Donare gli organi? Una vexata quaestio…

Recentemente abbiamo appreso che l’Italia ha raggiunto gli standard Europei in materia di donazione organi, circa tremila trapianti annui che soddisfano un terzo della richiesta. Il Presidente dell’AIDO ha lamentato una carenza di informazione, non c’è settore che non reclami maggiore visibilità, non ho inteso a cosa si riferisse, forse alla mancanza di campagne pubblicitarie capaci di sensibilizzare ulteriormente l’opinione pubblica, in particolar modo gli indecisi/scettici.

Quella di mettersi in tasca la tessera dell’AIDO non è una decisione da prendere con superficialità né sotto stress emotivo, men che meno lasciandosi condizionare da elucubrazioni discutibili e fantasiose. Donare gli organi non significa continuare a vivere, guadagnarsi un posto in paradiso, mondare la propria coscienza, acquisire crediti morali postumi, ri-partorire altrui vite, niente di tutto questo. Distribuire pezzi del proprio corpo a malati non diversamente curabili, alimenta quella medicina che da tempo ha ingaggiato una lotta senza quartiere contro le crudeli logiche selettive della natura. Il giorno in cui la scienza non sarà più in grado di reggere il duello ci estingueremo.

L’inalienabile diritto alla vita non finisce ,forse, per alienare la qualità della vita stessa??? Una ventina d’anni orsono un “personaggio” che non cito per onorare una promessa di riservatezza ebbe a dirmi: “verso la metà del prossimo secolo il mondo sarà popolato da dieci miliardi di persone malate, dieci miliardi di consumatori di medicine e fruitori di servizi sanitari, la scienza medica produce un indebolimento progressivo della specie, le industrie farmaceutiche comanderanno il mondo”. Riflessione forte, irritante, stucchevole, le multinazionali delle medicine si sono già arrogate il diritto di porre in essere una selezione vincolata agli introiti. Per far sì che si destinino soldi contro nuove patologie, i malati colpiti devono raggiungere una quantità numerica tale da rendere remunerativo l’investimento, amara verità.

Nel “belpaese” vita e morte sono pesantemente influenzate da tre fattori: 1) la questione etica, 2) la questione morale, 3) la questione religiosa. Tre “bocca della verità” che mozzano mani senza soluzione di continuità, un astruso trittico pieno di contraddizioni operative, l’apoteosi del cerchiobottismo. Da una società che nega eutanasia e fecondazioni alternative ma garantisce l’aborto selettivo di Stato ci si può aspettare di tutto, anche una interpretazione ipocrita del diritto alla vita e una condanna morale a chi decide di farsi tumulare o cremare integro.

La donazione degli organi è immersa in un nebbioso anonimato, procedura nobile solo parzialmente, il donatore non può scegliere il destinatario delle proprie componenti “salvavita”, nemmeno in linea di massima e/o per esclusione. Tanto per capirci… un potenziale “benefattore” dovrebbe poter decidere se donare il proprio fegato ad un padre di famiglia, che se l’è visto rovinare da cause a lui non imputabili, oppure ad un alcolizzato redento dalla cirrosi. D’accordo, questo non è moralmente accettabile ma… non è moralmente accettabile neanche un papa che lancia strali contro il preservativo in una Africa flagellata dall’AIDS, non è moralmente accettabile neanche la blanda lotta contro il traffico clandestino di organi (il quarto business illegale dopo droga, armi e animali esotici), non è moralmente accettabile l’autorizzazione all’espianto sottoscritta da parenti privi di indicazioni precise in merito. A dirla tutta, non è moralmente accettabile nemmeno che qualcuno abbia il potere di destinare gli organi appena espiantati. Esistono pure problematiche di matrice religiosa e razziale, non necessariamente deprecabili, meritevoli di considerazione.

