Anche i “fortunati” sono incazzati con la vita…

baratro

Non sono solo i poveri, i meno abbienti, l’ovile metropolitano e i “ratti” da borgata a essere incazzati con la vita, considerato l’elevato tasso di rassegnazione che si tange tra i “vorrei ma non posso”, non è azzardato affermare che il livore significativo, quello destabilizzante, serpeggi maggiormente tra i “potrei ma non riesco”. Chi è costretto a mangiare ali di pollo non trova consolatorio apprendere che il filetto al sangue impenni il colesterolo, coloro obbligati a recarsi al lavoro in bicicletta oppure a piedi, sfidando rigidi inverni e torride canicole, faticano a credere che i moderni “clima-bi-tri-quadri-zona” montati sulle automobili facciano venire il torcicollo e aggravino la cervicale.  Ma allora… che avranno i benestanti, ricchi, belli e famosi di così alienante da essere incazzati con la vita???

I “fortunati” incazzati con la vita sono afflitti da una sindrome non ancora messa a fuoco dalle solite menti illuminate, una patologia diffusa che nasce da una miscela: “beni materiali & carenze esistenziali”, talmente micidiale da alterare gli equilibri basici. Un “peccato originale” ancora privo di battesimo purificatore, è lunghissimo l’elenco dei “fortunati” e dei “talentuosi” caduti nelle spire della negatività e di quell’odio interiore che chiama e anticipa la morte. Ne cito tre su tutti: Michael Jackson, Christina Onassis, Diana Spencer. Un grande talento, un immenso patrimonio e un futuro scolpito nella storia, tre percorsi diversissimi ma accomunati da un rifiuto/ribellione estremizzato fino a renderlo letale.

Ho scritto “sindrome” ma forse avrei dovuto parlare di “pandemia”. Ritengo giusto partire da una considerazione rilevante, coloro che costruiscono con le proprie “mani” imperi e fortune sono immuni, come fossero vaccinati contro questo virus strisciante e subdolo. I ricchi e gli arricchiti da impresa stanno lontano dal baratro (i casi più unici che rari sono “giustificati” da fallimenti epocali), tanto meno intraprendono strade e stili di vita che conducono alla premorienza indirettamente. Da ciò si evince una anomalia che porta a ipotizzare una risposta inquietante vestita da ulteriore domanda: “i nati fortunati e/o talentuosi rischiano di crollare sotto il peso dei “sensi di colpa” (il “peccato originale” di cui sopra)???

Il venire al mondo dotati di innato talento oppure immensi patrimoni, potrebbe essere penalizzante??? Quanto destabilizza la consapevolezza di NON dover costruire bensì semplicemente sfruttare ciò che natura e avi hanno donato??? Sarebbe errato pensare che determinati squilibri nascano da una unica esigenza talmente vorace da cannibalizzare le altre??? E’ una vita a metà quella priva di impegni costruttivi??? Un talentuoso e una ereditiera hanno complessi di inferiorità nei confronti dei “self made man”??? E’ pesante l’angoscia di poter perdere in qualsiasi momento e per qualsivoglia motivo dote e doti???

Quando ci giunge notizia che un piccolo artigiano si è suicidato perché strozzato da Equitalia, quando un padre di famiglia si impicca perché non più in grado di sfamare i figli… ci assale lo sconforto da impotenza sociale e ci chiediamo, seppur solo momentaneamente e in linea teorica, cosa potremmo fare per evitare simili drammi. Quando i media comunicano al mondo l’avvenuto suicidio, rapido o lento, di un personaggio a cui la vita aveva dato tutto… rimaniamo perplessi e ci immergiamo in una sequela di interrogativi sintetizzabili in una sola parola: “perché???”.

La vita è una bilancia, se rimane in perfetto equilibrio tra realtà e sogni/aspettative, viviamo sereni, nel momento in cui inizia a pendere da una parte, rendiamo logico l’illogico e piombiamo in un limbo surreale che nessun’altro potrà mai vedere né capire. Ultimo dubbio… ricchi da stirpe a parte, moltissimi “artisti”, di caratura mondiale e storica, sarebbero diventati tali se si fossero tenuti lontano da alcool, droga e additivi vari???

Meritano menzione anche quegli “eletti” incazzati con la vita causa storture strutturali, il Presidente della Repubblica guadagna meno di molti anonimi “segretari”, un manager Bocconiano stressato da responsabilità e obiettivi capestro, incassa meno di un “calciatoruncolo” di serie B. Moltissimi atleti che dopo anni di sacrifici e privazioni conquistano l’oro olimpico, percepiscono meno di un cazzone fancazzista che vince il Grande Fratello. Tragicomica la “Montecarlofobia”, il Principato di Monaco è l’unico luogo al mondo in cui i ricconi si incazzano oltre misura, puoi avere la top car più bella e la barca più maestosa… lì troverai sempre qualcuno con una fuoriserie superiore alla tua e una barca più grande. Si diceva. “anche i ricchi piangono”, aggiorniamo: “anche i ricchi si incazzano con la vita”, pure tanto, pare.

