Il pezzentismo ideologico…

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Vi fu un tempo in cui bussavano all’uscio due tipologie di questuanti, i frati che chiedevano l’obolo per benedire la casa e le zingare che lo pretendevano per non maledirla, metodi diametralmente opposti per ottenere la stessa dazione da un’unica tasca, abecedario del marketing, della psicologia finalizzata e della comunicazione. Con lo scorrere dell’acqua sotto i ponti le tecniche per spillare denaro si sono affinate plasmandosi alla progressiva modernizzazione culturale e tecnologica, i frati si sono trasformati in accattivanti campagne pubblicitarie e le zingare in pubblici amministratori che impongono tributi minacciando pesanti ritorsioni senza garantire servizi. Nella sostanza… i primi ammaliano i secondi taglieggiano, accoppiata vincente sancita da segreta alleanza.

L’eclatante mutamento rispetto al passato si materializza in un volpino scambio dei ruoli causato dalla strisciante diffusione di un virus bastardissimo: il “pezzentismo ideologico”, golpe concettuale che ha radicalmente sovvertito gli assetti. Il principio cardine è stato forgiato nelle fonderie del plagio massificante, loro chiedono/estorcono ma, ufficialmente, i “pezzenti” siamo noi. Indurre i popoli a normalizzare, interiorizzare l’assurdo è opera sopraffina, occorre agire su più fronti pianificando e attuando perfide strategie sinergiche.

Per incanalare le masse nell’imbuto del “pezzentismo ideologico” è indispensabile intervenire su due settori base: abbigliamento e alimentazione, fronde ostili nella patria del fashion e delle eccellenze gastronomiche, ostacoli aggirabili avviando la motrice sul subdolo binario della sensibilizzazione, alias indottrinamento a tappeto. Detto fatto, da anni sul mercato vengono immessi capi da “pezzenti” come jeans strappati, camicie e indumenti confezionati (rappezzati) con pezzi di stoffa cuciti a casaccio, tessuti slavati e fibre lise, moda vintage e mercato dell’usato, abiti sdruciti, “vissuti”, come quelli indossati dagli accattoni e dai meno abbienti in una buia epoca mai del tutto seppellita. L’alimentazione non è da meno, nei supermercati impazzano sostanze come la crusca, il kamut, il farro, ecc. ecc., una dieta che i nostri avi somministravano ai maiali. I pub stanno lasciando il posto alle “vinerie”, taverne di antica concezione in cui si tracanna vino accompagnandolo con pezzi di formaggio, salame e pane casereccio, storico pasto degli errabondi viandanti apolidi.

Urge scongiurare crisi di rigetto e metabolizzare “look & food” da “pezzenti”, per farlo occorre calarsi totalmente nella parte, metamorfosi agevolata dalla magnanimità dello Stato che sta profondendo ogni energia per “appezzentire” i cittadini alleggerendoli da incombenze lavorative. Cestinato il posto fisso, spazzate via le certezze, eliminate ancore e stanzialità, si acquisisce il titolo di “pezzente DOC”. Il “pezzente DOC” è nomade, non ha punti fermi, adora la precarietà e le insicurezze, ambisce al declassamento professionale e all’impoverimento fino alla nullatenenza materiale e morale. Il comandamento guida del “pezzentismo ideologico” impone di vivere alla giornata, come le mandrie di gnu create dalla natura per sfamare i predatori della savana.

Un “pezzente” che si rispetti ripudia beni solidi e durevoli come la casa, roba per ricchazzi sfigati privi di spirito e dinastie di tiranni vincolate a sgraditi ruoli, per questo non lesina riconoscenza e devozione a quei governanti che si scervellano consumando enormi quantità di caffè, aspirine e pacchetti di Marlboro per eiaculicchiare nottetempo tasse, balzelli, addizionali e gabelle sugli immobili. La nobile equità la si tange tassando anche capannoni terremotati e negozi alluvionati bandendo così ogni forma di discriminazione, la vera democrazia mette tutti in strada con le “pezze” al culo. Vivere all’addiaccio fortifica gli anticorpi, rende i sopravvissuti più resistenti alle intemperie e riduce la spesa sanitaria, che acume, che lungimiranza, hanno pensato proprio a tutto.

