In comode rate…

DEBITI

Nella fantasiosa Napoli degli anni ‘50/60 era possibile acquistare la “pizza a otto giorni”, un’apertura di credito alimentare che sfamava rinvigorendo la sensazione di lune grasse prossime a giungere, erano gli anni dei sogni, della speranza, la voglia di schiodare il Cristo dalla propria croce si diffondeva come la più anelata delle epidemie. Nel resto della penisola dettava legge l’invenzione di un Toscano, la “cambiale”, una anomala striscia di carta che soddisfaceva bisogni azionando la leva della onorabilità, milioni di Italiani “si sono imparati” a mantenere fede alla parola data pagando le cambiali. Grazie ad esse si acquistavano mobili, elettrodomestici e pure automobili, innovazioni bramate per reggere il passo del progresso, manna dovuta. Oggi, nel terzo millennio, ci si indebita per lenire le ferite inferte dallo stress, un alibi/babau spalmato come nutella sul piattume sociale impoverendo tasca e spirito, apoteosi del superfluo fatto necessità, vortice che privilegia l’apparire a discapito dell’essere.

La “pizza a otto giorni” non discriminava, le finanziarie al consumo sì, lucrano sui meccanismi aggreganti del ceto medio, 12 rate mensili per andare in un villaggio esotico, 24 rate mensili per acquistare un maxi TV da piazzare in soggiorno, 60 rate mensili per un SUV e avanti così, più è lunga la lista delle detrazioni più ci si sente “vivi”. L’importante è non finire nella “black list” dei cattivi pagatori, cosa che precluderebbe la chance di continuare a vivere con una scarpa nella altrui presunta invidia e con l’altra nei debiti contratti. Bypassate le esigenze primarie ci si concentra sulle stranezze esistenziali, mi hanno sempre incuriosito gli individui affetti da “sindrome dell’emisfero Australe”,  quelli che amano passare capodanno in costume da bagno e ferragosto con piumino e cappuccio di lana in testa, tanto per capirci.

Anni addietro un economista di caratura mondiale ebbe a dire: “l’Italia è come un calabrone, considerando il rapporto corpo-ali non si capisce come riesca a volare”, in tempi recenti la contraddizione ha assunto connotati meglio delineati. Siamo un popolo di risparmiatori ma, contemporaneamente, anche il più portato a vivere al di sopra delle proprie possibilità, una parte accumula gruzzoletti e quella restante scialacqua e sciala indebitandosi. Esistono casi in cui la causa giustifica l’effetto, se una impiegata del catasto si indebita per indossare un tailleur di Armani e/o Versace non è biasimabile a prescindere, per meglio dire, è nobile e apprezzabile la voglia di valorizzarsi con picchi una tantum, è ignobile e squallido spendere per far rosicare colleghe che comunque vivono nel medesimo status economico, in genere le due motivazioni viaggiano a braccetto. Lo stesso dicasi per gli ometti, anche se questi inseguono vezzi sicuramente più esosi come le automobili, emanazione fallica di antica concezione riesumata e ravvivata.

Nei periodi di vacche anoressiche il consumismo può essere alimentato solo da governi, banche e finanziarie al consumo, fratellastri figli di padri diversi ma della stessa madre mignotta. Il meccanismo è sempre l’ABC del marketing applicato: “creazione delle esigenze e successive proposte per soddisfarle”. Tendenze, mode, status symbol, nuovi livelli di socializzazione e assuefazione tecnologica, riduzione dei contanti e possibilità di dilazionare nel tempo ogni qualsivoglia spesa (ultima nata la famigerata “card revolving”, usura legalizzata), appartengono a strategie predatorie che si avvalgono della preziosa complicità di quella sociologia d’assalto che impera da tempo nell’occidente. Un popolo indebitato è meglio gestibile e spremibile, la divulgazione di pietre di paragone create ad hoc stravolge la percezione reale della propria gestione economica.

