Dissertando di amore e sesso… “l’attesa del piacere è essa stessa piacere”

attesa 2

La frase riportata nel titolo è il plot del martellante spot Campari che “danza” sui media. Il “padre” dell’aforisma è tale Gotthold Ephraim Lessing, drammaturgo Tedesco che lo scrisse in un testo teatrale (Minna von Barnhelm) nel 1763 (confesso di non aver mai sentito nominare il suddetto, pertanto ringrazio sentitamente google). Fossi stato il creativo avrei rafforzato il messaggio pubblicitario rendendo omaggio anche a Puccini inserendo il celeberrimo “com’è lunga l’attesa” (se avete un appuntamento con qualcuno che ritarda, inviategli questo sms: “devo cantare la Tosca ancora per molto?”, sollecitazione che comunica un acculturato spazientimento).

L’attesa del piacere è essa stessa piacere” è una considerazione filosofica che dà adito a varie interpretazioni, non necessariamente univoche. Potrebbe essere una carezza consolatoria, effetto placebo, da elargire agli/alle sfigati/e in astinenza forzata??? Sì ma anche un sottile e perverso impulso sessuale a miccia lunga, stivare a tappo la Santabarbara della voluttà prima di farla esplodere. La “attesa” è o non è l’orlo di un baratro/trampolino psicologico??? Certamente è uno “stato d’ansia” contestualizzato. Evitiamo il tedio compiendo excursus da grossisti limitandoci a quello che pare essere l’humus delle genti, il binomio “amore-sesso”.

Il “sabato del villaggio” che precede il primo, AGOGNATO, appuntamento galante (quindi l’attesa), premia, sul piano emotivo, organizzativo e operativo, molto più le donne. La fase preparatoria (acconciatura, make-up, scelta dell’outfit, sradicamento dei peli superflui, tinteggiatura unghie, meticolosa ricerca di eventuali inestetismi, mentine anti-fiatella e varie ed eventuali), stando al loro stesso dire, è particolarmente galvanizzante e immaginifica, un riscaldamento che attiva i sensori umidificanti. Finalmente scocca l’ora X. Una donna non particolarmente sfacciata, aggressiva o assatanata, adotta un atteggiamento “attendista” anche ai piedi del talamo, passività analitica femminile (vediamo su quale binario viaggia costui). Molti uomini non hanno ancora metabolizzato quanto sia deludente bruciare ore di alacre impegno e dedizione in una manciata di minuti, è come fare implodere di botto una struttura pazientemente costruita pezzo su pezzo. Giunti alla “quarta di copertina”, dopo aver “consumato” in modo appagante per entrambi, l’uomo ripassa orgogliosamente la propria prestazione, la donna inizia a domandarsi se e quando ci sarà un altro “rate”, in pratica per lei ricomincia la “attesa”. L’itinerario compiuto dai maschietti è meno articolato… doccia, look adeguato al programma e “dopo”, se consci dei propri mezzi, la certezza quasi assoluta di uno o più replay. Sarebbe dunque azzardato affermare che il “piacere dell’attesa” sia una questione prevalentemente femminile??? Quella di puntare rapidamente al sodo “sfronzolando” ammennicoli rituali e condimenti aulici, non è forse prerogativa dei maschi???

Estendendo il concetto di “attesa”… è una schermaglia che movimenta, anima i rapporti, affascinante periplo, volteggio che mina in continuazione posizioni e arrocchi difficili da mantenere. Quanti “amano” ma si impongono di non dirlo per primi “attendendo”??? Reticenza non esecrabile se vissuta come protezione della propria vulnerabilità, a dirla tutta nemmeno quando si trasforma in uno stimolante gioco di nervi. In una società lassista ove impazza il sesso facile, è da considerarsi ancora un valore la sintesi del famigerato credo: “se vuoi conquistare un uomo devi fargliela piangere” (quindi tenerlo in “attesa”)??? Dopo una litigata per mere questioni di principio, ha senso assecondare l’orgoglio imponendosi di “attendere” che sia l’altro/a a far scattare il meccanismo di riavvicinamento??? Quando si realizza che una storia è giunta al “pussa caffè”, è più saggio affrontare il problema di petto oppure rimanere a bagnomaria in “attesa” di un evento complice???