Tullio Antimo da Scruovolo

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135 thoughts on “Anche i “fortunati” sono incazzati con la vita…

  1. Alla domanda “sarebbero diventati tali se si fossero tenuti lontano da alcool, droga e additivi vari???” ti rispondo, ma bisogna spenderli quei soldi, dici che sono stressati per quello che si drogano, “in minera!!!” dovrebbero andare a lavorare, e lascia che s’incazzano, dobbiamo tribolare solo noi, ti sembraTads, bellissimo post, come sempre, ti faccio un bacione grandissimo!! Qua piove, sono sul terrazzo con Willy, per ora niente passeggiata, 🙂

  2. ehhh.. beh, anche i ricchi piangono.. mi fa piacere, ovvero m’importa il giusto. Se solo il pianto fosse riso non ci sarebbe più la fame nel mondo..;)
    Comunque durante un uggioso pomeriggio estivo senza amici o cose urgenti da fare, penso che uno sguardo oltre il proprio particolare naso farebbe bene a molti.
    Ma vedi , penso che quando mancano gli obiettivi esistenziali e concreti la vita perde senso. Siamo bestie da corsa, dobbiamo sempre avere lo sguardo in avanti. Il disagio , il pianto, in caso patologico il suicidio , avranno pure un perché…

  3. Ma guarda il caso, ho appena finito di rivedere un vecchio film, “Proposta indecente”, con Redford e la Moore che, per quanto romanzato e un po’ stucchevole, la dice lunga sui bisogni non materiali degli esseri umani. E i bisogni non sono solo di tipo sentimentale o sessuale, ma anche dell’essere nobile, del fare, del costruire, della dignità. Massimo rispetto anche per i ricconi (a cui non appartengo), ma mi preoccupa più la sindrome depressiva che sta colpendo i giovani di ogni ceto sociale per l’azzeramento delle prospettive future.
    Ieri ho sentito un servizio sulla fine di Marlon Brando nell’anniversario della sua morte: Dio, quanto era bello, quanto era bravo, quanto era ricco! Ma non è bastato.

    Complimenti per l’esposizione chiara e lucida, come sempre. Ciao

  4. Penso che sia insito in noi stessi il non accontentarsi mai, vogliamo sempre di più ma questo è positivo perché ci sprona ad andare avanti. Quando sei nelle condizioni economiche che puoi permetterti TUTTO non hai più quella spinta, non provi quella gioia di comprarti quella cosina particolarmente sfiziosa inserendo con fatica le monetine nel salvadanaio. Tutto è triste, noioso e quindi cerchi forme alternative x provare una qualche emozione. Bisogna anche considerare che, poiché è troppo proletario occuparsi dei figli, questi vengono affidati sin dalla nascita a estranei ….babysitter….. College…. E quant’altro. Carenze affettive che si accumulano come ciambelle impilate. Il sentirsi obbligati ad avere sempre la macchina più bella, il vestito più glam, la casa più firmata….cuochi, camerieri, autisti, giardinieri…. genera solo frustrazioni, si perde il senso della semplicità, delle nostre piccole soddisfazioni quotidiane 😉
    Non appartengo a quel mondo, sicuramente è x questo motivo che sono così felice 😉 😉 😉

