“Ciao mamma, io esco”, “va bene cara, hai messo la maglietta della salute?”…

giulia-salemi

Non sono un cultore del gossip, non per snobismo, semplicemente non ho mai sentito il bisogno di occuparmi delle altrui beghe e nemmeno di certe discutibili performance estranee alla mia vita, tuttavia, quando un episodio diventa evento mediatico intinto nella ipocrisia intellettualoide, ci butto l’occhio. Ho letto in giro che i soliti deficienti avvezzi a vivere l’esistenza come un perenne, interminabile funerale, hanno sparato ad altezza uomo sulle esibizioni messe in scena in quel teatrino open chiamato “red carpet Veneziano”. Affermazioni tipo: “in un periodo di profondo disagio sociale e con i terremotati nelle tende, sarebbe giusto mantenere un basso profilo”, non solo: “in certi frangenti i programmi nazionalpopolari dovrebbero occuparsi di cose più serie”… Qui si evince una profonda stupidità concettuale e una altrettanto profonda ignoranza sociale. Se fossi il capo della Protezione Civile, la prima cosa che farei affrontando un disastro naturale, ovviamente dopo il cercare di salvare più vite possibili, sarebbe quella di allestire un parco giochi per bambini e un mega tendone adibito a circolo ricreativo per adulti. Magari con tanto di maxi schermo sul quale proiettare film comici, tavoli dove fare una partitella a carte e annesso bar ove bere un bicchiere, le attività ludiche ancorano alla vita come niente altro ma questo è discorso diverso. Ormai anche gli sciocchi hanno imparato a difendersi dalla insussistenza dei comunicatori tristi, seriosi e attapirati da una vita senza né arte né parte.

Torniamo a noi… La giovanotta in foto, credo si chiami Giulia Salemi, sedicente modella (?), è accompagnata da un ragazzotto sconosciuto, anche lui sedicente stilista (quello che ha creato lo straccio semicoprente oggetto del contendere), ovviamente nessuno dei due ha niente da spartire col mondo del cinema ma tant’è. A esser sinceri non è che sia proprio questa gran fica (anche se a molti è capitato di scopar di peggio), qualsiasi sciacquetta messa in mano a un bravo visagista e “sparata” nella pubblica arena, seminuda con tanto di taccazzo che alza il culo, farebbe la sua porca figura. Non per fare il pistino ma quel segno del costume è veramente tamarro, esteticamente inguardabile, ammesso non sia cosa voluta e furbescamente pianificata per evidenziare.

Il bailamme suscitato dall’insignificante evento mi fa specie, ormai da decenni le donnine allegre con l’utero “estroverso” viaggiano pressoché ignude, spesso senza mutande, forse chi critica vive isolato in un eremo, è sufficiente andare nei locali di notte per vederne di ogni. Ennesima conferma che questo Paese ancora non riesce a uscire dalla nebbiosa palude moralista e bacchettona.

Mi corre l’obbligo spezzare una lancia a favore, l’universo femminile è da poco emerso da una millenaria gabbia sociale, pochi decenni non sono niente rispetto a periodi epici, che vi siano spurghi fatti di eccessi è più che comprensibile. La domanda non è il perché bensì il per cosa??? Visibilità? Esibizionismo? Vana gloria? Illusione di destare l’interesse di qualche potente? Zoccolamento innato? Di sicuro trattasi di un tentativo di privilegiare il corpo a discapito dell’intelletto, ma questo, con buona pace delle femministe, è qualcosa di immortale, inalienabile.

Partendo dal presupposto scontato che ognuno abbia il diritto di fare quel che crede fin quando non crea danni agli altri, mi vien da chiedermi quale sarà la tappa successiva, il trasgredire che stupisce ha un limite oppure no? Vi è un punto di arrivo? Un giro di boa? Quale prezzo si dovrà pagare per onorare l’aforisma di Andy Warhol: “ogni essere umano ha il diritto di avere 15minuti di notorietà”???

Quando sono le stesse donne a trasformare il proprio corpo in oggetto, in vetrina, in punto di attrazione… c’è poco da discutere o criticare, in fondo, da sempre, dall’alba del mondo, l’uomo se la gioca sul potere e la donna se la gioca sull’estetica. Inutile arzigogolarsi in interpretazioni cervellotiche. Prendiamo atto.

