Tu chiamale se vuoi “EMOZIONI”…

 

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“Il sibilo della teiera si inerpicò rapido lungo la scala a chiocciola fino a giungere nella camera svegliandola dolcemente, aprì gli occhi e ripassò immobile la rovente notte fissando il soffitto in legno retto da enormi travi che un tempo furono alberi maestosi. Il fischio incessante si fece fastidioso, indossò frettolosamente il pile al rovescio e scese scacciando un’avvisaglia di ansia, dopo aver spento il gas si guardò intorno cercandolo nel ripristinato silenzio. Le imposte aperte mostravano la vallata imbiancata da una copiosa nevicata, per un istante rivide le immagini naif dei suoi fanciulleschi inverni trascorsi in montagna. Lui entrò dalla porta comunicante con la legnaia reggendo tra le braccia alcuni tocchi, li appoggiò davanti al camino ancora spento, entrandole dritto nel cervello col suo sguardo affilato le chiese: “come stai?”, in un turbinio di brividi gli rispose: “non so descrivere l’emozione che provo…”

Il monitor sentimentale altro non è che la tavolozza di un folle pittore sulla quale si impastano colori creando tinte e tonalità volgarmente chiamate “emozioni”, un comune annodarsi alle frange della sineddoche per esprimere ciò che non si riesce e definire. Ben pochi sono in grado di scontornare nitidamente fiamme e ghiacciai interiori. L’incapacità di decifrare un geyser emotivo rende funamboli bendati che incedono per istinto catalizzando la concentrazione sulla sintesi del momento, sacrificando così quel piacevole scorrere analitico che è degustazione dell’essere, senza la quale l’esistenza si trasforma in una fucina no-stop di rimpianti e rimorsi. Felicità e serenità nascono dalla messa a fuoco degli stati d’animo.

“in quella persona c’è qualcosa che mi attrae ma non so cosa…”, “provo una forte antipatia ma ne ignoro il motivo…”, “non ha niente che mi piace eppure mi eccita oltremodo…, “non capisco cosa mi stia succedendo…”, affermazioni compresse nella figura metonimica cristallizzata in un abusato rito espressivo: “reazione epidermica”. Lapalissiano che aumentando il margine di rischio interpretativo si elevi parallelamente quello di deragliare, chi non percepisce appieno ciò che prova è destinato a deambulare errabondo nei sudoku emozionali. Non si lesini indulgenza, raggiungere tale consapevolezza è quanto di più difficile esista, un labirinto Dedalico aggirato dai più, per intelligere i turbamenti occorre percorrersi in ogni recondito meandro.

Gli elastici rimbalzi emotivi sono la punta di un iceberg inabissato nell’inconscio, una struttura anarchica beffarda bramosa di piazzar colpi sinistri, un nemico da trasformare in prezioso alleato, in alternativa almeno spuntargli i dardi. Bandiamo noiose elucubrazioni sul conflitto “io” vs “super-io” e sulla improbabile distinzione “istinto salvavita/condanna”, più interessante tentare di capire origini e portata delle sensazioni, per meglio dire, realizzare quanto sia importante imparare a muoversi in un campo minato.

Stringiamo l’occhio di bue sulle relazioni e sui rapporti interpersonali compiendo un blitz nella diffusa “ignoranza emotiva”. I “belli dentro” non esistono in natura, gli esseri umani tendono a nascondere i difetti non le doti. Vanità, superficialità, frivolezza e orgoglio primordiale istigano molti a leggere nell’intimità altrui ciò che loro stessi scrivono, non quello che vi è realmente vergato. Le origini di uno “smottamento” devono essere ricercate in se stessi NON in chi le provoca, errore che spiega quanto sia facile cadere tra le braccia di una persona ombrosa, staccata. I soggetti positivi, aperti, simpatici, premurosi, disponibili e comprensivi non stimolano la chimica, negano idealizzazioni, proiezioni e teorizzazioni su potenzialità nascoste, escamotage/alibi penalizzante. Chi “lavora” solo sugli altri mortificando, reprimendo, ignorando la propria emotività, finisce col riflettersi nel pallore esistenziale.