La beneficenza, l’altruismo, la solidarietà, sono valori ALTISSIMI che finiscono sistematicamente in un caveau segreto, siano essi costituiti da sms, bonifici, 5/8 per mille, beni materiali oppure organi. Sarebbe interessante scoprire chi  e perché ha trasformato tutto questo in un “magnanimo lancio nel buio”, esiste forse una infantile (per non dire puerile) attinenza con la stupida convinzione che la buona sorte sia una dea bendata??? Cosa c’è di ignobile nell’elargire un bene mirato??? Siamo a conoscenza del fatto che molti “trapiantati” siano morti suicidi pressati da forti sensi di colpa, viceversa non abbiamo riscontri oggettivi sulle reazioni di eventuali “beneficiari” eruditi sulla identità del loro donatore. Nel recinto delle ipotesi tutto è opinabile ma uscire dalle paludi del mistero, ovviamente con i dovuti supporti psicologici, potrebbe aiutare a metabolizzare meglio l’evento. Suggerisco all’AIDO di spendere energie per sfatare una diffusa credenza popolare, cioè che arrivare al pronto soccorso “mezzo morto” con la loro tessera nel portafoglio incentivi i medici a prendere rapide decisioni estreme, una maggiore trasparenza dissiperebbe anche nubi di questa fatta.

L’OMS dovrebbe incentivare, sovvenzionare, addirittura imporre, la ricerca tecnologica affinchè si arrivi presto alla realizzazione di organi artificiali, nel mentre, farebbe cosa buona e giusta se riscrivesse e uniformasse a livello planetario regole e protocolli che riguardano il trapianto di organi umani. Un cuore artificiale grande come un pacchetto di sigarette, semplice da impiantare e manutenere, una volta ammortizzate spese di ricerca e produzione costerebbe poco, TROPPO poco. Non sarebbe più “civile” espiantare gli organi solo ed esclusivamente ai tesserati??? E’ giusto chiedere autorizzazioni a famigliari in preda allo sconforto valorizzando la morte di un congiunto??? Quanto è MORALE, ETICO, DIGNITOSO, UMANO, trasformare un morituro in pezzi di ricambio??? Quale “amoralità” impedisce l’espianto coatto di organi sui soggetti condannati a morte dalla “morale” pubblica???

Tullio Antimo da Scruovolo

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20 thoughts on “Donare gli organi? Una vexata quaestio…

  1. È un post scritto benissimo, lucido come sempre e che condivido in pieno: quando anni or sono la mia unica sorella amatissima mi disse orgogliosamente di avere accettato l’espianto degli organi post mortem, io non ho sentito il bisogno di fare altrettanto, non sapevo nemmeno tanto bene perché, è una cosa che mi faceva impressione e continuo a rigettarla. Nel tuo post ho letto delle motivazioni giuste, purtroppo sono le stesse di quando accade il terremoto, si raccolgono soldi che non si sa dove vadano a finire, ma se i terremotati non si rimboccano le maniche possono aspettare a vita gli aiuti efficaci. Se non ci fossero stati i volontari animati d’amore, quanti sarebbero rimasti sotto le loro abitazioni? Poi, sicuramente, ci sono le lodevoli eccezioni, persone che hanno vera fede o vera compassione e, nel proprio lavoro retribuito, danno la propria vita, sono i derisi, gli invidiati, i sopraffatti dal marasma generale, io ho fatto l’insegnante non per quei quattro soldi, che comunque mi hanno dato l’indipendenza economica, ma per aprire la mente dei ragazzi alla curiosità, alla poesia, dovevi sentirli commentare le poesie ermetiche più dure, ci sarebbe voluta la telecamera, sia quelli appena usciti dalla terza media sia, e in grado sommo, quelli da portare all’esame di maturità. Li ho amati immensamente e mi hanno ricambiata, non li dimenticherò mai.
    È grande vergogna rubare i soldi della beneficenza per vivere sontuosamente mangiando e oziando e facendosi servire. Se non credono in un Dio o un dio qualunque, che almeno si coprano la faccia.

