Tra moglie e marito… l’influenza del partito

Sul marciapiede, davanti alla sede di zona del partito, Ignazio fumava “tirando” lunghe boccate in rapida successione, una diffusa consuetudine dall’entrata in vigore della legge anti-fumo, immerso nei suoi pensieri guardava il mondo senza vedere niente. L’avvicinarsi di un ticchettio lo riportò nella realtà, si girò e la vide, quasi non la riconobbe. Laura, segretaria della sezione, si avvicinava con quell’incedere tipico di chi è in ritardo ma lei era in anticipo, la sua finta fretta tentava di mascherare una istintiva reazione all’imbarazzo che provava nel farsi vedere dai compagni in abbigliamento femminile, quasi civettuolo, loro erano abituati ad un look mascolino, pratico, pantaloni, golfini o camicette accollate, scarpe basse e trucco zero.

 Un aderente tubino nero si fermava a metà cosce fasciando e mettendo in evidenza le forme perfette di un corpo perfettamente in forma, una giacchina tinta ghiaccio le copriva spalle e braccia, calze color carne, scarpe decolleté, trucco leggero, capelli raccolti e grandi occhiali da sole. “Accidenti Laura, complimenti, sembri uscita fuori da un giornale di moda, dove devi andare agghindata in questo modo?”, “lascia perdere Ignazio, non è giornata”. Quando ci si sente in colpa comportamenti ed atteggiamenti sono tutt’altro che spontanei, la telefonata di Roberto era stata perentoria: “stasera andiamo a cena fuori, dobbiamo parlare, passo a prenderti in sezione alle 20”. Effettuando l’ennesimo controllo della propria immagine riflessa nello specchio del bagno, Laura si rese conto che il suo abbigliamento equivaleva ad una confessione subliminale, poco male, è solo una questione di tempo, i nodi arrivano sempre al pettine e comunque suo marito non era affatto insensibile a quel fascino che lei da sempre dosava col contagocce. Bisognava solo accampare una linea di difesa accettabile ma su questo avrebbe improvvisato, tra un involtino primavera ed un gamberetto in agrodolce.

Quando Roberto iniziò ad innervosirsi col cameriere Cinese che non capiva al volo il suo modo di esprimersi, Laura sentì il sopraggiungere dell’ansia, lui era sempre stato gentile e cortese con tutti, quella reazione stizzita non concedeva margini, durante il tragitto in automobile non aveva proferito verbo, cosa strana per uno loquace fino a divenire spesso logorroico. La fissò per lunghi secondi negli occhi giocherellando nervosamente con le bacchette, improvvisamente ghigliottinò l’assordante silenzio:

“che mi dici di Giancarlo?”

“Giancarlo chi?”

“lo sai benissimo che mi riferisco al Giancarlo nonnetto”

“e cosa dovrei dire?”

“intanto come ti scopa, vi hanno visto uscire insieme dal parcheggio di un hotel a ore”…

Giancarlo è un 73enne, alto, fisico asciutto, sempre elegante e misurato nei modi, capelli bianchi tagliati a spazzola ma folti, occhi cerulei, sguardo penetrante, il volto solcato da una vita intensa ed una decina di rughe verticali sulla fronte che gli conferiscono un cipiglio capace di affascinare ed intimorire contemporaneamente, uomo colto e di vasta esperienza, negli ultimi 15 anni della sua vita lavorativa ha ricoperto il ruolo di “responsabile sviluppo filiali estere” presso l’azienda in cui operava, questo gli ha consentito di girare mezzo mondo e non certo come turista, il suo concetto di “pensionato” non contempla bocciofile né circoli di canasta.

“chi ci ha visto?”

