Chi è contro la pena di morte???

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La pena di morte, una “extrema ratio” che crea schieramenti contrapposti non sempre forieri di convincenti argomentazioni. Ragioniamoci sopra.

Una stranezza che rilevo da sempre, non solo sul web… i nemici più agguerriti della pena capitale sono, quasi tutti, convinti e accaniti sostenitori dell’aborto. Presupposto base: il feto è vita. In Italia si pratica l’aborto selettivo, no, non quello di genere tanto in voga a Pechino e dintorni, mi riferisco all’aborto che seleziona la qualità del nascituro, quello che consente di eliminare feti che potrebbero trasformarsi in bambini handicappati. Chiamiamo le cose con il loro nome, un aborto di questa natura uccide, di fatto, un problema, un fastidio, un disagio, un pesante condizionamento futuro. Domanda: “come è possibile considerare questa pratica una conquista civile e, nel frattempo, definire incivile l’eliminazione di un individuo che ha seminato morte, disagi e sofferenze condizionando pesantemente la vita di intere famiglie, se non della società tutta???” E’ morale e civile negare la vita a un bimbo problematico ma è amorale e incivile interromperla a coloro che hanno distribuito morte a man bassa??? Se il diritto alla vita è inalienabile deve esserlo sempre, nel momento in cui si diversificano le interpretazioni ci si addentra in un ginepraio di contraddizioni. Mi lascia perplesso chi osteggia la pena capitale difendendo l’aborto selettivo ma non per una questione etica, attenzione, trattasi di una cartina al tornasole culturalmente preoccupante. Il doppiopesismo è la negazione dei diritti e della libertà, aborto, eutanasia e pena di morte sono sullo stesso piano, sempre non si voglia distinguere tra soluzione privata e collettiva, sarebbe un clamoroso harakiri.

La pena di morte evoca fantasmi come “vendetta”, “Stato killer”, “sopraffazione”, “violazione dei diritti umani”, “dittature” e via discorrendo. Non si ha paura di questa soluzione estrema in quanto tale, si ha paura di ciò che rappresenta, la legittimazione di un potere assoluto riconosciuto solo a Dio dai credenti, un timore spesso intinto nelle ideologie rese obsolete dallo sfrecciare della storia. Perché non provare a considerarla, anche solo per un istante e in totale serenità, come una “amara medicina sociale”, una “legittima difesa razionale”, la “eliminazione di cellule malate” pericolosissime per il bene comune. Le associazioni “contro” come “nessuno tocchi caino” hanno una visione unilaterale, faziosa, non di rado politicizzata, su quale logica accettabile e condivisibile si fonda l’impalcatura che mira a proteggere chi sbaglia a discapito di chi è nel giusto??? Ho citato più volte casi gravissimi ma diffusi invitando a riflettere su un punto cardine: i dispensatori di morte ce l’hanno il diritto di rimanere in vita??? Gli scafisti che hanno ucciso centinaia di profughi gettandoli a mare senza pietà, ce l’hanno il diritto di continuare a vivere??? L’ergastolo non garantisce niente, un detenuto può tornare a uccidere anche durante la detenzione (è già successo), può evadere e riprendere ad ammazzare (è già successo), può tornare in libertà per falle burocratiche o idiota clemenza e assassinare nuovamente (è già successo). Quale strato della coscienza si ribella alla eliminazione fisica di un terrore reale???

La giustizia Italiana è la vergogna del continente, la più costosa e la più inefficiente, questo è un Stato che ha ceduto pezzi di territorio alle mafie, è uno Stato in cui la certezza della pena è una utopia, è uno Stato che scarcera assassini, non è in grado di risolvere omicidi comuni, non garantisce alcuna sicurezza ai cittadini, non ha nessuna competenza investigativa, se la magistratura italiana non puntasse sulla delazione e sulle intercettazioni, le carceri sarebbe vuote ma questo lo si è detto più volte. La vera INCIVILTA’ consiste nel tenere liberi, protetti e stipendiati come manager soggetti che hanno compiuto mattanze, pendagli da forca che se la spassano a spese dei contribuenti. La vera INCIVILTA’ consiste nel pagare le tasse per far fare la bella vita chi ha ammazzato un figlio, un amico, un parente. La giustizia Italiana non necessita di inutili e blande riforme, servirebbe un ripensamento radicale dell’apparato, una struttura ex-novo elaborata ad hoc, finalizzata a porre fine a questa incivile indecenza, una giustizia in grado di garantire serenità ai cittadini onesti. Siamo poi così sicuri che in una ipotetica nuova macchina giudiziaria la pena di morte sarebbe un abominio???

Ho letto in giro riflessioni sul cosa possa passare per la testa di un boia pronto ad azionare la leva o di un condannato in procinto di morire, mi sono posto spesso questa domanda, me la sono posta e me la pongo anche quando i tg mandano in onda filmati in cui si vede il mirino di un aereo centrare l’obiettivo e poi far fuoco, magari su una scuola, su un ospedale… cosa pensa quel pilota nel momento in cui pigia il pulsante rosso??? Cosa pensa un killer della mafia che si appresta a compiere il suo 80° omicidio??? Cosa pensa una donna che si ritrova di fronte il suo aguzzino armato, magari scarcerato da un giudice “comprensivo”, pronto ad ucciderla??? Cosa hanno pensato prima di morire le vittime di Kaboto??? Ho colto anche considerazioni sulla evoluzione della pena di morte, dalla ghigliottina e dalle forche pubbliche si è approdati alle più discrete iniezioni letali, anche questo è vero ma è altrettanto vero che pure le società si sono evolute solo tecnologicamente e non civilmente. La situazione è peggiorata raggiungendo livelli non più sopportabili, nei tempi andati non si uccideva con la naturalezza attuale, non si conviveva con la barbarie attuale, i notiziari di cronaca non erano veri e propri bollettini di guerra come quelli attuali.

Non sono certo sul potere deterrente della pena capitale ma penso che un cambio di prospettiva possa incidere, un conto è sparare sapendo di ritrovarsi libero dopo poco tempo e un conto è premere il grilletto immaginandosi sulla sedia elettrica. Un dato statistico la dice lunga, anche i delinquenti dediti a droghe, alcol o comunque fuori di testa, tendono a non toccare il culo dei mammasantissima, consci, pur nel loro delirio, di finire in pasto ai porci. Evidentemente quando si ha una paura fottuta di morire il cervello si attiva. In Italia la pena di morte non c’è e non ci sarà MAI fin quando reggerà un barlume di finta democrazia, cosa che non ci impedisce di parlarne né di formulare ipotesi, anche per capire meglio le motivazioni dei contrari sperando escano da concezioni prestampate. In rete ho trovato un sondaggio, il 58% degli Italiani si dichiara favorevole, una valida motivazione per approfondire.

Noi Italiani non eleggiamo i giudici, non firmiamo loro deleghe, nemmeno veniamo consultati dal legislatore ma tutte le sentenze vengono emesse IN NOME DEL POPOLO ITALIANO, espressione ipocrita che evidenzia quanto i diritti dei cittadini si fondino sulla forma e non sulla sostanza, questo è uno slogan, se lo aggiungiamo all’altro… IN NOME DEL POPOLO ITALIANO NESSUNO TOCCHI CAINO, abbiamo gettato le basi per una società anarchica, non anarchia intesa come libertà bensì anarchia intesa come “logica del più forte”.

Vado a terminare riportando una domanda che ci accomuna: “che fare???”, pagherei profumatamente per avere in tasca una risposta illuminata in grado di fare scuola e risolvere il problema giustizia. Non basta portare una goccia a testa, non basta diffondere le nostre idee nei piccoli universi che gestiamo, purtroppo non basta. Qualche certezza credo comunque di averla: A) non possiamo immaginare una società futura migliore se non ci adoperiamo per rinvigorire alcuni valori nelle nuove generazioni, B) non approderemo mai a niente di buono se continuiamo a privilegiare i pochi danneggiando i tanti, C) chi sbaglia deve pagare un prezzo CONSONO ai disastri provocati, D) scrolliamoci di dosso l‘immenso carico di ipocrisia buonista e tollerante spingendo chi di dovere a rivedere la scala delle priorità sociali.

E’ irragionevole (eufemismo) pretendere una società fatta di soli diritti e indulgenza, è altresì irragionevole (sempre eufemismo) continuare a scaricare sulla società le responsabilità dei singoli, un alibi che non regge più.

Il primo male da combattere è questo: “ma alla fine… è appena uscito i-phone 6, i selfie vengono meglio… chissenefrega di tutto il resto…!!!”

Tullio Antimo da Scruovolo

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153 thoughts on “Chi è contro la pena di morte???

  1. Se commento scrivendo solo che condivido il tuo post al 100%
    va bene lo stesso?
    In italia non avremo mai la pena di morte finchè avremo il Vaticano
    dentro casa.
    Stupendo post Tads,come sempre.
    Buona serata
    liù

  2. splendida descrizione della situazione attuale soprattutto riguardo ad aborto e giustizia. Ci sono situazioni che a mio modestissimo parere, non ammettono perdoni di sorta e la pena di morte sarebbe persino “pietosa : vedi pedofilia, violenze contro minori e donne ecc.ecc. La nuova moralità è forse quella della banda dei “nessuno tocchi Caino? “!

  3. Condivido totalmente, fino a quando la giustizia non esiste come è adesso andrà sempre peggio e non ho nessun problema a dire che per determinati reati ritengo giusta la pena di morte!
    Buona serata bellissimo post.

  4. Questo non è un articolo ma un urlo di rabbia ..
    io sarei favorevole alla pena di morte nei casi di flagranza di reato, sempre ammesso che non si nascondino le “prove” dietro mazzette come si usa nel paese dello stivale e dei balocchi.
    i potenziali assassini sensibili di un giudicato in odor di iniezione letale sono anche coloro che fanno morire di fame le popolazioni più arretrate senza muovere un dito pur avendone le enormi possibilità.
    Il tuo urlo di rabbia potrà anche essere una goccia negli oceani della galassia intera ma è pur senpre un sensibilizzare le menti e far sì che non si stia seduti in poltrona solo a scriverne e a discuterne ma anche ad attivarsi con azioni concrete.
    Un ciao un po’ triste a te, TADS.

    -Liolucy

    • cara Liolucy,
      le parole scritte non sempre producono l’effetto desiderato, anche questo non è affatto un urlo, è una riflessione quasi filosofica, una analisi lucida, il fatto che non sia un urlo rende il post ancora più pesante perché frutto di un percorso razionale, non emotivo.

      La flagranza di reato è un grosso limite, Donato Bilancia ne ha uccisi 17 ma non è stato colto sul fatto, in uno Stato che attua la pena capitale solo nella flagranza non potrebbe condannarlo, nonostante 17 morti lasciati in giro.

  5. Sai già che condivido il tuo pensiero.in tutto.infatti sono favorevole alla pena di morte quando non ho dubbi sul colpevole che ha lucidamente senza alcuna scusa o attenuante fatto del male o peggio ad un altro essere umano ancor più se con gusto e massima felicità.
    Un colpo in testa e via nell inceneritore che anche il suo nome venga cancellato per sempre.
    Rispetto la scelta di una donna di non tenere il suo feto anche se io non mi sarei mai liberata di Elisa anche se avessi saputo di una sua diversità .non ritengo L aborto una soluzione ma capisco che lo strazio di una creatura non voluta o peggio odiata e’ devastante.e scusami Tads ma per un uomo anche difficile da comprendere fino in fondo.non capisco questa corrente morale del non toccar Caino ma ti confesso che non ho voglia di scrivere fiumi di parole per far capire che uccidere per proteggere la specie fa parte della vita di ciascun essere vivente.punto e basta.chi sgarra paga subito e senza appello.siamo come gli animali anzi no.loro sono meglio di noi perché coerenti.

    • ciao Ariel,
      un uomo in grado di ragionare comprende benissimo tutte le problematiche legate all’aborto selettivo, mi dai l’occasione per chiare la mia posizione, io non sono contrario a certe dolorose scelte, se lo fossi avrei tirato fuori la rupe tarpea e certe concezioni sulla razza perfetta di recente memoria. IO sono convinto che l’aborto sia una grande conquista ma non riesco a capire come si possa essere, contemporaneamente, abortisti e contro la pena capitale.

