“God save my shoes”…

DCF 1.0

Recentemente Rai5 ha mandato in onda “god save my shoes”, un “documentary movie” spacciato per approfondimento “storicoculturalpsicosociologicoerotico” sul rapporto “donna/scarpe”. Velleità eccessive, invero trattasi di un marchettone pubblicitario costruito ad hoc sui due “rovina piedi” più famosi ed esosi al mondo, Manolo Blahnik e Christian Louboutin (è stato citato pure Salvatore Ferragamo). Il cortometraggio non esce dagli schemi interpretativi stereotipati ma offre diversi spunti di riflessione, a cominciare dal triangolo feticista composto da “uomo/scarpe/donna”, un mix di sesso, vanità e provocazione che nasce proprio nella mente degli stilisti (ovviamente maschi, prevalentemente gay).

Le scarpe in questione coprono il mercato della “middle age” (troppo costose per le ragazzine e troppo pericolose per le attempate). Business nel business, corsi per imparare a camminare ad alta quota adottando una postura che valorizzi tutto il corpo (gambe, culo, mammelle, acconciatura), sì, le suddette creazioni necessitano essere calzate a tutto tondo, più che altro nella testa. Tra le intervistate anche una nobildonna “filantropa”, circa 1.400 paia nella scarpiera, che ha tenuto una piccola lezione sul come incedere, ancheggiare, petto/culo in fuori e testa alta (è tutto un ondeggiare), particolarmente impegnative le scale, ha pure scimmiottato la “camminata” delle coatte, da evitare ASSOLUTAMENTE. Siccome parliamo di scarpe “estetiche” sprovviste di ogni minima funzione pratica, è d’uopo ridurre al minimo indispensabile la deambulazione.

Il feticismo del piede è certamente il più antico e diffuso (quando Romolo e Remo ancora ciucciavano il latte dalla lupa, in oriente il piede era già considerato elemento fondamentale della bellezza femminile), gli estrosi stilisti in auge hanno “sdoganato” modelli che appartenevano all’universo BDSM, tacchi, zeppe, cinghietti, lacci, vezzose decorazioni ma anche borchie chiodate (killer shoes), Si direbbe che l’avvenenza sia sinonimo di sofferenza, dalle calzature costrittive degli antichi imperi del sol levante ai corpetti stronca-fiato delle corti Europee, fino alle attuali shoes. Quando ci troviamo in situazioni tipo vernissage, prime teatrali/cinematografiche, inaugurazioni o feste varie, notiamo nelle donne una fredda altezzosità, d’acchito verrebbe da pensare che “se la tirino”, in realtà le meschine cercano di mascherare il supplizio che stanno vivendo. Scarpe scomodissime, autoreggenti che scendono, il perizoma che si infila nel culo, reggiseni che stringono, non mangiano perché hanno paura che qualcosa rimanga attaccato ai denti, non bevono per non andare a pisciare in continuazione, elargiscono sporadici sorrisi modello “paresi”… ma che è… una festa oppure un funerale???

Nel film qualcuno ha definito le scarpe femminili un indumento intimo, come la lingerie, su questo concordo in pieno, un indumento intimo visibile a tutti, ostentato senza lasciare niente all’immaginazione, non lo si scopre una volta raggiunta l’intimità, nemmeno lo si può intuire come i gancetti del reggicalze o il bordo delle autoreggenti sotto un vestitino aderente, niente di ciò, le scarpe sono in “vetrina” e quindi devono provocare senza poter contare sull’effetto sorpresa.

In una intervista montata a segmenti la solita, immancabile, psicologa di turno ha sciorinato una serie di insulsaggini ma in mezzo ci ha infilato, sicuramente senza volerlo, un messaggio subliminale degno di nota, le scarpe estetiche attestano una sessualità attiva, né tendenze né perversioni, semplicemente un: “sono una femmina praticante”. Personalmente credo che la capacità di trasformarsi appartenga a quel sentiero onirico in grado di creare appetiti: “posso essere così e quindi anche ragionare così”. Trucco, look, scarpe e postura incerta (fammi stare in piedi il meno possibile) propongono una Jessica Rabbit momentaneamente reale.