“non ha importanza, non negare, voglio sapere che sta succedendo e voglio saperlo da te che sei mia moglie, tempo fa mi hai parlato di un anziano di nome Giancarlo conosciuto al parco, sono rimasto fermo lì, ignoro il seguito, se non l’infelice scoperta”

“stai facendo delle valutazioni aprioristiche sbagliate, per quanto possa sembrare assurdo e teatrale dirlo, non è come pensi, è una vicenda che ha un risvolto intellettuale”

“interessante, adesso le corna si chiamano risvolti intellettuali”

“se la metti su questo piano non dico niente, pensa e fai ciò che ti pare”

Laura conosceva molto bene il marito, fingere di chiudersi a riccio avrebbe punto la sua voglia di sapere fino a fargli aprire le maglie della comprensione, almeno in apparenza, lei comunque necessitava del clima e del tempo giusto per poter esporre i fatti ancorandoli a motivazioni accettabili, attinse alla sua passione per la scrittura ed impostò la “confessione” come fosse un racconto pieno di leve giustificative.

“d’accordo, ascolto con calma, senza interromperti”

“l’ho conosciuto una domenica mattina al parco, dopo aver fatto la passeggiata col cane mi sono seduta sullo schienale di una panchina, i raggi di sole tiepidi mi piacevano e mi scaldavano, lui è venuto a sedersi vicino attaccando bottone su cani e animali domestici, era cordiale, educato, abbiamo chiacchierato qualche minuto e poi ci siamo salutati”

“ti spiace stringere, l’hai presa larga”

“hai promesso di non interrompermi”

“ok scusa, continua”

“ci siamo incontrati ancora un paio di domeniche, sempre allo stesso posto e sempre parlando di cose superficiali, non ci siamo visti per qualche settimana ma poi l’ho rincontrato. Quella volta mi chiese se conoscessi la storia d’amore che c’era stata tra Carmen Llera e Moravia, risposi di sì e mi domandò cosa ne pensassi, dissi che uomini come lo scrittore citato non hanno età anagrafiche. Lui mi consigliò di leggere “Diario dell’assenza”, scritto proprio dalla giovane moglie Carmen. Non so cosa mi abbia spinto ma sono andata a cercarmi il libro e l’ho letto tutto d’un fiato. La domenica successiva i nostri discorsi si incentrarono sulle storie narrate, più o meno vere, molto piccanti ma lui fece un’escursione esplicativa sulla sessualità intellettuale, soprattutto dopo aver saputo il mio essere politicamente impegnata a sinistra”

“mica scemo il nonnetto, sessualità intellettuale”

“per cortesia Roberto, con te non si può parlare, vuoi sapere ma non vuoi capire, questo è un punto fondamentale della storia”

“vai avanti”

“secondo il suo punto di vista, confesso di esserne rimasta colpita, esistono modi diversi e articolati per recepire e trasmettere pensieri, per testare e testarsi, per capire, per apprendere, per approfondire. In questa dimensione il congiungimento carnale assume una valenza prettamente simbolica, rituale, elettiva, in quanto l’interscambio tra le menti che passa attraverso la materia del corpo si significa esclusivamente in ambiti di ricerca e sperimentazione”

“ma che cazzo stai dicendo?

“lo vedi come sei? Stai interpretando lo squallido ruolo dell’ometto provinciale terrorizzato dalle corna, non ce la fai a salire di livello?”

“adesso voglio proprio vedere dove vai a parare”

“non vado a parare da nessuna parte, ti ho spiegato cosa mi ha spinto ad andare in albergo con lui”

“non dire stupidaggini, questa non la bevo”

“in effetti c’è un altro aspetto ma non so sei disposto ad accettarlo”

“adesso che hai sparato il titolo… voglio sapere il resto, poi vedremo se l’accetto o meno”

“Giancarlo è vedovo da molto tempo, mi ha detto di non avere rapporti da oltre sette anni, lui è un nemico dichiarato del sesso mercenario, “noleggiare” una prostituta lo affligge, lo deprime, è un qualcosa che genera in lui forti sensi di colpa, considera il pagare un corpo per soddisfare un’esigenza fisiologica l’alienazione dell’essere…”

“e quindi?”

