 500. Rido, ma in realtà è un triste segnale.

        • ho la sensazione di non aver posto in modo chiaro il quesito, è fondato sull’apparire e sull’essere… vabbè, farò meglio la prossima volta 😉 🙂

          • No no, invece era chiaro e il mio esempio va in quella direzione, forse l’ho esposto male. L’importante è avere la Ferrari, che gli altri pensino che è stata pagata cara e che tu sei un figo ricco da far paura. Poco importa se sei un povero cristo che ha chiesto lo sconto o se è di seconda mano. Chi compra la Ferrari, la ordina e mica si fa arrotondare il prezzo al ribasso… roba da pezzenti… Non so se ora è più chiaro. In caso, io opeterei per la 500 con motore Ferrari, sempre che non esploda la carrozzeria 😀

  11. Buongiorno, bravissimo amico, è un piacere rileggerti, l’avrei fatto prima se l’influenza non avesse preso di mira tutti i componenti della famiglia. Nella chiusa di questo esaustivo articolo trovo il mio pensiero, hai ragione da vendere. E poi vi sono altrettanti marchi di qualità e buon gusto a prezzi inferiori, e pensare che vi sono donne che si svendono per la griffe da possedere.
    Lieta giornata
    Annamaria

    • buongiorno Annamaria, grazie per gli apprezzamenti sempre graditi.
      stai facendo la crocerossina della famiglia??? ieri al tg ho sentito che sono oltre quattro milioni gli Italiani a letto con l’influenza, speriamo passi in fretta, su su… fra due mesi è primavera 😉 🙂

      sereno week end carissima

  12. Certamente ad un’analisi anche abbastanza superficiale, chi scegli “imitazioni originali” ha certamente bisogno di un’autoaffermazione attraverso lo status symbol e non per merito della propria personalità.

    Siamo ormai abituati a credere che per dare messaggi di noi al mondo dobbiamo accessoriarci di preziosità o presunte tali, senza invece curare la sostanza del nostro essere ed esprimerci attraverso di essa.
    E’ assolutamente vero ciò che dici…ovvero che è l’idea della ricchezza a rendere reale un valore presunto e viceversa.

    Ma la cosa che più mi irrita in questa visione della vita è l’accettazione acritica dei dettami del world fashion, che non è solo di questi anni, rispetto a fisico, praticità e badget.
    Mi rifaccio all’esempio che tu citi…la caviglia scoperta per gli uomini (ma anche per le donne) in pieno inverno senza calzini, a che serve? Da dove viene questa idea?
    La caviglia scoperta d’estate, anche per gli uomini, perché no, ha un suo beneficio sulla temperatura corporea ed è anche gradevole ma non è estensibile alla stagione invernale, come viceversa, c’è stato un periodo in cui andava di moda mettersi gli stivali anche d’estate! Assolutamente non salutare…
    Per quanto mi riguarda su di me attecchiscono solo le mode che mi piacciono.

    • Buongiorno Marta,
      le spinte motivazionali che inducono un individuo al trasformismo di facciata, quindi proporsi per ciò che non è, sono molteplici e articolate ma con un fondo comune: l’insicurezza in tutte le sue articolazioni.
      Una chiave di lettura della insicurezza è, indubbiamente, la non accettazione di una condizione e quindi, nella fattispecie, di se stessi (la NON reazione allo status di indigenza viene vissuta come una colpa personale e non come carenza sociale). Molto importante il fattore “approccio superficiale”, chi esibisce look costosi assolutamente trendy, comunica soprattutto l’appartenere a una scuola di pensiero, cosa che prima “fa gruppo” poi “casta teorica”. Tutto questo è tipico di chi è incapace di “giocarsela” su capitali invisibili come personalità, cultura, autostima, ecc. ecc.
      La moda è una becera filosofia che costruisce identità effimere, una assurda dimensione che tenta di valorizzare il singolo nel limbo della omologazione.

