The wedding planner…

wedding planner

Da anni ho ridotto al minimo sindacale la mia partecipazione ai matrimoni, assistere impotente al debello della libertà mi provoca angoscia, anche se credo sia un’esperienza che dovrebbero vivere tutti, tifo per i matrimoni/contratto a tempo determinato. Dieci anni di vita coniugale, diciamo dai 30 ai 40, vissuti full immersion (oppure all inclusive) in tutte le opzioni che il “viaggio di coppia” offre, poi, come prestabilito, separazione e divorzio consensuale con tanto di firme tra un sorriso e l’altro. Mettiamoci pure una cordialissima stretta di mano con allegati bacetti sulle guance, senza strascichi destabilizzanti, guerre legali e nemmeno appropriazioni più o meno indebite di figli, cose, soldi, amicizie e frequentazioni.

Torniamo all’oggetto del contendere, organizzare le nozze è uno stress che produce insopportabili ansie (ma da quando?), troppe cose da ricordare, programmare, gestire, controllare, si rischia di giungere al momento fatidico con la stessa verve che ha un minatore dopo 18 ore passate a 1.500 metri di profondità. Ma ecco che finalmente una nuova figura professionale si staglia all’orizzonte: “the wedding planner”, pensa lui a tutto, dal più piccolo dettaglio al catering, dai fiori all’automobile d’epoca, dal vestito al make-up, dal gazebo alle damigelle, dalla lista nozze alla luna di miele, dalle fedi al bouquet, dall’addio al celibato all’addio al nubilato. Poiché il “wedding planner” offre un servizio “chiavi in mano”, si consiglia di sceglierne uno gay, tanto per evitare eccessi di zelo (quel “chiavi in mano” è ambiguo e lo “Ius primae noctis” della vigilia è tentatore).

Per diventare un/a perfetto/a “wedding planner” è sufficiente fare un corso/seminario di due giorni, al momento dell’iscrizione urge “tossire” qualche centinaio di Euro ma il “ritorno” è pressoché garantito. L’insegnamento prevede anche lezioni di “business plan” e “at work”, affiancamento pratico sul campo. Questo “consulente” lucra, credo/penso/deduco/ipotizzo, su tutto ciò che necessita per la buona riuscita del memorabile evento, non incassa solo la parcella dagli sposini, è presumibile che introiti royalty elargite da commercianti, artigiani e imprese coinvolte a vario titolo. Un po’ come la “shopping planner” (altro innovativo ruolo al servizio del consumismo) che accompagna le mogli dei nuovi ricchi Russi, Cinesi, ecc. ecc. nelle boutique con le quali ha pattuito laute provvigioni.  Quale società di catering o ristorante non pagherebbe la “stecca” per accaparrarsi un redditizio pranzo/buffet di nozze??? Lo stesso dicasi per fiorai, gioiellieri, negozi di liste nozze, alberghi, sarti e via andando fino al noleggio auto con relativo chauffeur e compagnia di musicanti. Sia chiaro che è tutto legale, se c’è emissione di fattura e/o ricevuta, ovviamente.

Quando pagai pegno io non esisteva il “wedding planner”, tuttavia ritengo che qualora fosse già stato su piazza, lo avrei evitato accuratamente, per due motivi specifici: 1) tutto quello che lui guadagna potrebbe trasformarsi in risparmio, 2) lo sbattimento organizzativo di un matrimonio è tappa fondamentale per capire e ben predisporsi nei confronti del nuovo corso da lì a venire. Un preludio, una avvisaglia, una proiezione quasi terapeutica, propedeutica, utile per testare quanto sia irto e pieno di rovi il sentiero che ci si accinge a intraprendere. Mi si perdoni il sarcasmo ma in questo caso è dovuto e voluto. I preparativi sono il modo migliore, in assoluto, per verificare quanto sia spaccapalle la futura moglie o menefreghista il futuro marito, delegare a terzi tali incombenze, fare gli struzzi, potrebbe rivelarsi errore irrimediabile.

