Evoluzione negativa della specie, cilicio 2.0

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Il discusso e discutibile (anche lessicalmente e semanticamente) detto: “vivere da malati per morire da sani”, in atavico conflitto con le logiche dei gaudenti, ha da anni specchiato un nuovo acerrimo nemico, l’evoluzione trendy dell’autoflagellazione e del rifiuto di se stessi socialmente cassato. Questa new entry ha sdoganato viscerali e segrete paranoie trasformandole in improbabili performance circensi periferiche, apoteosi del concetto “borderline”, percorso spianato da una branca della psicologia che non punta alla demolizione delle “macerie” bensì alla palese valorizzazione delle medesime, mission impossible.

Nell’era in cui fummo studentelli col grembiulino e i fiocchetti ci insegnarono la famigerata “prova del 9”, è sufficiente adattarla e applicarla ad alcune tendenze contemporanee per meglio capire i risvolti degli integralismi esistenziali.

La salute è un bene primario ma è da boccaloni pensare di ingabbiarla in regimi alimentari fatti di privazioni da eremita e attività fisiche degne di Sparta, evviva il tanto odiato ozio (per chi crede… ci fu un momento in cui anche Dio decise di riposarsi). Lungi da me creare una trincea anti… “prova del 9”, se, come per incanto, domattina diventassimo tutti vegani, ci estingueremmo nel giro di un anno, probabilmente meno. Il veganesimo è stato inventato dalle multinazionali della soia adottando l’iper collaudato principio base del marketing applicato: “se non riesci a convincere il popolo sulle qualità del tuo prodotto, trasformalo in filosofia di vita”, i latini la chiamavano “captatio benevolentiae” ma forse bisognerebbe parlare di “dialettica eristica”. Esistono poi igienisti e salutisti, niente da opinare fin quando non si sviluppano fobie nei confronti di tutto ciò che teoricamente potrebbe essere dannoso: “ non stringo la mano a nessuno per evitare microbi, non bacio nessuno per evitare batteri, pulisco casa e automobile in continuazione, non vado nei bagni dei locali pubblici, ecc. ecc.”. C’è chi compra le sigarette a stecche, chi le birre a casse e chi riempie il baule di Mastro Lindo. Scrivendo questo capoverso mi è tornata in mente una vecchia barza, un tipo si reca dal medico: “Dottore, voglio una medicina che mi faccia campare in salute fino a cento anni, “bella richiesta, mi dica, lei fuma?”, “assolutamente no Dottore”, “beve?”, “sono astemio totale”, “si droga?”, “mai, neanche una canna”, mangia con ingordigia?”, “ma per carità, sono vegano minimalista”, “fa tanto sesso?”, “ma si figuri, quella è la strada più facile per contrarre laide malattie”, “mi scusi Signor paziente, posso farle una domanda?”, “mi dica Dottore”, “ma per quale cazzo di motivo lei dovrebbe campare cent’anni?”.

Doveroso dedicare un minimo di attenzione ai gaudenti, soggetti che hanno personalizzato a proprio uso e consumo lo slogan mussoliniano: “meglio un giorno da leone che…”, ogni mente pensante si è ritrovata, prima o poi, a porsi l’amletico quesito: “meglio rischiare di crepare prima e spassarsela o meglio rinunciare a piaceri e stravizi sperando di crepare il più tardi possibile?”. Tradotto in termini filosofici è un po’ come chiedersi se nella tomba sia meglio portarsi rimorsi o rimpianti, William Blake sosteneva: “la strada degli eccessi porta al palazzo della saggezza” (ammesso ci si arrivi), a fargli da eco George Bernard Shaw: “le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare”. Corollario… il mondo degli artisti e dei maestri del pensiero, antichi, rinascimentali e moderni, menti illuminate che curavano e curano tutt’ora “ernie al cervello” con “vizi”, “vizietti” e “additivi”. Nonostante l’ipocrisia cristallizzata nei riti da corridoio, quella che discerne la genialità dalla “demenza spurgo”, pochezza intellettuale tutt’altro che endemica.

