Il “food fetish”…

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Il primo vagito mediatico emesso dal neonato terzo millennio, obbrobri planetari a parte, è stato di matrice culinaria, vagito ormai trasformatosi in pedissequo, ossessionante, tedioso schiamazzo. E’ sufficiente smanettare sul telecomando per imbattersi, h24, in programmi di ricette e/o competizioni tra aspiranti “chef”, presunti tali e scafati marpioni della pignatta. Slow food, fast food, street food e varie ed eventuali, sono diventati una perpetua grandine di elaborazioni e linee alimentari. Saper cucinare è una gran bella cosa ma imparare a fare la trippa coi fagioli, la peperonata o l’impepata di cozze alle sei del mattino… è roba da conati.

Spadellare con maestria è indubbiamente “arte” ma anche una non casuale manipolazione della natura, frenetica ricerca che rincorre ingredienti, sapori, abbinamenti, colori, forme ed estro decorativo, insomma, ogni piatto deve trasformarsi in una installazione degna del MOMA. Inevitabile l’approdo a pittoresche definizioni “idiomatiche”, se i bidelli sono diventati “operatori scolastici” e gli spazzini “operatori ecologici”… ecco che un semplice passato di verdura si muta in “vellutata d’autunno”, i piselli non si frullano, si “emulsionano”, il soffritto non si frigge, lo si fa “sudare” (chi non suderebbe nell’olio bollente?). “Oggi lo “chef” vi propone una ricettina semplicissima composta da ingredienti facilmente reperibili. Dunque… procuratevi un filetto di manzo Olandese di 18 mesi allevato all’aperto, tre grammi di sale dell’Himalaya, quattro grani di pepe bianco del Tagikistan, due peperoncini Rocoto del Perù, un bicchiere di vino bianco South Eastern Australia, 76 grammi di burro di arachidi della California, 29 fagioli Cileni e un pugno di riso rigorosamente Vietnamita”. Maaaaa… pane e mortadella no???

“Sesso & cibo” sono da sempre una accoppiata vincente, non solo per via di quella galeotta cenetta a lume di candela considerata propedeutica, indispensabile per giungere al primo “conoscersi” (nel senso biblico), alcuni vivono la cosa addirittura come rito apotropaico capace di scongiurare rifiuti o deprimenti procrastinazioni a oltranza. Un’ottima cena in un bel ristorantino agevola sicuramente la socializzazione ma è metodologia obsoleta, mesozoica, i “tombeur de femme” moderni, trendy, fichi, invitano la “fortunata” nella loro casa promettendo appetitosi manicaretti cucinati con le proprie mani. Nel caso la Lei di turno accettasse, sarebbe d’uopo accoglierla indossando look da “chef” (pare che il total black sia più sexy del total white ma l’importante è cambiarsi prima di “attavolarsi”, giusto per non rendere il desinare un banale colloquio di lavoro).

Come dicevo, “sesso & cibo” costituiscono un ancestrale sodalizio, coloro che amano soddisfare appieno il palato, maschi o femmine che siano, amano nello stesso modo e con la stessa passione il talamo, buongustai che assurgono al grado di gaudenti (detta in brutta, più si è raffinati a tavola più si è perversi a letto). Diffidate delle persone che si nutrono di surgelati, diffidate anche dei vegani integralisti, il perché è facile da intuire, chi sostituisce il microonde ai fornelli e/o ripudia la carne, raramente si “scanocchia” le ginocchia nel vortice dei sensi.

Orti, frigoriferi e dispense, da sempre sono sexy-shop a km zero, zucchine, cetrioli, banane, carote, melanzane, sedano (usato come frusta), nutella, miele, marmellate, panna, burro (ultimo tango a Parigi docet), buccia di pesca (è un must), quelli che amano il sesso estremo biologico fanno incetta di diavolicchio Calabrese, va letteralmente a ruba.