Tullio Antimo da Scruovolo

Evoluzione negativa della specie, cilicio 2.0

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Il discusso e discutibile (anche lessicalmente e semanticamente) detto: “vivere da malati per morire da sani”, in atavico conflitto con le logiche dei gaudenti, ha da anni specchiato un nuovo acerrimo nemico, l’evoluzione trendy dell’autoflagellazione e del rifiuto di se stessi socialmente cassato. Questa new entry ha sdoganato viscerali e segrete paranoie trasformandole in improbabili performance circensi periferiche, apoteosi del concetto “borderline”, percorso spianato da una branca della psicologia che non punta alla demolizione delle “macerie” bensì alla palese valorizzazione delle medesime, mission impossible.

Nell’era in cui fummo studentelli col grembiulino e i fiocchetti ci insegnarono la famigerata “prova del 9”, è sufficiente adattarla e applicarla ad alcune tendenze contemporanee per meglio capire i risvolti degli integralismi esistenziali.

La salute è un bene primario ma è da boccaloni pensare di ingabbiarla in regimi alimentari fatti di privazioni da eremita e attività fisiche degne di Sparta, evviva il tanto odiato ozio (per chi crede… ci fu un momento in cui anche Dio decise di riposarsi). Lungi da me creare una trincea anti… “prova del 9”, se, come per incanto, domattina diventassimo tutti vegani, ci estingueremmo nel giro di un anno, probabilmente meno. Il veganesimo è stato inventato dalle multinazionali della soia adottando l’iper collaudato principio base del marketing applicato: “se non riesci a convincere il popolo sulle qualità del tuo prodotto, trasformalo in filosofia di vita”, i latini la chiamavano “captatio benevolentiae” ma forse bisognerebbe parlare di “dialettica eristica”. Esistono poi igienisti e salutisti, niente da opinare fin quando non si sviluppano fobie nei confronti di tutto ciò che teoricamente potrebbe essere dannoso: “ non stringo la mano a nessuno per evitare microbi, non bacio nessuno per evitare batteri, pulisco casa e automobile in continuazione, non vado nei bagni dei locali pubblici, ecc. ecc.”. C’è chi compra le sigarette a stecche, chi le birre a casse e chi riempie il baule di Mastro Lindo. Scrivendo questo capoverso mi è tornata in mente una vecchia barza, un tipo si reca dal medico: “Dottore, voglio una medicina che mi faccia campare in salute fino a cento anni, “bella richiesta, mi dica, lei fuma?”, “assolutamente no Dottore”, “beve?”, “sono astemio totale”, “si droga?”, “mai, neanche una canna”, mangia con ingordigia?”, “ma per carità, sono vegano minimalista”, “fa tanto sesso?”, “ma si figuri, quella è la strada più facile per contrarre laide malattie”, “mi scusi Signor paziente, posso farle una domanda?”, “mi dica Dottore”, “ma per quale cazzo di motivo lei dovrebbe campare cent’anni?”.

Doveroso dedicare un minimo di attenzione ai gaudenti, soggetti che hanno personalizzato a proprio uso e consumo lo slogan mussoliniano: “meglio un giorno da leone che…”, ogni mente pensante si è ritrovata, prima o poi, a porsi l’amletico quesito: “meglio rischiare di crepare prima e spassarsela o meglio rinunciare a piaceri e stravizi sperando di crepare il più tardi possibile?”. Tradotto in termini filosofici è un po’ come chiedersi se nella tomba sia meglio portarsi rimorsi o rimpianti, William Blake sosteneva: “la strada degli eccessi porta al palazzo della saggezza” (ammesso ci si arrivi), a fargli da eco George Bernard Shaw: “le cose più belle della vita o sono immorali, o sono illegali, oppure fanno ingrassare”. Corollario… il mondo degli artisti e dei maestri del pensiero, antichi, rinascimentali e moderni, menti illuminate che curavano e curano tutt’ora “ernie al cervello” con “vizi”, “vizietti” e “additivi”. Nonostante l’ipocrisia cristallizzata nei riti da corridoio, quella che discerne la genialità dalla “demenza spurgo”, pochezza intellettuale tutt’altro che endemica.

