L’effetto placebo è una droga…

In una torrida giornata di un torrido luglio accompagno una coppia di amici a visitare alcuni luoghi della Valle d’Aosta, dopo una passeggiatona di quelle che mettono a dura prova i polpacci e stimolano l’appetito, deambuliamo alla ricerca di un ristorantino tipico per gustare prodotti locali. Percorrendo un vicolo vediamo all’interno di un locale una grande tavolata apparecchiata di tutto punto, curiosando con più attenzione notiamo che trattasi di una taverna riportata alle antiche fattezze da una meticolosa ristrutturazione, non solo, qua e là vi sono opere artistiche moderne che creano un apprezzabile contrasto. Entriamo, non ci sono avventori, l’atmosfera è quasi surreale, il silenzio assoluto viene rotto da un “buongiorno” proveniente dalle nostre spalle, una Signora ci accoglie sorridendo e con gentilezza ci spiega che lì non ci si nutre di cibo bensì di musica. I commensali si accomodano a tavola e consumano un menù, dall’antipasto al dolce, fatto di note diffuse da un impianto nascosto da qualche parte, il fine è quello di raggiungere una pace interiore attraverso una forma alternativa di convivialità, il tutto solo su prenotazione o invito. Il protocollo prevedeva una breve riunione “aperitivo” di presentazione/esplicazione, il “pasto” e poi, come “ammazzacaffè”, un’analisi collettiva su sensazioni e benefici provati. Nel “conto” anche l’acquisto di un libro in merito (ci avrei scommesso) e la quota associativa.

Quando mi trovo di fronte a marpionate simili riesco a provare, contemporaneamente, una cinica ammirazione nei confronti dell’ideatore ed un irritante compatimento verso gli allocchi che sborsano quattrini per farsi gabbare in siffatta maniera. La parolina magica, l’esca irresistibile, è sempre la stessa: “l’oriente” (medio o estremo che sia… affascina, diciamolo), anche l’abbuffata di spartiti, a dir della tizia, vantava tali origini. Esiste un percorso tortuoso, un circolo vizioso, molte di queste manfrine gli Europei le importano, adattandole, dagli States, i quali a loro volta pescano nella “yellow  zone” fingendo di ignorare che, qui viene il bello, gli occhi a mandorla inventino nuovi specchietti studiando le allodole Europee. Per farla corta, noi stimoliamo idee che poi qualcuno acquista dal grossista che le commercializza, si potrebbe parlare di tecniche concepite conto terzi oppure di delocalizzazione del copy right. Quasi sempre queste nuove proposte (molto in auge) per raggiungere il benessere interiore e non solo, vengono divulgate attraverso catene e/o piramidi figlie, con periodici restyling, delle logiche del vecchio multi level , infatti anche il ristorante in chiave di violino apparteneva ad un circuito, probabilmente internazionale, probabilmente in franchising, probabilmente andato in malora visto che non ne ho più sentito parlare.

I guru del marketing da mungitura, oltre alla comunicazione, conoscono bene la psicologia e alcuni aspetti della sociologia, se psicologi e sociologi prestassero più attenzione al becerume di un certo marketing avrebbero vedute più ampie. La carta del proporsi come “associazione” o sinonimi vari è vincente per svariati motivi, oltre a quelli fiscali che già incistano, infatti il nuovo arrivato ha come interlocutore non un singolo bensì una specie di congrega, una coperta massonica in pelliccia tarocco che si decontestualizza dalla normalità, crea un’oasi nella massa, ammalia, cattura, lusinga viscidamente enfatizzando il potere che conferisce l’appartenere ad  una setta eletta. Tempo addietro realizzai una approfondita ricerca sullo spopolare di queste formule di aggregazione, non solo di natura palesemente commerciale. Tutte avevano un denominatore comune: “noi siamo superiori…, noi abbiamo capito…, noi siamo oltre…, noi siamo un cosmo privilegiato… e bla bla bla…”. Alcuni relatori erano oratori/attori/acrobati che incarnavano il punto d’arrivo agognato dai neofiti. Ho conosciuto un “motivatore” veramente da circo, nel suo intervento durato un’ora è riuscito ad infervorarsi fino a divenire paonazzo gonfiando le vene del collo e della pelata, poi è passato alla commozione piangendo a fontanella ed ha terminato il “numero” in uno stato di euforia difficile da spiegare. Un suo sottoposto l’aveva presentato agli astanti attoniti proclamando:” Signore e Signori, quest’uomo prima di entrare nella nostra grande “famiglia” (gergo made in Mario Puzo), era un poveraccio con le pezze al culo, brutto, depresso, balbuziente, lavorava saltuariamente come facchino ai mercati generali per un tozzo di pane… OGGI è un VINCENTE pieno di carisma, elegante, curato, sicuro, realizzato, ha una Mercedes da 120.000 Dollari (esprimere valori in Dollari conferisce un alone cosmopolita al personaggio e quindi a tutta la band in scena). Tra le varie “riunioni”, “conventions” e “seminari” a cui ho partecipato, questo è stato tra i più interessanti.