La “attesa” non di rado inanella una lunga ma rapida sequenza di stati umorali, una vera e propria parabola cangiante. La vittima di un appuntamento disertato (il/la bidonato/a) vive, in ordine cronologico: “gioia, proiezioni galvanizzanti, preoccupazione/apprensione, ansia giustificativa, amarezza/delusione, calo di autostima, attacchi di ira funesta, propositi di vendetta”, una Salerno-Reggio Calabria emotiva momentaneamente destabilizzante. Frangente in cui la ricerca di un “ammortizzatore” si orienta verso lidi differenti. La donna tende a contattare la sua amica del cuore per vomitare livore e cercare solidarietà femminile, l’uomo, magari imprecando e sciorinando il consueto elenco di epiteti, fa rotta verso il pub guardandosi bene dal pubblicizzare il “due di picche” appena incassato, è una questione di immagine, non di riservatezza.

“Attesa” vuol dir anche “speranza”, “chi vive sperando…”, forse è proprio questo il messaggio subliminale dello spot, qualcuno cantava: “affogare in un bicchiere l’idea di essere stato preso per il sedere”, magari in “attesa“ di una nuova chance. Ovviamente un bicchiere di Campari, pensare che c’è chi odia la pubblicità, efficace maestra di vita (si fa per dire).

Tullio Antimo da Scruovolo

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107 thoughts on “Dissertando di amore e sesso… “l’attesa del piacere è essa stessa piacere”

  1. Pensa tu da un spot che cosa sei stato capace di tirar fuori!!!!! Comunque, sarò atipica…..ma “l’attesa” non mi è mai piaciuta, sarà perchè sono sempre stata puntuale, la trovo una forma di rispetto, quindi se mi trovo ad aspettare (senza alcun avviso) non lo faccio mai per più di 10 minuti 😉
    Buona domenica.

  2. Chissá perchè ma quando sto in attesa mi vengono in mente i consiglio della nonna! 😉 http://www.google.it/search?hl=it&site=webhp&tbm=isch&source=hp&ei=jZocU-bBO83Isgb88IHoBw&q=datela+ora+perch%C3%A8+quando+sarete+vecchie+non+la+vorr%C3%A0+pi%C3%B9+nessuno&oq=datela+&gs_l=mobile-gws-hp.1.1.0l5.3098.7377.0.8853.8.8.0.3.3.0.392.2557.0j1j1j6.8.0….0…1c.1.37.mobile-gws-hp..0.8.1675.vF2H32ZhuBQ#biv=i%7C0%3Bd%7CixPDzQWq7gmifM%3A

  3. Beh, l’attesa può essere strategia, bisogno e divenire stimolante piacere, sicuramente. L’esasperazione è cosa ben diversa. La fretta, la velocità, di rimando, hanno spesso il potere di distruggere vari aspetti (o aspettative). Ti chiedi se c’è differenza tra uomo e donna. Certo che sì ed è lì che può scattare la differenza tra fascinazione e noiosa frustrazione.
    Se invece parliamo di attesa di orologio, e quindi di puntualità, (ma nel post non si parla di questo, se non di striscio…) salvo eccezioni di causalità che si possono presentare a chiunque, ho sempre considerato la puntualità una forma di rispetto per la persona. Però, non so il perchè, giuro che non lo so, di me dicono che sono spesso in ritardo. Uff… e corro e corro sempre!

    Complimenti per il post, eccezionale la chiusa 🙂

      • no, tu non te lo chiedi, tu lo dai come assioma.

        “Sarebbe dunque azzardato affermare che il “piacere dell’attesa” sia una questione prevalentemente femminile??? Quella di puntare rapidamente al sodo “sfronzolando” ammennicoli rituali e condimenti aulici, non è forse prerogativa dei maschi???”

        ma tre punti domanda e il dubitativo mi hanno fatto esprimere il pensiero in quel modo.

