Papà, ti presento Mutumbo…

mutumbo 3

Dialogo involontariamente captato in un ristorante: “sei razzista?”, “razzista io?, assolutamente no, sono per la tolleranza e per una società multietnica”, “se non ricordo male hai una figlia femmina”, “sì, studia all’università”, “come reagiresti se ti portasse a casa un fidanzato africano nero come la pece?”, lunghi secondi di silenzio e poi con isterica ironia… “cazzo ma perchè proprio a me dovrebbe capitare un genero negro? (testualmente)”!!!

Nel nostro bel Paese termini come tolleranza, uguaglianza, integrazione, multirazzialità, omosessualità e pluralismo delle religioni sono grandi valori, indici di civiltà e crescita, arricchimento culturale ed evoluzione sociale… a patto che non superino la soglia di casa e non creino scompiglio e angosce nella “normalità” domestica, non di rado sottoposta al giudizio di amici, parenti, colleghi e frequentazioni varie (il vecchio, caro, genuino provincialismo Italico). L’apertura mentale teorica, l’accettazione “conto terzi” della “diversità”, il nostro dire (facendo gli scongiuri con la mano in tasca): “hai un figlio gay? E allora?… siamo nel terzo millennio”, ci tengono acquartierati nelle nicchie del compatimento travestito da modernità.

Nell’ovile degli “Italian stallion”, del “sacro cuore di Gesù”, del “mogli e buoi dei paesi tuoi” e del “sì però, sai mica come ragionano questi…”, vestire i panni del “cittadino del mondo” diventa una farsa, più precisamente una farsa recitata sotto la regia del pensiero “politically correct”. Corrente innovativa che trova l’applicazione pratica nel “predicare bene e razzolare male”, l’aspetto più viscido lo si coglie nella incriminazione esasperata ed esasperante della “normalità”.

Di quali colpe si macchia un credente che NON festeggia la conversione di un figlio a religione diversa??? Di quali colpe si macchia un genitore che NON festeggia la scoperta di avere un figlio gay??? Di quali colpe si macchia un genitore che NON festeggia il cambio di razza nella progenie??? Perché tacciare di razzismo, xenofobia e omofobia colui che è ancorato ad un modo di vivere tramandato per secoli??? La presunta ottusità del conservatorismo chi la stabilisce???

Recentemente in un interessante scambio di vedute su un blog amico,  un commentatore mi ha chiesto cosa intendessi per “normalità”, ho risposto sintetizzando i valori della tradizione, dei costumi, degli usi, ovviamente senza condannare né giudicare chi decide di intraprendere strade diverse. La libertà individuale è sacra, così come lo è il diritto di condividere o meno le scelte di vita dei propri cari. In Italia una famiglia “normale” è costituita da un padre maschio, una madre femmina e da figli educati e cresciuti stando al passo coi tempi senza perdere di vista i valori radicati (è imbarazzante dover parlare di “padri maschi” e “madri femmine”).

Una società che guarda veramente al futuro non dovrebbe puntare alla creazione di una torre di babele eretta, abusivamente, tra le sterpaglie di sodoma e gomorra, la società ideale è quella in cui si ottimizzano le diversità all’interno di una convivenza basata sul rispetto reciproco. Un grande condominio dove ogni appartamento rappresenta una cultura diversa ma con aree comuni da condividere. Ben vengano eventuali “fusioni” ma si sfrattino con decisione i pregiudizi boomerang, chi non intende farlo non può essere messo alla gogna. Il cambio di “look mentale” è soggettivo, non una necessità oggettiva/collettiva.

E’ indice di civiltà ed evoluzione l’accettazione di un genero nero, purchè il genero nero sia genero di qualcun’altro, è indice di civiltà ed evoluzione l’accettazione di un figlio gay, purchè il figlio gay sia figlio di qualcun’altro, è indice di civiltà ed evoluzione la tolleranza nei confronti dei rom, purchè questi si accampino nei pressi di case altrui. Quali subdoli interessi si nascondono dietro il pensiero politicamente corretto? Cosa si cela dietro l’imposizione di un fariseismo rivisitato??? Chi ci guadagna in questo assalto alla “diligenza della normalità”??? Gli Italiani “normali” non sono ideologicamente razzisti né omofobi, perché qualcuno vuol farli diventare tali creando disagi, contrapposizioni e rivalità intellettuali dando vita a doppiopesismi e colpevolizzazioni di massa??? L’integrazione degli immigrati deve obbligatoriamente passare attraverso la denigrazione della identità culturale di chi li accoglie??? Siamo alla strumentalizzazione totale della “diversità”. Si vuole trasformare l’universo gay da minoranza discriminata (sbagliatissimo)  a casta privilegiata (altrettanto sbagliatissimo), quando il Papa ha detto: “chi sono io per giudicare…”, i gay hanno reagito con una certa freddezza perché si sono sentiti “normalizzati”.

