Universo femminile: “prendersi un cucciolo di cane è come scegliersi un marito… dovrà imparare a convivere con voi e con la società”…

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L’infelice concetto riportato nel titolo l’ha scritto Lina Sotis in un suo insulso libercolo pubblicato nel 1984, data niente affatto casuale, gli anni ’80 sono stati quelli in cui il post femminismo ha colato cemento sulle fondamenta della anelata “vendetta storica nei confronti del maschio”. Cemento “armato” da una sinistra fintamente progressista, direttrice che è andata via via degenerando fino a condizionare il linguaggio aggrappandosi ad astruse teorie del diritto. La GRANDE SVOLTA, un virus resistente a qualsivoglia vaccino che assolve le donne a prescindere e condanna gli uomini a prescindere.

Il President(E) della Camera Laura Boldrini, Statista di rara portata che nei secoli a venire occuperà interi capitoli nelle pagine della Storia (pregasi cogliere il palese sarcasmo), ha dato la stura a una nuova e indispensabile ferrovia espressiva, quella che porta nella stazione del niente ma un niente che appaga, cioè, secondo “essa” (la Boldrini) dovrebbe appagare. La valorizzazione delle donne non può non passare attraverso i cambi di desinenza e/o comunque la femminilizzazione dei termini, il tutto a costo di piombare nel pozzo della cacofonia da avanspettacolo. “Ministro-ministra, sindaco-sindaca, assessore-assessora, avvocato-avvocata, chef-cheffessa, idiota-idiotessa, manager-womanageressa (?)” e via sulla giostra della dabbenaggine… altro giro altra corsa. Ma la Boldrini si è resa conto che quelle da lei sparate non siano cazzate bensì “cazzatesse”??? Mezzo secolo di lotte femministe e sudate conquiste rese vane da un “uovo di Colombessa”, bastava cambiare vocale o aggiungere un “essa” per agguantare l’agognata parità su tutti i fronti. Che coglioni/coglionesse non averci pensato prima.

Una delle più subdole regole della comunicazione è stata mutuata, udite udite, dal pettegolezzo da portineria: “una bugia raccontata migliaia di volte diventa verità acclarata”, infatti al tramonto del 2016 ancora ci dicono che le donne siano economicamente discriminate nel mondo del lavoro, tanto per rafforzare la balla, in piena crisi, hanno pure speso quattrini pubblici per fare uno spot demente. Carta alla mano, in questo Paese, da decenni, non esiste NESSUN contratto Nazionale che a parità di livello, mansioni e anzianità di servizio, discrimina le donne in busta paga. Se parliamo del “nero” entriamo nella illegalità, illegalità che colpisce tutti, maschi, femmine, Italiani, stranieri, giovani e meno giovani. L’unico debole chiodo cui aggrapparsi è quello pensionistico ma… fin quando questo Paese aveva una parvenza di democrazia e di stato sociale, le donne venivano pensionate a 60anni e gli uomini a 65anni, sistema retributivo, quindi credo ci sia poco da opinare o sbraitare, cinque anni di attività lavorativa in più hanno un legittimo peso.

Forse la più pazzesca espressione maschilista travestita da conquista femminista è quel ridicolo “contentino” chiamato “quote rosa”, la negazione della meritocrazia. Ai cittadini interessano governanti/amministratori capaci e onesti, indipendentemente dal sesso di appartenenza, ma perché rinunciare, in nome di una legge stupida, a un governo di soli maschi o di sole femmine se composto da persone all’altezza del loro compito??? Nel caso non vi fossero donne capaci disponibili che si dovrebbe fare??? Reclutarle in discoteca??? Quale barile raschiare???

Frottole spaziali e discutibile creatività linguistica a parte, ciò che dovrebbe preoccupare le nuove generazioni sono le linee guida del famigerato pensiero “politically correct”, cervellotica lobotomizzazione di massa che anziché unire divide i generi, ovviamente discriminando i maschi. Nei giorni scorsi surfando sui siti di news mi sono imbattuto in una martellante notizia presente ovunque, lo scaldaletto provocato dalle confidenze notturne tra Stefano Bettarini e Clemente Russo, pare che l’ex calciatore abbia confidato al pugile di aver colto in flagranza adultera l’ex moglie Simona Ventura. L’ingenuo Napoletano si è lasciato sfuggire alcune considerazioni da spogliatoio macho, non solo, pare che subito dopo Bettarini gli abbia fatto un dettagliato elenco di tutte le donne famose che si è scopato (un vero Gentleman). Alla fine dei conti e dei marchesi, la produzione del GFvip ha deciso di squalificare Clemente Russo e graziare Bettarini, scelta quantomeno discutibile. Se la stessa cosa fosse avvenuta tra due donne… non sarebbe successo assolutamente niente, ovvio, se un uomo dice: “roba da ammazzarla”, istiga al femminicio, se una donna dice: “roba da ammazzarlo”, si becca applausi a scena aperta. E’ un esempio stupido solo in apparenza, in realtà la dice lunga, molto lunga, anche perché stiamo parlando di una boiata seguita da milioni di spettatori.

