Sex in the car…

Un cameriere attempato terribilmente professionale e dotato di un impeccabile aplomb British ci serve due “caramellone” di carta stagnola, “linguine dello chef”, mentre con forchetta e coltello mi accingo ad aprire lo scrigno culinario mi domando perché mio nipote abbia insistito tanto per offrirmi una cena sicuramente costosa. Il locale è piccolo ma raffinato, la cucina ottima, la clientela selezionata, c’è quella tipica atmosfera che riesce ad ibridare la classe alla dovuta semplicità che, a mio avviso, dovrebbe sempre accompagnare la convivialità di un pasto. Decido in segreto di pagare io a sorpresa, il suo sdebitarsi in questo modo solo perché gli ho prestato il mio SUV per una sera mi sembra eccessivo (la sua auto è sparita dal garage qualche notte prima), aveva un primo appuntamento con una ragazza che lui stesso ha definito “super”, non avrei mai potuto negargli un simile favore… Le linguine al cartoccio con i frutti di mare sono un capolavoro gastronomico che divoriamo con gusto, aspettando il secondo mi guarda timidamente negli occhi e, con evidente imbarazzo, mi dice: “Zio, non so come dirtelo ma c’è stato un problema”, cominciando a sentire puzza di casini rispondo: “con la ragazza? E’ andata male?”, “No Zio, con la macchina”, mantenendo una calma serafica dico: ”che è successo? L’ho vista qua fuori, mi sembra tutto a posto”, con gli occhi quasi lucidi mi sussurra: “era vergine”… In un nanosecondo realizzo che devo comprarmi un sedile nuovo, lui, ignaro dei miei pensieri conferma: “oggi ho provato a cercare qualcuno che potesse pulire il sedile ma non ho trovato risposte soddisfacenti, mi spiace veramente Zio, io non lo sapevo, ha 23 anni”, non so per quale ragione ma il cuore inizia a sorridermi, cerco di mantenere un’aria austera, severa, con fare accusatorie domando: “fammi capire una cosa, l’unica 23enne da favola ancora vergine che circolava per Torino dovevi deflorarla proprio sul mio SUV?”… seguono pochi secondi di gelo e poi scoppiamo entrambi in una risata che a stento conteniamo. Sia chiaro, io ho cambiato il sedile a mie spese però mi sono tolto la soddisfazione di fargli pagare la squisita cenetta, in fondo credo sia stato un giusto do ut des.

Dal boom economico degli anni ’60 a venire credo che tutti gli Italiani abbiano vissuto il sesso automobilistico, piccole e scomode alcove mobili che hanno trasformato milioni di persone in acrobati e ingegnosi inventori di un Kamasutra che nemmeno il più scafato dei contorsionisti potrebbe concepire, una dura lotta vinta contro lo spazio, i crampi, le sbucciature alle ginocchia, i jeans stretti, il freddo, il caldo, le zanzare, l’impantanarsi nel fango e nella neve, alcune volte per ritrovare la strada maestra bisognava affidarsi alla stella polare, altro che “navigatore”. Intere generazioni di uomini si sono trasformati in naturalisti per individuare il posto giusto e tranquillo, hanno imparato a copulare con un occhio che guardava fuori dai finestrini per tenere la situazione sotto controllo. La domenica mattina i bar erano affollati da possessori della vecchia 500 che si scambiavano le esperienze del sabato sera precedente, quelli che avevano il tettuccio apribile erano i più fortunati, si posizionavano sui sedili posteriori e facevano sedere sopra la donna che usciva ritmicamente con la testa dal tetto dell’utilitaria, una sorta di urlacchiante periscopio ad intermittenza che monitorava l’habitat circostante. Bottiglie d’acqua e salviette non mancavano mai. Questa sì che è definibile “golden age”.