Nella ouverture del post ho parlato di autoflagellazione e di rifiuto di se stessi, problematiche massicce mutate in cospicuo business creatore di mostri relegati a mere e inguardabili funzioni decorative, mi riferisco a tatuaggi, piercing, dilatazioni e chirurgia estetica estrema. Non vi è nulla di deprecabile in un tatuaggio, in un orecchino piazzato da qualche parte (i piercing sul glande e sulle grandi labbra evocano una fusione ben lontana dalle concezioni di Einstein) e nemmeno in una correzione estetica nel caso la natura fosse stata taccagna. Le perplessità nascono nel vedere corpi trasformati da capo a piedi in pinacoteche, ferramenta dinamiche o addirittura resi somaticamente somiglianti ad animali, per non parlare poi degli inserimenti sottocutanei di materiali sintetici, occhi e lingue colorate, denti da vampiro e via discorrendo. Per divenire “fenomeni” degni di nota (si fa per dire), occorre sottoporsi a innumerevoli, costosissime e dolorosissime sedute, in alcuni casi si praticano vere e proprie mutilazioni/menomazioni. Errato pensare che gli adepti a tale martirio siano prevalentemente sfigati/e che intraprendono anomali percorsi per emergere dalla insignificanza sociale. Per quanto possa stranire, anche le strafiche e gli strafichi rischiano di essere risucchiati nel vortice della “non accettazione di se stessi”. Non intendo sparare pistolotti sulla società avariata, nemmeno sulla manipolazione delle masse frutto di un collassato sistema di acculturamento, ciò che spinge ad accanirsi drasticamente sul proprio corpo è sempre e solo una anemia psicologica.

Per quanto possa apparire banale, credo che miliardi di individui, maschi e femmine, quotidianamente optino per un accettabile ibrido, cioè una vita più o meno sana/regolare con segmenti trasgressivi o trash. Fino a quando siamo noi a gestire piaceri/vezzi va tutto bene, nel momento in cui sono loro a prendere il sopravvento si trasformano in “dipendenze” schiavizzanti. Sia chiaro, si diventa schiavi di tutte le scelte integraliste, salutismo, veganesimo, svacco a oltranza, palestra intensiva, tattoo e piercing a manetta o pokémon go, trattasi sempre e comunque di “cilicio 2.0”.

Tullio Antimo da Scruovolo

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154 thoughts on “Evoluzione negativa della specie, cilicio 2.0

  1. Sei un saggista! E nel doppio senso della parola.
    Per citare l’ennesimo aforisma, o proverbio: “il giusto sta sempre nel mezzo”. Non cito chi l’ha inventato, non lo so, ma sono sempre d’accordo con lui, chiunque esso sia.
    Comunque io approvo la filosofia vegetariana, e secondo me è la più giusta e motivata anche se adoro i salumi e per colpa loro sgarro.
    Ciao Todds, i tuoi post sono interessanti anche se generalizzi molto.

  2. Ho due tatuaggi, piccoli e ben nascosti e sto seriamente pensando di farmene un terzo.
    Nessuno prima d’ora mi aveva mai detto di essere anemica psicologicamente, ma da domani giuro che comincio una cura di ferro! ☺
    Ciao Tads, bello (ri)leggerti.

  3. Il problema è sempre la mancanza di equilibrio: se mi piace avere un corpo tonico niente di male, se rinuncio a qualsiasi cosa per allenarmi no bene; i tatuaggi sono belli, se nn riesco a farne a meno c è un problema. Per tanti alla base alla fin fine è un problema di dismorfismo, molti si concentrano su un ideale perché è un qualcosa che gli da forza. Sono/siamo frutto di una società sempre più squilibrata.

    • se ho capito bene concordo col tuo pensiero, in fondo ogni scelta radicale è comunque dovuta a un bisogno di appartenenza, è anche un modo per non stagnare nella solitudine

        • vivo con un sorriso questa tua simpatica provocazione, puoi considerarmi un romanticone quanto ti pare se la cosa ti allieta, però sappi che con una simile affermazione confessi a me e ai miei lettori affezionati che di quanto ho scritto hai letto ben poco. Non c’è niente più distante da me del romanticismo e dei sentimentalismi. Tanto per capirci, io non credo nell’esistenza dell’amore, dell’anima e nemmeno della coscienza, ecco… adesso se hai tempo voglia spiegami dove alberga la vena romantica in questo post analitico che punta la lente su alcune tendenze sociali, forse non hai neanche letto il post ma non importa.

          • L’ho letto tutto, dall’inizio alla fine, e sono assolutamente concorde con ogni singola parola. Non prendertela, era una provocazione in relazione all’assenza, alla totale mancanza di valori della società moderna, soprattutto tra i giovani. Perché i valori ti garantiscono un’identità, l’esser invece un consumatore asettico e antisettico come ti vogliono, ti rende schiavo dell’identità che non conosce, paradossalmente, semplicità. Su.