Esistono svariate pubblicazioni sul come non pagare i debiti, magari sarebbe opportuno stampare consigli sul come evitarli, per quanto io creda sia impossibile cambiare rotta leggendo un manuale. Certamente aiuterebbe resistere al richiamo della omologazione e delle mode trendy, più facile a dirsi che a farsi, sentirsi “tagliati fuori” agevolerebbe il proliferare di disagi non sempre facili da sopportare.

“In comode rate”… non c’è televendita che non offra questa formula di pagamento, non c’è prodotto o servizio che non sia acquistabile “in comode rate”, non c’è minchiata che non sia pagabile a “gancio”. Le nuove generazioni crescono con un credo tremendamente condizionante, deleterio, il posto di lavoro fisso non è più la realizzazione delle proprie aspettative bensì elemento fondamentale per affrontare la vita “in comode rate”. Un tempo erano i debiti a stressare, oggi i debiti si contraggono per combattere lo stress. Non è affatto assurdo ipotizzare che tale “forma mentis” possa influenzare anche i rapporti sentimentali: “certo che ti amo e ti amerò a lungo, in comode rate”.

Tullio Antimo da Scruovolo      

Annunci

76 thoughts on “In comode rate…

  1. Siamo proprio alla frutta, caro TADS. Io sto pagando (s)comode rate ventennali per l’acquisto di un appartamento che forse un giorno sara mio. La cosa per me assurda é fare debiti per le vacanze in località esotiche o per andare in crociera o, ancora peggio, per un intervento di bellezza! Due tette nuove….in comode rate! 😉

    • l’acquisto di un appartamento crea debiti relativi, in fondo l’affitto bisognerebbe comunque pagarlo e poi la casa è un bene primario.
      le tette “in comode rate” :mrgreen:
      maneggiare con cura.

  2. Avevo scritto un commento al tuo post, ma non ho capito perché il sig. WordPress non me lo ha pubblicato. Che tristezza, era pure abbastanza lungo e finiva con la parola “tette”. Sicché accontentati di questo perché non te lo riscrivo! 😉

  3. I miei amici mi dicono che sono contrario a certi telefoni cellulari in vetro ed alluminio e con una mela disegnata sopra. Gli rispondo che non è vero: sono ottimi, ma sono oggetti fatti per i “ricchi”, non per “noi”. Il vero successo – e non solo di quel marchio – non è tanto tecnologico e nemmeno di stile in se, quanto di riuscire a far diventare uno status symbol per tutti, quasi un’esigenza, qualcosa che nasce come bene di lusso.

  4. Io lavoro per una banca ma ho sempre consigliato di fare meno debiti possibili!! La carta di credito la uso solo in ferie e se non posso permettermelo non lo compro.quando morirò per lo meno lascerò a mia figlia tanti bei ricordi e nessun debito…già mi consolo!
    E guai a chi mi ama con comode rate lo stermino!!!! 😀

  5. Occorrerebbe imparare a vivere secondo i propri mezzi……ormai vengono considerate indispensabili cose solo perchè vanno di moda……assurdo!

  6. Caro amico…. anche io sono passato attraverso il tritacarne della “revolving card”, utilizzata per pagare a rate un televisore, e inconsapevolmente diventata uno strumento di schiavitù. L’infernale meccanismo dell’anatocismo, per cui si pagano gli interessi sugli interessi, mi ha quasi strangolato, e credo di avere finito per pagare quel televisore due o tre volte il suo prezzo reale, finché aperti gli occhi non ho intimato alla finanziaria di chiudere il conto pagando il saldo tutto in una volta. Ancora adesso mi chiamano, mi scrivono.. l’esca è sempre la stessa.. “le rate sono piccole piccole…” come se bastasse questo, e purtroppo in tanti ci cascano. Quello che non dicono è appunto ciò che rende “strumenti del diavolo” – metaforicamente parlando – queste carte.. la diluizione del debito crea altro debito, gli interessi salgono in modo esponenziale, e letteralmente non si finisce MAI di pagare. E’ esattamente questo che ha creato il crack negli USA di cui tutto il mondo sta ancora pagando le conseguenze.. Gli americani aprivano nuove carte di credito per pagare i debiti delle carte precedenti… finché c’erano nuove persone ad alimentare questa gigantesca catena di Sant’Antonio, il sistema ha retto. Ma non si poteva pensare che il debito diminuisse, anzi, aumentava sempre più ad ogni passaggio, finché tutto il sistema non è imploso, non prima però che i debiti fossero incapsulati in derivati finanziari venduti in tutto il mondo… Non poteva durare, e non è durato. Peccato che nel frattempo tutte le banche del mondo si siano abboffate di titoli tossici, rivenduti a ignari risparmiatori. Le conseguenze le stiamo ancora pagando.