    TADS’ ANSWERS:

    grazie Prof 😉
    recentemente ho scoperto che i 5.000.000 di euro donati via sms ai terremotati Abruzzesi, sono stati dati ad una fondazione che fa investimenti nei paesi in via di sviluppo, altro che ricostruire il centro storico.
    ci vuole TRASPARENZA, in ogni forma di beneficenza, dagli sms agli organi… TRASPARENZA e affidabili autority che effettuino minuzioni controlli.

  2. Legare soldi alla vita umana per quanto deprecabile è un affare antico almeno quanto il salario dei legionari. Sta di fatto che c’è sempre interesse, e se non è l’etica e la morale delle organizzazione, delle nazione, della singola persona a spingere perchè vi sia ricerca e interesse verso le malattie rarissime o lo sviluppo di tecnologie mediche è ben difficile che chi ci mette i soldi si muova da solo. Poi la morale umana è un oggetto troppo complicato perchè io stia qui a disquisirne (sono fondamentalmente un ignorante) e l’azione di religioni e memoria storica ha su di essa una forze opprimente. L’unica cosa che posso insinuare è che la scelta meno rinnegata è quella fatta tramite la conoscenza, delle alternative, delle tecnologie, delle problematiche, della religione, eccetera. Certo, nessuno può essere assieme una enciclopedia medica e un teologo navigato, ma qualche spunto possiamo pur sempre averlo.

    TADS’ ANSWERS:

    esimio Rocco,
    la “morale umana” è stata partorita dagli uomini, quindi è molto opinabile.
    ce lo insegna la storia, il mondo non è diviso tra belli e brutti, bianchi e neri, religiosi e atei, ecc. ecc. il mondo è iniquamente diviso tra pochi ricchi e potenti e tanti “poveracci”, “conditio sine qua non” che influenza e “sporca” tutto, anche gli intenti originariamente più lindi, la morale più accettabile e le conoscenze più approfondite.

  3. Non posso che convenire con te. Il mio spunto “ottimistico” e “fiducioso” nei confronti di una massa di “poveracci” lascia il tempo che trova, effettivamente. Sta di fatto che l’accumulo di potere e denaro genera la nascita di interessi che annichiliscono la sofferenza e le intenzioni che tale sofferenza (storica o personale che sia) possono aver creato. Mi arrendo all’ineluttabilità del natura umana e al fato che essa si è creata.

    TADS’ ANSWERS:

    il “pallino” è in mano alle prossime generazioni,
    si dice che quando si tocca il fondo… o si crepa o si risale,
    la vedo dura ma non sono un catostrofista per indole.