Quando si cerca di pilotare l’evoluzione culturale di una società basandosi sulla ipocrisia, si finisce col regredire diventandone vittime, l’evoluzione culturale di una società si fonda su un giusto e democratico equilibrio tra forma e sostanza nonché sul culto del rispetto, quello vero, nei confronti di OGNI essere umano. Privilegiare un genere perché vittima per secoli del maschilismo è una vendetta, non è una conquista sociale e nemmeno culturale. Trovo molto più pericolosa la perfida frase scritta da Lina Sotis che non la cameratesca battuta di Clemente Russo, un atleta che ha vinto una medaglia olimpica ed è da anni impegnato in prima fila per salvare i ragazzini Napoletani dalla strada. Lina Sotis ha passato la vita a deambulare da un salotto all’altro e non mi risulta abbia scolpito pietre miliari nel mondo intellettuale. In ogni caso, qualsiasi scrittore o giornalista maschio si permettesse di affermare o scrivere: “ prendersi una cagna cucciola è come scegliersi una moglie… dovrà imparare a convivere con voi e con la società”, verrebbe radiato da ogni albo e linciato, mediaticamente e magari pure fisicamente. Meditation please!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

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146 thoughts on “Universo femminile: “prendersi un cucciolo di cane è come scegliersi un marito… dovrà imparare a convivere con voi e con la società”…

  1. La penso allo stesso modo, forse riguardo allo spot si riferivano al privato, nel senso non che a pari livello ci siano discriminazioni. ma che a pari capacità magari un uomo lo assumono a un livello superiore di quello che avrebbero dato ad una donna….e questo purtroppo capita.
    Buona serata 🙂

    • se non ho preso un abbaglio… lo spot propone uno stipendio inferiore alla donna che ha lo stesso curriculum del candidato uomo, non mi risulta accada, anche perché nel privato la meritocrazia equivale a sopravvivenza nel mercato e magari pure allo sviluppo. sbaglierò ma lo spot in questione credo sia una boiata.

      buona serata anche a te 😉

  2. A questo punto mi domando: perché chiediamo al pescivendolo, mi dia della platessa? Usando cioè il femminile. E’ molto discriminante per la platessa maschio. 😀
    Oppure il maschio della platessa si chiama “plato”?
    Scioglimi questo dubbio che non mi fa dormire la notte.
    Ciao TADS.
    Nicola

    • ahahahahah… bella questa, “plato” mi piace 😀
      senti Nicola, lascia stare la platessa e mangiati il branzino che è pure più buono ma attento a non farti rifilare una branzinessa 😀 😀 😀

      ciao carissimo

  3. Tads che bello leggerti, bellissimo post, hai ragione in tutto e ormai le cazzatesse sono all’ordine del giorno, 🙂 un abbraccio grande, buona settimana, 😉

  4. Ho letto velocemente e mi soffermero’ meglio ad un’ora più consona…Ho sentito la.notizia stamattina o.ieri.mattina, appena sveglia e la prima cosa che ho pensato è stata: guarda come devono perdere tempo. La lingua parlata ha vita a sé e spesso crea neologismi azzeccati che assurgono a riconoscimenti ufficiali, ma se una.boldri ad ogni intervista si impunta e vuole essere chiamata ministra o presidentessa perdendo il filo dell’intervista…beh si commenta da sola. Certe sottolineature rafforzano solo il ridicolo di genere…

  5. Tre argomenti che mi fanno ribollire il sangue. L’ignoranza di chi non conosce il genere neutro e non parla dell’elettricisto o del dentisto. Le quote rosa e, non ultimo, il delirio del femminicidio, aggravato anche dall’orribile nome scelto.

  6. LE quote rosa hanno segnato l’inizio della fine dell’intelligenza , della meritocrazia e della democrazia . I risultati sono al governo abusivamente….. su donna Prassede meglio tacere… è permalosa oltre che inutile !

  7. Ritengo che una certa disciminazione femminile esista ancora nella società. Ciò detto, volerne pilotare l’evoluzione con sforzi linguistici o prese di posizione ideologiche peggiora la situazione invece di migliorarla. Mi vengono in mente i casi (qualcuno lo conosco direttamente) di ex mariti finiti per strada o quasi, dopo il divorzio, perchè legge e giurisprudenza assegnano tutto o quasi alla ex moglie, giustificandone ogni richiesta a prescidere da qualsiasi considerazione economica o di semplie buon senso.

    • dici bene, in occidente, non solo in Italia, tutte le leggi che regolamentano, separazioni, divorzi, affidamenti e casa… sono scritte al femminile.
      Il caso della ex moglie di Berlusca è emblematico, lei lo cornificava da tanti anni col caposcorta ma è riuscita a ottenere una tenuta, con annessa villa da nababbo e tre milioni di euro al mese netti. Certo lui non patisce, sono quei poveri disgraziati depredati e costretti alla fame da giudici sadici, magari femmine.

  8. Purtroppo finché esistono i femminicidi, l’uomo (inteso come maschio) deve solo vergognarsi e tecere.
    Detto questo, anch’io sono per la meritocrazia e non amo sentir parlare di quote rosa, ed anch’io provo aberrazione per l’uso di desinenze femminili (inesatte o inesistenti) su termini che non lo contentirebbero (sindachessa è un insulto).
    Riguardo la discriminazione lavorativa delle donne, esiste anche se non sotto l’egida del contratto nazionale di lavoro.
    Esistono molti casi in cui le donne si impegnano a NON rimanere incinte pena perdita del posto di lavoro. Questo mi sembra vergognoso. E spesso a parità di competenze e professionalità a fare carriera sono i maschietti, o al massimo donne che hanno rinunciato all’avere figli (o non ne possono avere o hanno più di 50 anni).

    • caro amico stavolta non condivido il tuo generalizzare, poiché io non ho ammazzato nessuna donna… non mi vergogno di niente e non ho problemi a tirar fuori la merda che appartiene all’universo femminile, sia chiaro. Nemmeno ho atteggiamenti di accondiscendenza, per me le donne sono come gli uomini, se valgono valgono, se non valgono un cazzo non valgono un cazzo.

      l’ho scritto nel post, a livello di contratti non vi è discriminazione, sul nero non vi è aggancio perché colpisce tutti, che gli uomini facciano carriera più delle donne è una cosa tutta da dimostrare, le donne sono presenti a qualsiasi livello. Se parli di donne discriminate sul lavoro devi documentare, esemplificare, rendere tangibile il concetto, altrimenti diventa un pensiero politico

      esisto titolari che cercano di evitare il costo della maternità, è vero, ma esistono anche donne che paiono sterili negli anni di precariato salvo poi rimanere incinte due mesi dopo essere state assunte a tempo indeterminato, certo è un loro diritto ma anche i titolari di impresa hanno il diritto di non farsi fregare, questa non è discriminazione. Comunque anche i maschi, quelli nati prima del 1987, hanno sempre avuto problemi a trovare lavoro prima della leva ma nessuno si è mai messo a fare casino.