Altra teoria stuzzicante è quella che attribuisce la paternità (maternità) dei tacchi a spillo al pensiero femminista (stiletto=pugnale, arma bianca non solo metaforica), un coltello che aumenta la statura, pareggia lo sguardo e sfida l’uomo… insomma, un po’ forzato come concetto ma accettabile. Elucubrazioni che danno una spolveratina intellettuale a una realtà stucchevolmente banale: “il tacco 15 slancia, alza il culo, mi dà un’andatura da fatalona e poi il vestito mi cade meglio”, detta così sarebbe troppo da frutto periferico, meglio fingere di sacrificarsi per cause più nobili. Fatto salvo il fatto che è sempre e comunque primariamente una questione tra donne, quanti uomini sono in grado di riconoscere un paio di “Louboutin” a distanza di metri??? Quanti uomini sanno calcolare l’altezza effettiva di un tacco??? A dirla tutta… moltissimi trovano irrilevante anche decodificare/frammentare le pulsioni estetiche, per contro, l’esigua minoranza in grado di farlo tende a vedere anche ciò che le donne non vorrebbero si vedesse.

Tullio Antimo da Scruovolo

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39 thoughts on ““God save my shoes”…

  1. Accidenti non sono una donna sexy a sentire sta banda di psicotici…il tacco 12 lo metto solo per giocare nell intimità’, per il pubblico tacchi bassi o medi scarpe comode e classiche…ed anche da ginnastica di tutti i colori!…mah….

  2. Ma che bel post intrigante! Ho visto anch’io quel “marchettone pubblicitario” e mi è piaciuto moltissimo. Ho una sorta di venerazione verso le scarpe, oggetti affascinanti da cui sono attratta compulsivamente. Belli da vedere, toccare, odorare…..non necessariamente da indossare. Le posizionerei in bella mostra sugli scaffali della libreria, le appenderei al muro…insomma x me assoluto oggetto di culto. Solo gli “zeri” spesso mi frenano dall’acquisto, va da se che nel mio piccolo ne ho un discreto numero, ….. Quasi da vergognarsi…. 😦 la donna è frivola ha bisogno di un paio di scarpe che si abbini con una camicetta, un altro con una gonna e perché no? Anche con lo smalto sulle unghie eccc. Ah poveri uomini…. Che tristezza vedere nei negozi gli scaffali con le scarpe maschili: tutte nere, marroncine… Qualcuna con il cinghietto, altre con le stringhe….. Che monotonia…. 🙂

    • infatti parlavano proprio di oggetto di culto, un culto che vale il 60% del fatturato mondiale delle calzature (il 40% restante è suddiviso tra uomini, bambini e ragazzi)

      è vero, le scarpe da uomo, soprattutto quelle classiche, sono poco briose 😀

  3. Provo una forte antipatia per le calzature che costruiscono il fisico. Alzano il culo, slanciano il fisico e quanto altro. E questo barare mi da ai nervi. Ma anche no. In effetti me ne frego altamente, al più apprezzerò una forma col beneficio del dubbio. Conscio che ci sia il trucco.

  4. Condivido il commento di Rocco.
    Se dovessi scegliere preferirei i “feticisti” che adorano i miei piedi e non le scarpe. 😀
    Mi costerebbe meno e mi sentirei più gratificata! 🙂

  5. Ciao Tads
    Ottimo argomento. Complimenti.
    Proprio stamattina, in via Etnea (CT) ho visto una donna con tacco 15.
    Credimi una poesia. Si muoveva con una sinuosità incredibile.
    Lei era “bona”, ma l’oggetto d’attrazione erano proprio le scarpe o il tacco a spillo.
    A volte mi chiedo: cosa sarebbe il mondo senza le “scarpe a spillo: tacco 15?”. 😉

    una stretta di mano. Edo

    • bentornato Edo,
      sarebbe un mondo rasoterra 😀

      certo il tacco alto, soprattutto se a spillo, è tremendamente sexy, una bella scarpa e una bella calza esaltano gamba e resto, impossibile negarlo

  6. …. 😦
    Niente…gli stivali non fanno proprio lo stesso effetto… Mi rendo conto…ma io il tacco 15 non ce la faccio. Beh magari con il plateau si, si con il plateau ce la faccio. 😀
    Però Non ce la faccio di certo a comprarmi le marche citate :mrgreen:

    Ma quale è quella cosa che l’esigua minoranza di uomini riesce a vedere e che le donne vorrebbero non si vedesse?