Dopo alcune considerazioni sulle “idee” e sul come “capitalizzarle”, resta da capire cosa spinga persone comuni, apparentemente intergrate nel tessuto sociale, ad avventurarsi in simili “balle trophy”, spesso e volentieri rischiando pure di alleggerirsi le tasche. Non credo si possano dare risposte univoche e inopinabili, ritengo sia più realistico ipotizzare una serie di concause. Sicuramente entrare a far parte di un gruppo aiuta a combattere la solitudine, a volte si rincorre il miraggio dell’arricchimento facile, altre quello del benessere psicofisico, certamente molti vivono la cosa come una opportunità per socializzare (brucare nello stesso orticello crea quella complicità che agevola il broccolamento), esistono anche aspetti nobili, almeno nelle intenzioni, cioè il mettersi in gioco, misurare le proprie capacità, imparare a superare la timidezza, per molti ha un peso determinante essere considerati, valorizzati, spronati, una molla molto potente. Sommariamente il concetto è: “tu sei una pietra tra le tante, puoi essere ignorata, tirata contro qualcosa, presa a calci, chiunque può pisciarti addosso, NOI ti trasformiamo in mattone, un mattone utile, fondamentale per costruire una robusta casa, ti diamo una ragione, un senso, un valore”. E’ interessante anche constatare che molte forme di aggregazione abbiano avuto un notevole successo, strana “coincidenza”, proprio nel periodo in cui le società occidentali salpavano sui macro-cosmi come internet abbandonando le banchine dei micro-cosmi come la famiglia, troppo dispersivi i primi e troppo riduttivi i secondi. Collocare l’offerta nel mezzo voleva…  vuol dire tendere l’amo in uno stagno pieno di troterelle.

Se per “effetto placebo condiviso” si intende uno stato di grazia dato da un convincimento infondato, illusorio, siamo liberi di pensare che esso sia la nuova frontiera del rincoglionimento di massa frammentato in nicchie. Far propri i luoghi comuni delle analisi sociologiche da rotocalco (perdita dei valori, avvilimento della individualità, difficoltà di inserimento, è tutta colpa di Berlusconi… e via discorrendo) è insufficiente, per quanto queste possano essere parzialmente accettabili. Molti, troppi, non sono in grado di interpretare correttamente termini come “sacrifici”, “coerenza”, “rinunce”, “impegni”, duri percorsi che forgiano, fortificano, elevano il livello di autostima e conquistano il rispetto degli altri, soprattutto traghettano da una generazione all’altra a bordo di solide zattere. Anziché ipotecarsi la vita per perseguire obiettivi impegnativi si prova ad uscire dalla insignificanza aderendo ad effimere piramidi, partecipando a pranzi musicali, tesserandosi al club “collezionisti di apriscatole per mancini”, frequentare gruppi esoterici, corsi di introspezione, ipnosi e, ovviamente, centri di meditazione rigorosamente “orientaleggianti”… chi vuole allunghi l’elenco. Ultimamente abbiamo assistito alla dipartita di anomali strutture finalizzate alla vendita di prodotti e servizi prontamente rimpiazzate da nuove chimere, più subdole nel loro offrire qualcosa di intangibile, impalpabile, incomparabile, il bieco commercio ha lasciato il posto alla più remunerativa manipolazione della psiche, d’altronde… cosa non si farebbe per rincorrere il “benessere interiore” ed illudersi di appartenere ad un “club” che va oltre la siepe???

“…Procopio stasera faccio tardi, inizia il corso sui benefici psico-estetici del pianto da cipolla”, “Ok Catalda, farò notte anche io, ho un meeting sulla valorizzazione degli accessori in cuoio intesi come integrazione post mortem del mondo animale nella urbanizzazione dei territori di origine…”

Tullio Antimo da Scruovolo

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One thought on “L’effetto placebo è una droga…

  1. Ciao TADS,
    i tranelli sono fatti apposta per abbindolare, e in alti casi ingannare.
    La gente, purtroppo continua a cascarci nell’idea della speranza di poter usufruire di una sorta di benessere sia esso materiale o spirituale.
    Quest’ultimo credo sia facilmente collocabile nella cronologia dei migliori o peggiori abbindolamenti proprio tra i primi in classifica.
    A parte ogni considerazione, che verte soprattutto sul fatto che chi si fa prendere viene considerato di conseguenza di debole indole, non c’è tuttavia da meravigliarsi, perchè dietro ogni angolo vi si nasconde qualche tipo di tranello.
    E non è detto che coloro che ritengono di esserne immuni possano evitare la trappola.
    Dipende molto dall’emotività del momento, non sempre si è in grado di sapersi reggere sulla propria sicurezza, a volte quella sorta di bisogno interiore o materiale induce a seguire la strada della debolezza.

    Buona notte

    TADS’ ANSWERS:

    Dici cose giuste e condivisibili Ambrata, il fatto è che da sempre tendo ad analizzare i lati oscuri delle tematiche sociali, quelli non giustificabili, non assolvibili. Non appartengo a quella corrente interpretativa che scarica sulla società le pecche individuali, il mondo è pieno di tagliole, è vero, però alcuni il piede ce lo mettono dentro volontariamente, non accidentalmente, sono questi che mi interessano maggiormente. Mi riferisco alla categoria peggiore, quella degli idioti convinti di essere più furbi degli altri, come tu dici nelle ultime due righe, “debolezze” sono anche l’ingordigia materiale e quell’accidia che porta alle scorciatoie per tentare di appagare esigenze interiori, debolezze biasimevoli colpevoli anche di generare prevaricazioni concettuali.
    Buona giornata

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