Il “wedding planner” incarna l’ultimo, in ordine di tempo, escamotage finalizzato alla ottimizzazione prezzolata, una scuola di pensiero che mira ad avvilire l’efficienza domestica, la creatività da sogno, quel tocco che personalizza, quella originalità che dovrebbe contraddistinguere, il “WP” si muove plasmando servizi al budget stanziato. Vogliono mortificarci la capacità di ibridare tradizione e innovazione, vogliono “educarci”, “indottrinarci”, trasformando in necessità il superfluo attraverso la valorizzazione di opinabili tendenze. Che fine hanno fatto quegli album di fotografie col carillon e centinaia di pose simili immortalate davanti a verdi e fresche frasche??? Non esiste, non è mai esistito né esisterà mai una festa di nozze NON criticabile a livello organizzativo, a prescindere dal “wedding planner”, ergo, che senso ha buttare via quattrini quando niente e nessuno potrà addolcire le taglienti lingue del parentame inacidito da spese, trasferte e immancabili disagi??? “Il vino sa di tappo, gli affettati di frigo, questi ravioli sono scotti, la macedonia l’hanno fatta ieri, il bambino è capriccioso, le scarpe nuove mi fanno male, il perizoma mi si infila nel culo, le autoreggenti scendono… in questa chiesa non c’è un fiato d’aria…”.

Volete proprio sposarvi??? Fatelo in jeans e sneakers alla presenza dei soli testimoni, se siete credenti imbucatevi in una sperduta chiesetta di montagna con un prete rubizzo avvezzo a calarsi qualche bianchetto pre-funzione, con solo quattro astanti la predica si riduce alla radice quadrata, sermone minimalista dovuto anche al fatto che se ha bevuto avrà sicuramente impellente bisogno di mingere. Fottetevene dei regali, è un investimento in perdita che vi vincola a farne vita natural durante, niente doni ricevuti niente doni da ricambiare, se poi non vi invitano… tanto meglio, i matrimoni mettono una tristezza infinita, con buona pace del “wedding planner” isterico con tanto di giacca Rosa Schiapparelli e occhialini bluette. “W GLI SPOSI, sì ma… il limoncello quando lo servono??? ‘Na cosa fresca mi ci vorrebbe proprio”.

Tullio Antimo da Scruovolo

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78 thoughts on “The wedding planner…

  1. Tralasciando la visione squallida che hai del matrimonio, penso che questo delegare anche la preparazione e l’organizzazione di qualcosa di così intimo sia solo voler commercializzare tutto.
    Molto meglio una cosa più piccola ma personale.

  2. Grande come sempre Tads! Il bussiness dei matrimoni sebra essere coriaceo alla crisi e decisamente esposto al vento delle mode. Mode che, guarda caso, tendono a costi crescenti nel tempo. Il Wedding Planner va su questo corso: o sei in o sei out, e se non sei capace di essere in da solo, fatti guidare, basta che paghi! A costo d’indebitarti.
    E senza un vero motivo. Di tanti matrimoni a cui sono stato invitato, ne ricordo pochissimi, e solo qualcuno positivamente.
    Non concordo con te sul valore dello strazio dell’organizzazione, tuttavia. Secondo me non serve a capire il senso del matrimonio (quale che gli si voglia dare) ma anzi proprio a distrarre. Mettere al centro l’effimero, insomma.

    • sul tuo ultimo passaggio… ho espresso un parere in chiave ironica, certo l’enfasi dell’organizzazione può essere vissuta, spesso lo è, come una favola ovattata, anche se in cuor mio penso siano momenti che mettono a dura prova i nervi 😉

      ho letto da qualche parte che negli USA molti matrimoni “saltano” proprio nel periodo di stress organizzativo, infatti credo sia nata proprio lì la figura del weddind planner.

  3. La tua visione del matrimonio è una constatazione di fatto. A pochi va di lusso per tutta la vita. In ogni caso, a prescindere dai risultati, dovrebbe essere un piacere della coppia organizzare l’evento, la cerimonia, scegliere fiori e buffet.
    Da qualche anno (circa una decina) odio tutte le cerimonie, comprese le comunioni, le cresime ed i battesimi.
    Sarà l’età:-(

    • non so se sia l’età, può essere, tant’è che tendo a scantonare da tempo queste forme festaiole di aggregazione forzata, c’è anche un altro aspetto, secondo la legge di Murphy si finisce sempre nella tavola dei parenti che più stanno sugli ammennicoli. Credo solo questo sia già valido motivo per rispondere all’invito con un cortese diniego.

  4. Il mio matrimonio L ho organizzato tutta da sola ed è’ stato divertente ma come hai giustamente osservato non era altro che il preludio dello stesso e così è’ stato.in solitudine appunto.cmq non consiglierei mai di delegare un tale avvenimento come guardo di malo modo chi fa crescere i figli a nonni e baby sitter….non lasciò neanche il cane ad un altro figurati! Crescere significa impegnarsi sporcarsi le mani sbagliare e rialzarsi sempre con un gran sorriso! 🙂

  5. Sospendo il giudizio sulla valenza intrinseca del matrimonio e sul valore qualitativo dell’organizzazione (se sia meglio una cosa in grande, una chiesetta di montagna, tanti o pochi invitanti, solo i testimoni o ogni parente fino al 4.grado etc.) – a ognuno il suo.