      • Ciao.
        “Lavoro, la discriminazione femminile meno posti e stipendi più bassi del 21,4%” intitola Repubblica di qualche anno fa.
        http://www.repubblica.it/economia/2010/08/18/news/lavoro_stipendi_pi_bassi_per_le_donne-6357236/
        Dati Istat e Bankitalia (che non pubblicano dati a caso).
        Penso che sul Sole24Ore si possano trovare dati più recenti.
        Poi come dici giustamente tu non è corretto generalizzare, però secondo me in alcuni ambienti la donna è ancora discriminata.
        Altrettanto ovvio che un datore di lavoro debba fare i propri interessi. Io stesso, se dovessi assumere, sceglierei una donna in età fertile o un ragazzo pari età? Al 99% sceglierei il ragazzo.
        Ma non è che devo difendere le donne, lo sanno fare benissimo da sole.
        E’ solo una mia opinione o, come direbbero gli inglesi con un acronimo, IMHO.
        😉

        • esimio,
          mettiamola giù diversamente, che in uno Stato di 60milioni di abitanti vi siano sacche in cui si perpetrano discriminazioni e sfruttamento è assolutamente innegabile. Ciò che non condivido è la strumentalizzazione di tale sacche e il tentativo di generalizzare, parlo dei media. i dati non sempre corrispondono al vero, soprattutto quando si cerca di ideologizzarli.

          ti faccio un esempio, Napolitano nei suoi ultimi discorsi di fine anno ha sempre parlato della disoccupazione giovanile che va dai 15 ai 30 anni, bene. Nel Paese in cui lui era Presidente, vige da anni l’obbligatorietà scolastica fino al compimento del 16esimo anno, unica deroga a 15 sono i contratti di apprendistato… ergo… a 15anni o sei a scuola o sei a lavorare, invece a lui e ad altri faceva comodo infilare, impropriamente, anche i 15enni tra i disoccupati. Questa tecnica è usata anche per portare avanti la balla sulla discriminazione femminile nel mondo del lavoro.

          lo ripeterò fino alla noia, in uno Stato in cui non esistono contratti che discriminano le donne è errato parlare di discriminazione femminile sul lavoro. Quando si parla di stipendi più bassi del 21% bisognerebbe pubblicare due buste paga originali che lo dimostrino, altrimenti sono solo chiacchiere.

          perdona la mia verve ma io non ce l’ho con te, sei un interlocutore che stimo e apprezzo

          • TADS, io apprezzo il fatto che possiamo pensarla diversamente! Proprio perché so che a te piace interloquire mi sono permesso di esprimere il mio parere che può essere diverso dal tuo, ma non poi così tanto.
            In effetti i numeri vanno interpretati, e da ogni schieramento politico si fa a gara per leggerli come più fa comodo.
            Nessun problema, ciao!

  9. Spero di non andare fuori topic, però boh, io ogni volta che mi trovo coinvolto in questo tipo di discussioni provo un senso di disagio perchè di fatto non riesco mai ad approcciarmi alla conversazione in modo sereno.. tutti gli esempi sono veri così come lo sono il loro esatto opposto… provo a spiegarmi:

    qualche tempo fa è stato assunto un giovane ragazzo con cui divido l’ufficio.. è un bravo ragazzo, educato bene, tanto da apparire timido.. viene “preso per i fondelli” da buona parte dei suoi colleghi perchè prima di rispondere è solito ragionare e perchè cerca di fare quello che gli viene chiesto di fare.. ora fosse stato lui una donna si sarebbe parlato di “maschilismo” invece io trovo sia solo banale “stupidità”.

    Una nostra collega molto carina sbaglia di fare un calcolo per un lavoro, viene consegnato un documento sbagliato al cliente, subiamo una nota, il capo le fa notare l’errore, lei si scusa e tutto finisce li; tempo prima stessa situazione ad un altro collega che è stato cazziato in maniera pesante. Non si tratta di femminismo ma di scarsa professionalità del capo.

    Con questi due esempi non intendo sostenere niente di più del fatto che le discriminazioni sociali esistono con estremi tendenti all’assurdo da una parte e dall’altra, ci sono casi che superano limiti e confini ma in rarissimi casi si può pensare ad uno sblianciamento universale dei piatti della bilancia.

    Semplicemente esistono persone che non distinguono tra la vita da cazzaro e quella da persone responsabili e di valore… siano essi uomini o donne…

    • questa volta sottoscrivo ogni parola del tuo commento.
      Hai ragione su tutta la linea ma lasciami aggiungere un altro aspetto becero, l’accondiscendenza nei confronti delle donne è un blob che si espande ovunque, anche sui social e sui blog, le donne possono scrivere di tutto e di più nei confronti dei maschi, troveranno sempre qualche provolone colamelassa che darà loro ragione. Se tu ti azzardi a fare delle riflessioni da caserma sulle donne, ti ritrovi subissato da insulti e accuse. Adesso dimmi qual è il genere discriminato.

  10. a livello concettuale approvo e la penso come te, specie sulle quote rosa e sulle storpiature della lingua italiana. Per le pari opportunità quindi da oggi il pediatra si chiamerà pediatro!
    Il rispetto e l’uguaglianza si conquistano in altra maniera.
    Il sondaggio del gestal gap report del 2016 conferma la differenza di trattamento economico tra donne e uomini a parità di titoli e mansioni, in Italia e in Europa, roba di circa il 13% e questo è inaccettabile, anche se riguarda, immagino, soprattutto il settore privato. Nello stesso privato non si possono negare le maggiori difficoltà che incontra una donna in età fertile a trovare un lavoro. La carriera lavorativa di una donna, inoltre, non è esclusivamente commisurata alle sue capacità e alla sua cultura ma anche agli impegni e agli “ostacoli” familiari e sociali che incontra e che spesso determinano scelte sofferte.
    Ciao Tads,
    buona nuova settimana.
    Marirò

    • cara Marirò,

      questi sondaggi lasciano il tempo che trovano e si articolano su parametri di comodo, basti pensare alle pensioni, ti prego di essere comprensiva ma fin quando non vedo due buste paga di colleghi omologhi (m/f) in cui si evince una differenza retributiva… per me rimangono balle.
      Il privato è come il pubblico, se si viaggia in regola e nel rispetto delle leggi non vi sono differenze, se entriamo nella illegalità cambia il mondo.

