Foglie che cadono e calze che salgono…

Anche se le stagioni non si susseguono più come nei tempi andati, il loro annuo ripresentarsi è sempre un dono della generosa e tollerante natura. L’autunno è prossimo a citofonare ricandidandosi come periodo più bello dell’anno, un festival di colori tenui, profumi e aromi, la vendemmia, l’aria fresca, l’accorciarsi delle giornate e, dulcis in fundo, il riapparire delle calze femminili, gioia e delizia degli uomini feticisti e delle donzelle esibizioniste. I cultori/trici di questo indumento affascinante, misterioso, fragile nel suo essere ma fortissimo nell’indurre in tentazione sono, per fortuna, ancora numerosissimi e coccolati da un mercato capace di ibridare fantasie vintage con fibre moderne…

Andando a scavare, senza neanche impegnarsi eccessivamente, nei labirinti della mente maschile è possibile ipotizzare l’origine di tale passione sessuale, diciamo tracciare delle linee più o meno confortate dai pionieri della psicanalisi, il burbero Sigmund in testa. Gli over50, quelli cresciuti da mamme con le gonne, molto probabilmente devono questa inclinazione ad una infanzia vissuta attraverso un rapporto tattile con le calze materne ma non solo. Un bimbetto in situazioni di incertezza o pericolo tende ad ancorarsi alla genitrice, per questioni di statura entra (entrava) in contatto con l’indumento in questione, va da se che esista anche una componente ottica, la visuale, sempre dei virgulti, è per certi versi invidiabile, per non parlare di quella discrezione spesso violata da un complice esser distratte, una donna che si allaccia le calze ai gancetti o che se le aggiusta crea sempre forti turbamenti. Filmografia e letteratura in merito abbondano, non mi riferisco certo alle commedie pecorecce né ai volumetti per onanisti. Nell’epoca in cui per i ragazzini vedere certe parti femminili era semplicemente una chimera, spiare madri e sorelle più grandi alle prese con la lingerie aiutava a “capire” e “capirsi”.

Le terapeutiche calze erano vissute, seppur con ottiche diverse, in modo quasi viscerale anche dalle ragazze, indossarle per la prima volta era una meta agognata, un passaggio storico, si diventava “signorine”, quei due coni di nylon o seta, con il dovuto supporto, autorizzavano ufficialmente a pensare al matrimonio, quindi agli uomini, “esseri” spesso causa di sberle e punizioni. Poichè le cose belle sono sempre in auge… bisogna dire che anche tra le contemporanee esiste una profonda affezione nei confronti di questo capo, oltre che dilettevole, utile, la ricerca ha fatto passi da gigante creando quelle contenitive, coprenti, pro-circolazione e anti-varici, addirittura ci sono quelle modello “montacarichi” che fan salire di un piano il lato “B”. In fondo anche una donnina versione “acqua” (inodore, incolore, insapore) totalmente priva di optional, con una gonnellina, delle belle calze ed il tacco 12… fa la sua porca figura. Senza alcun tentennamento direi che possiamo rimproverare alle femminucce moderne di aver trasformato in evento ciò che era normalità, pantaloni, jeans e scarpe basse for ever salvo trasformarsi, per meglio dire, “tentare” di trasformarsi, in fatalone sexy quella dozzina (sono magnanimo) di volte l’anno. Vien da chiedersi cosa abbiano da lamentarsi, non è che la divisa da tupamaros urbano sconvolga i sensi. Si lasci stare la praticità e il lavoro, eserciti di donne negli anni 60/70 popolavano gli uffici in tailleur, calze e tacchi a spillo.

Il logo “look & ballo” è certamente un sodalizio vincente, cementato, indistruttibile, escludendo cene di lavoro, prime teatrali, vernissage, matrimoni, funerali… direi che in genere le donne tendono ad agghindarsi in prospettiva di ritmici sgambettamenti da effettuarsi presso siti preposti, luoghi e circostanze in cui il genere umano getta le basi per l’accoppiamento, in questo caso a fare il colibrì sono proprio le femminucce che non disdegnano l’uso delle calze per incrementare il loro potere seduttivo, qui si aprono scenari degni di nota. Le collant (è corretto il femminile) offrono la possibilità di indossare minigonne inguinali e spacchi vertiginosi senza fare scorribande nella volgarità, sono l’ideale per scatenarsi in piroette e contorsioni da anguille al tempo di assordanti e nevrotiche composizioni musicali. Le autoreggenti esigono situazioni più mirate, più soft, sempre per non passare da allegra provocatrice, una gestione sapiente del raffinato “accavallamento/scavallamento arti inferiori” in grado di mandare messaggi inequivocabili a destinatari già selezionati, soppesati e radiografati.