  4. Intanto inizierei col rispondere al Presidente dell’AIDO che per “la pubblicità” già si adoperano i medici gratuitamente! Il paziente, già sconvolto di suo per la malattia e il conseguente adattamento al nuovo stile di vita, si trova a dover decidere se accettare o no di diventare un potenziale ricevente. La prima domanda che ci si pone è: quanta aspettativa di vita ho in più se decidessi di inserirmi in lista d’attesa? Non bisogna sottovalutare un altro aspetto, per esempio un trapiantato di reni mal che vada ritorna in dialisi, ma uno di cuore? Chi assicura il paziente che vivrà più a lungo con un cuore “nuovo”? Io credo che, in quest’ultimo caso, la voglia di vivere e l’imparare a convivere con la malattia valga molto più dello stress a cui si è sottoposti. E’ vero anche, sempre per i problemi di cuore, che la cardiologia in questi ultimi vent’anni ha fatto dei superprogressi, che i farmaci mirati di ultima generazione assicurano un’esistenza migliore che non sia sopravvivenza.
    Le spese sanitarie. Non ho la più pallida idea quanto costi solamente mettersi in lista d’attesa, ti assicuro che bisogna affrontare una marea di visite, analisi e controlli per verificare se si può diventare potenziali riceventi, per poi arrivare alla compatibilità e alla lista d’attesa. La lista d’attesa è una banca dati che ci è dato sapere come funziona solo in parte. Il paziente ha il diritto, almeno questo, di scegliere il luogo del trapianto. L’ovvio risultato di questa scelta è che al nord i centri non riescono più a seguire i pazienti, con la conseguente ricerca di un medico specializzato, che tradotto significa pagare di tasca propria! Già qui c’è qualcosa che non quadra, senza contare la marea, non scherzo, di farmaci che sono prescritti dopo il trapianto, che sono continuamente aggiunti, tolti, aumentati anche per patologie che subentrano dopo l’intervento perchè immunodepressi e ovviamente anche per evitare il naturale rigetto del nostro corpo.
    Il donatore. Si sa di dov’è e l’età e viene consegnata una scheda. Ricordo, se non erro, che i donatori dovevano essere di giovane età, adesso è cresciuta, perchè? E’ aumentata la richiesta? E chi è che fa queste richieste????!!! E l’impatto emotivo di un paziente cinquantenne quando viene a sapere che il donatore è un bambino? Devastante! Si immedesima nella scelta dei genitori, sarebbe rimasto in dialisi a vita!!! Non c’è peggior rigetto di quello psicologico e non c’è farmaco che tenga, in barba alla ricerca medica.
    Credo di aver capito il senso del tuo post, come tu TADS avrai capito che l’ambiente dei trapianti ho avuto modo di conoscerlo indirettamente ahimè per due volte e sintetizzare mi è impresa ardua.
    Non si può decidere a chi donare i propri organi come non si può decidere di rifiutarli se si dovesse sapere chi è il donatore, decisione negata dettata anche dai tempi stretti tra l’espianto e l’impianto.
    A me, che godo di sana e robusta costituzione, E’ STATO NEGATO IL DIRITTO di donare un rene a mia madre figuriamoci se è possibile scegliere il beneficiario.
    Tessera dell’AIDO? Che i medici prima si adoperino a salvare la vita, loro compito, che semmai dovessero sapere che siamo tesserati fanno prima a staccare la spina. Diciamolo!

    TADS’ ANSWERS:

    questo è uno di quei rarissimi post in cui considero importanti eventuali esperienze personali, dirette o indirette che esse siano, niente può essere più utile di una testimonianza per conoscere un pò di più l’ombroso mondo dei trapianti.

    sicuramente i meccanismi contorti creano “situazioni” parallele, traffici di organi e trapianti clandestini alimentano un mercato che andrebbe perseguito con la pena di morte, senza “se” e senza “ma”.

  5. Caro Tads, hai toccato un tasto dolente. Anche io mi sono chiesta tante volte come mai non esistano ancora “organi artificiali”, eppure con l’elettronica si sono fatti passi da gigante. Forse non ci sono interessi a sovvenzionare la ricerca in quel senso? Temo che la risposta si possa evincere proprio tra le tue righe…. Dialisi, farmaci, trapianti… sono tutti economicamente molto più redditizi. Tristissima è anche la verità che l’accanimento terapeutico porti ad una popolazione malata o comunque con una salute estremamente precaria…. Non si tratta né di codice deontologico né di spirito cristiano: un morto non compra più medicine… non fa analisi cliniche….

    TADS’ ANSWERS:

    credo sia proprio così Valeria, l’accanimento terapeutico quasi sempre è una subdola sperimentazione che trasforma i malati in cavie

  6. Come è possibile accettare un trapianto clandestino? Secondo me si va incontro a morte certa. Chi ti segue? Chi ti prescrive i farmaci che costano tantissimo e li passa il SSN?
    E’ proprio essendo dentro che la domanda mi sorge spontanea.

