L’abbeveratoio della vita è un fiume in cui le donne lavano panni e pezze…

La “neonata” giornata contro la violenza sulle donne, con allegata richiesta di condannare all’ergastolo gli uomini che infliggono loro la morte, ci ripropone la spinosa questione della differenziazione degli omicidi. Considero la pena capitale una giusta, “civile”, risposta a chi si arroga il diritto di togliere la vita ad altri con premeditazione, nel mentre considero “incivili” e discriminanti i distinguo che prevedono vari livelli punitivi a fronte dello stesso reato. Le “aggravanti” religiose, razziali, politiche e sessuali (a livello di appartenenza e/o orientamento), nella fattispecie femminile, ci lanciano un messaggio ambiguo. Ammazzare un ometto qualunque, bianco, apolitico, ateo ed eterosessuale, non costituisce reato da ergastolo in quanto privo di qualsivoglia movente anti-politically correct.

Abbiamo tutti coscienza di vivere in un Paese sempre pronto a strumentalizzare ogni svolazzar di foglia ma spesso ne siamo dimentichi. La violenza sulle donne è una piaga sociale che non può essere guarita con l’ipocrisia (è inutile fare la manicure a dita incancrenite), ancor meno con commemorazioni di facciata che rischiano di trasformarsi in farse come l’8 marzo (data in cui si dovrebbero listare a lutto le bandiere, altro che svaccare senza ritegno). La prevenzione che passa attraverso una educazione comportamentale di base è sicuramente un efficace vaccino.  Se non iniziamo a insegnare, fin da piccoli, a figli e nipoti il culto del rispetto della persona, non argineremo mai il fenomeno, l’esaltazione dei diritti inopportuni spacciati per evoluzione, non immette aria pulita nelle mefitiche stanze della sessualità vissuta come linguaggio sociale e non come condivisione del piacere.

L’unica strada da percorrere è quella della verità, proviamo a compiere un periplo nella “danger zone” che tanto incanta “ALCUNE” costellazioni dell’universo femminile. Se è comprensibile il fascino esercitato da uomini duri, inquietanti, avventurieri, cavalieri erranti e lone wolf, lo è molto meno apprendere che “VIP”  come Pietro Maso, Omar di Novi Ligure, Angelo Izzo e molti altri pendagli da forca, durante la loro detenzione, siano stati bersagliati da lettere appassionate e dichiarazioni d’amore da parte di donne pronte a lenir “pene”. Nel caso che riguarda il mostro del Circeo, una donna “affascinata” ha condannato a morte se stessa e l’incolpevole giovane figlia. Emblematica la vicenda dell’avvenente moglie di un avvocato penalista, nel suo svolgere mansioni di assistente del consorte, si innamorò perdutamente di un delinquente da loro difeso, matrimonio in malora e, successivamente, pure il rapporto impossibile. Intervistata dichiarò: “lo conobbi durante il processo, vederlo dietro le sbarre in tribunale mi riempiva di fremiti, quando incrociavamo gli sguardi non capivo più niente”. C’è altro, come scrisse qualcuno su un blog femminista: “c’è poco da piangere quando per fare la “figa” con le amiche ci si porta a casa il bullo del quartiere”. Sarà pur vero che al cuore e alle forti pulsioni non si comanda, sarebbe comunque il caso di imparare a controllare tali slanci valutando i pericoli, più semplicemente capire quanto sia ragionevole infilarsi in situazioni critiche facilmente prevedibili e quindi evitabili. Non è un problema di diritti né di libertà, i salti nel buio sono adrenalinici ma è molto alto il rischio di impattare sulla roccia. Non intendo ASSOLUTAMENTE giustificare comportamenti maschili da galera né generalizzare deplorevoli e minoritari modus operandi femminili, se dobbiamo fare dei distinguo… facciamoli a 360 gradi, ne ho le scatole piene di leggere espressioni tipo. “gli uomini sono tutti dei bastardi”, “gli uomini sono tutti uguali” e bla bla bla.

