Chi ha incastrato Giacinto Canzona???

Il tizio con la faccia da fauno raffigurato nella foto sopra riportata è l’ennesimo “italian fox” smascherato da “striscia la notizia”, il suo sguardo “da punta” è dovuto ad una patologia molto diffusa comunemente chiamata insonnia, anziché riposare membra e mente per rigenerare la serotonina, preferisce utilizzare il silenzio delle tenebre come musa ispiratrice al fine di fecondare e partorire “bufale” da inoltrare alle agenzie di stampa col divenir dell’alba…

 Imperitura fucina di “frescacce”, lo Stakanovista della notizia ad effetto ha raggiunto livelli produttivi industriali tali da dover creare il “Giacinto team”, otto laureati in giurisprudenza perfettamente coordinati e addestrati capaci di calcare il palcoscenico dell’avanspettacolo mediatico. Eclettico e generoso non lesina comparsate televisive ad amici, parenti e, soprattutto, vicini di casa, pagherei per assistere ad una loro riunione di condominio, già, il Fellini di Tivoli bussa alle porte dello stabile non per questuare pizzichi di sale bensì per offrire partecipazioni copionizzate nei talk nazionalpopolari. L’avvocato Giacinto Canzona “canzona” giornali e tv con genialate sapientemente elaborate, ci sono cascati tutti, anche Rai, Mediaset e quotidiani nazionali. Gatti che ereditano ingenti patrimoni, preti che si ubriacano dicendo messa, suore che guidano a 180 km orari, spose che mandano all’altare un messo a consegnare missive di rinuncia… sono solo alcune delle sue “creature”. E’ notorio, le paranoie da visibilità sono di tipo “degenerativo/progressivo”, inevitabilmente si finisce col tentare di piazzare il colpo della vita, quale occasione migliore della Schettinata “inchino-naufragio”??? E’ qui che Canzona cala il carico da 11, una coppia di passeggeri, con lei gravida al quinto mese, si salva dal disastro ma perde il bambino, disgrazia nella sciagura, i telespettatori piangono, la comprensione e la solidarietà si impennano, così come lo sdegno nei confronti di una tragedia frutto della idiozia umana. Il “condor” Giacinto impazza negli studi televisivi strappando applausi e sconforto ma, come spesso accade, nel bel mezzo della performance a puntate arrivano i “bravi” di Antonio Ricci e lo sbugiardano clamorosamente, senza tema di smentita.

Al contrario di Paolo Liguori non nutro simpatia nei confronti di questo individuo, tuttavia gli riconosco il merito involontario di aver scoperchiato, ufficialmente e inconfutabilmente, una pentola che cuoce cibo rancido. L’ANSA, l’agenzia stampa nazionale, non controlla la veridicità delle notizie che riceve, da anni lancia dispacci riportanti le “perle” di Canzona senza preoccuparsi di verificarne l’attendibilità, nonostante più volte, per non dire sempre, queste si siano rivelate essere delle panzane stratosferiche. Credo sia dovuta una riflessione sulla deriva (mai termine fu più appropriato) della comunicazione Italiana, il circo mediatico di questo Paese annaspa, sguazza, si rotola nel guano del pressappochismo, dell’approssimazione, della faziosità, della competizione, del sentito dire da portineria, del gossip, dello scoop ad ogni costo, del caso umano, della morte.

Canzona è la punta di un iceberg, una cartina al tornasole che conferma la becera “americanizzazione” del giornalismo, del carrozzone chiassoso, una paganità disposta a sacrificare qualsiasi cosa, anche la dignità, sull’ara dello share, dell’audience, del record di ascolti, dell’esclusiva, delle copie vendute… tutte strade che portano ai forzieri degli sponsor, degli spot, dei contratti di ingaggio. Un meccanismo assimilabile ad un “multi level marketing” dove il denaro, seppur in modo iniquo, viene suddiviso, distribuito in ogni strato, tutti mangiano, alcuni si abbuffano altri spiluccano ma nessuna pancia presente resta completamente vuota.

