onde per cui la quale a sua volta…

Adoro i carciofi, mi piace cucinarli alla giudia, già ammiccano invitanti nei negozi di primizie. Mentre sono in coda per acquistarne una mezza dozzina, due attempate ma grintose Signore tentano di coinvolgermi nella loro accorata dissertazione, oggetto del contendere l’affaire “Anna Frank in blusa romanista”. Io satireggio, tu satireggi egli satireggia….

Gli stadi sono latrine ove spurgare livore e frustrazioni, ipotetici lettini psicanalitici sui quali uomini e donne di ogni ceto scaricano lo stress accumulato nella trincea esistenziale. Dagli spalti è possibile inveire con cattiveria contro le forze dell’ordine senza pagare pegno, urlare poco lusinghiere considerazioni sulla moralità di madri, sorelle, mogli e figlie degli arbitri senza essere querelati, invocare purificanti eruzioni vulcaniche e perfino sbeffeggiare i morti, come ben sanno tifosi Granata e Bianconeri. Ma, ahinoi, anche in codesta “zona franca”, purtroppo, sono arrivati bizzarri veti “politically correct” a sclerotizzare le arterie del sarcasmo goliardico bandendo, perentoriamente, satira/ironia su omosessuali, ebrei e negroidi (termine scientifico). Chi si è arrogato il diritto di stabilire che la dignità di omosessuali, ebrei e negroidi sia superiore a quella dei MORTI di Superga e dell’Heysel??? E’ solo una tra innumerevoli domande pertinenti.

Creatività e fantasia sono figli dell’intelligenza, furbizia e malizia fuoriescono da orifizi poco soleggiati, l’ipocrisia è un irrefrenabile conato che colpisce i meschini. Che la tifoseria Laziale non fosse propriamente una emanazione del partito comunista era cosa nota, così come era ed è tutt’ora cosa nota la presenza di attivisti politici nelle curve, i tifosi sono comuni cittadini, non strane forme di vita a intermittenza che tra una partita e l’altra si smaterializzano. Anna Frank in giallorosso non è stato sicuramente il migliore degli sfottò (magari i romanisti risponderanno mettendo la maglia biancoceleste a Che Guevara) ma l’assordante casotto che ne è derivato fionda fior di dubbi. La sensazione è che il bailamme sia servito per distrarre l’opinione pubblica da una porcata ben più seria e grave, l’approvazione (con la fiducia) della nuova legge elettorale grazie al decisivo consenso di Denis Verdini, una personcina a modo, costumata, timorata e senza macchia, praticamente la escort della “Renzi Jazz band”.

C’è da scommettere che molti, moltissimi indignati che biasimano la bravata laziale siano gli stessi che urlavano a squarciagola “je suis Charlie” nelle manifestazioni post attentato Parigino. Quello slogan ripetuto milioni di volte da milioni di persone, anche in rete, stampato su milioni di magliette e cartelli, adottato da tutti i media dell’occidente, aveva un solo NOBILE intento, difendere la “libertà di satira”. Per giornalisti e vignettisti di “Charlie Hebdo” la libertà di satira consisteva nella ridicolizzazione della religione Islamica e del suo Profeta, veri e propri pesantissimi oltraggi, bestemmie al cui confronto “Anna Frank versione forza lupi” pare la pubblicità di un borotalco.

Circostanziando le vignette di Charlie Hebdo e la goliardata in questione alla SOLA libertà di satira si rimane sgomenti, la pesante doppia morale sconcerta, insultare l’Islam è un diritto inalienabile, toccare gli ebrei è colpa grave, gravissima, al punto da indurre culi altolocati a prodursi in cazziatoni da caserma e sinistre reprimende. Qualcuno paghi un bicchiere di vino al “Presidentesso” Lotito ringraziandolo per aver reso pittoresca, grottesca e sdrammatizzante la manfrina “salva faccia”, una pantomima degna dei migliori Totò e Peppino.

Già duemila anni orsono gli antichi Romani avevano intuito quanto fosse saggio e importante concedere al popolo spazi in cui esprimere anarchia concettuale, noi, dopo 20secoli di presunto progresso ed evoluzione, ci adoperiamo alacremente per moralizzare terapeutiche arene come stadi e web, il tutto in nome di quella subdola, strisciante, pericolosa “santa inquisizione” chiamata “politically correct”. In Italia ci sarà anche un preoccupante calo demografico ma, come amava dire Costanzo: “la mamma dei coglioni è sempre incinta”, a me viene da aggiungere: “e sforna gemelli a ripetizione senza nemmeno concedersi un coffee break”.

Trasformare l’ipocrisia in pane e il doppiopesismo in companatico non è il menu ideale per appagare la fame di buon senso e logica applicata, due ingredienti che da troppi anni disertano le nostre tavole.

Tullio Antimo da Scruovolo

151 pensieri su “onde per cui la quale a sua volta…

  1. Più di tutto, nella vicenza laziale, mi è sembrata ridicola l’idea di far leggere i diari di Anna Frank negli stadi. Tutta facciata, palesemente, come in altri casi: appena Charlie Hebdo ha pubblicato una vignetta sui nostri terremoti gli stessi che si erano proclamati “Je suis” erano già pronti a chiederne la chiusura immediata.

    • ben detto esimio, quella di leggere brani del libro negli stadi è solo l’ennesima, superflua conferma di un andazzo macchiettistico fatto di pressappochismo e improvvisazione da avanspettacolo.