Il giorno in cui si terranno i “CAMPIONATI MONDIALI DI IPOCRISIA”, il resto del mondo dovrà impegnarsi senza lesinare le benché minime energie per conquistare l’argento e il bronzo. La medaglia d’oro, a noi Italiani, non ce la toglierà NESSUNO. In questo Paese la stragrande maggioranza dei cittadini è costretta a vivere con due linee di pensiero contrastanti, politicamente corretti in pubblico e tradizionalisti nell’intimità, c’è un vantaggio, quando la speranza si muta in rassegnazione è meno dolorosa la resa.

In un futuro non troppo lontano saranno i “normali” a dover fare “coming out”, davanti alle telecamere confesseranno timidamente: “sono Italiano, eterosessuale, mangio, bevo, vesto e scopo SOLO Italiano, vi prego, abbiate pietà di me”.   

Tullio Antimo da Scruovolo

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54 thoughts on “Papà, ti presento Mutumbo…

  1. Avevo lasciato un commento, ma credo di non averlo inviato (dormo ancora, stamane). Ti avevo scritto che quoto ogni singolo rigo di questo tuo bellissimo post e che non avrei saputo scriverlo meglio. Sei un grande pensatore.
    L’intolleranza è la sorella gemella dell’ignoranza.
    Stefania

  2. Bellissimo articolo, condivido soprattutto la parte in cui parli di “strumentalizzazione totale della diversità”…
    è vero che viviamo in un paese (o in un mondo) in cui il nero è accettato purché mantenga le distanza dal nostro salotto, un figlio gay va bene se è figlio di quello della porta accanto, gli immigrati sono ben voluti se vivono nel paese di qualcun altro e via dicendo…
    Ma è vero anche che, se non si è neri, gay o immigrati, sembra ci si debba “giustificare” in qualche modo: “non ho niente contro…”, “ho un sacco di amici che…”, “a me va benissimo questo…” etc…
    Un “politically correct” di distanza e giustificazioni che “politically correct” non lo sono mai… Bah!
    Buona domenica,
    Ila.

  3. Ne abbiamo già discusso e siamo in perfetta sintonia di pensiero.
    Se avessi una figlia che mi portasse a casa Mutumbo mi preoccuperei solo della sua e della loro felicità e serenità, cosciente che potrebbe essere una strada in salita nella nostra società odierna. Diverso sarebbe il discorso gay: ammetto sinceramente, nella mia banale normalità, di non essere ancora riuscita a superare questo aspetto e sarebbe per me genitrice fonte di turbamento e dispiacere constatare di avere un figlio omosessuale che desidera sposare un altro omosessuale.
    Buona serata,
    Marirò

    • hai ragione, la felicità dei figli è sempre in pole position, anche quando non è esattamente frutto di situazioni auspicate dai genitori. Ammetterlo, come hai fatto tu, significa uscire dalla ipocrisia, dote rara di questi tempi 🙂

      buona serata anche a te

  4. Hai ragione, la verità è questa, hai esaminato ogni questione dettagliatamente e credo che davvero pochi si possano proclamare fuori da questo.
    Buona domenica.

  5. Ma sai che hai proprio ragione? Come si fa a condannare un genitore che non digerisce un genero di colore o un figlio gay…… La nostra società (parlo di quella italiana) non è ancora pronta per certi “salti”, è inutile nascondersi dietro a delle ipocrisie. Oscar Wilde diceva: date alla gente una maschera e vi dirà sempre la verità .
    Grazie Tads per gli spunti che ci offri! Un’ultima cosa….. Questa ghettizzazione della normalità mi sta facendo veramente venire i nervi :mrgreen:

    • vero, è tremendamente irritante questa pedissequa aggressione alla “normalità”, mi fa piacere constatare che siano sempre più numerose le persone che reagiscono con veemenza di fronte a questa stortura sociale pianificata.

