La taccagneria…

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I sinonimi di taccagno sono molteplici, avaro, arpagone, tirchio, spilorcio, pitocco, pidocchioso, tignoso e via andando fino all’emblematico “stitico”,  pittoresche le espressioni gergali come braccino corto, ragno, tasca cucita e chi più ne ha ne metta. Nobilitanti le definizioni positive, quasi auliche… parsimonioso, oculato, economo, romantico il fiabesco “formichina”. Recentemente ho letto in rete una riflessione/osanna che lusinga la taccagneria: “virtù primaria per un mondo ecosostenibile”. Banditi sprechi e superfluo, risparmi a oltranza in ogni ambito, cibi avanzati riciclati, riduzione al minimo dei rifiuti, dell’uso di combustibili, dell’energia, mezzi di trasporto e tutto il cucuzzaro sparagnino contemplabile. Concetto “leggermente” fondamentalista, giusto una caccola.

Fossimo obbligati a dover scegliere se intraprendere una vita da tirchiaccio o da scialacquatore, ci troveremmo di fronte a un arzigogolato dilemma, le strade sarebbero invase da individui cogitabondi con le teste fumanti come geyser. Due opposti che, come spesso natura ordina, hanno molti effetti in comune, aree di condivisione “psico-pratica”. Ci si sente più pirla nel beccarsi il colpo della strega per raccogliere un centesimo dal marciapiede, oppure dopo aver pagato centinaia di Euro una bottiglia di champagne??? Ci si sente più fuori luogo nell’indossare abiti Cinesi in una compagnia di “griffati”, oppure nell’essere l’unico “griffato” in una compagnia di “made in China” vestiti??? E’ più mona un taccagno che vive da povero oppure un ganassa povero che si prosciuga le vene per saltuarie “botte di vita”??? Che differenza passa tra un emulo del Conte Mascetti e chi vive da barbone con un patrimonio in contanti nascosto nei sacchi dell’immondizia???

L’angoscia, il terrore della nullatenenza induce l’avaro a una quotidianità genuflessa davanti all’ara degli stenti e delle privazioni, stenti e privazioni che caratterizzano l’esistenza dello scialacquatore tra un exploit da “grandeur” e l’altro. Seppur attraverso percorsi contraddittori, approdano entrambi agli stessi sensi di colpa ma mai efficaci al punto da stimolare l’adozione di nuovi modelli comportamentali. Altro paradigma che accomuna le due figure  “mitologiche” è una contorta forma di masochismo, “tirchiacci della malora” e “mani bucate” vivono in funzione degli altri, non appagano bisogni interiori, non soddisfano pulsioni, assolutamente no. Si nutrono di forma perpetrando il martirio della sostanza, nel loro animo non danzano forme di egoismo applicato, finalizzato. L’insoddisfazione è una costante inamovibile, un punto fermo vissuto come sprono, leva motivazionale. Non è affatto un luogo comune affermare che l’avarizia materiale porti ad aridità sentimentale, così come non lo è il credere che la tendenza allo sperpero inibisca stabilità e profondità affettive.

La saggezza contadina suddivide la “proprietà (alias ricchezza)” in tre passaggi chiave: il primo la costruisce, il secondo se la gode e il terzo se la “mangia”. Far bibbia di questo detto vuol dire attribuire al secondo, il vero fortunato della breve catena, la responsabilità di trasformarsi in anello di congiunzione tra il “costruttore” e il “demolitore”. “Costruire” comporta l’accettazione di sacrifici e rinunce, grande soddisfazione viziata da forti “rimpianti”, “demolire” significa disconoscere tali valori e quindi affogare i momenti di dissolutezza in un malefico cocktail di “rimorsi”. E’ dunque realistico affermare che taccagni e scialacquatori vivano e muoiano con tormenti antitetici, elemento di differenziazione, uno dei pochi ma tutt’altro che trascurabile. Check-in che destinano in gironi diversi.

In ogni comitiva che si rispetti non può, non deve mancare il “rancino”, la sua presenza non agevola la buona sorte secondo i canoni della superstizione ma è certamente utile per mantenere equilibri di spesa. Egli trova sempre il modo per risparmiare, si sbatte per ottimizzare i costi e ostacola con veemenza “colpi di testa”. E’ una specie di “tutor” degli altrui portafogli, diciamo un “rompicoglioni” impegnato nella “spending review” del gruppo, si sconsiglia di portarselo in vacanza, contesto in cui perde totalmente il controllo, al punto da trasformare un viaggio di piacere in una “via crucis” di rinunce.

