L’arte dei “sola” e la “oniomania”…

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Shopping-compulsivo-cause-e-terapia

”l’ultima novità in campo artistico proposta alla Schulbert Gallery di New York da Lana Newstrom… L’arte è immaginazione e questo è quello che chiedo alla gente di fare… L’agente della giovane artista, oltre a definirla la migliore artista contemporanea, punta molto sul fattore economico: “Quando ti descrive ciò che non vedi, inizi a capire perché uno dei suoi lavori “invisibili” può valere milioni di dollari”… esiste anche un catalogo di opere invisibili sul sito dell’arte…”

Era inevitabile che il ramo dinastico infetto dell’arte moderna, dopo ripetuti prodomi, giungesse alla “sindrome del niente assoluto” creando la corrente espressiva dei “sola informali”, particolarmente abili nel buggerare i fans allocchi del “diversamente geniale”. Per meglio comprendere… Mettete la fantasia su “on” e immaginate di entrare in un ristorante “futurista”, uno stanzone asettico, disadorno, totalmente privo di arredi. Siete in piedi silenti in compagnia di altri avventori, una voce senza corpo né volto elenca menù inesistenti esaltandone sapori e aromi, finito il “pasto” vi viene presentato un salatissimo conto compreso di pane, coperto, servizio, caffè e limoncello, mi raccomando, non fate i taccagni con le mance, anche se in realtà non avete toccato cibo.

La “oniomania”, denominata anche “shopaholism”, è il termine tecnico che indica la sindrome da shopping compulsivo, patologia che colpisce prevalentemente le donne. Un disturbo tutt’ora oggetto di studi approfonditi in quanto provocato da pulsioni soggettive non facilmente individuabili, tra l’altro alimentato dalla infelice convinzione che abbia poteri antidepressivi. Il più delle volte i prodotti acquistati rimangono inutilizzati, regalati o addirittura gettati. Le persone affette da oniomania hanno orgasmi da scontrino fiscale, dichiarazione emblematica: “nel raccattare merce dagli scaffali provo un piacere crescente che si sublima alla cassa ma appena uscita dal negozio la frenesia si ripresenta più forte di prima”.

Cosa c’entra l’arte immaginata con la oniomania???, la risposta è data da un lasco disarmante nel suo essere ovvio, è possibile annichilire una sindrome spodestandola con una sindrome nemica, rivisitazione del banalissimo “chiodo sc(hi)accia chiodo”.

Oltre a esser causa di squilibri umorali e disagi, la oniomania rende l’autostima un pendolo e ammorba le relazioni interpersonali. Efficace terapia potrebbe essere la cannibalizzazione tra sindromi, sfamare un delirio dandogli in pasto un altro delirio. Percorso complesso che non garantisce il risultato al 100% ma è un tentativo che tenta, l’ambizioso obiettivo è ingrassare la “sindrome del niente” tenendo parallelamente a stecchetto quella dello shopping compulsivo. Se esistono boccaloni disposti a pagare per osservare una parete spoglia immaginando chissà quale opera d’arte, sicuramente ne esisteranno altrettanti capaci di posizionarsi davanti a un armadio vuoto immaginandolo traboccante di indumenti. La difficoltà consiste nel mutare la razzia pre-cassa in un crescendo Rossiniano di turbamenti spirituali e l’emissione dello scontrino in un piacere onanistico sceneggiato ad hoc.

Entrare quindi nella dimensione della “sola-art” per uscire dal tunnel dello shopping fuori controllo, magari aiutandosi con tecniche orientaleggianti che agevolano l’autocontrollo, l’autogestione e l’auto convincimento. Il pensiero è più veloce della luce ma per diventare taumaturgico necessita di rotte tracciate con precisione. Chi acquista capi che poi finiscono nella monnezza ancora confezionati, di fatto paga una sensazione, esattamente come gli utenti della “sola-art”.

