Apprezziamo o disprezziamo gli altri per quello che sono o per quello che fanno???

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I sifaka sono lemuri che vivono nel Madagascar, famosi per il loro deambulare danzando lateralmente e per la loro capacità di saltare da un albero all’altro compiendo balzi di decine di metri. Probabilmente sono i primati che meglio rappresentano e confermano le teorie evolutive Darwiniane, infatti solo gli esseri umani hanno la peculiarità di affrontare la vita di profilo e di saltare da una convinzione all’altra senza tema di smentita.

Niente è in grado di meglio raffigurare il concetto di “perdono” e “tolleranza” della valutazione di un talento, troppo spesso scisso da una personalità ambigua, per non dire irritante, personaggi capaci di interpretare alla perfezione la logica dei cosiddetti “vizi privati e pubbliche virtù”.

Innumerevoli le discussioni in merito, è giusto valutare una persona per quello che è nella sua interezza oppure è giusto valutarla, magari idolatrarla, solo per quello che fa o che ha fatto??? Gli esempi compongono una lunghissima lista in ogni settore, sport, arte, musica, cultura e via discorrendo. In ordine sparso ne cito solo alcuni… Maradona cocainomane, Michael Jackson in odore di pedofilia, Cesare Pavese alcolizzato, Salvador Dalì misogino allucinato, per non parlare dei grandi geni del rinascimento accusati di pederastia e dei VIP contemporanei non in grado di mantenere un equilibrio degno d’esser definito tale.

Esiste veramente quella famigerata “conditio sine qua non” che vincola l’estro alla trasgressione??? La creatività è realmente frutto di un pedissequo stravolgimento??? Quanto vale un distributore di sogni e meraviglie che vive in un habitat fatto di incubi e sterco??? Senza ammorbare gli ammennicoli con excursus psicologici, veramente i devastati sono in grado di scolpire le pietre miliari della storia sportiva, artistica e culturale???

L’amletico dubbio emerge prepotente, quanto pesa la componente emotiva in un giudizio??? E’ giusto perdonare biasimevoli modus vivendi in cambio di sensazioni e di uno spirito di appartenenza che proietta verso una emulazione identificativa???

Probabilmente molti non condivideranno ma io credo che le valutazioni parziali siano inesatte, estrapolare la vena talentuosa di un essere che nella sostanza talentuoso non è, significa giustificare deprecabili debolezze, non solo, significa alimentarle e glorificarle.

Tullio Antimo da Scruovolo

 

 

 

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124 thoughts on “Apprezziamo o disprezziamo gli altri per quello che sono o per quello che fanno???

  1. Personalmente ho sempre apprezzato prima l’uomo o la donna nel suo modo di essere, non per quello che fa che penso sia un complemento, ma non la cosa fondamentale.
    Questo però non vuol dire che una persona non possa aver commesso errori….ma dipende poi, l’insegnamento (se c’è stato) che ne ha tratto….e come ha affrontato la vita.
    Non credo che si possa scindere l’artista dall’uomo….e quindi il giudizio dovrebbe essere complessivo….ma questo è solo il mio punto di vista.
    Buon fine settimana 🙂

  2. Il discorso è complesso e, secondo me, la risposta non è generalizzabile. Faccio un esempio: da ragazzo (e ancora adesso) mi piacevano da matti la voce e le canzoni di Elvis Presley. Allora non sapevo che si drogasse per sostenere il ritmo delle serate e dei concerti in giro per il mondo. Una volta che l’ho saputo devo dire che mi è dispiaciuto moltissimo ma non sono riuscito a disprezzarlo anche se sono convinto fermamente che drogarsi è sbagliato sempre e comunque. Quindi in questo caso ho scisso il giudizio morale categorico dal giudizio emotivo.
    Ma si potrebbero fare tantissimi altri esempi.
    Nicola

  3. Dipende. D’altronde tutto dipende, no? 😀
    Secondo me lo stereotipo “genio e sregolatezza” non è sempre vero, ci sono artisti o “geni” di altro tipo che non “sgarrano”, che non vivono in modo “strano”, che non si rovinano e non esternano in modo eccessivo. Però è una categoria “facile” da associare. Basta pensare che 4 o 5 cantanti famosi morti attorno ai 27 anni hanno creato la leggenda dell’età maledetta. Fosse successo a, diciamo, 5 commercialisti (mi perdonino i commercialisti) chi se li sarebe considerati? 😀 Ad esempio, hai messo Maradona, io potrei contrapporre Del Piero (vero che non sono stati “esattamente” sullo stesso livello 😉 ) : un vero signore. Uno che è sempre rimasto con la stessa moglie, che tra l’altro è “normalissima”, non è (nemmeno! 😀 ) una velina.
    Veniamo a chi rimane affascinato dalle persone geniali ma “maledette”. Vero è che c’è senz’altro chi resta colpito proprio dal loro lato maledetto, probabilmente perché rappresenta ciò che non si accoda al gregge, nel bene ma soprattutto nel male, ma molti sono sinceramente presi dalla loro oggettiva bravura: il fatto che siano “fuori” è irrilevante. Solo che lo strano fa, da sempre, più notizia del normale.
    Personalmente trovo che non bisognerebbe “perdonare” un genio più di quanto lo si faccia con una “persona della strada”, anzi, visto proprio che sono personaggi “pubblici”, in grande vista, trovo che dovrebbero essere i primi a dare l’esempio.
    A me gli “esternatori” danno fastidio, ma ancora di più me lo danno i mass-media che li pompano a mille. Non dessero risalto alle loro stranezze, molti si darebbero una calmata.
    http://www.wolfghost.com

    • quello dei mass media è un circolo vizioso, loro pompano perché c’è il popolo che compra i giornali o guarda i programmi, anche questo è un aspetto da non sottovalutare, una sorta di arena di Nerone in cui fiere e cristiani sono stati sostituiti da pruriginose o tragiche vicissitudini dei VIP.

      in linea di massima concordo col tuo pensiero anche se l’ometto della strada non ha niente da dare a nessuno, intendo come talento.