  4. Ottima analisi, che condivido, splendidamente sintetizzata nell’ultimo paragrafo. Bentornato Tads. A proposito di tatuaggi, proprio oggi ho incontrato in metro un tale difficilmente identificabile: era una via di mezzo tra una carta geografica e la parete di un cesso pubblico.

  5. Ciao Zio, che bello leggerti nella prima domenica di settembre… Io credo di rientrare nell’aforisma “in media stat virtus”, perchè non si sa mai… E’ giusto godere, ma nei limiti. E’ giusto guardarsi, ma nei limiti… Palestra a casa, mangiare onnivoro, sigaretta una alla sera, qualche sfizio di vanità che non costi troppo… Poi giustamente, essendo cristiana credo che il mio modo di vivere verrà giudicato nel prosieguo, e se i vizietti sono peccati, non sta a me decidere… Non esprimo giudizi su nulla, il mio parere su chi fa del proprio corpo ciò che vuole lo tengo ben nascosto, basta che ogni tanto mi si lasci mettere lo smalto alle unghie, il kajal agli occhi ed un filo di lucido sulle labbra… E’ tanto?

    Da piccola avevo l’idea di esportare chirurgicamente un neo che ho sul collo. Lo trovavo brutto, ed inoltre quel neo servì a beccarmi l’appellativo di “Bruno Vespa” affibbiato dai compagni di classe (che poi chi me lo affibbiò era un tipo molto discutibile). Poi scoprii che lo aveva la Caterina Balivo e a chi di dovere piaceva lì dov’era. C’ho ripensato ed ora lo lascio con fierezza al suo posto. Senza quello non sarei Aida!

  6. Ciaooo Tads, bentornato da queste parti!
    Congratulazioni per la pubblicazione (bianca?! uhmmm, non ci credo 😉 ). Articolo da liked al cubo. Il guaio sta anche nella comunicazione sociale (e criminale) studiata ad arte che si sposa con la fragilità e l’insicurezza dei più.
    Hai sentito l’ultima sul colesterolo, ad esempio? Il ministero della salute sta abbassando il limite della normalità a 100. Titoloni, quindi, su tutti i giornali e allarme generale.Ne ho parlato con un amico medico proprio ieri in riva al mare e la sua risposta è stata: “tranquilla, devono vendere più statine”. Fucilazioni di massa! Idem l’industria della moda-anoressica, delle lobby vegane, dello sport anabolizzante, delle industrie cosmetiche e della tv con le Barbie, e i Ken. Etc, etc…
    Discorso lungo.
    Occhio aperto alla salute, sicuramente, e anche occhiolino a qualche piacere che, alla facciazza di tutto e tutti, manteniamo con gaiezza.

    Marirò

        • Scusa, odio la tastiera di questo tablet! Scrive sola, pensa sola, invia sola!!! Dicevo che noi siciliani siamo bravi con le alterazioni. Alteriamo , nel bene e nel male, anche il territorio che invadiamo coi nostri (anche obbligati)spostamenti .

          • direi di sì, lo dice pure la storia, pensa che qui a Torino nel periodo in cui vi è stata la malavita organizzata, anni 70/80, comandava il clan dei Catanesi.

            comunque credo che i grandi spostamenti di massa esportino positività e negatività, questo in tutto il mondo

            • Eh, siamo briganti e brigantesse! La Storia dice anche altro. Vabbè… sorvoliamo. Ora, a Torino vi siete…come dire …equiparati?
              Mi spiace per il Salone del Libro; iniziavo a pensare di portare i miei alunni, ma …

              • mannò dai, è stato un periodo buio per Torino, oltre al clan dei fratelli Miano ci sono state le BR e altri merdai, per fortuna poi le cose si sono risolte, oddio, non mancano i delinquenti ma pare che questa sia diventata una delle città più vivibili d’Europa.

                se porti i tuoi scolaretti al salone del libro fai un affare, è un evento di caratura mondiale, organizzati e portali pure al museo dell’automobile, è unico, rimarranno estasiati, anche tu se ti piacciono le auto

                appro… nei prossimi giorni ti arriverà una mail, finalmente ho tempo e testa per onorare l’impegno preso 😉

                  • da quando non c’è più la fiat è tornata a essere la città di una volta, una monumentale città della cultura, siamo pieni di musei, grazie alle olimpiadi del 2006 Torino è entrata nei circuiti turistici internazionali, vale la pena visitarla.

    • ciao Marirò, è un piacere riaverti qui, credici che quello è un libro bianco veramente, mi piaceva l’idea di proporre un libro in cui ognuno ha la possibilità di leggervi gli eccessi della varia umanità.

