La supposta Sanremese…

Anche quest’anno il festival di SanScemo è preceduto da finte e ridicole polemiche pianificate e concordate al fine di creare aspettative e interesse, come sempre gli Italioti abboccano precipitando nell’ansia e, visto il contesto, ammorbano il loro fibrillare cantando la Tosca: “come è lunga l’attesa”, proprio così, la snervante attesa di sapere se Celentano andrà  o meno all’Ariston. Ovviamente finisce a tarallucci, vino e un pingue bonifico da 750.000,00 Euro elargito per far sì che il 70enne possa promuovere il nuovo CD ad una vastissima platea, paradossale paradosso, il servizio pubblico sgancia soldoni ad un artista per dargli la possibilità di incrementare ulteriormente gli introiti grazie ad un marchettone galattico…

Il re degli ignoranti è anche il principe degli ipocriti, il conte dei populisti, il marchese dei qualunquisti nonché il barone della vanità. Il capo del clan è un fenomeno tutto Italiano, fuori dai confini non se lo fila nessuno se non qualche nostalgico di origine tricolore che ancora canta “24.000 baci” strozzolandosi nella vasca da bagno. In fondo gli riconosco il suo essere rappresentativo, un meridionale trapiantato a Milano che sgomita per conquistarsi uno spazio e si arricchisce soprattutto grazie ad una sequela di filmetti commerciali, senza smettere mai di  fare il profeta dell’ovvio e il “diversamente” ecologista con tanto di pelliccia vera indosso, in questo non è certo l’unico. Il molleggiato arrugginito è più scaltro che talentuoso, un frutto periferico che conquista il super attico in centro e ivi rimane in pianta stabile, l’Italian dream, sicuramente è molto amato anche per questo. Ottimo gestore della propria immagine e popolarità, la sua esegesi la si legge in una vecchia canzone: “…in spiaggia ho fatto il pagliaccio per mettermi in mostra agli occhi di lei…”, l’attività non è cambiata ma la spiaggia si è trasformata in tv e la donna in Rai, un rapporto fatto di amore/odio, ripicche e dispettucci più o meno credibili che comunque alla fine lo vedono sempre vincitore.

Il problema non è Celentano, è la Rai che vive, finge di vivere, il duello con Mediaset come una gara di decathlon considerando il festival una delle discipline dove è obbligatorio arrivare in testa, costi quel che costi, infatti costa moltissimo però ai cittadini derubati da quella gabella chiamata “canone”. Facile dire che un simile gruzzolo avrebbe potuto, dovuto, trovare destinazione più sobria, il difficile è capire le motivazioni reali, occulte, nebbiose, che inducono l’emittente di Stato ad esborsi irritanti. Lo scorso anno, mentre imperversava il tornado bunga-bunga e l’uomo di Arcore era saldamente al potere, nella ridente cittadina Ligure più che il festival della canzone si è allestito un immenso festival de l’unità e dell’antiBerlusconismo, un presentatore comunista, un vincitore comunista con una canzone inno ed un ospite d’onore (Benigni) comunista (la fede politica di Morandi, Vecchioni e del toscano NON è una mia opinione), unica sbavatura l’esternazione di Andy Garcia su Cuba che ha raggelato il presentatore, forse l’ex accompagnatore di ragazzine mandate dalla mamma a prendere il latte auspicava una lode a Fidel, tanto per fare filotto. In questa edizione bisestile le cose stanno molto diversamente, un governo democraticamente eletto è stato costretto, da campagne mediatiche bugiarde, a cedere il posto ad un branco di licantropi diurni usurpatori che stanno dissanguando il popolo.  In ogni dittatura che si rispetti l’indottrinamento delle masse passa anche attraverso l’esaltazione della banalità, compito affidato a soggetti molto terreni impropriamente etichettati come messianici portatori del verbo, chi meglio di Celentano a Sanremo potrebbe interpretare un simile ruolo??? Sotto questa ottica la prebenda pattuita si rivela essere addirittura taccagna.