      Quella della caviglia scoperta in pieno inverno è veramente tragicomica, comunque non mi pare una novità, se non erro una decina di anni addietro (più o meno) per un paio di inverni furono bandite le calze femminili. Sempre detto, i gay che dettano le mode sono concettualmente sadici 😀 😀 😀

  13. buongiorno Tads 🙂 non mi ricordo il periodo senza calze per le donne… forse non ero ancora nata 😉
    verissimo che tutto parte dall’insicurezza e dalla scarsità di autostima, (ho una quasi amica che incarna perfettamente il personaggio. l’ho vista comprare delle cose orripilanti solo perchè erano firmate e vantarsene, inorgogliendosene baldanzosa). un vestito firmato fa sentire bella una donna non molto attraente e fa sentire figa una donna non molto intelligente (idem al maschile, parlo al femminile perchè l’esperienza è più diretta).
    E infatti il bisogno di omologazione ha un suo perché nella fase adolescenziale, quel momento della vita in cui la crescita e l’inserimento nel sociale devono farsi scudo di queste divise identificative per essere accettati dal gruppo. Un capo griffato, in questi casi, può distrarre lo sguardo da altre carenze.

    • il problema è che il mercato dei capi tarocco è alimentato prevalentemente dagli adulti, un/a ragazzino/a non metterebbe mai un paio di nike fasulle, solo roba originale, è una questione di regole sociali. Questo apre scenari diversi, anche perché gli adulti non hanno problemi di accettazione da parte del gruppo come gli adolescenti, in linea di massima le donne tendono all’esibizionismo e gli uomini ad assurgere al ruolo di “maschio alfa”.

      • sì, certo, il mio era un ulteriore rafforzamento del concetto di omologazione che scaturisce da una personalità non perfettamente integrata nelle sue parti e che quindi ha una giustificazione in una età che in cui si sta formando mentre non ne ha in una età in cui dovrebbe essere già formata e integrata,

        Indubbiamente i ragazzi comprano capi originali, per essere assertivi nel gruppo è una conditio sine qua non…
        ormai ci sono anche donne alfa e maschi esibizionisti, i ruoli si stanno mescolando in ibridi pazzeschi e l’evoluzione di questo è tutto da vedere.
        però a ben pensare mi viene in mente la prima metà del 700, secolo lezioso e modaiolo in cui i maschi si parruccavano, imbellettavano e sfoggiavano completini di tendenza 🙂

        • evidentemente la storia si ripete, si sono quasi estinti gli Uomini alla Raf Vallone in “riso amaro”, quelli con la conotta a coste di cotone e tutti i pelazzi free… adesso si fanno la ceretta, si depilano totalmente, si riempiono di cremine, profumi e cosmetici vari, si tingono i capelli, pure barba e baffi come faceva Pavarotti. Quando si sposano ingravidano le mogli artificialmente, si fanno stirare i testicoli come George Clooney… i gay sono in crescita esponenziale… che mondo… però, ovviamente, tutti griffati, magari da Santo Tarocco ma griffati, poveri noi!!!

  14. tutto molto vero Tads , a me piacciono i tessuti e i materiali di qualità confezionati in tutto ciò che mi valorizza ed e’ adatto alla mia figura.buon gusto eleganza semplicità e personalizzazione.puoi indossare una mantella di max Mara ed un jeans preso al mercato con camicia idem ed essere perfetta . Basta che il tutto ti doni e tu sia a tuo agio. Mai e poi mai un imitazione se non posso permettermela sto senza. E poi chissà forse trovo di meglio in una marca meno cara è conosciuta! 😂

  15. Ogni tuo ora è un concentrato di vita da un unto di vista che condivido ma forse poco attuale. Oggi il famoso “lavaggio di cervello ” lo facciamo noi coi nostri blog con le cose che scriviamo… sei mai andato a comprare un pantalone in un negozio perché lo hai visto indossato dall’amico della più figa fashion blogger che segui?
    Oggi è normale… come normale è comprare xche devi avere tutto(a che serva sto tutto non lo so) ma peggio ancora, sei mai entrato in un supermercato per prendere un salone X le mani? Oggi non lo scegli in negozio, oggi il web ti dice quale devi comprare e soprattutto non avresti mai immaginato di leggere cosa pensano 7000 persone su quel sapone prima che tu possa appoggiare la mano su di esso. 😱
    Ecco credo di aver detto tutto, spero.
    Ciao

