Il commiato…

Ho sempre pensato che un buon libro dovrebbe avere in calce una riflessione che faccia il paio con la prefazione ed un “titolo di coda” capace di ricongiungersi a quello della copertina, chiudendo così il trend narrativo in una degna e meritevole confezione del pensiero espresso, per intenderci sulla falsa riga delle produzioni cinematografiche, anche se in molti tendono ad ignorare lo scorrere esplicativo di fine pellicola. Per sillogismo potremmo dire la stessa cosa della nostra vita, titoli, qualifiche, carriere, esperienze positive e negative… il tutto privo di quel “codino” chiamato “epitaffio”, peculiarità riservata, odiosa discriminante, solo ad alcuni personaggi che hanno lasciato chiare disposizioni in merito o semplicemente fedeli amici dotati di una riconoscenza estrosa…

 Avere sulla lapide un aforisma che essenzializzi il percorso in vita equivarrebbe alla chiusura di un cerchio, poichè veniamo al mondo senza chiederlo e ce ne andiamo senza volerlo… ci si consenta almeno di congedarci come meglio ci aggrada attraverso un messaggio identificativo da elargire ai posteri.

Fin da piccoli “viviamo” il cimitero come luogo di culto, rispetto, un’area dove si parla sottovoce, ci si muove con circospezione… su questo avrei qualcosa da opinare, se la morte è da considerarsi un capolinea a tutti gli effetti, forse è eccessivo adottare comportamenti morigerati nei confronti di cadaveri insensibili, qualora fosse una meschina terminazione carnale che non intacca minimamente anima e spirito… perché non concedere a codesti ectoplasmi momentanee evasioni da una noia, appunto, mortale??? Bambini che giocano chiassosi all’ombra di austeri cipressi, jazz band che spandono nell’etere ritmici black sound, gruppi folcloristici che danzano negli spiazzi ghiaiosi e bancarelle con palloncini, torroni e liquirizie. Ancora oggi perdurano civiltà che valutano la dipartita come un naturale accadere da accogliere con letizia; nella provincia Inglese ci si imbatte frequentemente in chiesette con praticelli adibiti a cimiteri pieni di lapidi con epitaffi ironici, al limite del dissacrante. Anticipando qualche mente, già defunta nello spirito, bramosa di mettermi all’indice come un cinico che non rispetta l’altrui dolore, mi corre l’obbligo precisare che intendo approfondire alcuni aspetti, su un evento che prima o poi tocca a tutti, mappando quella goliardica logica razionale che spesso mi pervade. Dove l’alba nasce prima ed in quel della sconfinata India, stanziano guru che attribuiscono all’anima un periodo di “attività”, se non ricordo male circa 7/8 secoli, durante i quali si susseguono numerose reincarnazioni, cambiando sesso di volta in volta, fino al compimento della parabola, epilogo che secondo questo credo giustificherebbe premorienze di ogni sorta, anche collettive. Evidentemente qualche mente illuminata ha colto, nei secoli passati, la necessità di lenire le pene di popoli sottoposti ad invasioni e massacri nonché carestie ed epidemie letali. E’ pur vero che ogni fede tenda a render meno pesante un lutto ma almeno i guru personalizzano.

Tornando all’epitaffio, direi che possiamo considerarlo un trait d’union, un ponte, un passaporto per l’aldilà, un curriculum sintetizzato. Sulla lapide di un alcolista: “infame fu la desinenza, troppo tardi capì di non poter campare di Campari”, una vecchia peripatetica Veneta deceduta per indigestione: “visse d’osei, morì di polenta”, un tabagista incallito: “qui giace Xxxxx Yyyyy detto rombo di polmone”, infartato da copula: “perì là dove nacque”. Attivando un minimo di fantasia e capacità di sintesi ci si potrebbe sbizzarrire, se ciò divenisse “costume” molti ironizzerebbero sulla propria morte rendendola scevra di quella teatrale ed impostata tristezza di circostanza. Il funerale è sempre stato un business, tanto appetibile da creare ripetuti scandali, un affare che parte dalle donne piangenti a tariffa ed arriva alle nuove agenzie che forniscono servizi “full optional”, cremazioni, urne, bare e tombe per tutte le tasche, corone/cuscini di fiori, trasferimenti e alberghi per congiunti lontani, vari menù di catering e carri funebri Mercedes con tanto di doppio clima,uscite usb, e via andando…  Non trovo soddisfacenti certe analisi sulle reazioni contrastanti al cospetto di un feretro, durante funeree funzioni NON particolarmente toccanti molti individui vengono aggrediti dalla “ridarola”, i Milanesi la chiamano “stupidera”, improvvisi attacchi di immotivata ilarità difficilissimi da gestire e reprimere. Sarebbe interessante scoprire la vera causa che provoca il ridere compulsivo di fronte alla morte altrui, probabilmente trattasi di una combustione dovuta ad un eccesso di ipocrisia concentrata sui presenti  oppure, plausibilmente, di una compensazione inconscia.