  4. Ciao Tullio.
    Io la vedo in modo leggermente differente.
    Amo a dismisura alcuni cantanti di cui non condivido affatto lo stile di vita e gli esempi che propongono nella loro vita privata.
    Ma a me piacciono le loro canzoni, e credo di riuscire a separare abbastanza bene il giudizio artistico da quello sulla persona (che è comunque parziale, mica li frequento).
    Io non perdono nessuno di loro, perché non hanno bisogno di essere perdonati.
    A meno che un loro disco sia brutto e pubblicato solo per spillare i miei soldi.

    IMHO

  5. sono posto moltissime volte questa domanda…e penso che tutt’ora io non sia in grado di dare UNA risposta…

    ma posso esprimere il MIO parere, che si distingue dalla risposta alla domanda nella misura in cui è solamente
    il mio modo di rapportarmi a queste situazioni… cioè quelle in cui mi trovo a giudicare o rapportarmi con
    un’emozione oppure uno spunto che è derivato da una forma d’arte e/o espressione di un artista…

    giudico ciò che ho sentito, ciò che mi ha fatto vivere… ma nel giudizio devo tener conto anche della vita
    e della, diciamo, coerenza dell’artista o meno??

    come anticipato tutt’ora non sono in grado di rispondere in maniera universale quindi ho deciso che il mio rapporto
    con queste situazione sarà quello di cogliere l’emozione, ricercarne eventualmente le motivazioni che inducono
    tale reazione oppure semplicemente goderne, a seconda dei casi e omettere la parte relativa al motore della stessa.

    Quindi tendenzialmente evito di giudicare chi l’ha prodotta (perchè potrei farlo con un senso che io stesso potrei accettare
    solo dopo una ricerca più o meno approfondita) ma cerco di giudicare l’emozione in se e magari di coltivarla inserendola
    nei cassetti della memoria.

    Questo perchè dal ragionamento sono giuto a conclusione che quella stessa emozione di cui l’autore è veicolo potrebbe essere
    solamente un elemento di passaggio sull’autore stesso, per me certamente lui ne è l’origine ma di fatto per lui l’origine
    potrebbe essere diversa e pertanto il mio attribuire a lui oneri e onori potrebbe potenzialmente essere un “errore”.. non
    so se sono riuscito a rendere l’idea…

    quindi io penso che l’espressione è l’arte sia sempre frutto di una condivisione che magari non alimenta in modo diretto l’espressione
    ma di certo la determina…

    quindi, almeno al momento, io preverisco concentrarmi sul succo della stessa piuttosto che sulla coltivazione delle arance o la
    loro provenienza.

    Invece se il centro dell’attenzione dovesse convergere sulle origini, perchè questa potrebbe essere la richiesta specifica allora credo
    che non potrei omettere dai criteri fondamentali di valutazione la coerenza… ma, personalmente, questa situazione la trovo piuttosto
    inapplicabile ai concetti di arte ed espressione.

    • credo che la questione sia meno complessa, i giudizi, le valutazioni, sono soggettive, nella sostanza basta domandarsi se una particolare dote pubblica sia in grado di sdoganare un becero privato, soprattutto se sia giusto che ciò avvenga. Se un grandissimo artista si rivela essere un pedofilo???

      il talento è innato, non lo si impara, lo si può perfezionare ma bisogna averlo dalla nascita, quindi è una componente della propria essenza, a mio parere non divisibile.

      • io invece non riesco a vederla così semplice, nel senso dell’esempio che hai citato… la persona è pessima ma la sua arte potenzialmente no… cioè se la sua arte mi ha fatto del bene nonostante io possa detestare la persona.. l’effetto rimane.. dovrei quindi forzarne il rifiuto?? pensi sia possibile farlo?? se invece osservo il tutto dal punto di vista di rendere riconoscimento alla persona per le sue opere allora tutto mi appare più semplice… ovviamente una persona di quel tipo non merita attenzione.. però forse questo può avvenire solo a posteriori..

        io rimango in posizione di ulteriore approfondimento, non lo so.. ti dico solo che non la vedo così semplice.. o meglio vedo semplice ciò che hai descritto tu ma in realtà la vedo come uno sguardo parziale..

        esempio: se quel grande artista pedofilo con una sua opera riesce ad aprire gli occhi ad un gruppo di persone portandole a rivedere alcuni loro principi portandoli ad essere persone migliori?? [non so quanto siano misurabili gli effetti che l’arte o le forme di comunicazione possano avere su masse e individui]

        • caro ragazzo tu hai tutto il diritto di incasinarti la testa su una cosa che non ti appare semplice ma lo è… dunque, se ti ritrovi a dover esprimere un giudizio su una persona che ha un grande talento ma conduce una vita deprecabile, hai DUE, solo DUE, opzioni: 1) esprimere un giudizio emotivo, 2) esprimere un giudizio razionale. Da qui non si schioda, che poi è la domanda titolo del post, se invece vogliamo avventurarci nel wood psicologico per capire il perché alcuni personaggi diventino vittime di se stessi… è tutt’altro discorso.

  6. Zio, leggo nelle parole una vicenda accaduta pochi giorni fa, quella che hanno visto come protagonista Lapo Elkan. Che dire, più che scandalo è l’ennesima conferma di come i soldi ti rendono cieco e poco incline alla responsabilità, all’immagine. Certo, dopo la cazzata del sequestro ci metterà ben poco a reinventare la sua immagine. Lo ha fatto Balotelli, il precursore è Berlusconi, ognuno con una personalità esterna forte (che riscuote successo nel popolo) e una personalità interna debole (sempre se si possa dire debole). In altre parole il successo sovrasta il marcio, a volte cancellandolo, a volte rendendolo così labile da diventarne uno scherzo.
    La cosa che mi dispiace di più è che io devo costruire giorno dopo giorno la mia immagine. Se cede anche solo un pilastro mi sono giocata la vita e la carriera. Un reato incide sulla fedina penale, un giudizio pendente mi impedisce di partecipare ad un concorso, una vita dissipata mi esonera da qualsiasi attività lavorativa, per non parlare dell’immagine sociale: la gente parla e ad infangare qualcuno non ci vuole nulla.
    Forse la fama è da deterrente, chi è famoso potrebbe permettersi di fare tutto, a discapito di chi lavora sodo per creare una credibilità tale da consentirgli una via nella società.