  6. Mi viene in mente che già nel ‘400 Guicciardini lamentava che gli Italiani pensano unicamente al loro “utile particulare”, intendendo con questo l’incapacità di guardare oltre il muro che circonda il loro orticello, in cui stare rinchiusi a oltranza anche se fuori si scatena il finimondo.

    In questo sì, mi sento di condividere la tua considerazione sull’ipocrisia nazionale, materia di cui pare sia intessuto il nostro vivere quotidiano. A cominciare dal valore delle parole.. cosa significano oggi “libertà”, “democrazia”, non siamo in grado di dirlo. In questo disorientamento generale, cosa vuol dire essere “normali” ?

    Io credo che si debba essere innanzitutto “se stessi”, la “normalità” è un concetto che lascio ai chimici: In chimica, la normalità (oggi abolita nel SI e dalla IUPAC, ma ancora largamente utilizzata nei laboratori) è una delle misure della concentrazione del soluto in una soluzione. Non ne conosco altre, di normalità.

    Ho fatto mia la citazione di Franco Basaglia: “Da vicino, nessuno è normale”.

  7. ciao Leonardo,

    speravo proprio che qualcuno tirasse fuori un’altra di quelle definizioni prive di significato razionalmente spiegabile… che significa “essere se stessi”???

    essere “normali” significa adottare un modus vivendi plasmato alle regole del vivere comune, io non ho niente contro i gay ma non ritengo “normale” che gli uomini copulino tra loro, tanto per fare un esempio, facciano pure ma nessuno può negarmi il diritto di dissentire né arrogarsi quello di accusarmi di miopia sociale

    spesso guardare oltre il giardino distrae da ciò che c’è nel giardino stesso, essere “normali” consiste proprio nell’affrontare i problemi altrui dopo aver capito i propri, altrimenti trattasi di ipocrita altruismo di facciata, se non di malafede conclamata.

    forse ti è sfuggito ma io NON sono affatto contrario ad una multietnicità, non sono d’accordo sul come si vuole gestire la cosa in questo Paese

    • Vedi, è il concetto di normalità che mi fa venire l’orticaria. Chi stabilisce che cosa è normale e cosa non lo è? Ci sono i limiti stabiliti dalla legge, per esempio, per chi ha una fede ci sono precise direttive morali.. anche per chi non ce l’ha esiste una “morale laica” che cerca, di volta in volta, di trovare le proprie ragioni e di esporle. Quello che non mi piace è l’idea di conformarsi ad una normalità imposta “perché lo vuole la maggioranza”, o più semplicemente perché nessuno ha la forza o il coraggio di esprimersi. Si preferisce il quieto vivere a un conflitto permanente: rinunciando per questo a potenzialità che restano inespresse.
      Era “normale” essere anticomunisti nell’America degli anni ’50 dominata da Mac Carthy, era “normale” mettere le brache ai cavalli nellìepoca vittoriana, in Inghilterra, per non scandalizzare i benpensanti con la vista delle pudende equine. Era “normale” avere la tessera del Fascio durante il ventennio, in Italia (se non l’avevi non potevi lavorare), ed era pure “normale” inneggiare a Mao Tse Tung mentre i monasteri tibetani venivano dati alle fiamme. In tutto questo, dimmi, cosa c’è di normale? E’ normale avere un Parlamento pieno di ladri, imbroglioni, corruttori e corrotti, adesso? Cosa c’è di normale nel nostro Paese? A me sembra che si debba andare coi piedi di piombo, prima di affermare di essere “normali”. Ciò detto, lungi da me l’intento di polemizzare con quello che hai scritto, ovviamente sei libero di scrivere quello che pensi (ci mancherebbe!) ma permettimi di esprimere questo (piccolo) dissenso. Grazie! 😀

      • il tuo dissenso mi stimola, sei libero di esprimerlo a prescindere dal suo essere piccolo o grande

        io non vedo potenzialità inespresse, a nessun livello, i gay hanno saldamente in pugno interi settori economici, gestiscono imperi ed esprimono il loro estro creativo, giustamente, massimo rispetto ma non hanno una sessualità “normale” (ho risposto a Mari in merito), non hanno il diritto di pretendere leggi di favore né quello di erigersi a casta, sono loro i primi a non voler essere normali.

        tutto quello che riguarda la questione immigrazione… in questo Paese non c’è niente di normale, se non il subire silente dei cittadini normali, scavalcati nei loro diritti da una politica incredibilmente ipocrita

        la normalità va oltre ciò che hai scritto, è una scuola di pensiero. Confondi l’essere normale con l’adeguarsi alle tendenze, perdonami ma questo è un errore che fanno in tanti.

