Passami il telecomando…

monalisa

Una donna chiamata Procopiella è piombata nel tunnel degli antidepressivi perché non ha trovato il suo nome da appiccicare sul barattolo della Nutella”. Non è l’ultima bufala di Giacinto Canzona bensì una ipotetica conseguenza del battage pubblicitario in atto, particolarmente intenso e aggressivo nei periodi di vacche anoressiche. Il popolo ha bisogno di credere in qualcosa che passa sullo schermo, l’intrattenimento appaga la voglia di sognare, ridere ed emozionarsi, la cronaca inorridisce ma passa e va, ciò che arriva a toccare direttamente l’ombelico di tutti sono politica e pubblicità, “balls” somiglianti ma non uguali seppur entrambe ricolme di sillogismi, similitudini, imitazioni, scopiazzature, parodie e spudorate menzogne.

Politicanti e spot trasformano la TV in un quartiere a luci rosse attrezzato per soddisfare ogni tipo di depravazione.  Quando un onorevole o aspirante tale appare sullo schermo, soprattutto in campagna elettorale, si ha la sensazione di trovarsi di fronte a una vecchia baldracca per militari che ammicca laida, tailleurino color guano, spolverino in ecotopo, capelli cotenna e zoccoli da zoccola rosa Schiaparelli. Scoordinate mosse similfeline scoprono macerie reggicalzate, la lingua bovina lecca l’aria sbavando lasciva e paventando godurie inaudite. Meno osceni gli spot pubblicitari, soft, patinati, cosce tornite, culi sodi e mammelle di giuste dimensioni ingentilite da occhi perversamente innocenti , anche i ragazzotti palestrati semi ignudi hanno sguardi teneri, adolescenziali, “rocce” bisognose di coccole materne. La pubblicità non discrimina, lusinga e valorizza anche la massaia inciaciottita, l’ometto tricoleso con la panza, l’adolescente sfigato/a, il vecchietto petulante che si piscia sotto e i fornai sciroccati come Banderas che parlano con le galline (quelle pennute). Diciamo che la “reclame” è un accogliente, bizzarro topless bar.

Politica e pubblicità hanno fronti condivisi, sia l’una che l’altra vogliono sedurci, cambiarci la vita, ci promettono felicità, si propongono come “problem solving”, si adoperano alacremente per “il nostro bene/benessere” ma alla fine vogliono SOLO i nostri soldi. Cogliamo comunque rilevanti differenze, un prodotto si può testare rapidamente e pure a costi contenuti, un politico no, una volta piazzato lì si rischia di doverselo tenere per epoche, la concorrenza commerciale alza la qualità e abbatte i costi, la concorrenza in politica induce a scegliere, ahinoi, il meno peggio. A livello comparativo la pubblicità deve rispettare un ferreo codice etico, in politica… denigrazione, insulti, illazioni, sputtanamenti e calunnie sono inamovibili punti di forza.

Gli italiani sono sempre più indaffarati, oberati da incombenze, innumerevoli cose da fare, soprattutto i benestanti e le ben maritate. Nonostante abbiano colf, baby sitter, catering in abbonamento e non lavorino… piagnucolano perennemente per il loro non riuscire a far tutto… mah… !!! Gente che potrebbe, dovrebbe godersi la vita si alza al mattino presto per andare a caccia di stress, evidentemente fingere di essere sempre di corsa eleva a ranghi superiori, chi non ha un milione di cose da fare ogni giorno è un borderline, un tagliato fuori. Tuttavia ci sono quelle due o tre sere al mese, impegni permettendo, in cui si riesce a trovare anche il tempo  di cenare in famiglia e, volesseiddio, accendere quel televisore ultrapiatto pagato caro e usato poco causa vita intensa. Spaparanzati in salotto ci si sorbisce il Fernet digitale in un amletico dubbio: cosa rovina di più la digestione…  le cazzate sparate nei talk politici oppure gli spot dei pannolini che imprigionano la pupù liquida? Il voyeurismo di Santoro (Micheluzzo è sempre più grasso, pare un Landrace) o le gengive che sanguinano?, la mellifluità di Vespa o gli assorbenti per vulve con le guarnizioni vetuste? L’ipocrisia del “pretino” milionario Fabio Fazio o la preparazione H?, l’ennesima puntata della saga “B” vs “antiB” oppure la tosse catarrosa curata col bronchenolo? “Dove accidenti ho messo quel DVD sulle larve del Burkina Faso???”