      è dal boom economico degli anni ’60 che il mondo, in particolare quello occidentale, è pedissequamente sottoposto a tentativi di lobotomizzazione, come scrissi già in altre occasioni, il meccanismo è abbastanza semplice. prima si creano ad arte le esigenze e poi arriva l’offerta per soddisfarle, ci cadiamo tutti, prima o poi. Ho vissuto senza telefonino fino a 40anni, adesso se lo dimentico a casa torno indietro a prenderlo

      mi lascia sgomento il punto di non ritorno a livello di manipolazione del corpo

  7. Io penso che ognuno faccia pure il cavolo che gli pare, basta che non sia dannoso per gli altri, dove per dannoso è da intendersi in una scala che va da “rompicoglioni” a “pericolo pubblico”.

    Il problema è che l’adepto del cilicio 2.0 si sente investito molto spesso della necessità o sacro compito di cilizzare (e non civilizzare) anche il prossimo

    • ecco… bravo… ognuno ha il diritto di fare quel che gli pare però, come giustamente dici, fin quando non si mette a shakerare l’altrui apparato riproduttivo, purtroppo spesso gli integralisti si sentono “missionari” a caccia di nuovi individui da catechizzare

  8. Ognuno di noi passa momenti della vita da integralista.
    Lo sa perfettamente chi fuma, e magari cerca di smettere, chi si mette a dieta, chi trova illuminazioni religiose, chi si fionda nella lettura o si iscrive a qualche club (dal bridge agli scacchi).
    Poi magari passa.

  9. Cilicio 2.0. Perfetto. E’ esattamente ciò che pensavo anch’io: una sorta di subconscia autopunizione, nell’illusione di meritarsi così un qualcosa, o il desiderio di dare un senso all’esistenza sentendosi in missione per qualcosa.
    Comunque meglio così, piuttosto che arruolarsi nell’isis.
    Io dico sempre che ognuno può scegliere di buttare la vita come preferisce, basta che non obblighi anche me a buttare la mia vita come vuole lui.
    Ho il timore che un giorno (spero molto lontano) certe ideologie diventino legge, come per l’aborto e per l’uso degli animali a scopo scientifico.
    Temo che un giorno sarà vietato dalla legge il cibarsi di agnelli, per esempio (quella rompipalle di Vittoria Brambilla ce la sta mettendo tutta!).
    Poi sarà la volta della carne di maiale, grazie anche ai musulmani (o agli italiani che non riescono a vivere senza farsi i cazzi degli altri).
    Legalizzeranno la cannabis, ma il salame lo dovrò comprare al mercato nero.

  10. Ecco qui:
    ha infatti presentato la proposta di legge numero 2854 sul “Riconoscimento dei conigli quali animali di affezione nonché divieto della vendita e del consumo delle loro carni e dell’utilizzazione delle loro pelli e pellicce a fini commerciali” nella quale si prevede che “chiunque allevi, esporti, importi, sfrutti economicamente o detenga, trasporti, ceda o riceva a qualunque titolo conigli al fine della macellazione, o commercializzi le loro carni sia punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con l’ammenda da 1.000 a 5.000 euro per ciascun animale
    http://www.rovigoindiretta.it/rubrica/conigliette-da-compagnia-si-maiali-no-le-discriminazioni-culinarie-dellonorevole-brambilla/

  11. Ogni epoca e ogni società ha i suoi standard e i suoi miti, a cui chi può (e anche chi non può) cerca di adeguarsi. Tecnologia e soldi hanno solo aumentato le possibilità. Siamo creature sociali nel più e nel meno, tutti liberi e liberamente omologati a un gruppo.

  12. Hai perfettamente ragione….. In ogni caso questo “cilicio 2.0” sta creando delle nuove figure professionali, possibilità di lavoro in più…… E ciò non guasta mai 😉

  13. Bel post e bentornato!
    Per vivere bene penso sia necessario non infliggere a se stessi cilici vari dovuti a dipendenze da questa o quella mania…,già di obblighi ce ne sono tanti!
    Come scrivi nel concludere l’articolo va bene finché siamo noi a decidere cosa fare senza diventare schiavi della moda del momento…
    Buona serata😀😀😀

