La morte, il ricordo e l’amnesia…

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The show must go on”, la crudele “legge” che regolamenta il mondo dello spettacolo è in realtà la metafora che meglio esplica il concetto di “vita”, la morte trasformata in elemento che valorizza la sopravvivenza attraverso quel: “ciò che non mi uccide mi fortifica”, aforisma che ha reso immortale Nietzsche. Il maitre à penser Tedesco, nel suo ermetismo, lancia un messaggio chiave: “la fortificazione passa attraverso il calvario della sofferenza”, la sofferenza si nutre di ricordi che diventano sempre più nitidi, vividi nel tempo. In tutto questo c’è un involontario egoismo che vittimizza chi “vive” un lutto, prassi che rende il dolore direttamente proporzionale al valore del defunto, più è grande il vuoto che si lascia più diventa problematica la metabolizzazione della dipartita.

La “elaborazione” di una “perdita” è un percorso soggettivo molto articolato, non è nemmeno certo che tutti lo compiano, intendo totalmente, reazioni e risposte possono essere di natura differente ma la immediata NON accettazione è certamente quella più cocente, istintiva, prepotente. La rabbia per essere stati “abbandonati” si ibrida a inconsci sensi di colpa. La morte di una persona cara è una mutilazione affettiva e psicologica, esistenziale, nei momenti in cui questa è particolarmente sentita vorremmo poter immergerci in un limbo fatto di “temporanee amnesie”, non per fuggire bensì per lenire le pene quando diventano pesanti come macigni.

Ho parlato di “temporanee amnesie” perché credo la rimozione totale sia una grande mancanza di rispetto nei confronti di chi è scomparso, questa sì una vile fuga da se stessi, per quanto disperata. Riuscire a spegnere momentaneamente i ricordi mantenendo la lucidità sarebbe una efficace panacea, per tutti ma in particolare per i soggetti più deboli e sensibili, alcuni ricorrono alle “nebbie chimiche” come alcol, droga, psicofarmaci, altri in “chiusure” definibili anticamere della depressione da sconforto. Una “amnesia” a tempo, mirata, rigenererebbe energie e sane motivazioni per proseguire coriacei nel cammino della vita, tra l’altro eviterebbe “deviazioni” indotte da discutibili iter psicanalitici e/o illusorie ancore religiose.

Il dolore “vestito di nero” si articola su più fronti e ha incisività variabile, perdere un genitore al quale si era particolarmente legati significa “isolare” il passato annichilendo solidi riferimenti, la morte di una persona amata vanifica un “progetto” di vita condizionando il futuro. Quando è un figlio a morire una parte di chi l’ha generato muore con lui. Mi limito a questi casi perché ritengo siano i più significativi, senza nulla togliere alla perdita di fratelli, amici e parenti di vario grado.

Per giungere al “panta rei” in un ragionevole lasso di tempo, le “amnesie temporanee” bisogna attivarle in proprio, autonomamente, magari partendo da una riflessione che ritengo giusto ribadire: “veniamo al mondo senza chiederlo e ce ne andiamo senza volerlo, la vita non ci appartiene, non è nostra, ce l’abbiamo in gestione, la durata della stessa è relativa, sono le tracce indelebili che lasciamo nel nostro passaggio a fare la differenza. Ognuno di noi scolpisce nella pietra qualcosa per qualcuno”. Chi rimane deve avere la forza di coprire, al momento opportuno, tale pietra per poi riportarla alla luce con la forza della positività e della continuità. Non è il pianto né lo strazio a mantenere in vita un defunto bensì la consapevolezza, vissuta con serenità, di ciò che ha lasciato nel cuore e nella mente.

Chiudo come ho aperto… “the show must go on”, anche quando muore il direttore d’orchestra, il capo comico, il primo ballerino o il regista. Ogni sera, inesorabilmente, il sipario si riapre e si riaccendono le luci, così come ogni mattina sorge il sole, per i vivi, non per i morti.

