Le “nonne” incinte…

L’allungarsi della vita media è, neanche a dirlo, un fatto positivo ma ha portato in dote alcuni effetti collaterali seriosamente definiti “ nuovi assetti sociali”. Nel secolo passato a sancire la presunta maturità dei maschietti ci pensava il servizio militare altrimenti detto “leva” (quelli buoni per il Re lo erano pure per la Regina), involontario riferimento ad Archimede interpretabile come un innalzarsi a individuo adulto, quindi pronto per il matrimonio e relativa figliolanza. Oggi non esiste più un passaggio identificabile come “ponte” che filtra, setaccia, smatarozza dall’adolescenza e proietta verso le lande della responsabilizzazione individuale contestualizzata nella collettività. Lo stesso dicasi per le femminucce, decenni addietro considerate, a soli 30anni, “zitelle” già vecchie per mettere su famiglia. Il terzo millennio ci ha consegnato ad una interminabile giovinezza, si è “ragazzi” fino ai quaranta e oltre, preti e nursery possono attendere, che fretta c’è???

I “bamboccioni schizzinosi” non si sposano perché privi di lavoro stabile, quelli/e che hanno una occupazione sicura non si sposano perché presi/e totalmente dalla carriera, il risultato è che si inizia a pensare ai fiori d’arancio e successivi fiocchi, azzurro o rosa che siano, in prossimità del mezzo secolo o giù di lì. Credo che simili motivazioni siano ipocrite frescacce di facciate (eccezion fatta per chi non ha reddito), siamo nell’epoca del sesso facile (non ci si sposa più per eliminare le acne giovanili) e dei rapporti “interinali”, a tempo determinato. Sacrificare viaggi, palestra, movida, capi griffati, SUV, avventure e bla bla bla… per cenare di fronte al TG programmando una esistenza morigerata e parsimoniosa in modo da garantire un futuro ai pargoli… è troppo impegnativo e limitativo, “machimelofafare???”

L’ovvia conseguenza è il crescente diffondersi delle maternità over 50, quasi sempre raggiunte dopo numerosi tentativi di fecondazione assistita, a dar l’esempio donne famose come cantanti, attrici, ex ballerine, show-girl, ecc. ecc. Fatto salvo l’inalienabilità del diritto alla procreazione, corre l’obbligo di analizzare gli aspetti pratici, sociali, reali, magari proiettando su uno schermo immaginario scenari futuri. L’ultima attempata aspirante mamma in ordine di tempo pare essere Carmen Russo, 53 anni suonati, il nascituro vedrà la luce nel 2013 e sarà accolto da genitori già in parabola discendente. Vista l’età media, visti i sempre più lunghi percorsi scolastici e visto come gira il mondo del lavoro, viene spontaneo pensare che l’erede della coppia Turchi/Russo rimanga orfano prima di inserirsi nel circuito produttivo, non mi pare una genialata considerando anche lo spettro del dimenticatoio, impietoso con coloro che hanno investito tutto sulla propria fisicità. In ogni caso, ricchezza economica o meno, anche la “operazione Nannini” mi ha sorpreso, tra l’altro la cantante si è investita pure del ruolo di padre, deprecabile concetto di famiglia home-made.

Prendersi cura di figli 20enni sbarazzini e magari pure straviziati a 70/75 anni è umanamente impossibile, per energie, gap generazionale, anacronistico livellamento delle ottiche di vita e lacune progettuali. Il ruolo di nonno/a ha funzioni educative molto diverse da quello genitoriale. Resta solo da chiedersi il perchè di tali decisioni, le motivazioni positive pescate nel cilindro delle giustificazioni trovano poco credito, istinto materno, bisogno di paternità, coronamento di una lunga unione, proseguo della stirpe, affetto in eccesso e via discorrendo. Diciamo che anche le critiche stereotipate sono molto discutibili, una su tutte è quella che considera un atto di “puro egoismo” la maternità tardiva.