Riuscire a decodificare le emozioni scongiura il pericolo di farne uso improprio, quello che viene “spedito” raramente corrisponde a ciò che “arriva”, non elaborare la propria “suspance” significa comprare e vendere a scatola chiusa. Sono più unici che rari i casi in cui la sinapsi “azione/reazione” produca un incastro perfetto senza adattamenti. Molti “scrittori” e “poeti” devono la penuria di gloria proprio alla incapacità di coreografare spontanei balletti emotivi. Impossibile trasmettere ciò che non si conosce alla perfezione.

Sensazioni, squilibri, pulsioni, tentazioni, emozioni, umori altalenanti, immobilismo attendista… ciò che differenzia il coraggio dalla paura, la vetta dal baratro, una meta voluta dal grigiore di una resa… è semplicemente una scelta, abbracciare ciecamente la “causa” oppure radiografare gli “effetti”. Lasciarsi guidare dalle emozioni potrebbe essere itinerario razionale solo se vissuto in chiaro, molto più di catartiche fughe, ipocriti orpelli e ruoli polizza. Per concludere, decriptare i messaggi in codice provenienti dalle quinte dell’inconscio è l’unico modo per rendere attiva una esistenza emotivamente passiva, smettere i panni della comparsa per indossare quelli del protagonista.

Tullio Antimo da Scruovolo

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106 thoughts on “Tu chiamale se vuoi “EMOZIONI”…

  1. La figura dei “sudoku emozionali” mi piace molto. Rende bene l’idea della difficoltà di incastrare gli elementi nelle rispettive caselle con pochi dati a disposizione.

  2. Quanto mi piace questo post .quando voglio immergermi dentro qualcuno,scendere nelle sue viscere dico sempre che è’ come decidere di visitare gl inferi per poi tornare.questa metafora serve a dire che conoscere qualcuno nel profondo significa ‘sporcarsi’ L abilita e’ tornare ‘ puliti’ anzi magari più ‘ ricchi’. Tutto ciò riesce meglio a chi si conosce senza ma forse o perché sconti o alibi.

  3. Mi sono lasciata trasportare dalle emozioni e ho letto il tuo post. Ed è come se per qualche minuto avessi “camminato” nella tua vita. Mi è piaciuto molto.
    Buon anno Tads, sempre bello leggerti.

        • mi fa piacere aver suscitato riflessioni ma la mia vita non c’entra niente con questo post, l’ho scritto perché recentemente ho letto una certa confusione sulle emozioni e sulle sensazione. Un argomento trattato da molti ma conosciuto da pochi. Comunque grazie per gli apprezzamenti.

  4. Proprio in questo periodo ho sotto mano un libro che si intitola “Il linguaggio del corpo”, in cui in maniera davvero semplice vengono spiegati alcuni segnali che il nostro corpo emana. Sono teorie in generale, perchè la scrittrice spiega che nel complesso un singolo segnale può essere interpretato in maniera differente. Ebbene. Sta di fatto che noi uomini, con le parole, riusciamo a camuffare sentimenti ed emozioni meglio di come lo faccia il nostro corpo che, fin dai primordi, ha imparato a comunicare attraverso dei gesti che risultano essere spontanei ed inconsci.
    Ti faccio un esempio. Sentirsi nervosi durante una chiacchierata con un amico che, ad esempio, involontariamente ci tocca un braccio, sta troppo vicino fino addirittura a sentirne l’alito, con alcuni movimenti cerca di entrare in quello spazio vitale che ci appartiene, è sintomo di minaccia. quel nervoso di cui non non sappiamo spiegarne il perchè deriva dalla demarcazione di uno spazio vitale che ci è stato usurpato.
    Altri esempi si hanno quando durante una conversazione qualcuno assume una certa posizione che sembra essere dominante rispetto ad un altro che è di chiusura, ed è come se il resto degli ascoltatori si sentisse escluso o sottomesso all’uno o all’altro.
    Ecco, il corpo comunica ma a parole non sappiamo esprimere ciò che si prova. Ascoltiamo il corpo e lasciamolo fare!

