Quella laida perversione chiamata “castità”…

Sirena

Le pulsioni sessuali sono fenomeni carsici che erodono certezze e aprono crepacci, rinunciare al loro controllo è liberatorio ma comporta deviazioni di rotta e quindi rischio derive. La forma di perversione più difficile da decodificare, interpretare, razionalizzare, è la “castità”. Ebbene sì, la “castità perversa” è una contorta depravazione, elitaria, subdolamente elegante, una nobilitazione sessuale di ritorno assolutamente estranea al concetto di astinenza o verginità.

Alla “castità” vissuta come appagante “non-pratica” sessuale, cerebrale ed evoluta, si giunge percorrendo un impegnativo labirinto interiore. Se abbracciamo i fondamenti della idealizzazione, elaboriamo una sentenza che non esito a definire aberrante. I soggetti più dotati esteticamente, più appetibili, più desiderati e desiderabili, quindi con maggiori chances per accoppiarsi, sono proprio quelli che traggono maggiore gratificazione dal NON concedersi. Divinazione, mitizzazione, beatificazione del desiderio sessuale elargito.

La degenerazione che induce alla “castità perversa” nasce da molteplici fattori, dall’egotismo al narcisismo, dall’egoismo al sadismo concettuale: “attribuisco al mio corpo una sacralità tale da considerarlo inviolabile”, “alimento in te il desiderio pur non ricambiandolo”, “il tuo bramarmi disseta e nutre la mia insaziabile, bulimica vanità”, “sapere che impazzisci per me stimola il mio senso del potere”. Per meglio comprendere tali meccanismi è sufficiente pensare al divismo dei tempi andati, alle icone sessuali del mondo dello spettacolo, a quel divismo che ha creato potenti onde d’urto capaci di produrre isterie collettive. La riduzione alla radice quadrata di numeri e popolarità non inficia la portata della percezione.

E’ possibile approdare ai piaceri perversi della “castità” anche per vie casuali e/o contestuali (la bella del paese che non la dà a nessuno per “onore classista”, l’avvenente impiegata che “viagra” i colleghi ma non si concede per ovvi motivi di opportunità, la leader di un gruppo o di una comunità che associa moralità/moralismo al potere, ecc. ecc.), fattori esterni che hanno la forza di alimentare/incentivare questa stortura sessuale fino alla assuefazione.

Il “non darsi” che eleva è una scuola di pensiero eterogenea, tuttavia è ipotizzabile uno sbilanciamento al femminile. La vendetta della “donna oggetto” che cessa di essere “pasto per lupi” trasformandosi in ossessione onirica, possibilmente per più uomini possibili, riconosciamolo serenamente, certe forme di integralismo (per fortuna) non hanno ancora raggiunto una preoccupante diffusione. Una sub-perversione della “castità perversa” è la “settorizzazione”, l’allestimento di “aree test” e la “personalizzazione” della alterazione comportamentale. E’ quindi possibile, probabile, frequente, il segmentare tale atteggiamento allargandolo a più soggetti o restringendolo a pochi selezionati. Che questa forma di “castità perversa” mirata venga definita in volgo “stronzaggine” è totalmente irrilevante, è solo una questione di portata, di esigenze e di livello di depravazione.

La provocazione sessuale deliberata, senza fini pratici, si perde nella notte dei tempi, l’esibizionismo fucina di sogni erotici è la genesi della “castità perversa”. Il perpetuo ammiccare della comunicazione, del mondo virtuale e reale, ingigantisce a dismisura il bisogno di vaporizzarsi in “desiderio” e rimanere tale il più a lungo possibile: “quando sarò tua cesserò di essere una meta da conquistare e diverrò proprietà acquisita, a quel punto il desiderio si trasformerà in possesso e io non avrò più nessun potere su di te”. Non è eccessivamente “creativo” catalogare la “castità perversa” come una riconciliazione col proprio IO, un patto di non belligeranza mediato cedendo rinunce pratiche in cambio di dominazioni teoriche.