Cestiniamo aprioristicamente le elucubrazioni dei vari “guru”, “sciamani”, saggidel villaggio” e “psicoqualchecosa” che rimbalzano da un salotto televisivo all’altro per sputare belinate pagate a cottimo. Un/a 50enne che ha piazzato qualcosa al sole, magari facendo sacrifici, potrebbe decidere di figliare e finalizzare il proprio capitale, non fosse altro per evitare di ingrassare lontani parenti sconosciuti o, peggio ancora, quelli vicini che stanno simpatici come un fascio di ortiche nelle mutande. Si può anche guardare la cosa come un investimento, figli sfornati in età avanzata destinati, almeno nelle intenzioni, a diventare “bastoni della vecchiaia” con uno standard di benessere garantito. Può esserci anche il cedimento ad un impulso vanesio, una virilità rugosa per lui (se non si è VIP è possibile mentire o bypassare sul come è stata ingravidata la compagna) e quello di una fecondità invidiabile per lei. Per ultimo ma non ultimo, l’illusorio passo a ritroso nel tempo, una casa in cui riecheggiano vagiti, appaiono giocattoli, pannolini, culle, stanze dei balocchi e varie mercanzie da infanti… è sicuramente un habitat in cui ci si sente “giovani”.

Ritengo stupido usare il fattore anagrafico come ingrediente per mutare un gesto nobile in espressione di egoismo, generare un figlio non è MAI un atto di egoismo, qualora lo fosse, anche solo una volta, dovrebbe essere considerato tale SEMPRE. Non vedo di buon occhio le gravidanze tardive ma solo ed esclusivamente per motivi di opportunità, quelle che amo chiamare “logiche applicate”. La famiglia è, deve essere, una piccola comunità con ruoli definiti, problematiche condivise e processi di maturazione paralleli, i figli imparano a fare il facile mestiere di figli sotto l’egida di genitori che imparano a fare il difficile mestiere di genitori. Ogni componente mancante, sia essa energia, sintonia o figura fisica, crea nei figli inevitabili vuoti, carenze, fragilità strutturali.

Tullio Antimo da Scruovolo

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16 thoughts on “Le “nonne” incinte…

  1. Quella di avere figli in tarda età imbottendosi di ormoni sembra una forzatura bella e buona. Ma solo se ci imbottisce di ormoni, altrimenti benvenga il nascituro. Sul ritardo in cui generalmente si diventa genitori è spessissimo dovuto ad una questione di stabilità economica e sociale che arriva sempre più in età avanzata. Conosco diverse persone che pur senza suv, settimane bianche e capi firmati ci pensano bene prima di concedersi il “lusso” di un figlio. E so bene che parlare in questi termini relativamente alla procreazione di un pargolo è raccapricciante.

    TADS’ ANSWERS:

    come ho scritto nel post, credo che le persone senza sicurezze economiche facciano bene a meditare a lungo prima di mettere al mondo figli, anzi, sconsiglierei loro di farlo. Non sono questi i soggetti a cui mi riferisco, anche perchè chi non ha un lavoro non viaggia col SUV, non va alle Maldive nè riempie il proprio guardaroba di capi firmati. Più si allunga l’aspettativa di vita più si procrastina il processo di maturazione, è un dato scientifico.

  2. hai fatto un analisi abbastanza completa del fenomeno , mi sembra.Io ho fatto fatica ad avere mia figlia tantissima.Mi ero data un termine i 40 anni entro cui rinunciare per tutti tanti motivi assolutamente rivolti al benessere del nascituro.Sono stata fortunata e’ nata che di anni ne avevo 37 🙂 ! Ho cercato un uomo che volesse essere padre per sempre ,un lavoro che mi permettesse di stare con lei, ho cura di me perche’ non debba mai dirmi ” mamma ma come sembri vecchia!!” 😀 ! nascendo ancora con dei nonni in vita se li sta godendo cosi’ come tante figure di zie cugini nipoti importanti in un mondo di relazioni familiari costruttive che il passare del tempo spesso impoverisce. Ci vorrebbe sempre quel sano buon senso che ti deve portare a ragionare in prospettiva pensando prima di tutto a chi…verra’.