      Comunque mi tolgo un sassolino dalla scarpa… qualora fosse vero che nella legalità le donne siano penalizzate a livello retributivo… i sindacalisti meriterebbero la forca pubblica.

  11. Interessantissimo! La parità dei sessi non esiste. La questiona riguarda i diritti umani, e quelli sono uguali per tutti. Si dovrebbe cominciare a dare valore alle differenze, che sono sane e naturali e belle e creative. Io per altro credo che nello specifico del settore lavorativo moderno/borghese il problema stia altrove. Ovviamente oggi uomini e donne fanno praticamente le stesse cose, diversamente dal passato prossimo remoto e antico, ed è cominciata una competizione. A mio modo di vedere…anche se ci sto ancora pensando…gli uomini sono più solidali fra di loro. Noi donne umane non conosciamo più il senso del branco e stiamo sempre lì a dirci e darci dei consigli. Il nostro comportamento è individuale e basato sulla seduzione. Spero di non essere fraintesa. E’ il motivo però delle nostre difficoltà. Solo di fronte a questioni universali facciamo coorte perché in gioco la salvaguardia della specie. Per trovare davvero un ruolo riconosciuto le donne e gli uomini dovrebbero riprendersi la loro identità naturale e accettare le proprie caratteristiche di genere.

    • insomma, hai fatto una eccellente summa… condivido in toto,
      la parità dei sessi non esisterà mai sul fronte comportamentale ma esiste ed esisterà su quello dei diritti.
      Le donne non fanno “branco” perché pervase da un ingestibile spirito di competizione, più tra loro che con gli uomini, se ti scavalca un collega maschio ti girano le balle “10”, se ti scavalca una collega femmina ti girano “100”.
      Tranquilla che non ti fraintendo, tutt’altro, le donne, soprattutto se di aspetto gradevole, prima o poi tentano sempre di risolvere le situazioni coi tacchi a spillo e la gonnellina, magari senza fare concessioni fisiche.
      Io sono a favore, da sempre, alla evidenziazione e alla valorizzazione delle diversità tra i generi ma sono contrario, da sempre, alla ipocrisia interpretativa.

  12. Riletto questo bellissimo post ricco di spunti di riflessione. Mi preme sottolineare questo tuo passaggio:

    “Quando si cerca di pilotare l’evoluzione culturale di una società basandosi sulla ipocrisia, si finisce col regredire diventandone vittime, l’evoluzione culturale di una società si fonda su un giusto e democratico equilibrio tra forma e sostanza nonché sul culto del rispetto, quello vero, nei confronti di OGNI essere umano”

    che trovo essre il fulcro sui cui si impernia tutto l’argomentare, perchè è proprio nel categorizzare che si creano limiti e barriere.

    Ci sono persone che sono convinte di essere all’avanguardia nell’affermazione di diritti mentre agiscono in modo del tutto contrario all’affermazione stessa. La Boldrini è una di queste: nella sua ostinazione si ravvede il fondo del conservatorismo benpensante che ha bisogno di puntualizzare inutili passaggi i quali evidenziano solamente quanto sia arretrata la sua posizione nel contesto sociale (anche se non mi sento di escludere del tutto una strumentalizzazione degli argomenti usati).

    La discriminazione non passa attraverso la definizione verbale del genere che sia femminile maschile o omosessuale, come non lo passa il razzismo e ogni altra forma di fobia sociale, il vero passaggio è nel non accorgersi che ci sia questa “differenza” cosa che permette di valutare una persona in quanto persona e non in quanto appartenente ad un genere o ad una categoria.

    • cara Marta,
      ovviamente condivido in pieno la tua riflessione, ni permetto solo di aggiungere un paio di righe, forse il pensiero politically correct è semplicemente il tappeto sotto il quale nascondere la magagne. Come dire: “sappiamo benissimo che nelle realtà territoriali i gay continuano a essere chiamati froci, i rom zingari e i neri negri, poiché non siamo capaci di insegnare la cultura del rispetto, imponiamo una nuova terminologia bandendo quella vecchia”. Non cambia niente ma quelli come la Boldrini pensano di aver fatto balzi evolutivi.

  13. Ciao Tads, ho letto l’articolo e tutti i commenti. Boldrini a parte, che per le indecenze che spara andrebbe ibernata, direi che più o meno tutti hanno espresso un’opinione comune: la discriminazione va combattuta perchè di fatto siamo tutti uguali. Per quanto mi riguarda non dovrebbe esistere alcuna dinamica di maschilismo o femminismo, ma purtroppo c’è ed è un dato di fatto. Il perchè esiste è di facile diagnosi: totale mancanza di principi, educazione e rispetto. Per non parlare del cuore.La razza umana da tempo sta perdendo punti, è molto più equilibrato il mondo animale.
    Non ho ricette miracolose per migliorare l’insieme, ma se le famiglie non modificano l’atteggiamento educativo che hanno con i figli, il futuro della nostra società lo vedo come un enorme boomerang.Solo in una crescita sana che prevede il recupero della vera identità di ognuno di noi si cela il segreto per una parità dei diritti umani.
    Ciao:-)

    • ciao Stefania,
      non posso far altro che condividere il tuo pensiero ma qui non è in discussione la parità dei diritti, intesa come conquista delle donne, quella la si è socialmente raggiunta da tempo, qui è in discussione un pensiero strisciante e indottrinante che punta a una gestione di comodo della suddetta parità, discriminando l’universo maschile. Per dirla in breve, le donne hanno raggiunto la parità dei diritti ma adesso pretendo di “educare” i maschi a loro uso e consumo, come fosse stato stilato un decalogo comportamentale discriminante, l’esempio dello scandaletto non l’ho messo lì a caso. Se una donna e un uomo “inciampano”… l’uomo viene sempre condannato e la donna sempre assolta e/o comunque giustificata e compresa. Ecco, tanto per capirci, non sono diritti di natura pratica, è una forma mentis condizionante che alla lunga destabilizza gli assetti sociali, magari anche con derive spiacevoli.