  16. Caro Tads sono guarita ( anche se ancora un poco di tosse mi disturba ), e con sommo piacere ti rileggo. Un articolo che non fa una piega, almeno secondo il mio vedere. Non ho mai amato le omologazioni, il seguire una moda perché così dev’essere secondo alcuni. Ho sempre preferito vestirmi secondo la mia di ”moda”. Scegliere un pantalone, un abito o una maglietta come meglio mi stanno addosso, valorizzando ciò che per me conta in buongusto, sobrietà, colori. Quindi figurati se posso ammirare ad esempio le caviglie nude, dentro scarpe firmate, portate anche se fa freddo solo per essere ”trendy”. Poveri sciocchi mio caro. Sai ricordo una canzone di Morandi il cui ritornello iniziava così : ” Ma chi se ne importa…” Bè io dico lo stesso caro Tads e vado avanti per la mia strada a tutta dritta lasciando agli altri che non la vedono come me in fatto di moda, d’intraprendere pure la strada dell’imitazione a tutti i costi per omologarsi il più possibile. Io credo nella mia capacità di giudizio in materia, senza presunzione, libera di fare le mie scelte e lungi da adeguamenti sciocchi, senza personalità. Un bacione caro amico mio e sempre complimenti per il tuo modo intelligente di centrare gli argomenti da trattare.Isabella

    • ciao Isabella,
      non posso far altro che sottoscrivere quanto dici, preoccupa questa omologazione NON finalizzata, NON mirata, “gratuita”, fine a se stessa. Negli anni ’50 in America vennero fuori gli hipster , negli anni ’60 in Europa esplosero i beat, movimenti che omologavano sì ma nella condivisione di una protesta generazionale. Le mode attuali, degli ultimi decenni, sono solo frutto del marketing applicato, un pedissequo susseguirsi di proposte finalizzate esclusivamente al business.

      Ti auguro di guarire totalmente il prima possibile 😉

  17. Sono pienamente d’accordo. Se ci si soffermasse di più su ciò che è veramente importante e si mettesse da parte la smania di far coincidere la propria autostima con l’invidia che si è in grado di indurre negli altri, ci si sentirebbe prima di tutto più liberi.

    • ” si mettesse da parte la smania di far coincidere la propria autostima con l’invidia che si è in grado di indurre negli altri”…

      questa è fantastica, da standing ovation, credo tu abbia centrato in pieno una della para più diffuse in assoluto

  18. il paradosso sta, anche, nel chi compera il giubbotto col pelo finto, che finto non è.
    Confezionato in Cina con pelo vero, che costa meno del sintetico e spacciato per prodotto animalista
    (divagazione al tuo tema, scusami)

    Non inseguo le mode, solo perché ho un portafoglio che mi zavorra in tal senso.
    Ma lo farei lo stesso, anche ad avercene, perché non “non hai gusto, sei da sgrezzare”, così mi dicono.
    E io rido, rido, ma anche tanto 😂

    • quella del pelo vero spacciato per sintetico non la sapevo ma ormai non mi stupisce più niente. “Non hai gusto, sei da sgrezzare”, come dire, devi toglierti la matarozza 😀 😀
      Curiosità, le persone che fanno simili affermazioni come si vestono???

      • come si vestono ? Boccaccia mia statti zitta.. tutto nasce dal fatto che a me non piace apparire, ho già un fisico (tette) che si annunciano da sole, un sorriso cippato da due fossette. Mi basta e avanza come biglietto da visita.
        Non è tanto per come si vestono, ma per la noia che mi mettono quando aprono bocca 😉

  19. Vanità, senso di appartenenza elitaria, complesso di inferiorità. Secondo me sono queste le motivazioni di chi sapendolo acquista tarocchi. Aggiungerei anche una noncuranza incredibile sull’economia italiana. I beni taroccati creati sfruttando anche il lavoro minorile sono spesso pericolosi per le sostanze chimiche usate, e soprattutto esenti da tasse.
    Interessante riflessione! Buona giornata Tads.

  20. Anche qui da te sei chilometri in discesa per scrivere due parole. Vedo interessanti conversazioni, ma scommetto nessuno conosce il cappotto marca “piccola fiammifferaia” che ho portato per tanti anni. Un modello esclusivo che tutti i punk dei centri sociali mi invidiavano.