Per dovere e rispetto storico ritengo naturale dedicare al reggicalze un capoverso ad hoc, sicuramente la danza che meglio si fonde con questo indumento foriero di prepotente sensualità è il tango Argentino, non tanto per figure e movenze quanto per sillogismi concettuali. Il tango esprime amore, passione, tradimento, gelosia, possesso, morte e rinascita. Lo stesso dicasi per il reggicalze nel suo essere “domestico”, matrimoniale, icona dell’alcova e quindi capace di ingelosire morbosamente, scatenare desideri e dubbi. Non offre la disinvoltura delle collant né la comodità(?) delle autoreggenti, il reggicalze manifesta intenti facilmente interpretabili, i mariti che rincasando se lo ritrovano buttato sul letto o, peggio ancora, nel cesto della biancheria ricordando di averlo visto indossato svariate lune addietro, vengono sommersi da un’ansia che non sempre sfocia in quel cuckoldismo che Roberto Gervaso ha definito: “il più potente ed efficace viagra naturale”. Da non trascurare la gestualità nel metterlo e nel toglierlo, un rito pagano per ingraziarsi il dio Eros, la riga verticale sulle calze richiede maestria nel tenerla sempre dritta e quella postura altezzosa testimone di un divismo momentaneo, circoscritto, contestualizzato. Ogni Star del grande schermo si è prodotta in performances memorabili con il reggicalze vergando storiche pagine dell’erotismo in cellulosa, magari facendo, perché no… scuola a milioni di donne rapite dalla voglia di imitare, oddio, a guardare non sempre c’è Marcello Mastroianni ma è altrettanto vero che ad esibirsi sicuramente non c’è un clone di Sophia Loren.  

Tullio Antimo da Scruovolo

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6 thoughts on “Foglie che cadono e calze che salgono…

  1. Le calze con la riga sono il massimo!! oggi quasi nessuno le indossa perchè pochi le sanno apprezzare!! i cultori di questo quasi feticcio siamo rimasti solo noi che in adolescenza abbiamo rischiato di diventare “ciechi” !!ehehe.
    Il toni , rude com’è, qualche anno fà, agli albori del collant minacciò la sua donna di non scoparla più se solo avesse osato abbandonare reggicalze e calze con le righe! Toni, lo sai Sdat, è un conservatore comunista, ma in questo caso come dargli torto!!?

    TADS’ ANSWERS:

    quando il Toni ha ragione bisogna “dargliela”

  2. Oh!… ciao Sdat..se avessi saputo che c’erano calze per mantenere alto il …lato B non avrei fatto le protesi…! ma perchè sono così distratta…sapessi quanto mi è costato!!
    Comunque abbiamo visto tutti quest’estate “sfoggiare tanti culi, e in tutte le salse! MBE’…
    Ritengo che i veri uomini non hanno bisogno di tanti “sfronzoli” per concludere un obbiettivo…a meno che superino la sessantina! (di anni intendo)
    Eppure… anche le calzine, inodore, insapore, incolore potrebbero avere un certo fascino se “l’incastro” poi risulterebbe perfetto (o quasi): ti pare?
    E le XXL cosa dovrebbero dire o fare…? Solo un nudo “artististico” per “arrapare” forse cinque volte all’anno appese in vetrina?…non lo accetterebbero mai! (nemmeno in saldo)! Giammai!!
    Io sono più per la qualità che “quantità”…poi dipende…!
    Molti sognano una bella calza…ma non quella della…befana !
    Eppure…
    Mi sa che non pubblicherai…sei troppo “casto”!

    TADS’ ANSWERS:

    ecco, mi mancava qualcuno che mi desse del “casto”,
    sugli “uomini veri”… ho concezioni diverse,
    in genere questi le sgallettate in fregola se le fanno scivolare
    addosso come l’acqua sull’impermeabile, quando non usano l’ombrello.
    Parliamoci chiaro,
    se le donne andassero tutte in giro nude come vermi, senza calze, senza scarpe,
    senza trucco, senza disboscamenti, senza tinta anti-ricrescita, senza ritocchini o modifiche strutturali…
    il mondo del lavoro avrebbe una nuova professione per gli uomini:
    “l’assistente sociale sessuale”, senza la loro generosità non vedrebbero
    un “passero” neanche a pagarlo d’oro

  3. Un pezzo sublime, carissimo. Mi permetto di dare un consiglio alle donne che passano da queste parti e che non hanno mai usato questa potente arma di ” seduzione di massa” valida per grasse e magre, brutte e belle, giovani e vecchie: abituate gradualmente il vostro uomo al reggicalze, poichè da strumento di seduzione potrebbe trasformarsi immantinente in strumento di …..preoccupazione!