  2. Pure essendo pro satira difficilmente apprezzo molti sfottò calcistici quando vanno a toccare temi così delicati (vedi anche superga o lo stadio belga). Ma direi che è fortemente dato da una mia bassissima opinione del tifoso calcistico da curva . Di base credo che alla base della satira ci debba essere un buon cervello e francamente non ne vedo (vale anche per Charlie Hebdo)

    • in linea di massima concordo con te ma la satira, il sarcasmo da tifo e via dicendo, non conoscono temi delicati, direi che la strumentalizzazione che ne è seguita sia stata peggiore della stessa iniziativa. In sociologia le aree spurgo sono fondamentali, situazioni in cui l’uomo ha il diritto di tornare bestia.
      Diversi anni addietro una industria giapponese, non ricordo quale ma di quelle famose in tutte il mondo, diede vita a una iniziativa a dir poco strana. In alcuni locali dello stabilimento furono messi dei bambocci gonfiabili, tipo Ercolino sempre in piedi, con le sembianze di capi e dirigenti, bene, gli operai avevano tot minuti al giorno di tempo per recarsi in queste aree e prendere a bastonate i pupazzi insultandoli. Produzione, umore e serenità migliorarono ulteriormente.

  3. I tifosi Laziali hanno presentato su un piatto d’argento l’opportunità ai “benpensanti” di ergersi per l’ennesima volta a paladini del giusto e della verità.
    Sei stato bravo a cogliere la tempestività con cui il Governo si è appropriato di questo problema guarda caso in concomitanza con una legge elettorale votata vergognosamente con la richiesta della ennesima “fiducia” (in pratica un obbligo) e con l’aiuto esterno di individui che starebbero meglio ovunque tranne che in Parlamento.
    Lo stadio ormai lo frequento sempre meno, e comunque sempre più con distacco. Ancora questi cori contro il sud, ancora le offese, ancora ‘ste cose e siamo nel 2017. Una zona franca che nessuno si è mai sognato di bonificare (a parte la Thatcher).
    Finto razzismo, poi, in realtà si tratta di ignoranza bella e buona: ragazzi dai 17 ai 25 anni che non hanno mai letto un libro, la cui grammatica è incerta e la sintassi zoppicante. Non sanno cosa sia successo durante la seconda guerra mondiale, e se gliel’hanno detto credono sia un film di fantasia. Non darei loro più attenzioni di quelle che meritano.

    • non è che io dia più importanza di te alla cosa, intendo al fenomeno stadio, come osservatore della umanità mi preoccupano molto i processi di moralizzazione e di censura faziosa. Credo sia giusto punire risse, aggressioni, bombe carte, razzi, bastoni, ecc. ecc. ma evitiamo imbavagliamenti.
      Tantissimi anni addietro ho collaborato, per alcuni anni, con un giornale sportivo, andavo per stadi tutte le domeniche, credimi che in tribuna stampa e in tribuna d’onore ho visto e sentito cose che neanche nelle “peggiori” curve. Il tifo calcistico contamina tutti e a tutti i livelli, anche i ricchi, i colti e gli illuminati o presunti tali.

  4. Sinistroidi ridicoli e penosi! Si preoccupano di qualche stupida figurina mentre ci stanno riempiendo di terroristi islamici che non mancano mai di minacciarci e insultarci! Vedi ultimo attentato a New York

  5. Caro Tullio, ( a proposito, ti ho mai detto che ti chiami come mio nonno paterno, mai conosciuto ? ) che vuoi farci l’ipocrisia regna sovrana ovunque e tutti sono sempre pronti ad allinearsi. Che bello mostrarsi tutti con lo stesso pensiero ( di facciata ) .Che bello mostrarsi tutti saputi, tutti sulla stessa lunghezza d’onda , anche se dentro magari qualcuno se ne frega. Che tristezza questa omologazione, questo essere tutti per forza ”Charlie Hebdo” Del resto bisogna anche dire che certi episodi vanno condannati comunque. Soprattutto per responsabilizzare i più giovani, coloro che scherzano con superficialità, senza rispetto per nessuno nemmeno per i morti. In ambito sportivo, proprio per come andrebbe inteso lo sport, certe cose non dovrebbero succedere, ma come tu insegni è vero, le tifoserie sempre adorano gli eccessi, ma non si possono accettare comportamenti deviati. Il buon senso dovrebbe impedire il cattivo gusto, ma si sa che certi caproni vivono di ciò. Che poi tutti approfittino di questo per ergersi a paladini di giustizia , rispetto quando magari sono i primi ad essere marci dentro, è tutto un altro discorso. Resto dell’opinione che comunque oggi il politically correct sia una grande piaga mio caro. Non so se riusciremo a liberarcene. Un caro abbraccio Tads. Isabella

    • Carissima Isabella,
      lo spirito di Pierre de Coubertin credo mirasse agli sportivi praticanti destinati a non brillare (l’importante è partecipare), soprattutto a diffondere il concetto di lealtà sportiva nel riconoscere l’altrui superiorità performante. Dal punto di vista dei tifosi le cose stanno diversamente, secondo me a ragione, fermo restando che condanno ogni forma di violenza fisica, guardo con simpatia al campanilismo sportivo, allo sfottò e pure al colorito sfogo verbale. le celeberrime espressioni: “piove, governo ladro” e “arbitro cornuto” non hanno certo devastato la nostra società.
      Sul piano sociologico ritengo sia utile, terapeutico, concedere zone franche, ribadisco, sempre condannando la violenza fisica, scaricare nervi e tensioni urlando espressioni da cammallo può solo far bene. Meglio “svuotarsi” urlando in coro con la curva che farlo diversamente.
      Mi fa molto piacere saperti d’accordo sulla pericolosità del pensiero politically correct, totem della peggiore ipocrisia, una novella santa inquisizione che pretende di gestire e manipolare totalmente le menti del popolo. Una cancrena.
      ricambio l’abbraccio 😉

