La Zalandomania…

Il “fenomeno Zalando” (oltre cento milioni di cliccate e un crescendo Rossiniano del fatturato) è un sonoro ceffone a venti anni di E-commerce, per dare vita a una idea vincente non c’è stato bisogno di scomodare equipe di creativi, esperti di marketing e santoni della comunicazione, “celoduristi” della fantasia in perenne riunione plenaria con damigiane di caffè e scatoloni di aspirine, niente di ciò, è bastato chiedere ad una casalinga: “ci dica quali sono le sue paure in merito all’acquisto di capi in rete”, risposta pronta, scontata, disarmante: “l’uso della carta di credito, problema taglia, spese di spedizione e ripensamento”. Detto fatto, con Zalando puoi pagare alla consegna, puoi ordinare due taglie e tenerti solo quella che ti va bene, non si pagano spese di consegna (nemmeno per i resi), se non sei soddisfatto ti vengono rimborsati i soldi, soldi, non buoni acquisto per altra merce. Tutto questo gli intelligentoni lo chiamano “uovo di Colombo”, una soluzione troppo semplice, terricola, elementare, per gli esosi elaboratori di paranoiche strategie aziendali “new age”.

I Tedeschi sono particolarmente efficienti e caparbi (purtroppo anche quando si chiamano Merkel), il gruppo che gestisce il business Zalando ha investito sulla ovvietà, avrebbero dovuto chiamare l’azienda “Lapalisse”, magari può essere che ci abbiano pure pensato ma sarebbe stato un immeritato omaggio a quegli antipatici dei Francesi. Il nuovo leader delle vendite on-line occupa un migliaio di dipendenti e ha adottato una gestione del magazzino seguendo i semplicissimi criteri delle farmacie, i rifornimenti sono quotidiani e di rimpiazzo, non lavorano sul venduto come molte realtà concorrenti (tutto ciò che appare sul catalogo virtuale è materialmente presente in deposito), questo garantisce “merce pronta”, rapidità nell’evadere l’ordinazione e riduce a tasso zero il rischio “disguidi”. Mi risulta informino addirittura via mail il percorso del collo. Tanto di cappello, modus operandi che dovrebbe fare scuola. Bene, adesso mi auguro di ricevere un lauto bonifico per questo marchettone redazionale.

Gli acquisti in rete di capi di abbigliamento hanno un certo fascino, un valore aggiunto, credo stimolino tantissimo la componente infantile che alberga in molti adulti. L’ansia di ricevere il pacco, il corriere che suona e lo consegna, la gioia di aprirlo e misurare vestiti e scarpe, se c’è un concetto che meglio esplichi l’idea del “regalarsi” qualcosa, è proprio questa forma di shopping. Certo è anche comodo ma ritengo non sia determinante, non come il rivivere momenti di spontanea, genuina contentezza da trecce e calzettoni. Era inevitabile che, presto o tardi, il commercio facesse leva sugli stati emotivi più radicati. Toccare, provare vestiti pescati nel mucchio in un negozio, non è paragonabile al pathos di una cliccata sul monitor, non crea un percorso mentale, non enfatizza un desiderio che si materializza a distanza di giorni. Contrariamente a oggetti e prodotti di varia natura, il vestiario stabilisce sinapsi con l’inconscio, solletica la vanità, è ciò che tutti vedono, è la vetrina, l’insegna personale, l’esternazione della propria essenza. Dimmi come e dove ti vesti e ti dirò chi sei. L’abito non farà il monaco ma un monaco senza saio rende sciapo il predicozzo e infruttifera la questua.