L’arte frescona dei “sola” e la oniomania hanno, come tutti gli opposti, sponde comuni, certe installazioni fatte con scarpacce vecchie e cenci desueti ricordano il vano guardaroba/scarpiera di una shopping victim standardizzata, anche se quest’ultima, doveroso specificarlo, si rivela essere più creativa negli accostamenti cromatici e nella disordinata disposizione degli elementi. La pinguedine da provocazione caratterizza il nostro tempo, dopo aver prosciugato il pozzo della logica si attinge a quello della finta follia visionaria e del superfluo reso essenza vitale, i saggi dicevano: “per fare un affare devono incontrarsi un furbo e un idiota, due furbi oppure due idioti non concludono niente”. Impossibile dar loro torto, c’è chi si arricchisce vendendo il nulla e chi si impoverisce comprando l’inutile, alle brutte ci si può sempre rifugiare nella impenetrabile corazza del: “nessuno mi capisce”. De gustibus…!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

 

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131 thoughts on “L’arte dei “sola” e la “oniomania”…

  1. Sinceramente penso, parlando da profana nel campo dell’arte,che a voler sembrare troppo intelligenti ed esperti, alla fine ci si lascia prendere in giro come degli imbecilli

      • Oscillo tra il sentirmi disarmata e incazzata. Poi, con gli anni che passano, cresce l’insofferenza verso le pippe pseudo culturali e la malafede. Trovo francamente che operazioni come quella mostra sul nulla non siano etiche. Ma sono io che esagero? Vorrei un’arte che fosse ancora in grado di raccontare la bellezza.

  2. Mi viene in mente una cosa di qualche anno fa, avevo 23 anni e ero ad una Galleria d’arte moderena a Vienna… in un cubo di vetro era dentro .. un pezzo di carta a forno spiegazzato, una gomma da masticare usata .. e una sigaretta spenta.. qusto cubo costava soltanto 10.000.000 di scellini 😀 sono passati gli anni ma le cose alla fine non cambiano mai..

    per capire l’arte ci vuole anche l’arte di capire Pif

  3. Per me è un precedente fondamentale, una sorta di dato di fatto che testimonia in maniera inequivocabile che c’è qualcosa che non va…. quasi da trattamento educazionale.

    Su quelli che si sono soffermati a “guardare” la mostra, penso siano gli stessi capaci di far la fila per l’acquisto di un iphone, o per urlare dopo aver visto transitare il loro cantante preferito di turno… sono esempi per far capire ai nostri figli che la vita può essere molto molto interessante

      • ma per loro, invece io mi riferivo a quelli a cui mostrerei questa gente indicandola come esempio da non seguire…

        del tipo….

        vedete queste persone?? probabilmente hanno pagato per guardare il nulla, credendo che quel nulla sia opera di un artista… ora… se pensate che quello che stanno facendo abbia un senso potete alzarvi e andarvene da qui… altrimenti, se pensate che non esista un solo motivo per stare li se non quello di esser schiavi di una follia che viene permessa dal loro non usare il proprio cervello, potremmo rimanere qui a parlarne….

        ecco, intenso in questo senso lo scopo “educazionale”

  4. Quello che mi lascia sconcertata e preoccupata sono quei quattro deficienti che stanno contemplando concentratissimi il muro bianco e vuoto ! 😐
    Siamo arrivati al niente assoluto e c’è gente che ci crede,non ho più
    parole! 😯
    Buon pomeriggio TADS
    liù

  5. Non sono oniomaniaca ma sento una spinta colmpulsiva tutte le volte che vedo la vetrina di un negozio di scarpe….. Dici che se immagino la mia scarpiera piena di costosissime Louboutin posso guarire? 😦

  6. Non ne avevo ancora sentito parlare, di questo estremo margine dell’arte concettuale. D’altra parte, svuota svuota, alla fine rimane il niente. Non lo so, mi sa di decadenza, quest’incapacità di esprimere un contenuto, quest’afferrarsi al vuoto convincendosi (anzi più che altro convincendo chi deve pagare) che sia pieno: non si passa più dalla potenza all’atto e non per congelare la “potenza” nelle sue infinite… potenzialità, ma perché ormai si è avvizzita. Aspettiamo un’ondata immigratoria di artisti cladestini che abbiano ancora voglia di sporcarsi le mani.

