Fine pena “MAI”…

Il TG5 della domenica sera è spesso seguito da un programma di approfondimento chiamato “Dopo Tg5” (schiaffo morale agli autori estrosi). Nella puntata di domenica scorsa (23 settembre) è andata in onda un’intervista all’ergastolano Giuseppe Grassonelli. A beneficio di coloro che ignorano chi sia questo “ospite dello Stato”, riporto sommariamente gli eventi.  Quando aveva solo venti anni ha assistito allo sterminio della sua famiglia da parte di un commando di killer mafiosi, massacro avvenuto nel dehor di una gelateria. Seppur ferito a un piede riesce a scappare e successivamente a rifugiarsi in Germania,  passano una manciata di anni durante i quali pianifica la vendetta. Ritorna al paesello in quel di Sicilia e ammazza, uno ad uno, tutti i responsabili della strage, mandanti ed esecutori, tabula rasa. Viene arrestato all’età di ventisette anni, ne passa tre in isolamento totale e quindici in regime carcerario durissimo, attualmente sta scontando il ventesimo anno di detenzione a fronte di una compilation di ergastoli, poiché in questo lungo periodo di prigionia si è guadagnato la qualifica di “detenuto modello”, chiede di poter usufruire della semilibertà o almeno di alcuni permessi.

Grassonelli ha fatto nella realtà, né più né meno, quello che eroi cinematografici amati e mitizzati compiono nei movie d’azione. Per vestire i panni di un Rambo che da solo attacca e abbatte una potente struttura mafiosa, ci vogliono presupposti non comuni. Uscendo dalle soggettive logiche di intima ammirazione (non credo siano in pochi a stimarlo) e pubblico biasimo in ipocrisia balsamica, ci si trova di fronte ad un inquietante interrogativo. E’ veramente solo di tipo “culturale” e “ambientale” la spinta dell’odio e dell’onore che azzera il valore della propria vita??? Lui non ha aggredito deboli inermi, no, ha sfidato scafati assassini pronti a far fuoco in ogni dove, “duro coi duri”, nonostante la sua totale estraneità alla malavita organizzata, aspetto che ha un peso rilevante. Quando è partito per ripulire col sangue quella che sicuramente considerava una “ingiustizia”, lo ha fatto nella piena consapevolezza di poter morire.

Voglio trascurare aspetti grotteschi dell’intervista, come ad esempio chiedergli il perché non si sia rivolto allo Stato denunciando gli assassini ignorando, mi riferisco al giornalista, il fatto che nello stesso periodo lo Stato stesse stipulando scellerati accordi con la mafia. E’ irritante l’interpretazione della giustizia, Grassonelli si è pentito di quello che ha fatto ma non ha saziato, purtroppo per lui, la fame di gloria dei magistrati sciorinando elenchi di delinquenti da arrestare. Niente spiate??? Niente nomi??? Niente nuovi clienti??? Bene, marcisci in galera. L’applicazione di certi criteri è la negazione stessa della giustizia. Libertà, concessioni, stipendi da manager e costosi trattamenti di favore vengono elargiti ai delinquenti in base alla produzione di arresti, un serraglio chiamato “pentitismo”. La pericolosità pubblica non è data dalla efferatezza dei reati commessi bensì dal numero dei “compari” traditi. Si possono squagliare bambini nell’acido, sventrare donne incinte, ammazzare a pistolettate decine di rivali o compiere stragi con esplosivi, come per incanto si diventa “soggetti non socialmente pericolosi”, liberi, protetti e stipendiati. Basta sputtanare tutta la colonna, la paranza, vendersi gli “amici” di un tempo.

Grassonelli ha fatto tutto da solo, sta scontando la pena da solo, non ha tradito nemmeno coloro che in qualche modo gli hanno fornito un minimo appoggio logistico, questo per i magistrati è un comportamento “socialmente pericoloso”. L’infamità paga, la parola d’onore no, quale credibilità potrà mai avere uno Stato che premia il tradimento e punisce chi si assume, pagando, ogni responsabilità del proprio operato??? Dove porta l’assurdo salto omertà-delazione??? Come può una Nazione amministrare, gestire, garantire valori assoluti chiamati giustizia, libertà e sicurezza aggrovigliandoli, come serpi in amore, nella fogna delle morti incolpevoli??? A quanto ammonta la conta dei cadaveri innocenti parenti di pentiti??? Siamo poi così sicuri che i miliardi spesi per la “giustizia” prezzolata, qualora fossero stati investiti in tecnologia e formazione, non avrebbero prodotto risultati più soddisfacenti e meno moralmente discutibili???