    • cara Aida,
      veramente il post si riferisce a quelle persone dotate di grande talento incapaci di vivere in modo decoroso la vita privata, Lapo Elkan non appartiene a questa categoria, è semplicemente una persona viziata e viziosa nata nel benessere.
      Non mi risulta che Balotelli e Berlusconi facciano o abbiano fatto uso di droghe, il calciatore ha sicuramente aspetti caratteriali particolari ma questo è altro territorio. Berlusca è un imprenditore che per 20anni ha dominato la scena politica, non mi pare non mi pare lo si possa considerare artista, sportivo o uomo elargitore di grande cultura.

      Esiste una sostanziale differenza tra la gestione di una dote, innata, diciamo impropriamente genetica, che ti catapulta nella fama e nella ricchezza e il benessere costruito mattone su mattone nel tempo.

      • Fammi spezzare una lancia a favore di Berlusconi. Nonostante la sua passione per le donne e gli escamotage politici non si può negare la capacità di essere riuscito a fare concorrenza a mamma Rai. Si, non posso sindacare cosa ci sta dietro il suo successo imprenditoriale, ma a conti atti è più pubblica la mediaset che la Rai. Allora secondo il tuo post posso citarti Merilyn Monroe. Se fosse vera la storia del suicidio non si può negare una vita vissuta fra depressione e matrimoni falliti. Oppure Amy Winehouse, uccisa dagli psicofarmaci.

        • a favore di Berlusconi possiamo spezzare una lancia… pure una fiat e una alfa romeo, è un imprenditore, non un artista, anche Gianni Agnelli amava le giovincelle e la coca ma nessuno si è mai permesso di allestire processi.

          Io penso che Marilyn Monroe sia stata uccisa da una situazione può grande di lei, Amy Winehouse invece è il tipico caso, come giustamente hai scritto, di una debolezza esistenziale, non ha retto l’urto del successo

  7. Difficile riuscire a scindere. A volte vorrei farcela, nel senso di poter godere appieno del genio, senza ombre, ma alla lunga scatta l’essere persona e quindi l’allontanamento. Così per me è stato, ad esempio, per Bukowskii o Umberto Saba, In rari casi ha vinto, invece, la genialità, vedi Caravaggio o Freddy Mercury.

      • Sotto post come questo la miscellanea sorge spontanea 😉
        pare che Nietzsche, per anni cittadino Torinese, sia morto di sifilide ma in quel periodo frequentare i bordelli era normalità

    • diciamo che la ragiono più o meno anche io così cercando comunque di non essere troppo integralista, Freddy Mercury ha pagato con la vita il suo essere gay ma questa non mi pare essere una colpa.

      • Certo, nessuna colpa per Mercury, tranne il non aver voluto prendere le giuste precauzioni.

        Una riflessione: se in alcune (o tante) occasioni siamo disposti a tollerare-perdonare l’essere geniale per ciò che ci ha donato, come ci comportiamo verso chi genio non è? Ne disprezziamo la vita immonda sempre e comunque? Pare che siamo disponibili alla tolleranza più di quanto si creda, cioè siamo per il lasciar correre o per il menefreghismo SE quella persona non incide direttamente sulla nostra vita. Diversamente potremmo anche divenire feroci. Possiamo quindi dire che alla fine il nostro “giudizio” sulla vita altrui è strettamente connesso al nostro esclusivo e personale benessere.
        (ora mi dirai che ho scoperto l’acqua calda…)

        • cara Marirò a volte scoprire l’acqua calda è impresa ardua 😉

          diamo un taglio pratico… se un Pinco Pallino qualsiasi si droga o si alcolizza perché “penalizzato dalla vita” (estendi al massimo la definizione), tendiamo a guardarlo con un minimo di comprensione, senza necessariamente giustificarlo o “assolverlo”. Se a stravolgersi/rovinarsi la vita è un personaggio che dalla stessa ha avuto tutto, prima ancora di comprenderlo o condannarlo, ci domandiamo il perché, il ventaglio di risposte è ampio ma rimane comunque una amarezza di fondo. Lungi da me stratificare e/o esprimere concetti classisti, anche perché la depressione (esiste anche quella da successo) è come il cancro, non guarda in faccia nessuno.

          Come ho già detto il successo dovuto a un talento naturale è diverso da quello costruito da zero nel tempo con sacrifici, privazioni, abnegazione, ecc. ecc. Se la casa te la costruisci tu pezzo per pezzo, la vivi in modo diverso rispetto a coloro che se la ritrovano all’improvviso già finita e arredata, tanto per capirci. Un piccolo esempio che alla fine ci porta alla diversa valorizzazione del benessere e quindi alla diversa gestione del medesimo

          altro punto fondamentale è il capire la differenza tra causa ed effetto, cioè, fino a che punto certi personaggi si devastano per meglio esprimersi??? fino a che punto certi personaggi si devastano perché non reggono il peso del successo???