Credo sia ingiusto stilare percentuali di delitti nati dalla sventatezza ma anche continuare a criminalizzare tutti gli uomini in quanto tali. I tempi moderni hanno riesumato gli aspetti più esecrabili di un machismo erroneamente ritenuto estinto. I profili psicologici standardizzati dei maschi violenti sono elaborati su presupposti superficiali, diagnosi prestampate che non consentono di individuare terapie adeguate. La contrapposizione, la guerra dei sessi vissuta da qualcuno come arma politica, produce effetti collaterali devastanti. Libertà sessuale e autodeterminazione non devono disattivare il buon senso né rendere invisibili le pozze d’acido disseminate lungo il cammino dell’esistenza, credo siano più che sufficienti le problematiche date dalla casualità (mi riferisco a quegli individui che appaiono mansueti e premurosi salvo poi rivelarsi, nel tempo, spregevoli aguzzini). In questo ultimo concetto è sintetizzato il senso del post. I temporali improvvisi, imprevedibili, magari a ciel sereno, ci costringono a bagnarci, però nelle giornate di pioggia nessuno ci impedisce di uscire con l’ombrello, almeno in quelle cerchiamo di camminare riparati.

Tullio Antimo da Scruovolo

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33 thoughts on “L’abbeveratoio della vita è un fiume in cui le donne lavano panni e pezze…

  1. Mi trovi d’accordo su tutto quello che hai scritto! Ci saranno uomini criminali e portati
    alla violenza ,ma ci sono donne che questi uomini se li scelgono apposta ,per sentire
    meglio il fremito della passione.
    Ora con tutto questo non vorrei che qualcuno capisse che queste donne
    meritano o meritavano
    di essere ammazzate ,ci mancherebbe! Solo che se avessero usato un po’
    di più il cervello forse sarebbero ancora vive!
    Ci sono anche quelle che avevano capito e volevano scappare ma queste poverine
    non hanno avuto scampo!
    Tante donne rimproverano agli uomini che quando si tratta di donne il loro cervello si sposta nei genitali!
    Potrei dire la stessa cosa per altrettante donne!

  2. Sai che un articolo del genere da te me lo aspettavo? È giusto quello che dici. Il torto non è mai soltanto da un lato e le brave persone possono essere sia i maschi che le femmine perché io vedo che le signore e le signorinelle giocano anch’esse molto stuzzicando gli uomini per poi mostrarsi offese e sorprese, sempre fraintese, poverine. Basta che uno-a finisca in galera perché arrivino lettere appassionate da componenti dell’altro sesso attirati dalle vicende di sangue. Io non capisco questa cosa come possa avvenire, qui donne irrimediabilmente brutte e colpevoli di assassinio trovano fidanzati e aspiranti mariti, ceffi patibolari sono rincorsi da donne belle e brutte che smaniano, ma insomma. E finiamola. Ma quale fremito dei sensi, è la stupidità umana, la voglia di una diversità a tutti i costi, l’incapacità di sfuggire dignitosamente alla noia quotidiana in sbocchi positivi, abbiamo l’arte, lo sport, la pittura e il ballo, dobbiamo proprio metterci coi delinquenti, redimere l’assassina, salvare l’omicida? Io poi noto un’altra cosa: ho visto i signori e le signore sbavare per le donne e gli uomini che non gli appartenevano, il marito o la moglie niente, non sia mai, perché non curano il proprio orto?

    • ciao Mimma,
      un articolo così da me te l’aspettavi???
      mi fa immenso piacere, vuol dire che cominci a conoscermi.
      ovviamente concordo, “ceffi patibolari” mi piace come definizione 😀

  3. Ultimamente mi chiedevo dato che avevo letto che Pietro Maso aveva una compagna ,come facesse questa a dormire vicino ad uno che ha massacrato i genitori per avere l’eredità !
    La stessa cosa mi domandavo per Erika di Novi Ligure ,era a passeggio con papà e la sua nuova compangna !!
    Ma se lo ricorda il paparino che se fosse rientrato un po’ prima
    la cara figliola aveva programmato di scannare pure lui?
    Eppure erano tranquilli come una figlia e un papà normali.
    Ma come si fa a fidarsi ancora di simili criminali? Vabbè che è la figlia ,ma io non potrei
    mai voltarle le spalle se mi trovassi al posto della sua compagna!
    Sono forse troppo drastica? Non ci posso far niente ,ma a me questa gente incute terrore !

