depressione, sesso, strizzacervelli e terapia d’urto…

strizzac - Copia

“Ci sono persone che amano l’alba, altre il tramonto, altre ancora il sole di mezzogiorno, esistono anche individui che vivono nel buio perenne terrorizzati dalla luce. Dove non c’è luce non c’è vita, non c’è natura, non c’è l’arte di esistere”

La psicanalisi ha origini mitteleuropee ma il vero laboratorio di sperimentazioni, spesso tragicomiche, sono gli States, attivissima fucina di terapie innovative. Gli Yankees hanno il cervello incasinato da una moltitudine di fattori, tra i quali l’essere costretti ad interpretare, seppur non alla lettera, la metonimia della tragedia greca classica, quella in cui ogni soggetto sgomita e combatte per affermare la propria individualità nella comunità di appartenenza, perfettamente conscio di dover pagare pegno, pegno meglio conosciuto col termine: “strizzacervelli” (ciò che si vede nei film americani corrisponde alla realtà, molti apparati pubblici e aziende hanno psicoterapeuti a libro paga e spesso le “sedute” vengono imposte dai superiori).

Il vecchio Sigmund sosteneva che la causa di un disturbo psichico non fosse un deficit bensì un “duello” tra “energie opposte” (nel tempo questo “scontro” è stato ribattezzato in vari modi), quindi non una carenza ma una “lotta” tra “istinto e controllo” (ego vs superego). La depressione nasce proprio da questo “urto” ed è causa di scompensi neurovegetativi. Da Freud a venire sono “spuntate” una infinità di terapie “creative”, alcune delle quali importate in Italia. Nel nostro Paese non esistono ancora “grandi numeri”, siamo un popolo poco destabilizzato, per meglio dire, lo eravamo fino a ieri grazie ad alcuni “valori base” come il lavoro sicuro, il concetto di famiglia/ormeggio, la tendenza ad essere stanziali, etc. etc.

Ci fu un tempo in cui ebbe un effimero periodo di notorietà la famigerata “TERAPIA D’URTO” (ipotizzata da qualcuno ma fortunatamente testata da pochi), “terapia” basata su un principio teorico molto elementare nel suo essere contorto (evviva gli ossimori), provocare reazioni negative per ristabilire equilibrio e “pace” nel dualismo di cui sopra. Detta alla “bar sport”… fare incazzare la parte “debole” al punto tale da intimorire quella “forte” per indurla alla cessazione delle ostilità. Paziente: “dottore mi sento una nullità, nessuno mi considera”, Dottore: “sì è vero sei una merda che non vale un cazzo…”. Questa “mandrakata” è stata bocciata dalla psicoterapia tradizionale per il fondato timore che i suicidi superassero le guarigioni, è stata però adottata, con le ovvie “personalizzazioni”, da molti guru particolarmente bravi nel manipolare le menti dei propri adepti al fine di liberarli da “negativissimi” e “dannosissimi” beni materiali.

Torniamo a noi,  pare che una considerevole percentuale di donne, abbondantemente negli “anta”, si rivolga ad un analista per lenire pene d’amore (siano esse vissute o agognate) e meglio affrontare la decadenza anagrafica. A una certa età non si hanno più progetti a lunga scadenza, bambini da crescere, velleità di carriera e nemmeno mariti ancora capaci di creare smottamenti. La maturità (chiamiamola così) sopraggiunge spalleggiata da due agguerriti sgherri: “specchio e bilancia”, ai quali si contrappongono due “neobisogni” altrettanto agguerriti: “pareggiare i conti con l’amore e con il sesso”. Superfluo evidenziare che per soddisfare i “bisogni” sia necessario abbattere gli “sgherri”, eccoci di nuovo allo “scontro” interiore di concezione Freudiana. Gli appetiti tardivi delle donne normali, magari non bellissime, sono giustificati da una vita morigerata passata ad adempiere doveri, quando le rivendicazioni dei “bisogni” prendono a riecheggiare nella mente… l’esistenza diventa un labirinto..

Le forme depressive che affliggono le suddette sono particolarmente difficili da guarire, ho parlato di donne “normali” che hanno dedicato la vita a famiglia e lavoro, persone penalizzate da un background ridotto all’osso. L’assenza di esperienza acuisce timori, ansie ed eleva il rischio di commettere errori destabilizzanti. In questi casi potrebbero funzionare i criteri della “terapia d’urto”, far leva su quei sensi di colpa socialmente vissuti come valori (“ho fatto tanto per gli altri pensando poco a me stessa”). Stimolare pulsioni capaci di invertire totalmente la lettura del proprio essere è un cimento impegnativo, ancor di più lo è il dosare la “scossa”. In genere lo psicoterapeuta, per motivi etici poco condivisibili e molto discutibili, tende più ad ammorbare le pulsioni che alimentarle. Una donna matura che si appresta a tranciare il cordone ombelicale dalla morale standardizzata, spazzando via i problemi creati dalle regole, spaventa la società.