    TADS’ ANSWERS:

    posso risponderti solo che, stando a inchieste giornalistiche, servizi tv e note informative dell’OMS e dell’UNICEF, il traffico clandestino di organi e relativi trapianti riguarda soprattutto i bambini ma non esclusivamente. Bambini che vengono rapiti o comprati nelle aree più degradate del pianeta per essere poi fatti a pezzi su ordinazione, trafficanti senza scrupoli al servizio di ricchi clienti committenti, gli interventi vengono eseguiti in lussuose e attrezzatissime cliniche sparse per il mondo. Lo stesso dicasi per cure post-trapianto, i bambini beneficiari hanno problematiche esclusivamente di natura tecnica, praticamente assenti quelle psicologiche. Questo è ciò che ricordo di aver letto/sentito, ovviamente il tutto a pagamento.

  7. Il tuo scritto, come sempre, è approfondito, libero nell’approccio critico, e ricchissimo di spunti; mi limiterò a pochi contributi.

    1) Mi sembrava di ricordare che la tessera dell’AIDO non abbia alcun valore per determinare la donazione dei propri organi; prima di scrivere questa frase ho fatto una ricerca sul Web, che sembra darmi ragione: nel sito dell’AIDO, alla domanda “A che serve la tessera del donatore?” si risponde: “A dimostrare che si è capito il problema ed a dare la propria adesione ideale ad un momento di grande solidarietà umana.” (http://www.parrocchia-colognola.it/volontariato/aido_admo.htm#12)

    2) Credo che, per quanto interessante, il tema dell’impossibilità di determinare un destinatario dei propri organi impallidisca di fronte agli interessi criminali, su scala planetaria, dell’industria farmaceutica, ben testimoniato da quella affermazione sull’umanità intera di malati prossima ventura. Mi sembrava opportuno sottolinearlo.

    3) Scusa la mia probabile ignoranza, ma non capisco la differenza fra etica e morale.

    Un saluto.

    TADS’ ANSWERS:

    esimio Franz,
    mi corre l’obbligo di chiarire alcuni punti, gli interrogativi che pongo in questo post sono più occulti che palesi, li definirei “tiri di sponda”, evidenzio le lacune attraverso metaforiche pseudo-risposte che di fatto NON lo sono. Conosco il valore simbolico della tessera, infatti ritengo sia una di quelle cose da modificare. Lo stesso dicasi per eventuali destinatari scelti, tecnicamente sarebbe operazione molto improbabile ma credo serva per evidenziare ombre e misteri, intendo come concetto.
    L’etica è uno svisceramento filosofico del bene e del male che studia “anche” la morale, nel linguaggio corrente sono considerati sinonimi ma questa è da ritenersi una accettata forzatura.

  8. Ho letto con molto interesse il tuo post per profondità e dovizia di particolari. Il tuo spirito critico evidenzia problemi molto importanti e quando si riferiscono all’essere umano lo sono ancora di più. I bambini venduti, i bambini uccisi per espiantarne gli organi, questo traffico esiste da molto tempo ed è raccapricciante, dove arriva l’avidità umana, fa accapponare la pelle. L’associazione AIDO credevo garantisse l’espianto degli organi post mortem senza l’autorizzazione dei familiari, e sarebbe una bella cosa: il corpo dell’estinto può procurare beneficio a tanti che attendono gli organi per riprendere una vita normale. I soldi degli aiuti che finiscono altrove, le case farmaceutiche che si arricchiscono sulle malattie, la società è davvero meschina, ma non tutti sono così ed io spero in quegli altri, caro amico: il bene purtroppo è offuscato da tutto il male che ci circonda.
    Complimenti per il post!
    un caro saluto
    annamaria

    TADS’ ANSWERS:

    cara Annamaria,
    l’avidità umana non morirà mai, sarebbe già un successo riuscire a controllarla in qualche modo, percorsi positivi sono il progressivo acculturamento delle genti e il diffondersi delle informazioni, piccole barriere da trasformare in robuste dighe.