  6. Da noi in Austria hanno abolito la pena di morte nei anni 60 se mi ricordo bene.. da una parte dico hanno fatto bene, dal altra parte io vorrei a volte ancora la pena di morte qui in Europa.. Ma la pena di morte deve essere solo applicato quando si sa 100 x 10 che la persona e veramente colpevole.. io personalmente applica anche la pena di morte per i pedofili … un argomento da discutere e da valutare … ci sono stati uccisi troppe persone che alla fine erano innocenti..

  7. La pena di morte è una tentazione che provo spesso, come quella della vendetta privata (assolutamente ipotetica) in caso di gravi ingiustizie subite. Ma, nei periodi di lucidità intellettuale mi mantengo sostanzialemnte contrario – ideologicamente, se vuoi, come cattolico – perché penso che ridurrebbe di poco o nulla i crimini efferati e introdurrebbe solo il richio di errori giudiziari peggiori degli attuali, e il nostro sistema l’hai descritto bene. Temo la burocratizzazione della morte, che è quello che accade per l’aborto e come si svilupperebbe per eutanasia e pena di morte: basta avere tutti i timbri giusti per far procedere la macchina fino allo scatto finale.

    Un saluto

    • io rispetto il tuo punto di vista, questo non è un post pro pena di morte, è un invito a riflettere sulla eventualità di reclamarla o meno, infatti cerchiamo di capirci qualcosa. Il sentimento di vendetta è legittimo, umano, non capisco tutta questa fretta di negarlo in pubblico.

  8. Interessante. Il problema di fondo è, come già segnalato, la certezza. E definire la certezza non è cosa semplice in moltissimi casi.
    Una volta appurata poi per quanto mi riguarda, si può fare anche una strage.

    • come ho detto sopra a Rebecca, nella attuale Italia alcuni giudici farebbero la gara a chi ne manda di più a morire, manco fossimo alle giostre, la pena capitale può essere presa in considerazione in uno Stato dotato di giustizia seria e affidabile. Come ho scritto nel post, in primis bisognerebbe rivedere tutto il sistema giudiziario, comunque, a prescindere.

  9. La legge 194, ripeto legge, prevede che la donna proceda a un aborto terapeutico (hai detto bene tu non selettivo nel senso stretto) quando sussista un rischio serio che il bambino alla nascita, sia portatore di disabilità fisiche o mentali gravi e non già di qualche ‘problematica’. Decidere di abortire è una scelta personale della donna e sempre sofferta all’interno della coppia e permettimi, non condivido il modo con cui tu affronti questo argomento.
    Mi ripeto. Il punto non è ‘eliminare’ un problema ma il pensiero doloroso per la sorte del proprio figlio/a quando verrà meno l’amorosa assistenza genitoriale. Chi se ne farà carico, oggi? Il servizio sanitario nazionale? Suvvia. Comunque l’importante è non criminalizzare, non credi?

    Sulla pena di morte, se credi, tornerò a spiegare in linea teorica il perché sono contraria.

    sheraunpostranitamasisàlavecchiezzainacidisce

    • ciao Shera,
      io affronto l’argomento aborto rapportandolo alla pena di morte, cioè inteso come spegnimento di una vita, da questo punto di vista non potrei affrontarlo diversamente. Sono padre di tre figli, so bene cosa siano le ansie della gravidanza e so altrettanto bene che non è una scelta che si fa a cuor leggero. Gli aspetti psicologici sono delicati ma in questo contesto parliamo di una anomalia interpretativa sul diritto alla vita.

      mi fa piacere se esponi le motivazioni che ti portano ad essere contraria alla pena di morte, qui puoi esternare serenamente le tue opinioni

  10. Io sono contro la pena di morte. Istintivamente lo sono.
    Lo sono nella stessa misura che lo sei tu SE la giustizia fosse Giustizia e funzionasse. Mi dimostri che non funziona, e non posso darti torto. Quindi? Quindi mi rifiuto di pensare, o meglio, mi viene davvero pesante, difficile pensare che la giustizia e una GIUSTA e CONSONA pena per chi si macchia di crimini orrendi debba non poter esistere mai.
    Dici bene quando accenni alla paura della pena che attiva il cervello e fa da deterrente. E’ così. E se oggi siamo arrivati ad avvelenare intere popolazioni, condannandoli a una morte lenta, atroce e sicura di più generazioni, coi rifiuti tossici e nucleari interrati col benestare di tanta gente, anche altolocata, è anche perchè non c’è timore di una pena SERIA e possibilmente più temuta della stessa pena di morte. MARCIRE in galera, senza sconti e scappatoie, è peggio che una veloce e liberatoria scarica elettrica. Mi chiedo se ragiono così per mio eccesso di crudeltà. Forse sì, forse sotto sotto è la sofferenza che desidero non venga risparmiata a chi sofferenza certa ha dato o forse è sempre quella paura, quel timore dell’errore giudiziario che potrebbe portare alla pena capitale un innocente. E poi c’è in me quel sottofondo di pensiero, insicuro, lo ammetto,per certi crimini molto insicuro, che mi fa pensare alla pena di morte come un arbitrio. Arbitrio che, però, Caino ha pensato di prendersi. E qui torna tutto daccapo…

    • se ho ben capito sei sul fronte del no con qualche riserva, una posizione frutto di riflessioni, diciamo che io sono sul lato opposto per le stesse motivazioni ma con una punta in più di convinzione, comunque siamo nel territorio delle ipotesi. La paura di un errore giudiziario è quella che attanaglia un po’ tutti, anche i favorevoli, diciamo che di fronte a un Kaboto, un Donato Bilancia e altri la certezza è assoluta. Vedi, mi è rimasta impressa l’intervista delle iene a Carmine Schiavone, un ex boss dei casalesi oggi pentito, libero, protetto e strastipendiato. Questo “signore” è uno di quelli che ha contaminato mezza Campania e non solo, ha più volte confessato di non ricordarsi quante siano le persone da lui uccise personalmente, più o meno 50/60, a questi vanno aggiunti i morti per cancro, un genocidio. Vederlo in tv, abbronzato, sereno, sciolto, quasi arrogate… aggroviglia le budella, mi rifiuto di chiamare “civiltà” questo insulto alla dignità umana. vorrei che tale servizio lo vedessero tutti i giorni le persone contrarie e gli esponenti del “nessuno tocchi caino”.
      E’ vero, quando sai che paghi pegno ci pensi bene prima di fare qualche minchiata, a nessuno verrà mai in mente di violentare la figlia di Totò Riina oppure di massacrare di botte la moglie per scipparla, questo ci dimostra che la certezza di un castigo estremo è un deterrente, un Signor deterrente.
      Penso tu conosca la storia di quei cinque ragazzi che hanno avuto l’infelice idea di scippare, PER SBAGLIO, la madre di Nitto Santapaola. Lo stato non fa paura, la legge della malavita sì. Ci aggiungo, i romeni e albanesi e altri provenienti dall’est, nel loro paese viaggiano come soldatini, qui fanno quello che vogliono, sai perché??? perché da loro quando li arrestano sono bitter cocks veramente.

      • Rileggo quanto ho scritto e comprendo di essere stata poco chiara, forse perchè ieri sera non stavo granchè bene o forse perchè stavo solo ragionando con me stessa, scrivendo pensieri sparsi su un tema difficile che vede molti di noi contro la pena di morte tentennare davanti alle efferatezze più efferate.
        Parto dal presupposto che se ci fosse una giustizia forte ed efficace non staremmo qui a parlare sulla pena di morte che è l’attuazione del principio etico-giuridico in base al quale lo Stato può decidere legittimamente di togliere la vita ad una persona. Con una giustizia traballante come la nostra il di rischio di processi sbagliati, errati, non equi, irregolari, è reale e già questo mi fa dire No alla pena di morte. Altra considerazione per il No, per una pena che ha in sè l’irrimediabilità, è il fatto che facilmente si può tradurre in discriminazione sociale. Mi spiego: la maggioranza dei criminali appartiene a classi sociali deboli e a gruppi marginali che, se fossero stati meglio educati e supportati a livello sociale (educatori, scolarizzazione, inserimento, ecc…) forse sarebbero potuti approdare a stili di vita diversa. Vedi, Tads, c’è Caino e c’è Abele e in mezzo ci siamo tutti noi e non privi di responsabilità.
        Ho visto quella puntata delle iene e…sì, ecco che diventa facilissimo tentennare e ho letto “La punizione” sullo scippo della borsetta alla signora sbagliata. Ancora tentennamenti così come davanti ai pedofili , agli stupratori, etc….
        La criminalità organizzata non penso trovi un deterrente nella introduzione della pena di morte. L’arma efficace contro la criminalità organizzata penso resti capillare opera di educazione alla legalità e il colpo mortale inferto ai suoi interessi economici. La pena di morte non sarà un deterrente nemmeno per l’assassino passionale che si lascia spingere dall’istinto nè dal malato di mente.
        C’è un ultimo aspetto da considerare: molti casi delittuosi sono ad opera di persone giovani. Possibilità di recupero? di rieducazione? Una condanna a morte prevede tempi lunghi per l’esecuzione finale (il cielo non voglia che si arrivi mai come in Cina o Teheran…esecuzioni pubbliche lampo, 5 mimuti di processo…) e si rischia di uccidere una persona profondamente cambiata. E’ successo in Texas. In Italia abbiamo il caso di Erika di Novi Ligure, mostruoso ciò che fece a 17 anni, enorme ciò che ha fatto e continua a fare il padre per lei: non ha voltato la testa di fronte al Male, lo ha guardato in faccia, ammettendo che ci abitava a fianco e non l’aveva riconosciuto e ha iniziato a combatterlo con il dono della pietà (che non è l’elemosina del pietismo), annichilendolo con la forza di un amore tenace che non chiede di essere ricambiato, ma solo offerto, e con il contributo serio e attento di sociologi e di una programmazione di recupero. Ma è vero anche che di padri così non ce ne sono tanti e lui ha potuto continuare ad essere un padre perchè in Italia ai tempi di quel massacro non vigeva la pena di morte.

        • ti rispondo in un modo alternativo…
          la pena di morte ai mafiosi farebbe ridere, sono loro che la applicano a chi sbaglia, ormai è una consuetudine, si ammazza, si fa carriera, potere, rispetto, tutti a leccare il culo, decine di cadaveri raccolti per le strade e poi… quando arrivano gli sbirri ci si butta pentiti e andassero a quel paese tutti, parenti morti compresi

          dunque, l’errore di fondo, secondo me, è che si è dato un taglio gestionale non adeguato, in pochi anni abbiamo introdotto pesi e misure errati. Tutto, anche la scuola, è stato ristrutturato sui concetti della sociologia e della psicologia moderna, noi siamo in questa situazione, su tutti i fronti, proprio per queste scelte. Non è difficile rendersene conto, perché non funziona niente??? tu sei una eccellente insegnante ma la a scuola Italiana e dietro a una mezza dozzina di paesi del terzo mondo. Esistono ottimi giudici ma la giustizia italiana è uno scandalo europee, ecc. ecc. Per impostare una società sulle concezioni sopra menzionate, ci vogliono presupposti che non abbiamo, non li abbiamo proprio nel DNA. Questo crea disastri, se domani o tra un anno Erika dovesse fare a pezzi pure il padre… chi sarebbe il vero colpevole???

          quando parlo di pena di morte parlo di gente come bilancia, mafiosi stragisti, Brigida, casi estremi dalla certezza assoluta, tra breve il mostro di Foligno tornerà libero, è civiltà??? se torna a squartare bambini??? chi ce l’ha sulla coscienza??? pensi che gli abitanti del luogo stiano tranquilli quando lui tornerà a casa sua??? è civiltà???

          l’ho scritto anche io, dovessero introdurre la pena capitale con la giustizia attuale, i giudici farebbe a gara per mandarne il più possibile al patibolo, come alle giostre. L’apparato giustizia deve essere reinventato, da zero, magari anche con la pena in un ristretto numero di casi e situazioni.