  7. Ci sono libri e libri sul concetto di astrazione nell’arte, quindi non posso fare un commento serio… però direi che questa “mostra” è riuscita. Così riuscita che che sicuramente fa nascere parecchie riflessioni, a partire dalla nostra di semplici osservatori, riflessione che alla fine è quella del bambino della favola “gli abiti nuovi dell’imperatore”… 🙂

    • non conosco la favola che citi ma, essendo io un amante dell’arte figurativa, sono poco incline ad apprezzare certe “espressioni” artistiche, fatta eccezione per alcune scuole che mi piacciono. L’arte del niente l’ho ribattezzata “sola-art” perché penso sia figlia di una tendenza sconfinata nella demenza.

      • La favola è anche conosciuta come “gli abiti del re” ed è quella che finisce con la famosa frase detta da un ragazzino: “Il re è nudo!” 🙂
        Purtroppo lo svantaggio delle forme d’arte diverse da quella figurativa è che non hanno un vocabolario immediato e che raramente (o mai) ci è insegnato a scuola…io non ho apprezzato finché non ho conosciuto qualcuno che mi ha guidata alla scoperta di espressioni e correnti che non riuscivo a distinguere e capire. Chiaro che poi comprendere non debba necessariamente coincidere con l’amare tutto…

        • in questo caso il re è assente 😀
          ho compiuto anche un percorso simile, ho avuto un amico Maestro che mi ha insegnato ad apprezzare alcune espressioni artistiche non figurative, hai ragione, dovrebbero farne materia di studio nelle scuole. Però oltre un certo limite non riesco a comprendere, gli eccessi e le provocazioni non mi affascinano

  8. Questa “artista” magari è come Salgari che non visitò mai la Malesia ma la descrisse egregiamente nei minimi particolari o come me che da settimane parlo a scuola dell’autunno con 30 gradi a mezzogiorno e il sole che cuoce le pietre. “Bambini, immaginate la nebbia, il frescolino del mattino…”
    Sicuramente preoccupanti i visitatori, almeno quelli della seconda volta e dell’acquisto. perchè io una visita a quel museo di quadri fatti di niente la farei.
    L’idea di curare lo shopping compulsivo, disastro economico, con la suggestione dell’armadio stracolmo di roba, è ottima.

    Marirò

    • l’avessi a tiro ci andrei anche io a quella mostra, come ho detto a Rebecca, per guardare da vicino gli appassionati del genere. Salgari le pagine le ha riempite, questa non ha avuto neanche la decenza di appendere al muro qualche tela bianca, forse perché ci ha già pensato qualcuno prima, è andata oltre.
      Mi fa piacere tu abbia apprezzato la terapia che suggerisco 😉

  9. credo che lo shopping compulsivo sia solo una grande presa per i fondelli e, se la donna è intelligente, vedrà in quelle pubblicità tipo Zalando, una snatuarzione, una superficialità della stessa essenza di donna. Una donna completa solo perchè ha acquistato pile di scarpe e cappottini nuovi… mi sembra una vera assurdità e un’offesa a chi, come me, cerca di far emergere il lato umano, e non consumistico.

    • non sono sicuro sia solo una presa per i fondelli, la oniomania è una patologia riconosciuta anche dalla OMS, è cosa seria. Quello spot della zalando è veramente assurdo, irritante, tra l’altro pone un modello di donna veramente discutibile

      • Mi spiego meglio. È vero, l’oniomania è una patologia, ma nella stragrande maggioranza dei casi, credo, suppongo, sia piu un modo di conformarsi alla moda, cioè di possedere quel qualcosa perché la moda lo richiede… Sarà anche questo un problema….. Psicologico ovviamente!