    • io appartengo a quel mondo, e penso che tu abbia ragione in tutto quello che hai detto (apparte l’ultima frase che e’ personale). io pero’, sono un caso negativo e particolare. pur avendo soldi per tutto dai miei,so di non avere le capacita’ per comprarmi lo stesso stile di vita(senza stravizi genere macchinoni-vestiti di marca,parlo di una casa piu’ piccola,ma nello stesso posto della mia, delle vacanze sulla neve dove sono sempre andata, dello sport, di un viaggio all’anno e un paio di weekend in europa all’anno). questo stile di vita io lo rifiuto ,non lo vivo come l’ho descritto perché ho paura di perderlo, e so che per tantissime persone non e’ affatto normale. e io non sono piu’ meritevole di tutte loro,neanche lavorando sodo. inseguire i miei sogni vuol dire farlo senza potersi attribuire un merito di autoaffermazione o di successo, tutto e’ comunque frutto di un gran vantaggio in termini di possibilita’. come in un orribile paradosso, cio’ non mi aiuta a fare di piu’ e aiutare anche gli altri, ma ad aiutare gli altri poco perché mi e’ difficile non rifiutare la vita e con essa la mia inadeguatezza con l’oro a portata di mano. i miei genitori sono completamente sordi in questo,da me non esigono nulla e mi offrono sempre soldi. ovviamente io la penso come tutti, ossia che i soldi fanno comodo, ma fa tanto comodo anche avere qualcuno che si aspetti qualcosa da te, qualcuno da poter rendere orgoglioso o che sappia attribuire un diverso valore a un’iniziativa giusta rispetto a una sbagliata(un buon voto, un voto scarso, una vacanza o un impegno di volontariato, invitare a cena un amico meno abbiente o spassarsela in shopping folle con gli altri ‘figli di’). e questo e’ qualcosa che non ho mai avuto in tutta la vita,nonostante abbia io stessa chiesto a gran voce piu’ regole e piu’ ordine meritocratico per aiutarmi a crescere. di solito quando dico questo piovono insulti e la gente si irrita, percio’ chiudo qua lo sproloquio dicendo che io sono un giovane ricco fallito, che trovo emotivamente difficilissimo gestire la vita e non riesco a cogliere le occasioni che mi permetterebbero di accedere ai miei sogni perché so che sono comprate e tanti altri non potrebbero mai usarle. e’ un bagaglio emotivo difficil,autosabotante e destabilizzante che voi riusciate a crederlo o no. per questo mi avvicino senza volerlo a un futuro di poverta’ perché non riesco a concludere nulla. ma sono decisamente un’eccezione: tutti i ricchi amici e parenti che conosco non si fanno alcuno di questi problemi, considerano i poveri alla stregua di alieni o ignoti,non hanno contatti affettivi con i meno agiati e cosi’ galleggiano perfettamente nel benessere in cui sono nati, pensando di essersi fatti da soli (conosco casi eclatanti) e pensando di vivere in una realta’ reale,che e’ invece fluidificata da tutto il denaro in cui sono nati. cosi’ facendo si adattano a un sistema e con conoscenze e lavori/istruzione di fatto accessibili solo a una certa classe(geni a parte), si garantiscono di continuare a farne parte serenamente. il che e’ pazzesco, e vorrei tanto fare come loro per avere meno problemi ma la testa non me lo permette e mi annichilisce in un vicolo senza uscita. sono sicuro che chi non arriva a fine mese o non riesce a realizzare i propri obiettivi pur dando il massimo, ha ben altri rancori verso la vita. io ho solo la paura folle dei vostri rancori.

  5. Poco ci mancava che piangessi a leggere le tristi vicende di questi “Poveri ricchi” ! 😉 😀
    Non mi dilungo e ti dico un vecchio proverbio che usiamo in Sicilia e che sicuramente sarà capito da tutti.
    “U culu chinu fa ittari cauci”
    Lo traduco ugualmente per qualche nordico,significa che avere tutto,non desiderare niente fa diventare prepotenti e forse anche incazzati con questa vita che non ha più niente da offre loro .
    Ciao TADS

  6. Ho provato ad analizzare il mio status quo qui immantinentemente e ne ho dedotto che benché io sia ricca bella e famosetta…oltre che formosetta (questo sì potrebbe essere causa di rodimenti ) più che incazzarmi mi guardo intorno desolata per i più tutto che nn saranno mai sazi e per chi appunto vorrebbe e avrebbe diritto ma nn può.
    Sheranelmezzoleformiche

  7. I soldi non fanno la felicità. Figurarsi la miseria. Però è vero che non basta essere ricchi per essere felici, pensa ad Edoardo Agnelli che si butta da un viadotto. Che non è la stessa cosa che farsi un’overdose o ammazzarsi con le pillole. Quanto devi essere disperato per buttarti da un viadotto? Per contro c’è gente che vive allo ZEN e riesce ad essere accettabilmente felice. I soldi comprano. Cose, titoli di studio, nel peggiore dei casi, affetti. Ma non riescono a risolvere il senso di solitudine che portano con sé.

    • Edoardo Agnelli si drogava pesante da venti anni e sul suo suicidio ci sono molte ombre, comunque era palesemente infelice. Penso la differenza stia nel come e perché si è ricchi ma anche nella testa, Lapo e John Elkann sono fratelli eppure hanno vissuto e vivono due vite agli antipodi, tanto per rimanere in famiglia. Chi realizza imperi economici mattone su mattone non si suicida e nemmeno si stravolge, quando i soldi piovono in testa emergono tutte le falle, le debolezze, le insicurezze, le fisime e le ansie. Lady Diana non ha retto il ruolo, Mike Tyson ha dilapidato un patrimonio da 100milioni di dollari, Vasco Rosso è andato per 30anni a braccetto con alcool e coca. C’è un altro aspetto che passa in sordina, la stragrande maggioranza delle persone “normali” che si ritrovano ricche grazie a una vincita fanno una brutta fine. Come dire… gloria e soldi non sudati hanno una maledizione

  8. I ricchi hanno solo cose materiali. Tante comodita. tanti agi, tanti benefit, tanto di tutto. Ma sono appunto solo cose materiali e più ne accumulano più ne vorrebbero. Dentro invece un’immensa distesa arida…. e, in un terreno arido hai voglia a piantare cavoli e broccoli , non attecchisce nulla.