I media hanno bisogno della pubblicità, la pubblicità foraggia la politica, la politica ha bisogno dei media, questo orgiastico triangolo dura da sempre, prima che Berlusconi irrompesse sul mercato con i suoi network, la Sipra (concessionaria che aveva il monopolio della pubblicità televisiva e di tutti i quotidiani politici) finanziava i partiti attraverso un pernicioso meccanismo chiamato “minimo garantito”. Quando suona la campanella della mensa e giunge il momento di riempirsi ventre e tasche… crollano anche le più insormontabili barriere ideologiche, le coop rosse pubblicizzano i loro prodotti sulle reti Mediaset,  la Mondadori ha pubblicato e pubblicizzato “gomorra” dell’antiberlusconiano Saviano. Per fare ascolti degni di nota, impennare lo share e il fatturato pubblicitario, La7 ha dovuto chiedere all’odiato Berlusca di passare a prendersi un caffè dalle parti di Travaglio. Per tre edizioni il festival di Sanremo, programma top della RAI, è stato vinto da cantanti targati Maria De Filippi, deus ex machina di Mediaset.

Politica e pubblicità, adulanti mignatte, eterozigote gemelle bresciolde.

“Procopiellaaaaaaaaaa… per cortesia portami un diger selz, ho le budella che stanno giocando ai quattro cantoni”.

Tullio Antimo da Scruovolo

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61 thoughts on “Passami il telecomando…

      • Perfetta la scelta del barattolo di Nutella col nome, testimone perfetto. Forse non lo sai ma anche un altro simbolo ha avuto la stessa idea della Nutella, sto parlando della CocaCola che fino a poco tempo fa ha prodotto bottigliette coi nomi.
        Chi meglio della Nutella e della CocaCola può rappresentare i nostri tempi?

        • confesso che questa iniziativa della cocacola non l’ho notata, probabilmente la nutella ha risvolti psicologici diversi, molto più associabile a forme depressive di quanto lo sia la bevanda

          • Beh, questo sì, però penso che insieme alla CocaCola rappresenti bene i nostri tempi.
            Si sa da tempo che il cacao contiene un alcaloide che ha effetti simili alla marijuana, tanto per dirla concisamente. Mangiare una tavoletta di cioccolata ha un effetto euforizzante, ma siccome nella Nutella il cacao è passato di corsa facendo ciao con la manina, nel senso che ce n’è una percentuale minima, gli effetti euforizzanti sono frutto di autoconvincimento.
            Buona domenica.

  1. Eccellente, una delle critiche al contempo più corrosive ed eleganti lette da un po’ di tempo a questa parte! La somma tristezza proviene dal constatare che tutto questo “schifo” affonda le proprie ragioni nell’incapacità umana di accettare se stessa e viversi di conseguenza in pace e umiltà.

  2. Molto preciso e dettagliato…..cogli sempre il punto della questione in poche parole…..è vero, ormai le televisione viene ricordata per questo purtroppo……anche perchè il resto in buona parte è peggio! Buon sabato!

  3. Tads sei GRANDE 😉 Geniale l’accostamento politica/pubblicità …. Hai perfettamente ragione sono entrambi delle sanguisughe anche se, tutto sommato preferisco mangiarmi un barattolo di Nutella che pagare l’ennesima gabella. Sono altresì orgogliosa di vivere in un epoca in cui la pupù liquida non crea più problemi, soprattutto se guardo lo spot mentre sto mangiando…… :mrgreen:
    P.s. Banderas anche se si è ridotto a fare biscotti parlando con una gallina è sempre fiko 😉