        • non ci trovo niente di male nell’ammucchiare qualche soldino per comprarsi un capo o un accessorio griffato di moda, il problema nasce quando diventa una ossessione. le malate di oniomania acquistano per bisogno di acquistare, infatti come ho scritto spesso buttano via per far spazio senza neanche togliere la merce dalla confezione. Comunque sì, anche la fissazione di dover seguire la moda sempre è una mania

  10. Marcel Duchamp presentò nel 1917 in una galleria di New York con il nome “la fontana” un autentico orinatoio, di quelli che si trovano nelle stazioni ferroviarie. Piero Manzoni, negli anni 60 – probabilmente influenzato dall’artista francese – confezionò la propria merda in 90 barattoli, titolando la sua opera “merda d’autore”. Questa scatoletta, di circa 30 grammi di merda fresca, è stata recentemente venduta ad un’asta a Milano per la modica cifra di 124.000 euro. Mi stavo chiedendo se per caso il compratore di quest’opera così profumata non sia affetto da sindrome di acquisto compulsivo.
    Io posso anche capire chi guarda una merda o un pisciatoio: due cose concrete. Non riesco ad immaginare, invece, come si possa osservare in una galleria d’arte che dovrebbe esporre la “bellezza”, il nulla. Mi sa tanto che io non capisco nulla di arte. E nemmeno tu, caro tads :-)

    • conosco le performance descritte,
      forse il paragone più calzante è quello con i furbacchioni napoletani che anni addietro vendevano ai turisti l’aria di Napoli, quella sì una genialata ma priva di velleità artistiche 😀

  11. Certe volte mi sento come il bambino della favola, quello che gridava “il re è nudo”…ma nessuno ci fa caso 😦 Ma cos’è, qualcosa che hanno spruzzato nell’acqua, nell’aria…ma da dove viene tutta questa coglionaggine???

  12. Se questa e’ arte, a me sembra una presa in giro, del tipo, vediamo se con il nulla riesco a far soldi, 😀 mah, bacioni caro Tads, buona giornata domani, 😉

  13. Queste sono i casi in cui mi dico “noooo, è una bufala. Il mondo non può essere talmente pieno di idioti“. Ma poi scopro che è proprio così.
    A questo punto non mi resta che ammirare tantissimo questi “sfruttatori di imbecilli”: Hanno capito che l’idiozia dilagante non è solo un bastone tra le ruote della società, bensì può essere anche una cosa positiva, un’occasione da non lasciarsi scappare.
    Ammiro anche i maghi, le persone come Vanna Marchi! Altro che il carcere: bisognerebbe dar loro una laurea ad honorem in psicologia!

  14. Sai c’era un comico, non ricordo il suo nome, che diceva: “Le so tutte!” Ma dove le prendi queste notizie, tra l’altro davvero interessanti e divertenti. Ora veniamo al post, esistono davvero questi artisti matti, che poi artisti non sarebbero, direi furbastri cretini che attirano visitatori, sono preoccupata per quei visitatori, forse sono psicopatici pericolosi? Mentre sulla mania da shopping , quella è una patologia preoccupante che porta seri danni, tipo i giocatori incalliti che si vendono ogni cosa.
    Buona giornata e alla prossima.
    un abbraccio
    annamaria

    • è vero, la oniomania è paragonabile alla ludopatia ma il giocatore ha una remota speranza di vincere, seppur illusoria.

      quando ho tempo vado a spulciare siti e profili in cui si parla di arte, questa notizia meritava un post 😉

      un abbraccio anche a te

  15. va bene, prendila dal lato utile, se qualcuno viene in casa tua e sulle pareti non c’è la minima esistenza di un quadro perché non te li puoi permettere, puoi sempre dire ai tuoi conoscenti: ma come !!! non vedete che è pieno di capolavori di Lana Newstrom !!! Vedrai che ci sarà sempre qualcuno che dirà: “cavoli, ma sai che sono veramente belli…”