    • ho letto anche io testi sul linguaggio del corpo, argomento molto interessante, diciamo che possiamo considerare utile tutto ciò che insegna a conoscerci meglio. in questo articolo evidenzio una tendenza negativa, quella di non sviscerare le emozioni, capirle, analizzarle e magari gestirle. Spesso muoversi istintivamente non porta a risultati voluti, anzi, crea danni.

  5. Ecco se avevo un9ulteriore ragione per ibernare il mio blog tu mi hai confermato che dovrei proprio farlo e leggere te (e nn solo) che sarebbe già un bell’impegno. Però forse anche le sciocchezzuole servono no?

    Tu dici decriptare per diventare ‘protagonisti’. Questo è per me il punto: è più facile auto assolversi con un ‘non sei come ti credevo (mi hai deluso)’ piuttosto che prendersi le proprie responsabilità.
    Io mi sono trovata a un certo punto della mia vita in un tale groviglio di emozioni contrastanti che ho scelto di farmi aiutare e in buona misura sono riuscita a diventare protagonista, pur senza calzare le scene 😉

    sherammiratassajexunapartenzallagrandeBuonissimoannovecio!

  6. Bellissimo post Tads, troppo bello vivere le proprio emozioni, basta lasciarsi andare, 😉 bentornato, felicissima di leggerti, un abbraccio e buona serata!!!

  7. Questo post mi è caro per tanti motivi, ma tu già lo sai. Leggendolo è stato un pò come passeggiare sullo specchio della mia vita.
    Buon 2015 Tads, hai aperto l’anno regalandomi un’emozione.
    Stefania

  8. Ricercare l’origine dello smottamento dentro di sé è un po’ un assumersi una responsabilità nei confronti delle proprie emozioni, il che aiuta anche a gestirle quando sono negative secondo me e comunque dire a se stessi “io reagisco così per il mio modo d’essere, non a causa tua”. Bella la cosa sui “belli dentro” 🙂
    Riguardo il cercare di capire le proprie emozioni credo sia una delle motivazioni per cui si tiene un blog, o almeno per me è così…

    • per gli intimisti il blog è certamente un canale importante, un’area di confronto e condivisione sicuramente positiva ma non credo sia utile per decifrare le emozioni, anzi, penso crei confusione

        • sicuramente scrivere le proprie emozioni aiuta a capirle, conoscerle, la confusione potrebbe crearsi nel condividerle in rete, dubito che sconosciuti di passaggio possano individuare aspetti inconsci leggendo una riflessione oppure uno sfogo.

            • per una mente recettiva e particolarmente analitica non è difficile cogliere alcuni aspetti, il problema è che tale mente dovrebbe avere voglia e motivi per accendere lampadine, soprattutto un totale disinteresse a livello di rapporto, qui le probabilità si riducono all’osso.

                • non ci capiamo, io posso entrare nel tuo blog, leggere tra le righe e cogliere alcuni aspetti che forse a te sfuggono, magari lasciarti pure un commentino, questo significa condividere in superficie. Per andare più a fondo dovrei avere dei motivi, degli interessi, degli scopi, non si entra in certi ambiti personali a titolo di cortesia, ancor meno per mettersi in mostra. L’interesse che si ha nei confronti di un blog, di un post, dura giusto l’attimo necessario per leggere, riflettere e commentare. Io la vivo così.