  4. la targhetta della Nutella personalizzata l’ho vista per la prima volta proprio ieri in banca, appiccicata, immagino con orgoglio , al pc di un impiegato che, presumo, si chiami Simone, la Coca cola sì, vista e rivista nelle pizzerie e al supermercato e sinceramente mi è sembrata una cosa carina verso i consumatori con nome proprio abbastanza comune. Non troverò mai il mio nome di battesimo in questa azione pubblicitaria, ahimè, ma non mi “pinnerò” per questo.
    Il binomio pubblicità-politica non mi sorprende anche se mi rattrista notare come in un batter d’occhio si può divenire, e con proprio consenso, merce in vendita e di scambio.
    Ciò che invece mi indigna è altro: sono certi messaggi subliminali molto pericolosi e ben confezionati per l’annientamento delle masse lanciate nei talk show. Mi indignano, inoltre, le veline, le ballerine col culo di fuori, la farfallina della presentatrice sanremese in bella vista, Miss italia, miss vattelapesca e tutto ciò che detta, offendendo anche, canoni di immagine, di stile e di modelli di non ritorno per le donne. Mi fa andare in bestia la pubblicità di alcuni stilisti, Dolce e Gabbana ad es, che istiga al masochismo e alla lussuria, quella che offende le usanze di un popolo, di uno Stato, di una Regione e mi indigna e scandalizza la pubblicità della AAMS, che pubblicizza il gioco d’azzardo del gratta e vinci – rovinafamiglie.
    L’elenco potrebbe continuare. ..
    Il telecomando, però, è ancora in mano mia e tra i tasti c’è anche quello OFF.

    • Non vorrei deluderti ma io, nonostante le mie diagnosi sui mali della società, non riesco più a indignarmi, da anni. La strumentalizzazione del corpo, femminile o maschile che sia, si colloca in una logica commerciale che nasce con la comunicazione stessa. Non trovo nessuna differenza tra le cosce delle veline e quelle delle gemelle Kessler in b/n, il fatto che sapessero cantare e ballare è, al limite, una aggravante.
      Lo stesso dicasi per le denigrazione da campanile, intendo quelle di alcune zone d’Italia, la pubblicità mutua spesso dalla cinematografia metonimie consolidate, mi riferisco ai “cumpare Turiddo”, ai toscani avvezzi al turpiloquio, ai sardi piccoli con l’attaccatura bassa e via andando. Becere caratterizzazioni osannate nei film e condannate negli spot, lo stesso Zalone è giunto al successo facendo lo “scemo coatto”, esattamente come Faletti, la Littizzetto e tanti altri.
      Il gratta e vinci, come l’alcol, internet e più o meno tutto ciò che ci accompagna nella quotidianità, può essere piacevole, dannoso, distruttivo, siamo nell’era dell’autogestione (mi riferisco agli ADULTI). Non ci sono più tutor morali o fisici che impongono regole di vita. Uno degli aspetti più delicati/rischiosi dei tempi nostri è proprio la selezione naturale posta in essere dalle dipendenze. Mi lascia perplesso un parametro, in questo Paese i morti per droga sono uno ogni cinquanta per cirrosi, l’alcol lo si trova nei supermercati, nei bar, nei pub, ovunque, viene tassato alla grande e produce reddito al governo (nonostante il suo rovinare le famiglie), come le sigarette, altra fabbrica di morte trasformata in miniera… ecco… magari qui sarebbe il caso di indignarsi.