Seppur lo ritenga superfluo, mi impongo precisare che il post analizza “scelte”, non guise date da fattori negativi come turbe psichiche, fisicità penalizzanti e problematiche annesse alla socializzazione. La “castità perversa” è una nuova, alienante frontiera del sesso che trova fertile humus nella grande madre rete. Un percorso fondamentalista che attraversa le sterpaglie dell’autocelebrazione e dell’auto isolamento sessuale, una esasperazione, una estremizzazione dell’amor proprio che si sublima nell’esclusivo godimento cerebrale, relegando quello della carne ad essenziali, fisiologiche pratiche onanistiche.

Tullio Antimo da Scruovolo

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79 thoughts on “Quella laida perversione chiamata “castità”…

  1. Tullioantonio….Ma come si fa a commentare una tale dettagliata analisi??
    Ho un amico che si è trovato recentemente ad interagire con quella che lui definiva “stronza” dopo aver scoperto che prometteva molto….e invece ha una definizione ben precisa il suo comportamento…mi sa che stasera gli faccio leggere il tuo splendido articolo!!! 😀

  2. e caspiterina! mi hai aperto un mondo e me ne fai crollare un altro… che vita! … 😉
    interessante però il post, molto

  3. Un post degno della tua capacità di elucubrazione. Personalmente non sono una che si concede facile, ma odio le masturbazioni mentali e mi piace fare l’amore con tutti i sensi ben allertati.
    Questa del mero godimento cerebrale so a chi farla leggere…

  4. guardavo un servizio su Lucignolo ieri sera (prego astieniti dai commenti please) in cui parlavano della nuova castità di non mi ricordo quale starlette televisiva e pensavo…ma una volta non si chiamavano fighe di legno?
    PS bellissima analisi come sempre…potresti scrivere una rubrica settimanale su qualche impegnato giornale, sei l’Alberoni di noi blogghers

    • ciao Syl,
      io l’Alberoni dei bloggers?
      è un complimento o un insulto??? :mrgreen: (scherzo)

      grazie del suggerimento sulla rubrica settimanale sui giornali,
      ho già dato tempo addietro 😉

      • ammetto che può no essere interpretato come un complimento….ma se ti permettesse di guadagnare quanto lui, credimi lo si evincerebbe più chiaramente 😉
        Comunque mi fa piacere di averci azzeccato…e si può sapere anche dove?

        • bypassiamo Syl,
          non mi piace parlare del mio privato,

          Alberoni è un sociologo mediatico, non lo apprezzo affatto,
          non so quanto guadagni,
          in ogni caso se gli danno tanti soldi fa bene a prenderli 😀

          • gli davano…la rubrica pluriennale che teneva sulla prima pagina del lunedì sul corriere non c’è più da un po’ di tempo
            Comunque il paragone non era con Alberoni in quanto sociologo ma in quanto “corsivista” con una rubrica

  5. non avevo idea di questo aspetto sessuale che noi donne possiamo possedere (o meglio potremo sfruttare a nostro vantaggio e per farvi rodere). Ma non è bello del buon, sano sesso senza eccessi dall’una e dall’altra parte? No, dico, cioè più che perversione mi sembra una sorta di rivincita sul mito della donna come punto facile da sedurre e poi… abbandonare!

    Ah, noto con mio piacere che utilizzi parole nuove alle mie orecchie e ciò mi accultura sempre più. Però sapresti trovarmi il significato di questo: La filosofia è la palingenetica obliterazione dell’io cosciente che si infutura nell’archetipo prototipo dell’antropomorfismo universale (Hegel)?

  6. quella da te citata è la definizione dell’amore di Schopenhauer

    se ti fa piacere ti riporto la mia, l’ho scritta ai tempi della goliardia studentesca:

    l’amore:
    apparente e viziato moto benevolo dell’anima che elevato a grado altissimo di potenza genera, assiomaticamente, attrazione tra masse cerebrali di inverso direttorio capace di attaccare, espugnando in modo esprofesso, ogni forza contraria all’azione esteriore compiendo razzie di qualità e doti altrui.

    mica cotica 😀 😉

  7. Profondissimo come sempre! Bravo Tads!
    Senza permettermi di contraddirti, non pensi che in molti casi la “castità perversa” non celi in realtà la paura di concedersi? Ho guardato anche io Lucignolo ieri sera e seguendo l’intervista della “asessuata” ho pensato che non avesse semplicemente ancora trovato “l’altra metà della mela”.