Affascina constatare gli effetti della tecnologia applicata alla psicologia di massa, collegamento singolare, il futuro che sfama bisogni primordiali soffocati. Ovviamente le clausole garantiste della Zalando, la qualità dei prodotti commercializzati e i prezzi depurati da costi filiera sono potenti incentivi, questo è innegabile, ma l’esplosione del “fenomeno Zalando” non può essere attribuito solo alla convenienza e alla praticità, nemmeno alla azzeccata e martellante campagna pubblicitaria. Qualche mente illuminata ha trovato la feritoia dove infilare il palanchino e scardinare resistenze cementate, siamo oltre il marketing, siamo oltre la comunicazione, siamo oltre la creatività. Questo è il livello della canalizzazione massiva, niente di grave, è solo l’inizio di un futuro inevitabile, già mappato, ci si adegua rapidamente e pure volentieri. Non mi stupirei dovessi scoprire l’esistenza di una community “Zalando club”, con tanto di chat e forum. A dirla tutta… non mi stupirei nemmeno se dietro questa brillante operazione ci fosse anche la collaborazione di qualche cervello Italiano emigrato nelle teutoniche lande.

Tullio Antimo da Scruovolo

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47 thoughts on “La Zalandomania…

  1. qui piu’ che un commento ci vorrebbe un post di risposta 🙂 le idee vincenti sono spesso semplici :quando lo scorso incontro con l’addetto marketing si e’ discusso su nuove idee ‘vincenti’ ho proposto di copiare quelle degl’altri, perplessita’ illuminazione plauso.Mia enorme tristezza e nessun rammarico per aver scelto un’altro ruolo in azienda( bancaria).Beh con me Zalando and co farebbe 0 affari.I vestiti non li compro in rete.Me li faccio fare da vent’anni da una sarta dotata di gusto buon senso e mano.Mi scelgo le stoffe me li disegno sopratutto le giacche.L’unica cosa che compro sono i vestiti di maglia ..non li so fare!! Mi piace toccare cio’ che compro provarlo subito cambiare idea chiaccherare con la commessa farmi i fatti suoi e lei i miei.Non parliamo delle scarpe! le compro ovunque ma le devo maneggiare subito.No.Un giorno mi adeguero’.Per ora resisto.

    • la penso anche io come te, non compro niente in rete, magari un giorno dovremo adeguarci tutti.

      ho un trascorso nel marketing, le idee più semplici, quelle veramente nate dai bisogni pratici del “mercato” sono le migliori, SEMPRE.

  2. Alla fine la mia profonda convinzione è che il web, come mondo parallelo più democratico e complessivamente meno corrotto di quello reale (anche se non tantissimo) abbia una maggiore capacità di trovare soluzioni funzionali attraverso un elementare meccanismo di selezione darwiniana delle creature più adatte (e il tempo cambierà i corpi flaccidi in forme utili a sopravvivere, cantava e suonava il banco del Mutuo Soccorso nell’era beata del prog-rock italiota).

    Quando è comparsa Wikipedia molti ritenevano impossibile che un’enciclopedia on line assolutamente democratica e paritetica (dove non conta il tuo curriculum ma l’attendibilità delle cose che dici) potesse produrre del sapere consolidato.

    Oggi Wikipedia è un pilastro della rete, ma non solo della rete, della cultura e del costume contemporanei. Ma poteva nascere solo sul web.

    E senza il web a Parma avremmo ancora un sindaco colluso con le vecchie incistate strutture di potere, senza il web gli ultimi referendum non avrebbero raggiunto il quorum, eccetera eccetera eccetera.

    Sugli acquisti in rete però anch’io la penso come arielisolabella: il rapporto diretto col negoziante non è minimamente sostituibile con un postmoderno e anodino click. Non lo è.

    • come ho detto ad Ariel, gli acquisti on-line entreranno, dove prima e dove dopo, nel nostro quotidiano, per quanto mi riguarda… non ho fretta

      Su wikipedia concordo , sugli effetti del web anche ma credo ci sia ancora una ampia area di rischio

  3. L’unica volta che ho comprato abbigliamento su Internet è stato per un paio di scarpe (si parla di abbigliamento anche nel caso di scarpe? Bo) che ho atteso con l’angoscia che mi andassero male. Ora ce le ho ai piedi. Comunque non sapevo del fenomeno zalando, devo controllarlo anche perché le politiche del sito che hai descritto sono anormali per quanto semplici.