          Avrai notato che questo post, contrariamente a quanto faccio di solito, più che approfondire la questione pone interrogativi, la cosa è voluta perché ritengo sia più interessante e costruttivo disquisire sulla tematica e non sulle mie considerazioni

          • io non lo so fino a che punto certi artisti si devastano per affrontare il successo. Penso che alcuni lo facciano e penso anche che sono sciocchi a farlo. Chiunque si devasta con sufficiente consapevolezza ha qualche rotella in meno. nessun successo può valere tanto.
            Il tuo post si riferisce ai talentuosi e famosi, lo so, e su questi abbiamo già detto. Stavo cercando, poi, di spostare l’ottica verso il Pinco Pallino perchè anche costui può essere oggetto di apprezzamento o disprezzo. Provo a costruire un esempio per spiegarmi meglio: il marito della mia vicina di casa è colto, ha fatto carriera, s’è arricchito, la sua famiglia è agiata e senza problemi ma lui è un fedifrago all’ennesima potenza. Vabbè, mi importa poco, potrei apprezzare comunque. Ma se quel marito fosse il mio, il disprezzo monterebbe e diverrei una iena!
            ciao, buona notte.

      • Sarebbe interessante capire in quale cervello rientra nella valutazione di un Artista (A) e delle sue opere, la comprensione di tali e quali meccanismi cerebrali, di quanto e quando puo’ essere opera propria, considerando poi le vicende di vita che vanno oltre certi limiti e che, spesso, sanno, almeno in apparenza, solo di …fumo.
        Come possano favorire una maggior “comprensione ” di cio’ che si e’ creato, ossia, il tutto che un artista mette in opera “visivamente” dal mondo esterno o da come lo interpreta. Spesso non sfugge la sola occhiata visiva e sensibile di quanto sono alterate queste ricezioni .
        In effetti in alcune menti già provate, vengono confuse le capacità in-stabili e emotive dell’artista che possono, potrebbero danneggiare, o peggio, disturbare la propria storia di vita… ( e non solo ) quando si entra a far parte indispensabile di un tutto (o un poco) della sua opera. 

        • magari è semplicemente l’esaltazione di quella celeberrima palingenetica obliterazione dell’io trascendentale che si infutura nell’archetipo prototipo dell’autocoscienza cosmica, tanto per citare il vecchio Sigmund Freud. magari il valore di un artista è dato semplicemente dai suoi interpreti, quasi mai all’altezza, sicuramente esistono opere figlie di paranoie e allucinazioni ma credo sia impossibile stabilirlo con certezza.

  8. Ciao Tads. Non è semplice disquisire di questo argomento perché siamo tutti diversi e gli stessi “famosi” hanno background talmente svariati che sarebbe una perdita di tempo immane capire il perché o il per come di determinate fragilità.

    L’uomo per natura è imperfetto, l’apprezzamento o il disprezzo è estremamente soggettivo e legato alla propria visione della vita.

    Io farei un distinguo tra chi fa parte del nostro Entourage e chi invece conosciamo solo per la loro arte.

    Da sempre apprezzo le persone per come ragionano a prescindere da ciò che fanno nella vita. Il mio approccio alla realtà è perlopiù razionale, l’emotività tendo a indirizzarla solo ove sento arricchimento interiore.
    Einaudi, per farti un esempio, mi obnubila, ma non sono interessata a quello che è. Ciò che fa è magico e mi basta per goderne.
    Il mio collega invece, quello con cui pranzo, parlo di mia figlia e bevo il caffè ogni mattina, può essere pure un ottimo commerciale, ma se vengo a sapere che è un pedofilo mi cadrebbe in toto la sua immagine.

    Cosa voglio dire?

    Che non m’importa nulla della vita privata dei famosi finché mi restano a distanza.

    Io penso solo a costruire me stessa con valori che mi facciano sentire bene, ognuno in fondo si salva da solo.

    Forse non sono in tema, ma questo post è un agglomerato di svariata umanità😀 ove mi sento una pulce per poterla giudicare.

    Un abbraccio

    Stefania

    • il tuo è un punto di vista rispettabile che ha una solida logica, come ho scritto io tendo a “valutare” gli esseri umani nella loro interezza, per me un pedofilo è sempre un pedofilo, che si chiami Ciccino Pasqualocchietti o Michael Jackson non fa nessuna differenza, a prescindere dal suo essere bravo musicista, grande chef o carpentiere.

      in ogni essere umano si nascondono doti e lati oscuri, non so fino a che punto sia giusto accettare, apprezzare le qualità ignorando gli aspetti beceri, penso sia una questione di percezione condivisa. Se leggi “Hannibal the Cannibal” finisci, grazie alla penna di Thomas Harris, col fare il tifo per il Dottor Lecter, è il fascino degli eroi al negativo.

      ricambio l’abbraccio 😉

      • Nel mio piccolo ho trovato moltissimi lettori fare il tifo per il rapporto incestuoso tra Anna e Pietro (cit.BDL), nonostante si sappia che tale gesto sia contro natura, ma come ben sai specchiarsi negli eroi al negativo significa autorizzarci quelle perversioni che razionalmente non potremmo mai fare nostre.
        Sembra un controsenso in termini, ma quando mai l’uomo è coerente con se stesso fino alla morte? Capita spesso che attraverso l’arte ci costruiscano eroi che nella realtà non potrebbero avere il plauso di nessuno.

        • pensiero condivisibile, gli esseri umani hanno bisogno di identificarsi nelle altrui pecche o trasgressioni, come dire…. che siano gli altri a pagare per ciò che io desidero. la differenza tra l’attore e l’emulo concettuale è un punto di incontro tra l’azione e la teoria, come sai sono ateo ma credo che la religione, più che insegnare logiche positive, abbia creato bisogni alternativi e trasgressivi.

  9. Concittadino TADS, mesi che cerco di commentarti e non riesco perché, forse, il mio iPad antidiluviano, appena cerco di commentare mi chiude in faccia la porta!
    Urka!
    Mo’ vado a leggere il post e poi se rieco a commentarti ti commento.
    Ciao

    • Penso, che genio e follia sia da sempre andati a pari passo, e ne abbiamo avuto di artisti di tutti i tempi e di tutte le varie arti da tempi immemori.
      Il fatto sta che se la follia supera il genio, e puo far del male, questo no.
      E poi se pensiamo bene, le piu’ belle poesie, i piu bei quadri, le piu belle canzoni, sono state scritte o dipinte da un cuore in subbuglio, se vogliamo essere coerenti.
      Mia considerazione, sempre eh!
      Ciao concittadino, che nebbia eh sti giorni!?