Nella ouverture del post ho parlato di autoflagellazione e di rifiuto di se stessi, problematiche massicce mutate in cospicuo business creatore di mostri relegati a mere e inguardabili funzioni decorative, mi riferisco a tatuaggi, piercing, dilatazioni e chirurgia estetica estrema. Non vi è nulla di deprecabile in un tatuaggio, in un orecchino piazzato da qualche parte (i piercing sul glande e sulle grandi labbra evocano una fusione ben lontana dalle concezioni di Einstein) e nemmeno in una correzione estetica nel caso la natura fosse stata taccagna. Le perplessità nascono nel vedere corpi trasformati da capo a piedi in pinacoteche, ferramenta dinamiche o addirittura resi somaticamente somiglianti ad animali, per non parlare poi degli inserimenti sottocutanei di materiali sintetici, occhi e lingue colorate, denti da vampiro e via discorrendo. Per divenire “fenomeni” degni di nota (si fa per dire), occorre sottoporsi a innumerevoli, costosissime e dolorosissime sedute, in alcuni casi si praticano vere e proprie mutilazioni/menomazioni. Errato pensare che gli adepti a tale martirio siano prevalentemente sfigati/e che intraprendono anomali percorsi per emergere dalla insignificanza sociale. Per quanto possa stranire, anche le strafiche e gli strafichi rischiano di essere risucchiati nel vortice della “non accettazione di se stessi”. Non intendo sparare pistolotti sulla società avariata, nemmeno sulla manipolazione delle masse frutto di un collassato sistema di acculturamento, ciò che spinge ad accanirsi drasticamente sul proprio corpo è sempre e solo una anemia psicologica.

Per quanto possa apparire banale, credo che miliardi di individui, maschi e femmine, quotidianamente optino per un accettabile ibrido, cioè una vita più o meno sana/regolare con segmenti trasgressivi o trash. Fino a quando siamo noi a gestire piaceri/vezzi va tutto bene, nel momento in cui sono loro a prendere il sopravvento si trasformano in “dipendenze” schiavizzanti. Sia chiaro, si diventa schiavi di tutte le scelte integraliste, salutismo, veganesimo, svacco a oltranza, palestra intensiva, tattoo e piercing a manetta o pokémon go, trattasi sempre e comunque di “cilicio 2.0”.

Tullio Antimo da Scruovolo

Il promettitore seriale e la bella addormentata nei Boschi…

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Descrivere Matteo Renzi (anagramma “mento a terzi”) con una metafora calzante è cimento di lieve portata: “un belloccio mini dotato affetto da eiaculatio precox uso spacciarsi per instancabile e superdotato Italian Stallion”. Altrettanto semplice è farlo con la ministra Maria Elena (l’onomastica è una scienza che non perdona, il nome più sacro al mondo accoppiato a quello Omericamente più diabolico e devastante): “un ibrido tra la bella addormentata nei Boschi e la strega cattiva”. Il Bel Paese da quasi un lustro è diventato latrina da stazione presidiata da cazzari in overdose di boria e spocchia che pretendono l’obolo senza pulire le mattonelle né rimuovere la merda.

ESISTONO DUE “ITALIE”:

QUELLA PARADISIACA, bellissima, descritta da un Premier autocratico abusivo e illegittimo, una sorta di Eden… ripresa economica, tasse abbassate, riforme epocali, occupazione in crescita, una sanità che tutti ci invidiano, sicurezza da sonni tranquilli, istruzione all’avanguardia. Montagne di maccheroni, carne e fiumi di Barolo, pensionati che gongolano, esodati che ballano il samba e operai con le diottrie in calo, finalmente hanno ottenuto 80euro in più, validissimo motivo per masturbarsi ad libitum.

QUELLA REALE dei freddi e implacabili numeri quotidianamente divulgati… il debito pubblico è aumentato, la disoccupazione non cala, il prodotto industriale a marzo è sceso del 3,6%, le tasse sono aumentate fino a sfondare ogni record, i servizi sono diminuiti, esistono ancora 25.000 esodati alla fame, la povertà è diventata endemica. L’evasione fiscale viaggia sulla corsia preferenziale, i consumi calano sbattendoci periodicamente in deflazione, si continua a tagliare in modo lineare su sanità, istruzione e sicurezza, perpetuo è il flagellare pensionati e ceto medio/basso senza intaccare minimamente le caste privilegiate. I suicidi per motivi economici hanno raggiunto l’allucinante cifra di 628 unità ai quali vanno aggiunti circa 350 tentativi, per fortuna non riusciti. Ogni giorno chiudono o falliscono centinaia di attività commerciali e aziende. La pressione fiscale continua a incentivare la delocalizzazione, Agenzia delle Entrate ed Equitalia perseverano nel far cassa con metodologie poco ortodosse al limite della estorsione (Striscia docet), le problematiche del territorio vengono sistematicamente ignorate. Sul problema immigrazione l’Europa continua a uccellarci, abbiamo pagato la nostra quota alla Turchia per favorire la Germania e fare harakiri, chiudendo la rotta balcanica tocca a noi assorbire in toto il flusso. Nella sostanza, in quasi cinque anni di lacrime e sangue e un succedersi di regimi antidemocratici (Monti/Letta/Renzi) imposti dai poteri internazionali con la complicità di Napolitano, non è migliorato niente, anzi, è peggiorato tanto, tutto, si è arrivati addirittura a rapinare i risparmiatori con il decreto “salva banche”… già… ce lo ha imposto l’Europa.