    TADS’ ANSWERS:

    ciao Aurora,
    vedo che hai prestato particolare attenzione all’ultimo capoverso,
    ho preferito non dilungarmi eccessivamente ma comunque nella piena consapevolezza che il reggicalze meriti ben altre attenzioni a livello di approfondimento antropologico e psicologico, soprattutto nella metamorfosi che lo ha trasformato da indumento utile a poliedrico feticcio di una contorta sessualità cerebrale. Quando si è visto minare e abbattere il suo regime di monopolio… anzichè arrendersi ha ulteriormente appuntito i dardi dando vita ad una sottile e perfida vendetta destabilizzando equilibri ritenuti consolidati. Sarebbe interessante sapere quanti matrimoni siano andati in fumo a causa di reggicalze mal gestiti, dimenticati in giro o trovati casualmente fuori posto. Non dimentichiamoci che il famigerato RC ha una caratteristica unica, se le collant sono un muro protettivo e le autoreggenti danno soluzione di continuità con una barriera di pizzo… lui, nel suo essere quasi laido, fonde la seta delle calze con quella parte nuda delle cosce, sicuramente anche per questo crea una maggiore intimità, intimità possessiva, con tutti gli annessi e connessi. Altra caratteristica collegata è la sfacciata chiarezza dei messaggi che lancia, tornare a casa accolti da una mogliettina che lo indossa maliziosa sotto la vestaglietta facendo le fusa… significa essere amati, desiderati e spegnere la tv dopo cena, scoprirlo indosso alla moglie che rincasa dopo un corso di ceramica… significa avere le corna, eppure il reggicalze è sempre lo stesso. Misteri fetish.

  4. Certo che con un bel tailleur accompagnato da belle calze e tacchi alti tutte facciamo la nostra porca figura, ma se le calze sono fissate ad un reggicalze, autoreggenti o intere con mutandina in pizzo, prese d’aria, alza chiappe questo è intimo. E intima per me è la calza, quanto dovrebbe essere una pancera per nascondere i rotolini sulla panza. Ecco! Perché questa moda di corsi “look & ballo”? Non sono né moralista né contro il burlesque se ad esibirsi però è una professionista e nei luoghi adatti. Sono contro quando questa tendenza da palcoscenico si trasferisce per la strada, quando diventa un look di seduzione in un supermercato, da “mi svendo”, volgare. E poi questi corsi, frequentati da pachidermi in reggicalze, risucchiati in corpetti, come se la donna sia alla ricerca della propria autostima, l’accettazione del chiletto di troppo o dell’età che avanza….abbasta! Su youtube ci sono anche bei video ma anche roba che o ti astieni dal commentare o scrivere un “sei bella” ci vuole un coraggio porco! Diciamolo!
    Un corso breve se svolto per divertimento sarà sicuramente più spassoso e meno ridicolo, nel gioco sano concordo sempre!

    TADS’ ANSWERS:

    ciao LUX, tutto ok?
    non sono un amante dell’esibizionismo mercenario come streep, lap dance ed altro, guardo con una certa simpatia al burlesque ma solo perchè lo ritengo capace di educare alla lingerie, cosa che apprezzo.
    mi dai l’occosione per fare una riflessione, personalmente mi estraneo sempre dalle codificazioni di massa e dal pensiero comune, la brutta sensazione chiamata volgarità è una reazione emotiva, in quanto tale tremendamente soggettiva. L’arte e la letteratura ne sono il territorio di verifica, esistono quadri che dividono nettamente la critica così come anche i libri, considero Miller uno dei più illuminati scrittori del 900 ma la quasi totalità degli operatori del settore lo ha bollato come volgare ed osceno. I canoni della raffinatezza e della bellezza sono dettati da industrie interessate, il buon gusto a volte è l’espressione ipocrita dell’omologazione.

  5. Mi permetto di entrare nel tuo mondo perchè questo è un argomento molto stuzzicante e piacevole!
    Il bello di essere donna è anche la possibilità di trasformare il nostro corpo in tante piacevoli emozioni: essere femmina è il regalo più grande che la natura ha dato alla donna e di conseguenza all’uomo.
    Donna si nasce, femmina si diventa se si vive con passione e impegno verso se stessi. Volersi bene è come accarezzare le forme del proprio corp…o e tutto questo viene trasmesso a chi ti vive.
    Adoro la lingerie e tutto quello che puo far stupire ma il bello di questi “allegati” è saperli indossare (indipendentemente dalla S o dalla XXX)L; la sinuosità di un movimento rende eccitante uno spiraglio di pizzo. l’eleganza dell’accavallamento delle gambe puo uccidere ogni senso e molto spesso la trasparenza di un seno portato con orgoglio riempie gli occhi di molti.
    E’ la nostra voglia di essere scoperte sotto un vestitino (magari casto!) che nasconde “Lussuria” … e ci rende sensuali!
    E non c’è momento più bello dello sguardo di un uomo che guarda la propria donna, stupito e compiaciuto di avere tra le mani una femmina…

    TADS’ ANSWERS:

    a parte il “commentino esibizione” che sicuramente molti lettori apprezzeranno, direi che nel lasciarti trasportare dall’enfasi hai invertito quello che io ritengo essere un punto fondamentale e cioè che “femmina si nasce e donna lo si diventa”. Divenire Donna significa raffinare e nobilitare, valorizzare, nella accezione più sensuale del termine, il proprio essere femmina.
    Prova a rifletterci.

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