Quando non si hanno soldi né casa né un lavoro stabile e non si possono fare progetti che colorano il futuro, si diviene “pezzenti” anche nei sentimenti, una unione spoglia di sogni e mappe del tesoro diventa anoressica ma anche questo è un bene. Se la prospettiva di vita prevede un continuo deambulare nonché sporadiche occupazioni a singhiozzo, è meglio non angosciarsi con problemi di cuore e malinconiche carenze. L’amore lo si lasci ai possidenti, loro hanno armi e validi motivi per scannarsi a vicenda quando ne sono satolli.

Esaurito il sarcasmo… il “pezzentismo ideologico” che sta tentando di oscurare i cieli Europei è il reale modello di società programmato all’ombra dello sbandierato simulacro progressista, parzialmente mutuato dalle ceneri del comunismo integralista, perfettamente adattato alle linee capitaliste e al consumismo imposto dalle multinazionali. Una volta dilapidati i risparmi e persa ogni velleità, ogni certezza, ogni futuro, quel poco che si guadagna lo si spende senza remore e quando finisce ci si indebita, questo è l’aspetto più schiavizzante e deleterio, quello che maggiormente “appezzentisce”, in fondo il vero “pezzente ideologico” è il “rassegnato”.

Tullio Antimo da Scruovolo

 

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129 thoughts on “Il pezzentismo ideologico…

  1. Quella del pezzentismo ideologico è una tua ipotesi, idea o ne è stato effettuato uno studio, mi incuriosisce la questione perché di solito semplicemente si va a pensare “è una moda” di quelle che ciclicamente tornano, così senza nessun’altro senso apparente…

  2. Devo dire che come mi fai aprire gli occhi tu,nessuno!
    Che ci stanno spolpando fino all’osso si vede a occhio nudo ,ma
    non l’avevo mai notato dal tuo punto di vista che adesso è diventato anche il mio.
    Hai fatto una perfetta foto di come ci stanno riducendo:
    Magnifico post TADS
    Buona notte
    liù

  3. E’ proprio vero..noi siamo gli schiavi del 3° millennio… noi lavoriamo per acquistare cose che non ci servono.. prodotte da chi ci paga..in pratica gli ridiamo i soldi che ci danno con gli interessi perché ci indebitiamo per consumare! (es. la fila per acquistare lIphone!!) Siamo schiavi ipnotizzati dall’illusione che siamo noi a scegliere!
    Ma se conio gli PSICOEURO che dici i beni me li danno ugualmente??? 🙂

  4. Siamo vicini alla rivelazione!! Guarda che ho trovato ora! Non ci pagano piu con moneta sonante..ma con buoni lavoro… il lavoro sarà la paga del futuro! altro che PsicoEuro questi stanno davanti a noi anni luce. Da QuiFinanza del 5/11/2014
    05/11/2014 – I voucher o buoni lavoro sono un sistema di pagamento che può essere utilizzato per tutte le forme di lavoro non regolamentate da un contratto, poiché svolte in modo occasionale e discontinuo. Con il Jobs Act il Governo vorrebbe apportare modifiche di rilievo al sistema dei buoni lavoro INPS, estendendo tetti e modalità di utilizzo ad altri settori produttivi (come l’industria). Saranno i decreti attuativi a stabilire nuovi contorni all’applicazione della proposta.
    Intanto vediamo il sistema in vigore fino a oggi.
    Il voucher ha un valore nominale di 10 euro e un valore netto pari a 7,50 euro.
    (vale pure di meno del valore nominale!! Che Geni!!! )
    Notteeee

  5. Analisi perfetta e scritta, come al solito, benissimo. Complimenti. Tads
    Inutile dire che sono schifata…Io ci sto male davvero ….anche perché qualche volta riconosco i comportamenti apparentemente leali e onesti che aspettano il momento giusto per lucrarci sopra.
    E tutto premeditato… così stupidamente …forse qualcuno dall’ alto è convinto di essere chissà chi…
    Vergogna.