      • cara Fiorella,
        io penso che l’accoppiata “genio e sregolatezza” sia una leggenda metropolitana, un alibi, un concetto astruso, non penso nemmeno che i quadri più belli e le canzoni più emozionanti siano frutto di una alterazione mentale, magari emotiva, dici bene, cuori in subbuglio ma qui si parla di cervelli.

        nebbia??? sta nevicando alla grande

        • Si, di cervelli. Se però aumentasse la comprensione (non consapevolezza) di tutto ciò che si sforzano di fare , o naturalmente di creare, soprattutto secondo la ragione dell’autentico talento ,  e se qualche volta si usasse il cervello ispiratore (non è altro) sarebbe come un  risanare la mente di chi l’ ha persa,  in quanto potrebbe alimentare e educare la propria mente alla ragione, giudicare soprattutto il  per sé  (non solo)  utile e anche producente, forse…
          Parlo chiaro: un artista nasce  con un grande talento…credo che il difficile sia mantenerlo, spesso resiste solo con grandi sacrifici , vero impegno e volontà .

  10. Mmm sai che non saprei dare un parere netto? Ogni volta che ne scelgo uno compaiono subito dei se e dei ma. Hai fatto l esempio di Dalì: lo si può definire genio?innovatore? Credo di si. Ma umanamente probabilmente non era granché. Allora alla luce di questo dovremmo non definirlo più genio? Non credo asarebbe giusto.
    Di un uomo (o donna ovvio) comune si potrebbe dire per esempio che è un gran lavoratore ma un pessimo marito. Un dr. Jeckyll e mr Hide. L aspetto del lavoro migliora quello umano?no, così come quello umano non può comunque negare quello lavorativo.
    Forse, in sintesi, per me nn possiamo essere giudicati solo con un aggettivo e solo sotto un aspetto (senza contare le varie gradazioni di aspetti negativi…vabbe s è capito che una conclusione per me è lontana)

  11. Ciao Tads. Sai qante volte mi sono posta le stesse domande dovendo presentare a degli alunni di diciott’anni artisti come Baudelaire, Riimbaud e Verlaine, per citare quelli più noti? Le loro vite sono state un disastro, ciò che hanno creato è tuttavia sublime. La grande questione da analizzare e discutere è secondo me fino a che punto conti la biografia di un aritsta – intesa come insieme delle esperienze esistenziali – nella valutazione delle sue creazioni. Io penso nulla. Credo tu non sia d’acccrdo con me, ma appartengo a quella categoria di lettori, letterari – usa la definizione che vuoi – che tendono a partire da un’opera indipendentemente da chi l’ha scritta o dipinta o cantata. Per me è importante il gesto, che rimane in quanto arte, non come si è arrivati al gesto. Tu la chiamerai giustificazione, io la vedo come ammirazione dell’atto artistico in sé epurato dal suo creatore.
    Estendo le mie considerazioni anche al calcio, visto che hai citato Maradona: un genio nel suo ambito. Un persona moralmente deprecabile, non esito a dirlo, che ha fatto uso di droghe e condotto una vita bordeline non finalizzata tuttavia a diventare il grande calciatore che è stato. Le immagini dei suoi palleggi e delle straordinarie performance nei match restano, a prescindere.
    Difficile per me distinguere invece le due componenti per persone qualunque, ossia chi non lascia nessuna traccia di sé. Lapo Elkann?? i vip seguiti dal gossip momentaneo?? Che hanno successo oggi, domani non si sa?? Sono meteore, vivono nell’effimero, talmente superficiali da ricorrere al vizio per mantenere quel minimo di popolarità che morirà ancor prima di loro. Non credo che molti conducano una vita dissoluta perché non reggono il successo, se così fosse avrebbero una sensibilità di un certo spessore che li porta a separarsi in un universo mentale artificiale da un mondo che non sopportano. E hanno davanti a sé due strade: abbandonare o isolarsi in altro modo. E questo bisogno di distacco farebbe di loro individui quantomeno particolari, non mediocri, mentre invece sono l’immagine stessa della vacuità.
    Forse il mio ragionamento è un po’ contorto, non so se sono riuscita a comunicare chiaramente il mio pensiero. In estrema sintesi se riesco a scindere l’uomo dall’artista, fatico a farlo per chi rimane a livello dei comuni mortali.
    Ne approfitto per lasciarti qui i miei auguri: Buon Natale e Buon Anno Tullio/Tads, banalmente ma sinceramente. 🙂
    Primula

    • esimia Primula,
      ho apprezzato molto questo tuo commento, credo di aver colto in pieno il tuo pensiero, di Lapo Elkann non voglio nemmeno parlarne, mi ha colpito questo tuo passaggio:

      ” Non credo che molti conducano una vita dissoluta perché non reggono il successo, se così fosse avrebbero una sensibilità di un certo spessore”…

      la psicologia ha una logica seria e affidabile, lo stress da successo è una patologia seria, i passaggi sono noti: “euforia, nevrosi, psicosi”, il carico dato dalla gloria e quindi dal potere economico è difficilmente sostenibile, soprattutto quando giunge all’improvviso.

      farmaci, droghe, alcol e dissolutezza alleggeriscono i pesi, consentono di entrare nel limbo di una consapevolezza artefatta, in alcuni casi nel delirio di onnipotenza, questa è scienza, non sono riflessioni da bar sport.

      non credo esistano o siano esistiti individui in grado si sopportare un talento innato pesante come un macigno

      io tendo, sarà sicuramente una mia lacuna, a valutare le persone nel loro essere, non riesco a scindere le qualità dai difetti, anche perché ritengo siano complementari. Lasciamelo dire, è una soluzione di comodo apprezzare le doti e ignorare le vere origine delle stesse.