  8. Leggo e rileggo…è ancora devo comprendere bene ….si parla di normalità …o di apparente normalità ( con il significato che gli dai tu) ….di accettazione ” di facciata” e di accettazione reale…mi sembra di capire che i gay non rientrano in questa definizione. Perché non è normale che copulino tra loro….
    Mio pensiero banale. Non sono costretta a dover etichettare necessariamente per anormale tutto ciò che prescinde dalla tradizionale visione di una società composta come l hai descritta tu…è a dirla tutta aborro più l infinita ipocrisia di chi tenta di fare il normale quando in realtà non lo è . Sono per la libertà individuale…lo sarò sempre, ovvio che non deve ledere la libertà altrui! Troppe persone conosco che ” predicano la normalità sul palcoscenico e poi dietro le quinte …..”
    É l ipocrisia che condanno….il fingersi altro da ciò che si é …. Alla fine ti dirò…che tendo a non etichettare mai….
    Un saluto ” normale”
    Mari

    • io parlo di una cosa ben precisa, gli italiani che fingono di accettare tutto in pubblico, facendo gli evoluti, e poi in privato danno di testa se si ritrovano in certe situazioni, vedi genero nero o figlio gay.

      a genova dicono: “è facile fare il buliccio col culo degli altri”, tanto per capirci.

      non etichetto né giudico. In questo blog si affrontano tematiche sociali dal punto di vista del territorio, è facile interpretare di pancia un post come questo. L’ipocrisia di chi si dichiara “moderno” ma non lo è equivale a quella di coloro che si dichiarano “normali” e poi in privato ne fanno di ogni… siamo d’accordo ma non capisco cosa c’entri col post.

      io non ne faccio una questione di diritti, preferisco analizzare la cosa più a fondo, il mondo gay non è quello che vogliono farci credere, esistono aspetti che molti fingono di ignorare. te la spiego con un capoverso che non ho pubblicato:

      “Ogni essere vivente è espressione di quattro funzioni base: “nascere, sopravvivere, riprodursi, morire”, istinto di sopravvivenza e riproduzione della specie, questo è “normale”. Una comunità gay è, tecnicamente, destinata all’estinzione, questo NON è “normale”. Lo è ancora meno il loro “complesso di superiorità” che si manifesta nel delegare agli eterosessuali (i normali) l’incombenza di procreare altri gay. Qualcuno mi spieghi cosa ci sia di “normale” in tutto questo. ”

      la psicologia definisce “normale” il comportamento guida adottato da una società, da una comunità, da una collettività. Alternativa all’anarchia assoluta è quel modus vivendi che tende a mediare le logiche sociali.

      i gay DEVONO avere i miei stessi diritti ma non possono pretendere di definirsi “normali”, infatti loro stessi fino a ieri si proclamavano “diversi”

      • 🙂 ti avevo scritto che leggevo e leggevo…ma non ero sicurissima…si io sono una di pancia hai ragione, motivo per il quale vengo spesso fraintesa.
        le tue ultime tre righe di questa risposta collimano con il mio pensiero..diciamo che ho esposto male il ragionamento che facevo sull ‘ipocrisia di chi si trincera dietro un apparente normalità…
        anche giù da noi esiste lo stesso detto…
        🙂

  9. stavo per commentarti “sono tutti gay col culo degli altri” ma vedo che mi hai preceduto. Comunque hai ragione e l’unico modo per sconfessare l’ipocrisia è farla toccare con mano.
    Stamattina vedevo l’intervista di una signora di LAmpedusa che aveva aperto casa sua ad un buon numero di migranti, per sfamarli e permettere loro una doccia…ecco questo è un esempio di non ipocrisia.