    TADS’ ANSWERS:

    il tuo “abbastanza completa” in qualche modo mi gratifica, mi sono imposto da tempo di non sforare oltre un certo numero di parole e riuscire a sintetizzare gli aspetti più significativi non è facile. Ci sarebbe da aggiungere molto, soprattutto in termini sociali, negli anni d’oro dei nostri genitori si facevano figli anche in condizioni economiche poco rassicuranti, il concetto di famiglia fortificava, soprattutto nell’aria si respirava il profumo della “speranza”, la voglia di creare un mondo migliore, più cultura, più benessere, noi in area “50” siamo figli di una generazione che ha sacrificato tutto per compiere passi avanti, in questo ci ha guadagnato la Nazione intera, non solo i singoli. Oggi i figli sono vissuti in modo diverso, con prospettive diverse.

  3. io non vorrei diventare madre troppo tardi. Con i miei genitori ci sono quasi 40 anni di differenza (loro sono degli anni 40 e 50…) e ora che sono poco più che ventenne li sento tutti. tuttavia mi chiedo se, una volta iniziata la famiglia, riuscirò a trovare un lavoro meno faticosamente di quanto già non faccia. Mi chiedo se, dopo la laurea, sarò pronta ad offrire ad una nuova creatura ciò di cui ha bisogno, o se invece sarò costretta a inventarmi una carriera e a sperare in qualche entrata… l’idea di creare una famiglia dopo i 35 anni mi spaventa e non mi piace, ma mi chiedo se sarà possibile fare diversamente…

    TADS’ ANSWERS:

    ciao Ghost,
    io non sono in grado di dare risposte ai tuoi interrogativi, forse un figlio sulle spalle dovrebbe essere vissuto più come una spinta motivazionale che non come un problema, parlo in generale, non mi riferisco a te.

  4. ci sono giorni in cui mi rendo conto che in molti manchiamo di coraggio…per altri sarebbe follia e mi chiedo cos’era cio’ che spingeva le donne a fare figli durante la guerra..ora il mondo nostro e’ opaco perche’ vorremmo sperare ma non ci riusciamo veramente..abbiamo paura della fregatura…e pensare che amarsi fare figli vivere insieme litigare sorridere crescere e’ una delle avventure piu’ gratificanti e faticose del mondo…e che genitori si e’ PER SEMPRE! qualunque cosa accada. ciao T.

    TADS’ ANSWERS:

    sottoscrivo in toto

  5. In pratica funziona così: tu dici una cosa usando certi termini, io dico la stessa cosa usando sinonimi dei tuoi termini. 😀 In pratica siamo d’accordo.

    TADS’ ANSWERS:

    batti un cinque 😀

  6. Ho partorito mio figlio – trentenne – e, sulla mia cartella clinica ai piedi del letto, il ginecologo ha scritto “primipara attempata”. All’epoca della mia giovinezza, trent’anni erano ormai troppi per procreare. Quindi, lascio immaginare a te la mia opinione sulle madri che mettono al mondo figli col destino di orfani in giovane età, allevati da genitori /nonni.
    Egoismo? Capriccio? Desiderio freudiano di prolungare la giovinezza?
    Difficile rispondere.
    Trovo immorali anche i medici che si prestano al gioco.
    grazia
    (non vedo il mio commento e non capisco dove sbaglio)

    TADS’ ANSWERS:

    l’altra volta i tuoi commenti postati li ho trovati nello spam, non capisco da cosa dipenda, comunque non ci sono problemi, il pannello di controllo li segnala.
    “primipara attempata” sulla cartella clinica??? non sapevo che il termine “attempata” appartenesse al linguaggio medico, personalmente trovo immorale ogni forma di accanimento terapeutico, maternità “mature” forzate comprese, ho letto che spesso ci vogliono anni di tentativi per riuscire a fecondare un ovulo.