    A prescindere dalla tua visione molto asciutta delle motivazioni e degli effetti del matrimonio, apprezzo molto il tuo essere pragmatico, specialmente in riferimento al pt.2.
    Hai perfettamente ragione: se si delega al wedding-planner, si aumentano esponenzialmente le chance di sposare la persona sbagliata.
    All´organizzarsi il matrimonio da soli aggiungerei una convivenza forzata dei due durante periodi di stress e di sintomi influenzali dell’uno e dell’altro, giro all’Ikea (quanto puó dire una giornata lí riguardo a pazienza e mani bucate del futuro coniuge!) e settimana di vacanza super costosa… mentre lei ha il ciclo (per testare la resistenza alla frustrazione e l´inclinazione a scaricarla sull’altro di entrambi).
    Che ne dici?

    • dico che quelle da te ipotizzate siano forche Caudine indispensabili, banchi di prova che dovrebbero essere obbligatori, la settimana di costosa vacanza durante il mestruo mi pare un test assolutamente affidabile :mrgreen:

  6. Arguto come sempre il mio Tads! E come sempre condivido ogni tua singola parola. Non ho esperienze da raccontare non essendo mai convolata. (Al massimo planata schiantandomi a terra col cuore in mille pezzi). Che ne dici di fare un corso per funeral planner? A differenza dei matrimoni, questo è un settore che non conosce crisi! Lovvoti!!! 😉

    • anni fa, sulla vecchia piattaforma, scrissi un post proprio sui cimiteri, fece un certo scalpore, una tesi contro tendenza. Luogo in cui dovremmo trovare complessini chiassosi, chioschi ove acquistare birra e panini con la porchetta, qua e là sfilate di moda sul look da lutto e giostrine per bambini, ragazze in topless che offrono sigari Cubani e via di questo passo 😉

  7. Ciao Tads, premetto che ho già “dato” e “concluso” pertanto i matrimoni non mi toccano più e rifuggo, per quanto posso, quelli degli altri. Ingaggiare un wedding planner fa tanto tendenza, io lo trovo terribilmente triste l’affidare ad in estraneo un evento così intimo e personale. Ne hanno forse bisogno gli americani che amano spettacolarizzare ogni evento, basta seguire qualche trasmissione su real Time, pazzesco di quanto la teatralità annichilisca una qualsiasi forma di intimità 😦

    • gli americani spettacolarizzano tutto perché vivono nella più totale aridità culturale, per loro il matrimonio è una forma di comunicazione, un passaggio sociale, una tappa obbligata.

  8. ho un amico avvocato che ha il vezzo di dire a tutti i matrimoni a cui partecipa:
    “Benvenuti tra i miei potenziali clienti, come regalo di nozze vi applico uno sconto forfettario del 50% per le pratiche di separazione”

    E comunque poichè mi sono sposato anche in USA sono un esperto dell’argomento. Laggiù quando divorzi sei obbligato per legge a partecipare a un corso dove parli con avvocati e psicologi, Allora immagina una scena da film americano, ESATTAMENTE come in un film americano. un centinaio di persone multirazza che si fanno gli affari loro ascoltando radio o stereo o giocando a qualsiasi cosa mentre i tizi parlavano,
    L’unico che ascoltava ero io. Ero davvero curioso di capire che quale minchia di messaggio volessero dare.
    Bene credo di poterlo sintetizzare così:
    “Cari amici non siate tristi perchè adesso state divorziando, perchè l’ottanta percento di voi tra un anno sarà sposato di nuovo.”

    • 😀 😀 :D,
      ho appena risposto a Valeria, conosco anche io alcune realtà degli States, da loro certi eventi si vivono in modo diverso, tutto o quasi è un gioco condito da regole relativamente serie. in fondo la principale causa di divorzio è il matrimonio, come diceva un tale in un film. Tutto fa business, i contratti pre matrimoniali li hanno inventati loro, cosa che faremmo bene a importare 🙂

  9. Sai che hai ragione Tads, che noia i matrimoni, io, se proprio devo, per ricambiare, come dici tu, faccio il regalo e trovo mille scuse per non andare, al mio pero’ mi sono divertita tantissimo ma erano altri tempi, era tutto piu’ semplice. Se quando ero giovane c’era questa professione avrei fatto la wedding planner, non per altro, ma guadagnano un casino di soldi, dai 1000 ai 7000 euro a matrimonio, eh, 🙂 che dici, bacioni e buona domenica, con tanto sole!!!Laura.