      • Ho cercato di mantenere il mio elenco indignato nell’ambito del telecomando. La pubblicità televisiva sull’alcol e sul tabacco è per legge limitata, controllata e vietata. Arriva spesso sotto altre vesti, ok, ma non mi pare sia diretta. Mi riferivo invece a tutto ciò che passa senza alcuna difficoltà, fasce orarie protette comprese e arriva nelle nostre case senza richiesta, ma incidendo alquanto su tanti aspetti della personalità.
        C’è tanta differenza tra le cosce delle veline e quelle delle Kessler e la differenza sta nella comunicazione. Le ballerine, le cantanti, le attrici sono una cosa, le veline sono un’altra. Cosa rappresentano messe lì a sculettare con le gonne inguinali? Le donne gallina di Arbore o peggio. Chi le ha chieste? E alle 9.00 di sera quando la famiglia cena con la tv accesa? E’ pura mercificazione e commercializzazione del corpo e della mente femminile, quella tra le più basse e pericolose. Non mi scandalizzo, mi indigno, che è molto diverso. Così come diverso può essere avere voglia, piacere, curiosità di leggere o di guardare un film sensuale, erotico, persino pornografico se vuoi, ma è una decisione personale, libera,voluta e cercata, non imposta dal mercato.
        Siamo nell’era dell’autogestione adulta, dici…e siamo nell’era del parental control che molte tv propongono, ma siamo anche nell’era di bambini di 7 anni su FB o con il cellulare in mano. Gli adulti, quelli del parental control,,,, hanno provveduto da tempo a mettere in mano al bimbo uno schermo interattivo luccicante. E vanno anche fieri per quanto il pargoletto è divenuto bravo coi tasti…

        • Rispetto la tua opinione ma non la condivido, mi pare evidente tu sia una sostenitrice di quello che io considero il capolavoro della ipocrisia femminista, sto parlando de:“il corpo delle donne” di Lorella Zanardo. Ti erudisco in merito, la “opera” della suddetta è stata finanziata dal gruppo Espresso/Repubblica, alias Carlo De Benedetti. L’unico fine di questa grande cazzata è stato quello di attaccare Antonio Ricci, alias Berlusconi. Mentre la Zanardo condannava le veline, sul sito di Repubblica si trovavano film porno e sui magazione del gruppo imperversava, imperversa tutt’ora, un allucinante carico pubblicitario fatto di culi, mammelle, donne oggetto e bamboline “stimolanerchie”. A me sono sempre state sulle balle le persone che vanno in giro a dire “è vietato fumare”tenendo in mano o tra i denti un puzzolente sigaro acceso. Non ho visto la Zanardo organizzare manifestazioni contro la cassazione quando ha tolto il carcere preventivo agli stupratori di gruppo (anche quei cinque dell’altro ieri sono liberi).

          Le cosce delle veline sono sullo stesso livello di quelle delle Kessler, perdonami se te lo dico ma hai qualche lacuna in tema di “comunicazione”, La distinzione che fai tra il culo di una cantante/ballerina/attrice e quello delle veline ha come sottofondo lo stridere di unghie che grattano sui vetri. Chi guarda le cosce lo fa a prescindere dalla motivazione che le scopre. I mass media, la pubblicità e pure la politica, sono immerse da sempre in quella geometria esistenziale di scena chiamata “corpo delle donne”. A dirla vera il problema è tutto femminile, sono le donne stesse a proporsi, ad investire sulla propria avvenenza, a tentare di capitalizzare il proprio aspetto fisico. Il tentativo di moralizzazione in corso è ridicolo, anacronistico e tutt’altro che intelligente. Sono migliaia di anni che la bellezza è sinonimo di “sistemazione”, chance sociale superiore, salto di qualità. Da decenni la “comunicazione”dà risposte NON proposte, ciò che vedi è la soddisfazione di una richiesta NON la creazione di una esigenza, questo lo è stato agli inizi, la genesi della fucina dei sogni è stata “non è la Rai”, oggi le situazioni sono invertite. Te la faccio più semplice, sono le veline a vestirsi e ballare come le ragazze, non le ragazze come le veline (il concetto è molto più complesso ma il sunto è questo, anche nella moda, nei film, negli spot e in tutto l’universo della comunicazione).

          La pubblicità degli alcolici esiste eccome, seppur ridotta, birra, amari e vino impazzano, nel resto del mondo molti sporto planetari, vedi Formula1, non esisterebbero senza le sponsorizzazioni delle major del tabacco. Sul tuo ultimo pensiero mi limiti a dirti solo una cosa, un genitore che mette in mano un smart ad un bambino di dieci anni dovrebbe andare in TSO.

          E’ sempre un piacere dialogare con te.