    • caro Leonardo,
      non dimentichiamoci che viviamo in uno stato che da mezzo secolo emette titoli per pagare gli interessi di quelli venduti in precedenza. Credo che la “revolving” sia prossima a diventare una questione “politica” da risolvere, per la fortuna di molti.

      • ..sicuramente per la fortuna dei tanti “professori” dell’economia, bravissimi a saldare i debiti coi soldi degli altri.. L’illusione del continuo progresso “a credito” l’abbiamo pagata molto cara.. e continuiamo a pagarla.

  7. Avevo scritto un bel commento sulla mia esperienza di “bancaria x caso”, ma l’ho perso. Non ho capito dov’è finito. Non ho voglia di riprendere tutto, ma conoscendomi, potrai ben immaginare cosa penso delle doppie mensilità, del credito al consumo in genere e soprattutto di chi compra tutto in leasing.
    Potrei scriverci un libro. È una cosa vergognosa.
    Stefy
    Nb: il 21/2 sarò ad Asti x Bdl

    • fa tutto parte di un programmato processo di indebitamento, chi entra nella spirale degli acquisti rateizzati non ne esce più, non comprerà più niente pagando pronta cassa.

      non capisco che problemi abbia WP, spero siano momentanei

  8. L’unica cosa che merita di essere spinta oltre le proprie possibilità è il pensiero. Per tutto il resto o quasi bisognerebbe rispondersi alla domanda: “È indispensabile?” Il più delle volte la risposta è no ma poi l’idea di non avere in omaggio la doppia trapunta di Mastrota prevale, convincendoci che senza doghe in legno ed un materasso memory saremo condannati ad una vita senza sonno!
    Buongiorno!

    • credo sia proprio quella la spinta motivazionale,
      una giusta dose di superfluo è certamente piacevole, se non si sceglie di fare l’eremita, è l’indebitarsi per l’immagine che mi lascia perplesso
      buona giornata anche a te

      • Siamo sotto bombardamento…. misuriamo il nostro valore sulla base della corrispondenza ad un immaginario… viviamo come se fossimo noi stessi una pubblicità. Ci sottoponiamo allo stress di identificarci con un prodotto. Credo sia un discorso lungo…

        • questo è il passaggio evolutivo/involutivo più preoccupante, trasformare i clienti in promotori e quindi tecnicamente in potenziali venditori. Noi siamo di fatto spot viventi, i più efficaci e convincenti. “Lobotomizzazione” delle masse effettuata attraverso processi di identificazione.

  9. Mi ricordo di un periodo ,circa 10 anni fa in cui con “Comode rate” da 5,90 al mese potevi comprare sino a 10 articoli (per la maggior parte superflui) e con 59,90 a l mese avevi in casa un sacco di cose inutili.
    Ho fatto delle rate nel 1990 per acquistare l’automobile che ancora usiamo e non ho nessuna intenzione di farne altre ,anche perchè con una pensione di 1000 euro al mese non saprei come pagare.
    Buona giornata Tads
    liù

