Il relativismo estetico

 La vita è un interminabile banchetto di nozze dove portate e bevande si susseguono senza criterio accavallando sapori contrastanti, i musicanti spaziano da un genere all’altro costringendo gli invitati a repentini cambi di danza. Alla tavolata si appropinqua la varia umanità dando vita ad un bazar caratteriale e caratterista, tra un boccone di sciapa emozione ed un sorso di sgasata gioia si ruttano adulazioni all’indirizzo della protagonista indiscussa, il capo comico, la star… sì, proprio lei, la sposa. Ridicolmente sacrificata in un abito da bambolina incede legnosa e incerta, la chioma scolpita e laccata da un coiffeur in acido, piccoli schiavi vestiti come nani eleganti reggono lo strascico tra la finta ammirazione degli astanti, sulla testa una spada di Damocle, il dovere imprescindibile di essere bella.

Tra i villici imbiancati d’emozione un “heart of stone” osserva silente estraniandosi dal coro ed abbattendo di una tacca l’applausometro gestito dalla claque. Mendace è il credo che definisce le spose sempre belle, non tutte lo sono, neanche quelle d’ordinanza spacciate per tali da pedisseque forzature e valutazioni pilotate. Lady Diana, esemplificando, non era assolutamente bella, da giovane non avrebbe superato neanche le selezioni di un concorso paesano di bellezza, lo stesso dicasi per un ipotetico “miss anta”, un fisico dozzinale ed un volto anonimo dai lineamenti bucolici, grazia e fascino sono surrogati facilmente acquisibili da pinguini di corte. Eppur ancora s’ode l’eco che ne decanta fattezze abbaglianti… maddechè???

Cosa spinga i convogliatori del pensiero a minare il libero arbitrio in materia di bellezza non è dato sapere, l’Italia è un Paese con una peculiarità singolare, pubblicamente si appecora alle correnti trendy ma rimane saldamente ancorato alle proprie convinzioni nel privato. Divergenze parallele da adeguare alla terrena bisogna, alcuni la chiamano ipocrisia altri necessità di appartenenza, in vero si dovrebbe parlare di ignoranza mascherata (quando non si capisce una cosa conviene far propria l’interpretazione di “autorevoli” terzi appollaiati sul trespolo del giudizio). Il concetto di “bello”, nell’accezione più ampia del termine, si sublima di fronte alle “espressioni artistiche”, anche i modelli identificativi possono essere definiti: “installazioni deambulanti”, ovviamente solo sotto le luci della ribalta, spente le quali si odono blasfeme e dissacranti stroncature.

La direttrice della gradevolezza non attraversa il comprensorio della bellezza oggettiva in quanto questa è inesistente, è il relativismo estetico a partorire risposte oggettive e quindi discernimenti tecnicamente non condivisibili ma inopinabili. Qui germoglia la strumentalizzazione e la manipolazione indottrinante, la genesi dell’apparente gregarismo massificante, l’usurpato potere della critica dirotta e bombarda le menti plasmabili calamitandole nella rete tessuta ad hoc ma raramente l’obiettivo è raggiunto. Per meglio capirci, il celeberrimo bambino che osò dire: “il Re è nudo”, oltre alla insignificanza fisica della defunta Principessa del Galles, non esiterebbe considerare “filmetti” le pellicole premiate di Fellini e Benigni,  “paranoie” svariate realizzazioni di Moretti, “delirio” le rasoiate di Fontane e “obbrobri” alcune moderne opere urbane tanto osannate. Un blando segnale di risveglio dal torpore lo si evince dalla reazione negativa dei Romani al cospetto della statua/vespasiano del papa polacco piazzata di fronte alla stazione Termini, un chiaro segnale evolutivo/involutivo della estetica da stupefacenti (trad.: “una cacata pazzesca”).