      • Per come la penso si presta aiuto alle persone in difficoltà sulla base di un impulso della ragione che cerca giustizia…. mai di vendetta. L’impatto viene immediato e diretto…soprattutto di responsabilità e con poca partecipazione di chi, più di me, dovrebbe avere …
        Avviene come impulso di reazione al confronto con i comportamento dei tanti… Sempre controcorrente, sarà un duro lavoro solo nel cambiare le mentalità dei… “riverenti” e chissà poi perché…
        La spiccata sensibilità soffre del contesto sociale e culturale della nostra attuale situazione.
        Aveva ragione la Fallaci… dobbiamo essere sempre attenti con il fucile puntato, anche per difendere i nostri diritti…

  6. Mi ricorda le tesi di Erich Fromm, o meglio di “Avere o Essere”, l’unico libro suo che ho letto. La corsa al consumismo edonistico porta alla cancellazione dei punti di riferimento stabili: nulla dura, non solo gli oggetti ma neppure una famiglia, una casa o un vicinato. E quindi, in definitiva, a una nuova forma di povertà. L’ho detta come me la ricordo e come l’ho capita, quindi in modo sicuramente sbagliato!

    • non mi pare sbagliato estendendo il concetto, l’impoverimento è un elemento della spersonalizzazione totale, la logica dell’effimero, del provvisorio indebolisce fino all’annientamento.

  7. Vico diceva che tutto torna alla ribalta, prima o poi.
    Pensaci bene: prima si chiamava “esattoria” ed era statale. Ora si chiama “equitalia” ed è privata. Manco il buco di Prodi all’IRI.
    Comprate genete jeans strap-pati, avanti genete. Che li usavano gli scaricatori di porto dei caruggi.
    Colazione con le fibre, che la sofisticata dieta del duemila ci impone il macrobiotico ideale del mangia male e defeca peggio. Ma è di kamut, che è pure un nome commerciale e chi acquista quella farina si aspetta che provenga dal grano kamut. Che non credo esista.
    Siamo pecoroni. Un enorme gregge idiota e vacuo che si sposta dove sventola un culo o rotola una palla, mossa da culi strapagati (che però sobbravi, je fanno a bbeneficienza).
    Per fortuna che c’è Tullio Antimo Da Scruovolo.
    Ironia (deliziosa, non trovi?) a parte, bellissimo post. Pieno di spunti su cui riflettere.

    • molto deliziosa 😀

      se non ricordo male il kamut è un marchio, non un prodotto, però con quel nome è stato battezzato, diciamo soprannominato, un prodotto.
      Abbigliamento e cibo possono essere considerati “esterno e interno” di un individuo, se riesci a condizionarlo su quel fronte hai gioco facile per manipolargli il cervello, parrà strano ma condizionare una massa è più facile che farlo con un singolo

      • No no, non è strano. Spirito di emulazione, faccio io quindi fai tu, pubblicità e impatto mediatico che sparano sulla folla rendono molto più semplice il controllo. E si, kamut non esiste come origine, è solo un marchio. In quanti lo sanno? FARINA DI KAMUT e non FARINA KAMUT. Capito. Nella fattispecie è una cazzata, ma dovremmo rifletterci…

        • lo chiamano gregarismo massificante. Kamut è un buona compagnia, il termine jeans dovrebbe identificare un tessuto non un modello, c’è poi la confusione tra rimmel e mascara, per decenni abbiamo chiamato scarpe da tennis quelle da ginnastica, borotalco la cipria, moplen la plastica, ecc. ecc…. piccole cose che testimoniano la potenza dell’indottrinamento commerciale

  8. NESSUN SARCARMO NEL POST: solo crudissima e verissima verità ! Ora poi stanno pensando d’abolire il contante e le carte di credito… ci pagheranno in natura ? Ho paura….. D’altra parte ammettiamolo al popolo “pezzente” piace da matti essere sodomizzato !