    • in effetti andare a cena con qualche Hannibal Lecter de noartri non è un programmino allettante, evidentemente oltre al gusto dell’orrido esiste anche il brivido per gli psicopatici. Molti pensano, credono, esistano possibilità di recupero totale, io ho qualche perplessità in merito, Maso e Erika non hanno ammazzato estranei sparando un colpo di pistola in un momento di follia, hanno massacrato con violenza incredibile i famigliari più stretti, ripulire totalmente simili cervelli non credo sia impresa certa. Eppure anche loro hanno numerosi spasimanti.

  4. La contrapposizione, la guerra dei sessi vissuta da qualcuno come arma politica, produce effetti collaterali devastanti“.
    Ultimamente mi è venuto da chiedermi se l’improvvisa presa di coscienza massiva del fenomeno che è stato chiamato (credo anche giustamente) con un nuovo termine particolare, ‘femminicidio’, e che si tratta di un fenomeno raccapricciante ma tutt’altro che nuovo, non abbia avuto un qualche ‘aiutino’ da chi professa l’antica filosofia del divide et impera.
    Su questo tema e sul resto delle tue considerazioni sono fondamentalmente d’accordo, salvo sul ricorso alla pena capitale. L’argomento meriterebbe probabilmente un articolo intero (…se non l’hai già scritto e pubblicato); in sintesi penso che la pena debba essere uno strumento di difesa della società, del tutto svincolato da passioni quali lo spirito di vendetta; una corretta difesa della società non prescinde dal valore riabilitativo della pena stessa (certo non attraverso la vita vegetale dentro carceri sovraffollate), e nello stesso tempo non si concede il rischio di errori che possano privare ingiustamente della vita un innocente.

    Un saluto.

    • ciao Franz,
      sulla pena capitale ho scritto molto, non solo sul blog. Io vivo nella convinzione che certi soggetti non siano degni di stare al mondo. Sono un ateo convinto e quindi il concetto: “solo dio può arrogarsi il diritto di vita e di morte” non mi appartiene minimamente. In linea di massima considero tale pena un “efficace deterrente”, analizzando il lato “B” degli Italiani, quello fatto di furbizia, ipocrisia e pusillanimità, sono abbastanza convinto che, qualora dovessero ripristinarla, si ridurrebbe significativamente il numero di “cazzate estreme”. Oggi un incensurato sa che se ammazzasse la propria famiglia tornerebbe in libertà nel giro di una 15ina di anni, se ad attenderlo ci fosse la sedia elettrica, la camera a gas oppure la forca… probabilmente prima di emulare Pietro Maso o altri ci penserebbe mille volte.
      Mi limito ad un esempio citato nel post, se Angelo Izzo, una volta accertata la sua responsabilità sul massacro del Circeo fosse stato condannato a morte, oggi avremmo due donne vive in più e un pezzo di merda in meno da mantenere, ammesso che tra qualche anno un altro giudice “civile” non gli dia nuovamente la possibilità di continuare ad uccidere.
      Nelle carceri Italiane ci sono serial killer come Donato Bilancia, 17 omicidi, 17 vite interrotte senza nessuna logica, vittime sconosciute, tra le quali donne uccise nei cessi dei treni per poi masturbarsi sui cadaveri. Qualcuno mi spieghi che diritto ha di vivere un simile individuo. Non è un caso isolato.

  5. Il problema è quello della violenza. Il problema della violenza sulle donne è, a parer mio, generato da una forma di maschilismo esasperato da cui molte società (probabilmente la totalità delle società) sono affette. Le aggravanti relative a reati commessi nel nome della xenofobia sono dovute, credo, alla totale assenza di “ragionevolezza” dietro a certi gesti. Sempre che di ragionevolezza si possa parlare in questi casi. Allora, tanto per spendere delle belle parole, bisognerebbe capire che se ci sono differenze queste non sono mai sostanziali e se si arriva al punto di tirare uno schiaffo dovrebbe essere per il mero gusto di farlo.
    So di aver fatto un discorsco abbastanza contorto, spero di essermi reso comunque comprensibile.