  6. Ricordi quando il super mega capo galattico di Fantozzi, li costringeva a guardare la corazzata Potemkin?? Ecco faccio un parallelo con la penosa strumentalizzazione “a convenienza”, che caratterizza questo paese di merda, che ha problemi più grandi delle boiate che accadono in uno stadio. E mentre i plebei discutono di minchiate, i patrizi fanno passare la nuova legge truffa elettorale.
    Mi ricollego alla corazzata Potemkin. Ci vorrebbero 92 minuti di applausi per il tuo scritto. 👏👏👏

    • grazie Sephiroth, gli apprezzamenti sono sempre graditi 🙂 ;D 😀

      azzeccatissimo il parallelo con la corazzata Potemkin, a me non preoccupa solo il modus operandi di fottere il popolo dopo averlo distratto, mi angoscia questa nuova “santa inquisizione” che arriva a imporci l’uso di termini a loro graditi e a crearci nuovi tabù espressivi.
      Ti pare cosa da poco???

      • La pensiamo alla stessa maniera. La “santa inquisizione” condanna ferocemente l’antisemitismo e la xenofobia razziale verso i neri, ma invece strumentalizza il popolo verso i musulmani. Ora sono loro i cattivoni. L’America docet. Crea nemici a suo piacimento e muove i fili di questi teatrini.
        Gli apprezzamenti sono dovuti zio Tads!! 😊😉

        • grazie amico caro

          la moderna “santa inquisizione” “politically correct” agisce anche e soprattutto nel quotidiano…

          se critichi certi atteggiamenti femminili vieni marchiato come MASCHILISTA

          se ti scappa il termine frocio vieni marchiato come OMOFOBO

          se ti scappa il termine negro vieni marchiato come RAZZISTA

          se opini l’operato degli ebrei vieni marchiato come NAZISTA

          se ti lamenti degli zingari che borseggiano vieni marchiato come INTOLLERANTE

          dovrebbero fare un bel charter e andarsene allegramente AFFANCULO

      • Ciao, concordo, con entrambi.
        Posso permettermi di invitarti a leggere il mio ultimo post che parla di indottrinamento e omologazione? È telepatia 🙂
        In più ci carico questo esplicito brano dei Depeche Mode:

        A presto,
        Vicky

  7. come volevasi dire…
    quando il tentativo di rimedio al danno è peggio del danno stesso. Mi riferisco al dopo.

    E’ molto sottile la linea che separa l’ironia, la satira, lo sfottò dallo scherno e quindi dal cattivo gusto. Per come la vedo io in questo caso quella linea è stata superata. L’azione dei laziali non mi ha fatta sorridere, nemmeno indignare nel senso stretto del termine, ma mi ha comunque infastidita.

    • esimia Marirò,
      satira, ironia e sfottò altro non sono che il cattivo gusto vestito a festa, satira soprattutto, una “licenza poetica” che sdogana la volgarità finalizzata. Dal 1994 a oggi, ci hanno spacciato per “satira” tonnellate di letame scaricate addosso a Berlusconi, però quando Forattini si è permesso di fare una vignetta su D’Alema si è beccato una querela e una richiesta danni di 2.000.000.000 di vecchie lire, nessun “sinistro” si è messo a urlare. “je suis Forattini”. La satira è tale e va difesa solo quando colpisce gli altri, così ragionano i “mancini” politicamente corretti e progressisti.

      Condivido, il verbo “infastidire” è quello più appropriato, distante comunque anni luce dagli scenari apocalittici prospettati dai soliti ciarlatani perbenisti a gettone.

  8. Non mi piacciono i carciofi non concepisco il calcio al di fuori di partite improvvisate tra ragazzi senza scarpe e tanti sogni e credo fermamente che ciascuno di noi sia razzista verso qualcosa o qualcuno …..purtroppo la satira e’ morta da tempo e l ironia intelligente e’ merce rara e bisognosa di protezione.🌹🤗

    • carissima Ariel, non passo la vita a mangiar carciofi né cibi fritti… è che avevo bisogno di iniziare il post con una ouverture perfidamente ironica 😀 😀 😀

      calcio, rugby, base ball, basket, ecc. ecc. tutti gli sport di squadra tendono ad aggregare e quindi dividere, contrapporre, creare fazioni. Ho assistito più volte al palio di Siena, non si riesce a capire se per un contradaiolo sia più importante vincere o veder perdere la contrada nemica. Come ho scritto nel post, il popolo ha bisogno di una arena dove sfogare gli istinti primordiali, una volta c’era il Colosseo, adesso ci sono stadi e palazzetti dello sport. Il bisogno di fare gruppo e crearsi nemici è atavico, come dire, non fossero esistiti i leoni le gazzelle non avrebbero mai imparato a correre 😉 🙂 😀

  9. Lo capisco Tads e condivido ma non mi sento parte di questa necessaria eterna competizione ….con l altrui. Come ci definiamo uomini o donne vincenti? I canoni attuali di giudizio non sono i miei nello sport come in ogni altro aspetto della vita . ecco perché guardò stupita, a volte afflitta o pensierosa , come da un vetro certi tristi spettacoli. 🌺

    • ti capisco perfettamente, guardare il mondo attraverso certi vetri significa rendersi conto che l’uomo, inteso come specie, non sia poi questo mammifero così intelligente ed evoluto, proprio per niente.