I bollori in età da “ricrescita”, germogliano in verdi radure vissute come ultima partita per vincere il torneo della vita. Per quanto le pulsioni sessuali possano essere di natura ormonale, la donna NON geneticamente zoccola, sente il bisogno di convogliarli ed esprimerli/appagarli all’interno di un do ut des emotivo, sentimentale. Approccio nobile ma insidioso che aggiunge alla già difficile gestione della carne quelle della mente e del cuore. Sulle donne che reprimono e/o fingono di ignorare questo passaggio si potrebbero scrivere lunghe pagine, sintetizzo. Se chiedete loro il perché di tale “rinuncia”, nonostante evidenti segnali di irrequietezza, riceverete in risposta SEMPRE motivazioni riferibili all’assunto: “vorrei ma non posso”.

Deriva taciuta ma frequente, è quella strana forma di innamoramento che le pazienti vivono nei confronti dell’analista. Egli è vincolato al segreto professionale come un prete ma è un maschio praticante, l’unico al quale sciorinare la propria essenza senza sentirsene in qualche modo ricattata (fiducia), elemento determinante. Sostanzialmente è il “ginecologo” della mente, scava nelle intimità occultate al resto del mondo, rassicura ed è vissuto come una guida, un solutore di problemi, un punto di riferimento. La presunta non seduttibilità del terapeuta agevola alquanto la “caduta”.

Per gli uomini è tutto molto più terricolo, i maschi hanno un solo vero incubo, l’impotenza, se non è generata da patologie psichiche il problema è superabile con “aiutini” chimici. Esiste anche un ostacolo culturale, togliersi la maschera da “macho” per “spogliarsi” di ogni sicurezza di fronte a un analista, men che meno se donna,  non è peculiarità dei popoli latini. Ce lo insegna la storia, potere e denaro trasformano i rospi in aitanti principi, con buona pace degli “strizzacervelli”.

Tullio Antimo da Scruovolo

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42 thoughts on “depressione, sesso, strizzacervelli e terapia d’urto…

  1. Ci sono depressioni e DEPRESSIONI. Inizialmente si pensava fosse un disagio solo, psicosomatico, psicologico; un’ insieme di complessi forse causati da una scarsa autostima, paure eccesive, ansie immotivate, drammatizzazioni inutili e quant’ altro!
    Anni fa un neurologo, con grande abilità e intuizione ha riconosciuto il “male dell’ anima” , ossia la depressione cronica, come una vera malattia neurologica!
    In poche parole al vero depresso manca la serotonina! La serotonina è solo un semplicissimo neurotrasmettitore che regola il “tono” dell’umore, ma non solo, stabilizza i vari squilibri, causati dalla stessa (depressione), come le ossessioni, manie, fobie, perversioni eccetera.
    Tuttavia, non esiste, o forse solo nell’ospedale di genova,( mi era stato detto anni fa), un esame, nemmeno strumentale-specifico che dimostri scientificamente la mancanza di questo neurotrasmettitore. Si procede ad esclusioni quindi…come sempre! 😦
    Ci sono, oggi , in commercio vari farmaci che danno….diciamo ” l’ input” alla serotonina.
    Tutto dovrebbe procedere, abbastanza bene, pregando, sulla professionalità (e capacità) del neurologo nel scegliere il farmaco giusto , ma soprattutto il dosaggio è determinante! Dopo i primi segni di malessere dovuti solo agli effetti collaterali iniziali, ho visto persone rinascere, stare bene, e alcune sono addirittura guarite!
    Sinceramente, le altre …”depressioni” le ritengo di “serie B” , credo che sono solo problemi di …personalità o caratteriali, vizi e vizietti, il volere troppo, l’ insoddisfazione (anche a priori) di tutto ciò che circonda l’infelice …dalla nascita in poi!
    Insomma, l’incapacità, quasi totale, di usare l’intelligenza, quella poca, non ne serve molta, in verità per vivere se non felici, quanto-meno sereni!
    Non ho capito , nello specifico, in cosa consistono, per te, le cosiddette terapie ” d’ urto” Sono devastanti! Io sono contraria, se non per le forme maniacali o psicosi gravi.
    Notte 😀

  2. Non ho mai pensato di andare dallo psichiatra per problemi di sesso o affini…ci sono andata quando ho sofferto di anoressia ma sono stata molto fortunata .era un uomo Dell età di mio padre molto intelligente e di grande aiuto.non mi guarì ma mi mostrò la strada da percorrere e questo e’ già vincere su tutta la linea.( battutaccia 🙂 mah…bisogna lavorare su di se sempre con umiltà ascoltare e non giudicare fino a sicurezza completa .se chiedi aiuto bisogna cercare di essere obiettivi e propositivi.in tutte le cose vale quest assioma.poi che senso ha per un essere umano cercare di recuperare ‘ il tempo mal impiegato o perduto’ se non comprendendo che e’ andato.tu puoi fare tutto ma venendo a patti doverosi con il presente ed il …passato. ( oggi sono molto maestrina non trovi?:-) un caro saluto!