  10. Normalità, cos’è la normalità? E’ quello stato di cose che nel tempo è stato inculcato nell’animo umano, quando non c’era una certa conoscenza e cultura adeguata, quello stato di cose era accettato e chi trasgrediva dal pensiero comune finiva sulla gogna.
    Ora con la civiltà e con la libertà di pensiero, negli stati dove esiste una democrazia, non si punta il dito su nessuna categoria o perlomeno dovrebbe essere così. Eppure, come tu dici splendidamente, siamo un popolo ipocrita: ci trinceriamo dietro i concetti di amore per tutte le razze e riconoscimento della natura individuale, ma sotto sotto, non vorremmo mai avere fra i piedi il problema colore e tendenza sessuale. Occorre ancora del tempo: non siamo ancora completamente liberi dai precedenti pregiudizi.
    Io a parer mio giudico il comportamento, la moralità della persona, tutto il resto non conta.
    Buon proseguimento di giornata e complimenti per il post.
    un abbraccio
    annamaria

    • infatti…

      anni fa, quando ero ancora sull’altra piattaforma, ho avuto un “vivace” scambio di opinioni con un blogger gay, quando si è reso conto che gli avevo smontato, mattone per mattone, tutte le sue astruse teorie, gli è venuta una crisi isterica, mi ha definito “eteroimbecille” e mi ha pure bannato. Inutile dirti che io non l’ho assolutamente offeso né attaccato sul piano personale, mi sono limitato a fare delle considerazioni sulla annosa questione dei matrimoni, delle adozioni, delle leggi privilegio e della ostentazione (era il periodo in cui rivendicavano il diritto di mettersi a limonare per strada in pieno giorno, magari ai giardinetti davanti ai bambini) . Evviva la tolleranza 😀

      un abbraccio anche a te

  11. Non c’è peggior intollerante di chi si professa political correct.
    L’ipocrisia impera in Italia e nel mondo.
    In linea di principio io sono molto tollerante con tutto e tutti, però, spesso mi cascano le braccia quando sento parlare i politici italiani in difesa di questo o di quello. Poi quando li tocchi in casa, sono peggio degli altri. Hai presente il problema delle discariche? Tutti dicono di volerle… ma non vicino a casa loro.
    Ho trovato molto condivisibile il tuo post.
    Nicola

    • benvenuto Nicola,

      grazie per la condivisione, il problema delle discariche è emblematico, è vero, tutti la vogliono ma lontano da casa propria, come i campi rom

  12. Che posso aggiungere ? Nulla, mi trovi completamente d’accordo. L’ipocrisia pelosa di chi inizia il discorso dicendo “Non sono razzista, però loro sono diversi da noi, si vede” Innanzitutto loro chi? Perché la diversità ha tante facce, E poi si vede cosa? Il colore della pelle? Il mondo è pieno di colori. Sono omosessuali? E’ una scelta loro, non ho il diritto di giudicare. Sono Rom? Bene anche quella è una scelta ed io ho il dovere di rispettarla. Quando non vedremo più nell’altro la diversità, quando vedremo solo un nostro simile, allora saremo guariti.

      • Premessa: spero che WP sia di buon umore e pubblichi il mio commento al posto giusto.
        Sono tornata a leggere il tuo post e stavo riflettendo sulla normalità e sulla diversità. Quando ero bambina mia madre andava a lavorare presso una sarta e mi portava con sè. La sarta aveva una nipote che aveva due anni più di me e io passavo i pomeriggi a giocare con lei. Eravamo attaccatissime, ci volevamo un bene dell’anima. Ricordo che non giocavamo con le bambole, fingevamo di essere attrici e cantavamo, ballavamo, allestivamo piccoli show usando come costumi pezzi di stoffa rubati alla zia sarta. Eravamo come sorelle. Maria Teresa, così si chiamava, era un folletto, piena di gioia di vivere, di divertirsi. Finchè un giorno fui invitata alla festa di compleanno di una mia compagna di scuola. Chiesi se potevo portare un’amichetta, mi fu risposto che sì, naturalmente potevo, più bambini c’erano più ci si divertiva. Portai Maria Teresa, quando entrammo tutti ammutolirono e sul loro viso si dipinse una smorfia di stupore mista ad imbarazzo…..perché Maria Teresa era down. La madre della bambina ospite mi si avvicinò e disse:
        “Dovevi portare proprio lei?”
        “Perché” chiesi io
        “Ma non vedi che è diversa?”
        “No, siete voi che siete diversi, io e lei siamo uguali”
        Presi Maria Teresa per mano e tornammo a casa mia.

        Perché c’è diversità e diversità….