  9. Secondo te tads, se l’espianto fosse fissato da una legge non mitigherebbe il fenomeno aberrante del traffico d’organi? io penso di si.
    Dei diritti, dell’etica e della morale i morti non sanno che farsene: le tombe , i fiori , i lumini, le messe in requiem sono orpelli per i vivi. Al morto “non gliene può fregar de meno” come e dove lo seppelliscono, o se lo cremano oppure lo fanno a pezzi per prendere gli organi! E’ morto, appunto!
    La storia della sepoltura è nata dal cattolicesimo che ritiene il corpo tempio dello spirito e come tale non può essere cremato ne smembrato.
    A mio modo di vedere non si può in vita disporre del destino delle proprie spoglie. E’ una faccenda che deve essere trattata da chi resta.
    Diceva Totò” noi siamo seri, apparteniamo alla morte , queste cazzate lasciamole ai vivi”.

    Perciò in ogni ospedale istituirei il reparto espianti, ope legis!
    Qualcuno pensa sia il caldo .. ma questo è il mio pensiero anche quando ci sono 10 gradi sotto zero.
    cia tads, se non ti piace non lo pubblicare.

    TADS ANSWERS:

    perchè mai non dovrei pubblicare il tuo commento???
    mi permetto solo di opinare il fatto che a un morto non gliene possa fregare di meno, esistono religioni che hanno una concezione diversa della morte, ad esempio coloro che credono nella reincarnazione sono poco propensi ad attendere la vita successiva senza organi. Più o meno simile è il discorso per le cremazioni, una morte “totale” che non avrebbe senso se fosse priva di cuore, occhi, ecc. ecc.

  10. Leggendo il commento di linonoli mi sorge un domanda: chissà se c’è qualche norma per la trasparenza sulle beneficenze, forse no o forse anche sì ma inapplicabile o aggirabile. Il popolo italiano è generoso ma non sappiamo come vengono utilizzati i soldi. Come non potremmo mai sapere, nel caso si potesse scegliere a chi donare gli organi, se verrà mai rispettato il nostro desiderio. O no? Ma qui non c’è da fidarsi 😦
    Anch’io ti scrivo che puoi non pubblicarmi, forse non mi arrabbio :mrgreen: 🙂

    TADS’ ANSWERS:

    1) I soldi, tanti, donati dagli Italiani in occasione del terremoto in Irpinia (anno 1980), ancora giacciono nelle casse della banca dell’ex boss “democristo” Ciriaco De Mita
    2) I capi di abbigliamento raccolti dalle parrocchie per aiutare popolazioni sventurate, venivano stoccati dalla camorra che poi provvedeva a smistarli mandandone parte in aziende di recupero stracci sotto controllo, parte sulle bancarelle dei mercati. Il monsignore intervistato in merito dichiarò: “sì però i soldi incassati (dalla camorra) li abbiamo usati per fare del bene”
    3) I circa 5.000.000 di Euro mandati dagli Italiani via sms ai terremotati Abruzzesi sono finiti alla Etimos Foundation, una organizzazione che raccoglie fondi per fare investimenti redditizi nei Paesi in via di sviluppo, altro che centro storico di Aquila
    4) Per dare un contributo ai cittadini Emiliani bisogna riportare un farsesco, tragicamente ridicolo codice IBAN (evviva la semplificazione), in caso di errori nella trascrizione di tale chilometrico ammasso di lettere e numeri non è dato sapere dove finiscano i soldi (la banca Intesa ci erudisca urgentemente su questo interrogativo)
    5) Organizzazioni “no profit” come la croce rossa e la protezione civile “maneggiano” una quantità pazzesca di denaro, volontari volenterosi alla base e costosissimi “quadri” e “dirigenze” politicizzate
    6) Tanto per rinfrescare la memoria… l’esempio più eclatante della beneficenza trasformata in reddito è la “chiesa romana spa”, quella che dovrebbe essere, secondo l’ideatore del cristianesimo,l’icona, l’emblema della carità e della umiltà è, di fatto, uno dei più grandi potentati economici esistenti al mondo che ostenta ricchezze di ogni tipo.
    7) Repetita iuvant… la donazione degli organi è l’atto di altruismo più estremo, dovrebbe essere gestito in totale trasparenza e progressivamente ridotto, fino all’azzeramento, dalla evoluzione tecnologia. Trasparenza negata da motivazioni psicologiche, si presenti qui uno psicologo a dimostrarmi in modo tangibile quali danni produrrebbe la conoscenza del proprio donatore.