    • carissima “maestrina”,
      condivido ciò che hai scritto, comunque (per la precisione) lo psichiatra è diverso dallo psicologo, i primo cura le psicosi e l’altro le nevrosi, differenza sostanziale.

      • Ne sono consapevole ed è’ una doverosa precisazione. Inoltre lo psichiatra può prescrivere farmaci che lo psicologo non può in quanto non è’ un medico come il primo.ti devo confessare che io preferisco gli psichiatri pur non avendo mai preso altro che la …melatonina per dormire! ..secondo te un buon libro un amico due salti un bicchiere di rosso e due fette di salame non è’ meglio di loro?? 🙂

  3. Ciao Tads…. Bellissimo l’aforisma iniziale 🙂 anche se, permettimi una battutaccia, con i prezzi delle bollette mi sa che sempre più persone saranno costrette a stare al “buio”…..
    Questa sorte di “rivendicazione” femminile piuttosto frequente, non ci sarebbe se ogni donna potesse vivere in modo equilibrato. Cercò di spiegarmi. Non ci si può per tutta la vita farsi succhiare tutto il sangue da mariti, figli, casa e lavoro …. per poi arrivare ad una certa età e accorgersi che non si ha fatto nulla per se stesse. Questi “tempi” bisogna ritagliarseli con la forza e non rimpiangerli quando oramai non se ne ha più l’energia 🙂 🙂
    Sono le donne a finire in analisi più spesso perché è la società e l’educazione familiare a inculcarti il concetto che, come donna, sei più debole e devi immolare la tua vita al benessere dei familiari che ti circondano…..anche se non è giusto alla fine finiamo x crederci e quindi i rimpianti post “anta” sono assai frequenti….. Sigh 😦

  4. Ora dovrei cominciare a preoccuparmi di problemi che ancora non ho. E di fare psicanalisi preventiva. Ma anche no. Penso che per ora mi limiterò a sfogare lo stress e le insicurezze come ho sempre fatto.

  5. Specchio e bilancia!
    Prima degli anta – dopo gli anta…
    Sempre direi! Almeno per me!

    Dovrebbe diffondersi anche in Italia l’usanza del terapista sul posto di lavoro, ah sì, io ne farei un gran uso.
    :mrgreen:

    • anche io sono favorevole allo psicologo “aziendale” (pubblico e privato), temo però che i tempi non siano maturi, difficilmente i sindacati accetterebbero un simile “schedario”

  6. Per quanto leggo, e in questi quasi specifici casi, non dovremmo crescere mentalmente. Rimanere come bambini, e agire secondo la loro spontanea naturalezza, potrebbe essere una ricetta antidepressiva. Invece cosa succede? Con il passare degli anni, reprimiamo quelle meravigliose libere sensazioni dandole in pasto a delle regole bigotte. Molti individui sono forti e bypassano il periodo impegnando il sentimento, e il sesso, con una falsa felicità o con la rassegnazione, altri, ivece cercano rifugio nel dottorato vario. Io ho trovato la mia personale soluzione. Una bella bambola gonfiabile.

    😀 😀

    • una bambola gonfiabile…

      1) non ha mai mal di testa
      2) non lo fa venire a te perché muta
      3) non costa in regali, cene, week end
      4) è puntuale agli appuntamenti
      5) non ti risponde quando la sgridi
      6) non ha sindrome pre/durante/post ciclo/menopausa
      7) non porta in dote suocera scassaballe
      8) non ingrassa, non dimagrisce, non invecchia
      9) non racconta alle amiche i cazzi tuoi
      10) dove la metti sta

      bravo Re, una scelta saggia :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