La motorizzazione di massa ha sicuramente inciso in modo determinante sulle abitudini sessuali dei popoli, è arduo ed improbo immaginare un mondo senza automobili, sarebbe un tuffo in quel passato fatto di una prostituzione casalinga, riservata (non era poi così malaccio), il mercimonio di strada non avrebbe ragion d’esistere . Le “biondone” di concezione Felliniana consideravano e considerano tutt’ora l’automobile uno “status symbol” (sono quelle che appena le conosci ti chiedono che macchina hai), le intellettualoidi sfigatelle occhialute, quelle figlie di un femminismo da tempo vetusto, interpretano le top-car come una “emanazione fallica” che mira a colmare lacune mascoline. Vive in me la convinzione che troppo spesso si mutui la teoria della “volpe e l’uva”, non si capisce perché chi lavora e guadagna debba viaggiare su una bagnarola sgangherata per manifestare la propria virilità. Tutti i 50enni che hanno avuto modo di vivere gli anni ’70 in qualità di studenti sanno, sapevano, benissimo, anche quelli che lo negano, che il movimento femminista sarebbe stato, alla fine, una meteora. Non fosse altro per il suo aver ingravidato i propri slogan pescando dalle teorie del vecchio Sigmund, un “omarino” che insieme a Nietzsche e Schopenhauer occupa il podio misogino della psico-filosofia recente. Tutto ciò che un uomo fa in grande è una “emanazione fallica”, una esorcizzazione materiale e compensativa del complesso “pene piccolo”. Non nego l’esistenza di femminucce assolutamente non attratte dai beni materiali, chapeau, tuttavia le impietose e maschiliste statistiche in merito non rendono onore al gentil sesso. E’ pur vero che in fondo siamo “anche” quello che possediamo, nel mondo dello spettacolo, della finanza e dell’industria esistono uomini esteticamente agli antipodi di Adone ma vantano un invidiabile palmares da “cuccadores”, evidentemente soldi e potere trasformano i “racchi” in persone affascinanti, concetto condivisibile, raggiungere certi traguardi significa avere molti neuroni attivi e, tanto per rimanere in tema, una marcia in più degli altri, particolari che non sfuggono allo spirito d’osservazione in gonnella.

Dove sono le donne incazzate? Dove sono quelle che rivendicano, giustamente, i diritti “rosa”? Dove sono le femministe? Ma l’avete visto lo spot della “goldenpoint”? Solo una “cretina-deficiente-testadicocomero” sfascerebbe due meravigliose automobili d’epoca per farsi vedere le cosce da un tipo che le interessa. Come ho già scritto, negli ultimi tempi molte pubblicità tendono a denigrare e ridicolizzare la figura femminile. Anche quella con la tipa che deve ingozzarsi di gomma da masticare per convincere una schiera di passanti a parcheggiarle l’auto “a mano” non è male.

Altra caratteristica del connubio “woman & car” è quella di aver creato la “socializzazione sessuale motorizzata estemporanea”, in tutta la penisola molti parcheggi dei centri commerciali fuori mano, complice il buio delle tenebre, si trasformano in luoghi d’incontro per coppie alla “famolo strano”. Ci si approccia attraverso un improvvisato alfabeto morse accendendo e spegnendo i fari, ci si avvicina fino ad affiancare le vetture e poi si decide sul da farsi. Alcune coppie si limitano a “giocare” semplicemente guardando e lasciandosi guardare dai “vicini”, altre danno vita allo “scambio”, quelli che posseggono grossi monovolume imbarcano gli ospiti e si avventurano in “orge” modello: “dobbiamo stare vicini vicini”. Magari sotto il cartellone che pubblicizza il “tre per due”. I guardoni sentitamente ringraziano mentre fanno prevenzione contro il tunnel carpale.

Mi viene in mente una barzelletta del Catanese Giuseppe Castiglia, tra amici al caffè: “compare, ho vinto al lotto ma non ho ancora deciso se usare i soldi per sposarmi o comprarmi un Ferrari”, “dammi retta compare, comprati la macchina”, “perché devo comprarmi la macchina e non sposarmi?”, “perché almeno la macchina quando te la fottono te ne accorgi”.

Tullio Antimo da Scruovolo

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7 thoughts on “Sex in the car…

  1. Non so se può consolarti (o viceversa far crescere (…) la tua furia), ma dalle mie parti una larghissima (daje…) fetta delle 23enni sono ancora vergini, e nella mia cerchia d’amicizie ci sono una 38enne, una 35enne ed una 33enne che non sono state ancora deflorate. Non sto parlando di racchie inguardabili (sono pure carine), nè di persone che hanno fatto “scelte religiose monoteistiche” (Wodan perdonami), nè tampoco abito in iran, arabia saudita, afghanistan, o uno di questi progreditissimi paesi.
    Sarò polemico, ma credo che se invece di difendere strenuamente la propria virtù ci si dedicasse alle cose serie, l’emergenza spazzatura non si sarebbe mai verificata…

    TADS’ ANSWERS:

    non è che dalle tue parti andate tutti in giro con l’autobus?

  2. Di fronte ad una potente automobile, possibilmente di colore scuro, nero, canna di fucile o blu, rimbomba un pensiero femminile: un altro modo per usare l’uomo, farsi notare e suscitare invidia, più che con altri beni quale la casa. La casa è un esempio voluto perchè la donna “incazzata”, quella che “rivendica i diritti rosa” e le “femministe”, in nome dell’indipendenza e della libertà, a mio avviso, per dedicare più tempo a sè stesse, sta penalizzando il calore, l’intimità, il piacere, e anche il rilassamento che si possono ritrovare solo tra le mura domestiche. Insomma la casa dolce casa si è ridotta di metratura e si è trasformata in un dormitorio dove poter spendere meno tempo possibile. Che tristesse!
    Sdat, l’omo xe diventà un chauffeur, zin zin solo dopo il giro di ricognizione!