Le nuove forme di comunicazione tecnologiche sono entrate prepotentemente nella nostra vita, sarebbe ingiusto e poco carino ignorarle da morti, numerose persone devono molto alla rete, in particolare coloro che l’hanno vissuta in second life. Trapassare potrebbe essere la giusta, anche irripetibile, occasione per unificare reale e virtuale, perché non piazzare sulla lapide, oltre all’epitaffio, anche il nick adottato sul web??? Un gruppo di amici davanti ad una tomba: “hei… guardate qua raga… quella che aveva il blog  -la pozza del piacere- si chiamava Palmira Cicerchia…”. I cimiteri si trasformerebbero in una sorta di social network alla memoria, piattaforme silenti capaci di incuriosire. Come tutte le cose anche questa avrebbe degli effetti collaterali, un rovescio della medaglia, sparire dalle community indurrebbe le pettegole incallite ad organizzare costose trasferte per effettuare tour in ogni camposanto potenzialmente ritenuto destinazione finale del soggetto misterioso.

Tullio Antimo da Scruovolo

Annunci

6 thoughts on “Il commiato…

  1. Non so, sono tradizionalista, un cimitero è un luogo dove pensare. Pensare che ormai tutte le cose che dovevi dire a chi on c’è più te le devi tenere dentro (come del resto hai sempre fatto).
    E’ il luogo del silenzio e dei pensieri per quella persona che ormai diventerà polvere. Però, forse hai ragione, sarebbe bello vedere gente che scherza, ride e mangia tranquillamente ad un funerale , tanto in realtà, le persone che vogliono veramente bene a chi se ne andato per sempre sono pochissime, anzi, quasi nulle.

    TADS’ ANSWERS:

    carissimo Re,
    una scuola di pensiero dice:
    “nasciamo tutti malati terminali, una patologia chiamata vita che ci porta inesorabilmente alla morte”
    vederla da questo lato forse aiuta ad interiorizzare certi eventi

  2. Capperi!! Vuoi dire che non avremo pace nemmeno dopo la morte? …e io che ci speravo tanto…tu pensa che mentre commentavo…puf il p.c si è spento, poi la solita telefonata muta…
    speriamo che il p.c non mi scoppi in faccia prima o poi! …si surriscalda…ma solo in certi momenti.
    Epitaffio: sarà morì e nessuno capì………:-D
    E venite a cercarci poi …come cenere nel vento…………….:-)

    TADS’ ANSWERS:

    si surriscalda il pc?
    palpalo di meno.
    La pace dopo la morte??? non è detto che tutti la vogliano

  3. Non vi è limite al protagonismo, quindi potrebbe verificarsi concretamente l’idea, se pur bizzarra di unire al proprio nome quello usato nel web per immortalarlo sulla lapide.
    D’altro canto, l’anima di chi potrebbe fare a meno di sbirciare incuriosita dai numerosi, è una speranza, di nick name bloggaroli divenuti concreti per l’occasione ?
    Forse soltanto a quella dei nostalgici, suppongo.

    Il fatto è che la morte come i debiti vanno estinti, e non c’è altra consolazione che quella di sdrammatizzarne la natura.
    La prima, nonostante renda tangibile la consapevolezza della fine, tutto sommato concede la liberatoria dagli eventuali debiti.

    A proposito, epitaffi davvero singolari, anzi, divertenti.

    Un sorriso

    Ambrata

    TADS’ ANSWERS:

    Benvenuta Ambrata,
    personalmente credo che in un futuro non troppo lontano si arriverà a scrivere i nick sulle lapidi, sarà una ovvia deriva della grande madre rete, in fondo non dimentichiamoci che gli uffici anagrafici hanno piazzato il nick “Mogol” sui documenti del paroliere Giulio Rapetti, un evento che fa riflettere sulla necessità di essere identificati velocemente, ancora oggi nei paesini ci si conosce per “soprannome”, il soprannome è un nick, l’unica differenza è che non è mai chi lo porta a sceglierlo

    la seconda parte del tuo commento tocca un tasto dolente, purtroppo sono in molti a considerare la morte la strada più breve per appianare debiti, non sempre però è efficace, infatti l’INPS si rivale sugli eredi

    Grazie per il tuo intervento

  4. Caro sdat ti invidio, hai il raro dono di evocare, attraverso la sapiente scelta delle parole, un’atmosfera unica, simpaticamente dissacrante. Una bella pagina che ribadisce il confine tra scrittori e scribacchini. a presto!