Tullio Antimo da Scruovolo

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80 thoughts on “La morte, il ricordo e l’amnesia…

  1. Credo che non si tratti nemmeno di amnesie temporanee, ma di una elaborazione del dolore che, con il tempo, non si dimentica ma si inizia ad accettarlo….

  2. Dopo qualche settimana di assenza da wordpress per tanti motivi, sono lieta di commentare per prima questo post che per un caso del destino mi tocca perforandomi. La rimozione non serve a nulla, è tempo perso. Bisogna imparare ad attraversare il dolore degli abbandoni ed elaborare la realtà con gli occhi della speranza. Ci vuole molta forza, questo è indiscusso, ma è l’unica strada percorribile per non perdersi definitivamente. In meno di ventiquattro mesi ho perso due persone molto amate, il mio lutto è devastante, ma il dolore non mi spaventa. Ero più atterrita di me stessa quando a cavallo degli avvenimenti non riuscivo nemmeno a piangere. Oggi va meglio. La consapevolezza è diventato il bastone della mia nuova maturità.
    Stefania

    • nella sostanza è quello che suggerisco nel post, il raggiungimento della consapevolezza è un GRANDE traguardo.
      Felice di rivederti da queste parti

  3. Il corpo la mente tutto il nostro essere si difende anche solo in modo inconsapevole.io ho notato che con gl anni ed i molti lutti ho la tendenza a rimuovere.semplicemente dimentico.questo mi aiuta a vivere meglio e non faccio nulla per interferire in questo meccanismo inconscio.neanche cerco di enfatizzarlo.lascio andare ecco.
    Invece mi tengo stretti i ricordi di persone care e quelli lieti.i pensieri positivi sono la fonte a cui attingo forza tutti i giorni.notte Tads

    • ti dirò…
      sui meccanismi di autodifesa avevo scritto un capoverso ma poi ho preferito cancellarlo perché portava fuori tema, sono reazioni incondizionate che prescindono dagli eventi.
      Notte Ariel

  4. Un post un po’ diverso dai soliti, che mi auguro non abbia attinenze con tue recenti esperienze. Esperienze che abbiamo vissuto e vivremo tutti. Come dici, l’elaborazione di un lutto ha tante variabili e può avere tempi e modalità diversi per ognuno. Per ciò che riguarda la mia esperienza posso dire che non esiste la dimenticanza, la rimozione,mentre le amnesie temporanee, se intese nel non pensare continuamente alla mancanza, alla perdita per andare avanti, sì, ci sono. Pian piano si attraversa il dolore e si arriva alla dolcezza del ricordo e alla malinconia. Non accenni alla Fede, eppure aiuta tanto chi la possiede e in questi casi la ritengo un privilegio, una via per giungere ad una elaborazione più veloce e forse completa.
    Mi colpiscono le ultime parole del post, giuste e vere, ma che rappresentano certe mie, ormai serene, inquietudini: lo spettacolo della vita continua e il sole sorge ogni mattina per chi rimane. Noi che restiamo ci preoccupiamo di risolvere in fretta e bene il nostro dolore, ma il loro dolore, il dolore di chi ci ha dovuto lasciare, magari troppo presto, e non ha più potuto assistere allo spettacolo della vita? Lo so, non c’è risposta se non nel desiderio di averli ancora voluti accanto.

    Ciao
    Marirò

    • ciao Marirò,
      eccezion fatta per qualche simpatico aneddoto… non scrivo mai niente di autobiografico. Sul resto direi che hai centrato in pieno il senso del post. Come saprai sono ateo, certamente per un credente vivere il lutto da un punto di vista religioso aiuta ma io la considero un’ancora fuorviante, pensare che sia Dio a decidere chi debba campare e chi morire non mi convince affatto.