    ,

  14. Buongiorno, Tads, mi mancavano i tuoi scritti così arguti, ironici e sarcastici nel giusto, non come quel sarcasmo vignettistico alla Charlie. Bene, detto questo, sono completamente d’accordo con te, detesto le esasperazioni che mortificano, io ho il voltastomaco quando mi passano accanto super tatuati con le creste. E’ vero in ogni epoca i giovani provocano con esasperati comportamenti, ma oggi vi sono adulti imbecilli che fanno cartine geografiche dei loro corpi, altro che crisi! E poi queste strane manie gastronomiche che tirano l’acqua al loro mulino, mangiare sano ci sta, ma con attenzione alla provenienza, alla qualità e alla moderazione.
    Mi è piaciuta molto quella del dottore e paziente.
    Ciao, alla prossima.
    un abbraccio
    annamaria

  15. Ho cenato con una porzione (da ristorante dunque mini) di Persico al forno…due bicchieri di Gavi.. dolcetti della nonna.
    domani un pranzo fuori porta… mens sana scapestrata, quanto al corpore sarà quel che sarà. Diete e dietologi la religione del nuovo millennio.
    Sheragoodnight

  16. Caro Tads come promesso eccomi qua. Il tuo post mi è piaciuto molto sai? Allora diciamo prima di tutto che credo sia molto importante mantenere in tutte le cose un certo equilibrio. Perché cambiare radicalmente le abitudini carnivore dell’uomo che da sempre si nutre di carne? Non discuto i gusti, ognuno può mangiare ciò che più gradisce, ma non comprendo il divenire vegano ad esempio o vegetariano. Non potrebbe esistere una via di mezzo? Mi sembra tutto un atteggiamento, una moda. Così come i tatuaggi che permettimi di dire non gradisco affatto. Siamo uomini o serpenti ? Detesto vedere corpi orrendamente ricoperti da tatuaggi , nessun pezzetto di pelle lasciato scoperto. Non ne vedo il senso. Forse potrei accettarne uno piccolissimo , ma il perché di tutto ciò sono convinta tu l’abbia spiegato bene : non accettarsi per quello che si è, seguire la moda, insicurezza. E’ una società la nostra che trovo stia andando molto alla deriva e questo mi dispiace molto. Grazie caro Tads. E’ un piacere tu sia tornato. Un abbraccio. Isabella

  17. Io non sono nemmeno sicuro che solo le scelte drastiche, perché drastiche sono, ci rendano schiavi. Cioè al giorno d’oggi, alla velocità con cui cambia la società e il nostro modo di essere, dove sta il limite tra l’ordinario e l’estremo? Un tatuaggio vale quanto cento tatuaggi? Non credo. E due, magari grandi? Non lo so, davvero. Il confine però non è così netto o almeno per tutti. Soprattutto, anche le scelte non integraliste non nascondono spesso un’imposizione esterna? E’ difficile essere totalmente liberi da condizionamenti. Anche un singolo tatuaggio può denotare una scelta estrema per chi non li ama e non ne ha mai avuti, mentre invece chi ne ha cento ne farà un altro ancora perché per lui è naturale.

    • insomma… le scelte integraliste sono schiavizzanti per logica applicata, il concetto di libertà è sì aleatorio ma non così tanto. Il limite tra l’ordinario e l’estremo è facilmente individuabile, vi sono religioni che impediscono te trasfusioni di sangue, vi sono stili di vita particolarmente debilitanti, mutilarsi parti del corpo o stravolgerlo completamente, ecc. ecc.

      io non mi riferisco a chi si fa un tatuaggio oppure due o tre, mi riferisco a coloro che scelgono di ricoprirsi dalla testa ai piedi, fatti un giretto su Google immagini, ovviamente sono scelte individuali ma quando si trasformano in tendenze la questione diventa sociale.

      • Ho capito meglio cosa intendi. E invitandomi ad un giretto su Google evidentemente non ti riferisci a quello che già oggi possiamo vedere ogni giorno camminando per strada. L’estremo a cui ti riferisci è molto più in là del mio. Perché per me anche un paio di tette rifatte verso una sesta misura, se pesi 40 kg, è estremo, così come un solo piccolo tatuaggio sul viso rispetto all’intero corpo. Il ragionamento di fondo però non fa una piega, più andiamo avanti e più queste tendenze rischiano di diventare roba ordinaria.

        • caro amico, non posso far altro che condividere il tuo dire, le mammelle rifatte non mi piacciono, a prescindere dal peso e dalla misura, così come non mi piace la chirurgia estetica in generale, seppur con i dovuti distinguo.