Da qualche anno a venire gli “chef” (guai chiamarli cuochi o cucinieri) sono diventati delle vere e proprie ricchissime star ben acquartierate nell’olimpo del divismo, divismo effimero e discutibile soprattutto negli atteggiamenti, scorbutici, isterici, arroganti, maleducati, spietati, crudeli, altezzosi, perfidi. Lo “Sgarbismo” ha contaminato anche le cucine televisive, uno “chef” che si rispetti non lesina insulti e umiliazioni, la puerile motivazione è sempre la stessa: “forgiare il carattere, spronare, motivare”. Qualcuno spieghi a questi esaltati un concetto elementare, le cucine non sono caserme alla “full metal Jacket” e fare lo “chef” non significa emulare il Sergente Hartman, sbagliato credere siano comportamenti sceneggiati, tale dispostismo è presente in moltissimi ristoranti.

Il boom mediatico della “cucina no stop” ha incrementato all’ennesima potenza quella che una volta pareva essere una figura professionale elitaria: “il critico gastronomico”, nobile mestiere derubricato a un dozzinale “magna e spara giudizi ad minchiam”. Spesso la sensazione è che questi novelli assaggiatori delle altrui mense, altro non siano che spocchiosi scrocconi incompetenti bramosi di spacciare per aristocratiche indegne papille gustative.

Forse sono portato a pensar male ma rimango perplesso nel constatare che i programmi di cucina siano interrotti da spot pubblicitari in cui si reclamizzano prodotti contro il colesterolo, contro gli intasamenti intestinali, contro le emorroidi, contro le masse adipose, ecc. ecc. Per non parlare delle attrezzature ginniche da casa e degli indumenti “modellanti”. Come se dietro tutto questo “ambaradan” ci fosse una unica strategia di marketing tipo: “prima ti devasto e poi ti vendo i prodotti per curarti”. Suona strano anche il fatto che “EXPO 2015”, manifestazione mondiale sulla alimentazione, sia stata preceduta per anni da un progressivo e martellante intensificarsi dei suddetti format, così fosse dovremmo disquisire di malcelata lobotomizzazione delle masse.

Mangiamo sano, mangiamo Italiano, aiutiamo i vecchi contadini e tutti quei NOSTRI giovani, sempre più numerosi, che hanno deciso di tornare alla terra dedicandosi alle colture biologiche. Sul fronte enogastronomico siamo i primi al mondo. Ribelliamoci a quella Europa che, asservita alle logiche dei lobbisti, tenta ogni giorno di boicottarci e di imporci schifezze provenienti da ogni parte del mondo.

Tullio Antimo da Scruovolo

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63 thoughts on “Il “food fetish”…

  1. un pò di tempo fa discutendo con amici su uno dei più famosi successi culinartelevisivi osservavo proprio il fatto che non tolleravo il messaggio che la conoscenza (vera o presunta, riconosciuta o inventata) dia adito a questi esponenti di trattare come schiavi moderni i concorrenti. E non me ne frega niente se loro (realtà o finzione) sono stati cresciuti così, si sono “fatti così” perchè allora usiamo ancora le tv in bianco e nero e andiamo a fare la pipì nel bagno posto all’esterno dell’abitazione.. quel tipo di messaggio è tanto arrogante quanto retrogrado e incivile.

    A me piacerebbe vedere che la TV proponga un altro messaggio per indirizzare la società di domani, ma so benissimo che non sarà questa la strada, fortunatamente basta spegnerla… 🙂

    Chi ama il proprio lavoro, la propria professione, ha a cuore il passato, il presente e il futuro della sua passione e magari con un pizzico di rispetto per le persone, non ha interesse ad utilizzare l’arroganza come metodo di diffusione del suo pensiero, tanto più se l’argomento di fondo non è unicamente tecnico ma determinato da gusto personale e interpretazione.