      Ricambio di cuore gli auguri, buone feste anche a te e famiglia 😉

  12. Credo dipende da quanto si tiene a quel personaggio, quanto significa per noi quel che ha fatto in senso artistico. Alle volte giustifichiamo, altre cerchiamo di capire. Qualche volta invece arriviamo a cambiare idea su quella persona perché non tolleriamo affatto quel gesto o quel modo di pensare. In generale ho smesso di informarmi riguardo la vita privata dei personaggi famosi, non so quanto possa importarmene dopotutto, mi tengo quel che di bello ha creato e che mi piace 🙂
    Buone feste TADS!

    • non mi sono mai interessato dell’altrui vita privata, non nel morboso senso gossipparo, mi limito alle notizie di cronaca trasmesse dai tg. I personaggi artistici per noi non fanno mai niente, l’arte è concettualmente autoreferenziale. Personalmente ritengo che dietro il bello ci debba essere sempre qualcosa di altrettanto bello, la teoria che dalla merda nascano i migliori fiori non mi appartiene ma è una convinzione mia:

      Buone feste anche a te, seppur in ritardo 😉 😉 😉

      • Grazie ^_^
        Merda proprio no, diciamo che però nessuno è un santo.. Quando si parla di debolezze umane un po’ di comprensione ci vuole. Merda, ad esempio, è il modo assolutamente offensivo e illegale con cui fotografi come Hamilton e Bertolucci con Ultimo tango a Parigi credono di aver fatto “dell’arte”.

        • sono pienamente d’accordo con te, ogni essere umano, quindi anche i talenti, porta in dote fragilità e debolezze, fragilità e debolezze che gloria e soldi elevano alla ennesima potenza, tuttavia, come ti dicevo, non penso che una persona dotata debba godere di una sorta di nullaosta psicologico

  13. Una persona va vista nel suo insieme,vita privata e vita di artista formano l’individuo.
    Molti ma molti!anni fa ho visto Maradona giocare a Marassi ed é stato uno spettacolo ,in quel momento non ho certo pensato ai suoi “vizi” ma in altre occasioni ne ho letto sui giornali e ho trovato disdicevoli certi suoi comportamenti
    Buone feste🍾🍾🍾

  14. Premesso che cerco di non dare giudizi frettolosi…non credo nelle impressioni simpatie a pelle etc..ragiono …poi tendo a valutare la persona come un puzzle ogni aspetto ha una sua rilevanza ai miei occhi ed è’ giudicata diversamente dalla morale corrente in quanto io ne ho una tutta mia. Ti faccio un esempio una puttana di animo buono ed affettuoso che farebbe di tutto ( appunto ) per non farsi portar via i suoi figli a cui dedica ogni momento libero viene Guardata da me con occhi molto umili ed ammirati diversamente dalla madama davanti Museo dietro liceo che maltratta i figli o li ignora tradisce il marito per noia e sperpera in botulino denaro altrui! L artista vuoi scrittore cantante pittore etc lo adoro a prescindere .io vedo solo la sua ARTE.se mi piace .. Mi abbaglia e null altro mi importa. 🌹

    • ciao carissima,
      il tuo è un punto di vista “artisticamente” rispettabile, tuttavia non credo che l’arte nasca sempre da un tormento interiore, così fosse vi sarebbero miliardi di artisti. L’esempio della puttana, se ho ben capito, è calzante ma teorico, direi pure opinabile, non tendo a giustificare comportamenti discutibile finalizzati a scopi nobili.

      buon anno Ariel 😉

  15. Poverini questi “artisti”, davvero nostalgico è il vuoto o la …miseria che alcuni di loro ci hanno lasciato, oltre l’ arte, non è poca roba, certo.
    Compatire poi …per il loro spreco di vita? Non si pensa al male che hanno fatto a chi ha subito l’arroganza, le prepotenze, e le tante violenze dal loro genio? Cito un esempio dei tanti? Quanti eccessi (e tanti) sono stati perdonati dalle “autorita” inglesi a George Michael? Chissa’ se, forse, meno indulgenza gli avrebbe giovato qualche anno in più.
    La mie compassioni vanno dalla parte opposta. Ai meno fortunati “talentuosi” , forse .
    Chi è in corsa (consapevole o meno) per l’autodistruzione lascia sempre brandelli di vita, anche non propria, la loro invece e’ spesso una “grancassa” (in tutti i sensi) senza mai rinunciare a nulla, che francamente irrita molto.

    • sai, a volte la comprensione odora di business, la vendita di un quadro riguarda due entità, la vendita di milioni di dischi smuove l’economia, le autorità, soprattutto Inglesi, ci pensano sempre mille volte prima di rovinare una gallina dalle uova d’oro, George Michel ha lasciato un patrimonio di 100.000.000 di Sterline, considerando ciò che ha speso, le tasse e le percentuali standard… è possibile ipotizzare che nella sua carriera abbia prodotto un fatturato di circa due miliardi di Sterline, probabilmente di più considerando gli introiti collaterali. I soldi rendono intoccabili anche i più trasgressivi.