  9. Hai mai pensato che l’ emozione provoca a prescindere? Mi spiego meglio….potrebbe avvenire solo quando siamo più predisposti, vulnerabili, o peggio, non ci frega proprio nulla?
    E tutto indipendentemente da chi abbiamo di fronte? Si spiegherebbero tanti incastri paurosi….così, senza scervellarsi troppo…

    Generalmente quando qualcosa che attrae diventa “pericoloso” si innescano tante contraddizioni…più negative direi. Ma quando succedono così all’ improvviso sono ben tollerate, proprio perché impreviste…

  10. Ciao Tads,
    post alquanto interessante. Confesso di averlo letto un paio di volte e ancora qualche passaggio mi sfugge in merito alla linearità cui tu ci hai abituati. Sarò io che quadro poco in questo periodo.
    Sicuramente fondamentale partire da noi stessi, dal nostro conoscerci, dal sapere cosa veramente desideriamo, di cosa necessitiamo, per poi aprirci all’altro. Anche per decidere se e come aprirci e quale strada intraprendere. Riuscire ad elaborare e decodificare le proprie emozioni e decidere di non viverle è cosa altrettanto ardua (ma qui forse ho fatto un salto in avanti che mi fa rischiare il fuori tema).

    • ciao Marirò,
      non vivere nel terrore di andare fuori tema 😉

      il decidere di non vivere una “spinta emotiva” dopo averla decodificata è un aspetto interessantissimo, il seminare rimpianti nel terreno della “ragion di stato”, sempre non si tratti di una fuga mascherata

      • No, no, nessun terrore, tranquillo…tanto ormai hai capito che se devo andare fuori tema, regole o non regole, ci vado comunque 🙂
        I rimpianti, come le gioie , puntellano la vita di chiunque. Non esistono comparse. ognuno (al di là delle malattie) è protagonista attivo della propria vita e delle decisioni consapevoli che via via prende, nel bene e nel male.
        Marirò

  11. Che dire di un post così intenso, emozionante nella gestione delle parole che chiariscono il concetto di emozione? Chapeau!
    Dal post estraggo un paragrafo che, ahimè, definisce il mio carattere: “I soggetti positivi, aperti, simpatici, premurosi, disponibili e comprensivi non stimolano la chimica, negano idealizzazioni, proiezioni e teorizzazioni su potenzialità nascoste, escamotage/alibi penalizzante.”
    Da domani mi trasformerò in un personaggio maledetto, chissà che non mi porti bene… 😀
    Un abbraccio.
    Nicola

    • ciao carissimo,
      guarda che nei film gli animi tormentati e maledetti finiscono col rimanere sempre soli 😀
      comunque gli uomini positivi hanno un “mercato” florido 😉

  12. Frenare le proprie emozioni è avvilente e mortificante. Comunque vi sono situazioni in cui occorre tenere a freno i propri stati d’animo anche se la sofferenza interiore dilaga e s’impossessa. Chi è capace d’emozionarsi, è capace anche di trasmettere emozioni.
    E’ un post interessante e un po’ criptico per alcuni versi, io ho colto il lato emozionale che un individuo è capace di provare e di trasmettere e di emozioni ce ne sono tante.
    Buona serata, caro amico, ti lascio il primo saluto dell’anno nuovo.
    annamaria

    • ciao Annamaria,
      non ho dubbi sul provare e sul trasmettere emozioni,
      ne ho tanti sul conoscerle.
      Sì forse è un pochino criptico ma solo per una questione di sintesi

      un caro saluto

  13. buon anno Tads.
    Il Toni non ci ha capito un cazzo! Ha rinunciato a farsi fumare le meningi e ha detto:
    “Emozioni, cosa sono ?”
    Bisogna capirlo, lui non è abituato a gestire ne a reprimere sentimenti, emozioni, pulsioni e stati d’animo.
    Lui esterna tutto. Ti manda affanculo quando altri direbbero : mi scusi ma non condivido.
    Ti approva senza remore quando gli piaci.
    Ti dici che bel culo che hai quando altri direbbero : complimenti per il suo fisico tonico!
    Alla catena di montaggio, tra rumori assordanti e ritmi insostenibili non c’era spazio per parole che esprimessero emozioni, ma solo compiacenti toccamenti di natiche e tette!