  21. Completamente d’accordo!
    Grazie x il tuo passaggio nel mio blog . Tornerò qui x leggerti con più calma perché già da qst post mi incuriosisci….
    Buona serata

  22. La moda è abbastanza sciocca di suo. Non voglio offendere nessuno per carità, ma è evidente che esiste a solo scopo di business, e le masse ci cadono con una facilità disarmante. I tarocchi sono solo la logica conseguenza: chi non può, bara, perché comunque l’importante è l’apparire.
    Però, oh! Con qualcosa bisogna pur riempira la vita, no? 🙂 D’altronde chi è senza almeno uno sfizio sciocco… scagli le prime scarpe firmate! Meglio per lui se tarocche, naturalmente! 😀
    http://www.wolfghost.com

    • ahahahahah…
      scagli la prima Hogan tarocco chi è senza peccato 😀
      questa è da antologia

      dici bene, la moda è solo un business, un enorme business in cui tutto è obsoleto dopo 24ore, come la tecnologia, come le idee effimere tritasoldi, come tutto ciò che ha vita breve ma distingue.

  23. Diciamo la verità, l’apparenza conta e le cose belle piacciono a tutti. Il problema è quando l’apparire diventa la principale e probabilmente unica preoccupazione di persone talmente prive di spessore che se non fossero coperte da chili di abiti e accessori griffati passerebbero del tutto inosservate.

    • credo sia proprio il bandolo della matassa, evidentemente per molti è difficilissimo, per non dire impossibile, trovare equilibrio tra forma e sostanza, cioè tra apparire ed essere. Comunque, prima o poi la verità emerge, sempre e comunque. Inutile calzare le Louboutin, anche originali, se in testa hai la crusca.

  24. Il tuo ragionamento non fa una grinza. Per fortuna, me ne sono sempre infischiata dei marchi famosi, altrimenti a quest’ora sarei in bolletta. Figlio e marito ogni tanto si comprano qualche capo firmato, ma solo una tantum. Conosco un tipo che va in giro firmato da capo ai piedi ( senza calze) e sempre mi chiedo come faccia a tirare avanti. In effetti ora ha bisogno di un dentista e mi sembra proprio di vederlo in difficoltà. Intanto le donne scappano…

    • si comprerà una dentiera dai cinesi o si metterà direttamente quella di carnevale tagliando gli spuntoni da vampiro, fossi donna scapperei anche io di fronte a un uomo che, per fare il figo, viaggia con le caviglie nude in pieno inverno. Qui a Torino i ragazzi sono tutti combinati così.

      • E’ da un po’ di tempo che non vengo a Torino. Prima o poi verrò a fare una capatina e a dare un’occhiata. Ma le caviglie nude in inverno proprio no…non ho più l’età eheheheh!

        • dipende da quanto tempo è passato dall’ultima volta, se manchi da un anno è cambiato poco, se manchi da diversi anni è cambiato molto. Se vieni di pomeriggio puoi prenotare e prenderti l’aperitivo al bar del 36° piano del grattacielo Intesa San Paolo, se c’è il sole o il vento vedi tutta Torino. Ne vale la pena

          veramente, questi con le caviglie nude mentre nevica non si possono guardare 😀

  25. C’è sempre meno gente che usa la propria testa e fa la fortuna di fashion blogger o blog influencer: gente che non fa un cazzo e non dice un cazzo. Così, per essere sintetico. Ecco, quelli lì sì che scrivono per gli – vedi altro tuo post – altri (in questo caso quelli senza testa): mi sembrano la perfetta metafora politici-elettori…

    • mica solo loro, anche quelli che si arrogano il diritto di dirci che libri leggere, che film vedere, che piece teatrale scegliere, cosa mangiare. ecc. ecc. come fossimo una immenso gregge di pecore bisognose di life coach col campanaccio

      Oprah Winfrey, semplice conduttrice televisiva americana, è considerata una delle donne più potenti e influenti al mondo… ripeto… una conduttrice TV, NON un Nobel di qualsivoglia fatta, NON una illuminata statista, NON la Madre Teresa della situazione… UNA SEMPLICE CONDUTTRICE TV.

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