    • ti assicuro,purtroppo, che esistono decine e decine di nati ricchi che se la spassano in tour del mondo, case enormi affittate qui e li con gli amici, relazioni e amicizie intessute tra loro ma vissute sinceramente, regali tra loro di gran valore economico, e non si fanno nessunissimo problema. non si fanno problemi di nessun tipo a spendere, avendo cose molto speciali indietro. come facciano a sentirsi giustificati agli occhi della maggioranza degli esseri umani questo non lo so.

  9. Proprio ieri parlavo con un amico del “conto da pagare” che tutti, per motivi diversi, pensiamo che prima o poi ci verrà chiesto, sia per “fortune” ottenute gratuitamente, sia per azioni compiute. Credo che ciò sia il risultato di imposizioni culturali, di peccati originali da scontare. Molti lo chiedono anticipatamente e lo pagano dolorosamente.

  10. Osservo mio figlio di un anno e mezzo che osserva suo fratello di quasi sei….

    Leggo questo post e ripenso all’altro giorno quando nuovamente i miei pensieri si erano imbattuti nella riga di cui sopra… e di cui sotto…

    considero che ad un anno e mezzo non si parla ancora bene, si ignora il significato di un sacco di parole e non si comprendono ancora molti concetti…

    non si è ancora in grado di comunicare, almeno a parole (in realtà forse, si regredisce perchè per le cose che gli servono comunica benissimo già oggi, modificando pure i termini della comunicazione, ma non il suo effetto… ma questo è un altro discorso…)

    i bisogni primari sono per quanto posso aver capito io osservando, mangiare/dormire/bisogni fisiologici, ludic e …..

    noto che l’istinto naturale lo porta a voler fare ciò che fa il fratello, quasi ogni cosa, sia essa pericolosa o meno, sia essa alla sua portata o meno (per limiti fisici, mentali, strutturali o quel che si voglia mettere).

    Ipotizzo quindi si tratti di un istinto ingovernabile che nasca prima della ragione…

    in futuro, quando impariamo a parlare, apprendiamo termini e concetti, credo che associeremo a quanto descrivi nel tuo post parole come:

    emulazione, invidia, curiosità, limiti, motivazioni o cose simili…

    ciò che più conta però è che sembra essere qualcosa, appunto, come un istinto ingovernabile che nasce ben prima della ragione e che quindi non ne subisce i fattori motivazionali… come denaro/potere/ricco/povero/volontà/desiderio/paura…

  11. Ciao
    Penso che avere tutto ciò che si desidera sia peggio che avere niente…
    Faccio un esempio,se tutti i giorni fosse vacanza sarebbe poi monotono….il bello è programmare un viaggio,studiarselo,immaginarselo…
    Avere dei desideri da realizzare è il giusto stimolo per guardare sempre avanti….

  12. Ciao Tads, mi sfugge il nesso tra il condivisibile discorso e lady Diana e Michael jackson: sono morti per un incidente e non per non aver retto la fama. Tra l’altro Michael jackson deve anzi doveva, fama e soldi al suo talento, non gli sono piovuti addosso…
    Discorso diverso per la Onassis, o altri che magari si sono suicidati nonostante il successo e i soldi, seppur guadagnati con il talento..

    • ti riporto il passaggio:
      “Michael Jackson, Christina Onassis, Diana Spencer. Un grande talento, un immenso patrimonio e un futuro scolpito nella storia, tre percorsi diversissimi ma accomunati da un rifiuto/ribellione estremizzato fino a renderlo letale.”

      il primo è morto ucciso da una mistura di psicofarmaci (pare non riuscisse a farne a meno), il suo talento lo ha devastato, così come il rifiuto di essere nero accresciutosi a dismisura con la ricchezza e la fama

      la seconda, Onassis, si è suicidata a 38anni

      Diana Spencer non ha retto il ruolo storico, è crollata sotto il peso della meschinità umana, non è stato un incidente, la sua è stata una morte “cercata”. Impensabile che il futuro Re d’Inghilterra potesse avere un fratellastro di sangue arabo e di religione mussulmana. Il sovrano è, tra l’altro, anche il capo supremo della chiesa Anglicana, una specie di papa.

      Tre fortune che si sono rivelate essere talmente pesanti da divenire fatali.

      spero di averti chiarito i dubbi.