  11. ehm. effettivamente io risponderei ai requisiti sopra indicati: contrario all’una e, per quanto possa esserlo un uomo, favorevole (ma sarebbe più giusto dire: non ostativo) all’altro. per questo secondo aspetto, ha risposto nell’essenzialità in grossa parte sherazade. per quanto riguarda il primo, non riesco a non pensare che la prospettiva che porti sia in fondo una rivisitazione in versione attuale della legge del taglione. come spunto di riflessione, ti direi che è ampiamente dimostrato che il deterrente a compiere i reati non stia nell’intensità della pena, ma nella certezza, anche se di entità ampiamente inferiore.

    • non ho capito bene la tua posizione ma non importa, legge del taglione??? NOOOOOOOOOO, questa è una interpretazione un tantino superficiale, questo post non ha niente da spartire con tale logica. Io sono contrarissimo alla legge del taglione come la intendi tu. La vendetta la concepisco se posta in essere da un famigliare, non dallo Stato, la pena capitale intesa come medicina sociale è agli antipodi.
      “Ampiamente dimostrato” da chi e dove???
      leggi la mia risposta a Ili6 così non mi ripeto, è dimostrato che il castigo inesorabile e feroce sia un deterrente, non la pena blanda ma certa.

      • ampiamente dimostrato, mi rendo conto, con fonti di parte: http://www.amnesty.it/pena-di-morte che ritengo però personalmente di grande valore e molto rigorose nella documentazione. potrei girarti la riflessione: dove è mai stato dimostrato il contrario, ovvero che la pena feroce sia un deterrente? chi ha svolto il sondaggio che parla di quel 58%? dove è stato pubblicato? manheimer, ancorché non impeccabile, qualche anno fa pubblicò un già comunque alto 30%, che ricordo fece molta eco.
        la legge del taglione, per me, è e rimane tale sia che sia l’individuo sia che sia lo stato ad applicarla: uno stato che non è in grado di rispondere diversamente alla criminalità non è destinato ad andare lontano, perché continuerà a ragionare sugli aspetti penali e non sulle cause.

        • il sondaggio l’ho trovato in rete, non l’ho fatto io ma credo sia da ritenersi vicino alla realtà, sai, la pena di morte è un po’ come il vecchio Berlusconi, nessuno dichiarava di votarlo ma vinceva le elezioni.

          noi siamo nel caos giustizia più totale perché negli ultimi decenni, socialmente parlando, abbiamo ragionato solo sulle cause.

            • non devo convincere nessuno, non sono qui per vendere un prodotto 😉

              pensa a come abbiamo gestito le cose negli ultimi decenni, magari ti convinci in proprio, ripassa tutte le decisioni prese guardando solo le “cause”, le concezioni innovative, la psicologia delle masse, la gestione dei fenomeni solo sul fronte motivazionale… dai, dai che lo sai 😉

                • ALT, ferma la mula prima che nascano fraintendimenti…
                  avrai notato che nel post non faccio riferimento a nessun altro stato. Noi non siamo paragonabili, ciò che altrove funziona qui fa acqua e viceversa, il sistema Italia è anomalo su tutti i fronti, ogni cosa da noi viaggia su binari diversi. Se facciamo l’errore di copiare o adattare, come è già successo, non risolviamo niente.

  12. La questione del’aborto selettivo non si può affrontare dal punto di vista del nascituro, condannato dal caso ad una vita di continua sofferenza? Cambiando il punto di vista potrebbe non essere piú una faccenda di fastidio, ma un gesto di clemenza e carità.
    Per la pena di morte, quali potrebbero essere i reati degni della pena capitale? Quante possibilità ci sarebbero che la lista dei reati supremi non vada allungandosi?
    Benché io stesso abbia sovente voglia di diventare boia, cerco sempre di soffermarmi sul pensiero opposto. Nel fare questo mi aiuta molto “Tutti morimmo a stento” di De André.

    • ho capito cosa vuoi dire ma il mio riferimento all’aborto selettivo deve essere interpretato come esercizio di diritto di condanna a morte legalizzato, l’amore nei confronti di un figlio problematico non è assolutamente in discussione.
      appunto, come si diceva, una gestione della pena di morte all’italiana produrrebbe massacri, non a caso ho scritto che bisognerebbe partire prima da una ricostruzione totale della giustizia.

      • Il problema credo sia la facilità con cui la giustizia si possa confondere con la vendetta. Se i magistrati avessero un mandato popolare ed il popolo odiasse senza motivo una categoria di persone, i magistrati non si troverebbero nella condizione di dover rispettare la scelta del popolo? Piú che una riforma della giustizia io auspicherei una riforma della società e della cultura. Tu citi l’anarchia e forse quella potrebbe essere una strada percorribile, non quella in cui ci troviamo adesso che può venire scambiata, come noti tu stesso, con l’anarchia, ma che è solo caos.

        • probabilmente sì ma se fossero eletti da più schieramenti??? la magistratura diventerebbe un nuovo parlamento. Io non credo alla riforma, sarà totalmente inutile e servirà solo a dire. “l’abbiamo fatta”, come ti ho scritto prima qui c’è da inventare tutto l’apparato da zero. Entriamo nella galleria dei dubbi, per costruire una società veramente civile, bisogna partire dalla giustizia, quindi tutti gli annessi e connessi, diritti, garanzie, ecc. ecc., oppure da altro???

          • Bisogna partire dalla cultura e cioè dalla storia e dall’arte. Cosí si può capire l’evoluzione della società e costruire una società differente (migliore o peggiore non è possibile dirlo a priori).
            Riformare piccole parti di qualcosa non serve a niente, specialmente se le riforme servono a “snellire” iter burocratici. Non cambi il concetto, cambi leggermente il modo in cui questo concetto viene applicato. Su questo quindi la penso esattamente come te.

                • no Ysingrinus, assolutamente, io non propongo rivoluzioni e nemmeno ricette, rifletto in compagnia cercando di capire se un nuovo apparato giudiziario potrebbe migliore le cose. Secondo me il primo passo da fare è mettere ordine, eliminare il caos, affrontare i problemi in modo radicale, stravolgere assetti obsoleti e apparati stantii, una rivoluzione/ristrutturazione sul fronte interventista politico, non di piazza, un problema per volta ma che si risolva.

                  • Ma se la pena di morte è stata abolita non dovrebbe essere quella il sistema precedente? Dici che un sistema passato sia meno obsoleto di uno presente?
                    In un ipotetico sistema perfetto dove non possano esistere falle burocratiche, che sono secondo me il problema maggiore, ci sarebbe ancora bisogno della pena capitale?
                    La detenzione ha il solo scopo contenitivo o anche educativo? Se è solamente contenitivo temo che l’introduzione della pena capitale potrebbe rivelarsi come l’ennesima riforma fatta con il solo scopo di poter affermare di aver fatto una riforma. Se c’è un principio educativo, per far sí che il delinquente non commetta piú crimini allora la pena capitale mi sembra non adatta, perché è difficile educare chi è morto.
                    Magari la pena di morte solo per gli “irrecuperabili”, ma in un sistema fallace e corrotto come si definisce chi è recuperabile e chi no? Al momento vedo piú grane che guadagni dall’introduzione della pena capitale… :/

                    • ecco, io dopo aver fatto questo tuo ragionamento mi sono chiesto ad alta voce: e se la pena di morte fosse vissuta come un intervento chirurgico che asporta un tumore?

                      se mi rispondi scrivi un commento nuovo che qui la cravatta stringe e incolonna le parole

    • Scusa se mi intrometto. Se non ci sarebbero reati tali da giustificare la pena di morte, perchè dovrebbe giustificarla una malattia o una malformazione? E siamo sicuri che i sani soffrano meno? Naturalmente non voglio, perchè non so e non posso, dare risposte, forse solamente aggiungere un altro punto di vista.

  13. Per principio sono contraria alla pena di morte, sai quanto ne parliamo in casa nostra, ma Tads hai scritto cosi’ bene questo post che cambio idea, come si fa a lasciare liberi questi assassini, vanno in prigione, si spera a marcire, certo, ma come hai scritto tu, con la giustizia italiana che fa acqua da tutte le parti, ce li ritroviamo ad uccidere di nuovo! Qualcosa deve cambiare, non si puo’ continuare cosi’! Un abbraccio caro amico!!

  14. Dici che la pena di morte potrebbe essere paragonta all’asportazione chirurgica di un tumore. Allo stesso modo però tale asportazione potrebbe avere degli esiti molto negativi, menomanti. Potrebbe anche essere impossibile procedere chirurgicamente. Può esistere il caso in cui la pena di morte non sia sufficiente ed il paziente-società, è condannato? Ed in caso fosse condannato sarebbe giusto agire per forza?
    Asportare un tumore può essere sufficiente o bisogna poi rimuovere linfonodi, fare radioterapie, chemioterapie, ormonotrapie? Continua a sembrarmi una soluzione onerosa, molto onerosa.

    • Credo di capire il tuo punto di vista, in gran parte lo condivido ma forse dovremmo restringere il campo. Domanda mirata: Donato bilancia, 17 omicidi, totalmente irrecuperabile, condannato all’ergastolo, le perizie psichiatriche affermano che potrebbe tornare a uccidere, che facciamo??? lo manteniamo e lo curiamo e gli paghiamo assistenza legale finchè campa oppure lo “estirpiamo” dalla società???

      • La risposta sembra semplice e cerco di diffidare dalle risposte che sembrano semplici. Quant’è lungo il passo che fa considerare un criminale seriale, riconosciuto malato, un cancro da estirpare, e un “normale” delinquente o ancora un cittadino in disaccordo con la società?
        Se ha un disagio psichiatrico bisogna far sí che non sia un pericolo per la società, ma bisogna curarlo cosí come si cura chi ha un disagio psichiatrico non pericoloso per la società.

        • Donato bilancia non è risultato affetto da patologie psichiatriche tali da considerarlo malato, trattasi di un serial killer che uccideva sconosciuti senza motivo, delirio di onnipotenza, era un giocatore d’azzardo che si è messo a giocare con la polizia, posta in palio la vita di 17 poveracci. Qui la vedo dura. Come la vedo dura per un mafioso che ne ha ammazzati a frotte solo per fare carriera.

          • Errore mio, avrei dovuto specificare meglio. Delirio di onnipotenza, giocatore d’azzardo… sono secondo me segni di malattia. Uccidere per gioco è malattia.
            Differentemente per il mafioso. Ci devo pensare su, anche se probabilmente c’è qualcosa che non va nella testa di una persona che decide di sciogliere nell’acido qualcuno per diventare piú potente.

            • se estendiamo il concetto di “malattia” possiamo demolire tranquillamente carceri e tribunali, esistono persone “sane” che considerano zero il valore della vita, soprattutto quella degli altri. Individui che escono dagli schemi nel modo più dannoso possibile, non vorrei usare termini troppo crudi ma stiamo parlando di mine vaganti a scoppio ripetuto. Un certo Brigida, un delinquentello di borgata, quando ha saputo che la moglie voleva lasciarlo ha ucciso i propri tre figli, li ha fatti a pezzi e sotterrati per mezzo lazio, il tutto per ritorsione contro la moglie, questa gente, ce l’ha il diritto di vivere??? la domanda base è sempre quella.

                • se consideriamo questi soggetti una cancrena, togliere loro la vita non è un diritto bensì un dovere. Ovvio che da qui si diramano una infinità di riflessioni, io non affermo: “voglio la pena di morte”, mi domando se sia il caso di prenderla in considerazione, visto il crescendo Rossiniano di omicidi per futili motivi, per follia, per scommessa, per mafia e via discorrendo.