  10. Ciao, caro Tullio A D S,
    me lo aspettavo da te un post del genere. Il tuo occhio profondo per le faccende di questo nostro lacerato paese non poteva lasciarsi scappare un’occasione così ghiotta. Oltre al post ho letto anche i commenti, quindi non ho molto altro da aggiungere se non che il political correct è il dramma di questo secolo.
    Un caro saluto.
    Nicola

    • ciao vecchia volpe,
      che ci vuoi fare, questi fanno di tutto per farmi “lavorare” 😀 😀 😀

      sante parole, è proprio una cancrena,
      aspetto, aspettiamo il tuo ritorno 😉

  11. Buongiorno, caro amico, questa volta non sono completamente d’accordo con te. Hai ragione a dire che la satira, l’ironia, non hanno mai fatto male a nessuno e che sono delle forme di sfogo anche gradevoli e divertenti, ma secondo me non vanno oltrepassati certi limiti come quelli del martirio, della disabilità, della devianza sessuale, anche del credo religioso. Perché divertirsi sul dolore o sulla scelta personale di una fede? Lo trovo di cattivo gusto e soprattutto irrispettoso! Mi trovi d’accordo, invece, sul fatto che avrebbero dovuto accendere i riflettori anche e soprattutto sui morti negli stadi e fuori gli stadi; fosse per me chiuderei tutti gli stadi e il calcio lo farei impoverire: fra calcio mercato e violenza, il calcio non rappresenta il fine sportivo col quale nacque.
    Buona giornata
    un caro saluto
    annamaria

    • carissima Annamaria,
      non vorrei essermi spiegato male, io NON sono favorevole alla satira che dileggia morti, religioni, ecc. ecc. ne parlammo già ai tempi di Charlie Hebdo, ciò che mi interessa evidenziare in questo post è il diverso “trattamento” adottato in due contesti più o meno simili. Appunto il doppiopesismo.

      un caro saluto anche a te

  12. solo di una cosa non sono pienamente convinto:

    “i tifosi sono comuni cittadini, non strane forme di vita a intermittenza
    che tra una partita e l’altra si smaterializzano.”

    su tutto il resto non ho nulla da aggiungere putroppo, se non che questa tendenza
    di aggregarsi al gregge senza il ben che minimo ragionamento e ricerca non è nemmeno più preoccupante
    quanto piuttosto vomitevole…

  13. Conoscendo, attraverso i tuoi post, le capacità analitiche dello sviscerare i lati nascosti degli accadimenti, mi sono soffermata a riflettere, perché, di primo acchito, l’impulso è stato certamente del massimo biasimo ad un gesto che si caratterizza non solo per inciviltà ma soprattutto per un dileggio gratuito che abbraccia, attraverso Anna Frank, un periodo storico dei più terribili per l’umanità.

    E’ vero che lo sfogo urlante e lo sfottò sono manifestazioni di scarico della connaturata aggressività ma spesso certe espressioni verbali assimilate all’insulto e dette con leggerezza consolidano inconsciamente un substrato di memoria dove si deposita e fermenta l’odio categoriale, che seleziona alla bisogna il bersaglio da distruggere metaforicamente.

    La competizione, anche a livello ludico, crea fazioni e scatena la visione dell’altro quale avversario da battere; il motteggio e la canzonatura fanno parte del tentativo di indebolire i rivali con paragoni negativi o con sottolineature dei loro aspetti più deboli, ma, per quanto mi riguarda il limite non deve trascendere fino all’offesa e non deve andare oltre con equiparazioni che sfociano nel razzismo ad ampio spettro e nel coinvolgimento di alterità totalmente estranee.

    Poi sul politacally correct abbraccio in toto il tuo dire, e non è la prima volta che se ne parla.

    Allora…cosa dovrebbero dire gli animali!!! Ci sono infinite metafore e similitudini per loro denigranti e basate su false osservazione che, per fortuna, vanno sfatandosi. Non cito, perché le conosciamo tutti.
    Mi riservo di ampliare il mio commento nei prossimi giorni, ci sono alcuni passaggi che mi piacerebbe porre in discussione

    Mah… per quanto riguarda i carciofi alla giudea…ne vado ghiotta. Qualche anno fa sono andata a mangiare in un ristorante al quartiere ebraico di Roma, ho mangiato delle cose squisite, tra cui i carciofi, e un dolce che non dimenticherò più e che si chiama “Pizza dolce ebraica”

    • sempre interessanti e acuti i tuoi interventi…

      consentimi di tracciare una teorica, immaginaria linea divisoria, mi riferisco al tifo calcistico, lungi da me esprimere giudizi e valutazioni da maestrino ma dubito che nelle curve esista una coscienza culturale profonda al punto da dar vita a sottili speculazioni politiche. Vivo nella ferrea convinzione che pochi ragazzotti tifosi della Lazio, prima dell’episodio citato, conoscessero Anna Frank e il suo diario icona dell’olocausto. Sicuramente le “menti creative” che vantano copyright di slogan e pseudo genialate di siffatta portata hanno sfogliato qualche libro in più degli altri ma senza esagerare.

      l’aspetto che più mi appassiona è quello storico/sociologico, da sempre, in tutte le civiltà del passato remoto e prossimo, l’uomo ha sentito il bisogno di assistere a cruente competizioni, competizioni sempre organizzate, sponsorizzate dai potenti al comando. Questo ci insegna che le masse si controllano/manipolano anche attraverso la gestione degli istinti primordiali, non solo, incentivare, indirizzare, incanalare certi “spurghi” probabilmente significa sottrarli a situazioni/derive socialmente più pericolose. Ovviamente non siamo più ai tempi degli antichi romani, quelli in cui scorreva il sangue dei cristiani e dei gladiatori sotto le urla di giubilo del popolo assiepato sugli spalti del Colosseo. Tuttavia credo sia cosa positiva lasciare che almeno negli stadi ci si possa sfogare verbalmente, ripeto, verbalmente, scaricare stress e tensione urlando a squarciagola non sgozza né sbrana nessuno. Pretendere di trasferire anche nelle “curve” la corrente politically correct mi pare una gran cazzata, anche perché si rischia di ottenere l’effetto opposto.