    • non mi pare tu abbia esagerato,
      comprare qualcosa a rate non è assolutamente negativo, l’importante è non farsi fagocitare da certi meccanismi

      buona settimana Liù

  10. Le cose si fanno se si possono fare, altrimenti non si fanno. Semplicissimo ragionamento che viene minato, spezzato e spessissimo distrutto dal sistema che, come ben dici tu, le pensa tutte per rendere appetibile e assolutamente necessario ciò che non lo è. O ti omologhi o sei out. Fiera di essere “out” in molte situazioni.
    Ricordi sicuramente le martellanti campagne acquisto di una decina di anni fa -prendi oggi, cominci a pagare fra tre, cinque anni- per i televisori al plasma e varia tecnologia. In molti iniziarono a pagare un televisore, un elettrodomestico e un altro ancora, quando erano già guasti e obsoleti, al doppio del prezzo iniziale e nel contempo si sono ritrovati un potere di acquisto dimezzato, con stipendi limati da sempre nuove tasse o peggio disoccupati. E son diventati cavoli amari.
    Bel post che, inoltre, mi ha fatta sorridere nella frase di chiusura… 🙂
    Marirò

    • lo ricordo eccome, Cacioppo ci aveva fatto pure un pezzo sugli acquisti con pagamenti a “babbo morto”, hai ragione, ciò che compravi diventava obsoleto prima ancora di iniziare a pagarlo. Parrà assurdo (neanche tanto) ma credo che la perdita del potere d’acquisto e l’indegna pressione fiscale incrementino i pagamenti rateizzati

  11. Ci fosse la stessa facilità nel concedere piccoli prestiti anche nel concedere mutui per comprarsi la casa. La casa, dico, il posto, posticino piccolo, in cui vivo, bilocale caruccio, giusto giusto per me sola. E invece il mutuo no, il mutuo non me lo da nessuno, senza la bella firma di qualcuno. Mi potrei permettere l’i-phone e l’i-pad e la panda quattroperquattro e un fighissimo e-reader e la lista può anche continuare, ma la finisco qui.
    Perché mi chiedo dove caspita la metto tutta sta roba che posso comprare se non mi concedono il mutuo per la casa. Ho un lavoro fisso, sono impiegata, e prendo più di mille euro al mese. Ho mille stronzate, ma la casa non me la fanno comprare. E allora certe mattine, come questa mattina presto, quando mi sveglio già bella incarognita per i fatti miei, certe mattine avrei voglia di farmi fare un mini prestito da rifondere in mini comode rate mensili e comprarmi un uzi e andare per banche a spianare qualche testa che dico io.

    • se hai un lavoro fisso con uno stipendio over mille… il mutuo dovrebbero concedertelo, sempre non abbiano deciso di abbattere ulteriormente il mercato immobiliare per favorire future speculazioni. Le banche sono quanto di più laido possa esistere, offrono soldi ai ricchi e li negano ai bisognosi onesti, arraffano e truffano senza ritegno, il napalm, altro che uzi.

      • Il napalm è una figata, ma è un casino. L’uzi è più pratico.
        L’AK-47 darebbe immensa soddisfazione.
        Io non mi capacito del perché a 34 anni non abbia il diritto di acquistare casa senza dover chiedere firme in famiglia.
        Si, sono tutti laidi profittatori e mangia carogne.
        Ci vogliono consumisti. Di oggetti e di bellezza fasulla.
        Che schifo.
        Ti metto un pezzettino di jack folla, spero apprezzerai.

  12. sai, credo che la stupidità umana non abbia fine. forse non ha neanche un inizio. ci sono persone che pranzano una volta al giorno, saltando colazione e cena per permettersi abiti extralusso da sfoggiare la domenica mattina in chiesa. magari ti guardano con un sogghigno e ti ridono quando utilizzi il cappottino del mercato lavato e rilavato da 5 anni or sono. però, vedi. chi evita i debiti mangia, almeno a pranzo, a cena e a colazione, e un cervello lo mantiene meno stressato. chi corre dietro alle corbellerie patisce la fame più di un bambino del Biafra. vuoi mettere una pelliccetta all’anno anzichè un etto di prosciutto la sera con connessa carta igienica dietro?

