La storia siamo noi…

C’è stato un periodo un cui, per motivi professionali, mi sono ritrovato più volte a trascorrere alcuni mesi nella Capitale, in uno di questi lunghi soggiorni ho socializzato con un giovane ingegnere Tedesco che in una coproduzione svolgeva un ruolo di capo tecnico negli allestiti studi di Cinecittà. Parrà strano ma io, Torinese, gli ho fatto da Cicerone, fontana di Trevi, piazza Navona, Trinità dei monti, la Parolaccia, Trastevere e, ovviamente, il Colosseo, fino ad allora lo aveva visto solo in tv ed in fotografia… Dopo il canonico minuto di estasi contemplativa mi dice: “beati voi Italiani che avete i resti di un simile teatro storico”, lo porto a mangiare una pizza e gli spiego alcune cose. “vedi Udo (è il suo vero nome), quella immensa pietraia decorata più che un teatro storico è la testimonianza della crudeltà umana, lì migliaia di cristiani sono stati dilaniati e sbranati dalle belve più feroci, molte fanciulle sono state sventrate ed uccise da tori e asini, gladiatori amici sono stati costretti a farsi a pezzi l’un l’altro per sopravvivere, molti uomini sono stati squartati dopo essere stati incatenati ad animali indotti a muoversi in senso opposto, il tutto davanti ad una sconcertante folla esultante e gaudente, in quel nefasto sito si sono perpetrate indicibile carneficine contro l’umanità, il credo secondo cui il tempo sia capace di cancellare le sofferenze appartiene ad un romanticismo che dovrebbe essere estraneo alla storia”. Il suo sguardo perplesso mi induce a rafforzare il concetto su una squallida Romanità restia a cedere il passo ad un pensiero civile e coerente: “hai visto quei cretini vestiti da centurioni che chiedono soldi per farsi fotografare con i turisti???, bene, prova ad immaginare che succederebbe se davanti al campo di concentramento di Auschwitz ci fossero dei giovani festanti e sorridenti vestiti da nazisti che scroccassero soldi per fare altrettanto”. Il parallelo è tutt’altro che assurdo.

Lo “scarparo” più famoso d’Italia, Diego Della Valle, mette la mano in tasca e tira fuori qualche spicciolo per darlo a quel “lavavetri” di Alemanno, 25milioni di Euro, niente male come regalia, una cifretta vincolata, no, non per costruire insediamenti sanitari né strutture socialmente utili, il malloppo deve essere interamente destinato al restauro del Colosseo. Una costruzione moderna non reggerebbe manco un secolo, cementare una targa di marmo scolpita con osannanti ringraziamenti e, ovviamente, con tanto di nome e cognome in maiuscolo sul mattatoio Romanico significa consegnarsi alla storia, quella che dura nei tempi lunghi.

Se i poveri hanno in comune praticamente il loro esser tali, sicuramente tra i ricchi esistono svariate “sotto categorie”, ci sono quelli che prediligono l’eterna riservatezza, quelli che non escono mai dal loro universo imprenditoriale e quelli che mirano a scrivere pagine indelebili nell’almanacco del futuro, in questo post mi occuperò di questi ambiziosi, solo alcuni, “neo-mecenati” a largo raggio, cioè, non solo arte ma di tutto e di più.

Giovanni Treccani, un industriale tessile “self made ”, sponsorizzò la realizzazione di quella che sarebbe diventata nel tempo una delle più prestigiose enciclopedie del Mondo, per realizzarla il Professor Giovanni Gentile mise insieme una equipe di super-menti, tra loro anche diversi antifascisti che accettarono l’incarico senza esserne obbligati perché ne intuirono la portata culturale e storica, ancora oggi non si intravedono all’orizzonte raccolte concorrenti capaci di impensierire. L’avvento di internet non ha causato flessioni preoccupanti nelle vendite, anche se la stessa Treccani si sta adeguando alle nuove forme di comunicazione.

Gianni Agnelli, prima di morire “dona” alla Pinacoteca del Lingotto la sua inestimabile collezione di quadri, Picasso, Canaletto, Matisse… solo per citarne alcuni, ci sono anche un paio di sculture del Canova, è vero che la Pinacoteca appartiene alla “Fondazione Gianni e Marella Agnelli”, praticamente li ha regalati a se stesso ma questo è ininfluente, di fatto ha consegnato al mondo un patrimonio artistico togliendolo agli eredi che avrebbero potuto pure disperderlo, ovviamente la struttura museo, molto futuristica, è stata realizzata da Renzo Piano, mica bau bau micio micio.