      • Beh sì forse la mia lettura era “deviata” rispetto a Michael jackson dal ricordo del suo bellissimo concerto a cui ho assistito a 16 anni!
        Poi ho letto nei tutti commenti anche qualcosa su Vasco e ancora sono entusiasta del suo concerto di pochi giorni fa! 😀
        Forse questo non me li fa “vedere” così ….

        • Vasco si è salvato in tempo,
          io tendo a mitizzare molto poco, non giudico assolutamente, ci mancherebbe, tuttavia le mie considerazioni tengono conto di tutto, non valuto solo gli aspetti esaltanti. Nella domanda sugli artisti si cela una verità, forse il genio ha veramente bisogno di additivi per esprimersi, pensa ai pittori della Parigi storica, tutti stravolti dall’assenzio.

  13. Tutto sta nell’equilibrio interiore: non è il benessere a donarlo ma è quell’appagamento affettivo. Molti ricchi ricevono solo denaro e hanno alle spalle un’infanzia infelice o un percorso di vita obbligato che li porta all’esasperazione, di là la ricerca della trasgressione. Il povero si ammazza per problemi insormontabili ed anche lì ci vorrebbe più unione familiare, perché quando si è uniti ai propri cari, non ci si sente abbandonati e la forza combattiva emerge.
    Gran bel post. Scusa il ritardo, ma ho avuto problemi con la chiavetta, sai quando ci si sposta come accade in questo periodo, ma ho deciso di sostituirla, speriamo bene.
    Un abbraccio
    annamaria

    • non devi scusarti di niente Annamaria,
      ho letto sul tuo blog che hai problemini tecnici, le chiavette sono uno sclero.

      la penso anche io come te, purtroppo questi personaggi saltano infanzia, affetti domestici e sono sottoposti a regimi educativi assurdi.

  14. “Tragicomica la “Montecarlofobia”, il Principato di Monaco è l’unico luogo al mondo in cui i ricconi si incazzano oltre misura, puoi avere la top car più bella e la barca più maestosa… lì troverai sempre qualcuno con una fuoriserie superiore alla tua e una barca più grande. Si diceva. “anche i ricchi piangono”, aggiorniamo: “anche i ricchi si incazzano con la vita”, pure tanto, pare”.

    per questo non farebbe loro male, ogni tanto, una “full immersion” insieme alla GGente normale 🙂

  15. Ciao Tads. Condivido buona parte di quanto letto fin qui su quanto hanno o non hanno avuto i ricchi e famosi. Leggendo, mi sono venute in mente alcune considerazioni. Per definizione, spesso si parte dall’idea che se uno è ricco e famoso dovrebbe per forza essere felice. Forse perchè pensiamo che se avessimo alcune cose che loro hanno da integrare nella nostra realtà, noi saremmo felici. Le cronache dimostrano che non è così. A qualcuno riesce a qualcun altro no. Tra l’altro buona parte delle notizie a noi arrivano generalmente dai rotocalchi “da spiaggia” in cui molto spesso, per vendere copie, vengono esaltati aspetti in modo, a mio avviso, fantasioso. Quanto ci sia di vero in quello che si legge è difficile da sapere realmente. Ognuno, a prescindere da quello che ha o che ha ricevuto in termini umani\affettivi, nel corso della sua vita dovrà affrontare dei problemi. E ognuno li affronterà in base a com’è, a quanta forza interiore ha e certo, anche in base ai mezzi che ha a disposizione. Nel mio quotidiano vedo molte persone comuni che non ce la fanno, non ce l’hanno fatta o che cercano di ricostruirsi una vita dopo essersela quasi distrutta con droghe e alcool. L’unica differenza è che loro, non essendo famosi, non vengono notati dai più. Credo che in momenti di crisi ogni persona si assomigli e le fragilità vengono a galla, a prescindere da quello che la vita le ha offerto fino a quel momento. Buon fine settimana Tads

    • sicuramente nascere figlio/a di un iper impegnato miliardario non è sinonimo di felicita… ma quando si diventa ricchi e famosi facendo la cosa che più si ama???

      • I punti di forza o di debolezza non variano se diventi ricco e famoso. La pressione a cui sei sottoposto è comunque tanta e a seconda del carattere e dell’emotività può anche diventare troppo. Quando raggiungi il successo scatta la paura di perderlo e la capacità di affrontarla o meno può fare la differenza. Senza contare che in certi ambienti le droghe sono di uso comune e a quel punto i soldi per comprarle non mancano. Fondamentalmente però li vedo come persone che hanno alcune cose in più della gente comune e anche delle cose in meno. E non necessariamente i soldi possono comprare tutto. Soffrono delle mancanze così come ne soffre la gente comune. I problemi sono senz’altro diversi ma il fatto di essere ricchi non li esime dall’averne e dal doverli affrontare.