Lo spilorcio seriale respira la mefitica aria prodotta dai miasmi di una coscienza imputridita dall’avidità, ne: “L’amico di famiglia”, Paolo Sorrentino, traccia magistralmente le storture psicosomatiche della taccagneria. Oltre ad essere epidermicamente ributtante, il tirchio deve proteggersi da un insidioso pericolo, quello di incappare in una mutazione genetica che lo trasforma da condor in merlo. L’avarizia è una scuola di pensiero, una filosofia di vita, una patologia cronica, inguaribile, un morbo che colpisce prevalentemente gli uomini, per millenni gestori di potere e ricchezza, per millenni vittime obnubilate dal potere e dalla ricchezza. Alcuni opinionisti sostengono che la parità dei sessi, quella vera, sarà raggiunta solo quando la percentuale di donne avare pareggerà quella degli maschi, mi auguro il più tardi possibile, le femminucce “economicamente distratte” sono irresistibilmente sexy, pare, si mormora!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

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56 thoughts on “La taccagneria…

  1. epperò, colpisci duro tu..
    detesto gli uomini avari e taccagni che non godono un attimo di respiro al loro denaro.
    temo gli scialacquatori.
    personalmente non sono immune dallo shopping , ma riesco a frenarmi con metodi già descritti, non sempre…
    dura la vita in tempo di crisi quando bisogna, si DEVE arrivare in fondo al mese …
    le ultime dieci euro della mia vita , se le avrò, me le vorrei…

  2. Come sempre la via più giusta è quella intermedia, gli avari o tirchi o come vogliamo chiamarli sono insopportabili, noiosi e deprimenti, d’altra parte chi ha le mani bucate è pericoloso, soprattutto in questi tempi……bisognerebbe, come sempre, usare la testa, e non esagerare ne in un senso ne in un altro 🙂
    Buona domenica!

    • riflessione che esprime saggezza, anche se non sempre è facile riuscire a godere appieno nel proprio raggio d’azione, credo che la gestione dei soldi sia molto più complessa di quanto si creda.
      Buona domenica a te Silvia

      • sicuramente, per poterli gestire in modo giusto prima di ogni cosa bisogna averli……., quando poi quelli da gestire sono molti entrano in funzione tanti altri meccanismi, di cui personalmente non ho mai avuto modo di preoccuparmi 😉

  3. Bellissimo.. . per quanto mi riguarda dirò che non mi trattengo proprio su nulla..non ce la fò.. se adocchio qualcosa che mi piace è finata! Fortunatamente non sono maniaco delle auto, dei viaggi o dei generi di spesa di lusso, altrimenti sarei già sul lastrico!! 🙂 😀

  4. Confermo! Sono economicamente distratta e anche irresistibilmente sexy! E chi è tirchio di solito è anche avaro di sentimenti (dunque quel genere di persona che è meglio perdere che trovare!) 🙂

  5. La cosa più brutta del tirchio sai qual è ??
    E’ tirchio anche nei sentimenti,sempre che sia capace di amare ,cosa di cui dubito fortemente!
    Buona domenica Tads
    liù

  6. Mi ritengo oculata ovvero cerco di guardare il potenziale acquisto nell’ottica del servizio perchè spendere per me non è solo in rapporto al portafoglio ma anche alla necessitá della cosa da acquistare. Non vale in assoluto quando invece penso di regalare qualcosa, lì interviene un limite oggettivo che è il denaro che posso spendere ma non il servizio della cosa alla persona. C’è solamente il piacere di regalare. Posso fare a meno di tantissime cose, godendo di quello che ho riesco a gioire quando mi levo uno sfizio. Quello che vale non si trova esposto in vetrina.
    Buona domenica 🙂

  7. Dammi un portafoglio a mantice, lo stipendio della Boldrini, le case della Cancellieri, la sicurezza economica di Berlusconi e il posto di Mario Draghi e ti faccio vedere come sono spilorcia!