        • quando hai piacere di scrivere un commento lungo fallo come nuovo commento, altrimenti qui stringe.

          la “diversità” di un down non può e non deve essere assimilata alla “diversità” di un gay o di altre etnie.

          uno psicologo ti risponderebbe: gay, neri, islamici, ecc. ecc. spaventano/preoccupano, alcune patologie mettono a disagio.

          Qui a Torino c’è una istituzione chiamata Cottolengo, oggi è prevalentemente un presidio ospedaliero e un centro di assistenza a vari livelli, principalmente umanitario. Fino a qualche decennio addietro aveva “reparti” in cui venivano ospitati (rinchiusi) quelli “nati male”, storpi, malformati, gli stessi down e tutta quella varia umanità (proveniente da tutta Italia) considerata “di scarto”

          Ogni tanto ci dimentichiamo che fino a ieri avevamo centri come il Cottolengo (appunto), il delitto d’onore, io andavo già a scuola quando ancora si leggevano cartelli tipo: “affittasi alloggio NO a meridionali”, i sistemi educativi comprendevano punizioni corporali, le donne dovevano maritarsi vergini, ecc. ecc. E’ praticamente impossibile spazzare via con un colpo di spugna, in un paio di ricambi generazionali, secoli di costumi, usi e convinzioni discutibili. Gli Italiani, i “normali”, VOGLIONO cambiare, vogliono integrare, vogliono la libertà individuale ma non vogliono che tutto ciò venga imposto, la democrazia coatta è un ossimoro, questo è il senso del post, fermo restando gli interessi occulti a cui faccio cenno.

          credo comunque che oggi non esista in Italia un problema Down, già nelle elementari c’è integrazione, i down sono normali.

          • Dietro molti Italiani ” normali ” come li definisci tu, si nascondono persone che non fanno tanti distinguo. Che si tratti di neri, gay, down et similia non stanno a sottilizzare. Il diverso è diverso perché è fuori dalle nostre regole e fa paura, i neri per una ragione, i gay per un’ altra e così via.
            Passo in un altro momento per approfondire.

            • approfondisci pure, il mondo è pieno di coglioni, non sta a me rinsavirli, coloro che mettono down, gay e neri sullo stesso piano… farebbe bene ad andare da uno specialista

              il post affronta una tematica precisa, ben definita, se vogliamo sconfinare facciamolo pure… le problematiche di un down sono lontane anni luce da una evoluzione sociale che punta a stravolgere modus pensandi e vivendi che reggono da secoli

  13. Nono solo abbiamo già in bacheca la coppa del mondo dell’ ipocrisia ma stiamo anche viaggiando
    verso la luna e oltre per far conoscere il nostro trofeo
    Eccellente scritto e pensiero
    Mistral

  14. E’ noto che siamo dei campioni di bigottismo, e ,anche come hai ampiamente illustrato, è importantissimo che l’evento si verifichi distante da noi, perchè un conto è avere in casa il “problema”, un conto è averlo fuori e signoreggiarsi a paladini della normalità e assistenti spirituali, mentali e fisici. Della serie, è sempre meglio aiutare il prossimo a superare lo “shock” che esere aiutati. Poi succede anche a te, (me), ti guardi intorno, e chi hai sempre, in un certo senso, additato te lo ritrovi in casa. Mangia con te, parla con te, condivide i pensieri con te e ama tua figlia. E ti accorgi che anche lui ha un anima, un cuore, un sogno. E tutto l’allarme dell’intruso strano passa, tutto diventa consueto, tutto diventa comune. Forse dobbiamo essere messi difronte al caso, per mutare l’atteggiamento ostile nei confronti di chi reputiamo diverso. Chiaramente non tutti reagiscono come ho reagito io, però, spero lo facciano in tanti.
    “Granbelpost” , ma non ne avevo dubbi.

    🙂

    • il nuovo spaventa sempre,
      io ritengo sbagliato il “come” non il “perché”.
      tantissimi pregiudizi sono dovuti ad una pessima gestione dei cambiamenti sociali, forse dovrei dire ad una NON gestione

  15. Come si fa a …confondere il significato stesso del principio di uguaglianza?
    O meglio, l ‘uguaglianza chiede di dare cose uguali a persone uguali e cose diverse a persone diverse, proprio per garantire a tutti la libertà di vivere come ci si sente. Oggi l’ uguaglianza è solo schifosissima ipocrisia. Si continua a valutare e considerare solo le posizioni… ideologiche.
    Sono in tanti a far finta di non capire che essere uguali o diversi non implica l’identità, la vera si completa solo quando si rispettano e si proteggono tutte le differenze.