          • la tua domanda è…uhmmm…un tantino , ma proprio tanticchia …come dire….indiscreta 😉
            un detto siciliano dice : fatti a nomina e ‘o cucchiti (vai a coricarti). Per due o tre ritarducci…puafff…
            scherzi a parte. sul lavoro è dove non ritardo mai (beccata solo 1 volta in 30 anni!).

  4. Wow complimenti 🙂 comunque il tipo della pubblicità lo “attenderei” volentieri anche un bel po’ ….;)
    Ma come ti è venuto in mente di andare a cercare l’autore della frase?

    • quando l’ho sentita sono rimasto perplesso, i pubblicitari hanno una mente dinamica, a volte geniale ma gli slogan sono ben lontani da un concetto filosofico simile

  5. Sono una puntuale ma paziente.se ritardi mi chiedo perché e posso comprendere se lieve anche perdonare se casuale o raro pure.se n’è approfitti sei morto.non solo me ne vado ma ti lasciò da pagare tutto ciò che bevo ed ho offerto ovviamente a chi mi ha consolato meglio se un consesso di bevitori accaniti.anche se corro il rischio che tu non venga e di rimborsare il tutto!.se parliamo dell attesa per un lieto evento o incontro io Adoro L attesa.da sempre.la mia immaginazione galoppa ed immagina di tutto e di più’ .farsi bella , studiare ,comprarsi qualcosa coinvolgere L amica o gli amici .sai che ti dico? In verità io preferisco il prima molto di più del durante perché posso sognare.

    • accipicchia che tipetto tosto, sei una ” donna hurricane” 😉
      col tuo commento sei piombata a piedi uniti su un aspetto cardine del post, la tua ultima riga è proprio ciò che intende l’aforisma dello spot

  6. Se l’attesa è essa stessa piacere saremo dentro ad un’orgia pluricollettiva da suicidio dato che son anni che aspettiamo un cambiamento in Italia….. E se il cambiamento è il piacere, e se quello attuale me lo chiamano cambiamento, meglio un film porno che l’attesa stessa…. Ciao zio!

  7. Credo che si debba agire con correttezza e senza forzature, non mi piace aspettare né farmi attendere. E nemmeno sopporto di vedermi arrivare le persone con mezz’ora di anticipo, io sono pronta all’ora giusta o altrimenti telefono, non mollo nessuno. Un po’ di attesa, talvolta, è comunque normale: ricordo un incendio sulla linea ferrata al consiglio conclusivo dell’anno scolastico, arraffai al volo un autobus, ma comunque arrivai a scuola con un’ora di ritardo, il vicepreside mi accolse nelle scale senza nemmeno chiedermi cosa fosse successo, sapeva che se tardavo c’era una buona ragione. E allora non avevamo nemmeno i telefonini.

    • rimanendo in ambiti galanti…
      credo che alcuni minuti (POCHI) di ritardo a una donna sia giusto concederli (una calza che si smaglia prima di uscire, un tacco che salta, il rossetto sbavato, problemi a uscire dal parcheggio 😉 e via dicendo). E’ il ritardo da divismo che irrita particolarmente.

  8. Credo che ti basterebbero anche dei puntini di sospensione per tirar fuori un articolo degno d’attenzione e con questo spot lo hai dimostrato egregiamente.
    L’attesa intesa come aspettativa, speranza, o attesa che va oltre l’orario stabilito, ecco nel primo caso è tutto un momento magico che porta a quella fibrillazione che mette in moto gli ormoni del piacere, mentre nel secondo caso il ritardo eccessivo è irritante e spegne il piacere.

    Mi ripeto lo so, ma devo: è un piacere leggerti.
    un caro saluto
    annamaria

    p.s( ho risposto da me alla tua curiosità che ho davvero gradito)

    • sono d’accordissimo, tuttavia credo che lo slogan nasconda, come ho scritto, una sottile perversione che mira alla esasperazione del desiderio, non un ritardo all’appuntamento bensì un procrastinare il più possibile il contatto carnale. Ci sarebbe da tirare in ballo anche Proust con la sua idealizzazione, Leopardi l’ho già menzionato.
      Appro… i due sono postumi del Tedesco, non è che magari… 😉