      • no, nemmeno io, ma a volte ci si illude di poterci trovar rifugio, sia esso per più o meno tempo.. più o meno illusorio.. oppure si pensa di aggirare il problema aggirando parte della nostra mente… non so se ho reso l’idea che avevo in testa ma è una pura supposizione…

        • rispetto il tuo pensiero ma non credo sia questa la spinta motivazionale, le scelte estreme sono sempre frutto di un iter psicologico pressato dall’inconscio, assenza di valori e bisogno di palesare la propria esistenza fanno il resto

          • io lo vedo simile a quanto hai descritto… nel senso che “l’assenza di valori” che hai giustamente citato porta alla noia… alla noia della vita.. al non avere o riuscire a trovare interessi, un senso, un qualcosa da fare che a sua volta induce alla ricerca di qualcosa di diverso, di forte che a volte porta verso liti estremi o particolari… ecco, questo per dire che non vedo le due versioni contrapposte ma diverse per leggere sfumature, ma è sempre un idea eh..

            • ma certo Erik, siamo più o meno sulla stessa sponda, ciò che tu chiami noia io lo chiamo appiattimento sociale, nebbie esistenziali, per dirla in volgo… visto che nessuno mi caca faccio qualcosa che non può essere ignorato oppure mi integro in un gruppo “anti”

              • dal commento precedente mi sembravano descritte come due strade distinte per questo ho precisato.. ad ogni modo anche fossero viste come distinte non ci sarebbe stato alcun problema.. 🙂 in definitiva “la gente non sta bene”… 🙂

                • forse il concetto più interessante da sviscerare è quello della non accettazione di se stessi

                  ps: Erik, hai ripreso a non linkarti, devi compilare bene la finestra

                  • in realtà io sto rispondendo dalle notifiche del lettore di worpress, quindi dev’essere nelle impostazioni di quel servizio che c’è qualcosa che si perde.. perchè da qui non c’è nessun link da mettere…

  18. la continua necessità di sentirsi parte di qualcosa e troppo spesso il bisogno di “farsi sentire/vedere” al di sopra degli altri ( sembrano atteggiamenti opposti ma poi se li guardi bene sono piuttosto simili) porta l’essere umano ad eccessi inutili…
    Si confonde l’idea di essere originali con quella di Essere ( e in quanto unici siamo ovviamente originali)
    buona serata
    Tati

  19. è un modus operandi consolidato da anni, entrare in un “gruppo” per poi divenirne leader, come dire… prima mi omologo a una scuola di pensiero poi cerco di diventarne protagonista. Comunque qui più che all’essere siamo all’apparire

    buona serata anche a te e benvenuta

  20. Bé, sei per la “via di mezzo” che predicava il Buddha, insomma 🙂 La cosa strana è che tale via di mezzo, la via della… normalità diciamo, non è affatto facile da seguire: è molto più facile tagliare del tutto che limitarsi. Di solito chi “può”, eccede 🙂 Chiedere a chi è costretto a seguire una qualunque dieta (non necessariamente alimentare) per avere conferma.
    E poi chi definisce cos’è la normalità? Non è forse la media dei comportamenti delle masse? E che la strada delle masse sia quella corretta… è davvero sicuro? 😐 🙂 E allora come facciamo noi a dire cosa è davvero giusto e cos’è sbagliato? Guardo sempre con sospetto chi è sicuro della risposta 🙂
    Un tempo, molti anni fa, avevo preso l’abitudine a dare consigli, niente di straordinario intendiamoci, cose semplici, “regole” di buon senso che a me sembravano scontate. Ma un giorno mi sono detto: “… e se sbaglio e per colpa mia ‘sto qua fa una cavolata che gli rovina la vita?” 😮 Inutile dirti che ho smesso.
    Per questo personalmente sono – ovviamente esclusi i comportamenti lesivi per sé stessi e, soprattutto, per gli altri – per il “vivi e lascia vivere”, o, detto in maniera meno fine, “che ognuno faccia quel che ca… gli pare!” 🙂
    http://www.wolfghost.com

    • ciao carissimo, hai scritto:
      “E poi chi definisce cos’è la normalità? Non è forse la media dei comportamenti delle masse? E che la strada delle masse sia quella corretta… è davvero sicuro?”

      secondo te è normale che una coppia di vegani integralisti neghi al figlioletto il latte materno???

      secondo te è normale sottoporsi a 120 interventi chirurgici per assomigliare alla barbie???

      secondo te è normale farsi mozzare naso e orecchie per assomigliare a un doberman???

