“amiciziami” che ti “amicizio”…

Quando lo spermatozoo della ignoranza feconda l’ovulo della saccenza… nasce un intellettuale snob. L’intellettuale snob (maschio, femmina, gay o asessuato che sia) è un falso eremita metropolitano, non segue il calcio, non guarda la tv (troppo trash), non legge narrativa, non legge classici, non legge saggistica, va al cinema/teatro solo se invitato/imbucato alle prime, frequenta salotti, feste, vernissage e tutte quelle situazioni in cui si mangia/beve a “ufo” e magari si “inzuppa” pure il biscottino (l’IS non scopa, “sperimenta”), indossa un look personalizzato “facciofintadifregarmenedellamoda”. Vive all’insegna del “chi sa fa, chi non sa insegna”, manco a dirlo l’intellettuale snob insegna, cioè, tenta di insegnare ma non ha i “ fondamentali”  per farlo, la sua “mission impossible” è pontificare su una umanità che non conosce.

L’ultimo bersaglio da colpire, in ordine cronologico, per l’intellettuale snob è “facebook”, definito: “una ragnatela underground in cui brulicano un miliardo di reietti sfaccendati che fingono di stringere amicizie tra loro”. Certamente il social partorito dalla fervida mente di Mark Zuckerberg di motivi per essere criticato ne offre più di uno, basti pensare alla potenzialità e agli appetiti che stimola un simile “data-base”, tuttavia per onestà intellettuale (niente affatto snob) dobbiamo riconoscere a “FB” il merito di aver dato alla rete una svolta che definire storica è il minimo sindacale.

Coloro che sono approdati in internet negli ultimi periodi non hanno potuto cogliere “il giro di boa” sopra citato, diverso è il discorso per i web-surfer di prima generazione, quelli che hanno assistito al festival della millanteria e della mistificazione, cinghiali e cinghialesse in cravatta e tutù che compivano infruttifere scorribande su vari livelli, si è vista gente spacciare per propri celeberrimi aforismi e addirittura pezzi della “Divina”, “fatalone strafiche” che marcavano un quintale e mezzo sulla bilancia e tutta quella poltiglia di belinate magnanimamente definita: “second life”. In qualche modo facebook ha passato, come un bidello vintage, un energico colpo di spugnetta sulla lavagna delle balle e delle vanterie gratuite.

Il più grande “circolo virtuale dell’amicizia” esistente al mondo ha spalancato un portone, demolito un tabù, abbattuto uno steccato, spazzato remore… ha dimostrato che mettere in rete faccia e dati sensibili non provoca nessuna calata dei barbari dalle Alpi, non ci si ritrova la folla sotto casa e non si passano notti in preda all’ansia. Facebook ha trasportato in rete la vita reale, questa è sicuramente una grande conquista ma esiste un effetto collaterale, lo stimolo a compiere l’operazione inversa, trasportare la rete nella vita reale impastando le due cose in una unica amalgama. Il rischio è quello di ridurre progressivamente gli incontri reali con le persone conosciute in internet e incrementare, con la stessa progressione, i contatti in rete con i vecchi amici reali. Non è assurdo ipotizzare un futuro fatto di rapporti prevalentemente tecnologici a discapito di quel “contatto” umano che è alla base della socializzazione, non lo è nemmeno immaginare di chiudere relazioni e amicizie reali con un semplice click o uno striminzito comunicato sul social (è già successo), “tecnica” che esonera da lunghe e stressanti spiegazioni private. Siamo entrati nell’era del crudo e tremendamente realistico: “mi piace”, di conseguenza la negazione dello stesso è da intendersi come un ovvio: “non mi piace”.

Ci attende un futuro accidioso, una alienante ottimizzazione dei tempi, una taccagneria comportamentale, un radicale cambiamento nel relazionarci e quindi uno stravolgimento del modus vivendi. Ciò avverrà ad ogni livello, anche politico, avremo tuttavia la possibilità di interagire con chiunque in modo sempre più incisivo, esprimere il nostro pensiero (da tempo FB è un “termometro” molto più affidabile dei sondaggi) e comunicare il nostro disappunto, una protesta spontanea di massa sul web spaventa i potenti molto più di una manifestazione di piazza organizzata.