          • Ho visto il video della Zanardo sul libro in questione e se nella casa editoriale o nella stessa autrice non c’è coerenza ci si può far poco (iniziamo col non comprare il libro, ad es) e ultimamente ho seguito la Boldrini che ha lanciato un allarme sull’abuso del corpo delle donne in tv. Concordo con lei, concordo che se ne parli, quantomeno. Stiamo parlando di tv, quella che è in tutte le case e viene vista nel 60% dalle donne, soprattutto adolescenti, e dai bambini e dalle bambine.
            L’uso del richiamo sessuale nelle pubblicità televisive e sui giornali è vergognosamente lampante e non c’è nessuna cultura del rispetto per la donna. In tv la donna deve essere bella, nuda e muta :punto. E, consentimi, è uno schifo! Le ripercussioni sulle adolescenti sono terrificanti ed è inutile starle ad elencare. Che poi la stessa donna si presti a ciò per soldi e carriera è vecchio quanto il mondo. Io le frusterei a sangue! E mentre ci sono frusterei i produttori di tale strategia di marketing. A sangue, naturalmente.
            Sul discorso comunicazione proposte e risposte presento le mie riserve…prendi la colla Saratoga usata dagli uomini o Panorama che fino a pochi anni fa per vendere di più (agli uomini) spiaccicava un corpo femminile seminudo in copertina…dai, Tads, c’è tanto di quel maschilismo imperante in giro…
            Ricordi quel profumo maschile? “Per l’uomo che non deve chiedere mai!”. Ed ebbe anche successo! Ma funzionava? chissà… o quell’altra del reggiseno col ferretto-tortura che diceva: “Donna, ricorda che un uomo ti guarda!” Miiiiii….disposte a tutto pur di essere guardate! Sicuri ?
            La forca ci vorrebbe, la forca!
            Le cosce di una ballerina classica hanno sempre significato bellezza, studio, armonia e arte.Le cosce delle Kessler negli anni 60 significavano liberalizzazione, così come la minigonna. Le cosce e gli sculettamenti delle veline in tv significano nuda, muta e disponibile.
            Ho troppo rispetto per le donne, per le ragazze per pensare che le veline siano copia di un reale diffuso. Sono queste ultime a dettare modelli comportamentali che poi finiscono per condizionare una fetta di utenti fragili.

            • Cara Ili6, non vorrei annoiare i lettori con una discussione piacevole ma inchiodata, cercherò di essere sintetico:

              1) È assolutamente impossibile credere che uno stacchetto quotidiano di 60 secondi faccia tendenza per generazioni. Le veline portano in tv ciò che si vede in tutte le discoteche, nei pub e spesso anche in centro durante lo struscio. Ciò che tu dici aveva un senso anni fa, quando tale ruolo era ricoperto da mestieranti dello spettacolo, non adesso che riguarda ragazze comuni, graziose ma comuni. Se ti stanno antipatiche non è affar mio ma se permetti, prima di sparare sentenze sarebbe opportuno capire cosa rappresentano, la normalità.

              2) Ormai sono anni che negli spot si sfrutta anche il corpo degli uomini, come è più di quello femminile, è grottesco credere che ci siano ancora maschietti che sbavano davanti a una coscia o che acquistino un periodico perché c’è un pezzo di zinna in copertina, questo è medioevo.

              3) Tu puoi avere tutte le riserve che vuoi, ci mancherebbe, però sappi che su certi fronti il marketing è da anni orientato verso risposte e non proposte, fidati, non ritengo necessario supportare il mio pensiero con titoli accademici e nemmeno con curriculum professionali, la “comunicazione” ce l’ho di fianco da 30anni.

              4) Le minchiate (sicilianismo)della Boldrini lasciano il tempo che trovano, il maschilismo non si combatte con la criminalizzazione a strascico dell’universo maschile, se permetti ne abbiamo piene le palle di sentirci accusati pedissequamente di comportamenti che riguardano una minima percentuale di uomini.