  15. Uhm…sono perplessa, dunque…per quanto riguarda l’aborto quanche folle cristiano praticante (ipocrita) sostiene che anche il coito interrotto e anticoncezionali vari sono aborti! 😦
    Io credo che, in situazioni normali, sarebbe triste e irresponsabile abortire, ma non giudico chi è costretto a farlo.
    Ecco… per la pena di morte…non sono d’ accordo: troppo poca è la sofferenza, marcire in una bella prigione “giusta” con lavori forzati a vita è una morte peggiore…lenta e dolorosa.
    Sono diventata intollerante: ci sono persone che ,meglio sarebbe stato se non fossero mai nate!…

    • sono d’accordo, sarebbe stato meglio se non fossero venute al mondo ma purtroppo ci sono, in Italia i lavori forzati sono improponibili, qualcuno li considera incivili

  16. Personalmente sono sostenitrice della certezza della pena, MA…sottoscrivo quanto riporto “La giustizia Italiana è la vergogna del continente, la più costosa e la più inefficiente, questo è un Stato che ha ceduto pezzi di territorio alle mafie, è uno Stato in cui la certezza della pena è una utopia, è uno Stato che scarcera assassini, non è in grado di risolvere omicidi comuni, non garantisce alcuna sicurezza ai cittadini, non ha nessuna competenza investigativa, se la magistratura italiana non puntasse sulla delazione e sulle intercettazioni, le carceri sarebbe vuote…” In uno stato così perfino la pena di morte sarebbe inutile, forse nemmeno applicata. Per ora Non ribloggo perché già lo fanno in diversi , preferisco leggere i commenti qui. Buona giornata.

    • ciao Kore,
      hai estrapolato il passaggio chiave del post, non ho voluto tirare in ballo gli immigrati e la gestione degli stessi, Kaboto aveva sulla testa un decreto di espulsione che nessuno ha eseguito, fosse stato rimandato a casa sua, come da legge avremmo tre morti in meno. In Italia la delinquenza di strada, quella più vissuta/subita dai cittadini come prostituzione, spaccio, incursioni nelle ville, furti in appartamenti, aggressioni, risse, bande. ecc. ecc. è totalmente in mano agli stranieri, come il commercio abusivo, le contraffazioni cinesi e balle varie. Tutto questo in nome della accoglienza, della tolleranza, dei diritti piloti per interessi e per il magna-magna di organizzazioni, associazioni, enti e fondazioni pro-stranieri. Buona parte della popolazione carceraria non è Italiana… sarebbero questi i poveri cristi bisognosi di integrarsi???

      • Argomento delicato per me. Ho sposato uno ‘straniero’ croato, ora deceduto, impiegato telecomunicazioni, il fratello e le sorelle di lui tutti laureati e impiegati in sanitA banche e istruzione. Due dei miei tre figli convivono con ‘straniere’. Un figlio vive e lavora ad Antibes, da straniero lavoratore. Per tutti questi e tanti altri motivi NON MI PIACE fare di tutte le erbe un fascio e buttare a fuoco. Chi va in un altro paese ci va portando se stesso se sei un delinquente stai fuggendo dalla tua polizia e vieni in Italia a praticare delinquenza perché SAI DI POTERLO FARE. In Italia si può. E fai il delinquente insieme a tanti altri italiani delinquenti iniziando da alcuni politici in giù verso comuni cittadini. Non entro nel merito delle motivazioni per cui uno Diventa delinquente. Ho raccolto bene la tua provocazione?? 😀 ;-).
        Ribadisco che la politica diversa e la certezza della pena SEVERA, non una vacanza, aiuterebbero a discriminare delinquenti e non solo.

        • non sono xenofobo, parlo dei delinquenti, della feccia di tutto il mondo che si è riversata in Italia nella piena consapevolezza di poter fare ogni cosa, le persone oneste ci sono ovunque, il problema non è generalizzare o fare tutto un fascio. Il problema è che qui il tasso degli stranieri delinquenti è stratosferico, sono discorsi diversi, il fatto che ci sia la mafia non autorizza a creare altre mafie, invece è successo, pure alla grande.
          I primi Marocchini che vendevano i tappeti sono arrivati da noi quando io facevo le medie, circa 45 anni fa, me li ricordo benissimo, a distanza di mezzo secolo ci ritroviamo invasi da orde di delinquenti e ancora non abbiamo uno straccio di legge seria sulla immigrazione, il perché te l’ho detto prima, se ci fosse ordine e serietà finirebbe la mangiatoia per molti.
          Perdonami ma questa cosa di “non sono tutti uguali” è un pochino fuori luogo, io parlo dei delinquenti, quelli ci sono, sono tantissimi e sono pure i peggiori, il Croato che fa l’impiegato o il Nigeriano che lavora in banca nessuno li tocca.

          • I delinquenti ci sono eccome e se tu mi dici che la maggioranza sono immigrati e clandestini, ti credo sulla parola perché non mi sono documentata. il fatto è , come scrivi, che ancora non abbiamo uno straccio di legge seria sulla immigrazione e nemmeno sulla giustizia …. ( mi riferisco ai delinquenti e alla pena di morte di cui ho argomentato prima).

            • non lo dico io perché attingo a fonti segrete, quasi la metà della popolazione carceraria è straniera, la cronaca ci aggiorna ogni giorno sulle loro imprese, il mercato della prostituzione, dello spaccio, dei furti è passato nelle loro mani, aggiungiamoci tutte quelle organizzazioni di trafficanti, il mercato dell’abusivismo… insomma sono cose sotto gli occhi di tutti, nessuno interviene, nessuno dice niente e se fai un ragionamento come mio, fidati che prima o poi arriva qualcuno ad accusarti di essere razzista, la situazione è questa.

              • Non credo che tu sia razzista. I razzisti sono altra cosa. Il virtuale con annessi e connessi richiede specifiche precisazioni. Riguardo ai media… Non mi fido del tutto del loro modo di trasmettere le notizie. Amano lo scoop o annunciare in modo sensazionale i fatti. Poi ti dico che sono convinta che le prostitute straniere sanno perfettamente cosa e come vengono a vivere e partono consapevoli. La maggioranza dei clandestini che si imbarcano fuggono dalla giustizia del loro paese e vengono a delinquere qui che possono fare… Forse razzista sono io..

                • kore, io parlo di dati ufficiali diffusi dai ministeri competenti, di quello che dicono i media ho imparato da tempo a non fidarmi.
                  Certo, esistono prostitute consapevoli e ma esiste anche il mercato delle prostitute schiave, vendute da una organizzazione all’altra come fossero un oggetto qualsiasi.
                  per necessità e per fame si può anche fare qualcosa di poco piacevole ma credo che una brava persona non diventi mai un delinquente incallito, un assassino, uno schiavista. Chi ha fame ruba un pollo, chi rapina e uccide non lo fa per mangiare e nemmeno perché non ha alternative.

  17. Ciao
    Io penso che basterebbe l’applicazione della legge e relative pene senza sconti e senza patteggiamenti per porre un bel freno alla delinquenza di ogni tipo.
    Se la legge prevede 3 anni te li fai,se prevede l’ergastolo sai che non potrai più uscire e così via ….solo che questo non succede e quindi chi vuole delinquere lo fa
    Tolleranza zero anche nei piccoli reati per insegnare dalla base a seguire la legge,per esempio se non metti il casco sequestro del mezzo,invece ci sono posti dove girare senza casco è la norma….
    Concludo dicendo che dove lo Stato incassa le leggi le fa rispettare,basta passare dove ci sono gli autovelox …..fino a pochi anni fa auto che sfrecciavamo ora tutti che rispettano i limiti!!

    • guarda, se si imponesse il rispetto delle leggi sarebbe già un gran passo avanti, magari dopo aver riscritto il sistema, altrimenti andiamo avanti con i carabinieri che arrestano e i giudici che scarcerano

  18. Potrei partire da “homo homini lupus”. Per dire che in una qualunque forma sociale esisterà sempre il problema di chi viola le regole. Il diritto serve a questo. A disciplinare le norme della società civile. In uno dei commenti hai affermato, e sono profondamente d’accordo con te, che non vuoi riferirti ad altri stati, ad altre realtà, perché la realtà italiana è un “unicum” talmente peculiare che non trova riscontro da nessun’altra parte del mondo.
    Nonostante questa premessa, consentimi un incipit che necessariamente deve far riferimento ad altre realtà, per poterne quanto meno derivare delle considerazioni utili al ragionamento.
    Senza tirare in ballo la Cina, dove il concetto di democrazia è quanto meno opinabile, se ci riferiamo agli USA sappiamo che esistono statistiche in rete che affermano che l’effetto deterrente derivante dalla pena di morte è marginale rispetto ai delitti commessi. In altre parole, in Texas si compiono più omicidi che in Wisconsin, percentualmente. E non esiste alcuna reale prova, ad oggi, del fatto che l’essere a conoscenza della pena di morte per il reato commesso (omicidio plurimo, omicidio aggravato, tra gli altri in USA) sia di freno per chi delinque.
    Detto questo, che come affermato in precedenza mi serve solo da incipit per calare il ragionamento nella nostra amata/odiata terra natìa, se devo pensare a quanto ho vissuto da quando sono venuto al mondo, penso alla messe di errori giudiziari che sono stati compiuti, e penso, senza neanche entrare nel merito del fatto se questo mondo e questo paese sarebbero migliori se uccidessimo un Donato Bilancia, penso che sicuramente avremmo ucciso tante persone innocenti. Questo solo fatto basta, per me, a dichiararmi contrario. Il parallelo con l’aborto regge, ma sino ad un certo punto. Perché l’aborto è un’interruzione di un principio di vita, la pena di morte è il troncamento di una vita nata cresciuta e sviluppata. L’aborto è una decisione che impatta direttamente sulla coppia e pochi altri, la pena di morte impatta potenzialmente su un numero elevato di persone (sempre riferito al fatto che un principio di vita e una vita sviluppata sono due cose differenti).
    Ma detto tutto ciò, e per essere pragmatici e realisti, più realisti del re, io credo che il problema non sia, come detto in altro blog, la pena, o il diritto, o il sistema giustizia. Il problema che vedo è il Sistema Paese. Con la S e la P maiuscole. Noi, semplicemente, non abbiamo un Sistema Paese. Non abbiamo un concetto di Stato. Siamo talmente pervasi dalla nostra micro-individualità che non ci rendiamo conto del fatto che rispettare il nostro vicino significa fare del bene a noi stessi. Ci preoccupiamo semplicemente dell’hic et nunc, ma non in un senso da “carpe diem” o “memento mori”, che sono concetti profondi e filosofie di vita condivise anche in culture orientali, bensì nel senso del “arraffa ora quel che puoi, ché dopo potrebbe non esserci più. E se questo va a discapito del tuo vicino, beh, pazienza”.
    Io credo sinceramente che (lo dico con rispetto TADS, non ti suoni come critica o come sarcasmo) parlare della pena di morte significhi guardare il dito, parlare del senso dello stato significhi guardare la luna.
    E, purtroppo, la conclusione amara è la stessa che davo nell’altro blog. Non vedo, ahimé, alcuna soluzione, e, ahimé, non vedo neanche quelle pulsioni giovanili orientate al cambiamento che hanno caratterizzato la mia tardo-adolescenza. Non vedo impegno, non vedo voglia, non vedo volontà di mettersi in gioco. Grillo, Di Battista, e compagnia cantante, suonano falsi come una moneta di stagno. E mi viene addirittura il sospetto che siano funzionali al “sistema”.
    Non ho risposte, non ho certezze, ho solo domande e dubbi. E ripeto un’altra cosa già detta, guardo con terrore al futuro delle mie figlie, 26 e 24 anni. E mi domando quale parte abbiamo avuto noi, che volevamo cambiare il mondo quando avevamo vent’anni, nel costruire il paese di oggi che stiamo consegnando a loro.

    • Max,
      questa volta non condivido, credo la cosa non ti stupisca, comunque ovviamente ti espongo il perché.

      1) il riferimento agli USA quando si parla della pena di morte, è molto datato e improprio, noi non abbiamo niente in comune con loro, il concetto di democrazia e libertà che vige da quelle parti per noi è fantascienza. Se un Amaricano becca un ladro, anche disarmato, in casa e lo fa secco, si prende un encomio, se lo facciamo noi ci prendiamo la galera. In ogni caso i numeri diffusi, le statistiche, sono interpretabili, bisognerebbe eliminare la pena capitale in tutti gli States, aspettare qualche anno e tirare le somme. E’ una realtà che conosco molto bene e non solo come turista, la loro realtà economica li ha resi forti proprio perché non hanno mai ragionato sulla base dei diritti spalmati a tappeto, il loro punto di riferimento è il reddito. Non dimentichiamoci che gli Americani sono i discendenti della feccia del mondo, secoli addietro tutti gli “scarti” del pianeta si sono rifugiati in quei territori con il conseguente modus vivendi e leggi. Come ho scritto a Ili6, non guardiamo oltre oceano, guardiamo in casa nostra, nelle aree in cui il potere è gestito dalle mafie non si commettono certi reati, i delinquenti non toccano amici e parenti dei boss, non per rispetto da film, perché consapevoli di pagarla cara, questo è un ottimo termometro per parlare di deterrenti.