        • credo che le motivazioni alberghino in meandri più profondi, alla ricchezza ci si abitua, allo stress da fama pure, la paura del declino lo conferma

          Mi spiace passi sottogamba il passaggio in cui parlo di “sensi di colpa”, è un aspetto psicologico fondamentale, un turbamento viscido che mina e svaluta certezze e punti fermi. Sono stati pubblicati una infinità di testi/trattati sui sensi di colpa dei ricchi/arricchiti, quasi una maledizione, un macigno che in alcuni casi diventa insostenibile.

          • Se una persona diventa ricca e famosa facendo quello che ama (come hai scritto prima), per esempio un cantante che, seguendo tutta la gavetta, alla fine arriva al successo non credo che debba sentirsi particolarmente in colpa perchè se l’è guadagnato. Ci saranno poi altre situazioni in cui uno ha tutto senza aver fatto nulla e allora non c’è nulla di strano che non si senta a posto nella sua vita. Io non sono d’accordo sulla generalizzazione legata ad una categoria perchè comunque ci sono sempre molte sfumature di cui tener conto.

            • in questo blog non si generalizza MAI, tra il generalizzare e l’esaminare una tendenza esistono differenze abissali. I cantanti, categoria da te citata, non fanno nessuna gavetta, non l’hanno mai fatta se non in casi sporadici. Comunque è innegabile che tra le ugole famose serpeggino vizi e dipendenze (l’elenco dei morti e lungo e quello dei vivi “salvati” è lunghissimo).

              i sensi di colpa inconsci colpiscono prevalentemente i “talentuosi”, quelli che devono tutto a un dono della natura, a prescindere dalla rapidità che li ha condotti alla gloria, infatti chi da povero diventa ricco nel mondo dell’impresa non li ha perché mentalmente strutturato in modo diverso

              il senso di colpa da “talento” non è una novità e non riguarda solo i cantanti ma anche artisti di varia natura, è su questi “arricchiti” a rischio destabilizzazione che sono stati compiuti studi approfonditi. Soggetti in cui il successo scava traumi e complessi che si trasformano, spesso, in sensi di colpa difficili da gestire.

  16. che la ricchezza non compri vero amore, nè salute, nè felicità si sa. che chi nasce e vive in ricchezza o comunque con un certo tenore di vita e non viene educato alla conquista ed al valore delle cose, ma tutto gli è dato e tutto gli è dovuto, credo sia un adolescente/adulto a rischio

  17. Eccerto che anche i ricchi s’incazzano, sono “umani” anche loro…..
    Ma sai, a parer mio, dato che, non lo sono mai stata….
    Mi incazzerei molto meglio con un bel gruzzolo in banca, no in banca no, nel materasso!!
    Grande saggezza dei “nostri vecchi”. 😉

      • Beh, TADS, “dall’alto” della mia veneranda eta’, e di averne passate di cotte e di crude…”posso” permettermi di asserire che due cuori e una capanna, che i soldi non fanno la felicita, e altre menate del genere…senza un po’ di “liquidi” la vita e’ molto molto incazzosa e dura…
        Cinica?! Chi io?! 😉

  18. Vorrei essere sintetica non so se riuscirò,
    parto dalla fine e mi perdonerai se ti dico: che ci sarebbe da incazzarsi per averli menzionati sti fancazzisti e montecarlofobici, si incazzassero pure fino al travaso di bile chissenefrega!
    2° quesito: Gli “artisti” sarebbero migliori, molto migliori e mi viene da dire in linea generale, che niente è più distante dalla bellezza, dall’arte e dal genio, come la sostanza, che sia questa alcool o stupefacenti vari. E’ solo mistificazione nient’altro.
    3° Infine il “Vorrei ma non posso” quello vero: si sussurra in silenzio senza incazzo nelle segrete stanze di umili dimore, non per vergogna o omertà ma perchè esiste ancora la “dignità della povertà” precursore indispensabile per arrivare alla ricchezza d’animo. Dove questi aspirano arrivare, e anche questo è uno stato d’ animo silenzioso. Ma vallo a dire all’ovile metropolitano e fauna varia, che non è rassegnato, anzi è messo peggio. Si sente povero per il solo fatto di non avere sky sport dove abbondano gli incazzati per i gol mancati e calciatori dalle scarpe d’oro con piedi e testa latitante. Alla fine penso che non ci siano differenze tra – i vorrei ma non posso- o potrei ma non riesco- la loro, la nostra, è forma mentis.
    Tuttavia il mio massimo rispetto e menzione per coloro che davvero fanno i conti con Equitalia e ci stanno dentro fino al collo con o senza incazzo e hanno ragione.
    Buona serata TADS

    • sarà una mia lacuna ma non ho mica capito il plot del tuo commento

      che gli artisti siano dediti (già dai tempi antichi) a stravolgersi è un dato di fatto, consolidato, acclarato e tutt’ora in auge, mi domando se riuscirebbero ad “esprimersi” anche sotto ferree “diete” e senza “aiutini”

      come ho scritto i “vorrei ma non posso” vivono una dignità rassegnata, neanche tutti ma in maggioranza. I “potrei ma non posso” vivono su territori di scontro ben diversi, domandati perché chi ha 100milioni di euro passa le notti in bianco per capire come farne 110 (sono tutti così)

      la metafora Monegasca punta il dito sulla inesistenza del limite della ostentazione, “chissenefrega” fino a un certo punto, se ci fosse, il suddetto limite, tutti quelli al di sotto starebbero meglio.