  14. Bellissimo post Tads, l’ho già scritto da me ma lo voglio ribadire qui. Lo trovo anche molto psicologico/professionale.
    È davvero difficile il “lavoro” su se stessi che analizzi, ma credo sia l’unico modo, vero e autentico, per relazionarsi con l’altro perché non è chiusura o ripiegamento. Più ci si conosce e maggiore è l’efficacia del nostro “darsi” e dei nostri messaggi. “Impossibile trasmettere ciò che non si conosce”: una sintesi azzeccatissima.
    Probabilmente banalizzo, ma sto pensando alla delusione e a come si tenda, quando capita, a cercare la causa in chi ci ha deluso. Molto spesso invece io mi dico che non sono stata capace di capire cosa cercavo. Non è autoflagellazione, nemmeno una valutazione delle aspettative perché metterei l’accento ancora sull’altro da me; è un senso di consapevolezza di come io mi sono posta e di cosa non sono riuscita a comunicare. L’altro si è adeguato.
    Essere sempre lucidi quando sono in gioco le emozioni è tuttavia difficilissimo; osservarsi, ma da soli, credo aiuti; la scrittura è anche terapeutica ma in questo caso penso a una specie di diario in cui si buttano fuori contenuti per se stessi, non per essere letti. Allora non esistono filtri e forse ne giova la sincerità verso la nostra coscienza.
    Un abbraccio Tads 🙂
    Primula

    • mi limito semplicemente a dirti che hai centrato in pieno il senso del post, il tuo commento si integra perfettamente al mio scritto, un capoverso allegato

      ti ringrazio e ricambio l’abbraccio 🙂

  15. Evviva le emozioni, ho sempre vissuto di emozioni, anche forti, ma alcune, dio mio, appena sento una canzone, un odore sbammmmm, ecco che mi riportano un senso di nausea, che non ti dico….
    Pero’ anche quelle sono emozioni, anche quella e’ vita…e io ne faccio, di una e dell’altra un bagaglio, che tengo ben stretto, perche’ e mio, perche’ mi aiuta ogni giorno, a sapere chi sono, come sono….beh devo dire, che le emozioni negative, mi hanno fatto meglio di quelle positive, ho imparato ad essere quella che sono, e che non credevo di essere….

  16. Le emozioni sono un bell’inghippo.. vanno a braccetto con l’istinto che spesso guida le nostre azioni/reazioni, soprattutto quando si tratta di sentimenti, e noi siamo fatti di sentimenti…
    per scovare i nostri misteri più nascosti dobbiamo braccare la nostra anima nei luoghi più intimi dell’essere..

    bentornato T.

    -Liolucy

    • è sempre un piacere averti qui, noi siamo fatti ANCHE di sentimenti, in linea teorica dovremmo esser fatti soprattutto di raziocinio e intelligenza

      bentornata a te

  17. voglio andare oltre… superare il limbo che potrebbe esserci nella non-comunicazione ed accettare un’idea di “contatto” o di qualcosa che unisce due persone che non si conoscono affatto. E se si fossero incontrate in una vita precedente? Questa teoria giustificherebbe il fatto del “in quella persone c’è qualcosa che mi attrae ma non so cosa”; “provo una forte antipatia ma ne ignoro il morivo”; “non c’è niente che mi piaccia eppure mi eccita”; “non capisco cosa mi stia succedendo”: Tutte percezioni di cui ignoriamo il motivo ma… se le avessimo già incontrate? Voglio andare ancora oltre: qualche studioso ha teorizzato l’idea del “circuito”, e cioè quel sistema in cui tutte una serie di persone si riconosce e sa di appartenersi anche se non si sono mai viste, già al primo contatto, come se fossero dei prescelti. Chi è ha conoscenza di questo fatto non avrebbe problemi perché di fronte al fenomeno sa come gestirlo, oltremodo chi non lo conosce lavora solo con le “emozioni” e le gestisce improvvisando, a volte indovinando e a volte sbagliando. Ma è proprio questo il punto: se ci siamo già incontrati o facciamo parte di una rete inconsapevole di eletti perché non riusciamo a decodificare pienamente il messaggio? Mettere la maschera del protagonista è una difesa o un attacco per difendere i reali territori della nostra psiche?
    Se potessi risponderti saprei darti la certezza agli enigmi che assillano l’umanità da millenni, io mi accontento delle mie pur piccolissime emozioni private, delle mie piccolissime gioie date nell’incontrare una persona di cui mi sento attratto anche se non la conosco. In fondo, se io e te in questo preciso momento stiamo dialogando e da questo dialogo ne scaturisce qualcosa che a livello positivo smuove i neuroni del nostro cervello, non è che magari facciamo parte di quel”circuito” appena citato. Lo hai detto anche tu: e chiamale se vuoi “emozioni”…