    • il tuo commento mi è chiaro, io pongo la questione sul piano del danno fatto, appunto la sostanza, ritengo sbagliato usare la forma come aggravante. Uno schiaffo, una coltellata, una pistolettata non possono essere giudicate più o meno gravi seguendo criteri discutibili. Un assassinio è un assassinio e basta, che lo si commetta per motivi razziali, religiosi, sentimentali, sessuali, ecc ecc…. sempre assassinio rimane. Comunque le “corsie preferenziali” sono antidemocratiche, le istituzioni devono tutelare le donne a rischio durante la loro esistenza, non infliggendo condanne più pesanti dopo averle seppellite. Almeno, questo è il mio pensiero.

      • Sempre assassinio rimane, non ci piove. Trovo però che ci sia differenza tra colpirti perchè mi hai rovinato la vita e colpirti perchè sei brutto. Sarà che la faccio troppo semplice.

        • infatti queste differenze sono
          contemplate nelle “attenuanti”,
          io contesto la rivendicazione delle “aggravanti”.

          ho parlato di pena capitale
          per gli omicidi premeditati

          • Capisco, ma se vanno contemplate le attenuanti non vedo perchè non debbano esserlo anche le aggravanti. E comunque il diritto di uccidere è qualcosa che nessuno mai dovrebbe arrogarsi, fosse anche come pena inflitta a seguito di un processo.

            • temo di essermi spiegato male, pena di morte a parte, il nostro codice penale prevede determinate pene per determinati reati, le condanne tengono conto delle aggravanti e delle attenuanti. Ciò che io ritengo ingiusto, è la rivendicata introduzione di ULTERIORI aggravanti, a parità di reato, SOLO per alcune “categorie” di vittime.

  6. Certo, è sbrigativo e poco intelligente assemblare tutti gli uomini nel medesimo fascio. Ci sono uomini sessualmente turbati – per usare un eufemismo – e uomini equilibrati, come donne sagge, contrapposte a stupidamente provocanti. Condivido completamente il tuo pensiero, soprattutto per quanto riguarda l’educazione al rispetto, oggi andata a farsi friggere.
    Che fare per porvi rimedio?

    • cara Grazia,
      questa sì che è una bella domanda,
      non ho la presunzione di dare risposte certe
      nè ricette infallibili.
      Diciamo che se si rivalutasse l’educazione civica e sociale
      sarebbe già un passetto importante, come ho scritto manca
      la cultura del rispetto, quella cultura del rispetto che viene,
      direi ovviamente, avvilita dalla cultura del diritto a prescindere.

      quando ero ragazzo, tornare a casa con una nota significava
      beccarsi una punizione, oggi ci si muove al contrario,
      i genitori si recano a scuola per contestare gli insegnanti

      lassismo, tolleranza, perdono ad oltranza,
      comprensione di comodo, incolpare la società
      per malefatte individuali e via andando,
      vuol dire diffondere il virus della immunità.
      nelle scuole di oggi esiste un bullismo molto
      più bastardo rispetto a quello di una volta,
      è cresciuta la violenza, la prevaricazione ma
      sono diminuiti i provvedimenti disciplinari.

      Chi cresce con questi presupposti difficilmente
      compirà un percorso di vita basato sul rispetto
      della persona, ce lo dice la cronaca quotidiana

      l’anno scorso un ragazzino di 14 anni ha sfregiato
      una bambina di 12 perchè non voleva più flirtare
      con lui, il padre del piccolo “merda”, un chirurgo,
      si è limitato ad offrire la sua opera per riparare il danno,
      il ragazzo non ha subito punizioni.

      ecco, magari io partirei da qui.

  7. Insegnare l’educazione, il rispetto, certi valori vanno inculcati da piccoli con il buon esempio non solo con le parole. Molte famiglie disattendono questi valori e i figli crescono allo stato brado.
    Le donne che vanno in delirio per il torbido hanno una mente contorta e la giustizia di tali assassini dovrebbe gettare la chiave. La pena di morte dura pochi attimi, invece la detenzione perenne senza agevolazioni di sorta è una condanna massacrante.
    un caro saluto
    annamaria

    • proprio così, il rispetto insegnato con l’esempio e,
      quando serve, anche un ceffone ben assestato

      lo so che sei contraria alla pena di morte,
      rispetto, appunto, il tuo punto di vista, come
      quello di tutti.

      un caro saluto anche a te

  8. Come sempre i tuoi post non sono esercizi di conformismo per catturare consensi.
    Quindi si può essere sostanzialmente d’accordo o dissentire su alcuni punti, ma l’esercizio di libero pensiero (anche se tu preferisci chiamarlo “pensiero sparso”) va sicuramente riconosciuto ed apprezzato in quanto tale.