      • Io non la penso così, caro TADS 🙂 O qualcosa esiste – anche se non credo comunque che sarebbe un essere antropomorfo che ci osserva dall’alto – e allora è giusto trovare forza in questo, oppure non esiste nulla e allora che differenza fa crederci o non crederci? 🙂 Il risultato finale sarà lo stesso, ma chi riesce a crederci vivrà meglio. Personalmente invidio chi ha fede e, certamente, mi vedo bene dal tentare di dissuaderlo. Perché farlo?
        Come avrai capito non sono proprio un credente, anzi. La mia percezione dell’aldilà è cambiata continuamente nel passare degli anni e continua a farlo, ma oggi mi scopro più ateo di prima.
        Eppure… eppure qualcosa potrebbe esserci. La fisica quantistica e le nuove scoperte lasciano uno spazio inaspettatamente sempre più ampio a questa ipotesi. Anche se il “come” e il “cosa” resteranno a lungo un mistero, così come il “se”.
        http://www.wolfghost.com

  5. A tal proposito mi sovviene in mente “I sepolcri” di Foscolo, in cui, nel senso intero della poesia, egli dice che vive chi ha lasciato qualcosa sulla terra e i suoi ricordi lo manterranno vivo fra i posteri. E ancora mi viene in mente Dante, che nella Divina Commedia, nell’inferno, parla di Ignavi, di coloro i quali hanno vissuto senza vivere, senza lasciare un’orma, senza scegliere il bene o il male. A tal punto che anche il più maligno tra i condannati all’inferno, merita un canto all’interno di quest’opera straordinaria.
    La vita non ci appartiene, zio, a meno che non vogliamo togliercela perchè impossibilitati nel gestirla. Ma in questa vita dobbiamo lasciare un segno, per lo meno positivo, se vogliamo continuare a vivere in eterno. A prescindere se siamo cattolici e crediamo nell’aldilà.
    Buon inizio settimana!

  6. Il dolore che si prova quando perdi qualcuno che ami tanto e’ davvero forte, ci vuole tempo per superarlo poi rimangono i ricordi, io posso dirti la mia esperienza, quella di mia mamma, che ho sempre amato e adorato, sono stata malissimo quando e’ mancata ma la vita, come dici tu, continua, si supera tutto, lo si fa per il compagno /a, per i figli, anche per noi stessi, hai scritto un bel post Tads, bravo, come sempre, un bacione e buona serata, Laura.

  7. Ciao Tads. Un post un po’ triste ma estremamente profondo nella sua analisi. Ciascuno di noi elabora il lutto a modo suo. Io per esempio non riesco ad andare al cimitero a trovare i miei cari. Non si tratta certo di pigrizia ma, forse non volersi arrendere all’evidenza, nel senso che in cuor mio sono ancora vivi per quanto molto lontani, invece trovarsi di fronte ad una lapide… Beh è tutto un altro discorso. Condivido la tua riflessione, il dolore è così forte xchè in realtà è rancore verso colui che ci ha abbandonati….

    • ciao Valeria,
      hai evidenziato due lati molto interessanti, disertare i cimiteri è pratica diffusa, anche il “risentimento”. Atteggiamenti che credo appartengano alla citata NON accettazione, un arrocco difensivo.

  8. Grazie, mi servirà molto. Complimenti è un post eccellente . In questo momento sono terrorizzato dal pensiero di poter dimenticare. Ultimamente cerco di ritornare con la mente nel mio passato, ma ho paura di trascurare il futuro. Cerco d’Ignorare il problema scappando dal dolore, ma prima o poi mi prenderà. Purtroppo o per fortuna la vita continua, ed è pur sempre meravigliosa.

  9. La mamma del Toni perde il marito che la lascia con due figli di 10 e 12 anni e lo stesso Toni di appena 5 mesi. Non riesce ad elaborare lì dolore, trasforma la casa in una perpetua camera ardente , segnando profondamente il carattere dei figli. Di Toni poco più che neonato se ne disinteressa, privandolo dell’affetto materno.
    Toni è cresciuto , ma l’infanzia che ha trascorso lo ha reso duro di carattere, incapace di un gesto d’affetto, schivo . Toni non festeggia compleanni, onomastici, anniversari perchè mai sua madre lo ha fatto.
    Lo spettacolo a casa di Toni fu sospeso sine die.