  7. Approvo in toto tutto il tuo interessante post: è egoistico avere figli in tarda età. I figli hanno bisogno di genitori giovani che crescano con loro affinché ci sia quello scambio di vedute che, anche non essendo sempre sullo stesso piano, comunque raggiungono un punto d’incontro. Il genitore giovane è più reattivo di un genitore-nonno, il genitore giovane continua ad essere al passo con i tempi e può comprendere meglio suo figlio e poi quando i pargoli son piccoli vanno portati al parco, al luna park, alle gite e altro ancora. Pare che ora sia diventata una moda, prima la carriera e il godersi la vita e poi in ultimo il figlio; mi spiace per quei bambini condannati a respirare un’aria familiare ammuffita.
    Un caro saluto
    annamaria

    TADS’ ANSWERS:

    cara Annamaria,
    …”mi spiace per quei bambini condannati a respirare un’aria familiare ammuffita”…
    questa dovrebbero stamparla sui manifesti, sei un mito 🙂

  8. Bravo Tads questo argomento mi acchiappa molto. Mi schiero tra coloro che considerano la gravidanza “senior”puro egoismo, anzi penso pure di peggio, lo considero la soddisfazione di un capriccio, un modo per finire sulle riviste di gossip, un figlio come nuovo passatempo per vincere la noia della quotidianità. Desiderio di maternità ci credo poco….. Cosa pensi? Che Carmen Russo o la Nannini si mettano a cambiare pannolini?… preparare pappine? Maddai, stuoli di babysitter baderanno ai loro figli, li cresceranno, insegneranno loro a camminare e a parlare, da parte dei genitori tanti, tantissimi regali e qualche buffetto ogni tanto…. Sono anche sicura che la felicità di un figlio non stia tanto nel benessere economico, quanto nella qualità del rapporto che ha con la propria famiglia, l’Iphone di ultima generazione non è neanche paragonabile alla felicità che prova un bambino nel leggere un libro seduto sulle ginocchia del papà. Senza contare il fatto che la “Natura” ha provveduto affinchè le fecondazioni in età avanzata non avvengano, il riuscirci con manipolazioni è contro natura con conseguenze inevitabili fisiche, psichiche ecc.

    TADS’ ANSWERS:

    forse sarebbe il caso di chiarire cosa si intende per “egoismo” in tema di maternità tardiva, rispetto il tuo pensiero e, ovviamente, quello di coloro che la pensano come te ma ribadisco un concetto già espresso nel post. Se per egoismo si significa una forma di autogratificazione… il fattore anagrafico diventa relativo, anche una maternità a 20anni potrebbe essere considerata tale, se invece scendiamo nei meandri delle contorsioni mentali, più che di egoismo sarebbe opportuno parlare di irrazionalità, di incoscienza, di irresponsabilità, di “immaturità cognitiva”.