  16. Personalmente, con la dovuta percezione del limite, tendo a considerare la persona nella sua interezza.
    Vado oltre il contenuto, tengo d’occhio il contenitore per intenderci!
    Tanti auguri di Buon Anno Tads 🙂

  17. Mi viene in mente Pirandello. Il romanzo ‘ Uno nessuno e centomila’ . Mi fai riflettere come sempre. Senza chiedere la risposta tu poni il problema è stimoli la riflessione di chi legge. Troppo semplicistico rispondere con Pirandello oppure con ‘ hai ragione’ .
    Probabilmente continuerò come ho sempre fatto: partecipo ad acclamare il talento in sé. Sfruttando , non considerando in toto. Buon tutto per 2017. A presto

  18. Ho sempre pensato la stessa cosa e, da qualche parte nel blog, ho anche una bozza sul tema che non ho mai completato. Io non riesco a scindere lo sportivo dall’uomo, l’attore dalla persona, il collega dall’amico. Abbiamo di fronte un individuo che è unico, che è diventato quello che conosciamo per le sua caratteristiche, in un senso e nell’altro. E possiamo metterci tutta l’emotività che vogliamo, la passione, l’ammirazione, l’impegno per apprezzare o odiare un lato piuttosto che altro, ma l’individuo quello è.

    • ciao carissimo, felice di rivederti da queste parti, la pensiamo nello stesso modo, anche io tendo a farmi dei giudizi a 360°, senza “spacchettare” l’individuo evidenziando doti e occultando difetti.

      passato buone feste?

      • Diciamo che ho passato le feste, non avevo grandi programmi, per cui il capodanno a letto malato è stato indolore.
        Se potessi, seguirei puntualmente tutte le notifiche per non perdermi i post che seguo, ma anche sul mio blog non sono più presente come lo ero un tempo pur curandolo con attenzione. Ma, ti dirò, va bene così.

  19. Apprezzare un talento per me non sugnifica idolatrare un drogato, alcolizzato, deviato, erc. Purtroppo specie in Italia si perdona tutto e si arriva a creare falsi miti, forse ora decaduti, come Corona e Balotelli, gente che non ha fatto un cazzo. Un altro esempio è Icardi dell’Inter fatto capitano. Io credo che dovremmo essere sempre in grado di scindere il giudizio del talento da quello dell’uomo e saper celebrare quando coincide il meglio dei due. Nelle forme espressive i disagi caratteriali e mentali, però, spesso consentono di liberare cose fuori dal comune, forse perché tali condizioni favoriscono l’andare fuori dagli schemi che è il metodo migliore per innovare, in qualsiasi campo.

    • esimio Papillon, io parlo di personaggi “spessi” capaci di scrivere pagine di storia nel loro settore e lasciare tracce indelebili del loro passaggio, in un simile scenario i tre tizi da te citati diventano cacchine di mosca. Maradona (un esempio) non si è solo prodotto in memorabili performance sul campo, è andato ben oltre, nei mondiali del 90 è riuscito a portare una intera popolazione (i Napoletani) a tifare contro la Nazionale Italiana, questa è vera idolatria, così come quella nei confronti di artisti deceduti da anni come Elvis, uno fra i tanti.

      sullo scindere non condivido, per me un pedofilo rimane tale e basta, un individuo laido e viscido pericoloso per la società, trovo del tutto irrilevante il fatto che sappia suonare, cantare, ballare, disegnare quadri meravigliosi, fare il quadruplo salto mortale da fermo o scrivere bellissimi libri. Non condivido nemmeno la teoria: “prendo di te ciò che mi emoziona e me ne frego se come persona sei una merda”.

      Sicuramente una mente stravolta può dar vita a intuizioni geniali ma così fosse più che di talento puro bisognerebbe parlare di talento alterato. L’innovazione dovrebbe nascere da alberi più sani, una innovazione contaminata genera innovazioni contaminate, comunque questo è argomento che riguarda settori specifici come ad esempio la musica. Non credo che l’architettura moderna o le innovazioni tecnologiche (giusto per capirci) nascano da alcol, droga e psicofarmaci

      Forse il punto più interessante è capire perché certi “artisti”, quando vengono travolti dalla depressione da successo, anziché curarsi per ripristinare gli equilibri scelgano il tunnel della devastazione, a volte fino alla morte

      • I nostri post sono vicini ma hanno prospettive differenti. Io parlo delle emozioni che certe gesta ci lasciano, a volte senza sapere chi è l’uomo che le ha compiute. Invece tu fai un analisi razionale che i più non fanno per ignoranza o per un certo tipo di atteggiamento politicizzato o influenzato da una certa contro cultura malavitosa o semplicemente dà superficialità. Ah, scindere non vuol dire perdonare! Maradona mi faceva incazzare da juventino ma godere come amante del calcio giocato. Come uomo l’ho sempre considerato un debole.

        • accidenti Papillon, sei Juventino… io sono un Torinese Granata da generazioni, nessun problema, non sono un antijuventino integralista, ho molti amici “gobbi”.

          questo tuo commento lo condivido, fare analisi razionali è l’humus di questo blog ma credo tu lo abbia capito da tempo.

  20. Hai ragione più hanno talento e più si coprono di bassezze come sapessero che a lor tutto è concesso. E del resto finiscono male, non hanno pace, mentre la massa continua ad apprezzare la loro valenza. Anch’io ti faccio gli auguri di buon anno in ritardo, ma non importa si è sempre in tempo.
    Un abbraccio e complimenti per il post
    Annamaria

  21. Eccomi qua caro Tads. Sempre stimolanti i tuoi post. Allora, questo scelto da te non è molto semplice come argomento. Tanti artisti, in qualunque campo, nel corso dei secoli hanno vissuto d’eccessi. Chi per devianze sessuali, chi per insicurezze di fondo, chi per insoddisfazioni personali, chi per instabilità emotive, ect. Si potrebbe parlare per ore di tutti quei grandi personaggi che nonostante ciò ci hanno regalato momenti di straordinaria bellezza. Di alcuni posso dire che mi hanno fatto pena, di altri sono rimasta scioccata, per altri ancora ho provato rabbia. Non riesco quindi a dare un giudizio che valga per tutti. Fermo restando che deploro vizi estremi di tipo sessuale , droghe, abuso d’alcol. il successo si sa non porta equilibrio, chi riesce a mantenerlo può solo avere da parte mia grande ammirazione. Ti abbraccio, felice d’essere tornata dalle tue parti caro Tads. Isabella