    • rispondere alla tua domanda è un pochino complicato e un tantino impopolare ma ci provo lo stesso

      immaginiamo due strafiche in una situazione “top” (di classe, non volgare da balera), un uomo che appartiene alla esigua minoranza capisce perfettamente, anche in breve tempo, chi tra le due continuerà ad essere bella anche al mattino dopo e chi si trasformerà in cessa

      esiste anche una scienza orientale in grado di individuare predisposizioni sessuali osservando parti anatomiche, polpacci, avambracci, mani, orecchie, mento, piedi, spalle e altro. Questo rende vulnerabili le ignare donzelle.

      • Capisco l’impopolarità 🙂
        Però mi vien da pensare che sia anche in un certo senso un vantaggio da entrambe le parti,intendo dire che se queste due parti della mela si incontrano allora è un bene!
        Non so se mi sono spiegata 🙂

        Questa scienza orientale di cui parli non la conosco. Mi viene in mente però l’analisi bioenergetica che studia il corpo, la sua forma , il movimento etc, e ne deduce le stesse caratteristiche di cui parli tu, ed anche altre.
        Iniziai ad conoscere questo mondo della bioenergetica tempo fa quando un ragazzo mi parlò più o meno di questo stesso argomento

        Grazie per la spiegazione.
        🙂

        • non sono molto documentato sulla bioenergetica (l’ho studiata poco), credo comunque, anche per motivi cronologici, sia una elaborazione della scienza orientale di cui ho parlato, scienza nata, se non ricordo male, svariati secoli addietro.

          ti sei spiegata benissimo, concordo.

  7. Sexy il tacco a spillo, se portato bene. Un po troppo da strip-tease di second’ordine certi sopralzi stile trampoli, che donano quell’andatura traballante. Ma quando li vedo ai piedi di colleghe d’ufficio… Otto ore con quelle cose ai piedi? Meno male che non si sono affermati i tacchi da uomo (almeno per ora).

    • combatterò sempre contro i tacchi per uomini, già mi stanno simpatici come una puntina da disegno nella scarpa quelli che si depilano e cospargono di cremine, figurati i tacchi 😦

  8. Dunque, dunque, i tacchi a spillo, quelli attuali sono esageratamente alti, una tortura penso. Io non li porto, non ci riesco e tra l’altro non potrei: ho una discopatia lombare. Preferisco scarpe con zeppe medie e se proprio devo, in circostanze particolari indosso scarpe eleganti che abbiano un tacco di un’altezza sotto i dieci cm, diciamo massimo sette. L’eleganza secondo me ha dei canoni da rispettare, non tutte possono indossare scarpe altissime, dipende da molti fattori: statura, corporatura, età, e poi la vera classe la si riconosce nella sobrietà. Quelle provocazioni squallide e volgari non appartengono alla classe e alla raffinatezza.
    Interessante post, arguto e accattivante.
    Buon fine settimana
    cari saluti
    annamaria

  9. ciao Annamaria,
    tra le pieghe ironiche di questo post si cela una domanda/riflessione, siamo poi così sicuri che i suddetti “scarpari”, gestori del “feet-look”, non abbiano individuato semplicemente nel costo il sottile filo che divide la classe e l’eleganza dalla volgarità???

    buon week end anche a te

  10. Buongiorno Tads.
    Colpisce intanto il bel quadro che hai postato. Chi è l’autore di quel piede tanto superbo quanto infernale? Mi pare di scorgere parecchi elementi di biblica memoria.
    Ah, quanto può costare In soldi e in sofferenze la seduzione! Sembra, inoltre, che riescano a sedurre solo capi strafirmati e quindi costosissimi mentre è certo che una scarpa tacco 12-15 , firmata o meno, massacra il piede.
    La scorsa settimana dissi al podologo che, essendo ormai guarita la tendinite, avevo deciso, seppur gradualmente, di tornare al tacco medio- alto, anche se grosso e comodo ( non so camminare sui tacchi a spillo) e lui mi rispose che sarebbe stato felice che io lo facessi così sarei stata sempre più costretta a recarmi nel suo studio…
    Una bella ed elegante calzatura può indubbiamente aiutare il corpo femminile e certa fantasia maschile. Può però bastare un tacco 9 o anche meno perchè la seduzione, se una donna decide di metterla in atto, avviene anche per altre vie e nonostante le ballerine o le infradito ai piedi (eccezion fatta per le espadrillas e gli stivali a tronco che sono orribili su qualsiasi corporatura ed andatura).
    Ciao,
    Marirò