  8. La privazione .conosco quella alimentare ma in fondo ha molti punti in comune con quella sessuale e tutte le altre.e’ una forma di sadica masochistica perversione.l illusione di poter controllare la propria mente come il proprio corpo…comprendo condivido e cercò di lasciar andare…non mi è’ facile però’…ci provo! Un caro saluto 🙂

    • ti dirò che avere un autocontrollo su corpo e mente non è che sia cosa negativa, tuttavia credo siano situazioni di adeguamento e non scelte ponderate

  9. “Le pulsioni sessuali sono fenomeni CARSICI che erodono certezze e aprono crepacci”…ah però! 😀 😀 Domattina andando al lavoro e percorrendo la strada costiera che porta Trieste, assocerò ogni fessura, incavo, buco del costone di pietra carsica ad una diversa pulsione sessuale? Ossignur 😀 😀
    Complimenti, ogni volta che ti leggo illumini un argomento che non conoscevo, illumini una “grotta carsica”, un buco nero, un ….mi fermo che sto facendo casino. 😀

  10. Sinceramente trovo questo post un po’ eccessivo! Troppa elucubrazione mentale,…forse!
    Non sempre certe situazioni fanno pensare che la seduzione o il sedurre possa esistere in modo in-consapevole. Le diverse…empatie sessuali e sensibilità sono frutto di chissà cosa e quindi non sempre controllabili….mentalmente. Questa è una premessa.
    Un’ altro “meccanismo” di seduzione è quello, come tu sostieni, dell’ esibizione, soprattutto della propria forza e consapevolezza, a volte anche il potere dell’ io. Io sono “immune”, io posso permettermi di vivere in castità. Tuttavia, credo che oggi sia meno..coraggioso il “darsi”, più banale, ma efficace e durevole è quello dell’ attrazione volutamente a senso unico. In fondo potrebbe essere solo un divertente gioco. Le difficoltà, i flip mentali o fisici possono aumentare o diminuire in qualsiasi modo, ma solo se si vuole evitare il dolore e la solitudine, peggio ancora se si crea una dipendenza sessuale non reciproca.
    Bel post, come sempre. 🙂

  11. Molto interessante e reale quello che leggo. Descrivi tutto in modo così chirurgico. Bravo, davvero!

    Sei così bravo che sarei curioso di leggere un post dove racconti e descrivi un altro classico di questa nostra moderna società: il disturbo narcisistico di personalità.

    Sì, ne hai fatto cenno, lo so, ma sarebbe interessante porre l’accento su quel lato “non umano” tipico del disturbo, quel lato non curante dei sentimenti e delle esperienze altrui. Su quella spietatezza che fa venire i brividi, a cui spesso si assiste, della quale, qualche volta, si è vittime.

    Quando penso a questo tipo di personalità, la penso in una donna, ma solo perché è con le donne che mi capita di rapportarmi dal punto di vista sentimentale ed emotivo (anche con gli uomini, okay, ma in modo diverso…).

    In pratica ti ho commissionato un post! 😛

    Buona serata, e ancora complimenti!

  12. Sei stato molto chiaro nella tua disamina, hai fatto bene a precisare in chiusura, ma in effetti credo il concetto si fosse capito 😉
    Così contestualizzato c’è davvero poco da aggiungere, se non che, quando lo scopo è la provocazione, più che la castità assoluta funziona di più il rifiuto individuale. Una persona che è aperta con altri ma non con te provoca maggiore frustrazione di una che è chiusa con tutti. Anzi, credo che chi diviene notoriamente “casto assoluto” smetta, presto o tardi, di essere oggetto di attenzione sessuale.
    Quindi chi fa tale scelta con questa fine farebbe bene a rifletterci 😉

    http://www.wolfghost.com

    • ho allargato un po’ il concetto…
      la castità vissuta come forma di perversione estrema non è certo una novità, se ne parla da secoli. Credo che quella moderna sia la massima essenza della vanità, molto probabilmente a tempo 😀