    • recentemente ho letto che negli USA stanno progettando un chip da inserire nel corpo dei neonati, come fanno con i cani. Questo chip, aggiornabile, contiene tutte le informazioni sulla persona, identità, posizione sanitaria, numero di conto, residenza, ecc. ecc. Praticamente alla cassa di un negozio il lettore ottico scala dal chip i soldi e via dicendo, niente più moneta. Nel momento in cui venisse disattivato si decreterebbe la morte civile, non sarebbe più possibile acquistare neanche un pezzo di pane. ovviamente servirebbe anche per essere localizzato in ogni momento e tutto il resto. E’ tutto vero, intendo il progetto.

  9. Ho avuto fortuna.dividendo la mia vita tra una campagna dura e matrigna che non c’è più e le frivolezze di una vita cittadina è morbida ho capito tante cose.la principale e’ investi tempo denaro ed energie solo in tutto cio che dura e ti necessità per la vita intera.
    Ecco perché i miei abiti sono solo capi classici e di qualità ho un telefono che fa solo quello ed ho investito sempre nell amicizia ! 😜 si deve resistere e’ una guerra.
    Lo sai che io non faccio mai fare ai miei clienti fidi o prestiti se non per disperata necessità e gli insegno ad usare al meglio i Loro soldi per tutto! I peggiori usurai sono le banche ed io sono vent anni che lo dico e scrivo! Il governo al confronto è’ un principiante….ma vedo che migliora ogni giorno …

    • brava, bisogna resistere e mantenere la propria linea senza farsi travolgere da “mode” lavacervelli che omologano e trasformano in gregge. Lo so cara Ariel, le banche appartengono alla carboneria dei pupari. Comunque non mi berrò mai la balla che questa “crisi” mondiale sia nata per colpa di un paio di banche truffaldine, questo è uno sporco alibi per gli allocchi. Questa crisi è stata pianificata in ogni dettaglio per impoverire gli europei e ridurli a schiavi in modo da abbassare il costo del lavoro e depredarli. Le banche stanno creando società immobiliari dotate di grandi risorse economiche con il fine di impossessarsi, a bassissimo costo, di tutte le case pignorate, un investimento che si decuplicherà in pochi anni.

  10. Eccellente riflessione, non ideale da leggere all’inizio di una giornata , ma così è e tentare di zuccherare il caffè del mattino è impresa ardua.
    Addirittura penso che ti sei voluto contenere perchè il lavorio di certa gentaglia che mai si è avvicinata a un centro commerciale, a un ard o a un outlet o a un ospedale pubblico, è iniziato da tempo e in maniera chirurgica, senza anestesia.
    E’ iniziato distruggendo la cosa pubblica, la politica ad es, permettendo il fango e lo schifo perchè il cittadino perdesse la fiducia. Hanno lasciato che la corruzione dilagasse in ogni settore e la mafia si insinuasse in ogni dove. Hanno impoverito e ridicolizzato l’istruzione, togliendo dignità agli insegnanti. Hanno dato in pasto a tutti noi dipendenze tecnologiche che ci rendono babbei e che permettono a loro di controllarci. Hanno cancellato la fiducia e la speranza di una giustizia e di una efficiente sanità. Hanno avvelenato l’aria, il suolo, l’acqua di intere regioni meridionali coi rifiuti tossici perchè devono essere le loro pattumiere. Hanno permesso e incrementato la malavita nelle stesse regioni, utile all’annientamento. Stanno uccidendo il futuro e i sogni di almeno due generazioni di giovani, stanno costringendo quei pochi imprenditori onesti a fuggire all’estero, stanno attentando anche al valore di famiglia tradizionale perchè si perda ogni riferimento, stanno…. no, basta, mi fermo, voglio fermarmi.
    Loro,i signori delle cupole, delle sette e dei bottoni d’oro, dovranno faticare a spegnere il mio fare, il mio dire, il mio agire. Anche con le pezze in culo, non permetterò che mi annientino.
    Quindi…vado a rifarmi il caffè e non sarà amaro. Posso persino abbondare con lo zucchero, il diabete non è ancora arrivato. Alla facciazza loro!