  9. Che dire. come tutte le cose attendere TROPPO non è gradevole. In caso di amore e/o sesso l’immaginazione allieta l’attesa , purché sia congrua.
    Ma … chissà perché mi pulsa in testa una frase letta su uno dei libri di Mauro Corona, dopo gli anta si mangia il frutto direttamente dall’albero… insomma aspettare ha poco senso

  10. Stavolta mi sei un po’ ansiogeno, ma ci sta, e la disamina è più che interessante. In effetti mi sembrava troppo quello “slogan” come invenzione di un pubblicitario. L’ha poi un po’ banalizzato nei contenuti, direi: attesa dell’appuntamento galante già promesso con sguardi ammiccanti. Red passion!

    • ahahahahahah… ansiogeno no, non è da me 🙂
      in questo post c’è una tecnica espressiva mutuata dal giornalismo, incalzante e incanalante, fa più effetto verbalmente ma visto il tuo commento direi che mi è venuta bene 😉

  11. La sensazione mia è che l’attesa del piacere svilisca il momento in cui tale piacere si vive. Almeno se alimentato dall’ansia di prestazione, da speranze e da tutte una serie di pippe mentali che ci si fa o che gli harmony e le riviste per uomini virili e simili ci dicono di alimentare. Ma tu, mio buon TADS, hai già come sempre detto tutto. 🙂

    • ciao Rocco,
      dici cose giuste, il proliferare di manualetti, opuscoli che riportano consigli et similia, tende a copionizzare i comportamenti rendendoli una recita ridicola, magari con una scenografia fatta di stelle, luna piena e grandinate di cioccolatini e petali di rosa.

  12. L’attesa trasforma tutto in eterno ed è la sede dell’ansia…
    Almeno su di me provoca questo effetto e considerato che odio l’eterno e l’ansia…evito.

  13. già, l’attesa, il pregustare qualcosa spesso è immensamente piacevole, a volte persino meglio dell’assaggio poi, ma certo non dev’essere un’attesa così lunga, così imponderabile da risultare frustrante 🙂

  14. si dice che una donna non deve mai essere puntuale ma farsi attendere…invece io sono precisa e puntuale pretendo lo stesso…cmq x quanto riguarda quello della pubblicità farei uno strappo alla regola….lo attenderei volentieri….ciao TADS……Sara

  15. Oh ma quante attese ! Dubito fortemente che i venditori di Campari abbiamo diventare iamoo messaggio subliminale al fruitore ‘medio ‘ e penso pure che vi siano arrivati senza saperlo.
    Attesa dell incontro, l attesa della verifica di ogni nostro sentimento puo diventare logorante. Con e dividerei coronando il Corona pensiero e nell attesa daje…Campari x tutti.
    sherattendendoilseconfogirosirigira

  16. Caro TADS,
    ogni volta che vengo a trovarti è un piacere sublime leggerti. Non tanto per quello che racconti ma per come lo racconti. Anch’io amo la parola e le frasi forbite, ma in questo sei tu il maestro assoluto. Il tuo fraseggio non è mai banale, ogni termine è esatto ed è al posto giusto.
    Non sempre sono d’accordo col TADS’ pensiero, però lo esprimi così bene che quasi quasi riesci a convincermi.
    Dopo questo fervorino di stima, posso passare alla cassa? :mrgreen: 😉
    Un abbraccio.
    Nicola

  17. E’ come quando prepari un dolce, a volte ci vuole una lunga preparazione, poi devi cuocerlo, aspettare che si raffreddi per poi decorarlo, ci vuole tempo e poi finalmente lo assaggi e ti assicuro che in questo caso l’attesa del piacere di mangiarlo e’ essa stessa piacere, 🙂 Tads sei troppo bravo, ero passata di qua per augurarti un buon weekend!! 🙂 Un bacione, Laura.