  11. tads, hai ragione. quando saremo in grado di produrre organi artificiali afidabili e non a rischio rigetto, o meglio ancora quando verrà messo a punto l’autotrapianto con le staminali, il problema degli espianti ,delle donazioni e del traffico che c’è dietro finirà.
    il mio amico noli, sai a volte estremizza i concetti in modo provocatorio. Tu d’altronde ormai lo conosci,
    ciao

    TADS’ ANSWERS:

    lo zio Giulio diceva che a pensar male si fa peccato ma spesso la si indovina, io ho tantissima fiducia nella scienza ma poca nei confronti di chi dovrebbe applicarla, mi spiego, le conquiste tecnologiche vengono adottate a beneficio delle masse solo quando si trasformano in reddito sostitutivo

  12. stupendo articolo, caro Tads, che mi ha portato a profonde riflessioni sulle problematiche che hai sollevato. Una, squisitamente “terricola”, mi colloca nella schiera degli scettici.Se proviamo a partire dalla dichiarazione di Peter Singer, Presidente dell’Associazione Internazionale di Bioetica, forse riusciremo a capire perchè la gente, compresa la sottoscritta, è riluttante a donare gli organi: “la gente ha abbastanza buon senso da capire che i morti cerebrali non sono veramente morti,la morte cerebrale non é altro che una comoda finzione, fu proposta e accettata perché rendeva possibile il procacciamento di organi”.

    TADS’ ANSWERS:

    Peter Singer è una persona che stimo molto, non è la prima volta che bacchetta certe “iniziative umanitarie” trasformate in modus operandi di comodo. Ieri a Genova una equipe di medici si è rifiutata di espiantare un fegato perchè destinato ad un beneficiario residente in altra regione. Detto così l’episodio lascia sgomenti ma c’è un fondo poco noto, da tempo è in atto il tentativo di monopolizzare i trapianti presso strutture d’eccellenza, si offre una maggiore garanzia (teorica) in cambio di una penalizzazione (pratica) nei confronti di pazienti, medici e strutture di altre località.

  13. Come sempre, sono in grado di rispondere solo per me stesso. Sono favorevole alla donazione, nonostante i dubbi ed i rischi che gli organi (i miei) possano andare sprecati. Sullo scegliere a chi “raccomandarli”, non saprei proprio che criteri utilizzare: troppe volte si esprimono giudizi affrettati e poi… in un modo o nell’altro sarò morto. Sarà che per natura sono un anti-complottista e credo che le macchinazioni troppo complesse semplicemente non funzionino, sarà che sono un inguaribile ottimista o uno sprovveduto cronico, ma penso che, nonostante tutto, valga la pena tentare di fare le cose giuste e non alzare barricate. Perché tanto, solo una piccolissima fetta della realtà dipenda dal sottoscritto.

    Ciò non toglie che la tua richiesta di chiarenza e trasparenza sia più che sensata, purché non diventi un motivo per chiudersi in robusto un bozzolo di sospetto di fronte a tutto. Per inciso, non credo che sia il tuo caso.