    • ciao Marirò,
      più che contenermi ho preferito rimanere alle cause, gli effetti da te citati sono tutti verissimi e devastanti, mi permetto di aggiungerci un passaggio, quello iniziale. Per poter mangiare meglio e indisturbati avevano bisogno di tenere lontano i giovani dalla piazza, infatti nella lunga “quiete” tra la fine del terrorismo e il G8 di Genova, hanno chiuso gli occhi per far in modo che una generazione si rincoglionisse con alcol, droga e decibel. Questo è stato il primo progetto elaborato a livello europeo, adesso si sono risvegliati ma non è più possibile tornare indietro.

      • Esco per delle piccole commissioni, devo passare anche dal tabaccaio e giuro che se anche oggi trovo la fila di pecoroni davanti a uno schermo che dà numeri e promette vincite statali e legalizzate che mai arriveranno, urlerò!

        Buona giornata, Tads, un caro saluto
        Marirò

    • hai ragione, è esattamente così, anche se negli ultimi anni c’è stata una forte accelerazione, il “bello” (si fa per dire) deve ancora arrivare.

  11. Un’ottima analisi, Tads. Io rimpiango i tempi in cui i questuanti erano solo i monaci e le zingare e non questi moderni ciarlatani che stanno incanalando tutti noi, in maniera quasi scientifica “nell’imbuto del pezzentismo ideologico”. I “pezzenti” che ci comandano, in combutta con i mezzi di distrazione di massa, stanno plagiando e forgiando “pezzenti” a loro immagine e somiglianza, facendo credere loro che il mondo che stanno costruendo sia il migliore possibile. E’ un mondo che somiglia ad un enorme “centro commerciale” in cui siamo tutti rinchiusi e dove c’è chi può comprare e chi, invece, può solo guardare. E’ quel “Centro” che aveva immaginato Josè Saramago in un suo importante libro “La Caverna” al di sopra del quale era stato messo un enorme cartello che proclamava: “ Ti venderemmo tutto quello di cui tu hai bisogno se non preferissimo che tu abbia bisogno di ciò che vendiamo”.

  12. Mi ha sorpreso il collegamento del cibo, perchè non ci avevo mai pensato.
    Ho sempre pensato al progresso e alla soggezione più legati alle grande catene alimentari di junk food e simili, aziende che trasformano il cibo in droga.
    Cosa che ha i suoi pro (guadagno), ma anche i suoi contro (più spese sanitarie da parte dello stato che deve curare sempre più pazienti diabetici e con patologie correlate all’obesità per esempio).

    In generale, ad essere sincera, per quanto il discorso dell’assoggettamento psicologico che investe ogni campo d’esistenza sia giusto, lo trovo un po’ troppo “complottista”.
    Fila, è logico, e ben collegato tra i termini (tassazione, moda, cibo, relazioni interpersonali).
    Ma resto una fervida sostenitrice dell’autonomia del pensiero, e per quanto possano esistere soggetti tanto idioti da seguire di pari passo la storia qui sopra raccontata, mi vien da dire che non può essere così in tutto e per tutto.
    Mi viene più da pensare che sia un fenomeno che IN PARTE, ma non INTREGRALMENTE, ci investe tutti (per esempio tutti siamo soggetti a tassazione – noi comuni mortali eh – ma non all’influenza della moda o del cibo o delle relazioni).
    Sviare del tutto è impossibile, perchè sono fenomeni di controllo di massa, ma auspico che almeno qualcuno, nel suo piccolo, capisca come girino più o meno le cose e che faccia il possibile per non farsi soggiogare a pieno regime.

    Per chi non riesce (aka, per chi non vuole, per chi non capisce, per chi si tiene gli occhi foderati di prosciutto) servo dei servi a vita, e non me ne po’ fregà de meno.