    Capisco la qualità degli ingredienti, capisco meno in termini di “critica” tutte queste mille questioni sull’impiattamento… a meno che non sia una galleria d’arte dove si mangiano i quadri…

    riconosco che alcuni piatti sono veramente belli da vedere, ma oltre ad esser buoni devono lasciarti il tempo di percepirne profumi e gusti.. e spesso con 40€ riesci forse sono ad avere un anteprima…

    boh, se dobbiamo parlare di cibo preferisco un buon panino con la mortadella o con il salame a qualche assaggio seppur pregiato e ricercatissimo…

    ma forse io sono antico, mi piacciono le cose semplici che mi rendono felice per quel che sono, senza dover ricercare la felicità in mille contorni dalle mille argomentazioni.. almeno a tavola…

    • sono d’accordo con te, mi stupisce questa tolleranza mediatica, una sorta di zona franca, se in un talk dai dello stupido a un interlocutore ti becchi una querela, se uno “chef” dà del deficiente a un concorrente si riempie di gloria e fama. Meccanismi perversi poco sostenibili in modo credibile, io non ho velleità di questa fatta ma dovessi mai partecipare a una competizione gastronomica umiliante e frustrante… non esiterei nemmeno per un istante a rompere un piatto in testa allo “chef” duce di turno, con tanto di vaffanculo allegato in diretta.

  2. Sai Tads? Proprio oggi mi domandavo dove fossi finito. Ed eccomi accontantata con un articoletto dei tuoi. Divertente e sagace al punto giusto. 😉
    Io non sopporto più i Master Chef di turno e non tollero quel metalinguaggio creato ad arte che nasconde magari una normalissima frittata o un piatto di gnocchi, cibi peraltro buonissimi ma per favore chiamiamoli con il loro nome. Inoltre, non so se hai riflettuto, ma fermarsi a guardare tutti questi innumerevoli programmi di cucina che proliferano da un canale tv all’altro ottiene l’effetto contrario: si finisce per non cucinare più!
    Quoto totalmente il tuo invito finale. L’Europa delle multinazionali del food vorrebbe vietare il lardo di Colonnata, il formaggio di malga, il pecorino di fossa… potrei continuare. Ma quando scendono in Italia si fanno pàansa e sacòsa come diciamo noi di terra padana, con ottima cucina pure.
    Buona serata Tads e mi raccomando: stasera un dolce all’anice stellato, ma quello proveniente dall’India perché è il must!
    Primula

    • ahahahah… stasera ho mangiato grilli impanati del Bengala con contorno di lombrichi Cambogiani bolliti 😀 😀 😀

      nella mia ironia si nasconde sempre una denuncia, è da fessi negare che l’Italia sia sotto attacco anche sul piano enogastronomico e turistico, eccellenze uniche che i potentati economici cercano di appiattire e omologare. Giorni addietro un famoso giornale tedesco ha pubblicato un articolo in cui sconsigliava ai crucchi di venire in vacanza in Italia, Paese insicuro e truffaldino. Fossi stato un direttore di giornale avrei pubblicato un articolo della stessa portata, ossia, avrei invitato le Italiane a non andare in Germania per non fare la fine delle donne molestate, picchiate, derubate e violentate la notte di capodanno a Colonia, il tutto nella inettitudine della polizia tedesca.

      in effetti sto cucinare televisivo senza sosta ha rotto le scatole ma pare lo share regga bene

  3. L’Europa sta davvero danneggiando la nostra agricoltura e i nostri prodotti in maniera scandalosa, non bisogna permettere tutto questo, bisogna salvaguardare i nostri prodotti!

  4. Eccoti Tads, ti pensavo l’altro giorno, sono tanto contenta di leggerti con un post che condivido al 100%, hai ragionissima, mangiamo italiano che come scrivi tu e’ il migliore del mondo, ma tu pensi che gli chef stellati mangiano quelle schifezze, sono sicura che mangiano pane pugliese e capocollo di Calabria Dop, il vino sceglilo tu, 😀 un abbraccio grandissimo, 🙂

  5. Condivido le tue parole, Tads. Le ricette e i loro autori non solo hanno invaso i programmi televisivi, ma hanno anche occupato le vetrine di tutte le librerie. Quest’ultime, da luoghi dello spirito quali erano in un recente passato, sono diventate, a veder quello che espongono, i retrobottega di una cucina.

  6. Nulla di più saggio fu proferito da tale post. La cosa che mi inorridisce è l’atteggiamento burbero, meschino, se non anche presuntuoso di sti chef che elargiscono ricette servendo le pietanze in porzioni che richiedono il microscopio. Poi c’è ne sta una che non sopporto. La Parodi. Tacco a spillo, outfit da 1000 e più euro, pronta a dare consigli in maniera stizzosa, quando alla fine dimentica le regole principali: lavare frutta e verdura prima di cucinarle!!!