    La mamma di Toni non era distrutta dal dolore, il suo era vero e proprio rancore verso il compagno che l’ aveva “abbandonata” con tre bambini e senza un lavoro!
    Da questa gabbia di dolore, rabbia e rancore ne è uscita solo quando i figli avevano ormai una vita autonoma. Si è attaccata morbosamente a loro, quasi volesse recuperare il tempo perso.

    Toni , da parte sua, ha adorato la mamma sempre e fino alla fine.

  10. Mi ha molto toccata questo tuo post, TADS.
    Certi lutti – come la perdita di Hena, mia madre – sono rimasti una piaga aperta, credo mai del tutto elaborata. Mi hai colpita nel profondo, e, in un certo senso, fatto del bene.
    Grazie da Grazia

  11. Mi ha colpito l’inciso dove affermi: “veniamo al mondo senza chiederlo… eccetera
    Condivido tutto fuorché questa piccola parte: “la vita non ci appartiene, non è nostra”
    Se non è nostra come facciamo a gestirla? Mi sembra una contraddizione in termini.
    Possiamo buttarla via, suicidandoci. Cioè rifiutandola. Io credo che si possa gestirla al meglio solo se consideriamo la vita “cosa nostra di valore”.
    Non so se sono riuscito a spiegarmi.
    Un caro saluto.
    Nicola

    • carissimo Nicola,
      “la vita non ci appartiene, non è nostra”…
      è un concetto filosofico un po’ lunghino da spiegare, hai presente che differenza passa tra l’abitare in una casa di proprietà e in una in affitto??? hai presenza la differenza che passa tra essere il proprietario di un locale e l’averlo semplicemente in gestione??? Ecco, la vita noi l’abbiamo in gestione, se preferisci in usufrutto ma non ne siamo proprietari, assolutamente.

  12. Bellissimo articolo, davvero. Pure utile. Scrivi cose giuste e vere. Vorrei poter leggere qualcosa di utile per chi, come me, è incapace … oppure nutre una ostinata forma di opposizione alla sofferenza, NON voglio soffrire, non mi interessa diventare forte. Eppure chi mi conosce sa che cosa ho passato nella vita, dovrei essere una roccia, un marmo, un diamante . Invece sono una meschinella. Terrorizzata dalla sofferenza, dai lutti, dall’abbandono. Non dovrebbero esistere … Non amo la vita dato che queste orribili cose sono inevitabili.

  13. carissimo TADS, quando muore una persona a cui siamo stato legati, inevitabilmente siamo portati a fare un bilancio delle cose positive e negative che ci ha lasciato. Ho perso mio padre da qualche settimana, il dolore è fortissimo, lo è perchè era un uomo meraviglioso, almeno per me. Se fosse stato uno stronzo, proverei un senso di liberazione, adesso provo dolore, rabbia, perchè se ne è andato troppo presto e non rivedrò mai più il suo sorriso. Se fosse stato un bastardo, la sua morte non mi avrebbe procurato tutto questo dolore. Sono in una fase di amnesia per proteggermi dalla sofferenza. Un prete mi ha detto di stare serena che tanto lo rivedrò dall’altra parte, uno scienziato mi ha detto di non crederci troppo, una medium mi ha spiegato che se veramente lo desideriamo possiamo dialogare con i morti .Mille modi per aggirare la sofferenza, mille modi per farsi beffe di sorella morte, sta a noi scegliere quello che ci è piu congeniale.

    • ciao Aurora
      “mille modi per arginare la sofferenza”
      questo è un concetto razionalmente opinabile ma umanamente condivisibile, le emozioni e le sensazioni sono proprie di chi le vive, il dolore poi… è talmente intimo, privato, personale… direi giustamente.