Massimo Moratti, il petroliere Meneghino ha scelto un’altra strada per consegnare alla storia calcistica Mondiale l’Inter, quindi se stesso, nella sua lunga gestione ha speso oltre mille miliardi di vecchie lire, seppur tardivamente l’obiettivo è stato raggiunto alla grande, il club neroazzurro è entrato nell’olimpo di quelle pochissime squadre che nella stessa annata hanno vinto i trofei più importanti, Nazionali, Europei ed Intercontinentali. Sarebbe facile e magari pure ipocrita prendere per mano il pensiero populista ed affermare che quell’immenso capitale avrebbe potuto destinarlo a cause più “serie”, anche Della Valle, direbbero in molti. Il calcio ha sulla Terra miliardi di seguaci, centinaia di milioni di praticanti e addetti, sviluppa, nella sua globalità, un fatturato che è sicuramente tra i primi business del Pianeta, intendo quelli legali. E’ comunque alla base uno sport ed in tale nobile settore merita di essere allocato.

Silvio Berlusconi, il Cavaliere è quello che per passare alla storia ha scelto il percorso più complicato, bisogna riconoscergli questo merito, c’è già riuscito, con buona pace dei suoi acerrimi nemici. Facciamo un ripassino, Berlusca politico: 1) è l’unico che è riuscito a fondare un partito e diventare Presidente del Consiglio in soli tre mesi, 2) fino ad oggi, è l’unico che in meno di 15 anni è stato eletto dal popolo tre volte su quattro (io direi quattro su quattro, la vittoria del “mortadella” nel 2006 è piena di ombre), 3) è l’unico che nella storia della Repubblica ha portato a termine una legislatura, l’attuale sarà quasi sicuramente la seconda, roba da Guinness, 4) è l’unico politico che devolve in beneficienza TUTTI gli emolumenti derivanti da questo suo impegno (in vero credo lo faccia anche il figlio di Bossi), facile dire: lui è ricco… gran cazzata, anche Prodi era ed è stramiliardario, anche Ciampi era ed è stramiliardario, anche Colaninno è stramiliardario… l’elenco dei “riccazzi” che avrebbero potuto fare e potrebbero fare altrettanto è molto lungo. 5) che riesca o meno a portare a termine da vivo il suo percorso di svolta è relativo, sicuramente indietro non si torna, gli Italiani non vogliono assolutamente un remake della prima Repubblica, lui ha di fatto evoluto e modernizzato la politica Italiana, 6) L’uomo di Arcore è una sorta di “ercolino sempreinpiedi”, diciassette lunghi anni di assedio giudiziario e mediatico, serpi in seno, una moglie fedifraga sputtanatrice e manovre di Palazzo non lo hanno scalfito minimamente, questo è da considerarsi “eroico”, 7) la sua popolarità è in crescendo, nonostante lo siano anche l’odio ed il livore, l’invidia e la rabbia, il rancore e la pochezza dei suoi nemici. Il Premier ha fatto qualcosa di UNICO, ha dato vita all’antiBerlusconismo, un movimento ideologico senza precedenti nel MONDO, una scuola di pensiero che attacca il capo del Governo come fosse un dittatore che ha fatto un colpo di Stato e NON un politico eletto DEMOCRATICAMENTE dalla maggioranza dei votanti, fossi al suo posto considererei questo un vanto.  Passiamo al Berlusca imprenditore: E’ l’unico grande industriale del ‘900 che non ha MAI usufruito dell’istituto della cassa integrazione, è l’unico grande industriale che non ha MAI dato vita a licenziamenti di massa, è l’unico che non ha MAI ricattato lo Stato mettendolo sotto la minaccia di creare frotte di disoccupati, è l’unico che non ha MAI munto la grassa vacca dei finanziamenti e delle sovvenzioni a fondo perso, nessun Governo gli ha MAI “regalato” stabilimenti né insediamenti a spese dei contribuenti. Ha avuto favori sulle licenze??? Le leggi ad personam??? Questa è acqua di rose per sciacquarsi le balle rispetto a ciò che hanno “acchiappato” gli altri, le vere leggi ad personam sono quelle che per quindici anni lo Stato ha emanato per salvare il culetto a De Benedetti, mi limito a ricordare quelle sui registratori di cassa, sulle forniture ministeriali e sull’incamerare alle FS migliaia di esuberi, nonostante la profusione di tale impegno l’ingegnere di Ivrea è riuscito a “mangiarsi” un orgoglio Italiano chiamato Olivetti, sugli Agnelli e la Fiat ci sarebbe da scrivere un romanzo, per non parlare di tutti gli altri industriali sempre protetti e coccolati, andate da Cecchi Gori a chiedergli quanti soldi ha preso da Tronchetti Provera per la cessione di Tele Montecarlo, oggi La7, ve lo dico io, manco un centesimo, è ancora lì che aspetta. Scusate ma un minimo di esempi dovevo farlo, solo un minimo.

Certo i nostri posteri, tra decenni, magari secoli, quando studieranno la storia Italiana a cavallo tra il XX° ed il XXI° secolo su Berlusconi troveranno interi capitoli, di tutti gli altri suoi contemporanei non vi sarà menzione alcuna, sarà difficile reperire anche l’elenco dei Primi Ministri “balneari” della Repubblica, troppo “niente” per occupare righe, giga o spazi di chissà quale strumento tecnologico, non vi sarà traccia nemmeno del bunga bunga e delle inchieste “politiche” Milanesi, ancora meno dei “partigiani” mediatici come Santoro e gli altri, sciacalli che hanno trasformato l’antiBerlusconismo in una SOSTANZIOSA e duratura fonte di reddito.