  16. Molto bello, ben scritto. Qualche giorno fa ho scritto su FB: “Il razzismo si nasconde in molti posti, ed in particolare nella frase: “io non sono razzista ma…” Sono razzisti, ad esempio, quelli che si dicono non razzisti ma sperano in ogni modo di cogliere in fallo la ministro Kyenge”. Perché? Per vedere le reazioni, e ne ho avute. Alcune piccate e non poco, come di gente che si sia sentita chiamata in causa direttamente.

    PS: personalmente, non ho un parere preciso sulla ministro.

  17. la Kyenge ministro mi ricorda la Mendez miss Italia… due cazzuolate di ipocrisia spalmate sulle crepe di un problema che nessuno vuole affrontare e risolvere

    non ho niente di personale contro la Kyenge, forse sarò stato distratto ma non mi risulta che in questi mesi, oltre che presenziare in ogni dove, abbia tirato fuori dal cilindro qualche proposta degna di nota.

    • Non posso che essere d’accordo con te, non serve a nulla mettere una Kyenge qualsiasi per far vedere al mondo che siamo un Paese assolutamente immune dal razzismo, se poi non seguono fatti conncreti.
      Questa potrebbe essere ipocrisia pelosa.

  18. Ormai, ipocrisia, perbenismo, buonismo la fan da padrone.
    Tanti agnellini, si, che sotto sotto son lupi, ovviamente senza offesa sia per i lupi che per gli agnellini.
    Un caro saluto.

  19. Il tuo post si presta ad essere ampliato perché è come un sasso gettato nello stagno. Tu hai centrato un problema, i neri e i gay, ma i cerchi si allargano ad altre categorie, perché? Perché il problema di fondo è uno solo, la paura per il diverso. Diverso perché di un’altra razza (di solito sono neri ma possono essere anche provenienti dal medio oriente, anche cinesi). Prova a pensare quante/i badanti ci sono, filippini, rumeni ecc. vivono nelle nostre case, ci fidiamo di loro e tutto farebbe pensare che è tutto a posto, sono perfettamente integrati e noi siamo i primi a considerarli come noi. Però basta che tua figlia te ne porti in casa uno come boyfriend che cominci a metterti dei pensieri. E se ti viene fatto notare che proviene dallo stesso Paese della badante della nonna, tu rispondi “che c’entra? Come badante può andare, come boyfriend è un altro discorso”
    Lo stesso vale per il gay, si può arrivare ad avere amici gay o lesbiche, per carità, sono simpaticissimi, ma prima di presentarli ai miei figli, bè pensiamoci bene.
    Quando io e Maria Teresa eravamo amiche correva l’anno 1978 e io avevo 8 anni. Tu dici che adesso i down sono normali. Ho due figli che 14 e 11 anni, col secondo abbiamo avuto episodi di bambini down nella loro classe. Tutto normale a parte il fatto che alcune mamme hanno tolto i loro figli dalla scuola perché non volevano che frequentassero i down.
    Quindi tu dici che gli Italiani normali sono disposti a accettare cambiamenti, ma lo vogliono fare in piena libertà. E’ senz’altro così, ma non sai quanti si nascondono dietro questa affermazione ma in realtà il loro bisogno di libera scelta nasconde una paura antica che magari neppure loro sanno di avere, paura del diverso, qualsiasi diverso, paura ancestrale che ci portiamo dentro tutti, abbarbicata alla nostra memoria. E questo te lo dice una psicologa.

    • questo commento è un po’ l’esegesi del mio post, è quello che ho scritto io, seppur con qualche distinguo, l’ipocrisia impazza, ovviamente ci sono anche innegabili nobiltà d’animo.

      sei una psicologa?
      Bene 😀

      TADS

      • Mi manca il tempo per mettere tutte le carte in tavola, per cui devo sintetizzare ed inevitabilmente finisco per ripetere cose già dette, seppure in modo diverso. Sempre meglio di uno stringato “concordo con te”. E poi la farei troppo lunga, l’argomento è ghiotto, ma dopo finirei strozzata dalla “cravatta”.
        Sì sono psicologa, ma non mi piace che si sappia in giro. Quando esco dallo Studio lascio il camice appeso alla porta.

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