    • cara Aida,
      vivere in funzione di ciò che dice la gente è una pecca Italiana che tiene botta da secoli, ancora oggi nelle piccole realtà urbane ci sono persone che si lasciano condizionare la vita dal chiacchiericcio, fino a soluzioni estreme come i suicidio. Nessuno stupore, quindi, nello scoprire che qualcuno sacrifichi la panza per l’eleganza, peggio è fare 36 rate per mettere un televisore last generation formato cinema in una cucina di 12 metri quadri, per non parlare degli I-phone messi in mano a bambini di pochi anni e SUV costosi utilizzati per fare 5.000 km all’anno. La regola del: “in fondo siamo ciò che abbiamo”, ha una logica tra i riccazzi, fare lo sborrone tra colleghi è veramente da fessi.

      • Guarda che se hai intorno gente che USA la testa certe cavolate si possono evitare. Avere la collega con il tailleur d&g sul posto di lavoro quando magari usi il camice perché sei un’infermiera e glielo fai notare, la situazione si capovolgerebbe. Una mia vicina di casa l’altra mattina ha fatto un appunto. Ha due pargoli di meno di 6 anni e nonostante sia precaria lei e il marito, si sono permessi l’asilo privato per entrambi i figli. Ora, incontrandola nelle scale sottolineava l’efficienza degli asili privati, dove si insegnano le lingue, a scrivere e a leggere. Al che sbuco fuori io che odio lo snobismo e le dico che all’età dei suoi figli a leggere e a scrivere mi c’ha imparato mamma e a quanto pare grazie ai suoi insegnamenti sono arrivata fino all’Università. Cambia qualcosa se vai all’asilo privato o a quello pubblico? Ti pregiudichi l’Harvard University?

  13. Non metterti a ridere… So che non c’entra ma oggi un ragazzino mi ha chiesto se poteva portare le pagine dell’ interrogazione a 2 o 3 per volta…… Cercherò di adeguarmi ai tempi facendo i 3 x 2 e la rateizzazione delle pagine da studiare….
    Comode e allettanti le rate creano tanti schiavi, bisogna stare attenti e non farsi trascinare dal fiume vorticoso delle esigenze indotte dal mercato. Grande post come sempre! 😉

  14. nella mia ignorantissima vita economica qualcosa ho imparato ..sbagliando… di poco per fortuna: il bancario fa esclusivamente l’interesse della banca,pure se questo fosse vendere sua madre. Non fare rate, purtroppo per l’appartamento sono state dovute. Mai andare sotto il conto: mai mai mai. Una cosa imparata fin da piccola: posso fare senza, se non è necessario, aspetto. Imparato da grande: vedo una cosa costosa che mi piace, la provo la tengo in mano per un poco, la rimetto a posto. Se me la posso permettere ripasso i giorni seguenti e vedo se mi piace ancora. Diffidi dei capi troppo firmati, in quanto ritengo ( ridi ridi..) che se la firma è evidentissima dovrebbero pagare me che la porto a giro ( scarpe, borse, indumenti..)
    Ho dovuto imparare la differenza fra TAN e TAEG , per affrontare spese impreviste… che si sa possono capitare.
    Riguardo a questo articolo mentre leggevo mi sono tornate amente queste parole di Pavese,
    “Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra che già viviamo e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi”.
    ~ Cesare Pavese ~

    • penso tu abbia un’ottima impostazione nei confronti dei debiti e del superfluo 😉

      Pavese ha detto una cosa giusta ma parziale, a volte è come dice lui altre un pensiero estraneo riesce ad accendere lampadine nuove. Sono convinto che nella circostanza da te citata si riferisse al pensiero poetico, quello sì assolutamente mai innovativo.