      2) perdonami ma non regge neanche la tua blanda differenza aborto/pena capitale, se il feto è vita non ci sono giustificazioni in grado di stare in piedi, la realtà è un’altra, l’ansia di una gravidanza problematica o di una gravidanza da interrompere (anche questa una cosa all’italiana), coinvolge TUTTI. Questo fa la vera differenza, una problematica che potrebbe toccare e che tocca tutti ha trasformato in “civile” lo spegnimento di una vita, il resto è roba che riguarda gli altri, le possibilità di incontrare un Kaboto sono ridotte al minimo. Quindi, ciò che tocca tutti è un valore, ciò che tocca pochi è una aberrazione, ragionamento tipico di questo popolo. La realtà è ancora più grave, sotto un profilo stretto dei valori, dico “diritto alla vita”, uccidere un feto innocente è ben più grave di una condanna a morte inflitta a Bilancia et similia

      3) scrivendo questo post ho prestato molta attenzione a non creare profumi populisti né effetti emotivi, il dito lo guardano i sostenitori del “nessuno tocchi caino”, io guardo ben oltre la luna quando domando: “Siamo poi così sicuri che in una ipotetica nuova macchina giudiziaria la pena di morte sarebbe un abominio???” Illustre Max, io non inneggio alla pena di morte, io ipotizzo un suo ripristino all’interno di un ripensamento totale della giustizia e di un interventismo capace di arginare il caos esistente, questo significa guardare molto lontano. Il rustico cade a pezzi, non si può più riattare, non si può continuare a passargli una mano di calce, bisogna raderlo al suolo e rifarlo dalle fondamenta, cercando di irrobustire le colonne portanti

      4) un altro punto cardine che dovrebbe smuovere è una riflessione filosofica, la vita è un bene prezioso, il più prezioso, noi lo onoriamo veramente difendendo i distributori di morte??? Ne siamo sicuri??? io no, assolutamente, penso che il mantenere in vita certi soggetti sia un insulto alla vita stessa, alla dignità umana, è un insulto alla evoluzione civile, non c’è civiltà ove imperano miopia sociale e buonismo blindato. I cittadini onesti hanno diritto alla serenità, hanno il diritto di guardare al futuro dei loro figli, hanno diritto alla giustizia e alla sicurezza, valori da noi calpestati ormai da decenni.

      nessuno ha risposte in tasca, anche se penso che i miei punti elencati siano l’ABC della situazione, l’ovvietà fatta chimera, purtroppo per noi. Ho tre figli adulti che hanno scelto percorsi esteri, lo dico con sommo rammarico.

      non c’è tono polemico nel mio dire, sia chiaro, lo preciso perché questi argomenti si possono affrontare solo con la massima tranquillità, è molto facile cadere nella trappola emotiva.

      • Hai affrontato vari punti, ma il nocciolo del mio commento, in cui c’è (mi rendo conto) molto contorno, che speravo servisse a contestualizzare, è semplicemente una frase, che è molto calata all’interno della realtà di questo paese. La frase è “se devo pensare a quanto ho vissuto da quando sono venuto al mondo, penso alla messe di errori giudiziari che sono stati compiuti, e penso, senza neanche entrare nel merito del fatto se questo mondo e questo paese sarebbero migliori se uccidessimo un Donato Bilancia, penso che sicuramente avremmo ucciso tante persone innocenti”.
        Sul resto, ed in particolare sul dito e la luna, credo che la pensiamo in modo molto simile, vale a dire che è necessario ripensare il sistema.
        Il punto è che credo che il sistema giustizia sia soltanto uno dei tasselli. Se non ricostituiamo un reale senso dello stato, e il rispetto verso gli altri, potremo imporre qualsivoglia regola, ma, come dicevano i nostri antenati, “fatta la legge trovato l’inganno”. E questo, purtroppo, non dipende dal sistema adottato o dalla particolare forma di democrazia vigente, ma deriva dal senso civico di tutti.
        Non so come fare, come detto non ho risposte, concordo sul fatto che la giustizia fa acqua da tutte le parti. Il mio punto è che qualunque riforma del sistema giudiziario, se non accompagnata da una profonda rivoluzione culturale, è destinata a fallire miseramente, indipendentemente dagli strumenti usati.

        • …se devo pensare a quanto ho vissuto da quando sono venuto al mondo, penso alla messe di errori giudiziari che sono stati compiuti, e penso, senza neanche entrare nel merito del fatto se questo mondo e questo paese sarebbero migliori se uccidessimo un Donato Bilancia, penso che sicuramente avremmo ucciso tante persone innocenti”.

          questo è un pensiero condivisibile ma c’è un però, abbiamo un dubbio: “avremmo condannato a morte degli innocenti??” e una certezza: “Bilancia di innocenti ne ha uccisi 17”

          Max, tutto questo è una ipotesi, una riflessione, una considerazione, l’Italia è un Paese anomalo, non possiamo copiare né adattare ciò che altrove funziona, noi abbiamo bisogno di creare qualcosa su misura, qualcosa di mirato, un vestito cucito a mano. Come ho appena detto a Ili6, non abbiamo le basi per vivere in una società strutturata sulla moderna sociologia e sulla moderna psicologia di massa. Ci stiamo provando su tutti i fronti da anni ma ottenendo solo fallimenti. I due settori maggiormente coinvolti in queste moderne concezioni sono giustizia e istruzione, le due piaghe più dolorose.

          la rivoluzione culturale deve partire dalla base, dall’asilo, non dalle elementari, dall’asilo, possibilmente dove non ci siano maestre violente. Sospese, NON licenziate, sospese, con tanto di documentazione inconfutabile, sospese, questa è la civiltà??? Lo sai bene anche tu che se dovessero licenziarle prima o poi un giudice le reintegrerebbe… ecco… questo è il sistema Italia.

          • Caro TADS, siamo d’accordo su un punto. Il sistema è marcio. E questo è un fatto sociologico e culturale innanzitutto. Pensa che nel commento precedente ero lì lì per fare un riferimento alla scuola, ma ho pensato che avrei allungato troppo il brodo. Allora stante che il sistema è marcio, il mio punto è che qualunque cambiamento che non vada alla radice culturale e sociologica del sistema finirebbe per essere mal utilizzato. Ora, quindi, senza neanche entrare nel merito del mio essere favorevole o contrario alla pena di morte, ritengo che una riforma del sistema giudiziario che la preveda, quand’anche fosse fatta dalle fondamenta, non basterebbe per sanare il sistema e il marciume. E pertanto ritengo che il sistema finirebbe per essere male applicato. In altre parole, quis custodet custodes? La Costituzione era stata studiata per favorire e garantire l’indipendenza dei tre poteri fondamentali, ultimamente abbiamo visto ingerenze politiche sul sistema giudiziario (e anche qui non ne faccio un problema ideologico, perché le ingerenze ci sono state sia da destra sia da sinistra, e addirittura da parte del Presidente, che dovrebbe essere il garante dell’indipendenza) che hanno finito per ingessare il tutto. Senza parlare della lobby dei magistrati stessi, che hanno tutto l’interesse a mantenere una serie di privilegi di casta che li pongono al di sopra di tutto senza alcuna responsabilità effettiva su quanto si delibera. Il che, come sempre, è un principio lodevole ad evitare indebiti condizionamenti su chi deve limitarsi ad applicare la legge, ma finisce per rappresentare un qualcosa di risibile quando si arriva a delle estreme conseguenze, vedi assassini in libertà e quant’altro.
            Spesso dico alle mie figlie che alla fine degli anni 70 ero in una scuola dove c’era grande contiguità con l’Autonomia Operaia, e con le BR. Ecco, quel che dico loro è “ma possibile che io che non sono entrato in clandestinità a 20 anni finirò per entrarci a 55?” Perché ci sono giorni in cui davvero mi pare che l’unica possibilità per questo povero Paese sia la lotta armata. Ma forse non siamo ancora sufficientemente poveri per arrivare a questo.

            • caro Max,
              comincio ad avere una sensazione, diciamo la stessa cosa, hai scritto:
              …”il mio punto è che qualunque cambiamento che non vada alla radice culturale e sociologica del sistema finirebbe per essere mal utilizzato”…

              PERFETTO
              è esattamente quello che intendo quando affermo che non siamo in grado di assimilare un sistema gestionale strutturato su nuove forme di psicologia di massa e indottrinamenti sociologici moderni. La parola chiave è proprio RADICE, sono le radici, quelle NOSTRE che dobbiamo ritrovare, proprio sul fronte culturale e sociale. Infatti ci si domandava sulla eventuale utilità di una cura da cavallo.

              non ho mai detto, né scritto né pensato che un radicale cambiamento dell’apparato giustizia, magari con la suddetta pena, trasformi l’Italia in una sorta di eden con montagne di maccheroni e fiumi di brunello per tutti. Il brunello lo si gusta meglio se abbinato a pietanze adeguate. C’è da rifare tutto il menù.

  19. Questa volta caro Tads hai scelto un argomento leggerino … analizzato con la lucidità di sempre.
    Tutto mi pare ruotare attorno al concetto dell’inalienabilità del diritto alla vita e della coerenza nelle posizioni: se diamo per scontato il primo, la risposta dovrebbe essere “no” o “sì” su tutti i fronti (aborto, eutanasia, pena di morte) perché appunto di diritto alla vita si tratta. Perdonami il riassunto, ma è per non perdere di vista quello che credo essere la tua riflessione di fondo ed evitare di partire per la tangente.
    Be’, io appartengo al gruppo dei “no” e vorrei cercare di argomentare con chiarezza (spero) per evitare che la mia posizione venga confusa con una sorta d’impostazione ideologica che rifuggo soprattutto in un problema come questo in cui l’ideologia andrebbe lasciata da parte (sia per i “no” che per i “sì”)
    Sono contraria all’aborto per lo stesso motivo per cui non approvo eutanasia e affini (non intendo ovviamente l’accanimento terapeutico che è un male assoluto, lo dico per esperienza…)
    Il fine-vita è determinato dalla morte cerebrale, solo dopo quella viene dato l’ok ad sempio per l’espianto di organi. E se un giorno si scoprisse che le prime cellule a formarsi nel feto sono quelle cerebrali? Si dovrebbe rivedere tutto il discorso riguardante l’inizio-vita e le famose n settimane entro le quali gli abortisti sostengono che l’embrione non è un individuo.
    Ecco perché per me fine-vita imposta e inizio-vita tolta sono sullo stesso piano e dico no a entrambe.
    Esiste comunque una legge dello stato e, per essere molto chiara, nessuna “criminalizzazione” per chi decide e sceglie di ricorrere all’aborto; parto sempre dal presupposto che una donna lo faccia dopo profonde e sofferte decisioni. Il mio è un discorso di valenza generale, sul concetto di aborto non su chi abortisce.
    Pena di morte. Molti ragionano di pancia, secondo me: la prima reazione a un crimine contro l’umanità o a un’esecuzone mafiosa è il desiderio di radere al suolo tutti i delinquenti con una sventagliata di mitra. Ma questa è vendetta non giustizia, credo che chiunque possa convenire.
    Sono contraria anche alla pena di morte, non per buonismo o che altro.
    Riflettendoci, si basa, oltre che sul concetto di eliminazione, anche su quello della punizione esemplare, pensando possa dissuadere i criminali.
    Se non ho letto male, anche tu hai dubbi sul potere deterrente della pena di morte. Io credo proprio che non ne abbia; uccidendo il criminale, la pena di morte presenta secondo me il rischio di sopprimere anche il ricordo del crimine e quindi, a lungo termine, il crimine stesso tende a cadere nell’oblio.
    Credo che la giustizia. quando si tratta di crimini efferati che tu hai ricordato, sia soprattutto permanenza della memoria storica, del ricordo dell’atto compiiuto e questo, a mio avviso, è possibile solo con la permanenza dell’autore del crimine fino a morte naturale.
    È lì, testimone di un’atrocità e come tale va trattato. Presuppongo quindi che la galera sia tale, che la privazione della libertà non sia una farsa. Personalmente vedo come più urgente una revisione della gestione delle carceri e del concetto di carcecazione di una (sacrosanta) riforma della giustizia. (quante leggi abbiamo in Italia che sono completamente disattese?)
    Vero che lo scopo della detenzione è la rieducazione e il reintegro del condannato; ma qui sono drastica: dovrebbe valere solo per i reati minori.
    Ecco, sostituirei la pena di morte con altro, la finalità punitiva della carcerazione, che nulla ha a che vedere con l’attuale ergastolo. Una pena reale, vera, togliendo anche la parola ai Riina di turno e mettendo la palla al piede (parlo sul serio) ai Carmine Schiavone di passaggio.
    Forse è più crudele di una scossa elettrica o una puntura letale: non fare morire il corpo ma fare perire lentamemte ciò di cui quel corpo resta simbolo negativo finché vivrà.
    Oddio … ho scritto praticamente un post! Chiedo scusa per lo spazio di cui mi sono impossessata …
    Termino (davvero però) con una domanda che pongo a me stessa prima che ad altri: siamo sicuri che la certezza di una morte imminente e ormai scontata faccia ritornare il criminale sui suoi passi o non possa invece aumentare il numero dei suoi crimini in breve tempo proprio perché non ha più nulla a perdere?
    Forse ho tediato con cotanta pseudo-filosofia 😦
    Grazie Tads per le opportunità di riflessione che offri sempre.
    Primula