  18. Tutto vero quel che dici, ma in fondo dipende dall’accezione personale – e a volte temporale – che diamo alla “frase incriminata” 🙂 Io ad esempio l’ho intesa come riferita a qualcosa di piacevole che si sa arrivare con certezza. E’ una anticipazione ripetuta e ripetuta ancora che permette di vivere i momenti di piacevole emotività più volte anziché una volta sola, quella “reale”. Io non la applico ad altri contesti dove, chiaramente, l’attesa potrebbe non essere… premiata 🙂

    http://www.wolfghost.com

  19. Sono in ritardo su questo post! E di solito sono puntuale e vado in ansia se gli altri non lo sono. Sul concetto di attesa d’amore ho scritto un racconto, chiedendomi se è così anche per l’uomo. Ma ora mi sa che non ci siano differenze di genere, ma solo di personalità!

  20. Ho letto l’articolo, mi è piaciuto, l’ho trovato interessante, ma vorrei porre un’altro aspetto. Cosa ne dite del sesso negato, nelle coppie dove uno dei due s’ammala, o va fuori di testa, chi rimane, deve combattere contro il desiderio di affetto e di sesso che non può più o vuole avere. E molte volte vive amando l’amore, un’idea sublimata di ciò che desidera. E’ un argomento complesso e vasto nella nostra società, poco attenta ai malesseri all’interno della famiglia. Purtroppo.

  21. Che dire? Articolo bellissimo, e riflessioni molto giuste e vere. Ma io l’attesa la odio! L’attesa di ogni cosa importante della mia vita è stata faticosa e stressante, e detesto chi mi fa attendere perché ritarda agli appuntamenti. Il piacere dell’attesa posso provarlo giusto se so che c’è il mio uomo ad attendermi fra qualche minuto in camera da letto. Fine!

  22. Sei molto letto e forse anche seguito, dissertare sull’attesa è semplicemente secondo me, fantasticare su una vita parallela che non ci è concessa ma che procura il brivido piacevole della trsgressione. Compatiscimi se vuoi, grazie per aver letto Tac

      • Sono nuova di blog. E’ vero , l’avevo letto frettolosamente ma mi sembrava di aver intuito fn dal principio e dai riferimenti dotti che poteva essere l’esplicita banale attesa per concreti fastidiosi ritardi o più maliziosa pulsante immaginazione, aspirazione, sogno fattori lubrificanti di anime e corpi.
        Sarà certo una questione di età e vissuti diversi ma, nel mio caso, io veramente rivivo per sostenermi la vita parallela di cui le “attese” soddisfatte o no consolidano una consolante architettura anche se sfociate poi in non disprezzabili risultati. Se sono fuori strada pazienza, io tra l’altro trovo il campari troppo amaro. Grazie per l’attenzione (si dice così?) scherzo, ciao.

          • Dalla mail che mi comunicava che tu avevi apprezzato Tac (una specie di poesia meditativa). Ho cliccato sul primo dei tre titoli proposti Dissertando su amore e sesso appunto entrando così nel tuo blog. Io sono vecchia ma sono una dilettante, raccolgo alcne pagine sparse in WordPress Pensieri incustoditi e, alle volte, qualcuno legge qualcosa. Forse non sono esauriente nella risposta ma torno ora dal labor.di scrittura ehe conduco. Siamo un gruppo anomalo e abbastanza anarchico rispetto alle varie tecnche dei corsi di scrittura creativa. Ciao e buonanotte

            • grazie per l’informazione, non nutro molta simpatia per i corsi di scrittura ma apprezzo chi, come te, sperimenta nuovi percorsi.
              ricambio la buonanotte

              ps: la prossima volta che entri qui se clicchi sulla foto dei miei occhi ti si apre la pagina con gli ultimi post