      • Avevo compreso. Per quello ho parlato di educazione e identità. E’ giusto che le famiglie crescano i figli liberi da forme mentis cronicizzate e si vada vedo un’evoluzione di pensiero libero da zavorre e consuetudini.

        • perfetto 😉
          quando si uscirà dalle perverse logiche della competizione e della millantata superiorità, unica strada la cultura del rispetto e la valorizzazione delle differenze senza creare pulpiti né fasulle classifiche, vivremo in un mondo migliore.

  14. La cacofonia prende sempre più piede e la massa si adegua, quanto mi dà fastidio il termine maschile trasformato al femminile nelle cariche istituzionali, comunque ci ridiamo su e andiamo avanti. Le donne hanno fatto passi da gigante nel mondo del lavoro e per far ciò si sono impegnate maggiormente, hanno dato il massimo, e in alcune situazioni ancora sono costrette a lavorare maggiormente per dimostrare che possono essere al pari dell’uomo. Per le buste paga non ci sono differenze, ognuno percepisce il dovuto secondo il contratto di lavoro, ma la donna sposata con figli ha difficoltà ad essere assunta: è un problema; come la donna in età fertile che poi potrebbe mettersi in maternità, so di donne alle quali è stata fatta la domanda se nei suoi progetti ci fosse stato quello di avere un figlio. Per il resto, condivido l’uomo deve fare attenzioni a molte cose e non è giusto dovrebbe esserci parità su tutti i fronti.
    Un articolo accattivante e molto ben scritto, quando l’ironia di qualità diventa arte.
    un saluto affettuoso
    annamaria

    • carissima Annamaria,
      sono d’accordo con te se parliamo di problematiche quotidiane, certo la donna che è anche moglie e mamma lavora il doppio , sicuramente, in alcuni ambiti è costretta a fare di più per mettersi alla pari. Ciò che non accetto sono le bugie sul fronte retributivo, balle che non portano a niente se non a una aggiunta discordia.

      ti ringrazio per i tuoi apprezzamenti, sempre graditi

      buona serata

  15. Accidenti che discussione! L’eterna lotta tra il maschile e il femminile, che poi, diciamoci la verità, questa non è altro che una lotta di potere celata, appunto, dal politically correct. Quante scuse e giustificazioni, panegiri etimologici, cavalieri d’altri tempi spuntati come funghi che non danno a Cleopatra quel che le spetta.

    Sì TADS hai ragione, le donne hanno raggiunto la parità, in italiano il maschile è neutro e dire giornalista o giornalaio è la stessa cosa.
    Quindi io, da donna, mi arrabbio, e dico col cavolo che sono quisquilie, è una questione fondamentale.

    L’altro giorno ero a colloquio con una donna che è generale dell’esercito olandese, e che raccontava dei problemi linguistici dei militari in Europa (sì, ai festival linguistici da queste parti si parla di queste cose) e al ritorno sul treno pensavo: 1) in Italia un aperitivo del genere è fantapolitica 2) non so nemmeno se esiste la parola “generalessa” perché temo che in Italia nessuna donna arrivi a quel rango della gerarchi militare.

    E ancora, mi domando: se una variante linguistica per te è sensata è culturale, sennò è “ideologica”. Fai un elenco di cazzatesse, ma non di “ideologia” (cioè discorso su ciò che si vede, sulle immagini), e ne dai un’accezione negativa. Il che è lontano dall’etimo, e vicino allo stereotipo odierno per cui non me ne volere se penso “uuuh, che brutto essere ideologici”.

    L’ho già scritto a qualcuno che ha commentato il mio post a cui fai riferimento. Ma perché si continua a tirare in ballo la Boldrini. Lei, a parte sposare la causa della Crusca per il femminile dei nomi di professione non ancora consolidati (ministra, assessora, ingegnera, ecc.) ha solo chiesto di venire chiamata LA presidente. “presidenta” se l’è inventato un giornalista in malafede, controllare su Google per credere, ma ovviamente piace così tanto poter sputare su qualcuno che nessuno ha pensato di controllare cosa avesse veramente detto la Boldrini a quel convegno famoso. Comunque: né Crusca né nessun altro sano di mente ha mai pensato di proporre “presidenta”, “dottora” o “professora” o simili. Sono tutti termini che a) non hanno bisogno di essere declinati e b) e c) sono già in uso da così tanto tempo che cambiarli non avrebbe nessun senso.
    Cercare di cambiare ciò che è già stabilmente e da tempo presente in una lingua è una battaglia contro i mulini a vento. “Avvocata” è proprio sul crinale, “sindachessa” era usato nel senso di “moglie del sindaco”, in presenza di neoformazioni meglio preferire la forma a suffisso zero.

    http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/nomi-professionali-femminili (non come soluzione, ma come processo in fieri. tutt’altro che accettato, ma qui serve a mera dimostrazione che è una discussione che va avanti letteralmente da decenni)
    Perché, dunque, tentare in qualsiasi modo di convincerti del contrario? Più che mai in questo contesto, quello degli usi linguistici, saranno il tempo e le persone a dirci chi di noi due avrà ragione sul lungo termine. Possiamo quindi continuare questo confronto tra boh, trent’anni.