  19. Mentre leggevo vedevo molti volti di clienti di parenti anche stretti ed infine me stessa.
    Aiutare ricche famiglie a gestire il loro denaro mi ha fatto ripetere( come un mantra) a figli e nipoti di capostipiti tostissimi ‘ lei deve essere all altezza delle sue fortune’ per decenni! non basta avere denaro bisogna saperlo gestire con equilibrio perché come ripeto alla nausea serve a se ai propi cari e a chi ne ha meno di noi se avanza.gestire passaggi generazionali mi ha distrutto il sistema nervoso in più occasioni…figli di papà da proteggere da se stessi e dai propi scleri debolezze e sensi di colpa, nipoti in gamba che rigettavano la famigliare scampare all annullamento di un ruolo che non volevano.Anch io vengo da una ottima famigli e la paura di non farcela ad essere all altezza del ruolo ed al senso di …cavolo come sono fortunata mi ha causato infine un anoressia di cui mi sono liberata solo accettando di lottare per essere la migliore me stessa possibile .non ho seguito le orme di mio padre una montagna troppo alta da scalare 🙂 ma ho cercato la mia strada per riuscire.oggi la mia famiglia si appoggia tutta a me ed io sono contenta non ho più paura.Hai ragione Tads anche i ricchi sclerano per tutte le ragioni che hai elencato .uno dei segreti e’ L umiltà che mi ha insegnato una vecchia zia analfabeta e sapere che tu noi non siamo migliori di altri ne per status ne per censo ma sempre e solo per ciò che portiamo dentro di noi.quelle qualità morali quei valori che sono e sempre saranno L ‘ unico vero inestimabile Tesoro che possiamo lasciare ai nostri figli.perche se avranno queste armi morali saranno loro a generare eo conservare quel poco o tanto che si ritroveranno in eredità’.I soldi purtroppo da soli …Non Bastano.

    • …”mio padre una montagna troppo alta da scalare”…
      eravamo 34 quelli della terza E…!!!
      questa è una delle poche canzoni di Venditti che mi piacciono

      L’umiltà è un vero e proprio “antibiotico”, purtroppo spesso ripudiata da uno status mentale ed economico. Un genio non può essere umile, chi gestisce il futuro di tantissime famiglie non può essere umile, non può neanche esserlo un nobile oppure un rampollo.

      Ho una linea divisoria molto personalizzata, per me essere ricchi significa avere grandi patrimoni, cosa diversa dall’essere benestante, Berlusconi è ricco, chi guadagna 1/2 milioni di euro l’anno è un benestante.

      Interessante la tua testimonianza diretta, visto che gestisci investimenti… avrai in mano anche l’altro termometro dei benestanti granosi, l’avidità.

      • Si mi trovo a combattere spesso contro L avidità .vedi Tads non e’ una buona leva.il grande genio non e’ avido te lo assicuro almeno nella maggior parte dei casi e’ ardito giusto spregiudicato vero! Ma non avido.lo sono molto di più le generazioni successive terrorizzate all idea di perdere il frutto del genio che loro spesso non hanno.

        • vedi che siamo in sintonia???
          se il genio fosse avido non avrebbe sensi di colpa 😉

          quando sento parlare di “guerre” tra eredi mi si rizzano i capelli

  20. I soldi da soli non bastano,e’ necessario trasmettere insieme ai pochi o tanti soldi che siano o saranno quelle qualità morali quei valori che sono indispensabili per fare dell erede una persona realizzata e felice in grado di conservarli eo accrescerli.umiltà senso del dovere del ruolo e ricerca della propria…felicità.il segreto e’ tutto li’.:-)

    • secondo me è attapirato per l’età, più che per altri problemi, fin quando a pinocchio si allungava il “naso” se l’è spassata, non credi??? 😀

      Berlusconi ha tanti motivi per essere felice, ha costruito un impero, bene o male ha scritto 20anni di politica e potere in questo Paese, ha una figlia tra le prime top manager al mondo, un figlio che incrementa l’azienda di famiglia, si è goduto la vita, ubriacarsi e drogarsi neanche ci pensa, non sono riusciti a mandarlo in depressione nemmeno i giudici di Milano… 😉