“e quindi mi ha dichiarato di aver colto in me quella profondità di coscienza e sensibilità capaci di leggere e valutare l’importanza del suo status interiore”

“onore al manico, sei una prescelta…”

“quanto sei stronzo, mi ha valorizzato come donna considerandomi  idonea, un intelligente banco di prova per verificare la sua condizione di uomo giunto all’ultimo segmento di vita, per lui era veramente importante uscire da un lungo letargo sessuale, quando mi parlava di questo ho colto nei suoi occhi tutta l’amarezza che gli avvolgeva il cuore ma anche un filo di speranza”

“ecco… ti mancava il ruolo di crocerossina della eiaculazione senile”

“sei squallido Roberto”

“sei una troia Laura”

“Roberto ti prego, non scendere ulteriormente in basso”

“in basso ci scendi tu, dal quarto piano, quello di casa nostra, scendi in basso fino al portone, con tutte le tue valigie, avresti fatto meglio a dirmi di esserti concessa una “scivolata” con un uomo maturo capace di esercitare un certo fascino, questi teoremi giustificativi sono risibili, servono solo a te stessa, forse. Non sei neanche originale, da anni spacciano per “trasmissioni intellettuali” le tresche sessuali della millantata intellighenzia rossa. Quelle che la danno a destra sono puttane, quelle che la danno a sinistra sono donne che si “autodeterminano”, si acculturano, non fanno pompini, no, loro appagano la sete di sapere, non fanno sesso anale, no, fanno rettoscopie ecologiche per la causa dei “verdi”. Le feste di destra sono una “biasimevole strumentalizzazione del corpo femminile”, le orge di sinistra consistono in una “collettivizzazione delle individualità fisiche”… Vai affanculo con tutti i tuoi putridi stagni contornati da aiuole fiorite, avrei dovuto capirlo subito che hai la testa piena di cazzate, fin dal nostro primo incontro intimo da studenti quando, in quella stanzetta disadorna, ti sei fatta sodomizzare sotto il post di Che Guevara… “hasta l’anal siempre”. Sei solo una sbrodolante vulva parzialmente coperta da un perizoma intellettuale tinto di rosso.”

Mentre la cameriera Cinese si prodigava per consolarla durante il suo singhiozzante piangere davanti allo specchio dei servizi per Signore, la mente di Laura andò istintivamente a pescare nel frivolo qualche capacità di reazione, una figlia del comunismo con gli occhi a mandorla offriva solidarietà femminile ad una intellettuale di sinistra Italiana “ingiustamente” ferita da un marito retrogrado, maschilista e pure di destra.

“Laura… Laura… Laura…!!!” La roca voce di Ignazio la destò dal suo torpore, non aveva chiuso occhio per tutta la notte, Roberto non era rientrato, aveva pagato il conto al ristorante ed era andato via mentre lei era in bagno, sul cellulare non vi erano chiamate né sms. “Laura… che hai oggi? Sei stravolta, c’è qualche problema? Posso fare qualcosa per te? Cos’è successo?”, “ sono solo un po’ stanca Ignazio, è tutto ok grazie, nessun problema”, “io vado fuori a farmi una siga, sono qui davanti, se hai bisogno chiamami”, “vai pure, tranquillo”. Nonostante lo avesse quotidianamente davanti agli occhi da anni, per la prima volta Laura vide Ignazio, un ex 68ttino con i capelli radi e bianchi raccolti in una coda di cavallo, la barba incolta, la pancia a ciambella tipica dei bevitori di birra, i denti ingialliti da due pacchetti di sigarette al giorno, un abbigliamento essenzialista, la passione per gruppi musicali di quegli anni ruggenti fatti di picchetti, scontri, militanza politica e grigliate al festival dell’unità. Immaginò se stessa da 60enne, single, frequentatrice di salotti e feste pallose, teatrini d’avanguardia e cinema d’essai, magari uno spazio in rete da usare come memoriale e pulpito per predicozzi e rivendicazioni nostalgiche… Lo storyboard che le apparve la fece rabbrividire, senza esitare prese il cellulare e chiamò Roberto…!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

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5 thoughts on “Tra moglie e marito… l’influenza del partito

  1. La fedeltà è per la vita coniugale ciò che la coerenza è per la vita intellettuale, ossia il fallimento
    Non vedo nulla di “romantico” in una domanda-risposta che si oppone, in parte, ad una proposta precisa e..decisa………
    A priori si corre sempre il rischio di essere comunque accettati o meglio di solito lo si è, credo!
    Allora sì che “civettare” con il proprio marito diventa vergognoso…ma…”l’attrazione” rimane sempre, ma “l’oltre” viaggia sempre nei binari dell’ eterna incertezza!