  23. Arrivo a commentare un tantino in ritardo, però faccio un esempio, forse un po’ fuori tema ma nemmeno troppo. Vi è mai successo di organizzare una festa, magari qualcosa di un po’ più grande di 10 amici a casa vostra? A me sì, passi mesi e mesi ad organizzarla, a prevedere tutto, sistemare cose, ordinare roba, distribuire volantini, preparare le magliette per “quelli dello staff”, scegliere un tema, musicisti, dj, lista dei cocktail, ecc… il tutto perché la festa venga bene, perché la gente si diverta – e pure tu – e sia un successo. Ed è tutta una eccitazione, che arriva al culmine 10 minuti prima dell’ora X. Poi la festa comincia e otto minuti dopo è finita, tu sei distrutto e hai solo voglia di andare a dormire. Il giorno dopo guardi le foto e vedi roba che non sai nemmeno di aver visto. La festa praticamente non l’hai vista, ma ti sei goduto tutto il pre-festa (i capodanni migliori della mia vita li ho fatti dal lato di quello che mette in piedi la baracca e non da quello che arriva e fa festa) è un piacere diverso, più complesso di una semplice serata a bere e ballare, più forte, più forte pure del vedere che la festa è andata benissimo e ne parlano tutti bene. Ovviamente se poi il piacere che aspetti (cioè una festa riuscita) non arriva, allora anche l’attesa è una m…

    In amore la questione è più sottile, ma è innegabile che il corteggiamento sia molto più piacevole dell’arrivare subito al sodo. Più stimolante. Per certi versi pure più appagante.
    E credo che il discorso si possa estendere un po’ ovunque, il piacere di scalare l’Everest è scalare l’Everest più che mettere piede in cima. Il percorso per arrivare in finale a Berlino nel 2006 è stato più bello della finale, quella soddisfazione che cresce piano piano (le notti magiche sono quelle partite dell’Italia ai mondiali del 1990 che nemmeno vinse, per dire).

    Come frase non la trovo tanto diversa da quello che scrive Stephen King alla fine de La Torre Nera, cioè che la gioia di viaggiare sta nel viaggio e non nella destinazione.

  24. Era un giorno d’estate, penso Agosto e presi una corriera che uno dei passeggeri chiamò cafoniera, sulle prime non diedi peso alla cosa, ma era un stramaledetta avvisaglia di “pali negli occhi” , come diciamo dalle mie parti. che di lì…a poco avrei acchiappato, chiara,ente senza volerlo assolutamente. L’attesa, quando si è innamorati l’attesa dura sempre il doppio… cinque minuti diventano, internamente, sofferenza e supplizio, dieci: dieci crescono a venti e venti quaranta e così via. Il sole batteva forte ma io resistevo ma di lei non si vedeva nemmeno l’ombra o, come desideravo il viso e le labbra e anche altro, perché aveva una mandola al posto del culo e Paola era famosa era quel pezzo anatomico che non solo i miei amici mi invidiavano ma anche i conoscenti del quartiere che sostavano fuori al Bar di Ciro il Pippone, chiamato così per il suo naso. E poi Paola camminava in un modo che era una specie di musica visiva e quando le dissi questa cosa lei candidamente rispose: – E’ la mia camminata, non lo faccio apposta.- Quel giorno avevamo appuntamento fuori casa sua, ma non sapevo dove fosse, non mi aveva dato l’indirizzo. E allora iniziai per scagionarla con un sacco di scuse e tutte le idee brutte che mi venivano le scartavo a spron battuto: in fondo gli innamorati sia tra loro che individualmente( colei o colui che ama di più) cercano sempre una pezza a colori per l’ennesimo salvataggio e allora mentono e si illudono come adolescenti incalliti o giovani e uomini presi al laccio. Quel giorno aspettai un’ora, ma non volevo saperne di abbandonare il mio amore. E poi ne passò un’altra e stavo quasi squagliandomi sotto quel sole maleducato che dardeggiava spietato come niente fosse. Beh, gli avrei voluto dire due parole al sole, per esempio se da ragazzo aveva preso una cotta, lui poi, o si fosse innamorato follemente da perdere la ragione e conoscere di persona la follia che alberga nei cuori innamorati. Ormai due ore erano passate da un pezzo e visto o sentito, anzi non sentito che il sole era un menefreghista, probabilmente conosceva qualcuno ancora più grande di lui che quando lo chiami fa orecchie da mercante e poiché in quel momento pensavo e credevo di stare nel deserto quando vidi la cafoniera per la contentezza tristissima che avevo salii di corsa e dissi agli altri passeggeri:- Vi amo.- Ma quelli senza rispondermi mi guardarono storto.

  25. Pingback: Era un giorno d’estate quando presi i pali negli occhi – indifferentemente

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