      • Certo, su questi tre esempi estremi, come darti torto? 🙂
        Però non è nemmeno sano ingozzarsi di cibo, eppure la maggioranza di noi lo fa, tanto che riteniamo “normalità” mangiarsi antipasto, primo, secondo, contorno, dolce, frutta, caffé e ammazzacaffé magari ogni santo giorno. Non è costruttivo vedere programmi spazzatura e stare ore e ore davanti alla TV come zombie, eppure la maggioranza lo fa e viene ritenuta normale. Non è cosa buona irridere il prossimo non appena si gira, cercare di “farsi” il partner altrui, ammazzare animali per divertimento, sparare giudizi su tutto e chiunque. Ma tutte queste cose sono “nella norma”, tanto che viene visto come “strano” o fuori dal mondo chi non lo fa’.
        Sicuramente sai che potrei continuare tutta la notte a citarti idiozie che nella nostra società sono ritenute “normali”. E’ vero, è molto facile allontanarsi dagli estremismi, ma globalmente l’avvelenamento della nostra “normalità” è capace di fare danni ben maggiori. E in fondo è probabile che gli estremismi nascano proprio come esasperazione o reazione alla percezione di un modo di vivere che ha più di qualcosa che non va’.
        Lungi da me “giustificare” gli estremismi, sia chiaro. Ma fermarsi a questi indicandoli come il male del mondo rischia di distogliere dai problemi principali che sono tali perché globalmente molto più numerosi, invasivi e distruttivi 🙂

        Scusa, mi capita ormai così di rado di esprimermi su post interessanti che a volte mi faccio “prendere” e scrivo a ruota libera, sicuramente sono andato fuori tema e probabilmente appare che non sia d’accordo con il contenuto “generale” del post, non è così, è solo un… aggiungere ciò che mi andava di aggiungere 🙂
        http://www.wolfghost.com

        • hai fatto bene ad aggiungere ciò che ti andava di aggiungere, tra l’altro cose che condivido in pieno, il punto fermo è un altro, esiste una differenza sostanziale tra le derive sociali (modus vivendi) e le scelte integraliste. Non farti para sul fuori tema, qui nessuno ti contesterà contravvenzioni 😉

  21. Più di 140 commenti sono troppi da leggere , mi annoierei da morire ma suppongo già che qualcuno abbia puntato il dito criticando qui e là le tue parole che a me , tanto per essere la tua solita noiosa fan, sono sembrate geniali . Sull’ anemia psicologica poi , ho riso da morire .
    Bello .

    • tranquilla, non è obbligatorio leggere i commenti, quelli che puntano il dito criticando stanno ben lontano da questo blog, ho il vaffanculo facile. Carissima e mai noiosa fan ti ringrazio per il geniale

  22. TADS carissimo, io sono bravissima, resisto a tutto ma non alle tentazioni culinarie. Non ci riesco proprio! Sono schiava della cioccolata (no Nutella) e il bello è che non mi sento in colpa. E poi la soia fa proprio schifo! Però sono fortunata, ho un metabolismo che brucia tutti i miei peccati. Piercing e tatuaggi? Se potessi andrei in giro senza vestiti, perché coprirsi di manifesti e altre robe? Sui genitali? Ahiahiahi che male!

    • Buongiorno Suzie, ti capisco perfettamente, ho anche io un metabolismo da struzzo, vero, la soia fa proprio schifo e poi come dicevano i Francesi… “La joie de vivre” consiste nel mettersi nel piatto e nel letto ciò che si desidera… mica fessi, altro che piercing 😀

  23. Mi pare che il tuo post debba necessariamente scindersi in due passaggi….che poi tu li abbia voluti abbinare come specchio dei tempi o perchè ritieni che vadano a braccetto…me lo dirai
    se intendi che il trait d’ union sia sfuggire alla normalità a tutti i costi, l’abbinamento ci potrebbe anche stare… ciò detto, come sempre, in medio stat virtus.
    e se, ancora, farsi un tatuaggio che, magari, ha pure un significato intrinseco, è un gesto di caratterizzazione del sè , ricoprirsene il corpo è autolesionismo e neppure tanto gradevole a guardarsi, almeno per me… tutte le altre manifestazioni estreme, che vanno dai piercing agli interventi cosiddetti estetici, sono manifestazioni di insoddisfazione e non accettazione di chi pensa, che attraverso le manipolazioni del corpo, si possa raggiungere una sicurezza che dovrebbe venire da percorsi interiori diversi, lì dove il corpo possa farsi strumento del cambiamento e non pagare le conseguenze di un malessere emotivo.

    Ho il mio tatuaggino e sto pensando di farne un altro, ma qui mi fermerò…e degli orecchini non riesco a farne a meno.

    Per quanto riguarda l’alimentazione non mi trovi d’accordo. Sono tendenzialmente e naturalmente vegetariana e provo una grande soddisfazione nel cibo vegetale, la carne e il pesce, pur mangiandoli qualche volta, mi provocano un senso di repulsione.