Chi mi legge da tempo sa che sono sempre stato poco indulgente, lo sono tutt’ora, infatti colloco la “pratica” Grassonelli tra le pietre di paragone capaci di sbugiardare un apparato indegno di un Paese civile.  E’ l’imperituro doppiopesismo che mi porta a pendere dalla parte dell’ergastolano, status che in gergo viene chiamato: “fine pena MAI”. Pietro Maso, uno dei fratelli Savi e tanti altri tagliagole sono liberi, lo stesso Vallanzasca è in regime di semilibertà, per non parlare di figuri come Brusca e soci trattati come VIP. Perché il “detenuto modello” Grassonelli è considerato “socialmente pericoloso”???

Tullio Antimo da Scruovolo

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13 thoughts on “Fine pena “MAI”…

  1. Per quanta rabbia e dolore si possano provare l’azione di vendetta che il suddetto ha compiuto non può essere accettata. Forse compresa, perchè collocata in una determinata situazione sociale e culturale. Quello che ha fatto va bene per il cinema e la letteratura, per i Rambo, ma non nella realtà che viviamo. Sinceramente non conosco a sufficienza gli eventi, il caso e il personaggio per giustificare o meno la concessione di permessi o regimi di semilibertà.

    La politica del pentitismo è pericolosa. Questa di premiare oltre ogni ragionevolezza i vari collaboratori di giustizia è un’azione quanto meno opinabile. Sebbene spesso la magistratura antimafia spieghi questo atteggiamento con la difficoltà, o l’impossibilità, di combattere le mafie senza le dichiarazioni dei pentiti.
    Una cosa però che mi ha fatto sempre pensare è una delle dichiarazioni di Riina alla fine del processo a suo carico in cui praticamente invitava i suoi compari a pentirsi. Il pentimento come unica scappatoia. E non credo si riferisse alla speranza di evitare l’inferno cattolico.

    TADS’ ANSWERS:

    questo è un post denuncia Rocco,
    visto come viene amministrata la giustizia in questo Paese…
    c’è da ringraziare il cielo per il fatto che Giuseppe Grassonelli non abbia prodotto un esercito di emuli.

  2. ho un rapporto difficile con la giustizia italiana, dovuta a 7 anni di tribunale per vicende di tipo civile che pero’ sono state molto illuminanti sul sistema in generale.E’un disastro di inefficenza ed ingiustizia..Credo nella vendetta a freddo e perpetrata con altri mezzi .Ridurre qualcuno alla disperazione,gettarlo in una agonia continua e’ meglio che ucciderlo.Mi dispiace per Giuseppe.Non saro’ cosi’ ipocrita da dirti che mi dispiace per le vittime.

    TADS’ ANSWERS:

    onore alla onestà intellettuale,
    commento molto gradito Ariel,
    in questo blog gli ipocriti sono bannati da anni

  3. Penso che quando sei in un clan mafioso sai che può arrivare il momento in cui puoi morire. Anche se ci fai parte e questo non lo sai, vedi i bambini. Il discorso della vendetta è sacrosanto, il problema è che poi, con il tempo, si trasforma in faida e quindi in carneficina. Il mafioso è un criminale e comunque rimane criminale anche dopo vent’anni di carcere. Quello che però non capisco della giustizia Italiana e della giustizia in generale è, appunto, il grado di giudizio di un magistrato o quello che gli organi di P.G. gli propinano come tale.
    Ci sono orde di assassini che tranquillamente hanno trascorso poco tempo nelle patrie galere e oggi sono a spasso tranquillamente, e molti di essi con un lavoro dato dallo stato per giunta. Forse hai centrato il problema, non sei un pentito, non hai dato un contributo per far arrestare altri come te e quindi devi marcire in galera. Per delinquenti comuni, che comunque hanno ucciso, penso che ci sia invece un altro metro di giudizio, buoni avvocati e soldi.

    p.s. finalmente ho acquistato un nuovo p.c. e quindi ora posso venirti a trovare. Dall’ufficio la tua piattaforma non era visibile.

    Bel post, come sempre.