    • sul “fenomeno Zalando” mi sono documentato, non solo, nelle notti scorse ho beccato una trasmissione che ha mandato in onda un approfondito servizio, ciò che ho scritto risponde al vero, è facilmente verificabile.

      • Quando dicevo che dovevo controllare non era per mancanza di fiducia ma proprio che devo andare sul sito e fare finta di comprarmi qualcosa di costosissimo, taglia s ed xs (lontana dalla mia), indossarla dopo una corsa ad ostacoli e poi restituirlo lamentandomi della qualità scadente del prodotto. 😀

  4. Wow interessantissimo post… premetto che non ho mai comprato nulla online essenzialmente per diffidenza: sulla qualità del prodotto, la serietà nella consegna, la paura di veder sottratti i miei soldini in cambio di nulla… anzi di attacchi di colite….e poi perché mi piace un casino andare in giro a fare shopping. Eppure per la prima volta mi sono fatta trascinare… venerdì mi sono comprata un vestitino sul catalogo Zalando, lunedì mi hanno mandato l’email per comunicarmi che il mio “pacchetto” aveva già lasciato i loro magazzini ed era in viaggio. Posso dirti la verità? Mi sento terribilmente stupida, eppure sto fremendo come se stessi aspettando babbo natale…… il mio vestitino arriverà domani o dopodomani…?????? non vedo l’ora!!!! 😀

  5. Post interessante, ma con alcune considerazioni da fare.
    Le condizioni di vendita di Zalando non sono una novità per l’e-commerce.
    Spedizione e reso gratuito sono idee scopiazzate in Europa da siti americani (es. Zappos.com).
    Zalando non è il primo sito in Italia ad aver offerto questo servizio.
    La vera forza di Zalando? Le centinaia di milioni di euro di capitale a disposizione che permettono di avere uno stock incredibile, una campagna pubblicitaria martellante e una politica di penetrazione dei mercati molto aggressiva.
    Purtroppo solo nel medio periodo sapremo se questo modello è sostenibile. Attualmente la società non crea profitti, ma gli azionisti hanno posto come linea temporale per il pareggio una decina d’anni.

    • ti ringrazio per le considerazioni integrative, Zalando è certamente un modo nuovo di interpretare l’e-commerce, come giustamente tu confermi, ad esempio il magazzino, non mi risulta nenche che la possibilità di ordinare due taglie per tenerne una sia cosa già in uso. Anche adeguare masse a modus vivendi esistenti in altre parti del mondo è una grande scommessa, chiamiamola “novità”, Centinaia di milioni di euro non sono fagiolini, chi li ha investiti… avrà certamente avuto prospettive solide, lungimiranti. Comunque io non sono un cliente Zalando nè mi interessa incensarlo. Sono interessato più agli aspetti psicologici di simili iniziative.

  6. mi è piaciuto moltissimo questo articolo, Tads, e ti confesso che anch’io ho guardato le vetrine di Zalando, e forse prima o poi acquisterò qualcosa. 🙂

  7. Mi sono divertita moltissimo, questi di Zalando sono semplici, simpatici e anche amichevoli, sanno come tenersi il cliente, che si può prendere in giro agevolmente una volta, no due. Sono poche le pubblicità che mi piacciono, ma quella di Zalando dell’assalto alla banca con tutte le signore che si precipitano incontro al corriere è geniale. Anch’io sono attirata dai loro prodotti, anche se ho una brava sarta.

  8. io invece la penso come il Toni. L’abbigliamento lo devo vedere e toccare, prima di acquistarlo.
    In rete compro i componenti della mtb, quelli si.
    Ma l’abbigliamento tecnico no :la scarpa, la tuta, i guanti li devo provare . e non è una questione di taglie.
    saluti