      la pizza dolce ebraica mi manca

      • Eh sì, devo darti ragione su questa coscienza culturale, toccato con mano  d’altronde chi fa sport a tempo pieno è troppo impegnato col corpo per poter nutrire anche la mente. Lo dico senza sarcasmo, come semplice constatazione che spesso si verifica anche al contrario gli intellettuali a tempo pieno hanno poco tempo da dedicare al corpo. Leggevo su Romatoday che ci sono stati già altri episodi di comparazione con la stessa Anna Frank e gli ebrei in accezione negativa, da parte dei tifosi di calcio, evidentemente non si riesce a rimuovere dall’immaginario collettivo questo archetipo post junghiano dell’ebreo come razza inferiore o come commerciante accumula danaro. Mi fa specie però, e qui torniamo al politically correct ad usum delpfhini, che per esempio, il primo che mi viene, la scena di Aronne Piperno nel film “Il marchese del grillo” non sia stata censurata o criticata.

        Indubbiamente lo stadio è luogo ideale per far “esplodere” quell’energia repressa e compressa nello svolgimento del proprio vivere giornaliero, sono d’accordo con te, anche con linguaggio esageratamente colorito e la vittoria della squadra del cuore può essere foriera di quella soddisfazione che spesso manca nel quotidiano, ma parliamo del tifoso “pacifico”, quelli che invece fanno degli stadi, autentici spalti di Colosseo, per rimanere nella tua metafora, sono strumenti e strumentalizzati, fomentati ad hoc.

        Pure ad un autista incazzato si concede il diritto all’invettiva veemente  pensa se registrassero tutti gli insulti che si dicono in macchina!!!!

        Ah… grazie per l’apprezzamento

        • autisti incazzati particolarmente creativi 😀 😀 😀
          sugli spalti, negli stadi, ci si imbatte sempre in qualche inventore di invettive particolarmente originali, simpaticamente feroci, roba da farci una raccolta, tutti “insulti” improvvisati, un piacevole teatrino nello spettacolo sportivo.

          che ci sia una strumentalizzazione ad hoc lo conferma anche la recente sentenza che ha condannato il presidente della juve Andrea Agnelli, pare avesse rapporti poco consoni con le frange violente del tifo bianconero, ovviamente non è l’unico. Siamo sicuramente al “punirne uno per educarne cento”

          che gli ebrei non siano la massima espressione della simpatia è cosa nota e antica, probabilmente anche da parte loro non vi è tutta questa voglia di risultare gradevoli e affabili. Il ghetto Romano credo sia il più antico in assoluto e quindi, vado per intuito, oggetto di battute e allusioni che si perpetuano da secoli, millenni. in fondo, quando ci si fa la nomea di essere tirchi e strozzini, di fianchi se ne prestano due…!!!

          ho qualche perplessità sulla pigrizia fisica degli intellettuali e sulla pigrizia intellettuale degli sportivi, pare, dicono, si mormora, le cose stiano cambiando, sono sempre più numerosi gli uomini di potere e di intelletto che sfoggiano un invidiabile fisico. Sono, dovrebbero, essere in aumento pure gli sportivi “acculturati”, di sicuro non ci sono più ciclisti o calciatori che parlano solo in dialetto, in compenso ce ne sono tanti che faticano a parlare l’italiano 😀 😀 😀

          • è vero che il gap tra sportivi e intellettuali si sta riducendo, ma è innegabile che il tempo da dedicare alle due cose sia inversamente proporzionale.

            Non credi che un personaggio famoso, tu hai nominato anche Che Guevara , ne esca comunque rinsaldato come figura pur se l’intento sia un messaggio denigratorio?
            Pensa a quante versioni della Giocanda appaiono in rete!

            La società della Roma calcio avrebbe dovuto cavalcare quest’onda e dirsi fiera che una anima nobile indossasse la maglietta della squadra.

            • piacevole conversazione che stimola riflessioni e congetture…

              dunque…

              le tifoserie calcistiche sono quanto di più eterogeneo possa esistere, i laziali hanno sfottuto i romanisti tirando in ballo Anna Frank ma uno dei tifosi laziali più autorevoli è Clemente J. Mimun, direttore del TG5 notoriamente ebreo

              se i tifosi romanisti avessero cavalcato con fierezza l’onda nobile “Anna Frank”, si sarebbero auto marchiati a vita come “ebrei”, cosa che avrebbe trovato in disaccordo molti giallorossi ma, soprattutto, avrebbe trasformato in “laziali” tutte le tifoserie avversarie con le prevedibili fantasiose conseguenze.

              questo è un mondo strano che non dimentica niente e non fa passare niente sotto gamba, ogni svarione, ogni battuta infelice, ogni errorino, ogni sfogo coatto, ogni evento… viene memorizzato e strumentalizzato per decenni

              tanto per capirci… in quasi tutte le partite i tifosi del Toro si sentono urlare in faccia: “Superga bis”, quelli della Juve: “grazie Heysel”, quelli partenopei: “Napoli colera” oppure “Vesuvio lavali col fuoco”, ecc. ecc. Ogni squadra ha una spina nel fianco, difficile immaginare i romanisti con la croce di David sulla fronte.