    • ahahahahahah…
      anni fa ho fatto dei lavori in casa, quando è venuto il capomastro per fare il preventivo mi ha detto testualmente: “finalmente una casa con dei quadri che si capiscono, in genere vedo solo inguacchi” 😀

  16. Leggendoti mi sovviene una cosa che all’apparenza non c’azzecca nulla: I vestiti nuovi dell’Imperatore (Il Re è nudo) di E.J. Gold o la versione I vestiti nuovi dell’Imperatore di Hans Christian Andersen. Da bambinetta adoravo questa fiaba, non tanto perchè l’imperatore era nudo, ma perchè pensava d’essere elegantissimo. Sono favorevole all’immaginazione in generale, ma pagare per immaginare….mi sembra una “sòla” bella spessa.
    Sullo shopping compulsivo non proferisco verbo. Sono donna ed amo il mare, la poesia e la visa. Mi accontento anche della mastercard e se proprio devo dell’american express. Ma quando decido di uscire per dello shopping orgasmico, in famiglia mi fanno di nascosto l’esorcismo.
    Stefania

  17. Pazzesco!
    Sono andata a cercare altri articoli su questa persona che si definisce artista….mahhhh
    I più divertenti sono i visitatori che per non passare da stupidi fingono interesse per delle pareti vuote! Quelli poi che hanno acquistato…!!!
    Ciao e buona serata

  18. La ‘cosa’ non mi è nuova. Anni Ottanta, New York, Greenwich Village dove nei caffè letterari e nei jazz clubs incontravi e lì si formavano artisti e musicisti di tutto il mondo.
    Gallerie d’arte e arte sperimentale. Ragazzetta provinciale (torinese de Roma) catapultata in quel mondo una volta mi ritrovai in una camera seduta in circolo con altre persone sotto un lenzuolo. Buio totale (total black) poi un drinnn….silenzio,,,,un bonggg….un flash di luce e così via.
    Il nulla a cui segui uno scroscio di applausi e di commenti di compiacimento.

    IO mi associo all’alzata di testa del ‘tragico Fantozzi’ i:

    “Per me la corazzata Potemkin è una cagata pazzesca!”

    sheranchestavoltarrivoultimas

    ps sullo shopping compulsivo …basta che i soldi nn sono i miei 😉

  19. storia vecchia quella degli artisti “sola” come li hai definiti tu. ti ricordi della merda di artista in vasetto esposta alla mostra di Venezia qualche decennio fa?
    Il potere del sola, non solo nel campo dell’arte, e direttamente proporzionale alla stoltezza del pollo che si fa spennare.
    Detto questo però, nel campo artistico, penso che il prodotto che acquisti deve piacerti e basta, e nel momento in cui ti piace, ti emoziona, ti trasmette qualcosa per te è un’opera d’arte. Tutto molto soggettivo, in sostanza.

    • ciao carissimo, ritornerò sul tuo vecchio blog 😉

      concordo, si possono non condividere i gusti ma se ciò che acquisti ti piace e ti emoziona c’è poco da opinare. L’arte è ormai diventato un immenso magazzino con dentro di tutto e di più, addirittura il niente oppure la merda, vedremo cosa ci riserverà il futuro, mal che vada qualche risata, con buona pace dei pollastri.

  20. Avevo letto qualche giorno fa dell’arte dei “sola” e sono rimasto senza parole, soprattutto nel vedere la foto (credo la stessa che hai postato) che rende l’idea di quanto si possa essere suggestionati (o idioti? Perdona il termine).
    Dell’oniomania invece non sapevo praticamente nulla. Molto pertinente l’accostamento che hai fatto delle due realtà (o forse, dovrei dire, di una realtà e di una immaginazione).