Poiché questo è il Paese delle coincidenze, non quelle ferroviarie, il fato ha voluto che proprio mentre milioni di spettatori saranno rapiti dai predicozzi “pause e sbatter di ciglia” dell’attempato fricchettone, chi di dovere deciderà se alcuni componenti di questo esecutivo siano immersi oppure no nella tinozza del conflitto di interessi, bhe… un caffettino sull’esito lo scommetterei volentieri. Quelli che comandano, politici o tecnici, sono, combinazione, tutti dotati di una capacità più unica che rara, sfruttare diversivi e momenti di distrazione (bisognerebbe chiamarli depistaggi mediatici), per piazzare colpi gobbi.

Una volta il festival era una rassegna canora che mandava sul palco il top delle ugole, oggi, da tanti anni, si esibiscono giovani meteore (che fine hanno fatto i Jalisse vincitori?) e cadaveri riesumati, nel mentre dietro le quinte in costruzione si tiene un vero e proprio mercato delle vacche dove a trattare e contrattare ci sono discografici, politici, potentati Rai, agenti di star, sponsor e ambigui figuri, tutti, come sempre, pronti a barattare qualunque cosa in nome dell’auditel, cioè dei propri interessi. Questa piena di becerume è resa ancor più fetida dal pedissequo implodere di un servizio pubblico che, per svariati e poco nobili motivi, da quasi venti anni dilapida preziose risorse economiche per mandare in video giullari, saltimbanco, profeti, cazzari e guru da bar sport. Qualcuno resusciti Mike Bongiorno e ridia agli Italiani un festival della canzone, magari di qualità, di tribune politiche e tribuni del cazzo infilati a caro prezzo nell’intrattenimento ne abbiamo piene le palle. Aver invertito le priorità dirottando l’interesse pubblico dalle canzoni al santone di turno ha messo in moto un pernicioso meccanismo.

Il concetto di libertà d’espressione è aleatorio, consentire a certi personaggi di parlare in diretta a milioni di spettatori Rai rinunciando al diritto di essere informati sui contenuti (ho detto essere INFORMATI, non intervenire con tagli o modifiche), significa sottomettersi a capricci, pretese e velleità discutibili, stiamo parlando di un tizio che la sera prima di una consultazione referendaria, sempre in diretta, si è messo a dare indicazioni di voto violando la legge. “Ubi maior minor cessat”, si ma… chi sarebbe il “maior”???

Tullio Antimo da Scruovolo

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4 thoughts on “La supposta Sanremese…

  1. L’ultima news del molleggiato è che dovelverà in beneficenza il compenso. Uhm….

    TADS’ ANSWERS:
    Da quando è finito il teatrino con la Rai ed è stato raggiunto l’accordo, in vero già da prima, il web gli ha spalato addosso una quantità oceanica di merda, felice di aver contribuito. La beneficenza/spot sbandierata ai quattro venti è una emerita cazzata, in ogni caso sono sempre soldi degli abbonati e non suoi. Tanto per fare lo sborrone fino alla fine ha dichiarato che pagherà di tasca propria il soggiorno a Sanremo… forse non tutti sanno cha da tanti anni possiede una mega villa ad Ospedaletti, da lì all’Ariston ci potrebbe andare pure a piedi.

  2. Quel San Remo rosso non l’ho lasciato passare, è stato schifosamente oltraggioso. Al posto di quella trasmissione immonda ho visto un canale turco che dava un quiz a premi, è stato mooolto più bello.


    TADS’ ANSWERS:
    un quiz turco???
    e che si vinceva??? una turca???

  3. salve sdat,
    scusami ma come si fa a pensare che Celentano sia di sinistra; ascoltiamone solo le canzoni, se piacciono beninteso! Quando parla di politica passiamo oltre. A me non convincono gli uomi di spettacolo che si intromettono nella disputa politica. Celentano per me resta solo un cantante e come tale lo apprezzo.
    Il Toni, quando il molleggiato smette di cantare e comincia quei monologhi sgrammaticati e intermezzati da patetici silenzi, ordina alla Cesira ( sua moglie) di cambiare canale!
    ciao

    TADS’ ANSWERS:
    ciao,
    infatti io non ho scritto che celentano sia di sinistra

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