    • personalmente sono poco incline ad abbracciare teorie laddove esistano studi approfonditi che certificano e spiegano alcuni perché, te la dico in termini terricoli, noi abbiamo smesso di analizzare le nostre emozioni quando siamo stati investiti dai mass media, dall’effimero, dal superfluo e dal culto dell’apparire a discapito dell’essere. Della importanza di guardarsi dentro ne parlavano già migliaia di anni addietro illustri personaggi. Sicuramente ipotizzare l’esistenza di un circuito è un modo affascinante per colmare una lacuna e alleggerire pesi. Il dejà vu emotivo esiste ma alcune emozioni tendono a ripetersi, è proprio qui l’inghippo, se tu sei in grado di decodificarle, nel momento in cui le rivivi metti a fuoco la situazione.

  18. Buongiorno Tads, anche se me lo chiedo il perché del piacere, sensazione, empatia, passione, vampate ( non di menopausa) e altro: non so trovare risposte…
    Allora le vivo e basta
    Buon fine settimana
    Sentimental

  19. Il fatto è che, come si evince da alcuni commenti che ti sono stati lasciati, dire “controllo delle emozioni” pare brutto, un po’ “disumanizzante”, in realtà però concordo con quanto hai scritto al 100% e, di fatto, il controllo delle emozioni, della paura in particolare, è una delle “bandiere” della mia vita… una bandiera che inseguo, non che ho, va da sé 😀 In particolare questa esigenza si fece in me molto viva quando, a 76 anni, si ammalò mia madre, per un tumore al seno “lasciato andare” (lei era di un’altra generazione, i controlli periodici non sapeva cosa fossero). Quando si rese conto della sua malattia, io scelsi di non dirle nulla almeno fin quando si sarebbe stati sicuri ma lei capì lo stesso, mia madre si perse nel terrore, non fu più lei, in altre parole “morì due volte”. Più che la sua morte, avvenuta un anno e mezzo più tardi, non posso dimenticare la sua angoscia, ed è questa che mi sono messo a combattere affinché non capiti a me. So che è un’impresa “ambiziosa”, perché per quanto ci si possa preparare non si sa mai quale sarà la propria reazione. Ma, in linea generale, davvero le emozioni non controllate possono essere devastanti. Altro che lasciarle fluire liberamente… 🙂
    http://www.wolfghost.com

    • la tua testimonianza evidenzia uno dei tanti aspetti negativi della NON gestione, molti “operatori” sostengono che la paura (con relativi allegati) sia lo stato d’animo più difficile da controllare, è il più radicato, il primo che assimiliamo da piccoli, sicuramente uno dei più forti, fino a poco tempo addietro si riteneva fosse addirittura genetico. Lavorando bene e a lungo è comunque possibile arrivare almeno a contenerla.

    • per provare una forte emozione potrei sempre montare in macchina e farmi la Torino-Milano, c’è una nebbia che si taglia col machete, addirittura in centro, figurati fuori

      good morning my dear 🙂

  20. Ciao
    Bel post!!
    Tutto ciò che ci regala emozioni è vita,penso che chi vive solo di razionalità abbia un’esistenza magari tutta ben programmata ma molto piatta.