  14. So cosa significhi e come soltanto il tempo possa lenire tanto dolore e trasformarlo in un soave ricordo. Il loro “sapore” si attenua. La fede aiuta, ma è talmente oscura quasi sempre. E mi vergognerei di “usarla” soltanto come rifugio e conforto, a me non basterebbe. Per me è un amore da condividere, come la poesia, ma senza predicare né lanciando giudizi e ammonimenti o disprezzando, peggio, la fede degli altri. È l’amore la pietra di paragone, senza compassione non amiamo gli altri e siamo privi di fede.
    Non siamo né cattolici né buddisti né panteisti né niente e nemmeno filosofi sofisti.
    La poesia e la creatività sono delle panacee vere e proprie, lamentarci un po’ con gli altri è anche normale nei primi tempi, ma dobbiamo rapidamente smetterla di addossarci sulle spalle di parenti e amici perché i guai ci sono per tutti, cerchiamo, invece, di trovare una strada, impariamo l’uso della grafica, pubblichiamo un blog, coraggio, studiamo il latino con tutte le eccezioni sintattiche ad una ad una e tuffiamoci nel vocabolario greco, che basterebbe da solo.
    Oppure studiamo l’astronomia e le nuovissime esaltanti scoperte. A ognuno quello che più ama., O ancora impariamo a cucire, ricamare, quello che più vi pare. Io scrivo poesie, disegno e dipingo, voi mettetevi a cantare, ballare e a fare i giochi di prestigio. Mah. Distraiamoci e stringiamo amicizia sincera.
    Spero di non avere fatto una predica troppo noiosa.

    • sai… al pensiero sofista ci si arriva studiando e capendo, alla fede si giunge attraverso percorsi diversi, almeno, così dicono gli operatori del settore

      spero che qualcuno segua i tuoi suggerimenti, personalmente credo che nei momenti di dolore come un lutto, ciò che serva veramente siano amicizie sincere capaci di tenerti ancorato alla realtà.

      buona domenica Domenica 😉

  15. Quando la persona cara scompare per sempre, chi resta vive un dolore troppo grande che inizialmente crea una specie di collasso mentale. Poi la vita continua e come tu dici il sole sorge, il sipario si alza ogni giorno e allora occorre continuare a far par della scena. Ma il vuoto di quella persona cara resta e diviene il compagno fedele. Metabolizzare un lutto devastante vuol dire far parte della vita con quella ferita nel cuore e aggrapparsi ai ricordi. La fede per chi ce l’ha viene in soccorso, ma il dolore resta.
    Leggevo che non credi che Dio tolga la vita o decida di toglierla, e dici bene: Dio non la toglie, la dona; chi la sopprime è sempre l’altra essenza, il male.

    Buon weekend
    un carissimo saluto
    annamaria

    • cara Annamaria,
      hai scritto:
      “Dio non la toglie, la dona; chi la sopprime è sempre l’altra essenza, il male.”

      permettimi di correggerti, la vita ci viene data da un processo riproduttivo scientificamente dimostrato, in compenso da migliaia di anni (ancora oggi in alcune parti del mondo) “in nome di dio” si uccide, si perseguita, si massacra.

      Ieri sera sono andato a vedere “NOAH” (ti consiglio la versione in 3D), l’ultima parte del film la dice lunga sui disastri provocati dalla fede.

      un abbraccio

      • Buongiorno, caro amico, hai ragione: la fede la dice lunga sui disastri, sulle cattiverie e iniquità. Il processo riproduttivo è dimostrato scientificamente, tutto vero, ma il primo come è cominciato, nulla si crea dal nulla e qui per me entra in gioco il Creatore. Ognuno ha il suo credo, ma quella fede carnefice e malvagia non ha nulla con Dio, sono gli uomini che cambiano le cose a loro piacimento e sappiamo bene cosa sappia escogitare e mettere in atto la mente umana.
        Sai un Uomo di nome Gesù ha detto: “Dopo di me verranno falsi profeti.” E così è stato da sempre, per cui io comprendo la tua logica.
        Buona giornata.
        un abbraccio
        annamaria