Che il “Behind the Scene” sia una mensa perennemente allestita lo si constata leggendo il pensiero dei “critici”, osanna e stroncature riguardano sempre i contenuti non il sistema televisivo, se il piatto è disgustoso la colpa è della ricetta, eventuali biasimi sulle capacità culinarie riguardano solo i cuochi del ristorante di fronte. In merito alla kermesse Sanremese ne abbiamo lette di ogni sui pistolotti di Celentano ma nessuno si è posto la domanda chiave: “perché la Rai, UNICA EMITTENTE AL MONDO AD AVERLO FATTO, ha concesso nella programmazione stagionale di punta circa un’ora e mezza di diretta ad una mina vagante, già colpevole di violazioni etiche, rinunciando a qualsivoglia forma di controllo, filtro, preventiva indicazione di massima sugli argomenti trattati??? Non si confonda la libertà d’espressione con la volontà precisa di rifilare il viagra all’auditel e quindi ai bonifici. Operazione già sconcertante di suo ma ulteriormente aggravata dal fatto che un simile salto nel buio sia stato compiuto da un servizio pubblico FORZATAMENTE finanziato dai contribuenti. La stampa questo non l’ha evidenziato perché se ne è nutrita, altrettanto ha fatto tutto l’indotto.

Chi viaggia, televisivamente parlando può farlo anche usando semplicemente la parabola, sa che quasi tutti i format trasmessi in Italia sono gli stessi che si vedono altrove, così come le fictions di importazione, idem per i reality. Abbiamo programmi culturali degni di nota, le nostre risse televisive sono acqua fresca rispetto a ciò che si trasmette all’estero, USA in testa. In linea di massima abbiamo una buona tv, ci distinguiamo in negativo proprio nel territorio dell’approfondimento giornalistico, politico o da vicolo che sia, un ring dove a vestire i panni dell’arbitro è una lobbie chiamata: “ordine dei giornalisti”, potentissima casta che ha il triste primato di esistere solo in Italia, altra deplorevole caratteristica della tv pubblica nostrana è quella di dare capitali, spazi e risonanza a ciarlatani che compiono scorribande fuori controllo davanti alle telecamere, non di rado per scopi personali.

I mezzi di comunicazione, unitamente agli stadi, sono l’evoluzione dell’arena di Nerone e delle antiche corti, tragedie, commedie e pettegolezzo piallano e smussano frustrazioni, creano immedesimazione e vendicano la meschinità, panacee psicologiche per masse socialmente omologate. Nella golden age dei giornali locali i necrologi erano una delle più sostanziose fonti di reddito. L’avvento delle tv private ha dato vita alla cronaca della borgata, passaggio storico in quanto genesi della cosiddetta “televisione verità”, quella “televisione verità” chiamata: un giorno in pretura, chi l’ha visto?, la vita in diretta, quarto grado, mi manda rai3, pomeriggio5 e tutto l’ambaradan fatto di inviati in loco, collegamenti in diretta e ospiti in studio. Sensazionalismo e spettacolarizzazione degli eventi esasperati al punto da produrre il turismo macabro, vedi Cogne, Avetrana, l’isola del Giglio, la casa degli orrori di Erba… Caronte è oberato di lavoro. Nelle spaccature, nelle feritoie di questo compulsivo modus operandi gli avvoltoi come Canzona si insinuano ed agiscono.

Una volta accertate le mistificazioni del fauno (la stessa fidanzata/collega lo ha scaricato perché non più disponibile a reggere l’ormai scottante ruolo) la magistratura si occupi di lui, sia radiato dall’albo degli avvocati e l’ordine dei giornalisti sanzioni pesantemente i responsabili dell’ANSA poco ligi al dovere. Passino suore Niki Lauda, preti ubriachi e felini milionari ma non ci si renda ulteriormente complici di irritanti egocentrici avvezzi a soddisfare la propria vanità sfruttando anche luttuosi eventi.

Tullio Antimo da Scruovolo

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One thought on “Chi ha incastrato Giacinto Canzona???

  1. Penso che quel codice deontologico, a cui un professionista del mestiere dovrebbe attenersi, non c’è più. Pochi addetti lo rispettano, pochi dotti mettono davanti a tutto la moralità, la correttezza, la decenza. Tutti gli avvoltoi, invece, cercano di apparire mettendo in tavola il massimo del macabro, dei dispiaceri e tristezze altrui, perchè è questo che fa notizia. E molte persone non aspettano altro, e più si scava nella cacca, più diventa morboso il programma, e più c’è audience. Questo caso che poni all’attenzione me ne ricorda uno simile americano, dove negli anni cinquanta un avvocato, pur avendo smascherato l’inghippo, non fece altro che aumentare il numero degli spettatori in modo esponenziale a livello patologico e lui fu l’unica vera vittima del circo mediatico. Se fosse per me, Canzona, alla gogna in pubblica piazza.


    TADS’ ANSWERS:
    carissimo,
    il macabro televisivo, visti gli ascolti, ci può anche stare… ma che sia almeno vero

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