            • Ex, non per pensione ma per opportunità lavorative nuove. Ora traduttrice e sorta di PR per attività di famiglia.
              Ma lo spirito della prof resta, credo sia un marchio :D.
              Lo affermo con orgoglio; quando si ha lavorato con passione ed entusiasmo per 33 anni, quel periodo non si dimentica. In un certo senso continua nel rapporto con i miei ex alunni (e alunne) ora amici, alcuni di loro anche scrittori, con libri pubblicati. Sono soddisfazioni grandi! Ne ho parlato in qualche post.
              Ah, stavo per dimenticare. Prof di letteratura francese in un Liceo Linguistico con qualche incursione all’Università.

              • forse me lo avevi già detto in altra occasione, te l’ho chiesto perché tra le mie commentatrici ci sono diverse insegnanti. E’ un lavoro che non potrei mai fare, ho un pessimo carattere 😀

                complimenti per i trascorsi.

    • carissima Primula,
      sinceramente la memoria dei reati non mi vede coinvolto, la gente dimentica, in galera ci sono ergastolani che 20aani fa hanno fatto macelli ma nessuno si ricorda manco della loro esistenza.

      il deterrente è da interpretare, ripeto ciò che ho già scritto ma quando i commenti sono tanti e lunghi leggere tutto è un lavoro, i delinquenti non toccano i famigliari dei mafiosi perché sanno che morirebbero tra sofferenze atroci, qui il deterrente esiste eccome

      rispetto le tue opinioni su tutto il fronte, condivido e sottoscrivo, ma questo lo sai, la necessità di ricostruire la giustizia, carceri comprese. Tra breve l’ergastolo verrà abolito, altra bella conquista sociale, pena massima 30anni, il che significa fuori dopo 15, alla grande (si fa per dire)

  20. Insomma, che nessuno tocchi Caino, ma, così alla fine Abele ce l’ha sempre in quel posto!
    Troppa tolleranza, per certi individui, che se fossero sotto le mie manine, spolvererei strumenti di tortura dalla notte dei tempi dell’inquisizione.
    Perché fa anche un “pochino” schifo sedere certi individui vivere tranquilli e beati, tipo Kappler, Pinochet ecc fino a 100 anni…mi sarebbe tanto piaciuto fargli provare quello che hanno fatto alle loro vittime.
    E questo, e’ un esempio per nomi “illustri”…pensiamo a quello che succede ogni giorno, a quello che leggiamo….
    Sono troppo cattiva, si forse, ma la giustizia vera per i famigliari che rimangono, per le vittime chi gliela dona?!
    E non credo, sono una diversamente cattolica, che ci si possa crogiolare in una giustizia Divina…perche’, io preferisco una vera e giusta giustizia (scusa le parole) qui in terra…che aspettare il “dopo” in cielo in mezzo a nuvolette…
    Preferirei farmi bruciare le chiappe da Belzebu’, e farmi giustizia da me, se solo toccassero i “miei” affetti.
    Un saluto TADS
    Scusa se il mio commento, forse e’ un po’ troppo lungo, e troppo duro.

    • serena, il tuo commento non è lungo e nemmeno duro, in ogni caso qui non si multano i commenti lunghi e decisi 😉
      una giustizia ingiusta alimenta il sentimento di vendetta, è umano e comprensibile, direi anche condivisibile come reazione.
      La giustizia divina ha una grande contraddizione, a noi dice di perdonare tutti ma se facciamo i cattivi ci manda all’inferno, valli a capire sti preti.

  21. Ciao TADS, Io, come credente, sono contro l’aborto e contro la pena di morte.
    Ma spesso e sovente la mia razionalità ha il sopravvento sulla mia fede di fronte a notizie come questa:
    http://notizie.tiscali.it/articoli/cronaca/14/09/19/accoltellata-ex-domiciliari.html?cronaca
    oppure di fronte alla scelta di una madre se far nascere un bimbo portatore di gravi handicap o meno visto che in Italia le poche strutture di sostegno sono insufficienti per garantire al bimbo una vita decorosa.
    Non so ma credo che in Italia ci sia bisogno di, come diceva qualcuno dei tuoi commentatori (non ricordo il nome) una rivoluzione culturale il cui insegnamento inizi già dai primissimi anni dell’individuo, che insegni il dialogo, la non violenza, il rapportarsi civile con persone del sesso opposto. Non so se sono riuscita a spiegarmi.
    Approvo comunque le tue riflessioni che trovo più che appropriate e che rispecchiano i pensieri di molti italiani.
    Abbraccio sempre 🙂

    • cara Farfalla,
      sfondi una porta aperta, io lo sostengo da sempre, a volte anche con particolare veemenza, le società veramente civili si costruiscono partendo dalle culle.
      Ricambio l’abbraccio

  22. Caro Max,

    La sociologia è una scienza seria e complessa, non si diventa “sociologi” frugando in qualche sito, nemmeno leggendo libri e articoletti sui rotocalchi, parlo in generale, tu hai discrete competenze in materia nonostante i percorsi tecnici, per meglio comprendere è necessario contestualizzare popolo e periodo storico. Finita la guerra eravamo milioni di sbandati, disorientati, affamati con ancora sul volto i segni del terrore, della sofferenza e con ampie sacche di analfabetismo. In un solo ricambio generazionale siamo diventati la settima potenza economica mondiale, cosa dovuta a un incrociarsi positivo di vari fattori ma soprattutto a tre concetti base: “famiglia, lavoro e sacrificio”. Il nostro acculturamento/civilizzazione è passato attraverso metodi formativo/educativi frutto di una sinergia famiglia/scuola. L’educazione e l’avvicinamento ai valori erano aggrappati saldamente alle ancore della tradizione. La tradizione è quella cosa che ti porta a comportarti in un certo modo senza conoscerne i motivi ma con la convinzione di essere nel giusto. Qualche esempio per capirci meglio… quelli che oggi hanno 70/80anni hanno imparato il valore della puntualità in modo molto semplice: “alle 7,30 si mangia, chi arriva alle 7,35 va a letto digiuno”. Fin da piccoli si imparava il rispetto per le istituzioni, la divisa del carabiniere incuteva timore ma soprattutto dava sicurezza, lo stesso dicasi per il parroco, il sindaco, il medico, il maestro, la fiducia nei confronti dei ruoli rendeva importante il proprio, mandare a scuola un figlio bene educato era motivo di vanto, fonte di considerazione e rispetto. Nella fase storica successiva siamo stati presi dalle conquiste sociali, dalle lotte operaie e studentesche, dalla giusta rivendicazione dei diritti, ci siamo avvicinati alla politica, abbiamo elevato il nostro tasso di conoscenza e la nostra cultura. Nel momento in cui avremmo dovuto capitalizzare al meglio tutto questo, abbiamo fatto un errore madornale, ci siamo lasciati travolgere da una spersonalizzante sociologia moderna, una sociologia forestiera che non aveva niente in comune con le nostre tradizioni e con la nostra mentalità. Un repentino cambio di rotta che ci ha incanalato verso il crollo totale, come sempre accade quando si saltano i passaggi essenziali per giungere subito agli aspetti di comodo. La sociologia moderna è stata introdotta in ogni settore, istruzione, giustizia e forme educative in primis, qualcuno ci ha spiegato che dovevamo rispondere con la comprensione alla violenza, qualcuno ci ha detto che un bimbo di tre anni ha una personalità da esprimere, qualcuno ci ha detto che lasciare libero un delinquente significa ammorbargli la voglia di commettere altri reati. Qualcuno ci ha spiegato che se una insegnante mette una nota a nostro figlio non è una brava insegnante, ci hanno urlato che le colpe dei singoli debbano essere imputate alla società. Evito il passaggio sugli stranieri ma la sostanza è, grosso modo, la stessa. La nostra cotta per la sociologia moderna ha creato piccole e grandi mostruosità, la scuola è uno schifo, la giustizia è una putrida palude, la gestione della immigrazione è una nebbia, ragazzini e ragazzine non conoscono cosa sia la buona educazione, si drogano, bevono, bestemmiano, a soli 15anni tornano a casa all’alba, non hanno rispetto per niente, mandano affanculo i genitori e se prendono una sberla denunciano. L’effetto più angosciante è il crollo perpendicolare del valore della vita, oggi si uccide per un nonnulla, un semplice sguardo scatena le coltellate, una spintarella scatena risse col morto, ci sono bande fuori controllo, è ritornata la moda della violenza ma non è più solo frutto di ignoranza. La trasgressione è regola e quindi si dà vita a un crescendo rossiniano per emergere. Non c’è fiducia nelle istituzioni, questo alimenta il sentimento di vendetta ma soprattutto la mitizzazione nei confronti delle mafie e dei vendicatori, dei duri. La foga giustizialista contro la politica ha creato un vuoto, una voragine, i problemi della strada, quelli che toccano la pelle dei cittadini, sono stati accantonati, ignorati, messi in solaio. Migliaia di famiglie sono costrette a un coprifuoco di fatto, devono subire angherie, soprusi e limitazioni alla propria libertà, lo Stato è assente. Devono anche stare zitti perché quando si lamentano vengono definiti razzisti, anche questo è un aspetto della nuova sociologia e di quella cosa da me visceralmente odiata: il pensiero “politically correct”. In un commento su un altro blog, parlando più o meno di queste cose, hai citato Berlusconi, non ho niente da opinare perché sarebbe da sprovveduti non attribuirgli parti di responsabilità in un periodo che ha diviso in due l’Italia, tuttavia l’uomo di Arcore ha un merito, quello di aver scoperchiato tutte le lacune della magistratura. Coloro che si fingono inorriditi quando si parla di “magistratura politicizzata”mi suscitano amara ilarità, abbiamo avuto e abbiamo tutt’ora tantissimi magistrati che hanno fatto il ’68 in prima linea, moltissimi di loro sono ex attivisti del PCI e di vari gruppi extra-parlamentari di sinistra (Boccassini docet), provengono da una fase storica che ha ridipinto la Nazione, come potrebbero NON essere in maggioranza di sinistra??? L’imparzialità è un sogno, una pia illusione, una ipocrisia, la fede politica è un qualcosa che non ti abbandona mai e ti condiziona per sempre, la chiamano “ideologia”. Attiviamo l’onestà intellettuale e analizziamo alcune cose… sappiamo benissimo quale parte politica faccia la voce grossa nella scuola da mezzo secolo (un gruppetto di docenti e alcuni studenti hanno avuto il potere di annullare la visita annuale del papa alla Sapienza, prevaricando gli iscritti di matrice cattolica, tanto per fare un esempio). Sappiamo benissimo a quale parte politica appartengano pseudo sociologi e pseudo intellettuali che hanno imposto la sociologia moderna, sappiamo benissimo quale sia la parte politica che, da sempre, osteggia ogni legge seria e doverosamente severa sulla immigrazione. Sappiamo benissimo a quale credo politico appartengano associazioni, organizzazioni, enti e fondazioni che di tutte queste problematiche/derivati ne hanno fatto una immensa mangiatoia. Conosciamo perfettamente l’orientamento politico di coloro che da anni e anni si adoperano per far prevalere i diritti delle minoranze a discapito della maggioranza trainante (la parità dei diritti è una cosa giusta, le corsie preferenziali, i sorpassi no). Conosciamo perfettamente il colore politico di tutte quelle menti bacate che si arrogano il diritto di pilotare il popolo, ovviamente standosene comodamente al caldo in salotti protetti distanti anni luce dalle realtà territoriali. La cultura, elemento portante di una società sana, non è e non deve essere di sinistra, un monopolio devastante, appropriarsi indebitamente della cultura di un popolo significa mandarlo allo sfascio, esattamente quello che è successo. Il lungo braccio della suddetta parte politica ha già in cantiere un’altra malsana iniziativa, l’abolizione dell’ergastolo, pena massima 30anni, a prescindere dai reati, stragi e massacri inclusi, è già stato detto che questo non porterà modifiche alle regole carcerarie vigenti. Se non si hanno note negative sulla condotta, un detenuto potrà chiedere permessi dopo un terzo della pena (dieci anni), potrà chiedere di andare a lavorare fuori dopo 15 anni, potrà invocare la libertà vigilata dopo due terzi della pena (20 anni). Questa “perla” porterà in dote una conseguenza allucinante, moltissimi delitti rimarranno impuniti, per una ragione molto semplice, saranno ben pochi i cittadini che andranno a testimoniare in tribunale sapendo di correre un rischio reale, quello di ritrovarsi sotto casa l’imputato dopo solo dieci anni. A fronte di una simile compilation di squallore e nefandezze, io mi domando se non sia il caso di ripristinare la pena capitale, non solo agganciandola a riflessioni terrene, filosofiche e sociologiche, mi chiedo se non sia il caso di dare un segnale forte, una sferzata, un ridimensionamento incisivo a quei valori fasulli che hanno obnubilato questa società, una terapia d’urto capace di sradicare modus vivendi, operandi e pensandi autodistruttivi.