  7. Conosco quel tipo di depressione: ne soffriva la mia mamma che subì un lungo calvario, intervallato da ripresa, lungo circa diciotto anni. Mia madre era una persona brillante, intelligente creativa e amante dell’arte in tutte le sfaccettature, suonava anche il pianoforte avendolo studiato da ragazza. I suoi problemi affondavano le radici nell’infanzia seguita dall’adolescenza ,giovinezza e maturità, una famiglia la sua che sarebbe stata idilliaca se non ci fossero state le due guerre. Visse da bambina con i nonni e in seguito con un padre artista, eclettico che quando tornò dalla prima guerra mondiale aveva pensieri mondani e artistici, ti lascio immaginare tutto il resto. Poi entrò in campo la seconda guerra che le tolse il marito sin da subito, mio padre ritornò in patria ammalato e diverso da come lei se lo ricordava, bene mi fermò:qui ci sarebbero altre situazioni dolorose che fecero avere il crollo interiore a mia madre, le varie terapie depressive non riuscirono a toglierle i ricordi penosi, infatti mi diceva sempre che quei ricordi la ossessionavano e poi subentrò il deperimento della vecchiaia. La depressione è un male dell’anima che debilita tutto il corpo ammalandone gli organi vitali, quello che successe a mia madre. Serve oltre ad una terapia mirata, tipo ansiolitici, molta comprensione e amore familiare. Per il resto del post, le frustrazioni pregresse che riaffiorano dopo potrebbero essere sconfitte: se c’è la salute con un po’ d’impegno e mancando i figli si può fare volontariato, isolarsi e pensare è sempre negativo.
    Come sempre un post interessante.
    Buona giornata e un caro saluto.
    annamaria

    • ciao Annamaria,
      testimonianza toccante che bilancia la neanche tanto velata, amara, ironia del post. In realtà io miro a mettere in risalto un disagio diffuso che penalizza le donne, la gogna morale non conosce progresso, non inneggio all’imbarbarimento dei costumi, sia chiaro, semplicemente auspico una dovuta tolleranza. Il volontariato come surrogato/distrazione ha un valore relativo e comunque non credo resetti pulsioni e aperture sentimentali.
      E’ sempre un piacere averti qui.

      • Grazie infinite, anche per me è un piacere. Comunque la si veda i soggetti che ne soffrono hanno bisogno di tanto amore, mia madre riuscì ad andare avanti proprio perché non le mancò. Io, mio padre eravamo i suoi terapeuti, non mi stancai mai di farlo.
        Un saluto

  8. Da ragazzo gretto e ignorante chiamavo gli psicologi “grullai” perché convinto che solo, appunto, i grulli ne avessero bisogno.
    Da adulto ho sentito la necessità di entrare in analisi perché in sostanza non stavo bene con me stesso.
    Ecco, rispetto al tuo bel post, nella mia ignoranza dico che manca proprio questo aspetto che a me pare non secondario. In altre parole si possono avere tutti i conflitti del mondo al proprio interno si può cercare di vincere la partita della vita come dici tu ma non si va dallo psicologo (secondo me) se non si sta male. Voglio dire che con i conflitti interiori ci si può convivere mediamente bene a volte.
    Resta il fatto che il percorso di analisi sia per me uno dei migliori regali che un essere umano possa farsi. A me e’ servito molto se non altro a capire come funzionò.
    Magari non mi piace ciò che ho visto ma almeno sai che è’ così e cerchi di accettarlo.

    • in Italia l’analista è ancora vissuto come una extrema ratio, viene dopo le medicine, quelle medicine che nascondono ma non rimuovono. Quando la figura del terapeuta sarà accettata nel modo giusto e si saranno superate certe barriere culturali… saranno in tanti a stare meglio.

  9. Post molto interessante ed esaustivo nei vari punti.
    Indubbiamente noi donne diveniamo più fragili dopo il giro di boa dei 50 e il rischio depressione è in agguato specie se non hai accumulato elevate quantità di stima di te stessa e affetti che potrebbero corazzarti dalla ddepressione. Specchio e bilancia…sì, anche. Danno il loro contributo in un modo o nell’altro. Decisamente.E credo che anche per gli uomini sia così e non ci si fermi solo al “terriccio”.
    Ci fu un tempo della mia vita in cui avrei tratto beneficio dall’avere un analista al fianco. Ma sono sempre stata caparbia e orgogliosa e pur avvertendo il pericolo depressione, decisi per il fai da te. Lavorai su me stessa e fu un percorso lungo e pesante, che risolsi senza l’assunzione di alcun farmaco e trovando energie inaspettate e strategie che ancora mi porto dietro. Avevo 30 anni e la spinta del futuro.
    Oggi non credo riuscirei a trovare da me sola quelle forze. Ma qualche buona corazza l’ho costruita anche io ,strada facendo, quindi , come dire…speriamo che me la cavo anche nella vecchiaia 🙂

    • gran bel commento Ili,
      trovare la forza di uscire da soli da certi stalli è veramente encomiabile, dovrebbero provarci tutti quelli che attraversano periodi paludosi.

      condivido anche l’ultimo passaggio, forse in età matura si perde in forza e in proiezioni ma è possibile contare sulle corazze costruite prima 😉

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