      benvenuto nel mio blog

  13. C’è qualcosa che mi sfugge in questo post (commenti compresi) e arduo sarà spiegarlo. Provo?
    Parto dal tuo ultimo commento a wolfgost: la castità estrema generata dalla vanità esiste da sempre, ma oggi è ai massimi livelli (sorpasso sul “molto probabilmente a tempo…) anche se ” ancora non ha raggiunto una preoccupante diffusione” ( 🙂 ..sorry) “è una nuova, alienante frontiera del sesso che trova fertile humus nella grande madre rete”. Da dove parte questa analisi? Qual è il punto di inizio? Forse si parte dal fatto che oggi le donne sono più presenti nella comunicazione, nei contatti della rete, visibili, allegre, effervescenti, maliziose, provocanti, giocoliere, ma alla fine non la danno???? E, se così è , sorge un dubbio: non è che alla fin fine è l’uomo che arriva a deduzioni troppo precipitose?

  14. E’ veramente divertente questo tuo alacre impegno profuso per individuare eventuali punti deboli nei miei post, a me fa sorridere e, visto che lo fai spesso, devo dedurre che per te sia un gradevole passatempo, quindi continua a farlo tranquillamente.

    I miei post sono complessi, pieni di metafore e massaggi da decodificare, è una mia peculiarità, da sempre, a me piace scrivere cose complicate che sembrano semplici (anche il post sul pelo è più profondo di quanto sembri). La chiave di lettura di questo articolo sta nella chiusura del primo capoverso, dove specifico che “questa castità perversa” non ha niente da spartire con l’astinenza e la verginità.

    Quando si parla di fenomeni sociali o nuove tendenze, i numeri sono dati da percentuali matematiche ridotte ma non per questo meno importanti, una forma di perversione che coinvolga solo l’1% della popolazione è socialmente preoccupante. La rete ha introdotto il sesso virtuale nelle case e nella testa di molte persone, anche questo appartiene alla “castità perversa”. Le donne in rete sono presenti da sempre, io ci sono arrivato quasi 16 anni fa e ti assicuro che non erano numericamente inferiori agli uomini (fermo restando, giusto per rispondere alla tua simpatica battuta, che molte donne non la danno perché nessuno gliela chiede)

    La “castità perversa” riguarda anche gli uomini, tendenzialmente narcisisti e vanesi, l’ho scritto chiaramente che trattasi di una forma esasperata di amor proprio e di sacralità del corpo. Il vezzo femminile di coltivare l’idealizzazione Proustiana è cosa arcinota, è chiaro il riferimento al divismo. Ho anche specificato che un sotto percorso è il restringimento ad alcuni soggetti e/o l’allargamento ad altri fino all’assoluta negazione del proprio corpo. La “castità perversa” può essere un modus vivendi e pensandi temporaneo, può durare mesi o anni, come tutta la vita, è una accordo (anche questo l’ho scritto) tra carne e psiche, qui nasce la perversione.

    Spero di essere stato esaustivo 😉

    • Il guaio è che difficilmente leggo i post in modo superficiale, se poi sono impegnati, complessi e ricchi di messaggi come quelli che ho letto da te in questo mese di nostra frequentazione blog, capita che mi ci perdo. Ma nessuna intenzione da parte mia di attaccarti a priori o voler spaccare il pelo o ricercare punti deboli. Mi spiace aver dato questa impressione.
      Sul sesso virtuale e sulla castità perversa so dirti poco o niente. Diversa cosa sono i sentimenti.
      Serena giornata, ciao.

  15. Premetto di non essere uno psicologo e perciò rischio di dire bestialità. Ciò detto, io penso che la “castità perversa” non esista.
    La castità di una donna diventa “perversa” agli occhi di un uomo quando viene “rifiutato”.
    Da che mondo e mondo, la donna cerca e desidera il capo branco assoluto per avere la certezza di generare al meglio.
    La donna, dunque, si rifiuta ogni volta che, a suo giudizio, l’uomo che la cerca non rientra in quei canoni idealizzati.
    Punto. 😀
    Nicola