    • cara Aida, la Parodi è la testimonianza vivente che chiunque possa fare qualsiasi cosa, basta avere qualche santo in paradiso e ci si ritrova in un ruolo di comodo, basta seguire un copione

          • Diciamo una cosa, non voglio nascondermi dietro un dito. Seguo quel reality con Ernst Knam dove la Parodi fa da conduttrice. Ogni tanto becco qualche puntata di qualche suo programma e lo lascio per avere qualche idea su dolci e ricette sfiziose. Però dire di saper cucinare un risotto in 10 minuti…. Il riso necessita di una cottura minima di 15 minuti, anche se è un risotto già pronto e imbustato. Buon week end Zio!

            • è vero Aida, certe ricette vengono accelerate per motivi di tempo, una volta ho visto cucinare il coniglio in dieci minuti, roba immangiabile
              buona settimana

  7. Ciao Tads, gran bel post che evidenzia tante verità.
    Il fenomeno culinario in tv è esploso per colpa nostra che lo guardiamo: c’è l’audience e quindi si va avanti e si rincara la dose con gli ingredienti che oggi tirano di più: la spocchia, la violenza verbale, la spietatezza, l’arroganza. Cosa che ormai ,e purtroppo, vince in ascolti e liked nei talk show, sui media, nei blog. La gente vuole questo e questo ci servono.
    Hanno messo in campo persino i bambini! Non riesco a guardare il masterchef chids e nemmeno quelle gare canore coi bambini di sette anni che cantano canzoni adulte dal testo improponibile per quella età! Sto sforando…rientro nel tema…
    I libri di cucina? Solo l’Artusi, un capolavoro linguistico, di semplicità e efficienza insieme.Poi ci sono in rete tanti ottimi blog capaci di darti buoni suggerimenti. Lo chef televisivo che più mi piace è il simpaticissimo toscano (non ricordo il nome) del tg di “Viva la ciccia!” Quindi sono decisamente demodè, persino nella mia cucina, dove sono banditi i surgelati , i grassi eccessivi, il famolostrano e il microonde, mentre sono sempre benvenuti gli ottimi prodotti della mia terra e del mio mare.
    Ciao
    Marirò

    • ciao Marirò,
      un commento da incorniciare che sottoscrivo totalmente, non ho mai visto masterchef coi bambini e nemmeno i programmi canori che citi, intendo dire che so bene di cosa parli ma seguo simili trasmissioni solo per una manciata di minuti, giusto il tempo per capire. Io proibirei l’utilizzo dei piccoli anche negli spot, nei film e nelle fiction, da un punto di vista psicologico trovo la cosa devastante, i bambini fenomeni sono uno squallido vezzo degli adulti.

      dalle tue parti si mangia veramente bene, tra l’altro stasera cucino la pasta alla norma, se non erro un tipico piatto Catanese 🙂

      ps: guarda che non mi sono dimenticato di scriverti quei suggerimenti promessi, dammi solo il tempo di uscire da questa fase di assillanti impegni, ho anche voglia di tornare a trovare il blog amici e di scrivere più spesso qui, spero di liberarmi presto.
      Buona serata 😉

      • Sì, la Norma è catanese. Se puoi usa il pomodoro fresco e tanto basilico.
        Tranquillo, Tads, inizia anche per me il periodo di fuoco e qui dovrò necessariamente rallentare, quindi so di cosa parli. Quando vorrai e potrai, leggerò con interesse quei suggerimenti. Lieta tu non abbia dimenticato 🙂

          • e melanzane fritte: non devono mancare in una Norma che si rispetti. Pensa che ieri, dovendo stufare delle verdure, ho aperto una buona bottiglia di Barolo piemontese 🙂
            Abbiamo prodotti ottimi in questa nostra lunga Italia che davvero non ci servirebbe altro da cercare.