  9. Io ho avuto la mia prima figlia a ventinove anni. Il secondo, ovviamente per una serie di vicende di vita, a quarantadue. E’ chiaro che la maternità viene vissuta molto diversamente in queste due fasi della vita. E’ vero che c’è meno energia e la schiena ne risente assai, però si è più maturi e consapevoli, e pazienti e saggi. Ho avuto la fortuna di avere due figli meravigliosi e credo che siano la cosa che più mi gratifica: passare del tempo con loro. Per questo ho rinunciato a molte altre gratificazioni, materiali e non. Faccio ancora fatica a conciliare il mio lavoro con l’impegno di crescere il piccolo. Forse sarebbe meglio dire accudire, che tanto cresce da solo.
    Ho una sorella che non ha avuto figli, dedicandosi alla carriera. Ha viaggiato molto, fa un lavoro che le dà uno stipendio molto buono e con molti benefits. Si sta per comprare casa, piccola ma in un bel quartiere. Un anno fa ho capito che desiderava fortemente avere un figlio. E l’ ho capito quando lei ha dovuto affrontare un intervento chirurgico e la successiva terapia ormonale per un tumore al seno. Dunque esclusa la possibilità. Io che non l’avevo mai ritenuta interessata alla maternità l’ho vista crollare, collassare, all’idea che questa le fosse preclusa per sempre. Non temeva di perdere la vita per un cancro, ma di non avere più la possibilità di essere madre.
    Non so cosa succede ad un certo punto della vita, ma ho notato che molti di quelli che non hanno avuto figli improvvisamente fibrillino per averli. Credo sia un naturale desiderio di vincere la morte. La necessità naturale e istintiva di trasmettere i propri geni.
    C’è un limite naturale che le donne non possono oltrepassare. E mi sembra sensato non agire contronatura. Un uomo non ha limiti. Finchè riesce a tenerlo eretto per un tempo può sempre figliare. E nessuno si è mai scandalizzato. E normalmente lo fa con donne che anagraficamente potrebbero essere figlie e non mogli.

    TADS’ ANSWERS:

    benvenuta in questo blog,
    fare figli a 40anni non è come farli a 53 o più, sicuramente per una donna il non poter più procreare equivale a una menomazione, soprattutto sotto l’aspetto psicologico, questo è comprensibilissimo. Hai detto bene, c’è un limite naturale che le donne non dovrebbero oltrepassare.

  10. Il brutto di queste cose è che non c’è limite. Si è arrivati al fondo dell’immondezzaio, ma già sappiamo che si può ancora scavare per fare, poi, cose ancora più assurde. Questa eresia delle nonne – mamme mi fa rabbrividire. Partorire in età avanzata vuol dire essere meschini, vuol dire essere poveri di materia grigia, vuol dire procreare una persona che in futuro non riuscirai a capire, vuoi per l’ immenso divario fisico – mentale, vuoi per l’immenso divario culturale. Guardo la foto e ho un senso di nausea, perchè vedo il futuro di quel bambino poco roseo e molto nero.

    TADS’ ANSWERS:

    ciao Re,
    infatti, questa foto fa veramente rabbrividire.

  11. Abbiamo entrambi un post sulla vecchiaia che non vuole cedere il passo, o sull’assurdo dell’eterna giovinezza. Interessante. Secondo me prevale il modo di pensare di far finta di non avere limiti. Forse non è solo egoismo ma è la difficoltà di accettare che ci sono fasi diverse della vita e momenti in cui bisogna tirarsi indietro, quanto meno per fare altre cose. Fatto nel momento giusto, non è una sconfitta.

    TADS’ ANSWERS:

    è proprio quello il segreto della vita,
    vivere bene ciò che si è

  12. Condivido pienamente quanto dici: i figli si fanno alla giusta età, esigono un tale impegno che superare i trentacinque anni (per entrambi i genitori) mi sembra azzardato. C’è anche un salto generazionale mentale a cui non si può sfuggire. I miei nipoti potrebbero venirmi figli, ma in confronto a loro io già sono antica. Ma per piacere, finiamola di prenderci in giro. Naturalmente, escludo anch’io le persone prive di mezzi economici sufficienti, tutte le altre sono scuse egoistiche.

    TADS’ ANSWERS:

    cara Mimma,
    il diffondersi dei novelli Faust offusca il futuro, quello di Goethe si era venduto l’anima al demonio, quelli attuali svendono la propria dignità ad un modus vivendi che ha il grigiore della piece teatrale tragicomica.