    TADS’ ANSWERS:

    Mi sa che la grande depressione femminile nasca proprio dal
    fatto che l’uomo tenda sempre meno a fare lo chaffeur ed i giri di ricognizione,
    zin zin sulla panchina eeee… aria e camminare, i sedili delle auto costano

  3. Dicono, e da come leggo, che per l’uomo la macchina è il prolungamento fallico. Se fosse cosi io sarei, agli occhi delle donne, un mini dotato.
    Però, se non ci fosse stata la macchina dove avrei fatto le mie prime esperienze sessuali? Certo, il bisogno aguzza l’ingegno, ma vuoi mettere, d’inverno, la coppietta in macchina con l’aria calda che si “sfrinocchiola” ? E quando poi la temperatura corporea sfiora i cento gradi spegne l’aria calda e accende l’aria condizionata? Per chi ce l’ha?
    Io a forza di “vangare” dentro la mia “Q7″ ,(dodici tredici volte al giorno con donne bellissime innamorate solo della macchina), ho distrutto gli interni, infatti per guidare siedo su di una cassetta della frutta.

    TADS’ ANSWERS:

    Sua Altezza, mi permetta di darle un consiglio.
    qualora si ritrovasse, suo malgrado, a dover sostituire
    un sedile della amata “car” con una cassetta della frutta…
    ne metta una piena di banane, sulla destra, lato passegerA.
    Intendo le banane verdi di Santo Domingo, durano una stagione intera.
    Non sono particolarmente afrodisiache ma nel buio e nella nebbia…
    possono diventare un apprezzatissimo surrogato,
    occhio alle misure, si attenga alle sue
    non millanti

  4. Autobus? Macchè! Più auto che persone, e sapessi quanti soldi investono nelle autovetture, le cambiano ogni anno, i concessionari fanno affari d’oro!
    Certo, poi i risultati finali sono quelli che ti ho descritto.
    Chissà perchè sviluppo tecnologico e sociale non procedono mai insieme…

    TADS’ ANSWERS:

    una città di motorizzati piena di vergini?
    qualcosa non torna

  5. Caro sdat, questa volta mi hai fatto proprio sorridere, ripensando ai contorcimenti acrobatici nella 500. Che tempi! Oggi fa quasi ridere, ma allora, negli anni ’60, era il massimo. Chi ha avuto l’idea dei sedili ribaltabili nella ’500 meriterebbe un monumento…a eterno riconoscimento

    TADS’ ANSWERS:

    sottoscrivo per il monumento all’inventore
    dei ribaltabili piazzati nella 500L, roba da “siuri”

  6. “Ti ga visto el Bepino che machinon??!!!”
    E da quel momento il Bepino entrava nel novero
    dei “fighi”,a prescindere.
    Rammento bene.
    Specie in un paesino.
    E lui sfrecciava in centro,concedendosi il suo
    personale defilè.
    Si pavoneggiava.
    Non credo per l’asserito prolungamento-fallico.
    più semplicemente perchè consapevole
    delle accresciute chances-seduttive della sua nuova…coda.
    Qualche verginella, avrebbe ceduto più celermente
    alla sua (di lui)richiesta della …”prova-d’amore”.Sorrido.

    Le BELLA macchina quindi,anche, come mezzo per scegliere fra
    le BELLE figlie di madama-dorè .
    Niente di male,niente di nuovo.

    La macchina è certamente simbolica,nella maggior parte dei casi,
    di uno “stato”.
    Che potrebbe riassumersi in potenza,sicurezza e,questo,è senza dubbio,
    non in assoluto ovviamente,
    una grande attrattiva.
    Esprime tante cose:spesso appetibili.
    Non vergognosamente appetibili,in sè.

    Personalmente non so ancora riconoscere una “marca”automobilistica
    da un’altra.
    O i modelli.
    Non mi è mai interessato,.
    Però mi piacevano…rosse fiammanti.
    Mi piacciono ancora:
    da un anno ne ho una,piccolina…e, ROSSA!
    Di che tipo?
    Non lo so…
    Per dirlo, dovrei scendere in garage e leggerne la scritta.
    Ma sono molto pigra….
    Rido!

    marilù

    TADS’ ANSWERS:

    carissima Marilù,
    mi presento: “my name is Bepino”
    piove, opposizione ladra, monta che ti porto a casa

  7. Spero in un tuo post sarcasticamente velenoso al riguardo del tema “Wikileaks” .

    Buona settimana.

    TADS’ ANSWERS:

    se mi sentirò ispirato… volentieri,
    caro Re, la libertà è come la natura,
    se ne abusi prima o poi te la fa pagare.
    Non so chi ci sia dietro questa manovra
    ma credo salterà fuori presto.

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