    🙂

    TADS’ ANSWERS:

    ueilaaaaaaa!!!!!!! CARISSIMO… è un piacere riaverti qui, tutto ok???

    ci conosciamo da anni, lo sai che ho scritto diversi post sulla giustizia Italiana,
    in questo caso mi ripeto volentieri ribadendo un concetto che ho già espresso:
    I magistrati sono impiegati statali che hanno vinto un concorso,
    non sono stati mandati sulla Terra da chissà quale potere sovrannaturale…!!!!
    Non dimentichiamolo MAI

  4. La giustizia umana anche se acculturata è pur sempre umana: I giudici stabiliscono in base alle leggi e in base al loro metro che non è sempre giusto. Il Grassonelli non lo conoscevo, ma secondo me uno che si fa giustizia da solo è un criminale; la legge occhio per occhio non ci appartiene, ora se i pentiti ugualmente ex-criminali ottengono delle agevolazioni e il lui in questione no, giustizia non c’è ma solo disparità. Forse per i pentiti c’è dietro tutto un discorso di smascheramento mafiosi, solo così si è potuto arrestare molti di loro; comunque chi uccide non può riprendere la vita normale.
    Interessante post, come sempre.
    cordialità
    annamaria

    TADS’ ANSWERS:

    infatti la disparità di cui parli, giustamente, è l’alienazione della giustizia,
    uccidere per vendicare i propri famigliari è certamente una azione esecrabile,
    tuttavia ritengo giusto fare dei distinguo rispetto a chi ammazza emeriti sconosciuti
    solo perchè il mammasantissima di turo lo ordina.

  5. I Giudici in Italia fanno il bello e il brutto…
    Ultimamente hanno fatto leva anche sul fatto che il pensiero è sindacabile l’azione no (…)
    Giuseppe Grassonelli di certo non era un assassino ..almeno prima che gli uccidessero tutte le persone a lui piu care davanti agli occhi …
    Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria…in questo caso era uguale..
    Un saluto.

    TADS’ ANSWERS:

    ciao Sabry,
    sottoscrivo in toto

  6. Sempre di assassini si tratta, però c’è una bella differenza tra il killer di mestiere, che prende i soldi e ammazza su ordinazione uno sconosciuto, e un figlio straziato, che si è visto giustiziare i genitori sotto gli occhi.

    TADS’ ANSWERS:

    proprio così

  7. Indubbiamente un brano di intransigente onestà, passione, sincerità, anticonformismo, come nella tua migliore tradizione.
    Difficile non essere d’accordo sull’assunto di fondo, circa i gravi squilibri della nostra giustizia, a cui vorrei aggiungerne uno su cui non tui sei soffermato: se lo scopo dichiarato della pena, com’è giusto che sia, non è la vendetta ma il recupero sociale e umano (cosa che peraltro le nostre disumane carceri, per non dire l’istituzione carceraria in toto, non possono fare, ottenendo piuttosto l’effetto contrario), come si può accettare l’idea dell’ergastolo?
    Sono infine molto meno drastico circa il meccanismo di premio a chi decide di collaborare; sicuramente odioso sul piano morale, credo che la sua efficacia globale possa giustificarlo.
    Un caro saluto.

    TADS’ ANSWERS:

    caro Franz,
    mi sono imposto di non sforare il limite delle mille parole se non in casi particolari, questo significa dover trascurare alcuni aspetti. Il problema della rieducazione delle carceri in questo caso è estraneo al contenuto. Il post è un j’accuse nei confronti della cattiva gestione della giustizia. Forse ti è sfuggito un passaggio importante sul pentitismo, un fenomeno molto deprecabile che ha prodotto tantissime vittime innocenti e cha ha un costo, per i cittadini, altissimo. Ti invito a rispordere alla domanda di cui sopra: “tu sei certo, convinto, sicurissimo che se questi miliardi fossero stati investiti in formazione investigativa e mezzi tecnologici, i risultati ottenuti sarebbero stati inferiori???” Come si può ritenere accettabile che un pluriomicida a sangue freddo viva libero, stipendiato e protetto solo perchè ha mandato in galera tutti i suoi complici???
    L’ergastolo in certi casi è pena blanda, mi limito a citarti il caso Brigida, che diritto ha di vivere un uomo che per far dispetto alla moglie uccide, massacra e sotterra tre figli???
    Un caro saluto anche a te.

  8. Ciao.
    Se la memoria non mi inganna noi due, molto tempo fa eravamo “amici”. Poi abbiamo avuto un brutto scazzo. E puff… tu sei sparito, io sono sparito.
    Mi è capitato di rileggere per caso qualche tuo commento, di classe da par tuo, da qualche parte e mi ha fatto ripensare a tempi migliori. E visto che sono in una fase di “fare pace con il mondo” prima dell’esecuzione capitale alla quale sono condannato mi andava di tornare qua e chiederti scusa. E’ probabile che al tempo tu mi abbia fatto incazzare dicendo pure cose giuste. Mi conosco. Sono quel tipo di stronzo. Quindi prima che cali la mannaia, ti porgo le scuse per qualsiasi cosa ti abbia fatto. Davvero. Con affetto.