Gli intellettuali snob denigrano il social network perché è un immenso “club” dove non c’è niente da scroccare, non è possibile imporre le proprie idee unilateralmente, non è possibile evitare critiche feroci, non è possibile autocelebrarsi senza incorrere in ridicolizzazioni pubbliche. Solo per questo Mark Zuckerberg meriterebbe un premio. Personalmente non amo facebook, più volte ho espresso giudizi negativi in merito ma questo non mi rende miope né mi inibisce quella lungimiranza che difetta nelle menti degli intellettuali snob. E’ in corso una “stratificazione” che ha risvolti positivi, una evoluzione “culturale” ignorata da un ministro dell’istruzione che non ha ritenuto opportuno inserire facebook tra le tracce dei recenti esami di maturità. Gli “IS” sono ovunque, soprattutto dove non dovrebbero esserci.

Tullio Antimo da Scruovolo

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7 thoughts on ““amiciziami” che ti “amicizio”…

  1. Non credo di essere ne snob, ne tantomeno intellettuale, però facebook, del quale tu hai sottolineato i lati positivi, che io sottoscrivo, lo vedo come una subdola violazione della privacy. Lo stesso fatto che chiunque può chiedere di essere tuo amico mi piace poco.
    Nella vita non virtuale questo non avviene: le amicizie non si chiedono , maturano con la frequentazione e sono frutto di condivisioni non superficiali o stereotipate; Chi ha mai chiesto a qualcuno: vuoi essere mio amico?
    Facebook è una sorta di “bar virtuale”, dove ciascuno entra , consuma, chiacchiera e mette in condivisione, fatti e storie personali. Nella vita reale però ciascuno sceglie il suo bar, dove trova i suoi amici e dove parla e entra in relazione liberamente, e non è costretto ad accettare o rifiutare amicizie chieste estemporaneamente, ma , soprattutto, come hai ben detto tu, non esiste “condivido” “mi piace”: i colloqui non virtuali tra amici non bisognano di queste conferme.
    Preferisco Twitter, meno invasivo, soprattutto non ha la chat che ti costringe a parlare quando non vorresti o con chi non vorresti.

    TADS’ ANSWERS:

    forse più che un bar facebook è una piazza,
    una agorà virtuale accessibile a tutti

  2. Le potenzialità di Facebook sono davvero enormi, la possibilità di scambiare informazioni e stupidaggini simultaneamente con moltissime persone è molto più potente di quanto si creda. Certo se ti limiti a condividere citazioni (mai sopportate le citazioni) e cuoricini non è che sei da fustigare ma stai facendo il minimo. E i personaggi che descrivi tu, sono davvero fantastici. A volte sarebbe divertente mettersi nei panni dell’intellettuale snob e capire quanto sforzo ci vuole per risultare credibili.

    TADS’ ANSWERS:

    penso anche io sia divertente fare l’intellettuale snob a tempo determinato 😀

  3. Il social network è un mezzo di comunicazione ormai usato dalla maggior parte degli amministratori locali e nazionali, anche se non si seguono le loro faccende basta seguire la loro pagina, o profilo, che non deve necessariamente piacere, di solito è aperta a tutti, e direi che funge anche come mezzo di informazione diretto. Più volte abbiamo avuto modo di osservare che anche i telegiornali attingono notizie, purtroppo anche di persone coinvolte in vicende di cronaca. Sulle pagine di queste ultime sarei curiosa di sapere se l’interessato fosse consapevole che la sua privacy era aperta a tutti, perché ahimè e ahinoi, è più complicato chiudere la bacheca che aprirla, a qualcuno di mettere in piazza la propria vita privata non gliene frega niente ma a qualcun altro non fa piacere.
    Il social network lo si usa anche per pubblicizzare un prodotto, per aggiornare i clienti sugli ultimi arrivi o novità, c’è anche Alitalia con la foto della nostra Nazionale..eheheheh… 🙂 🙂 ecc.. ecc..
    E che dire della condivisione d’interessi o passioni? Ci sono pagine di artisti, quando osservo le loro meraviglie non sento il tempo che passa.
    Facebook è uno strumento che ha una sua utilità se usato al meglio ma che non sia un uso da imbecille sennò con un click… fuori da “casa mia”!
    Che dire, non googleggeremo più, il futuro prossimo sarà facebookeggiare per poi tornare nell’anonimato di un nick scrivendo su un blog. Scherzando quasi quasi ci credo.
    Ciao TADS

    TADS’ ANSWERS:

    ciao Deborah,
    in effetti spesso e volentieri le pagine di facebook sono consultate dagli inquirenti, soprattutto quando scompare qualche persona. Comunque metterci faccia, nome e cognome è una cosa, spiattellare beghe familiari è altra questione. Come giustamente dici, da un pò di tempo è possibile usare il social per attingere informazioni commerciali e riguardanti servizi, iniziative locali, ecc. ecc. Come ho scritto nel post, FB sta prendendo una piega positiva, il becerume c’è sempre stato ovunque e sempre ci sarà ovunque, basta ignorarlo.