    • l’autonomia del pensiero diventa relativa se nasci, cresci e vivi in una società programmata, non ho parlato di “complotto” bensì di strategie a medio e lungo termine, il post è riassuntivo e tocca solo alcuni punti. Sarebbe stata lunga elencare tutti i passaggi, nel momento in cui tu entri in rete per motivi extra lavorativi oppure acquisti un cell o uno smart… ti allinei perfettamente alle logiche espresse nel post, tanto per fare un esempio, non c’è bisogno di mangiare crusca o indossare jeans stracciati per omologarsi, per incanalarsi, è sufficiente considerare indispensabile ciò che fino a ieri era superfluo per esserci dentro fino al collo. In europa, quindi anche in Italia, è stata posta in essere una direttrice di impoverimento globale collettivo, uno degli scopi finali è l’abbassamento del costo del lavoro e del garantismo per poter competere col BRICS, questa è una realtà, così come lo è la stretta creditizia sui mutui, la iper tassazione in nome del rigore e la ridistribuzione anomala delle ricchezze. Sono cose sotto gli occhi di tutti, nessuno è più al sicuro, neanche un bancario, neanche uno statale con i prossimi provvedimenti, la precarietà è il primo passo verso la pezzenteria ideologica. Non sono solo i servi o gli idioti a soccombere, ci stiamo incanalando verso un modello di società pianificato in ogni particolare.

  13. Analisi che lascia poco spazio alla speranza. Mi domando se ciò che descrivi sia una conseguenza o un disegno. Per il momento, comunque, è una realtà. Cultura, valori, consapevolezza mi paiono le uniche armi possibili da mettere in campo.

  14. Ero una ragazzina quando sono apparsi i primi jeans rattoppati, io e mia sorella eravamo in viaggio di diletto e ci facemmo quattro belle risate alle spalle di una coppia dall’aria distratta che si aggirava in stazione a Roma Termini. Quale modernità. Da allora andiamo sempre più sdruciti (non io: nel caso è colpa della mia sarta, che usa le spagnolette più economiche del mercato ed è una grande risparmiatrice, debbo andare sempre a ricucire orli e bottoni, finché non gliel’ho detto, ha risposto che nessuno tranne me si lamentava).
    A me piacciono i vestiti puliti e stirati, le stoffe possibilmente naturali (la mia pelle non tollera più quelle sintetiche) e non mi sognerei di mettermi addosso quegli orribili braccialetti e collane di pezza che portano tutti quelli culturalmente avanzati. Al grido di “non si butta via niente ” usiamo e riusiamo (anch’io) tutte le cose vecchie ancora accettabili oppure le conserviamo per gli enti benefici che sanno bene cosa farne. Non si vergognano di fare gli accattoni in tutte le televisioni, che sono piene di soldi. Io mi sono stufata di sentirli, ce n’è per tutti i gusti, specialmente ora che ai privilegiati arrivano le tredicesime. L’analisi che tu fai è anche quello che vedo io, ciò mi conforta: non è il mio cuore duro, ma la triste realtà. Attualmente i genitori, coi loro risparmi, stanno mantenendo i figli fino a vecchi, crescono gli amati nipotini e consumano la propria pensione imprudentemente elargita ai tempi, man mano che moriranno i padri e le madri questi figli si rimboccheranno le maniche e continueranno a fare lo stesso per i figli e i figli dei figli, non avranno posto fisso e, se vorranno emergere, saranno satelliti dei potenti e diranno e faranno quello che gli comandano. Siamo al paleolitico e un minuto, senza offesa per gli uomini delle caverne.
    Basta, è notte e invece di un commento sto scrivendo un post. Tra poco finirà pure la rabbia della gente, non ci si arrabbia a pancia vuota. In quanto a te, complimenti per la lucidità della scrittura.