    • ciao ili6,
      hai fatto centro, il quadro appartiene a una serie che raffigura i sette vizi capitali, questo è “la superbia”, l’autrice è “Valeria”, una mia commentatrice.

      il tacco 9 è già un bel “camminare”, è vero che la seduzione non passa solo attraverso le calzature però è altrettanto vero che la scarpa è uno degli accessori più seduttivi

      comunque aspetti accattivanti a parte pare che le donne abbiano un rapporto particolare con una certa tipologia di scarpe, qualcosa che va oltre gli uomini, l’invidia e addirittura l’esibizionismo.

      Mi ha fatto piacere averti qui.

      • Non volevo assolutamente essere curiosa sull’autrice del quadro. Mi piace l’arte pittorica e mi piace anche accompagnare i miei post con quadri più o meno famosi che mi comunicano qualcosa dentro. Ma indico sempre l’autore. Complimenti a “Valeria”.
        le donne abbiamo la fissa delle scarpe (io no) e delle borse (io sì). L’origine per entrambi gli accessori è tutta da interpretare.
        Grazie,ciao.

        • credo che Valeria sia lusingata dalla tua curiosità, anche io cito sempre gli autori dei quadri ma non cito mai lei, eppure siamo amici… mannaggia a me 😀
          Prometto che in futuro lo farò.

          ecco… quello delle borse è un altro argomento sul quale si potrebbe scrivere un romanzo :mrgreen:

        • Ti ringrazio sei molto gentile !
          Ti assicuro la mia fissa x le scarpe è pari a quella delle borse. Quest’ultime non le butto mai, neanche quando non ne possono più …. Le appendo e le utilizzo come portaqualsiasicosa…. 🙂 🙂 🙂

          • Figurati Valeria, piacere di conoscerti e ancora complimenti. Quindi il quadro indica la superbia, metaforicamente rappresentata con l’altezza di quella scarpa, ma anche con la bellezza della gamba e con la raffinata sensualità della calza e del pellame della calzatura. La superba bellezza che intriga, che seduce, che annienta i vari Adamo. E le fiamme dell’inferno son lì vicine…
            (Sono un’insegnante e mi sono sempre rifiutata di raccontare agli alunni la storiella di Adamo ed Eva….)

            eheheh…anche io. Pensa che una mia vecchia borsa di paglia è diventata un comodo portavasi di erbe aromatiche mentre un’altra in costosa pelle azzurra ora è appesa in bagno come beauty-case. Eh sì, siam “diaboliche” (con le borsette) 🙂

  11. Li amo, mi stravolgono, e se posso, non li faccio togliere nell’intimità. Naturalmente il tacco non è tutto, guardo anche altro, ma è l’inizio dell’enfatizzazione del mio cervello.

    🙂

  12. Ho paura di calzare un tacco così , ci tengo alla salute fisica e mentale
    E se il caso ci porta a passeggiare in certe zone, col tacco 15, corriamo anche il rischio di qualche equivoco
    Ciao, a presto e baci
    Mistral

  13. Mah che dirti, io passo dalle ballerine al tacco, 10 cm non di più e tassativamente senza zeppa o plateau come dir si voglia, a secondo delle situazioni ma soprattutto da come mi gira…
    Però in una persona, uomo o donna, ho sempre guardato le scarpe e mi sono trovata a pensare su certe attitudini che potessero avere…
    E’ un po’ come la gestualità ed i tratti somatici.
    Le scarpe parlano di noi! 🙂
    Un saluto.

      • No, non è vero! le scarpe parlerebbero di noi se nel tempo non sopraggiungessero tendiniti, calli, alluci valgo, unghie incarnite. ecc…
        Che poi tutte ‘ste cose arrivano “grazie” alle diaboliche scarpe usate! Quindi le scarpe parlano dei nostri piedi, non di noi.

        oh, mica soffro di tutte queste cose, eh! Solo di alcune, mannaggia!

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