    Scusami il wall of text 🙂

    • cercherò di essere sintetico,

      in effetti le cazzatesse a livello terminologico della Boldrini non mi impressionano più di tanto, diciamo che ritengo concettualmente “stupidO” un Presidente della Camera che in un periodo di 5.000 sbarchi al giorno si permette di dichiarare: “non esiste una emergenza immigrati”. Quando spari minchiate su cose serie, diventa dura prenderti sul serio nelle lande frivole.

      quando accusi me di essermi tenuto fuori da concetti ideologici e di sguazzare negli stereotipi (io?), mi dimostri di non aver colto l’essenza del post, un post molto più ideologico di quanto tu possa immaginare o di quanto tu abbia capito. Io mi esprimo per metafore, sono di estrazione sofista, ogni concetto che scrivo nasconde un messaggio subliminale.

      tu hai tutto il diritto di esprimere favorevoli opinioni sulle “esse” o sulle desinenze, forse per te è questione fondamentale, per me no, come ho scritto, le evoluzioni culturali passano attraverso valli concettuali ben più profonde e significative.

      non nascondiamoci dietro un piccolo dito, la superficialità non paga mai nel lungo termine a livello sociale, sono palliativi aleatori, se non erro sei laureata, tu pensi veramente che il progresso civile debba passare attraverso desinenze??? io credo di no, non solo, penso pure che queste cazzatesse rallentino il già lento percorso.

  16. No no, lungi da ma accusarti TADS, non è mio stile. Più che altro ho cercato di decontestualizzare/contestualizzare ciò che penso essere alla base dell’approccio vis-à-vis a certi argomenti che, come ho già scritto, possiamo verificarne il resultato solo tra un po’ di anni, un bel po’ di anni.

  17. Hai iniziato così bene e sei caduto nella banalità del gf chesi che buona parte degli italiani lo segue.. ma bisogna anche parlare di cose intelligenti ehehrhehehheege vah beh cmq mi sono piegata in due dalle risate quabdo ho letto dello chef.. e si che da me la frase “che ffessa” esiste davvero ahhahahaha ma è come dare della stolta ad una donna ahahahahahahahahahaha e allorra scusami ma ancora me la rido un pochino ahahahahahahahahahaha

  18. Il classico “le leggi ci sono, basta farle rispettare” mai venne meglio, non è vero? 🙂 Francamente anche io sono per la meritocrazia e non me ne frega niente se chi merita è donna, uomo, bianco, di colore, dei suoi gusti sessuali, della sua età e via dicendo.
    Una barcata di stupidaggini che rischiano di far peggio, altro che proteggere una “classe sfavorita”.

    … mmm… i cani però no, non mettiamoli in mezzo!! Di base loro sono decisamente superiori! 😀
    http://www.wolfghost.com

  19. Caro T,
    è che la donna, in nome dell’emancipazione, assomiglia sempre più all’uomo ed ha dimenticato la sua femminilità che si afferma nella sua sensibilità nel comprendere le emozioni e nella vera accoglienza.
    sì, certo (!), pari diritti e pari doveri,
    ma senza dimenticare le peculiarità della donna, che altri non è che l’altra metà del cielo.
    snaturare se stesse è la più grande cavolata che sta facendo la donna moderna.
    questa corsa cinica ad assomigliare sempre più all’uomo dove la porterà?
    le donne stanno subendo un processo di alterazione come accade ad alcuni alimenti modificati dove non gusti più il sapore autentico; questo processo viene chiamato “Progresso”.
    io penso, in verità, che la donna possieda la forza interiore, l’uomo quella esteriore.
    la forza della donna è la debolezza dell’uomo, la forza dell’uomo è la debolezza della donna.
    si stanno perdendo e dimenticando i veri “sapori” delle differenze in nome di un’eguaglianza che sta portando a squilibri pazzeschi e che si ripercuotono in una società sempre più alla deriva.
    sono le differenze a rendere forte una comunità.

    ti passo questo link

    L

    • hai perfettamente ragione, non solo, la donna tende a imitare gli aspetti peggiori dell’uomo

      “la forza della donna è la debolezza dell’uomo, la forza dell’uomo è la debolezza della donna.”
      non so se sia proprio così ma questa frase mi è piaciuta molto

  20. Questo post ha suscitato un vespaio, ma tirando le somme di tutto cio che si è detto , la donna in tanti anni di lotte per conquistarsi il suo spazio, con lo studio , l’intelligenza e perché no, anche la gonnella e i tacchi a spillo, ha fatto molti passi avanti, resta pur sempre più debole, perché chiusa in casa con un uomo, sia pur il marito , il compagno, il capo o un ladro di passaggio, sia che si chiami assessora, avvocata, sindaca o dottora ha sempre la peggio, le donne soccombono alla brutalità, si parla sempre di femminicidi, quando sarebbe allora più opportuno parlare di omicidi in generale, ma gli uomini si uccidono tra loro e soprattutto uccidono le donne, raramente si sente di una donna che uccide il marito o un’altra donna e quando ci riesce è perché usa la sua intelligenza in modo perverso riuscendo a battere la forza bruta. La nostra società è stata sempre un po’ maschilista e ha approfittato delle donne in tutti i sensi, ma se diamo uno sguardo intorno, tutte le civiltà hanno sempre pensato alla donna come la costola di Adamo, oggi che la donna capace è riuscita a farsi spazio nel mondo maschile, non importa come viene chiamata, io mi pregerei di essere chiamata con un nome maschile, segno di un valore che per troppo tempo è appartenuto solo agli uomini, piuttosto che farmi attribuire termini cacofonici e ridicoli.
    Cari saluti,
    Maria

    • buongiorno Maria,
      quello del femminicio è argomento spinoso che ho ritenuto opportuno lasciar fuori da questo post, la donna è certamente più debole sul piano fisico ma, come storia e cronaca ci insegnano, se vuole ammazzare qualcuno riesce farlo tranquillamente.

      a me interessa evidenziare e approfondire alcuni aspetti della gestione della parità raggiunta, magari anche capire per quale ragione si debba adottare il doppiopesismo sulla valutazione di comportamenti discutibili, qui noto che le donne nicchiano.