  14. Si parlava di “bolle” giusto un paio d’ore fa… Ed eccone qua un’altra.
    Ti cito brevemente un episodio Tads. Domenica pomeriggio, h. 14.30. un campetto di terza categoria, un giocatore legge dallo smartphone qualche riga dal Diario di Anna Frank, non si sente nulla dalla tribunetta in assenza di microfono, miinuto di silenzio. Puoi immaginare la partecipazione emotiva del lettore, i commenti dei presenti sintetizzati nel popolare “guarda te per quattro cretini… ” (in realtà le espressioni erano più colorite, soprattutto perché dette in dialetto 😉 )
    Ero là, la squadretta in questione mi vede come membro della società poiché è la rinata équipe di cui è stato storico presidente mio papà. Questioni personali a parte, quel minuto e quella lettura sono stati imbarazzanti. Inutile facciata con cui si pensa di mettere in pace le coscienze. Ho immaginato uno stadio di serie A e le curve dei tifosi con le spalle al campo, come sono sempre quelli più “caldi” per ogni match. Mi chiedo cosa ci vadano a fare se la partita manco la seguono. Vabbé, lo stadio e l’arena da sempre accendono gli istinti. E. infatti, è un luogo che non amo, che andrebbe davvero “ripulito”, e spero di non essere fraintesa, bonificato proprio sia da ciò che per me non è sfottò – e ben vengano quelli – sia dall’abuso di pubblica riprovazione. Non è censura, è buon senso. Invece di indignazione su articoli copia incolla, esternazioni di politici e personaggi vari e di una decisione che mi vergogno a definire soluzione, si pensi piuttosto a insegnare chi era Anna Frank – cito questo caso solo come esempio – a non lasciare che il popolo resti bue, a entrare in uno stadio come cittadini – e tu giustamente hai sottolineato che i tifosi lo sono – e a comportarsi come tali, non agire come una sottospecie, a usare il buon senso nella satira e negli sfottò perché è possibile. Ricordo una partita di calcio di anni fa tra non-so-chi e Verona, un enorme striscione sugli spalti con la scritta gigantesca “Giulietta zoccola”. Geniale!
    Infine, ritengo sbagliato appiccicare un orientamento politico al politically correct come ho letto in alcuni commenti. E l’abbinamento è ormai sempre con i “sinistrati” quasi come un’ossessione che impedisce di distinguere tra chi si adegua e chi no e come se l’allineamento non esistesse altrove. So bene che l’espressione è nata in quegli ambienti e come si è sviluppata, ma mi piacerebbe che oggi si allargasse il significato. Sono di sinistra, e credo ormai tu lo sappia, lo rivendico con orgoglio, autonoma nel giudizio, capace di critica e autocritica. Punto. Forse dovremmo farla tutti agendo e pensando con buon senso.
    Quando passo da te mi dilungo sempre molto.

    • Può darsi che sia una fase, ma i mix sociali e culturali hanno creato una situazione di regole non condivise e non accettate dai diversi gruppi; quindi c’è assenza di regole e di limiti, senza i quali goliardia e satira sono morte. Comunque “Giulietta zoccola” mi fa schiantare…

      • vero, “Giulietta zoccola” è da oscar, anche se trattasi di affermazione politicamente scorretta 😀 😀 😀

        nelle curve non ci sono mai state regole accettate e condivise, non ho citato Superga e l’Heysel a caso, aree fuori controllo e fuori da ogni morale comune, da sempre. Mi stranisce questa fretta di sistemare le cose solo dopo aver satireggiato sugli ebrei, una fretta sospetta. Dove sono i je suis Charlie???

        • 😀 😀 Darei un premio a chi ha ideato questa scritta: cultura e ironia.
          Cerchi un #JesuisCharlie? Presente, ne avevo anche scritto e ne avevamo già discusso. Ma non mi sono schierata con #JeSuisAnnaFrank o #stoconAnnaFrank per rispetto nei confronti di questa ragazza, del contesto (a)culturale in cui è stata citata e a fronte di una generale cecità che sorvola sulla vendita dell’abito stile Anna Frank on line su HalloweenCustoms.com «straordinariamente scontato a 20 dollari», «per trasformare le vostre bambine in Anna Frank.» Cito testualmente. Questa è l’ipocrisia cui accennavo.

          • difendere chi insulta l’islam in nome della satira e indignarsi di fronte ad Anna Frank in giallorosso è ipocrisia, pure pesante, è ipocrisia con l’aggravante del doppiopesismo. Tu non sei una persona ipocrita, tutt’altro, almeno, questo è ciò che percepisco convinto di non sbagliare. Sull’abito stile Anna Frank per halloween nemmeno ci perdo tempo.

    • esimia Primula,

      personalmente credo che alcuni aspetti meritino giudizi più obiettivi e meno infettati da obsolete ideologie (non mi riferisco a te), la corrente politically correct nasce nella sinistra progressista di tutto l’occidente, condivisibile (fino a un certo punto) nei nobili intenti ma non nella ignobile applicazione. Quando la presunta modernizzazione, evoluzione della dialettica assume toni e tinte da santa inquisizione, cesso di condividere, anche e soprattutto perché raramente si è visto al mondo qualcosa di più beceramente fazioso. Qualora ti fosse sfuggito, il pensiero politically correct protegge/difende tutto e tutti tranne l’uomo etero, inevitabile capro espiatorio di tutte le colpe della società.

      sono d’accordo sul far studiare ai ragazzi Anna Frank in modo più incisivo ma solo se, parallelamente, venisse inserito nel programma anche un approfondimento sull’operato di Stalin. Vedi esimia primula, Hitler ha ucciso 6.000.000 di ebrei ma il baffuto dittatore comunista ha mandato all’altro mondo 30.000.000 di Russi, CINQUE volte tanto. Lungi da me incentivare la conta dei morti ma a livello di genocidio la differenza tra sei e trenta non è affatto trascurabile. L’operato di Hitler è conosciuto, più o meno, da tutti, quello di Stalin no, sono queste le cose che devono preoccupare.