    Con questo voglio dire che forse sì, adesso è molto trendy essere vegetariani, vegani o quant’altro, ma c’è anche chi naturalmente è portato a scegliere certi cibi invece che altri e lo ha sempre fatto con soddisfazione del gusto.

    Si crede che ogni corpo debba necessariamente sottostare a regole prestabilite da “esperti” che spesso parlano del nulla e fanno danni, ma mai come adesso ci si è resi conto di come ogni individuo reagisca in modo diverso alle sostanze che ingerisce.

    Ogni tanto discuto con mio figlio, che è più “integralista” di me nelle regole alimentari… ma sarà per età, sarà per abitudini pregresse, sarà per indole, ogni tanto ho bisogno di trasgredire con cibi peccaminosi, che per me sono al massimo una mozzarella di bufala o dei cioccolatini….

    Evoluzione negativa della specie? Non direi…solo cambiamento, che, se autentico, si consoliderà, se pilotato andrà scemando con le generazioni successive.
    Ci sono due strade da seguire…ascoltare, informarsi, conoscere e rapportare a sé stessi attuando un attento monitoraggio delle reazioni del proprio corpo, tanto da inserire i necessari aggiustamenti, oppure introiettare passivamente i messaggi manipolatori e continuare a ingerire soia (esempio) solo perché si dice che fa bene (che poi non è vero…bisogna andarci cauti)
    Alla prossima 
    M_

    • considero questo tuo commento un assist che mi dà l’opportunità di chiarire alcuni passaggi/concetti…

      il “martirio” alimentare e quello del corpo non possono e non devono essere scissi, sul piano filosofico il tormento interiore e quello esteriore sono fratellastri figli della stessa madre. Il bisogno di uscire dalla normalità, l’auto espiazione e la necessità di emergere dalla massa nella consapevolezza di essere privi di qualsivoglia talento, sono frutti della stessa pianta malata, la non accettazione di se stessi

      nel post parlo di VEGANESIMO radicale, optare per un regime alimentare vegetariano magari, come ho scritto nell’ultimo capoverso, con periodiche trasgressioni, non è assolutamente una scelta integralista. In questo Paese (anche in altri) fino al boom economico la carne era pasto per ricchi, il popolo era vegetariano per povertà, il desiderio di addentare un pezzo di carne si realizzava a natale, pasqua oppure in un provvidenziale invito a un pranzo di nozze

      le mode e le tendenze estreme non sono MAI evolutive e nemmeno passeggere, di generazione in generazione peggiorano. Negli anni ’60 è nata la “beat generation”, un innocuo movimento di ribellione che però ha dato il via alla degenerazione progressiva come droga, alcool, violenza e la creazione di “gruppi di appartenenza” sempre più estremi

      invero avrei dovuto parlare anche del martirio mentale provocato dalla dipendenza dal web e dalla tecnologia, ho scientemente scelto di bypassare per non scrivere un post interminabile e per non ripetere cose già dette e scritte fino alla nausea

      un caro saluto

  24. Pezzo ricco di spunti, con il quale concordo. Mi ha fatto pensare che cercare risposte all’esterno di noi stessi, tramite totem e feticci di ogni genere, mi fa temere che dentro ci sia il vuoto.

  25. bella la barza… 😀 d’altronde, è sempre così, chi non riesce ad essere se stesso si sottopone al martirio che la società gli propone, e a volte si passa da un eccesso a l’eccesso opposto. In questi anni multimediali poi, tutto è vissuto in relazione con una realtà virtuale che sinceramente mi spaventa: più dei vegani, più dei piercingzzati, più dei tattooati… Oppure siamo noi che invecchiamo senza sapere il motivo dei nuovi divertimenti

    • bentornato egregio,
      come ho già detto a qualcuno in questo post manca, oltre al martirio alimentare e quello fisico, il martirio mentale creato dalla rete e dalla tecnologia, tuttavia credo sia giusto fare un distinguo. La dipendenza dalla rete e dalla tecnologia è stata inizialmente provocata dalla innovazione, dalla novità, dalla curiosità e via andando, nella fase attuale (i nativi digitali) da un abuso degli strumenti, ci sono bimbetti a due anni già giocano con lo smart. Insomma, se quando nasci nella culla ti mettono l’i-phone è più che normale che tu cresca con una dipendenza dalla rete. Credo che decidere, da adulti, di intraprendere strade estreme, sia cosa ben diversa, comunque ciò che spaventa te spaventa anche me.

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