  16. Ooooh… un articolo estremamente serio, dove manca perfino la solita ironia. Temo che ti coinvolga personalmente o, forse, qualcuno ti ha chiesto, anche se forse in maniera non diretta, di scriverne.
    Il lutto e la sua elaborazione sono stati tra i primi argomenti di psicologia che, da autodidatta, affrontai. Intendo il lutto nella sua accezione più ampia, non solo dovuto alla morte di una persona di famiglia o cara (perché non è detto che le due cose coincidano), ma anche ad un abbandono, alla fine di una relazione, alla perdita di qualcosa che era stata centrale nella vita.
    Credo che non ci sia nulla di male a “negare” dentro di sé la perdita non affrontandola, cercando di immergersi nella quotidianità per evitarne il pensiero. Quando poi bisogna sistemare di persone le pratiche, funerale compreso, di chi non c’è più, c’è talmente tanto da fare che volendo ci si può riuscire. Il dolore causato dalla perdita può essere così violento da non poter essere affrontato ed elaborato subito, per questo trovo ingiusto chi, di fronte all’apparente poco sconvolgimento della persona che ha subito una perdita, sentenzia che in fondo non doveva tenerci così tanto alla persona scomparsa.
    Trovo che il lutto sia bene elaborarlo, prima o poi, ma anche questo ha il suo tempo, un tempo che è molto personale, che dipende dal carattere e dagli eventi del passato.
    Personalmente, e credo che sia lo stesso per molte altre persone, affronto l’elaborazione di lutti importanti non immediatamente, non lo faccio per scelta: così accade. Poi, nel tempo, i ricordi riaffiorano e, quando sono pronto, inizio a reintegrarli. Alla fine sono quasi sempre riuscito a ricordare il passato con un sorriso.
    Ma ognuno ha la sua modalità e credo vada rispettata. E poi, francamente, con tutto il rispetto, non credo che al caro estinto faccia differenza se chi ha lasciato si strugge o meno per lui: o non esiste più, oppure, se esiste, è in un piano dove può facilmente comprendere le ragioni dall’animo di chi è rimasto. Compresa la “rimozione forzata”.
    Un caro saluto a te ed ai tuoi lettori 🙂

    http://www.wolfghost.com

    • come avrai letto sopra,
      non scrivo mai niente di autobiografico né elaboro post su richiesta, affronto tematiche sociali da un punto di vista a volte scomodo, altre ironico, altre ancora politicamente scorretto, è lo spirito, il senso di questo blog, mi leggi da poco, in questo spazio di post NON ironici ne trovi tanti.

      sul resto non ho nulla da opinare, la “psicologia autodidatta” è una moda che impazza da anni ma a me non dà nessun fastidio, sia chiaro

  17. Senza offesa ma affermare che veniamo al mondo senza chiederlo e’ una gran stupidaggine non degna di te.
    Se proprio non riesci a credere a qualcosa di più grande di noi devi rassegnarti davanti all’evidenza che tu come tutti quanto sei arrivato qua dopo aver vinto una corsa pazzesca con milioni di altri tuoi fratelli che nasceranno mai petche la tua voglia di vita ha fatto in modo che loro crepassero petche tu potessi nascere.
    Siamo arrivati qua combattendo e uccidendo e per questo amiamo tanto restarci.
    Anche se poi c’è gente come me o come il Principe Salina che flirta con la morte da tempo immemore

    • Presumo di sì, evidentemente Masticone appartiene alla “corrente colpevolista” che criminalizza lo spermatozoo vincente, una teoria distante anni luce dalla realtà scientifica. Se non avesse esordito in quel modo avrei dato vita a un bel dibattito… colgo l’occasione che mi offri per chiarire:

      1) Vincere una corsa dove sopravvive solo chi arriva primo non significa uccidere deliberatamente gli altri partecipanti

      2) Gli spermatozoi non hanno menti pensanti né potere decisionale, non sono loro a stabilire quando venire fuori dai testicoli e quale utero risalire

      3) Vince lo spermatozoo più forte, non quello più intelligente, questo giustifica il perché nascano tanti stupidi

      C’è un altro aspetto, quasi grottesco, se dovesse essere veramente dio a decidere… sarebbe una ulteriore conferma, oltre a quella scientifica, che “veniamo al mondo senza chiederlo”.