  9. L’orgasmo da attesa del pacco onestamente non l’avrei mai minimamente immaginato.
    Lo shopping on-line è sicuramente il futuro, non quello mio e di Toni però. I nipoti di Toni, poverini, già fanno sesso on line, tra non molto dovranno anche comprarsi mutande e calzini accedendo ad una vetrina virtuale, che , lasciamelo dire Tads, è anche un tantinello bruttarella e se vogliamo mette anche tristezza. Anche i prezzi sono tutt’altro che stracciati.
    Per acquistare prodotti ordinari e dozzinali a questo punto è meglio andare dal cinese sotto casa.
    Su internet puoi acquistare un prodotto conosciuto: un rolex, faccio un esempio estremo. ma non un paio di scarpe anonime, fatte probabilmente in vietnam e commercializzate da tedeschi che in quanto a gusti in questo campo non sono il massimo.
    IL Toni, che mette ancora le mutande con la finestrella le troverebbe in rete secondo te?
    saluti

    • ciao Sannita,
      l’ultima cosa al mondo che comprerei on-line è proprio un Rolex ma io sono poco avvezzo a fornirmi in questo tipo di “negozi”.
      Le mutande con la finestrella… :mrgreen:

  10. L’acquisto on line è interessante, a mio avviso, se il prodotto ha determinati vantaggi, ossia se il costo è inferiore a quello di mercato e se non è reperibile al dettaglio. Anch’io sono incuriosita dalle vendite on line e alcune volte mi è capitato di fari acquisti attraverso le televendite, sinché non mi sono accorta che la tale novità, presentata in tv, costava meno nel negozio della mia città, per non parlare poi della maggiorazione spese di spedizioni. Zalando ha criteri diversi, ecco non sapevo che vendessero con pagamento alla consegna e non sapevo tutto il resto e di come sia nata l’idea. In quei paesini sperduti e nei posti dove per recarsi a fare acquisti bisogna fare chilometri, forse potrebbe interessare di più, a tal proposito ricordo come andava alla grande un bel po’ di anni fa, un certo catalogo intitolato “Postal Market”, funzionava proprio per quei paesi e piccole realtà, anche se poi ebbe successo anche nei centri urbani con più densità di popolazione.

    Bell’articolo, ma del resto tutto quello che scrivi è sempre molto interessante.
    un saluto
    annamaria

    • sono d’accordo con quanto hai scritto, la vendita in rete è poi l’evoluzione naturale del vecchio Postal Market, condivido anche la riflessione sui piccoli centri abitati lontani da agglomerati commerciali e isole pedonali dello shopping.
      ricambio il saluto

  11. Mi chiedo, in questo mondo galoppante fatto di B2B, B2C, digital divide.. siamo qui a chiederci come mai il vecchio modo di fare marketing possa fare leva sul consumatore. Zalando non è nient’altro che il negozio sotto casa, dove il proprietario ti conosce e se un capo non è di tuo gradimento o hai sbagliato taglia te lo cambia o ti restituisce i soldi (è un po tirato, ma ci sta). Zalando fa esattamente questo..
    Ci meravigliamo del fenomeno, quando yoox.com lo fa da anni…
    Insomma, lo shopping on-line non ha niente da farsi perdonare. Anzi.. io ordino mensilmente, se non settimanalmente articoli (dal frigorifero ai calzini).. mi arriva tutto, comodamente a casa.

    saluti

    teacher

    • …”Zalando non è nient’altro che il negozio sotto casa, dove il proprietario ti conosce e se un capo non è di tuo gradimento o hai sbagliato taglia te lo cambia o ti restituisce i soldi”…

      perdonami ma qui siamo nel territorio della fantasia

      se fermi 1.000 persone per strada e chiedi loro cosa sia “yoox. com”, probabilmente ne trovi “due” in grado di risponderti, se fai altrettanto con Zalando sono in “due” a non sapere di cosa parli

      non c’è niente da inventare da anni, la differenza sta nell’interpretare in modo diverso le esigenze dei consumatori e di porsi sul mercato con un approccio più plasmato.

      grazie per il commento

  12. Trovo agghiacciante una realtà simile, atta ad appiattire l’umanità, riducendola ad un gregge omologato. Mai mi sognerei di vestirmi on line, svestendo il mio piacere di scegliere fra gli “umani”, seppur esosi, di una boutique.
    I tuoi post sono molto stuzzicanti e provocatori com’è giusto attendersi dalla tua bella penna.
    grazia