    TADS’ ANSWERS:

    grazie per gli apprezzamenti Aurora,
    io penso che Scrittori e scribacchini siano divisi non da una linea di confine bensì da un immenso abisso, in totale onestà ti confesso che non considero la piattaforma, il blog, la stessa rete, contrariamente a molti altri, uno stimolo alla competizione espressiva nè un palco dove esibirmi, per quanto mi riguarda “scrivere” significa ben altro. Questo spazio è più o meno un baruccio virtuale dove parlottare della varia umanità con qualche avventore, a volte mi tocca riportare nella realtà poveri illusi o millantatori ma lo faccio solo per solidarietà nei confronti di una categoria, quella degli Scrittori VERI, che istintivamente ammiro ma non chiedermi il perchè.

  5. Nessuno ha mai fatto una sfida cimiteriale? Io sì.
    Avrò avuto 10/11 anni quando io e la mia amichetta decidemmo di lanciarci una sfida in camposanto: attraversare passeggiando con calma il cimitero del paese, tanto sono tutti morti che diavolo di sfida imbecille, pensai, in questo mignon di cimitero, aggiunsi. Ovviamente c’era buio pesto, con la spalla toccai non so cosa e mi misi a gridare, inizia a correre e inciampai su una tomba, con la caviglia sfiorai un mazzo di fiori e ancora daje de urlo. Uscii con il fiatone ma… non mi sfuggì l’epitaffio su una tomba, sotto una mano in bronzo con il dito puntato appiccicata alla lastra di marmo c’era una scritta bilingue: “Anche tu morirai”. Non c’è persona che passa di lì non faccia il gesto dell’ombrello contemporaneamente a un “toh” “tiè” ecc.. ecc.. Ridere a un funerale? Mi è capitato anche questo. La bara pensava ‘n tanticchio ed espressi la mia preoccupazione per chi doveva portare a spalla il feretro, considerata anche la gradinata. Non l’avessi mai detto, non si capiva più se le persone piangevano o ridevano, fui mandata arremengo e… d’estate non c’è sciarpa che ti aiuta a coprire la bocca.
    Per quanto riguarda i cimiteri con le nicktombe propongo che siano individuabili per piattaforma e con l’avatar, ci devo portare il cane, il gatto, i cocoriti e svuotare l’acqua dei pesci!

    TADS’ ANSWERS:

    sai Lux, Torino, Lione e Praga compongono il triangolo satanico Europeo, qui di “sfide cimiteriali”, come le chiami tu, se ne sentiva parlare spesso, mi riferisco a quando ero ragazzo, credo che un pò ovunque i cimiteri siano stati trasformati in locations per “prove di coraggio”, quel coraggio che è diventato ridicolo quando si è scoperto che gli Africani stagionali raccoglitori di pomodori a Villa Literno, nei loculi vuoti del camposanto locale ci dormivano beatamente ogni notte per mesi e mesi.

    ps: ho letto che ti sei “accattata” il BMW-X3, bella “macchinina”, nella fascia dei 50.000,00 Euro è sicuramente il SUV con il miglior rapporto qualità/prezzo. Facci l’occhio, in giro se ne vedono diversi con il CX “modificato” da garage e cancelli che improvvisamente si “restringono”

  6. sdat,
    mi fanno “scompisciare” le lapidi con su scritto:
    “qui giace l’esimio professore caio”, oppure “qui riposa il magistrato tal dei tali”, o ancora “il dottore tizio ha lasciato i suoi affetti “, o anche “dopo una vita irreprensibile è torbnato alla casa del Padre l’illustre architetto sempronio”
    Una vecchietta di mia conoscenza di fronte alla lapide di un compaesano scomparso prematuramente lesse ” qui giace il dottor…” e subito mi domandò, ” ma pecchè Niculino faceve pure e’ vvisete, nun ‘o sapevo!” .
    Nicolino per la vecchia era solo il segretario comunale, quale dottore!! eheheh

    TADS’ ANSWERS:

    in effetti il vezzo di piazzare sulla lapide titoli e qualifiche è molto diffuso,
    simpatica la vecchina, pure acuta, in fondo…
    che ne può sapere lei delle lauree ad honoris morte

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...