    • dico che 4/5 matrimoni al mese da 7.000 Euro cominciano a diventare un reddito interessante, in fondo anche carrozzieri, medici e cassamortai campano sulle altrui disgrazie :mrgreen:

      un bacione anche a te 😉

  10. Ah beh se mai mi dovessi sposare lo farei più o meno come hai descritto nell ultima parte del post.
    Che gusto c’è a demandare poi l’organizzazione di un evento che co tocca così da vicino non capisco…
    Come anche la figura del personal shopper non la amo. Io che già non sopporto le commesse che ti vogliono consigliare quando compri qualcosa! 😀

  11. Vada per il risparmio. Ah è capitato di vedere un prete che ha tracannato qualche bicchiere prima della cerimonia. risultato? Non ha dato la comunione alla sposa, non ha fatto sermoni, non ha dichiarato marito e moglie i due nubendi… chissà se a fini legali il miatrimonio è valido!

  12. Il matrimonio, la cerimonia con annessi e connessi, nasce come una partecipazione e condivisione di un momento di gioia con parenti e amici. Appena 50 anni fa dalle mie parti dopo la funzione in chiesa ci si riuniva nella sagrestia o in un saloncino vicino e addobbato con qualche festone e agli invitati si offrivano pasticcini e liquori. Due orette di festa e, se le condizioni economiche lo permettevano, di musica con un’orchestrina e balli e dopo ognuno a casa propria, con tanti auguri e baci. Così, ad es, è stato celebrato il matrimonio dei miei genitori.
    Poi sono arrivati gli anni del benessere e anche la celebrazione del matrimonio è divenuta una competizione, una gara a chi la rendeva più spettacolare (e tremendamente faticosa, stressante e spesosa per tutti, sposi e invitati). Il WP è figlio di tale competizione.

    Più che ai matrimoni (che sento, da parente e amica, quasi come un dovere il partecipare, intendendo la partecipazione come un momento di condivisione della gioia degli sposi che iniziano un percorso di vita e che intendono festeggiarlo ), ho via via centellinato il resto (battesimi, prime comunioni, cresime) ritenendoli momenti legati sono al ristretto ambito familiare. Ma anche per questi momenti ci sono in agguato i vari “wp”. Purtroppo.

    Interessante post, come sempre.
    Ciao, buona nuova settimana.

    • hai espresso una riflessione che condivido in toto, il “WP” è proprio “figlio” delle tendenze imposte dalla competizione a 360°.
      Anche da queste parti i matrimoni negli anni ’50 venivano celebrati all’insegna della sobrietà, nelle realtà rurali il pranzo di nozze si consumava in cascina, bei tempi.

      Buona settimana anche a te.

  13. Evito i matrimoni come la peste. Se non mi fanno fare da testimone trovo sempre qualche scusa per non parteciparvi. Ma io sono di parte. Non mi sono mai sposata. Pur avendo convissuto per tantissimi anni con una persona e potendolo fare perché entrambi liberi. Forse è la parola per sempre che mi mette ansia 🙂

  14. dire che concordo pienamente ..è pura banalità. Ai miei figli ho provato a dirlo..comunque per ora se si sposano SE… fanno da soli.
    Solo su una cosa mi dissocio.. matrimonio come contratto a termine rinnovabile , 5 anni. Non 10.
    Stammi bene…( ma… siamo coetanei ??)

  15. Lo dico sempre che quando mi sposerò io ci saremo solo io, lui, testimone, funzionario del comune e stop…
    gli wedding planner (anzi THE WEDDING PLANNER) sono anche costosi, per quanto possa essere faticoso organizzare un matrimonio, credo ci siano incombenze molto più complicate da svolgere. alla fine, come dici te, va a finire che si pagano più loro che tutto il resto 😀

  16. Sai noto una nota acida nel confronti del matrimonio, comunque la proposta attuale di delegare l’organizzazione la trovo priva di sentimento e di entusiasmo e considerando il lato economico è uno spreco da investire altrove. Il mio matrimonio è stato intimo, eravamo in quattordici e non seguì neanche il viaggio di nozze, abbiamo viaggiato in seguito. Quello che abbiamo, è stato costruito con le nostre forze con la gioia del fare. Qualunque convivenza, matrimonio a parte, è difficile, ma se si vuole mettere su una famiglia che pianti i semi di futuri frutti, occorre pazienza, tolleranza, reciproca comprensione e le gioie arrivano e arriveranno, ma alla base deve esserci sentimento e rispetto. Sono d’accordo sul fatto che fanno matrimoni costosi e poi si separano in fretta, a che serve? Forse per gettare fumo negli occhi dei presenti che in qualunque modo avranno da ridire, che ognuno faccia secondo le proprie finanze e non vada ad accendere un mutuo che lasci poi i genitori indebitati, pagano sempre loro. Come la convivenza il tutto dovrebbe avvenire in armonia e comprensione: la felicità è fatta di altre situazioni.
    Articolo bellissimo e perfetto.