  15. Concordo con la tua analisi.
    Una piccola aggiunta personale: oggi i ricchi rimangono sempre più o meno ricchi; quelli della classe media sono i nuovi poveri (non mi piace il termine pezzenti); i vecchi poveri, mi domando, come fanno a vivere?
    Nicola

    • ciao Nicola,
      vivono rovistando nei contenitori dell’immondizia, raccogliendo gli scarti dei mercati rionali, vanno alle mense caritatevoli, lavano i vetri dei negozi, fanno lavori umili occasionali, ecc. ecc. stiamo parlando di milioni di persone, purtroppo.

  16. Ottima riflessione!
    Manovrare le masse e’ da sempre un’arte degli ” specialisti ”
    Mi chiedo : ” ma se nella barca del vincitore ci sale più del 40% della plebe, come può lo specialista non affondare? … Poi guardo le grandi navi e mi rassegno ad essere un pezzente che si ritiene fortunato nel possedere un tronco al quale aggrapparsi.
    Sai ho fede! È la chiamo divina provvidenza… 🙂

  17. La tua teoria non fa una piega. Anzi ti dirò che la famosa ricrescita dei capelli ossigenati, che una volta erano sinonimo di poca cura e di non veder un parrucchiere dai tempi del liceo, oggi è divenuta la moda dello Shatush.
    Ti dirò però che, sarà che dalle mie parti l’apparenza supera la realtà, il pezzentismo esiste solo fra le mura domestiche, ossia nell’intimità familiare dove gente apparentemente facoltosa, che sfoggia le domeniche abiti e accessori costosissimi, sono le stesse persone che mangiano una volta al giorno, fanno benzina al bolider con cinque euro in tasca e pretendono il centesimo al discount.
    Allora, a sto punto, credo che il pezzentismo sia uno stile di vita!

    • braca, hai fatto centro, è proprio lì che mira il pezzentismo ideologico,
      mi hai fatto venire in mente quel film con Abatantuono che si nasconde in cantina con la famiglia per far credere ai vicini di essere in vacanza 😀

  18. Grandi riflessioni! Complimenti esponi sempre ottimi spunti su cui riflettere. Condividendo ciò che scrivi…commento…. Non ci resta che piangere….Hooops forse l’ha già scritto qualcuno….. 😉

  19. Non son donna di crusca (mi piacerebbe d’Accademia della) e di beni salutistici o modaioli sdruciti e con tra le nari il segnale della mia lasagna che s’indora leggoti e faccilo con grande piacere perchè in fondo anche la sofferenza è arte del godere.
    E’ così: pezzenti imboniti dai mass media e dunque a finirci senza accorgercene. La livella funzionerà eccome, anzi già funziona verso il baratro.
    Ad essere seria mi terrorizza la pezzenteria dei sentimenti. Quelli correi che fossero lasciati intatti ma capisco che (s)travolti dall’arrabattarsi quotidiano anch’essi scivolino verso il nulla.
    E’ il futuro bellezza in tutta la sua bruttezza.

    sheraiosperiamochemelasonocavatamicaxnientexchèso’fuorigioco

  20. Il tuo post è una sintesi post è una sintesi più che esauriente della società in cui viviamo
    La povertà di idee porta a fare proprie quelle che vengono “somministrate “a mezzo tv(soprattutto ), pubblicità ,giornali ect ect
    Se il guru del momento dice che bisogna bere orzo tutti a comperarlo,se la moda è il jeans strappato non si sforbiciano i propri ma si comprano regolarmente firmati da quei furbacchioni che li hanno ideatii, non si cosa desiderare e si sognano le ville delle telenovelas e così via…..
    Che ciascuno si riappropri delle proprie idee……!! La società cambia dal singolo individuo
    Buona giornata !