              5) Lo sai dove sta l’errore di fondo? Se una donna passeggia in minigonna alle tre di notte in un quartiere malfamato e viene molestata… gli uomini sono bestie. Se un uomo passeggia alle tre di notte in quartiere malfamato con tanto di rolex e catenazza d’oro… se lo rapinano è lui ad essere stato un coglione. Con questo metro di giudizio non finiranno mai certi problemi

              6) Concludo evidenziando un’altra tremenda dabbenaggine, le quote rosa, non c’è niente di più misogino e maschilista delle quote rosa. Le donne non sono al potere semplicemente perché sono le donne stesse a non volerle, la matematica non è opinabile.

              • Sì, dai, non annoiamo i lettori. So che non te la prenderai, ma concordo solo sugli ultimi due punti.
                Ciao, serena serata. Vado ad accendere la tv, pronta allo zapping e, semmai, al tasto off.

                • non me la prendo affatto Ili

                  quando si affrontano tematiche sociali bisognerebbe avere la forza, il coraggio, di uscire dalle proprie visioni ridotte, limitate, il mondo non è mai come lo vediamo e guardare oltre è difficile

                  NB: considera questo scambio di vedute una eccezione, io non gradisco i fuori tema, ho scritto un post sui punti in comune tra politica e pubblicità, vorrei si parlasse di questo.

                  Grazie

  5. non sanno più cosa inventarsi per vendere.è come la pubblicità di Banderas,i piccoli guardano i biscottini noi mamma guardiamo lui :D.cmq quando ho detto a mio figlio ti compro la nutella?…ha risposto,sì con il mio nome 😀 ciao Tads

    • chissà se la nutella ha fatto la stessa campagna pubblicitaria in Spagna…
      li si chiamo tutti:
      Chico y Paco y Ramon y Fernando y Diego…
      barattoli formato tanica :mrgreen:

  6. Sia pubblicità che politica mi sono simpatici come quelli che portarono le coperte al vaiolo agli Indiani delle riserve.
    Poi mi rendo conto di essere una persona per nulla ginnica e di quanto invece sia modaiolo fare ogni sorta di corso/attività fisica tipo zumba,arabic-afro zuma,russian-zuma,corso di nuoto,corso di crocerossa,corso di russo/mandarino e so on…ed è per questo che ho deciso di iscrivermi ad uno:sono indecisa tra corso di corsa sui levrieri,corso per imparare a sbucciare le cipolle senza piangere o culturista di mignoli, indecisa anche sul corso di balenese…
    Un caro saluto Tads 🙂

  7. Sarò’ breve .la nutella mi ha sempre fatto schifo e la politica italiana anche.e guarda che mi piace il cioccolato e sono laureata in scienze politiche…..comunque io me ne fregò leggo e gioco con mia figlia ed il cane tutte le sere.altro che tv.

  8. Quanto sarcasmo, piacevolissimo sarcasmo! La pubblicità e la politica, hai ragione ce li propinano a tutte le ore e in dose massiccia. Ma io che ne ho piene le tasche, quando c’è l’intermezzo pubblicitario prontamente abbasso il volume o faccio zapping; se poi c’è il politico di turno che non sopporto cambio canale e vado su Sky a guardarmi un film o meglio ancora un documentario che tratti un argomento interessante. La pubblicità la ignoro e il volume che tenta di assordare le mie orecchie non la spunta, io so e premo il tasto meno sul telecomando. La Rai ha il canone eppure ci ammorba di pubblicità, le reti libere vivono di pubblicità e quasi quasi hanno la mia comprensione, anche se staccare un programma ogni cinque dieci minuti se va bene è stressante per i poveracci che stanno a guardare. Ecco credo che lo stress, oltre tutti gli impegni quotidiani che non comprendo, forse forse derivi di lì?
    Sei un grande! Peccato tu sia ateo, perché? Con tutta la tua arguzia, intelligenza e trovo tanta moralità, leggendoti fra le righe s’intuisce, come fai a non credere che esista un Creatore, nulla si genera dal nulla! Non guardare la Chiesa, essendo fatta di uomini è sbagliata e la parte malvagia è ciò che vuole, confondere e allontanare gli uomini.
    Dopo questa divagazione, spero che continueremo ad essere amici,.
    affettuosità
    annamaria

    • Carissima Annamaria,
      il tuo tentativo di convertimi è sicuramente il più nobile, sincero e sentito tra quelli in cui mi sono imbattuto nella mia vita. Io sono ateo per ragionamento, per il mio essere sofista e per motivi che niente hanno da spartire con la chiesa, ti dirò che prossimamente scriverò un pezzo molto positivo su papa Francesco. Essere atei non è sinonimo di non conoscenza, credo di conoscere il cristianesimo meglio di tanti credenti praticanti, se non addirittura teologi.