L’arte moderna, informale, unitamente alle espressioni poetiche “new age”, trova un prezioso alleato nell’alibi delle “emozioni”, la pseudo-sostanza che uccide la forma e trasforma in dote l’incapacità (non mi riferisco di certo ad apprezzabilissime svolte come il cubismo, l’impressionismo, il surrealismo, l’ermetismo, ecc. ecc.). Se un tribuno col patentino da “esperto” sentenzia che una tela imbrattata è da ritenersi un’opera d’arte, alcuni concordano per traino altri per non essere tacciati di incompetenza, è divertentissimo prodursi in acrobazie dialettiche al fine di convincere qualcuno a vedere improbabili messaggi interiori emergere da quattro macchie scazzuolate ad minchiam.  In parallelo viaggia la gestione artificiosa dei canoni della bellezza fisica, un percorso contro natura basato sul frazionamento delle parti e successivo assemblaggio. Il risultato ottenuto è una contraddizione concettuale, non è detto che accorpare il meglio “di”… produca l’effetto voluto, anzi, così facendo si rischia di ottenere quella standardizzazione che è la negazione della bellezza (estremizzando, se mettete insieme fantastici occhi mediterranei, un nasino alla francese, una bocca afro, seni teutonici, un culo alla brasiliana, gambe svedesi e piedini da geisha… viene fuori un inguardabile mostro da film horror). Volendo far propria una linea guida si dovrebbe guardare in direzione opposta, quella che valorizza l’armonia dell’insieme (il vero segreto della bellezza consiste in quel filo conduttore che crea continuità tra le parti, come dire… esser belli significa avere un corpo che fa gioco di squadra, indipendentemente dai chili e dalle misure), purtroppo questo cozza da tempo col marketing dell’estetica, una dittatura non più deponibile che impone cloni.

Non amo sguazzare nel catastrofismo ma non posso esimermi dall’evidenziare l’espandersi di una sopraffazione sociale, anche i coriacei opportunisti Italiani finiranno per capitolare. Il baratro non è poi così lontano se non si provvede ad interrompere, recidere radicalmente, il tubo che ottunde il cervello inoculandolo di modelli precostituiti che generano fittizi malesseri (i famigerati inestetismi) da curare con costose prebende. Sarebbe d’uopo far proprio l’aspetto nobile del relativismo estetico, magari interpretandolo in chiave filosofica, molte donne iniziano a rendersi conto che il potere, quello vero, è molto più gratificante di un paio di mammelle da 10.000,00 Euro, qui subentrano altri effetti collaterali ma non mi pare sia il caso di andare fuori tema.

Tullio Antimo da Scruovolo 

Annunci

7 thoughts on “Il relativismo estetico

  1. “… acrobazie dialettiche al fine di convincere qualcuno a vedere improbabili messaggi interiori emergere da quattro macchie scazzuolate ad minchiam ….” ah, ah, ah…
    Che dire: lucido, acuto, ecc., ma sopratutto ASSOLUTAMENTE CONDIVISIBILE!!!
    Buongiorno TADS e complimenti per l’ennesimo post da oscar.
    Ovviamente complimenti anche per il tuo nuovo blog, che ho provveduto ad inserire nella rubrica degli amici nel mio blog (dove spero di ritrovare presto il tempo di scrivere di nuovo…).
    Giorgio

    TADS’ ANSWERS:

    illustre Ingegnere,
    benvenuto nel mio nuovo angolo e grazie per i complimenti, spero di rileggerti presto sul tuo blog e riprendere piacevoli scambi di vedute

  2. gran bel pezzo, tads, è sempre un piacere leggerti! Nell’epoca dei massmedia, l’io sociale deve fare i conti con il giudizio estetico FORGIATO A TAVOLINO da sapienti manipolatori della mente che hanno ridotto la razza umana a cavia commerciale. Le indagini statistiche, che dovrebbero per loro stessa natura essere asettiche, vengono invece finanziate da lobby con l’unico scopo di creare bisogni indotti. Siamo di fronte a un problema di natura etica. Il bello e il brutto posseggono una loro autonomia e per quanto mi riguarda non considero la bellezza umana un valore.