    • del processo di appiattimento in atto, ne ho… ne abbiamo già parlato più volte in altri post e, molto probabilmente, ne parlerò ancora. Psicologia e sociologia applicate alle strategie commerciali creano effetti devastanti. Fino a ieri le logiche di base erano la creazione di nuove esigenze e successive proposte per soddisfarle, oggi si è giunti a far leva sulla dipendenza, sulla “famigliarità” del web, sulla tendenza all’acidia e, come ho scritto, sulle mortificate pulsioni infantili (da anni i bambini non esistono quasi più, sono stati trasformati in piccoli individui iperattivi) stimolate da una medologia complice e subdolamente accondiscendente

  13. TADS, adoro lo shopping on line, si sta comodamente sedute al computer la sera… dopo la cena… dopo una giornata di duro lavoro….a spendere! Zalando poi dà un ottimo servizio che ti invoglia ad acquistare….e la carta di credito non si scalda perchè devi semplicemente digitare il numero! 😀 😀
    Scherzi a parte, acquisto on line da tempo, ovviamente facendo moltissima attenzione, ma non solo vestiario, anche il biglietto d’aereo, quello del treno e poi prenoto l’albergo.
    Però….vogliamo proprio sostiuire tutto con la tecnologia? No dai, almeno il piacere del giretto con le amiche a shopping, o il piacere di indossare subito un vestito, incazzarsi quando si scopre nell’etichetta di un brad c’è scritto “made in china”. Grrrr
    Alla prox!

  14. Eccomi, sono l’ennesima vittima di Zalando. Le mie figlie acquistano spesso in questo sito. Ormai stanno aprendo una succursale sotto casa. Il corriere è della ditta Bartolini, (qui a Pescara), e chi consegna è diventato un amico di famiglia.

    🙂

  15. Su Zalando non dico niente perchè non l’ho provato (CausaCirsi). Certo il bombardamento massmediatico è notevole.
    Sul tuo markettone, invece: complimenti molto ben scritto.

  16. In effetti, era solo questione di tempo prima che il commercio on-line esplodesse anche nel settore dell’abbigliamento. Tuttavia io qualche resistenza ancora ce l’ho. Lo uso ormai regolarmente per biglietti e vacanze ed ho scoperto l’universo Amazon (ops… un’altra pubblicità) per trovare libri altrimenti difficili da prenotare nelle librerie. Può andar bene per l’elettronica. Per l’abbigilamento, trovo più soddisfacente andare nei negozi, tenere occupato un commesso, confrontare, provare e far finta di scegliere, tornarmene a casa con le buste.
    E poi dobbiamo sovvertire questo mondo consumista invece di alimentarlo, o no?

    • detto proprio senza peli sulla lingua…
      io tutto questo finto accanimento contro il consumismo lo trovo mooooolto strano, a me nessuno punta la pistola alla tempia obbligandomi a “consumare” ma poi… per negozi o in rete, dove stà la differenza???

      lo dico da sempre che le multinazionali immettono sul mercato prodotti capaci di “identificare”, questo è un percorso senza ritorno, come le logiche del packaging alimentare (più confezione che prodotto) supportate, imposte da discutibili leggi comunitarie

      • In effetti l’anti-consumismo è spesso una forma di snobbismo, come tale mi tocca farci un po’ attenzione. E si, la differenza è solo una questione di gusti. L’acquisto d’impulso o ragionato si può fare in entrambi i casi. Eppure nella mentalità che misura la quaità della vita in base a quante cose ti puoi comprare (meglio ancora se brandizzate) non riesco a riconoscermi. Sarà che, da tecnico, devo sempre vedere il valore aggiunto delle cose e non solo quello di facciata.

        • concordo,
          c’è un aspetto ridicolo in tutto questo, mi domando che vanità possa soddisfare un/una impiegato/a che si presente in ufficio con un capo firmato di fronte a colleghi/e che guadagnano lo stesso stipendio, fanno lo stesso lavoro e conducono lo stesso tenore di vita.

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