  15. tu ormai sai che sono una persona schietta e senza peli sulla lingua,quindi non ho paura di dire che con mio marito è da una vita che abbiamo rate, lui è sempre stato facilone nel comprare cose inutili tipo cell. stereo, tv,macchina e orologi,sempre ultima generazione,con la scusa dello stipendio fisso che poteva pagare a rate, non calcolando che pagava tutto di più……e ha sempre fatto tutto di nascosto da me…..ma adesso sono io che lo ripago in comode rate, moltooo comode……. :D….scusa Tads puoi anche non pubblicarlo….bacio

    • perché mai non dovrei pubblicare una testimonianza diretta?
      purtroppo è così, comprare a rate significa pagare comodo ma anche molto più del dovuto, è uno scivolo interminabile.

  16. Quanto dici in questo ottimo post, caro TADS mi fa venire in mente una cosa che ti racconto e che penso aggiunga qualcosa alla questione.
    Alle scuole medie avevo un compagno di classe, ultimo rampollo di un nobilissimo casato. Un giorno mi disse, “io domani non vengo a scuola. Il mio bisnonno sta morendo e vuole parlare con tutti i figli e i figli dei figli. Papà dice di ascoltare bene cosa dirà perché di certo sarà molto molto importante per il mio futuro.”
    L’indomani a scuola non c’era, ma il giorno successivo sì, e subito mi precipitai a chiedere,
    “Allora…? cosa t’ha detto?”
    La risposta (per me allora incomprensibile e anzi in qualche modo “rivoluzionaria”) fu:
    “… di tener sempre bene a mente che è meglio avere un debito che un credito.”

    • in effetti quando sei pieno di soldi tutti ti invidiano e tanti ti fanno i “malocchi”, se invece sei pieno di debiti tante persone pregano affinché tu abbia tanta salute, almeno fin quando non hai saldato :mrgreen:

      mio nonno la pensava diversamente, infatti spesso mi ripeteva: “ricordati figliolo che i soldi li ha chi se li tiene ben stretti”…
      paese che vai convinzioni che trovi 😉

      • Io ci ho visto invece la consapevolezza che i soldi un volta che teli hanno dati e che quindi hai contratto un debito, sono comunque nelle tue mani e il problema riguarda qualcun altro che per riaverli deve vedersela con qualcuno di già ricco e potente. Dinamica che oggi si ripete con una frequenza agghiacciante in tutti i settori. Non ultima l’editoria per pescarne una a caso. 🙂

        • mi sa che non ci capiamo, le finanziarie al consumo i soldi non te li fanno nemmeno vedere e le banche non li erogano più, nemmeno a chi lo meriterebbe, leggi qualche commento sopra, inoltre i sistemi di recupero credito e quelli di selezione riduco all’osso le furberie. I soldi grossi li fottono i potenti, credo a loro interessi poco delle detrazioni in busta paga.

          L’editoria è un universo che lascerei perdere, ci sono dentro da oltre 30anni e di discussioni in merito ne ho avute fin troppe, la vanità ha un costo, sempre e comunque, così come le illusioni e le velleità. In questa nazione tutti scrivono e nessuno legge, verità che la dice lunga, non è affatto un luogo comune.

          • nell’ultimo commento mi riferivo alla storia dl mio compagno di scuola e non innalzavo nulla a sistema. Poi notavo una somiglianza con dinamiche affini senza inserirmi nella discussione principale che è importante ma, ahinoi, ormai annosa. Alle detrazioni in busta paga poi non ci pensavo proprio, notavo invece, questo il senso del mio intervento, come i valori tra chi ha un papa nell’albero genealogico e chi è un individuo qualunque tendano agli opposti. E come quello del debito che ha portato il mondo dei “qualunque” in ginocchio, sia una pratica a dir poco familiare a chi, della gestione del denaro, deve o vuole fare un mestiere. forse ora sono stato più chiaro. Chiedo scusa se non ero riuscito a spiegarmi. Ciao