  4. Questo post inizia in modo esilarante e, purtroppo, estremamente vero. Avevo appena rivisto su rai tre quel film meraviglioso di Ingmar Bergman, Alle soglie della vita, mi ero poi alzata per sistemare una cosuccia sul mio blog, con l’occasione ho anche spalmato la glassa sulla ciambella che ho fatto ai miei nipoti, con una sola dose stavolta ne ho fatte due, una per me e una per loro, visto che l’ultima volta è fuoriuscita dallo stampo, e così mangiamo pure inzuppandola nel latte e caffè, ma almeno io non vado a mangiare a sbafo con la scusa della poesia, mi mette una tristezza infinita. Non posso dire che facebook mi entusiasmi, ritrovare i vecchi amici è come per uno abbandonato da piccolo rintracciare la mamma naturale, se ti ha lasciato e non ti ha cercato più meglio rinunciare.
    O altrimenti gli amici, quando sono autentici, non ti mollano.
    Non tronco mai un’amicizia per prima né virtuale né reale, ma quando le persone si allontanano e rispondono sempre più debolmente io le lascio andare.
    Facebook mi attira poco. Preferisco i blog e debbono essere o creativi e rigorosamente originali oppure debbono dare nome, cognome, indirizzo e blog di quello che si pubblica. Non mi piace affatto questo copiare le cose degli altri senza citare la fonte.
    E poi, non c’è bisogno che un blog “serio” diventi anche noioso e pesante come il piombo.
    Debbo dire che facebook mi serve per fare pubblicità al mio blog, quando me ne ricordo.
    Il programma fa troppe cose di suo ed è troppo schematico. Direi meglio di niente.

    TADS’ ANSWERS:

    cara Mimma,
    i blog hanno cannibalizzato i forum ma i social network non riusciranno a fare altrettanto con i blog, sono due forme di comunicazione e socializzazione virtuali diverse. Sono in tanti ad usare facebook per pubblicizzarsi il blog, ti dirò che tempo addietro ci ho pensato pure io ma poi ho desistito.

  5. Non sono iscritta a facebook, non mi piace la chat, il rispondere in simultanea, e non mi piace il riduttivo “mi piace”. Conosco il web da quattro anni ed ho sempre avuto il blog dove scrivo i miei pensieri e dove ricevo riscontri positivi, come aver conosciuto te che sei arguto e profondo, quindi uno scambio culturale virtuale che gratifica. Anzicché ciattare su facebook, preferisco leggermi un libro o fare altro. Sono iscritta a twitter e publicizzo i miei post.
    Buona giornata, un caro saluto.
    annamaria

    TADS’ ANSWERS:

    ti confesso che qualche settimana fa mi sono iscritto su twitter per postare i miei aforismi
    ma l’unico che ho scritto è questo: “prediligo i libri scritti dai minatori”,
    sinceramente devo ancora andare a vedere se qualcuno l’abbia letto,
    il problema è che non trovo più la pw :mrgreen:
    la tua stima nei miei confronti è totalmente ricambiata.
    Buona giornata anche a te

  6. In Italia siamo molto soggetti alle mode, da sempre…
    Prima i blog ora facebook e twitter…

    Le persone care le sento e le frequento abitualmente, le altre? Le ho perse volutamente ed a volte anche in modo faticoso per cui che restino dove sono…

    Preferisco i blog, alcuni blog si intende…uno è il tuo.
    Un saluto.

    TADS’ ANSWERS:

    grazie Sabry,
    i blog sopravviveranno, ne sono convinto.

  7. Lo confessoi: Facebook lo uso ed è la prima o seconda cosa che controllo quando mi collego. Ma con un limite: tutti i miei “amici” sono persone che conosco anche nel mondo reale. Twitter non mi piace: preferisco periodi più articolati e presuppone di essere connessi in continuo o quasi. Poi per fare lo snob bisogna essere dinamici: prima era figo andare in rete, ora fa snob ostentare di non andarci se non “in un certo modo”. Porca miseria, allora posso essere snob anch’io!

    TADS’ ANSWERS:

    fare l’intellettuale snob dinamico… è già un bel lavurà 😀

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