  21. Sono basita! Ho letto l’articolo di cui hai messo il link in un commento qui sopra e riporto testualmente: “L’arte come “concetto” torna centrale. In questa iniziativa, che certamente non si fermerà a New York, vi è tutta la ritualità e sacralità dell’expo come evento , mancano solo le opere, ma la gente completa il rituale fissando le pareri vuote forse molto più che in tanti loft dove chiacchiere e buffet la fanno da padrona sulle opere esposte. L’importante è creare originalità e farsi conoscere.” ; inoltre risulta che altre gallerie siano inreressate perché, cito, “l’arte ha bisogno di effetti speciali”
    Ma per favore!!
    Non mi soffermo sull’idiozia di chi sta in piedi a contemplare una parete vuota – ho notato che è anche illuminata nella zona dell’ipotetico quadro XD !!, – già ampiamente commentata.
    Metterei ora l’accento su un fenomeno che seguirà: la critica. Leggeremo fiumi di parole sul messaggio della scelta artistica che vuole rappresentare il “nulla” del modo contemporaneo, il sentimento di solitudine e angoscia esistenziale ecc. ecc.
    Sai che ti dico? Questa Lana Newstrom è una gran furbacchiona che sfrutta come hai giustamente scritto tu la “compulsività”. E che ci caschino anche i critici d’arte, o presunti tali, la dice lunga sul mondo degli “intellettuali”. Esiste anche tutta una letteratura sulle interpretazioni più fantasiose di quadri astratti appesi al contrario per sbaglio …
    Primula

    • quella di interpretare l’arte astratta è diventata da tempo una redditizia professione, siamo a livello di: “tu imbratta una tela e non preoccuparti, prima o poi un critico capace di leggervi messaggi inequivocabili di altissimo spessore artistico salta fuori”. Niente di strano cara Primula, gli esegeti spopolano su ogni fronte, ti dirò, interpretare e valorizzare il niente è ancora più facile, se non avessi associato la cosa alla oniomania mi sarei divertito molto nello scrivere un capoverso sarcasticamente a favore, tipo:
      “stolto è colui che non percepisce la diagonalizzazione verticalizzata che avvolge il pensiero ellissoidale dell’artista, la smaterializzazione di una espressività capace di ripudiare, in modo esprofesso, l’obliterazione delle coscienze fino a ridurle essenza vibrante…” 😀 😀 😀
      una cosa simile

  22. D’accordo che non c’è limite alla stupidità umana, però se vediamo la cosa da un altro punto di vista forse il giudizio cambia. Non c’è grandezza nel riuscire a far quattrini vendendo come arte una parete vuota? Non è un “magnus” un tizio che riesce a far credere a un mucchio di gente che sia arte anche il niente? Lo stesso discorso vale per l’oniomania, male che colpisce molte donne ma anche molti uomini, se non ci fossero costoro (volevo dire questi compratori compulsivi) molti negozi farebbero la fame e il pil andrebbe ancora peggio… 😀
    Quindi attenzione a parlare con ironia di questi fenomeni che fanno girare l’economia…
    Ciao, Tads, bravo come sempre.
    Nicola

  23. Ecco il perché dei serial killer: chiodo scaccia chiodo. Poverini, è il rimorso che li consuma, una specie di shopping compulsivo anche quello. Per quanto riguarda le sale d’arte vuote, questa non l’avevo ancora sentita, ero rimasta alle tele trafitte di Fontana, ma come fanno questi a farsi pagare profumatamente il nulla?

  24. Ahahahahah Questa mi mancava!!! Della serie Caravaggio non aveva capito na mazza!!! Altro che sbattersi e farsi il mazzo studiando anatomia.. l’illuminazione..i colori.. ma de chè?!!! E Renoir?? gli venivano pure male!! invece Tiè ..Lo PSICOQUADRO!! Divento pittore pure io.. anzi posso fare il medico.. l’avvocato.. pensa te dopo la ruota è la più grande scoperta dell’umanità!
    Mi viene un dubbio alla cassa del mostra posso pagare con gli PSICOEURO??? cioè faccio il gesto e il cassiere si immagina di prendere il denaro.. Magari lo possiamo estendere al Supermercato???????
    BEL BLOG!!!
    Ciao 🙂

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