    Nota di servizio: Questo non è assolutamente un attacco alla sinistra, io appartengo al partito dei NON votanti da oltre 20anni (l’ho già scritto più volte), non ho tessere in tasca né condizionamenti ideologici. Non ho pregiudizi di sorta e nemmeno mi produco in valutazioni emotive, vivo nella convinzione di essere obiettivo, chi ha da opinare faccia pure ma è vivamente pregato di farlo in modo documentato. Frasi fatte, slogan, luoghi comuni, teoremi ammuffiti, aria fritta rimasticata e concetti alla “TTB” da queste parti non germogliano.

    Con stima e rispetto

    TADS

    • Molto di quanto scrivi mi trova d’accordo, soprattutto in termini di denuncia di quanto accade. Ti segnalo intanto che ho appena pubblicato un post che fa un pingback a questo post.
      Il mio punto immagino sia di metodo, ho molto riflettuto su quanto hai affermato e che tipo di ragionamento hai usato.
      Esistono due modi di modellare la realtà, il sistema top-down e quello bottom-up. Nel sistema top-down si parte dai massimi sistemi e si arriva al problemi di tutti i giorni, nel sistema bottom-up si fa il contrario. Ecco a me piace il primo, a te il secondo. Per cui a me piace pensare a come vorrei uno Stato, quali dovrebbero esserne i principi ispiratori, per poi arrivare a modellare un sistema di giustizia, che finalmente arrivi ad evitare le storture che sono sotto gli occhi di tutti. Nel modello bottom-up invece si parte dalla stortura della giustizia rilevata, si tenta di identificare un modello alternativo o modalità per arricchirlo, e via via si risale su verso lo Stato.
      Modi differenti di ragionare ed entrambi legittimi per carità. Ma come detto, preferisco pensare prima a come vorrei lo Stato. O meglio, credo sia venuto il momento di mettere in discussione l’intera classe dirigente e di rifondare lo Stato. Che non è proprio una passeggiatina, eh. Me ne rendo ben conto. 😉

      • sono in linea, ho ricevuto la notifica, ho pure già letto il tuo post, passerò a commentare sicuramente, intanto ti ringrazio per la citazione.

        due parole, le piramidi si costruiscono dalla base, non dal vertice.

            • Questa è una domanda davvero interessante. Se avessimo una classe politica degna di questo nome sarebbe semplice identificare una bicamerale. Ma sappiamo tutti cosa è successo. Sarebbe necessario rifondare la classe politica, ma come? Questo è il dilemma vero. Per me, eh.

                • Molto vero. Il problema che vedo è che allo stato attuale delle cose, con la sola eccezione dei pentastellati, frutto di una logica che nasce come dittatoriale ab origine, non c’è la minima voglia di impegno, perché la fiducia nello Stato e nelle istituzioni è ai minimi storici. Bada non è polemica la mia, sono qui che mi dibatto senza avere soluzioni, e come sempre penso alle mie figlie. E penso che sia anche un po’ colpa nostra, anzi per la maggior parte sia colpa nostra, che non ci siamo impegnati abbastanza, che non abbiamo contrastato il malcostume e il malgoverno, che abbiamo creduto che avere il nostro microtornaconto sarebbe stato sufficiente, che abbiamo creduto a “La nave va”, e a tutte le altre baggianate (perché il berlusconismo altro non è che il figlio del craxismo per quanto posso dire io). E tutto questo alla fine è davvero molto triste.

                  • il berlusconismo e l’antiberlusconismo hanno devastato l’Italia ma da questo pantano bisognerà pure uscire, non credo che l’armata Brancaleone di grillo sposti l’asse più di tanto. Non abbiamo più autonomia, siamo commissariati, ci siamo venduti la sovranità, ci vorranno almeno venti anni per ricominciare a sperare, sempre che tutto fili al meglio.

  23. Articolo interessantissimo. Che fa pensare.
    Leggendo i commenti mi verrebbe da dire che sono valide le tue considerazioni come lo sono quelle di chi è contrario, per principio, alla pena di morte.
    Nemmeno io ho soluzioni da proporre, il tema è molto complesso e investe sia l’individuo che la società tutta. Mi verrebbe da dire che non c’è soluzione universale che vada bene in ogni caso, ma che ogni caso vada visto e soppesato mille volte prima di decidere quale pena infliggere.
    Nicola

    • esattamente Nicola, ogni caso dovrebbe costituire un qualcosa di particolare da analizzare e scandagliare, invece la giustizia viene gestita seguendo un protocollo generico.

  24. Siamo legittimati ad uccidere un feto “scomodo”( CHE MAGARI AVEVA DOTI MERAVIGLIOSE) ma non a sentenziare Caino ! Uno Stato Laico non può essere a sostegno della vita solo per alcuni casi. Credo derivi tutto dall’ importanza del perdono: ti perdono perché hai ucciso, ti perdono perché hai abortito. Insomma, non so la tua, ma la mia coscienza è così salva !

    • molti italiani hanno uno strano rapporto con la coscienza, magari pensano di darle una pulitina inviando un sms pro terremotati di turno, dicono che bisogna essere comprensivi con i delinquenti e chi sbaglia, sì, a patto che stiano lontano da loro. E’ bello e comodo perdonare i peccati che danneggiano altri.

  25. Buon pomeriggio, Tads.
    Ho continuato a leggere i commenti e i tuoi interventi. No, no, non aggiungo nulla, per carità. Non so come fai a rispondere a tutti noi con tanta partecipazione, in modo sempre completo, esaustivo secondo i vari punti di vista, senza trascurare nessuno di noi. Questo comporta enorme tempo, fatica, impegno, insomma somiglia quasi, anzi levo il quasi, a un lavoro!
    L’ultimo tuo commento a Max, ad esempio: un quadro chiarissimo, completo, lucido di dove e come siamo arrivati a questo sfacelo. Si potrebbe non concordare in qualche passaggio, si può dire questo e quello, ma resta la tua chiarezza espositiva, la linearità di un pensiero (che approvo) e il bisogno di dire per condividere e per tracciare nuove e future consapevolezze.
    Niente, in qualità di tua lettrice, mi complimento sinceramente con te.
    Un saluto,
    marirò

    P.S. -cosa sono i “concetti alla TTB”? In un momento di meno stress te lo chiederò

    • ahahahahahah…
      no dai, un lavoro no, credo di averlo scritto da te recentemente come la penso, chi entra in un blog, legge, riflette e commenta, merita rispetto.
      Comunque ti confesso che a volte sviscerare qui certi argomenti mi torna utile, intendo su altri fronti, per questo ci dedico tempo e impegno, anche se il termometro è ridotto. Dovessi seguire migliaia di commenti più che un lavoro diventerebbe una punizione 😀

      grazie per i complimenti Marirò

      TTB è un acronimo che pochi anni fa è stato inventato da alcuni intellettuali di sinistra, significa “Tutto Tranne Berlusconi”, un desiderio che si avverato 😀

  26. Caro Tullio Antimo da Scruovolo (originale questo nome),
    approvo e condivido la tua rabbia, la tua indignazione. Diceva qualche anno fa Roberto Gervaso che “l’uomo è un condannato a morte che ha la fortuna d’ignorare la data della propria esecuzione”. Quindi siamo tutti dei condannati a morte. E allora, perché anticipare tale condanna nei confronti di chi si è macchiato di un crimine orrendo? Perché fare un favore a chi non se lo merita? Non sarebbe meglio farlo soffrire per tutti gli anni che gli restano da vivere, affinché non possa mai dimenticare il male che ha fatto? Lo so, io sono più cinico e crudele, tu invece hai un animo più gentile: non sopporti che uno possa soffrire, e allora lo condanni a morte, dopo averlo anestetizzato. Ti domandi perché gli scafisti che hanno ucciso centinaia di profughi senza pietà gettandoli a mare, abbiano il diritto di continuare a vivere. Si, per me hanno il diritto: io però li farei continuare a vivere, obbligandoli (con il fucile puntato) a spaccare pietre per tutta la vita: pensa quante strade potremmo pavimentare, eliminando così quell’orribile asfalto, e quanto più belli sarebbero i nostri paesi!!
    Un caro saluto

    • ciao Remigio,
      ho colto la sottile ironia del tuo commento 🙂
      le pietre si spaccano all’aria aperta, ci si abbronza, ci si tiene in forma, meglio pulire le fogne con le mani, le miniere, oppure fare da zanzariera in estate davanti ai locali all’aperto.
      Buon week end