Non sono certo un uomo che vive nel limbo delle utopie, delle visioni oniriche e delle illusioni, non credo che il fenomeno Berlusconi sia ripetibile a breve termine, tuttavia vivo nella convinzione lui abbia creato un precedente importante, quello di vivere l’esperienza politica con l’intenzione di scrivere, democraticamente, pagine storiche e non come una passeggiata “arraffa arraffa”, magari standosene nell’anonimato, come quello sconosciuto deputato di sinistra che nella sua lunga vita da Parlamentare ha incassato € 9,2milioni di stipendio. Sarebbe l’ideale se i politici pensassero più a soddisfare la loro sete di gloria, a beneficio della Nazione, anziché i loro conti correnti a spese della collettività.

La storia la scrivono i vincitori ma gli altri hanno il diritto di dissentire e documentarsi, in questi giorni si parla tanto dell’unità d’Italia, del Risorgimento, le cose non stanno esattamente così, Garibaldi è un po’ meno eroe di ciò che si vuol far credere e pure gli altri meriterebbero una ridimensionata significativa, nel 1861 si è semplicemente allargato il “bacino di utenza tassabile” dei Savoia togliendosi dalle palle, tra gli altri, pure il potere del Papa Re, insediamenti industriali al nord ed un sud agricolo lasciato in mano ai latifondisti schiavisti e sfruttatori. Per veder cambiare qualcosa si è dovuto aspettare l’avvento di Mussolini, un grande Socialista, riforme agrarie, la mezzadria, la bonifica dell’agro pontino, la riforma dell’istruzione, il patronato scolastico, le case popolari, l’assistenza sanitaria, la mutua, i contributi e la pensione, i trasporti pubblici, tutto ciò che ancora oggi rende socialmente civile ed evoluto questo Stato nasce dal “ventennio”, non sono fascista, non lo sono mai stato, semplicemente ritengo giusto rinfrescare la memoria a tanti, giovani compresi, prima che la Camusso salti fuori a dire che queste siano conquiste della Cgil.

Non è democratico né civile uno Stato che cede la gestione dell’istruzione ad una parte politica faziosa, da oltre 60anni ci tritano quotidianamente gli ammennicoli sull’olocausto, grande tragedia umana, sei milioni di morti, veramente tanti ma ben poca cosa rispetto ai 30milioni di Russi uccisi da Stalin, percentualmente Pol Pot ha fatto di peggio, ha dimezzato (da sei a tre milioni) la popolazione della Cambogia, la Cina Maoista ha sterminato centinaia di milioni di essere umani, la stessa Amnesty International non è riuscita a stimarli, si parla di circa 60mila pene capitali annue eseguite per decenni. Esiste una parte di Italia che guarda ancora il comunismo come fosse un Colosseo, affascinante, imponente, l’espressione di un orgoglio. In vero trattasi di un annichilimento umano spacciato per civiltà e progresso.

Non dimenticatevi mai che la Terra è il pianeta e la Luna il suo satellite, mai e poi mai si potrebbero invertire i ruoli, diffidate sempre di chi cerca di convincervi del contrario. Il Colosseo lo restaureranno tutti quelli che compreranno nel Mondo un paio di Tod’s a prezzo “ritoccato” ma sulla “lapide della magnanimità” ci sarà solo il nome di Diego Della Valle.

Tullio Antimo da Scruovolo  

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One thought on “La storia siamo noi…

  1. …intrigante,abilmente sottile l’accostamento del Colosseo
    alla “chiesa-comunista”.
    Immagine originale, di grande efficacia.

    In essa è racchiusa la storia terribile di una ideologia-fede
    che ha ammorbato ed ammorba il convivere dei popoli
    mandandone al macello, non solo i corpi ma anche le menti.
    Tra le urla sconnesse di una massa umana in delirio.
    O,forse,in …deliquio.

    Le “chiese”,le “fedi”TUTTE,ottenebrano
    e rendono…schiavi.

    Complimenti,Tullio!

    E complimenti anche per l’analisi perfetta contenuta
    nel pezzo,esposta con grande conoscenza,forza
    ed ammirevole onestà intellettuale.

    Certo,hai ragione,la storia farà il giusto ordine fra attori e…figuranti.
    Per fortuna.

    E lasciamo pure che “lo scarparo” affidi ad una targa
    il ricordo di sè:non è poi un gran male.

    Sorrido.

    marilù

    TADS’ ANSWERS:

    grazie carissima,
    hai fatto centro, l’accostamento delle nefandezze del Colosseo con quelle della chiesa, non solo comunista, l’ho occultato molto bene, non era facile da cogliere, chapeau 😉

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