    TADS’ ANSWERS:

    tendo ad affrontare le tematiche sociali da un punto di vista che non è nè ottimista nè pessimista, io lo chiamo algido realismo, a volte irritante cronaca. Nemmeno considero complotti o complesse macchinazioni le logiche degli interessi.
    Sul “raccomandare” i propri organi… mi dai l’opportunità di chiarire meglio il concetto che ho espresso nel post, ho parlato di scelte “anche” per esclusione, non credo che un rasta integralista Giamaicano morirebbe sereno pensando che il suo cuore traslochi nel petto di un ariano, lo stesso dicasi per l’accoppiata Israeliani/Iraniani, che dire poi di coloro che credono nella reincarnazione e quindi intendono morire “integri”. Esistono una miriade di situazioni intime, inconfessate, sconosciute ai famigliari più stretti che spesso decidono in totale autonomia, ecco perchè penso sia giusto regolamentare il settore. Si dia alla tessera AIDO una valenza assoluta e si proceda ad espiantare solo gli organi degli iscritti, togliendo ai parenti un potere decisionale che è, secondo me, molto discutibile.

  14. Caro T,
    mi piacerebbe tanto leggerti sull’argomento eutanasia e sulla legge italiana che ancora non c’è. Penso che il diritto alla scelta sia un principio assoluto ma a tutt’oggi viene negato perché manca totalmente una regolamentazione, così chi sceglie la dolce morte è costretto ad andare in Svizzera anche se , forse, in Italia c’è un mondo sommerso che si muove in questo senso.
    Grazie.
    un saluto

    • Credo che la questione eutanasia sia un problema molto relativo, più mediatico, politico e religioso che pratico. L’eutanasia “fai da te” esiste da sempre, si chiama suicidio, i malati in coma vegetativo non soffrono, i malati terminali immobilizzati che soffrono dovrebbero poter decidere di morire in pace. Come sempre esistono gli aspetti poco chiari, è sbagliato l’accanimento terapeutico ma lo è anche staccare la spina a chi non è in grado di esprimere chiaramente la volontà di farla finita. Comunque sono contrario alla spettacolarizzazione della eutanasia, se una persona decide di morire può farlo senza mettere video in rete e senza creare scoop giornalistici, magari senza codazzi pseudostrappacore che alimentano il pietismo ipocrica…

      • grazie della tua risposta T.
        ma, non credi che occorra una regolamentazione in tal senso? la nostra società fondata sulla fede cattolica pone come diritto assoluto la vita ed allora è tutto bloccato. ma il vero diritto dell’individuo non sarebbe quello della libera scelta?
        ho avuto testimonianze di malati terminali, coscienti della propria situazione (straziante) e mi sono sempre chiesta se è giusto accanirsi per far sopravvivere un corpo imbottito di medicine in un corpo che non è più un corpo.. non lo so se c’è più rispetto per la vita dando la possibilità di scegliere di morire in pace o imporre una “vita” a tutti i costi.. ho vissuto queste testimonianze e tutte, seppur nella sofferenza della malattia, volevano concludere la loro vita aiutandosi con le cure e non pensavano minimamente alla dolce morte. Però, penso che occorra una legge, con tutte le precauzioni del caso, per dare possibilità a chi non si riconosce più come persona nello stato terminale della propria malattia di porre fine alle sue sofferenze fisiche e soprattutto psicologiche.
        il diritto alla scelta qui in Italia non esiste.

        buona giornata T.
        scusa le chiacchiere e sempre complimenti per come gestisci il tuo blog e i tuoi ospiti..
        (per questo sto pensando di aggiungere un’aureola nel bustoa te dedicato 🙂

        -Liolucy

          • approvo la scelta!!
            come Lei desidera.
            non avendo a disposizione per intero il suo volto (che dovrò scolpire a fantasia nel marmo a mia disposizione) non so cosa Le potrebbe star meglio: un panama? un borsalino? una paglietta? un sombrero? una bombetta? un cilindro? o preferisce un berretto? una coppola? un basco? .. un passamontagna???..sìììì.. 😀
            il passamontagna risolverebbe l’inghippo del viso sconosciuto!!! …
            scolpirò un busto in marmo con il passamontagna e lo sguardo indagatore con occhiali da lettura, come da testata blog…
            ….

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