    È’ bellissimo quel brano che hai postato all’inizio….trasmette appunto emozioni…lo hai scritto tu?

  21. Vedi, nella mia grande illusione di vita pensavo di essere stata sempre semplice e sincera e di non avere dato adito a dubbi, invece mi sono dovuta rendere conto che gli “amici” non mi credono, e sai perché? Perché vivono essi nella menzogna perpetua. Allora che significato ha la mia presenza su internet? E poi mi credono anche scema oltre che vecchia, l’unica cosa che gli interessa è l’offerta dei fedeli. Post interessante, come tutti i tuoi, scritto bene, anche fra i “poeti” si sente tanto il bisogno di chi sappia scrivere in italiano e abbia uno studio serio alle spalle su cui appoggiarsi e non un altro blog da cui copiare a volontà.

    • è proprio così, chi vive nella menzogna perpetua non conosce nè se stesso né gli altri, ritengo sia l’aspetto più importante della vita, il conoscersi, una prerogativa indispensabile per poter vivere al meglio ogni cosa.

  22. “Gli elastici rimbalzi emotivi sono la punta di un iceberg inabissato nell’inconscio, una struttura anarchica beffarda bramosa di piazzar colpi sinistri, un nemico da trasformare in prezioso alleato” Perfetto aforisma: me lo sono segnato come futura citazione. Ciao Tads

  23. Sono entusiasta di aver incontrato te, il tuo blog e questa bella comunità di persone che si pongono domande, che indagano sulle proprie emozioni. Condivido con te sul fatto che un atteggiamento di ascolto, di indagine di sé, sia imprescindibile per coltivare la comprensione e l’autenticità nel movimento dei rapporti. Penso che le emozioni non vadano trattenute o controllate ma lasciate fluire pur mantenendo uno sguardo vivace su come si muovono nel corpo e nel profondo. Credo sia l’inizio di un viaggio alla scoperta di ciò che è essenziale.

      • Esatto, altrimenti restiamo nella spirale dei giochi della mente. Interessante anche il commento che parla del gruppo di eletti. Al riguardo di queste energie occulte e sottili penso che ugualmente, un atteggiamento di ascolto e di apertura ci aiuti a discernere tra il gioco dell’inconscio e un incontro a un livello differente. Del resto siamo funamboli. O no? 🙂

        • sicuramente lo siamo, cioè, proviamo ad esser funamboli, delle energie occulte mi piacerebbe parlarne in un post a parte in modo approfondito. E’ un argomento che mi affascina, l’ho già trattato in passato, molti anni fa quando ero sulla vecchia piattaforma. Appena ho tempo 😉

  24. Ciao Tads,
    Interessante post nel quale un po’ bacchetti il mio modo di muovermi nella vita….
    Io credo nell’istinto, che di volta in volta, scelgo o meno di seguire.
    Io credo che l’istinto sia un po’ la somma di ciò che proviamo di volta in volta anche se, per esempio, una fuga istintiva potrebbe voler dire rifiuto o paura al tempo stesso…. Sta a noi cercare di capirne il significato, ma per me rimane comunque un ottimo spirito guida.
    Concordo pienamente sul fatto che gli errori di interpretazione portino su percorsi sbagliati, attraverso cause ed effetti fallaci.
    Il punto è che tante volte pur comprendendo un’emozione, si decide di andarle contro, non ascoltandola o rifiutandola…

    Buonanotte, Tads!

    • hai scritto:
      “Il punto è che tante volte pur comprendendo un’emozione, si decide di andarle contro, non ascoltandola o rifiutandola”

      questa è una scelta che io rispetto molto, capire cosa si sta vivendo e poi decidere se rischiare o meno, non condivido l’istinto quando diventa un perpetuo “mosca cieca”

      buona notte anche a te

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