  22. Sai, subito leggendo il tuo post ho pensato no, l’arte non ha niente a che vedere con la persona, e mi venivano esempi tipo Masaccio o Christopher Marlowe o lo stesso Shakespeare (nel senso: a me interessano le cose che ha scritto, che le abbia scritte in realtà un tizio che si chiamava Mario Rossi mi interessa relativamente, al di là del fatto che se le scarne notizie sul signor Scuotilancia, di nazionalità britannica, fossero vere, il tizio avrebbe avuto comunque vari lati oscuri). Insomma, in alcuni casi come si dicevate anche nei commenti, se una cosa mi emoziona me ne frego del dietro le quinte. Poi ho pensato al mio post che tu stesso hai commentato, in cui parlo di una persona che in realtà ispira interamente il mio blog (e non solo). E di cui sono andata e sto andando a cercarmi la vita, i pensieri, le idee, i modi di pensare… per cui no, non me ne frego affatto. E ho pensato agli esempi che hai fatto tu, per cui in realtà capisco che no, almeno in certi casi il mio giudizio è influenzato da quello che penso della persona nel suo complesso. Posso apprezzare una canzone di Michael Jackson e persino un gol di Maradona (anche se il calcio mi emoziona molto meno della musica) ma il fatto di detestare i loro comportamenti incide in qualche modo. Semplicemente, credo che ci siano alcuni casi in cui un’opera è più facilmente scindibile da chi l’ha creata, non hai bisogno di idolatrare Dante come persona per amare il suo Inferno. In altri, l’opera e il creatore sono molto più legati, anche solo per il fatto che sono più vicini a noi (in termini di tempo ma anche di emozioni). E allora forse distinguere diventa più difficile.
    Che poi i media tendano a volte a giustificare di più i “ricchi e famosi” probabilmente è vero (ma non sempre in realtà, anche scavare nel torbido è una tendenza diffusa e anche il disprezzo pesante verso chi “in quanto” famoso sembra meno perdonabile).
    Nonostante tutto, anche da “fan sfegatata” cerco di non tralasciare le ombre, anche se non è facile perché quando in una persona ti rispecchi profondamente, le emozioni c’entrano eccome (scusa il commento fiume!)

    • per i commenti fiume non ci sono assolutamente problemi, è giusto esternare il proprio pensiero in modo approfondito.

      io penso tu abbia in qualche modo trovato la quadratura del cerchio, non amo gli integralismi e quindi condivido una saggia differenziazione, anche se, lo confesso, dovessi ritrovarmi obbligato a prendere una posizione netta opterei sicuramente per una valutazione totale persona/talento.

      se hai letto i commenti avrai notato che comunque rimane un punto di domanda, il talento ha bisogno realmente di additivi capaci di proiettare la mente in quel cosmo estraneo ai più?

      hai citato Shakespeare, pare che “il mercante di Venezia” sia un clamoroso plagio, testo scritto da un Italiano (non ricordo il nome) ben 200anni prima, niente di nuovo, ci indottrinano di balle da secoli. Tempo fa aprendo Google mi sono ritrovato di fronte a questa affermazione: “Voltaire non ha mai detto: «Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita perché tu lo possa dire». Pare sia una clamorosa bufala di una giornalista o scrittrice che ha sbagliato la traduzione. Ecco, questo aggiunge sale e pepe al post, ai talenti che si stravolgono dobbiamo aggiungerci quelli millantati.

      • Credo che un “vero” talento non abbia bisogno di additivi, anche se ci sono ambienti in cui circolano a livello della birra per i comuni mortali, immagino.
        Sul Mercante di Venezia non so, magari poi cerco qualche documento, certo la cultura italiana era diffusissima in tutta Europa e Shakespeare, chiunque fosse, ne era impregnato, ha attinto a piene mani da varie storie che circolavano, era pratica comune, può anche darsi che in qualche caso abbia anche “plagiato”, mi dispiacerebbe molto, diciamo che ecco, per lui “come autore” ho un’ammirazione sconfinata 🙂

        • ti dirò che non è affatto una teoria né una bufala, ho scoperto la cosa recentemente seguendo un programma culturale per altri motivi, se scavi sui motori di ricerca forse scoperchi la pentola, credo che la versione originale sia ambientata a Mestre

          • A una rapida occhiata ho trovato che “la trama riprende abbondantemente quella di una novella trecentesca”, non posso fare una ricerca approfondita su questo ma non mi pare ci siano dubbi che la tragedia teatrale sia in buona parte farina del sacco di Shakespeare, pur influenzata da tutta la cultura dell’epoca (compreso tra l’altro l’antisemitismo, per quanto attenuato). C’era anche un’altra opera inglese di Marlowe precedente sullo stesso tema che circolava e sicuramente, si dice, entrambi conoscevano la novella nella traduzione inglese di William Painter.

            • mi limito a dirti ciò che ho colto, pare che “il mercante di Venezia” sia un clamoroso plagio, indipendentemente dalle smussature di Shakespeare, di più non so. Non penso che i canali culturali della Rai sparino stupidaggini a casaccio, anche perché il testo originale dello scrittore Mestrino esiste. Sai, essere influenzati da una corrente è una cosa, far proprio in toto un testo scritto da altri secoli prima è altra roba. Comunque non credo che questo sminuisca il talento del drammaturgo Siculo/Britannico.

  23. Mi viene sempre in mente Pasolini quando faccio riflessioni come la tua.
    Sarà la nostra cultura che ci fa puntare il dito e giudicare, eppure tra chi ha praticato male ad un altro e chi ha praticato male a se stesso – droga o alcol – io riesco a biasimare solo il secondo.
    Posso accettare chi dolorosamente accetta lo stress e i torti della vita ubriacandosi e andando avanti, ma non chi si rivale su un altro cercando di farsi compatire.. non ci riesco. .

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