  13. Che sia puro egoismo mettere al mondo creature in età avanzata non c’è dubbio. Lo dimostrano i tanti esempi concreti che sono illuminanti anche senza essere citati.
    Egoismo puro, se si considera che spesso il nascituro non conoscerà mai l’inseminetor, vuoi perchè questa avviene in laboratorio, vuoi perchè la “babbiona” ha copulato con un aitante brasiliano delle favele o con un nerboruto giamaiacano.
    Una mia vicina , 45enne, è partita con quell’intenzione, s’è beccata sulle spiagge esotiche una decine di “volatili” appartenenti ad altrettanti proprietari ed è tornata pregna e contenta, e non solo per essere pregna! Mi ha detto che la sua non è “puttanizia” ma un sicuro sistema per non conoscere l’ingravidatore. La rosa ampia dei riproduttori non mi fa correre il rischio di dare un padre a mio figlio che rimane tutto mio quindi – questa ha detto veronica, la mia vicina.
    Tads, prova solo ad immaginare cosa ne pensi il Toni dell’ingravidata collettiva di Veronica! Cose immaginabili ma indicibili su un blog!

    TADS’ ANSWERS:

    amico caro,
    cambia casa, avere come vicina una rappresentante delle moderne concezioni “puttaniche” nuoce alla salute, intuisco cosa possa pensare il Toni della tua condomina dall’utero allegro… mi unisco alle sue indicibili considerazioni :mrgreen:

  14. Non si può non apprezzare la tua scorbutica obliqua ma non ipocrita prosa: l’espressione di opinioni libere e personali è talmente rara in questo mondo di acrobatici opportunisti che merita un riconoscimento e un affratellamento, dato che anch’io cerco di coltivare questo scomodo e poco remunerativo sport.

    Indipendentemente dalla struggente dichiarazione d’amore di Gianna Nannini alla sua Penelope che ha strappato qualche singulto di commozione anche ai più cinici, chi sta cominciando a considerare la decrescita un passaggio inevitabile per i prossimi anni se non ci vogliamo incartare come i dinosauri (e noi non avremmo neanche la scusa di un colossale asteroide che modifica il clima) pensa anche che il ritorno a un certo coefficiente di naturalità non farebbe un filo di male.

    Se a una certa età la natura dice “No carina, l’età per partorire è bella che passata, comprati un cagnolino o adotta ventisei piccoli etiopi a distanza che vedrai che avrai comunque le tue soddisfazioni” la scienza potrebbe anche ritirarsi in buon ordine e reinvestire le energie risparmiate nel rendere cancro e AIDS ancora meno mortali di quello che già sono (il sottoscritto è abbastanza attempato da ricordare quando dell’uno e dell’altro si crepava come mosche sul parabrezza).

    Un figlio comunque non è un diritto come una casa e un lavoro (che fra l’altro Monti, Fornero e compagnia stonante stanno insegnandoci a considerare graziosi optionals, e alòra a maggior ragione…), è una sfida ogni giorno più complicata cui molti vitalissimi trentenni devono rinunciare con le lacrime agli occhi. Ma non vorrei scadere nella retorica.

    Con calma intendo studiarmi questo blogghettino che merita la visita e commentare dove mi capita. Sperando di non rompere i maroni.

    TADS’ ANSWERS:

    direi che hai centrato in pieno lo spirito di questo “blogghettino” che si appresta ad entrare nel suo nono anno di vita, tra l’altro contemporaneamente celebrare il primo anniversario su wordpress. Io conduco una serenissima, sana, cinica battaglia contro il pensiero politically correct, una cancrena che affligge l’umanità “evoluta”. Lo faccio con quella che ritengo essere la giusta dose di irriverenza e impertinenza, mi piace guardare le cose da angolazioni scomode, pratiche, appunto… politicamente scorrette.
    sul tuo essere attempato… se non ho letto male siamo coetanei, se affratellarsi ha una logica… quelli come me e te anche quando rompono i maroni lo fanno bene, con stile e sempre fermandosi al momento giusto.

  15. …penso siano scelte personali, da parte mia non condivido l’accanimento, come in tutte le cose, e una volta passata la “stagione” è meglio rinunciare. I problemi li avrebbe sicuramente in maggiore quantità il nascituro…
    Un saluto.

    TADS’ ANSWERS:

    ciao Sabry,
    proprio così

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