    TADS’ ANSWERS:

    ciao Sara, tutto ok?
    l’accettazione rifiutante è prodotta dalla vergogna spavalda, è notorio, concordo sulla stanzialità dell’attrazione nomade e sulla contrapposizione univoca mirata al neo-romanticismo da quesito. L’importante è capirsi.

  2. Quando io e mia moglie abbiamo litigato, per l’ultima volta, dalle nostre bocche non è uscito un discorso,” elegante”, del genere che leggo. No. La parola più pulita avrebbe fatto inorridire un maiale. Poi le parole passano, passano i giorni, i mesi e gli anni. I pensieri restano, restano anche le prese di posizione e si va avanti tranquillamente rimanendo uniti molto lontano l’uno dall’altra.

    Tutto come da copione.

    p.s. grandissimo Verdi!

    TADS’ ANSWERS:

    carissimo Re,
    questo è un post particolare da leggere molto tra le righe, lancia alcuni messaggi che sono estranei a ciò che appare. In ogni caso quando marito e moglie e/o coppie giungono alla deflagrazione del rapporto si comportano sempre come contesto e trascorsi storici impongono, se uno dei due ha la testa altrove non ha interessi ad alimentare o indurire lo scontro, se poi la questione verte solo su aspetti caratteriali è guerra senza quartiere. In alcuni capolavori della cinematografia neo-realista si colgono situazioni tremendamente veritiere, come ad esempio il prodursi in escursioni storiche che iniziano all’alba dell’unione, e giù a rinfacciarsi le cose più incredibili, urla, giugulari che si gonfiano, volti resi porpora dalla rabbia, ecc. ecc. Adesso è in auge il mantenere l’aplomb inglese ma non tutti ci riescono.

  3. Dimenticavo…..
    Spero che tu non sia come l’ultimo consulente che ho avuto.
    Mi stava togliendo anche le mutande.(e non per sodomizzarmi)

    TADS’ ANSWERS:

    tranquillo Sire,
    le consulenze che ti elargisco sono a titolo di amicizia, totalmente gratuite

  4. Quanto sarebbe durato questo “erotismo intellettuale” tra due partner con una certa differenza di età? E’ il futuro che, secondo me, fa rabbrividire Laura, l’aver pensato a medio lungo termine, al di là dell’appartenenza politica. E se fosse stato vero amore Laura non avrebbe chiamato il marito.

    TADS’ ANSWERS:

    ueilà, la LUX versione sentimentale,
    chi ha mai parlato di amore?
    trattasi di “bottana intellettuale” dotata di alibi sinistro a dir poco granitico.
    Meglio 10 100 1000 mariti come il suo piuttosto che un futuro “straccaballe”,
    sai com’è… quando si passa dalle autoreggenti alle collant contenitive anti-varici…
    il “Robertino” a casa fa sempre comodo… non so se ogni tanto guardi la televisione,
    nel caso lo facessi, bloccati davanti a qualche talk che ospita single zitelle pseudo-intellettuali,
    dallo schermo fuoriesce la puzza di acido.

    ps: al tg si è visto un X3 nero che sfrecciava come una scheggia nel centro di trieste… eri tu???

  5. P.S.: Si, ero io. Quel giorno a Trieste sicuramente non c’erano manifestazioni antiB, avrei chiesto in prestito un’utilitaria che piace alla sx. Pensa, avrei lasciato a casa anche la seconda automobile.

    TADS’ ANSWERS:

    accidenti, la LUX ha un parco auto, che “sorellina” minore ha il BMW X3???

    bentornata sulla piattaforma con un nuovo blog tiscali,
    la prima piattaforma non si scorda mai, cioè, ogni tanto si scorda ma suona lo stesso

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