      Concordo sul ripulire gli stadi ma credo sia opera da porre in essere in seconda battuta, non pensi sia un pochino ipocrita preoccuparsi di moralizzare le curve del calcio quando si ha un parlamento pieno di ladri, corrotti, mangioni, puttanieri, mafiosi, incompetenti, ecc. ecc. Come ho scritto proprio oggi su un altro blog, prima di togliere al popolo le valvole di sfogo (esistono da migliaia di anni) bisognerebbe rieducarlo, un lavorio che richiede almeno due ricambi generazionali

      le curve degli stadi sono da sempre zone d’amore calcistico e d’anarchia comportamentale, tutto questo ciadello per una bravata è cosa quantomeno sospetta. Ai tempi di tuo padre nelle curve i negri si chiamavano negri, i froci si chiamavano froci e gli zingari si chiamavano zingari, gli ebrei facevano gli strozzini e via andando… non mi pare il mondo cascasse ogni domenica.

      Tranquilla carissima Primula, i commenti non sono telegrammi che costano un tot a parola 😉 😀 🙂

      • Come scrivevo, conosco perfettamente genesi e sviluppo del politically correct. La sua nascita in ambienti di sinistra è storicamente incontestabile in un’America dove era comunque necessario mettere paletti. Mi riferisco al razzismo, quello autentico, nei confronti dei negri.
        Oggi, ma è una mia opinione, allargherei il concetto all’idea di allineamento che per me non ha colori, all’oligarchia dell’immagine per la quale conta solo ciò che appare. La lettura del Diario negli stadi rappresenta questo. E non serve a nulla, infatti non si sa più – almeno io non ne sono al corrente – che fine abbia fatto quella decina o quindicina di tifosi laziali, talmente era importante il fatto. Sono ironica.
        Non ho mai amato il politically correct su “categorie” a scapito di altre, i diritti sono tali per chiunque, omo o etero che sia, o applicato al linguaggio, il non vedente è e resta un cieco, non trovo nulla di offensivo nel chiamarlo per ciò che è, anzi trovo meno dignitoso chiamarlo per ciò che non è sottolinenando la sua differenza.
        Mi riferivo al caso Anna Frank perché era oggetto del tuo post, ma è chiaro che conoscere la Storia significa studiarla tutta.
        E per concludere, sai cosa mi ha detto un giorno un mio amico africano? «Tu non sei proprio razzista, sai perché? Perché mi hai detto “stronzo negro”» In effetti mi ero rivolta a lui con la stessa naturalezza con cui avrei detto “stronzo bianco”.

        • se stringi il limone arrivi alle mie conclusioni, la corrente politically correct è, era, teoricamente nobile negli intenti ma si è rivelata ignobile nella sua applicazione, repetita iuvant.
          Di santa inquisizione ne è bastata una, di lessici imposti ne facciamo volentieri a meno, non siamo nemmeno così stupidi da non capire che il processo di indottrinamento politically correct è solo un passaggio per arrivare alla gestione finale e totale del pensiero comune. lobotomia collettiva, creazione di caste, stratificazioni sociali sempre più marcate e diversificazione del potere. Sociologia, psicologia di massa, comunicazione e moderne dinamiche gestionali, non è mica poi così difficile da capire.

  15. L’effige di Anna Frank sulla blusa romanista è come minimo di cattivo gusto; che poi parlarne e straparlarne possa essere servito a distogliere l’attenzione da altro è un altro discorso.
    Per concludere: i carciofi piacciono molto anche a me, particolarmente cucinati alla “giudia” 🙂

    • le curve degli stadi non sono certo famose per il buon gusto, suonerebbe strano lo fossero, i camalli non passano le serate sorseggiando tisane e leggendo Khalil Gibran, diciamo non tendenzialmente 😀

      wow, abbiamo gli stessi gusti alimentari in tema di carciofi 😉 🙂 😀

  16. Massimo rispetto per le tragedie subite nella seconda guerra mondiale, ma la questione è stata trattata ben oltre i limiti, ripetuta allo sfinimento da telegiornali, talk show e radio. Insomma, ok la tragedia di fondo e la necessità che il popolo ricordi tali scenari apocalittici avvenuti nel passato per migliorare il futuro. Ma basta. Basta farne una tragedia e ripetere a random la questione. Ovviamente è da ribadire come i campanilismi siano frequenti durante la stagione calcistica. Nei derby è facile incappare qualcuno dell’altra squadra che dà dell’ebreo, del rom, del frocio ai tifosi della squadra avversaria. Lo scrivono sui muri, sugli striscioni e quante volte all’università gli insulti vengono elargiti nelle aule e sulle lavagne. proprio in procinto di un derby.
    Se si tocca la questione ebrei, beh, allora tutto ha un altro sapore, bisogna tartassare la popolazione, plagiarla del fatto che è un reato gravissimo, più grave delle morti che hai tu citato in riferimento al Gran Torino.
    Cosa ne penso io? Più che sviare la porcata della legge elettorale credo sia stata imposta dalle alte poltrone che (questo non saprei dirlo), potrebbero avere qualche interesse affinché se ne parli all’infinito (non interesse economico).