            • le melanzane fritte sono l’ingrediente fondamentale nella pasta alla norma, bisogna pure tenerle a scolare l’acqua col sale grosso prima di friggerle (è una ricetta che mi viene bene 😉 )

              il barolo è uno dei vini migliori al mondo 🙂

              dici bene, con tutte le eccellenze enogastronomiche che abbiamo, infatti sono le più imitate/taroccate al mondo, ci tocca pure consumare porcherie straniere

  8. so che questi programmi sono molto seguiti,sarà di moda sentire questi guru della cucina che si inventano strani abbinamenti in cucina.
    io non li seguo perché non mi piace cucinare,non so farlo e neppure ho voglia di imparare!
    un bel panino con il pomodoro e il basilico..fantastico!
    buona serata e ,visto che siamo in argomento,buona cena!

  9. Che dire di questo articolo?
    Gustoso e succoso !!
    Sei un grande Chef ! 😀

    (P.S.Ho incorniciato idealmente questa tua frase: ““prima ti devasto e poi ti vendo i prodotti per curarti”..ahahahahahah…)

    -L

    • ciao carissima,
      funziona proprio così, prima provocano patologie e poi rifilano la cura, è marketing applicato, la creazione dei bisogni e delle esigenze.

  10. Io guardo pochissimo la TV .mangio per vivere e tra passare il mio tempo a cucinare o a fare altro scelgo la seconda opzione.Ritengo la televisione un danno cerebrale una cattiva maestra. .ho fatto vedere a mia figlia alcuni di questi programmi per fargli capire cosa è’ la violenza psicologica L eccesso di competizione è come il cibo possa essere uno strumento di amore per i propi cari o se stessi oppure danno mercificazione o peggio.. Buon appetito Tads …

    • brava, sei una GRANDE madre, la paranoia dell’essere vincenti a tutti i costi sta contaminando le masse, non solo, è sbagliatissimo inculcare il concetto tirannico della scala gerarchica e del potere sulle altre persone.

      buon appetito anche a te Ariel

      • Voglio che Elisa sia felice Tads …restando una meravigliosa semplice se stessa .ognuno di noi è’ unico ed inimitabile e vincere master chef o L isola dei famosi non ci rende migliori di sicuro…😉

        • giustissimo, io penso addirittura che per alcune persone l’attimo di vana gloria sia deleterio, negativo, devastante. Proprio recentemente ho letto un articolo in cui si mettevano in evidenza i rischi depressione post ribalta, la montagna russa stalle/stelle/stalle destabilizza i soggetti non ben ancorati

  11. Ciao Tads. Ogni tanto guardo uno/due di questi programmi (i migliori a mio avviso) e non ti nascondo che mi piacciono. Sono abbastanza negata in cucina ma adoro mangiare quindi immagina cosa può rappresentare per me uno chef… una sorta di “Dio” in Terra!!! Riguardo alla TV che esagera, penso che alla fine il telecomando è nostro, così come il buon “gusto” di evitare quei programmi il cui messaggio è: “abbuffati che poi ti vendiamo la cyclette”. Nella Jungla televisiva, se si fa qualche ricerca, c’è anche quella trasmissione che può vagamente aiutarti a cucinare (“sano”) evitandoti qualche Saikebon. 😉

    • Ciao Venere,
      a me piace cucinare, fin da quando ero ragazzo ma, come dice Mengacci, non sono un cuoco bensì un uomo che cucina, la tv è lo specchio della società, un termometro per capire, a volte la guardo a volte non l’accendo per giorni. Comunque non è un problema solo televisivo, i blog di cucina sona da sempre i più seguiti, i giornali di cucina sono i più venduti e i siti di ricette sono i più cliccati. personalmente non ci vedo negatività in questo, mi urta la spettacolarizzazione negativa della competizione e del linguaggio di alcuni programmi.

      ps: quando pranzo a casa spesso guardo la Clerici, ti confesso che se una ricetta mi piace la provo 🙂

  12. Nei primi programmi tutta quella severità, l’atteggiamento dispotico forse era una novità e vabé. Adesso però si vede così tanto che sono recitati, copiati, finti! Che prendessero degli chef che sappiano anche recitare almeno 😀 Questo ‘forzare la mano’ farà implodere il genere, come sta succedendo per l’isola dei famosi ad esempio.