    • hai ragione Mariella,
      la società è fatta di individui, è per questo che tentano di omologare, appiattire, rendere tutti uguali, anche e suprattutto nel pensiero

  21. Bel pensiero, bel post. Non son donna da pezzentismo ideologico, non mi piego alle mode del momento, ai modelli suggeriti da una tv spazzatura che non seguo (io vado al cinema due volte alla settimana e appena posso a teatro). Odio le idee che accomunano le masse, i capi d’abbigliamento che identificano i branchi. Amo vestirmi dei colori della mia anima.
    L’attività che descrivi è una sorta di livellatore delle eccellenze che rende tutti alla stessa altezza… che tende al basso. Di basso grado. Fino al degrado.
    Poi però esistono i pezzenti ideologici per nascita, quelli sono un mondo a parte. Hanno certificati di deposito da svariati milioni di euro in banca e vengono agli sportelli con le corde al posto delle cinture. Avidi ed avari. Soprattutto di sentimenti. Chiedono sconti di centesimi e non ti offrono mai il caffè.
    Mi auguro che le competenze e l’amor proprio tornino a governare lo scempio ideologico in atto, che ritengo comunque colpire i meno abbienti e coloro che oltre a non avere un solida base culturale, non usano la propria testa per ragionare, ma quella del sistema.
    Un sistema che ha la m….da tempo fino al collo.

    • Il pezzentismo ideologico è il peggiore in quanto colpisce le sfere medio alte della società, l’ambigua strategia crea modelli per gli strati inferiori, un jeans strappato di marca costa 170/200 Euro, i prodotti alimentari che ho citato hanno prezzi stratosferici se rapportati al costo di carne, pesce e formaggio. C’è poi la “educazione” alla furberia vissuta come logica inevitabile, vedi assessoropoli e regionopoli, gente che guadagna in un mese ciò che un dipendente comune incassa in un anno ma che, come fosse la cosa più ovvia del mondo, mette in nota spese mutande per le amanti e tartufate tra amici. Si ha la sensazione di trovarsi di fronte a un percorso elaborato in ogni dettaglio, lo Stato impoverisce e depreda i cittadini per non essere abbandonato dall’Europa, il ceto medio si veste e si nutre con capi e prodotti da pezzenti per creare modelli di alleggerimento, insomma… mal comune mezzo gaudio, un dettame comunista al servizio del capitalismo.

  22. Ciao Tads. Bel post, come sempre, che potrebbe essere discusso/commentato all’infinito tali e tante sono le implicazioni del tuo ragionamento.
    Forse l’ha già scritto qualcuno (non ho letto tutti i commenti, sta diventanto un lavoro anche quello 😀 ), ma mi chiedo se il “pezzentismo ideologico” in tutti gli aspetti che tu hai presentato non sia un’arma a doppio taglio. Mi spiego: da un lato (o dall’alto) ci riducono a brandelli, dall’altro registro un lassismo generalizzato, una sorta di fatalismo che mi sembra molto una scelta di comodo. Siamo davvero certi che proprio tutti siano ridotti a “pezzenti” o non è per caso più facile non pensare, non agire, non tirare fuori le palle, non scegliere, non lottare, non responsabilizzarsi …? C’è chi non se lo può permettere, certamente, ma altri mi pare seguano a ruota in questa generale rassegnazione e stagnazione mentale, che trovo essere la più deleteria.
    Mi resta davvero questo dubbio in una visione che non è né rassicurante né positiva, anzi!
    Primula

    • ciao Primula,
      direi che la risposta si trova proprio tra le tue righe, il pezzente effettivo non dispone di mezzi, il pezzente ideologico è privo di coraggio, seppur partendo da presupposti diversi sono entrambi pedine della stessa dama. Alla fine producono ugual risultato, i jeans strappati da 200 euro hanno la stessa valenza pratica dei jeans strappati del barbone che rovista nella monnezza.

  23. Un’analisi caro Tads che mi vede d’accordo soprattutto nell’identificare il pezzente ideologico come un rassegnato. Come sempre molto arguto. Un abbraccio. isabella

  24. condivido ciò che hai scritto,la parola pezzentismo non mi è mai piaciuta ma mi sa che siamo dentro fino al collo,amo molto l’italia ma se avessi 20 anni fuggirei senza pensarci,ormai ci trattano come un branco di pecore…

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