  21. d’altronde, come ha già detto qualcuno, se nel loro piccolo anche le formiche s’incazzano, figuriamoci con il crescere della stazza (o del patrimonio). Meglio vivere la propria normalità e la propria bellezza, tanto delle briciole di pane per le formiche ci sono sempre, perché dopo l’incazzatura, ritorniamo nella nostra normalità. Gli eccessi lasciamoli agli eccessi tanto sul cesso ci dobbiamo andare tutti, ogni giorno, più volte al giorno…

  22. Evidentemente, nonostante tutto, i soldi non danno la felicità. In particolare quando tanti e ottenuti con poca, o nessuna, fatica. In effetti diventano addirittura un onere, un fardello, un vincolo strettissimo alla propria libertà, se non accompagnati da sufficiente forza di carattere. Il benestante ha un ampio “enturage” attorno, fatto da famiglia, dipendenti, fornitori e parassiti vari che si aspettano, forzano certi comportamenti. Scelte di vita, spese, presenze, impegni. Qualcuno ci si adatta; qualcuno si trova perfino bene a fare il burattino; qualcun’altro riesce a dire dei “no” a volte anche clamorosi; gli altri finiscono in depressione, fra yacht e champagne.

    • l’aspetto più deleterio che caratterizza i “fortunelli” è proprio la “corte” composta da sanguisughe. Lacchè con la lingua fuori e la mano tesa.

      • Ho la sensazione che i familiari, diretti e acquisiti, in molti casi non siano meglio. Con in più l’autorità del “parente” che difende gli “interessi di famiglia”, chiaramente nella misura in cui sono i suoi.

  23. hai trattato molti argomenti in un unico articolo come se fossero la stessa cosa.
    Ti rispondo per quei punti che ho compreso chiaramente e per cui ho anche una mia personale opinione.

    Gli artisti maledetti sono artisti proprio perchè la sofferenza aiuta a rivolgere la propria attenzione verso l’interiore e così nascono toccanti testi di canzoni, di poesie, ecc
    Sono dei depressi cronici che grazie alla loro depressione riescono a tirar fuori creazioni che colpiscono lo spetatore.
    Il fattore ricchezza/incazzatura non c’entra. Io parlo *anche* di gruppetti di ragazzi che strimpellano gratuitamente nei locali notturni.

    I ricchi che vorrebbero possedere sempre di più o che comunque sono incazzati cronicamente perchè devono preoccuparsi della loro azienda e/o del loro patrimonio e/o perchè tutti i maggiordomi che assumono non sono bravi, ecc mi fanno solo pena.
    Sono poveri ricchi. Che poi, cosa faranno mai di interessante coi loro soldi, a differenza di ciò che fa un impiegato medio? Andiamo: cosa mai faranno di così fantastico, divertente, soddisfacente???
    Davvero la vita è più soddisfacente se si può mangiare tutte le sere nel miglior ristorante di Montecarlo anzichè pastasciutta a casa propria? O guidare una Ferrari anzichè una Fiat con impianto GPL? O fare vacanze a Sharm anzichè in Toscana con moto e tenda?
    Io feste su Yacht con ostriche, troie e cocaina non ne ho mai fatte, ma se dovessi esprimere un desiderio…vorrei rifare qualche serata di quelle che facevo in campeggio a Rimini, seduti sull’erba, o sulla sabbia di Cefalù a bere bottiglioni di vino col tappo di ferro a vite, con le ragazze e il fuoco. E il mio amico che suonava la chitarra. (oh mio dio mi sto emozionando in questo momento mentre scrivo).
    O qualche motoraduno invernale in montagna con la brina che si formava sopra la tenda (montata sulla neve) e noi raggomitolati nei sacchiapelo dopo aver fatto il pieno di “antigelo”.
    Altro che pallose stronzate sugli yacht a sfoggiare i rolex e i gioielli! Poveri sfigati, che pena mi fanno!

    Anche con pochi soldi ci si può divertire: vedo gente che fa le grigliate anche al parco, che prende la bici e si ferma in qualche posto nel verde a fare pic-nic. Ma sono quasi tutti extracomunitari, perchè l’italiano se non ha i soldi per andare a Sharm se ne sta tappato in casa a guardare in tv “Lucignolo bella vita”, o le notizie di gossip alla fine di “studio aperto”.

    • in linea di massima sono d’accordo ma faccio due precisazioni

      1) gli artisti “maledetti” sono quelli tormentati dal genio creativo, non gli sfigati depressi

      2) lungi da me difendere i ricchi

      mi conosci da poco, i miei post, tendenzialmente, sono analitici, non riportano mie opinioni bensì dati, ripeto, tendenzialmente, le mie opinioni, quando le esprime, sono comunque sempre fondate su dati

      grazie per il commento e benvenuto nel mio spazio, spero di rivederti presto

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