    Un caro saluto
    annamaria

    • credo tu abbia toccato un tasto dolente, oggi il matrimonio non è più un punto base dal quale partire per costruire un progetto/famiglia, credo si sia trasformato in una esperienza effimera da vivere, un passaggio “mediatico” della propria esistenza. Una vacanza trendy, un eccentrico Master.

  17. Caro Tads, l’ idea dei jeans , T-.schirt per lui e una vezzosa camicia per me mi alletta tanto.
    La chiesa amena e piccola, volendo, ce l’ ho già in mente, e per la musica : ” Fly Me to The Moon”
    di Frank Sinatra, innaffiato il tutto con una bottiglia di spumante italiano
    Altro non vorrei
    Svenarsi e riempiersi di debiti per quel fatidico sì è da stupidi
    Un sorriso serale
    Mistral

  18. Ciao Tads, quanta verità in questa tua riflessione! …agli ultimi matrimoni ai quali ho partecipato, ho sentito più critiche e cattiverie che durante una campagna elettorale! E poi… questi sposi che dopo solo un anno cambiano idea e si separano… Mah.. No, no, non fa per me, abbasso la gabbia più o meno dorata (spesso molto arrugginita) del matrimonio!

  19. wedding de che? mio (a quel tempo nostro) figlio aveva sei mesi. Io dissi alla donna di servizio di arrivare in orario perchè dovevamo uscire. Il mio futuro marito (produttore indipendente Rca dischi) disse semplicemente ‘Domani sposta la sala prove perchè mi sposo’.
    Arrivammo in Campidoglio i due testimoni, mia madre ed i miei due fratelli. Lui regolamentare in jeans ed io, era febbraio, un bel poncho color lilla sopra un vestito ‘di tutti i giorni’. MIa madre nn potè rinunciare a un mazzolino di mughetti…al momento delle fedi niente fedi: dimenticate. Sempre lei, mia ia madre velocissima scese la scalinata entrò in un negozio di tessuti in via Botteghe Oscure e comprò…due anelli da tenda. E il compagno sindaco aspettava!
    Tutto finito cornetto e cappuccino per tutti al bar e poi ognuno ai propri impegni.
    Il matrimonio è durato meno di un anno ma il ricordo mi mette allegria ancora ora.
    Non so se ero felice ma c’ero molto vicina.
    wedding de che?
    Ora che l’unica cosa che il governo Letta ha fatto e cioè equipara re i figli avuti fuori dal matrimonio ai figli legittimi perchè impelagarsi, come dici tu, in brutte situazioni? Dieci anni? maddai io direi tre anni rinnovabili, sai c’è chi ci si trova bene per quanto strano possa sembrare.

    sherogniconvivenzaèlogorantefalsamenteromanticaperil’rendimento’ inamore

    ps. il matrimonio non suggella ‘Amore ma sin dall’antichità greco-romana e ancora nei popoli primitivi una società commerciale e di mutuo soccorso 😉

  20. oh… sono assolutamente d’accordo. Era anche la nostra idea: io, lei e i testimoni. Punto. Peccato che poi avemmo la pessima idea di dirlo a sua zia… che un attimo più tardi stava già dicendo “ah! Lo devo dire a… e a… e a…” 😀 Comunque posso dire che il nostro matrimonio è stato sufficientemente parco, sia come spesa che per invitati.
    Tuttavia, tornando indietro… io, lei e due testimoni! 😉

    http://www.wolfghost.com

  21. Io sono per il wedding planner nel caso in cui si debba proprio fare un matrimonio standard. Non ce la faccio proprio ad occuparmi di tutte quelle stupidaggini per far felice… chi poi? Boh.. Tuttavia concordo perfettamente sulla tua obiezione #2, é un momento per vedere chi ha stoffa nella coppia e far uscire il peggio di sé.. come rovinare un matrimonio, decidendo di farlo! Hahahah Scherzi a parte, quando e se toccherà mai a me, isola deserta e 2 testimoni!

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