    • hai perfettamente ragione Aida, è giusto ricordare, è giusta la giornata della memoria, è giusto anche parlarne con una certa frequenza ma… ammorbare gli zebedei tutti i santi giorni per 70anni è uno sfinimento incredibile.

      gli ebrei comandano il mondo, gestiscono il 75% del capitale mondiale, controllano tutti i traffici più redditizi come armi, diamanti, pellicce, ecc. ecc. hanno le mani in pasta in tutte le multinazionali che devastano la natura, che deturpano il mondo, che destabilizzano gli equilibri biologici, ecc. ecc. Guai toccarli, guai “satireggiarli”, guai contraddirli.

    • non gli ho dato ragione, ho troncato la cosa prendendolo per il culo, non sono avvezzo a discutere con gli ottusi, tanto risponderà, fidati, mica se la tiene. Ti conviene bannarlo e basta. Io non ho nessunissima intenzione di crearti problemi, sei una persone che stimo e rispetto ma se mi attacca poi mi girano veramente e lì sono sì cazzi acidi. Ripeto, poi fai come meglio credi, se risponde in modo aggressivo bannalo, se invece si mantiene sul blando lo ignorerò. Più di questo…!!!

  17. L’immagine di Anna Frank usata come insulto, non mi fa solo pena, ma anche paura. Nell’ ignoranza della storia dell’umanità, (non solo delle guerre, ma anche dei vari credo religiosi) e nell’ indifferenza c’è il seme dei nuovi mostri, della violenza che annulla la presunta civiltà in cui viviamo.
    Il calcio è uno sport che non seguo, di conseguenza resto basita quando in tv assisto a manifestazioni di estrema gioia mischiate a becera violenza. Quel sapore di infanzia esaltata e senza limiti, applicata a uomini giovani e maturi, quegli abbracci, ammucchiate e urla mi provocano angoscia.
    Hai perfettamente ragione quando dici che gli stadi sono ipotetici lettini da psicanalista dove si sfogano rabbia e frustrazioni.
    Io del calcio, riesco solo ad apprezzare la satira divertente proposta da striscia la notizia.
    Un post molto interessante, complimenti!

    • benvenuta nel mio blog e grazie per gli apprezzamenti,

      il calcio ha due aspetti positivi:

      1) non fa distinzione di sesso (da decenni gli stadi sono frequentati anche da donne che tifano, urlano, dicono le parolacce e tutto il cucuzzaro…), età, cultura, estrazione sociale, ubicazione geografica, ecc. ecc.

      2) mantiene tutti gli altri sport, i grandi introiti prodotti dal gioco calcio finanziano anche le altre federazioni, quelle degli sport cosiddetti minori, per onestà intellettuale dobbiamo riconoscere al “pallone” questo IMPORTANTISSIMO merito

      hai centrato un punto cardine del post che è poi una domanda mascherata, ha senso moralizzare un’area spurgo sociale??? come già detto, valvole di questa natura erano in uso già migliaia di anni addietro.

      Personalmente la politica la lascerei fuori, anche la “satira” offensiva, tuttavia se proprio dobbiamo subirla evitiamo almeno il doppiopesismo, non si può difendere a spada tratta chi insulta l’Islam e condannare a spada tratta chi insulta gli Ebrei, c’è qualcosa di malato nel meccanismo interpretativo.

        • naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa…
          non farei distinzioni di questo tipo, anche perché troppo fragili, vulnerabili e sconvenienti, come sempre è solo una questione di prospettiva, per un mussulmano insultare Maometto è cosa ben più grave del ridicolizzare gli ebrei uccisi da un folle. Se parli con un ebreo ti dice il contrario. Io sono ateo da sempre (non sono più un ragazzini da tempo), come osservatore non rilevo differenze eclatanti fatto salvo un elemento, Charlie hebdo era un giornale conosciuto, in quanto tale capace di influenzare MOOOOOLTO più incisivamente dell’operato “una tantum” di una dozzina di deficienti da stadio.

          • Credo comunque sia servita a poco la satira di Charlie hebdo…le anime diciamo troppo “candide” (forse pigre?) non si scompongono a indagare sulla verità di codesta satira. Un raggio di sole, oggi da me è stupendo!

            • Charlie hebdo era un giornale politico, a chi converrebbe indagare??? tra l’altro sarebbe pure inchiesta tutt’altro che popolare, inimicarsi l’opinione pubblica in questo periodo non è espressione di scaltrezza lungimirante

              qui il sole c’è da giorni e giorni, piovesse sarebbe meglio, siamo di nuovo oltre il limite consentito, mi riferisco all’inquinamento, alle micro polveri e quelle robe lì che tanto rompono le scatole

  18. Considerazioni interessanti, ma che non condivido appieno. Senti maaa (;)) perché accettare che le persone possano sfogarsi negli stadi e nel web offendendo- e lo stadio è uno, due, dieci luoghi, mentre il web è molto di più- ma non che altre possano farsi portavoce di indignazione e solidarietà verso chi viene offeso e vilipeso in stadi e web?
    Un saluto TADS 🙂

    • la mia scrittura inganna, questo non è un post di opinione, è un post analitico, in quanto tale il condividerlo o meno è del tutto irrilevante 😉

      il bisogno del popolo di riunirsi in branco per sfogare istinti primordiali (vedi stadio), è cosa che risale alle antiche civiltà, il web vissuto come spurgo delle frustrazioni è tutt’altra roba. Non ho mai detto né scritto nè pensato che non si possa e/o non si debba esprimere indignazione, diciamo che ritengo pernicioso il concetto di diffondere un mezzo che consenta utilizzi poco consoni per poi lamentarsene.

      ps: mi affascinano le persone che per lasciare un commento scavano tra i post archiviati, prima o poi in marito ci elaboro un approfondimento, non credo sia cosa dovuta al caso 😉 🙂

      ricambio il saluto di cuore

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