      Di sicuro non sono moralista, la moralità… qualora l’avessi sarebbe sicuramente dovuta a percorsi culturali, di vita vissuta e professionali. Studiare l’umanità è una componente del mio lavoro, per capire gli equilibri bisogna conoscere gli squilibri.

      Le tue parole mi fanno veramente piacere, le sento vere, spontanee.

      Rimanere amici??? Sempre di più 😉 

      • Grazie, grazie anche per le belle parole. Papa Francesco è l’uomo giusto che attendevo e che attendevano in tanti. La fede è qualcosa di bello quando c’è. Ricordo che anch’io ai tempi scolastici mi ponevo molte domande e stavo per cambiare rotta, poi ho compreso e amato quella verità che avevo ricevuto per educazione familiare. Vi sono stati degli avvenimenti che hanno rinverdito il mio credo.
        Alla prossima.
        annamaria

  9. Bell’articolo!
    Ormai in TV io vedo solo vecchi film e ho accanto a me mia moglie (lei sì che lavora sodo!) che se la dorme. Quando voglio farmi del male guardo Otto e mezzo della Gruber, un raro esempio di giornalista antiberlusconiana tout court che non lo dice mai apertamente ma lo si legge negli occhi, nelle espressioni del viso e nel modo in cui porge le domande agli ospiti. I politici? Tutti da mandare al macero insieme ai grillini. La pubblicità sta quasi diventando la parte più interessante della televisione. Finalmente ho imparato come curare tutte le malattie maschili e femminili più intime. 😀
    Nicola

    • bentornato Nicola,

      la Gruber è un sottoprodotto delle fiction :mrgreen:

      hai ragione,
      una volta l’enciclopedia medica la vendevano a dispense,
      faceva pure arredamento 😀
      adesso basta guardare gli spot… per ammalarsi prima e curarsi poi

  10. Essendo tu di destra, e io invece di sinistra, dovrei forse trovarmi a disagio nel tuo blog.
    E invece no! Mi piace una cifra, e mi piace la tua obbiettività, segno di una mente profonda che guarda le cose con estrema intelligena!
    Ottimo Post.
    Lo mettiamo su “Repubblica”? 😀

    • che simpatica umorista… 😀

      cara Alessandra, la definizione “uomo di destra” non mi calza, ripeto ciò che ho scritto più volte, io NON voto da 20anni, forse ti sei fatta influenzare dai miei attacchi ironici/sarcastici che ogni tanto sferro alla sinistra (loro stessi la chiamano “satira” :mrgreen:. IO non ho tessere in tasca né condizionamenti ideologici nel cervello. Osservo, approfondisco, mi documento, la politica mi affascina a livello di filosofia, psicologia, sociologia e marketing applicato.

      ti ringrazio per gli elogi, caffè pagato 😀

  11. Tutto è business, compresa la politica. E’ come quando entri in un supermercato, tutto il materiale è inserito negli scaffali con esatta scienza, e il prodotto più sponsorizzato ha sempre il posto migliore. Cosi chi entra è già sapientemente indirizzato ad acquistare quello che la martellante pubblicità propina.

    • hai ragione, esiste una vera e propria strategia sul come disporre i prodotti nel supermercato, addirittura seguendo logiche cromatiche, i prodotti più scontati sono sempre i più scomodi da prendere, ecc. ecc.

  12. Nutella e Coca-Cola ci hanno dato dentro in questo periodo.
    Tuttavia “Stefano” è un personaggio che può ricordare ognuno di noi.
    E in questo sono bravi.
    Con questo post mi hai fatto davvero ridere.
    Piacere di conoscermi.
    Spero tornerai a trovarmi.
    Luna

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