      Stabilisci tu chi ha scritto una stupidaggine

  18. Il punto per me è come ‘elaborare’ il l(t)lutto. Se viverlo come taglio netto, sfregio, o semplicemente restituirgli il binomio vita=morte. Ma non necessariamente morte ma anche, semplicemente, abbandono.
    Non mi pongo il problema se sia giusto o meno questo porterebbe nella tomba anche me.
    Tanto più questa persona mi è stata cara, mia madre sopra ogni altra (e poche altre per fortuna)
    più forte diventa il segno della loro presenza.
    Non credo che la sofferenza tempri. E mi spiace per il grande Nietzsche il calvario si può e si deve evitare lavorando molto e poi obviuosly ‘The show must go on’ e ciascuno si riprenda la scena come crede

    sherasenzascenestupidamenteserena

    • questo tuo commento evidenzia ulteriormente quanto sia personale e soggettivo il dolore, lo apprezzo molto, è sentito, reale… riflessivo.
      Grazie Shera

  19. Questo è un argomento che mi tocca in prima persona, perché due anni fa ho perso mia moglie (aveva 52 anni) e non si riesce ad accettare la scomparsa di una persona a cui sei legatissimo da una vita. Per un genitore, in qualche modo sei preparato, perché sai che prima o poi accadrà, ma per la persona giovani no. Però il problema è un altro, io personalmente non sono mai stato incline alla depressione, e non ero mai stato coinvolto personalmente in una morte. L’esito è stato (e ora mi prenderai per matto) tutta una seria di avvenimenti strani accadutomi in casa: luci che si accendevano e si spegnevano senza scopo, oggetti spostati, oggetti che cadevano al mio passaggio e una strana sensazione di qualcuno o qualcosa che ti accarezzava i capelli. Ora, e questo te lo dice uno che non è credente ed è consapevole delle potenzialità del nostro cervello, soprattutto quando è coinvolto personalmente, il problema è capire se l’energia che muove l’universo esiste, se intorno a noi c’è un mondo parallelo dove veramente c’è un passaggio ma che noi non possiamo varcarlo. La conclusione è che poi non ho più approfondito questi discorsi, per non rischiare di staccarmi troppo con i piedi da terra, visto che questa quotidianità è sempre troppo complicata e mi basta il mio, di mondo, un altro sarebbe troppo. Però, quando di notte senti qualcosa che entra nella stanza dove dormi; senti qualcosa che si adagia sul letto e poi qualcosa che ti attraversa, fortissima (e te lo assicuro, è un’emozione indescrivibile), il pensiero ritorna ai discorsi di prima. Poi, al mattino, nel dubbio se hai sognato o meno, riprendi a vivere, consapevole che tutto ruota, ritorna e se ne va senza pause. Già bisogna incontrare e trattare con gli umani, figuriamoci con gli spiriti.
    Un’ultima cosa (e mi prenderai per matto una seconda volta) questo commento, tutte le volte che lo scrivevo, prima di salvarlo, saltava la corrente di casa (e vero che mia moglie era dispettosa, però. riscriverlo ben 15 volte, è stata dura). Che cosa ci vuoi fare, un qualcosa di tanto sentito non ci abbandonerò tanto facilmente…
    Un saluto, anzi due, non si sa mai !!!

    • caro barman,
      io credo di capirti e non ti prendo assolutamente per matto, nemmeno tiro fuori la banalità della suggestione. Nel tuo stesso commento trovo la risposta più giusta, noi usiamo circa il 5% delle potenzialità del nostro cervello, probabilmente quando la scienza ci darà l’opportunità di accrescere questa percentuale troveremo risposte a tanti interrogativi.

      DUE saluti anche a te 😉

  20. ormai hanno detto tutto … non mi rimane che entrando in punta di piedi, senza far rumore, e la mia prima volta, … non ce male come “battesimo” ♡ mi ha sfiorato
    un luminoso buon risveglio a tutti
    ah, se mi piace? si mi piace questo angolo di lettura. mi piace molto!

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