    Io mi limito ad alcune considerazioni che mi sembrano coerenti con la mia esperienza personale sia umana che professionale: non è una perversione maschile piuttosto che femminile vivere la sessualità, come dici benissimo tu, come linguaggio sociale e non come condivisione del piacere. Io lo direi in un altro modo, come perversione narcisistica piuttosto che come complessa e incerta ricerca di un buon investimento oggettuale (che, rispetto ad una perversione, va incontro a ben maggiori frustrazioni).

    Può capitare sia a uomini che a donne di esprimere un desiderio malato, distorto, perverso (laddove la perversione, appunto, è una ricerca del piacere come variabile indipendente che non richiede la condivisione da parte dell’altro, anzi paradossalmente la sua sofferenza di essere e sentirsi oggetto passivo quando non esplicitamente torturato psicologicamente e/o fisicamente acuisce quel piacere).

    Solo che la modalità maschile e quella femminile di esprimere quella perversione sono totalmente, radicalmente diverse. Quella maschile è tutta giocata sulla violenza e sulla prevaricazione e la sua nocività è del tutto esplicita e dichiarata.

    La perversione femminile può trovare sentieri sottili e sapienti per fare sentire il maschio una passiva appendice del proprio capriccioso ondivago desiderio: rarissimamente una donna fa violenza fisica a un uomo, quando lo fa è quasi sempre per vendicarsi e se ne parla per anni (ti ricordi Lorena Bobbit?) .

    Viceversa, le torture psicologiche di una donna (di un certo tipo di donna, ovviamente, non della Donna archetipa e stereotipa) tendono ad esercitarsi non su un vero o proprio oggetto del desiderio, ma piuttosto sullo stereotipo del maschio ingenuamente in cerca di qualcuna che riscaldi il proprio Edipo irrisolto e dolorante. Spesso, sono quelle stesse donne ad “innamorarsi” (ma ovviamente l’amore vero è un’altra cosa) del “bullo del quartiere” o comunque di un maschio che configura un alto livello di sfida. Qualunque studentello del primo anno di Psicologia capirebbe che in entrambi i casi l’investimento è tutto e solo narcisistico e assolutamente non oggettuale. Se sei debole e dipendente da me ti schiaccio come un moscerino. Se sei forte cercherò di dimostrarti che io lo sono di più.

    A volte la dimostrazione non riesce.

    Ho cercato di esprimermi chiaramente per evitare fraintendimenti, non so se ci sono riuscito, spero di sì.

    • i tuoi commenti integrativi li apprezzo molto,
      dici cose che io ho omesso per sintesi.

      Concordo praticamente su tutto, quasi, cioè,
      chiarisco meglio cosa intendo per
      “sessualità vissuta come linguaggio sociale”
      la perversione narcisistica ha canali di spurgo differenti,
      il sesso come linguaggio sociale è un codice
      comportamentale al quale plasmarsi,
      spesso imponendosi di farlo.
      “non mi comporto così perchè mi appaga sessualmente,
      lo faccio perchè le tacite regole me lo impongono,
      se non mi adeguo divento un tagliato fuori”

      nel maschilismo becero di ritorno sono rifiorite
      alcune componenti antiche, seppur rivisitate.
      L’accettazione di una chiusura è vissuta come una sconfitta
      disonorevole, un oltraggio al proprio prestigio.
      Questo è il punto base, da qui partono i meccanismi
      di una progressiva degenerazione.
      Attendibile prova è la repentina inversione di marcia,
      spesso gli ex più pericolosi sono quelli che
      in periodi di acque chete trascuravano la compagna.

      spero di essere stato chiaro anche io,
      su vuoi replicare, cosa gradita,
      fallo con un commento nuovo,
      questo meccanismo che rimpicciolisce è fastidioso