    • capisco e rispetto il tuo punto di vista ma nel post si parla di altro

      la “castità perversa” (ci sono trattati di psicologia in merito vergati da autorevoli menti) esiste eccome, riguarda quelle persone (uomini e donne) che appagano una strana forma di libidine, quella di stimolare e provocare senza concedersi, ancor meglio se questi stimoli vengono distribuiti su più persone o addirittura masse. Punto 😀

      la donna ha mutuato dal mondo animale la velleità di concedersi al capo branco, come tu dici quello in grado di garantire cuccioli più sani, la differenza è che tra gli umani il “capo branco” è l’uomo di potere, possibilmente ricco e generoso. Tra l’altro questa tua affermazione è una negazione dell’amore, seppur parziale, certamente poco lusinghiera nei confronti delle femminucce. Non credi? 😉

  16. Analisi sicuramente approfondita e per molti aspetti illuminante di un fenomeno universale.. Il fenomeno è più o meno sempre esistito, è interessante notare come dopo gli anni della cosiddetta “liberazione sessuale” si sia approdati ad una tale negazione dei sensi. Siamo passati da “il privato è pubblico” a “guardare e non toccare”. Se dovessi definire la nostra epoca, direi che è quella del voyeurismo, declinato in tutte le sue varianti attive, passive, contemplative.
    Siamo diventati tutti guardoni?

    • Ciao Leonardo, ti ringrazio,
      considero questo tuo commento il capoverso che manca al post, se me lo consenti. E’ proprio così, siamo nell’epoca in cui meglio si incastrano esibizionismo e voyeurismo. Siamo diventati sicuramente più guardoni anche grazie al martellamento mediatico della fisicità/icona e della ambiguità sessuale infilata in ogni spot.

  17. Sebbene io sia un noto godereccio che in mancanza di meglio soddisfo le mie pulsioni carsiche pure in solitaria auto celebrazione e che comprenda a cosa tu ti riferisca ho rispetto per chi pratica la castità in cerca di altro che dal corpo.
    Vivo questa dualità per cui i germi del catechismo infantile albergano in me nonostante la testa dica altro. Rispetto a questo punto ho notato (anche su me stesso) che le ricerca di una spiritualità elevata che qualcuno chiama ricerca di Dio piuttosto che Dell illuminazione buddista passa attraverso un distacco dalle pulsioni che governano il nostro mondo tridimensionale
    Quindi anche dalla castità

    • su questo condivido, pur essendo non credente, tuttavia credo che la castità vissuta come ricerca spirituale, sia cosa diversa dalla “castità perversa” finalizzata all’appagamento sessuale cerebrale

  18. “Appagamento sessuale cerebrale”
    Ci sono su serio persone che pensano di poter sostituire il sesso diciamo normale,con un’appagamento cerebrale ??

  19. Gestire se stessi non pensavo fosse una forma di perversione, mandare messaggi contraddittori a un ragazzo bello e molto narciso, invece, era per me una forma di giustizia del taglione estremamente divertente. E poi è forse colpa delle donne se i maschi si riempiono la bocca di tante belle parole riguardo la parità sessuale, la goliardia del sesso amicale, la generosità del concedersi e poi appiccicano etichette di zoccola a destra e a manca a chi è stata tanto generosa da spargere i propri favori come coriandoli a carnevale? La castità perversa in tal caso sarebbe una logica risposta immunitaria 😛

  20. ìCastità perversaì? ossignur sono troppo agitata stasera per essere seria ma davvero l’immagine del ‘Celeste’ o di quella pacioccona di Rosi Bindi mi fanno (sor)ridere 😉
    E cmq a quel che vedo sempre più la provocazione sessuale e il ‘non darsi’ sta diventando appannaggio maschile.

    sheralebraveragazzevannoinparadisoquellecattivedaxtutto

  21. c’è sempre da imparare nei tuoi post….è vero oggi se l’uomo è più guardone oggi è perchè ci sono molte più donne in rete che si spogliano facilmente….io non sono per il sesso mentale o virtuale..preferisco il sesso fisico e di buona qualità,altrimenti riesco a sostenere bene l’astinenza…. :D.ciao TADS è sempre un piacere leggerti

  22. Saranno casti e puri, godranno ad essessere bramati e mai presi, ma alla fine, nella loro egoistica, narcisistica, ecc..ecc.. vita, raccoglieranno solo una grande, immane tristezza, e spero che ogni giorno gli caghi in testa un piccione. Ha ha ha ha ha ha ha !!!!

    🙂

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