  8. Uno spilorcio seriale mi fa un immensa paura, ma ti immagini un marito/compagno che mi cazzia perché mi sono comprata un nuovo paio di scarpe? :mrgreen: non potrei sopravvivere…. La vita bisogna godersela 😉 è chiaro che bisogna sempre fare i conti nel portafoglio…… Ma se non soddisfiamo qualche desiderio, che vita è? Leggendo il post mi è venuta in mente la zia tirchiaccia di “Sole a catinelle” …. Ne ho conosciute persone così !
    Non sapevo che le “distratte” avvezze allo shopping fossero anche sexy……un motivo in più x spendere :mrgreen:

    • la vita bisogna godersela, sante parole, pensa come se la gode l’ex moglie di Belusconi con 3.000.000 di eurazzi al mese, sai… per le spesucce, scolerà la pasta con le presine in cachemire e spremerà il tubetto del dentifricio con delle pinze di platino :mrgreen:

  9. Figura letteraria classica, l’avaro, è un esempio di schiavo di se stesso. E’ un vizio che comporta chiusura sentimentale, come osservi: il prossimo è o un rischio ai propri averi o un mezzo per difenderli o incrementarli, mai un fine. Terribile quando diventa strozzino: spremere il prossimo bisognoso per soddisfare la propria fame interminabile di accumulo.

    P.S. io ovviamente non sono tirchio, semmai… oculato.

    Un saluto

    • mesi fa ho visto per la prima volta il film di Sorrentino che menziono nel post, definirlo semplicemente un capolavoro neorealista significherebbe esprimere un giudizio avaro. La taccagneria è una forma di alienazione bastardissima, morbosa.

      salutoni anche a te.

  10. “le femminucce “economicamente distratte” sono irresistibilmente sexy, pare, si mormora!!!
    Perché ? Essere sexy vuol dire nella quantità o qualità?

  11. un mio amico si chiude in casa pur di non spendere e finirà segregato lì, a mangiare sulla carta dei giornali per non sporcare le tovaglie, o a non mangiar neppure sperando come certe piante che passi una bella mosca, di tanto in tanto, ma tant’è, noi siamo forse un po’ più poveri, ma irresistibilmente più felici, in fondo, la gioia di spendere per le nostre soddisfazioni è altra cosa. e poi… si mormora sempre in maniera sincera!

  12. La tirchieria e’ davvero qualcosa di patologico, rende la persona insopportabile, del resto buttare via il denaro per cose inutili lo e’ ugualmente, ci vuole la via di mezzo Tads, io adoro fare shopping, qualche volta sono un po’ distratta, non sempre pero’, 🙂 bacioni e buon weekend!!!

  13. I taccagni rendono la vita impossibile alla loro famiglia, agli amici e ai colleghi di lavoro. Vi sono due categorie di avidi, coloro che vivono di privazioni e coloro che invece sfruttano le risorse altrui, ossia il taccagno opportunista e approfittatore, la peggior specie. Molière, infatti, scrisse una bellissima commedia in cui prevalse la taccagneria e non i sentimenti del protagonista che tu citi come sinonimo di taccagno.
    Un bellissimo articolo ricco di ironia e piacevolezza.
    Buon weekend
    affettuosità
    annamaria

    • credo di aver capito cosa intendi, l’avaro sanguisuga è il peggiore in assoluto, infatti nel film che cito il protagonista è un tirchio strozzino. Una rivisitazione del testo di Moliere in chiave moderna. Ti consiglio di vederlo.

      un abbraccio

  14. Che triste vita quella dell avaro ..sono convinta che prima o poi ciò che mettiamo in circolo torna ..certamente succede nei sentimenti nella positività come nel suo opposto perciò non riesco a perdonare questo difetto per me più grave del cinico disincanto ….

  15. Esistono, esistono gli avari così come esistono le persone generose. La cosa importante è riconoscerli subito (e non è difficile perchè il vero avaro non sa celarsi) ed evitarli nella maniera più categorica. In realtà del tirchio spilorcio a casa sua potrebbe non interessarmi, peggio per lui, se non fosse che, come ben dici, l’avarizia colpisce anche altre sfere, da quelle sentimentali a quelle sociali. Aborrisco gli strozzini, delinquenti che rovinano la povera gente; per loro galera a vita!

  16. Uno degli ultimi film che ho visto al cinema è stato Tutta colpa di Freud e la scena che più ricordo è quella della cena di una donna col taccagno che, all’arrivo del conto, divide le portate che ognuno ha scelto, misurando anche i bicchieri di vino bevuti e le cucchiaiate del tiramisù, e poi calcola la percentuale e la cifra al centesimo per entrambi. Lei gli sbatte in faccia una banconota da 100 euro e gli dice di tenersi il resto. Poi lo cancella dal suo smartphone.
    Forse non sa di essere appena uscita indenne da sotto un treno.

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