          • Troppi finti scrittori che si illudono di pubblicare (a pagamento), pochissimi lettori, attenti e che capiscono ciò che leggono, questa è l’Italia! Io che come tutti avevo la presunzione di aver scritto un buon libro due estati fa, dal titolo particolare “PIACERE! IO SONO UN WATER”, recensione anche da un noto sociologo, ho avuto la sfortuna di incappare in un editoruncolo da strapazzo che non ha voluto un euro, ma non mi ha dato i giusti aiuti nemmeno per il valore di un euro! zERO EDITING, zero pubblicità, zero divulgazione e promozione del libro. Amaris in fundo, le pagine di alcune copie si staccavano, la colla era in esubero, qualità della carta pessima e non sto a continuare. Morale l’ho messo in rete a puntate e sia quel che sia, il povero mio papà diceva che certi Italiani riescono a mangiare il vitello che è ancora nella pancia della mucca. Lo diceva però trent’anni fa, era lungimirante e molto perspicace, pue essendo un semplice e robusto contadino! Ciao e buon pomeriggio, Fabiana.

  17. la seconda che hai detto vale assai più delle spade nei paesi industrializzati e in via di sviluppo ma certo che l’altra parte del mondo messa a ferro e fuoco non se la passa meglio.

    sheraconcludendostiamomessimoltomalesiacomesia

  18. Uh! Quante persone conosco che si sono rovinate non già per un drammatico rovescio economico bensì per la sommatoria di comode rate usate per non farsi mancare nulla. Che poi non ho mai capito perché anche chi è in grado di acquistare in contanti preferisce pagare a rate… Booooh!
    Un tempo ti facevano lo sconto se acquistavi in contanti, oggi te lo fanno se compri a rate. Me l’avessero detto dieci anni fa non ci avrei creduto.

    http://www.wolfghost.com

    • verissimo, il pagamento in contanti veniva agevolato da sconti significativi, quello in comode rate non asciuga momentaneamente il conto e nemmeno svuota le tasche, penso sia questa la motivazione base. Poi quando il carico diventa eccessivo si capitola di brutto.

  19. Sai conoscevo un salumiere che in estate prestava soldi per le vacanze ad alcuni clienti, erano gli stessi che facevano la spesa pagando una volta al mese. Che tristezza quel: “Scriva!” Io non capisco come si possa portare avanti un ménage familiare non rendendosi conto della spesa quotidiana perché pur annotandola si perde di vista la situazione. A parte questo ,ciò che mi fa più irritare è la vacanza a rate, il telefonino all’ultimo grido, la pelliccia, anche le borse Luis Vuitton . Ma per piacere non sono beni indispensabili e poi accade che tutte le rate lascino poco a quel ménage e si finisce per aumentare i debiti .
    Lo Stato è indebitato e gli italiani non scherzano.
    Articolo perfetto, come sempre.
    Buona giornata, un abbraccio.
    annamaria

    (Oggi wordpress non mi permette di commentare, ho dovuto usare l’account facebook)

    • ogni tanto WP fa i capricci, grazie per avermelo segnalato.

      carissima Annamaria, non condannerò né giudicherò mai i conti aperti dal pizzicagnolo, dal macellaio o dal panettiere, negli anni d’oro si vendevano attività commerciali con annessi “quaderni” dei crediti. Come tu dici e io scrivo, creano perplessità i debiti relativi al superfluo e alle apparenze, abitudine diffusa frutto di una globalizzazione comportamentale, quelli che parlano bene lo chiamano “consumismo sfrenato”, rovina le famiglie ma fa girare l’economia… quella dei potenti.

      un abbraccio

  20. Qualsiasi oggetto che compri a rate lo paghi di piu’, questo dovrebbe far pensare, quando poi finisci di pagarlo e’ “gia’ ” vecchio, meglio raccimolare la cifra per poi comprare il modello nuovo, facevano cosi’ i nostri saggi genitori, e se non si puo’ non si compra, si vive lo stesso, Tads pero’ io non voglio essere amata a rate, tutto e subito, 🙂 bacioni!!!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...