      cari saluti anche a te

  21. sarà un po’ sempliciotto, un po’ riduttivo… non so ma quando si parla di maschile/femminile c’è sempre “vs” tra i due che secondo me sposta il discorso su pianeti da guerriglia che poco sento “miei”… mi pare ci sia sempre una sorta di prevaricazione che mi pare poco utile i9n termini di avvicinamento ad una possibile soluzione…

  22. In ‘Etica della Differenza Sessuale’ (1985), Luce Irigaray cerca di delineare le forme simboliche di un linguaggio che sia fedele all’esperienza delle donne
    Luce Irigara, classe 1930 (lo dico solo per mio promemoria) e una filosofa, psicoanalista e linguista e da sempre si è interessata di studiare e analizzare le problematiche relative al linguaggio che esplicita soprattutto nel saggio ‘Parlare non è mai neutro’ dove sostiene che “Una donna deve poter parlare di sé senza passare necessariamente attraverso l’immaginario maschile” esemplificando sindaca vs sindaco e via discorrendo.
    Quote rosa: personalmente sono contraria ma bisogna pur che tu ammetta che a parità di condizioni e capacità per qualsivoglia lavoro (che nn sia il ricamo, e qui gli uomini potrebbero parlare di discriminante) si assume il maschio : non partorisce, non è soggetto a crisi mestruali, e mentre la moglie cucina o si occupa del figlio con la diarrea, Lui può fare gli straordinari.

    In altri tempi in Italia ho portuto provare sulla mia pelle la discriminante di essere madre single o di ricevere attenzioni e ammiccamenti poco graditi. Vale anche per gli uomini ma facciamo un attimo i conti prima..

    La Boldrini non sarà una grande cima né una statista ma altri masculi altrettanto inutili si sono trovati a sedere al suo posto. Dunque tornando alle Quote e ai singoli QI per nn fare torti 50 e 50.

    Russo e Bettarini, tu stesso (e me ne meraviglio assai) riconosci che sono chiacchiere da Bar! Ma bar di bassa lega dove ancora la donna è considerata una tacca al pisello (scoparsela o meno lui ‘se la canta e se la sona’ apprescindere).

    Veniamo alla frase detta da Russo – poliziotto senza macchia e senza paura che vive a suo dire in un mondo di femmine e che è amico carissimo di molti ‘recchiuncelli’, ‘una donna che tradisce la devi ammazzare nel letto’ . Beeello!
    Ho aperto a caso La Repubblica di oggi e ti confesso che pensavo/speravo di dovere andare indietro di parecchi giorni ma leggo – oggi per ieri –

    “Sant’Antimo – UCCIDE la moglie in auto con un colpo di pistola… I due erano in fase di separazione…”

    MI sai dire tu qual è la percentuale? A occhio direi che a uccidere e soprattutto per questioni di cuore siano soprattutto i maschi che tradiscono e si separano eccome ma raramente vengono ammazzati.

    Dunque non è questione di essere benpensanti o femminucce piagnucolose ma un elenco da sciupa femmine e l’esrtazione, da bar! A ammazzare la donna traditrice direi che sarebbe opportuno NON passasse neppure come goliardata perché il solo pensarla denota una misoginia culturale di fondo, un sessismo radicato dove l’uomo che fa l’elenco della spesa è un figo e la donna anche a parità una mignotta.

    Adesso mi scusa io sono anche logorroica e sono andata a ruota libera perché non ho il tuo tes(ticol)o sotto mano, non me ne vogliate.

    sheradituttodipiùunacheilGFViplohaguradatoxchèsegnatipologienienteaffattoestinte

    ps mi era sfuggita la demenzialità della Sotis: a parte il termine obsoleto e offensivo per chi ci crede ‘marito’ per il mio cane è un impegno maggiore e contrariamente al cosìdetto marito il cane è davvero ‘per sempre’
    https://sherazade2011.files.wordpress.com/2015/12/bidyhmzimaa-zp2.jpg?w=963&h=722&crop=1

    • ma che bello, la Shera è venuta a elargirci la sua saggezza 🙂

      la prima parte del tuo post la ignoro perché amo i pensieri propri e non le citazioni, sai, secondo me, chi si aggrappa alle citazioni non ha niente di interessante da dire. E’ un po’ come voler rafforzare, impalcare un pensiero debole

      hai scritto:
      “Russo e Bettarini, tu stesso (e me ne meraviglio assai) riconosci che sono chiacchiere da Bar! Ma bar di bassa lega dove ancora la donna è considerata una tacca al pisello (scoparsela o meno lui ‘se la canta e se la sona’ apprescindere).”

      io mi meraviglio assai di questa TUA considerazione ipocritamente snob, pari essere una donna chiusa in un eremo esistenziale… dalla pettinatrice, dall’estetista, dalla manicurista, dalla massaggiatrice, con le amiche… avrai mica la pretesa di farci credere che in simili contesti le donne non si avventurino a confidenze da serva??? Penserai mica di convincerci che il pettegolezzo non ti appartenga??? Maddai.

      se vuoi fare la parte della intellettuale della situazione rispondi in modo concreto e credibile a una domanda precisa: “perché esiste un doppiopesismo sulle valutazioni dei comportamenti discutibili posti in essere da uomini e donne?”