    • insomma, la severità è una cosa, forse in quell’ambiente anche giusta e necessaria, gli insulti e le umiliazioni sono altra roba, a mio avviso nemmeno tanto spettacolari.

      penso anche io che il filone “cucina” sia destinato al declino o comunque a un forte ridimensionamento, è stato un errore inflazionarlo

  13. Gli chef sono delle star, hai ragione: è da tanto che lo affermo. E i giovani affollano le scuole prima ritenute di ultima categoria: le scuole alberghiere che pare oggi insegnino anche cultura generale più specifica. Comunque la gavetta per affermarsi è lunga e non è una passeggiata. Questi nuovi cuochi son diventati artisti di presentazione, pare che ogni volta dipingano il piatto come fosse un quadro, ma in quanto a consumazione ce n’è ben poca. I tempi cambiano e si seguono le mode, la terra un tempo abbandonata ora è riamata e se lo fanno con competenza che ben venga. Dobbiamo difendere i nostri prodotti. Però tutti questi tutor chef e chef cattedratici che urlano in quelle trasmissioni create per loro, hanno stufato!
    Eccellente articolo, complimenti!
    un caro saluto
    annamaria

    • ciao Annamaria,
      sante parole, gli chef televisivi sono diventati delle star alla stregua di attori, cantanti, calciatori e via discorrendo. Comunque non è una novità assoluta, quando ho aperto il blog, 13anni fa, nella piattaforma in cui ero i blog di ricette erano i più visitati e commentati, ancora oggi è così. L’esplosione del fenomeno è prettamente televisivo, il mezzo mediatico più potente, ben vengano simili trasmissioni ma senza protagonismi, egocentricità e deliri di onnipotenza, soprattutto senza inflazionare i format. Dici bene, l’unico aspetto positivo è l’attrazione che il settore esercita sui giovani, sia nelle cucine che nei campi.

      un caro saluto anche a te e scusa la risposta in ritardo, ero via.

  14. Ho letto l’articolo di Tullio -mi perdonerà se le do’ del “lei” e la chiamo semplicemente Tullio e non TADS tutto maiuscolo (non sarebbe forse come darle dello “CHEF”?!?)- e tutti i numerosi, simpatici e vividi commenti che la sua ammaliante penna riesce a trascinare.
    Vorrei precisare che l’appellativo tecnico specifico delle brigate di cucina quale: chef de cuisine, sous-chef, chef de partie, commis ed a seguire i vari lavapiatti (anch’essi facenti parte del personale di cucina) e’ semplicemente la gerarchia dei ruoli delle cucine ideata dal grande Auguste Escoffier, come struttura gerarchica organizzata in forma piramidale in cui mansioni e compiti erano rigorosamente distribuiti in ruoli specializzati, separati ma interdipendenti, come in una brigata militare. Tale struttura era ideata per rispondere innanzitutto alla sfida costituita dalle esigenze dei grandi hotel di fine Ottocento circa la qualità e la rapidità delle preparazioni (cit.).
    Una questione che mi ha lascia ancora perplessa e’, non tanto il fatto che questi (un tempo validissimi chef, parlo con cognizione di causa!) oggi si prostituiscano per diventare Divi o Guro o Star del grande fratello del momento ma, piuttosto mi chiedo come sia possibile che centinaia di persone desiderino, cerchino in ogni modo, aspirino a farsi maltrattare (MAI comunque come in una vera cucina stellata) dal sergente o generale culinario di turno!
    Tutto sommato…ognuno è libero di farsi del male come più gli piace!

    • la ringrazio per l’illuminante commento, io qui tendo a trattare tematiche sociali e tendenze, cerco di farlo da un punti di vista ironicamente sociologico. Pare che i palinsesti delle tv, nazionali e locali, non possano più fare a meno di mandare in onda programmi di cucina a ripetizione. Come credo di aver scritto nel post, presumo che i maltrattamenti, per non chiamarle umiliazioni, nei confronti di concorrenti et similia, siano copionizzati e/o comunque parte di sceneggiature preventivamente sottoscritte, come ha scritto Lei… de gustibus…!!!

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