    TADS’ ANSWERS:

    ciao Aurora,
    è proprio vero, il problema è di natura etica, quell’etica che agonizza sotto i colpi di alabarda degli interessi economici mondiali. La bellezza non è un valore ma non urliamolo ai 4 venti, qualcuno potrebbe approfittarsene 😀

  3. Caro Tads complimentissimi per il nuovo e … piccante post. Fermo restante che la bellezza non può essere né quantificabile né codificata mi inchino ai luminari che riescono, o per lo meno ci provano, a inculcarci i “canoni di bellezza” alla bisogna… delle loro tasche. L’omologazione della bellezza porta all’annichilimento della personalità sia fisica che psichica, guarda le top model: tutte uguali, sembrano clonate nel corpo e nella mente. Anche se ci pregiamo di essere diversi e fuori dal gregge, ciò non è sempre vero, ci facciamo tutti condizionare. Qualche anno fa andava di moda “l’anoressica”: tutte a cercare di entrare nelle taglie 38/40 (la Marini ha dovuto creare una sua maison per poter stare nella 42); oggi vanno di moda labbra a canotto e tette a forma di scolapasta…. E via….. “premio-regalo” più ambito per aver superato l’esame di maturità. Anche per gli uomini il discorso non cambia: ceretta, silicone, botulino, creme antirughe e chi più ne ha ne metta. Perché tutto questo logorio mediatico punta alla bellezza estetica? Ovvio c’è dietro un business da paura: creme e belletti, massaggi, interventi chirurgici… palestre. Puoi immaginarti se tutto ciò puntasse invece alla bellezza interiore? Cosa ci venderebbero?
    Non voglio parlare della bellezza nell’arte perché come sai sono una pittrice e certe tele prese a secchiate o tagliate a fette da pseudo artisti mi fanno venire il voltastomaco. SMAK 🙂

    TADS’ ANSWERS:

    ciao carissima,
    ad occhio direi che la Marini debba stare in apnea per infilarsi nella 46 ma comunque è sempre meglio di certi “mocio vileda” a testa in sù.
    Sul resto siamo d’accordo, in fondo è comodo adeguarsi a modelli stampati in trafila, fare gli “alternativi” è impegnativo, bisogna avere anche i neuroni e qui la cosa si incasina.

  4. In primis ti scrivo che ho aggiunto il tuo nuovo indirizzo, e in secondis …. Ariecchimeeee, mancavo IO, il Re, il numero one, il più bello, il più dei più che i veri più sono diventati meno al mio cospetto, e dunque, mi vien da scrivere che per molti la bellezza è solo un “bisiniss”. (infatti ho speso un capitale per apparire bellissimo, ma sempre orrido sono rimasto:) E poi, non è bello quel che bello ma… che bello che bello che bello!!

    😀 😀

    TADS’ ANSWERS:

    grazie per la variazione tecnica,
    che dire… allegria mezza bellezza :mrgreen:

  5. Non potevi trovare una foto più orribile per rendere l’idea, non so cosa mi fa sorridere di più se la faccia della Milo, il vestito o tutti e due. 😀 😀
    Bravo come sempre!
    Un saluto al volo

    TADS’ ANSWERS:

    pensa che la foto l’ho scelta per le scarpe :mrgreen:

  6. Navigavo in cerca di una foto di milo da giovane ( volevo farmi una sega come se le faceva mio padre e forse tu). e sono finito qui. non ho fatto esercizio manuale, ma mi sono acculturato .
    Mi dici che significa? quanto c’hai messo per scrivere in tre o quattro righe tutti questi termini che non usa quasi più nessuno?
    “La direttrice della gradevolezza non attraversa il comprensorio della bellezza oggettiva in quanto questa è inesistente, è il relativismo estetico a partorire risposte oggettive e quindi discernimenti tecnicamente non condivisibili ma inopinabili. Qui germoglia la strumentalizzazione e la manipolazione indottrinante, la genesi dell’apparente gregarismo massificante, l’usurpato potere della critica dirotta e bombarda le menti plasmabili calamitandole nella rete tessuta ad hoc ma raramente l’obiettivo è raggiunto. “.

    TADS’ ANSWERS:

    La brezza primaverile conduce alle mie orecchie una eco proveniente dal vicolo, il ritmico e sordido tamburellare degli onanisti, una vera “mano santa” per digerir la coratella. Che dirti figliolo… se la frase ti aggrada imparala a memoria, come eri uso far con le poesie a scuola, poco ti cale del suo dir.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...