      • caro TADS perfortuna che io apprezzo la tua sottile ironia provocatoria.
        Io NON mi appello a citazioni ma tento ‘saggiamente’ di leggere, capire e fare miei dei ragionamenti che mi calzano… a volte anche i tuoi. Non mi sento un pappagallo.
        Tra i miei pettegolezzi in salotto e quelli dei due maschioni c’è una piccola differenza i suddetti erano e dovevano ricordare di essere monitorati h24!!! E come ben saprai in camera da letto tutto è concesso purchè condiviso ma in Tivvù non tutto è lecito condividere.
        Più che la parte mi piacerebbe esserlo intellettuale ma purtroppo resto una buona lettrice che a volte riesce a cucinare delle sue idee 😉
        sheradevotamentesempresuanchenell’assenza

          • Nessun regalo.
            “perché esiste un doppiopesismo sulle valutazioni dei comportamenti discutibili posti in essere da uomini e donne?”
            Avrei potuto obiettare con formulazioni più o meno ‘dotte’ che avresti rigettato tutte e nn l’ho fatto ma una notizia mi ha riportato a una buona ragione ovvero che fino all’ 81 in Italia esisteva per gli uomini ‘traditi’ che uccidevano la propria( tà) moglie le attenuanti del ‘ delitto d’onore ‘ che azzeravano pressocchè la pena.
            Ora, a quanto pare il giovane Russo, baldo pugile inquadrato nell’Arma, zuzzerollone da Bar ci ha confermato che nell’immaginario e troppo spesso ancora nei fatti, i comportamenti ‘discutibili’ (o ritenuti tali per paranoie tutte maschili) di una donna possono ancora essere oggetto di condanna esemplare come la morte… o molto più softly con l’acido muriatico.. e resto in Italia.
            Scusami se nn rileggo, e cestina tutto se vuoi.

            sheramicicontrappostimassaimenodiquelchesembra

            • non è nel mio stile cestinare, ancor meno concetti che condivido, io credo sia opportuno scendere dal piedistallo interpretativo pilotato e abbracciare un minimo di realismo. Esiste una sostanziale differenza tra il contestualizzare e lo strumentalizzare a proprio uso e consumo. Io ero già adulto, cioè, grandicello quando è stato abolito il delitto d’onore, studentello che ha applaudito alla notizia. Ciò non mi toglie la saggezza di comprendere una frase sparata ad minchiam in una situazione goliardica. Se non ho capito male sei donna matura con un vissuto alle spalle, quindi non ti verrà difficile fare dei dovuti distinguo. Io non sto qui a difendere Clemente Russo, sono qui a chiedermi perché si calchi la mano su una battuta, battuta che qualora fosse stata espressa da una donna non avrebbe suscitato altro che ilarità. Giusto per capirci… Geppi Cucciari in un suo monologo a Zelig ha esordito dicendo testualmente: “per capire l’uomo bisogna conoscere il maiale”, tutti a ridere e applaudire, se un cabarettista maschio dovesse presentarsi sul palco di Zelig a dire: “per capire la donna bisogna conoscere la scrofa”, si ritroverebbe in un mare di merda e dovrebbe cercarsi un lavoro. Ma perché???

              • Tads
                ancora nn mi faccio capire? Le donne in Italia (qui mi fermo) vengono ammazzate un giorno sì e l’altro quasi a casa come nelle discoteche, che te la diano o meno.
                IL mio vissuto mi fa dire che a New York nel garage sono stata ‘sbattuta’ sul cofano di una macchina ma sono viva. Devo continuare?
                Suvvia! Anche solo parlare di ammazzamenti è orripilante.

                • allora… te lo scrivo in stampatello…

                  SPIEGAMI PERCHE’ ALLE DONNE VIENE CONCESSO DI INSULTARE GLI UOMINI PUBBLICAMENTE E INVECE AGLI UOMINI NON VENGONO CONCESSE BATTUTE GOLIARDICHE AL PUNTO DA SCOMODARE MINISTRI

                  forse non te ne sei accorta ma questo non è un post sul femminicidio, facile aggrapparsi ai rami comodi

  23. Come al solito tanti spunti di riflessione sotto un unico cappello e come al solito mi trovi quasi d’accordo su tutto. No, stavolta senza quasi che è po’ diverso dal solito!
    Quell’esempio apparentemente stupido sul femminicidio la dice lunga non solo per il seguito che ha il programma ma, a mio avviso, per quella spesso inutile esigenza di etichettare, classificare, personalizzare, porre in un contesto ciò che non ha bisogno di essere contestualizzato: un femminicidio è un omidicio, un ministro donna è un ministro, un Bettarini è un coglione, senza troppi giri di parole.

    • caro Topper,
      a parte il condividere il tuo commento ho la sensazione, così, a pelle, che tutto questo polverone sia stato sollevato soprattutto per far passare in secondo piano l’elemento scatenante, cioè che la Ventura si scopasse gli amanti nel talamo coniugale.

        • questo non lo so perché non ho assistito al dialogo, ho solo raccolto in giro la notizia sulla squalifica affibbiata a Clemente Russo e ho approfondito ma tralasciando la “lista”

          perdonami ma distogliere l’attenzione sul tradimento è un brutto segnale, fosse successo il contrario le battute sarebbero state ignorate per lasciar spazio ai vari… stronzo, bastardo, puttaniere, maschilista fallocrate, e via con tutto il campionario.

    • ma quale onore… sono un uomo felice, lo SCRITTORE più ILLUMINATO d’Italia si è degnato di venire a commentare sul mio umile blog…

      GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE, GRAZIE

      non so come esprimerti la mia gioia, mi hai guarito dalla stipsi

      ps: io non banno i commenti scomodi come fai tu, sappi cazzaro che la melassa effimera prima o poi finisce sempre, dammi una esclusiva, quale sarà il tuo prossimo nick dopo che sarai riuscito a sputtanarti pure con questo?

      • Prego Tads! Il mio prossimo Nick? Ma no, io imiterò te, starò qui per altri 5 o 6 anni a scrivere post che non legge nessuno, senza cambiarlo mai il nick, se mi devo sputtanare, voglio farlo in grande stile 😉

        • hai ragione, i miei post non li legge nessuno 😀 😀 😀

          e comunque, anche non li leggesse nessuno veramente, per me non cambierebbe niente, io non ho bigiotteria letteraria da piazzare

          magari inizia a non leggerli più tu, manifesta un minimo di coerenza, se non vieni a commentare più in questo blog nessuno si taglierà le vene, fidati.

          ps. non mi pare tu abbia un seguito da guinness ma di ciò poco mi cale.

          tante belle cose cazzaro

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