  9. Penso che da quando esiste il concetto di donna, e soprattutto di famiglia, in parte di queste, c’è sempre stata quella violenza determinata dal concetto che la femmina è solo un oggetto e non soggetto. Per non parlare di alcune parti del mondo dove, come cultura, la donna e solo la schiava di casa. Devi pensare che in alcuni paesi dell’Abruzzo l’uomo prega, o fa gli scongiuri, prima della scoperta del sesso del nascituro sperando che sia maschio, e quando un nonno o un padre deve fare le divisioni dei beni, al maschio toccano le cose migliori, mentre alla femmina tocca quasi sempre solo l’onere di accudire i genitori. Qundi, mi domando io, come si fa a sradicare questo pensiero dalle radici comodamente lontane? Giustissima una differenziazione dei reati, giusta anche la pena capitale che va al di sopra del ” chi è quest’uomo, da dove arriva, cosa rappresenta, chi invoca”, se ha ucciso deve essere ucciso. Poi che si strumentalizza la situazione, quella è l’altra faccia della medaglia. La parte della popolazione che pende dai mas media deve pur esserci, altrimenti quanti disoccupati avremmo in più? I tuoi esempi sono corretti, alcuni anche a limite, e anche la tua analisi che risponde è perfetta, però quanti uomini soffrono psicologicamente perchè deboli, o “buoni” d’animo e sottostanno ad angherie di ogni tipo da parte di donne, cosiddette, “forti”? Anche per loro aprirei una linea telefonica colorata.

    p.s. sul mio post hai commentato che ho 57 anni…… azz…. ne ho 47 a gennaio!!!

    😀

    • Altezza,
      il celeberrimo:
      “W gli sposi, tanti auguri e figli maschi”
      ha origini antiche, il figlio maschio garantiva
      continuità della stirpe, robuste braccia per i campi,
      andava in guerra, ecc. ecc..
      credo sia una cosa quasi planetaria

      sul telefono “colorato” pro-uomini…
      ti rispondo brevemente con un concetto diffuso:
      “una donna vessata da uomo è una vittima
      un uomo vessato da una donna è un coglione”

      sono passato da te per toglierti i 10 anni :mrgreen:

  10. Hai fatto bene a chiarire cosa intendevi per “sessualità come linguaggio sociale”, è l’equivalente di comprarsi una macchina come status symbol e non perché ti serve (esempio pratico il fuoristrada usato sistematicamente in città, e qui siamo oltre il limite dell’ossimoro), “lo faccio perché devo” e non “lo faccio perché mi piace” (almeno il perverso, a discutibilissimo modo suo, si diverte).

    Nell’ambito delle pari opportunità, questo è un tipo di connotazione della sessualità che può essere sia maschile che femminile, anche se (torno a ripeterlo e magari lo esplicito meglio) una donna non è che non abbia i mezzi fisici (qualunque donna può munirsi di armi proprie ed improprie, e torniamo a Lorena Bobbit) ma proprio non ha bisogno di ricorrere a mezzi volgari e violenti perché è psicologicamente molto più strutturata e raffinata: inoltre difficilmente sceglierà la sua vittima “a caso”: ma può fare ugualmente del male.

    Alla prossima.

  11. Penso che le leggi speciali servano. quando servono, come supporto per cambiare comportamenti sociali. Sono la stampella che aiuta chi ha un piede ingessato, da buttare via appena è finita la riabilitazione. E’ il senso che possono avere quote rosa, aggrravanti penali eccetera quando usate correttamente: non avrebbero senso in una situazione “sana”, possono aiutare a “spingere” in una direzione o un’altra. Concordo con te che spesso non è questo il caso, perché prevalgono forme di populismo e di propaganda. Tra l’altro, lo sappiamo bene che molte leggi in Italia non sono mai o quasi mai applicate, proprio perché concepite malissimo.

    Si invita spesso, per cambiare argomento, alla severità verso i pirati della strada. In buona parte è giusto, probabilmente, ma l’incidente può capitare sempre, anche a chi è sobrio e mediamente attento alla guida: fare attenzione e distinguere quando si parla di galera.

  12. «Le donne sono capaci di tutto, gli uomini di tutto il resto, ha scritto Aldo Grasso a proprosito. Per chi ha sempre guardato il piazzamento delle Minetti come un atto privo di pudore, oltraggioso, vergognoso, verso tutte le donne (e gli uomini), capaci, laureati, motivati il tentativo di far dimettere la Minetti in questo modo non consola. Resta sempre un’altra specie di femminicidio, per di più ammantato di ipocrisia. E forse anche di dilettantismo e scarsa lungimiranza.

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