    TADS’ ANSWERS:

    non devi scusarti di niente,
    gli scazzi da web sono punture di zanzare,
    passato il prurito non ci si pensa più.
    Benvenuto sul mio blog.

  9. Sono passata a trovarti e ho riletto questo articolo, venire a patti coi “pentiti” iperproteggendoli e iperpagandoli è osceno, chi ci conferma che abbiano confessato crimini veri? Pensa a cos’hanno fatto a Enzo Tortora. Questo tradiscono i compagni di un tempo e si sistemano. Non ci sto.

    TADS’ ANSWERS:

    ciao Mimma
    mi fa piacere tu l’abbia riletto

  10. io credo che una persona che vede sterminare davanti i suoi occhi zii nonni amici.. dopo che è fuori da ogni contesto criminale, svolgendo una vita lontano dalla Sicilia, quindi automaticamente essendo fuori da ogni organizzazione, non credo che possa esserci dolore più atroce di questo.
    voglio rispondere ai vostri commenti ponendovi questa domanda a voi…
    se vedreste massacrare la vostra famiglia a colpi di kalashnikof, trovandone i corpi in mezzo la strada immersi in una pozza di sangue..cosa fareste?? il primo pensiero che vi verrebbe in mente qual’è?? voi potrete rispondere; DENUNCIAMO IL FATTO!!!!!! giusto x carità..ma come potevano proteggere le autorità una persona a quei tempi? se in PRIMIS Giovanni falcone e Paolo Borsellino hanno istruito il processo contro cosa nostra rinchiusi nell’aula bunker del carcere LA SINARA?? come poteva difendersi da cosa nostra??mi auguro mi rispondiate.
    la vendetta è un sentimento nobile.. e solo chi ha veramente coraggio e dolore atroce può riuscire a compiere un’azione militare da solo contro la mafia! NON CON LA MAFIA! forse è questo quello che sfugge alla gente..GIUSEPPE GRASSONELLI NON è UN MAFIOSO E NON LO è MAI STATO.!!! è STATO il vendicatore della propria famiglia! è stato una persona che non ha fatto male a gente innocente, o abbia ucciso su commissione.
    LUI è IL MANDANTE DI SE STESSO!
    ORA DICO CHE DOPO 20 ANNI DI CARCERE UNA PERSONA DEL GENERE DEBBA AVERE UN MINIMO DIRITTO DI PERMESSO, VISTO è CONSIDERATO CHE è STATO ANCHE DETENUTO MODELLO ED è UN LAUREANDO IN LETTERE E FILOSOFIA.
    ANCHE SE A TOLTO DELLE VITE, (CHE è SBAGLIATO ED è GIUSTO CHE PAGHI) CREDO CHE ABBIA GIà RIPAGATO CON LA SUA VITA TRA 4 MURA.
    BUONA DOMENICA E BUON PRANZO.
    J.D.M.

  11. sono una semplice mamma …..sono stata una moglie e anche una figlia dove ha vissuto in una casa con una madre aggrssiva ma maledettamente fragile nel suo intimo e un padre troppo permissivo nei confronti di sua moglie due sorelle …una grande e una piccola dove ogni qualvolta volavano sedie e coltelli me le prendevo crecando di non farlgi assistere l inferno in cui vivevamo ……….tutto questo non e nulla a fronte di ciò che può aver passato un uomo appena ventenne come giuseppe grassonelli
    ho ascoltato le sue interviste quardandogli gli occhi …..occhi che parlano in silenzio dove hanno vissuto un dramma un dolore che si porterà fino alla fine dei suoi giorNi questo mi porta a provare un sentimento di grande stima nei confronti di chi stà cercando di dimenticare e soffocare l inferno che ha dentro la sua anima
    ho sempre avuto questo pensiero nei confronti della mafia …camorra …..etc etc …….non esitono uomini d onore in questi ambienti ma solo deliquenti e° difficile per una donna come me capire e perdonare atti barbari incivili dove la mancanza di cultura porta dritto all inferno
    spero che queste mie parole arrivino direttamente a te caro giuseppe ………perdonami se ti do del tu …….ma il rispetto per una persona resta a prescindere da come ci si rivolge
    se posso ti mando un abbraccio sincero e come un giorno qualcuno disse LA CONOSCENZA E °LA NOSTRA UNICA SPERANZA
    Marica

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