  27. Ho la vaga impressioni che molti italiani siano labili di memoria .
    Ti ricordi di Angelo Izzo “Il mostro del Circeo ” che dopo aver stuprato e torturato con due suoi amichetti Rosaria Lopez che morì e Donatella Colasanti che ebbe la prontezza di riflessi di fingersi morta per poi testimoniare contro di loro.Dopo un tot di anni gli concessero un permesso premio e reiterò lo stesso delitto violentando e ammazzando la moglie e la figlia 14enne di un compagno di cella suo “GRANDE AMICO”!!
    Questo è un caso in cui non si sarebbe dovuto fare neppure un processo ma impiccarlo sulla pubblica piazza.
    C’è stato anche il caso di Pietro Maso che ammazzò per l’eredità i genitori e poi come niente fosse andò in discoteca ,adesso è libero dicono che ha scontato la sua pena ,ma 2 genitori valgono 15 anni di galera ?
    per ultimo lascio Ferdinando Carretta ,ammazza genitori e fratello ,li fa a pezzi e sparpaglia i resti nella discarica ,anche lui 15 anni perchè dicono malato di mente ,ma pretende e ottiene la casa in eredità .
    Se questa è la giustizia italiana( minuscolo scritto apposta) io cittadina ne sono terrorizzata!
    Anche il caso della Nardo non mi è piaciuto ,se a 16 anni sei capace di pensare e mettere in atto l’omicidio di tua madre e di tuo fratello non c’è amore genitoriale che tenga ,io sarei terrorizzata e avrei ribrezzo di un figlio che mi ha massacrato la famiglia ,non potrei mai girargli le spalle o addirittura dormire sotto lo stesso tetto con lui o lei.
    Chi lo dice che questi mostri si sono pentiti ??
    Per me non sono affatto pentiti e spero che la notte la passino sognando gli innocenti che hanno massacrato!
    A 15 anni vivevo con una madre che mi vietava tutto ,non mi è mai passato per l’anticamera del cervello di ammazzarla per non vederla e sentirla più ,piuttosto pensavo a come togliere di mezzo me stessa e basta ,ma poi ho risolto( per modo di dire) facendo la” fuitina” e sono uscita da quella casa.
    Scusa questo commento fiume ,mi sono venute in mente all’improvviso queste persone pensando al tuo eccelso post.
    Buona domenica TADS
    Ti abbraccio
    liù

    • l’elenco dei morti ammazzati dalla faciloneria dei giudici “scarcerakiller” è lunghissimo, purtroppo inutile, si continua a mettere in libertà elementi che dovrebbero essere sotterrati. Si segue un iter burocratico, un protocollo, una procedura senza tenere minimamente conto delle possibili conseguenza.
      Pochi anni fa una ragazza ha deciso di lasciare il fidanzato violento, credo in Campania, lui le ha dato 17 coltellate, lei è sopravvissuta e il suo ex è stato arrestato, dopo solo sette mesi è stato liberato, il giorno dopo la scarcerazione, ha raggiunto la poverina che si era trasferita in un altro paese e ha finito il “lavoro”, 30 coltellate, uccisa senza pietà.

      Nessun problema per il commento fiume 😉

      Un caro saluto Liù

  28. Che dire dopo le tue esaustive risposte a un argomento ostico del quale in partenza, dopo aver letto il titolo, ero già pronta per esprimere il mio “NO” senza riserve. Come avrai compreso sono contraria alla pena di morte, primo perché vorrebbe dire mettersi al livello dei barbari criminali e secondo perché mi sembrerebbe di fargli cosa gradita. Una carcerazione lenta e dura, un ergastolo in isolamento senza agevolazioni, è più punitivo della pena di morte che elimina il problema in una manciata di minuti. Dove esiste la pena di morte, mi riferisco agli Stati Uniti, la criminalità non è diminuita: continuano a uccidere e a infierire anche sui bambini; in India milioni di donne sono stuprate, eppure esiste la pena di morte per stupro. Ora mi chiedo: “E’ forse inutile l’applicazione di tale pena, o sono, invece, più efficaci le regole da te chiaramente spiegate a Max?” Credo che dovremmo riappropriarci di quelle regole di buona civiltà e educazione per gettare nuove basi di un vivere giusto, nuove basi che poi sarebbero vecchie, e dobbiamo cambiare il sistema giudiziario e non solo, va revisionato l’intero paese. Ma chi ci ascolterà, caro Tads ? Tu lo hai sottolineato brillantemente: il cittadino non ha potere in questo pseudo paese democratico. E la dobbiamo smettere di essere buonisti, di dare accoglienza a tutti, che poi sarebbero quelli che sanno già quanto siamo buoni: l’eccessiva bontà è infatti sinonimo di stupidità. Sai anche il Cristo disse che bisognava concedere altre opportunità, essere comprensivi, ma non per sempre, alla terza possibilità di recupero mancato occorreva perpetrare una giusta punizione. Ossia indulgenti ma non stupidi: non aiuta neanche chi deve essere recuperato, sono le punizioni che educano in fin dei conti.
    Un inchino al tuo brillante articolo che dovrebbe essere letto da chi di dovere.
    Buona serata domenicale.
    un abbraccio
    annamaria

    • cara Annamaria,
      come ho già scritto a Max l’America non può essere un parametro affidabile e nemmeno l’India, sono mondi troppo diversi dal nostro.
      Ho notato che in molti si dichiarano contrari perché considerano la pena di morte una punizione “blanda”, non provoca sofferenza, addirittura sarebbe “poco” punitiva, sicuramente una morte dolce tramite iniezione non soddisfa il bisogno di giustizia emotiva. Su questo in linea di massima concordo ma io proietto una “soluzione” da interpretare diversamente, infatti parlo di medicina sociale, di legittima difesa razionale, di una rimozione di cellule malate, una terapia, non un castigo, non una pariglia resa, non una risposta, appunto, emotiva.

      buona settimana amica carissima

      • Buongiorno, Tads, la tua soluzione terapeutica è giustissima, è ciò che penso anch’io; per quanto riguarda il bisogno di giustizia emotiva, io non la intendo come soddisfazione personale, ma come rigore punitivo che in qualche modo faccia desistere il criminale pensante; mentre per coloro che non hanno capacità cognitive, il castigo a nulla varrebbe.
        Buona settimana anche a te.

  29. E comunque ripeto, e ne sono più che convinta, che un metodo forte dovrebbe, a priori, far riflettere anche certi signori, i …”simboli” , virtuali o meno, di questo paese (ma non solo).
    Il metodo, l’ intuizione è soprattutto di valutare, molto bene, le condizioni non sincere ne leali che molti omertosi notano, e “urlare forte”, possibilmente davanti a tutti, quando “non si sente”, denunciando ancora prima che qualcuno inneschi altre pericolose delinquenze,…e perché no, anche quelle virtuali!!

    E’ come giustamente il santo Gustino ha detto più volte: dalle piccole delinquenze nascono quelle grandi!

  30. Partiamo dal presupposto che tanto parlarne non cambia nulla, niente riporterà la pena di morte in Italia, a meno che l’Italia stessa non crolli e riparta da una condizione più “arretrata”, un clima di guerra, una necessità impellente di mantenere un controllo forzato e pesante.
    Quello che dici sugli assassini è vero, ma è anche vero che “è già successo” che la legge, nei paesi dove la pena di morte vige, si sia sbagliata ed abbia tolto la vita a chi poi è stato riconosciuto innocente. Pensa a chi in Italia è stato riconosciuto innocente dopo anni e anni di detenzione, pensa se fosse stato ucciso. Non sto dicendo che la pena di morte sia sempre sbagliata, sto solo argomentando i tuoi “è già successo” con un “è già successo” contrario. Non è questo il metro corretto per fare una scelta del genere. Bisogna chiedersi “in quali casi è giusto giustiziare?”. Bé, in primo luogo ci vuole una certezza assoluta della colpevolezza, superiore a quella di un verdetto per “maggioranza”, all’americana. Poi l’efferatezza del crimine deve far capire che non vi è possibilità di vera redenzione. Sicuramente ci sono altri punti da valutare ma sono le 23:47, sono stanco e devo andare a dormire 😀 Perciò concludo dicendo che… sì, credo che in determinati, pochi casi, la pena di morte non sia così aberrante.
    Infine una parola sull’aborto. Francamente tendo a pensarla come te: la vita è vita. Stabilire che prima di una certa data il feto è “incosciente” e dopo quella data diventa cosciente e non si deve più elimare, è piuttosto “cinico”, appare più come una necessità di stabilire nero su bianco una regola che novelli Ponzio Pilato possano seguire. Io poi, da buon filo-buddhista, difendo tutte le forme di vita appartenenti ad “esseri senzienti”. Figuriamoci un feto. Ma… credo che questa faccenda sia molto personale e, anche potendo, anche se fossi un “duce” che potesse farlo, non credo che mi arrogherei il diritto di decidere per gli altri.
    “Non credo”… chissà 🙂

    http://www.wolfghost.com

    • ahahahahahahah…
      Caro amico Wolf, ieri sera dovevi essere proprio stanco, l’ho capito dalla prima riga del tuo commento: “Partiamo dal presupposto che tanto parlarne non cambia nulla…”, se partissimo veramente da questo presupposto, tutti i blog (concedo un “quasi” tutti) e i profili social potrebbero serenamente chiudere 😀

      Hai anche scritto. “…sto solo argomentando i tuoi “è già successo” con un “è già successo” contrario. Non è questo il metro corretto per fare una scelta del genere…”
      I miei “è già successo” si riferiscono alla mala giustizia che incentiva gli omicidi, non è un parametro per stabilire se sia giusta o meno

      L’unico Paese in cui viene applicata di cui abbiamo notizie di errori documentati è l’America, Stato in cui la giustizia ha forti componenti discriminanti, divisione primaria: ricchi/poveri, sub divisione: bianchi/altre razze. Tyson e Kennedy Junior sono stati accusati dello stesso reato, addirittura nel processo contro il figlio dell’ex presidente sono emersi elementi probatori schiaccianti, eppure, il pugile nero in galera e il componente del potente clan bianco libero. Anche lo zio Ted è riuscito a scantonare una accusa di omicidio. Un Paese che condanna i neri poveri a prescindere e assolve i bianchi ricchi e potenti a prescindere non mi pare possa essere un valido indicatore della giustizia. o no??? 😉

  31. Forse stiamo relativizzando anche ciò che relativo non è, come, appunto, la vita. Come si fa a proclamarsi conoscitori, possessori e giudici della vita? E poi troppe parole urlate, troppe fazioni, troppi slogan, troppa strumentalizzazione, un gestire la cosa in nome delle ideologie e non della persona. Troppo curare e poco prevenire, troppa facilità e propensione al giudizio sulla persona…nessuno nasce delinquente, perchè lo si diventa? E poi quel fare di tutt’erba un fascio su questioni per cui nessuno può dire di avere una risposta certa e si rimane sulla soglia, ognuno con la sua sensibilità, ognuno con i suoi errori, ognuno cercando di capire e dare il meglio. Poca coscienza, poco buon senso, poca semplicità e ognuno a voler ridisegnare il mondo secondo canoni che sono i propri.

    • ti riferisci ai commenti oppure al post???
      il post non generalizza affatto, pone la questione su un piano che non esito a definire “nuovo”.

      se ti riferisci ai commenti… credo che ognuno abbia diritto a esporre il proprio punto di vista, a mio avviso rispettabilissimo. La vita è quanto di più relativo esista al mondo.

      mi spiace correggerti ma alcuni scienziati asseriscono da tempo che delinquenti lo si nasce, cioè, vi sono persone particolarmente predisposte a delinquere, geneticamente.

      • Non mi riferivo nello specifico a nessuno dei due, intendevo che, in generale, come società tendiamo a non avere un punto fermo di riferimento, ad essere facili al giudizio e, magari inconsciamente, a filtrare le impressioni in base alla nostra esperienza, ma queste non mi sembrano tematiche su cui ci possa essere una risposta netta, bianco o nero. Giusto per non dare adito a fraintendimenti, il post mi è piaciuto moltissimo perchè induce a riflettere e considero sacrosanta la libertà di ognuno di esprimere liberamente il proprio parere, punto di vista, perchè nessuno può presumere di avere la verità in tasca. Quanto agli scienziati, è vero che l’espressione o meno di certi geni nel DNA o il dosaggio di certi ormoni può indurre un comportamento più o meno aggressivo, ma un comportamento criminale risente anche dell’influenza dell’ambiente in cui si vive. E diciamo che in quel che dicevo ero influenzata da un’esperienza fatta di insegnamento in carcere, a contatto con “criminali” di ogni specie.

        • sono esperienze che accendono lampadine, un Master di vita, rovistare in quelle situazioni che i più considerano fogne, significa imparare a guardare il mondo da un lato diverso. Ho compiuto percorsi analoghi anche se in posti peggiori delle stesse carceri.

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  35. Qui sinceramente il tema è scottante e la chiusa del tuo post la dice lunga su come a volte certe tematiche non vengano proprio toccate nella società e in certi blog. Tads però devo dirti che, nonostante tu abbia ragione sulla situazione pietosa in cui versa la giustizia italiana, non riesco ad essere favorevole alla pena di morte. Poi ti dirò.

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