PACCO, DOPPIO PACCO E CONTROPACCOTTO…

LE UNIONI CIVILI… in questa nuova, storica, improcrastinabile conquista sociale (?), qualcuno ha pensato bene di infilare tra le righe un subdolo emendamento che sconcerta: “la fedeltà non è obbligatoria”, ciò significa che nelle coppie non sposate (etero e/o omo che siano) non sono applicabili né rivendicabili tutti i diritti derivanti da un eventuale tradimento. Si è zompata a piè pari quella che statisticamente è la causa primaria della rottura delle relazioni, complimenti per la Mandrakata.

LA SCUOLA… il governo si vanta di aver assunto un esercito di nuovi insegnanti, ennesima “Renzianata” clamorosa, trattasi semplicemente di precari stabilizzati, stabilizzati ma costretti ad accettare due condizioni capestro, trasferimenti ad minchiam e l’annullamento degli anni preruolo ai fini carrieristici. A conti fatti il governo, anziché investire sulla scuola, con questa riforma ci ha speculato. Le faine urlano l’invidia!!!

L’OMICIDIO STRADALE… nei giorni scorsi un automobilista ubriaco e drogato ha investito e ucciso un pedone, le forze dell’ordine lo hanno arrestato ma è stato scarcerato immediatamente perché incensurato. Che succederà se questo balordo reitererà il reato? Il magistrato ha dichiarato di aver applicato la legge, certo subirà un processo ma tutto lascia presupporre una lieve condanna con la condizionale, in pratica nessuna galera, esattamente come prima, è stata emanata l’ennesima legge farlocca.

LA CONSULTA… la Corte Costituzionale, mica cotica, ha piazzato sulle spalle del governo Renzi due macigni molto pesanti, SONO ANTICOSTITUZIONALI il blocco degli stipendi degli Statali (sentenza anomala perché contempla l’azzeramento di sette anni di arretrati) e delle pensioni. Il governo ringrazia per il sostanzioso sconto ma per quanto concerne le pensioni si mette a blaterare di “bonus”, PAZZESCO. Come dire: ti devo 10mila euro? Ti faccio il favore di regalartene 500, vedi di ringraziarmi. Non si può parlare di Democrazia e Stato di Diritto quando un esecutivo si concede il lusso di usare come carta igienica le sentenze della massima Istituzione garantista.

IL JOBS ACT… gran cazzata… dati INPS UFFICIALI, nel 2015 i contratti a tempo indeterminato sono aumentati, rispetto al 2014, di sole 170.000 unità (bilanciamento), le millantate assunzioni (400.000) proclamate dal governo Renzi, si sono rivelate essere una bufala clamorosa. 100.000 contratti fasulli e circa 65.000 stipulati con non aventi diritto. In pratica questo provvedimento agevola l’evasione fiscale e non garantisce nulla, a fine percorso detassabile ogni imprenditore ha facoltà di licenziare.

LA COMUNICAZIONE… ho la sensazione che tutti i Renziani, dai ministri agli amministratori locali, passando per deputati e senatori, frequentino periodicamente seminari indottrinanti sulla “comunicazione aggressiva”, stessa arroganza, stessa prosopopea, stessa spocchia, stessa tecnica. Quando vengono colti in fallo sull’operato governativo, invece di argomentare ribattono: “Berlusconi ha fatto di peggio, questa legge è stata votata anche dal centrodestra, la Lega quando era al governo…” e via dicendo. La cosa più risibile e contemporaneamente più irritante è la questione immigrati, in vari talk ho sentito Renziani accusare Berlusca di aver sottoscritto il trattato di Dublino. E’ vero ma questa è una affermazione strumentale per due motivi: 1) quando si stipulò il suddetto accordo erano inimmaginabili eventi come la primavera araba, l’uccisione di Gheddafi, la destabilizzante guerra in Siria e l’Isis, situazioni che hanno prodotto e producono esodi biblici; 2) nel 2013, in piena emergenza profughi e sbarchi, il governo Letta non esitò a confermare il Dublino III senza rivendicare nessuna modifica. Siamo al bue che chiama cornuto l’asino.

LA RIFORMA MADRE… la riforma Renziana della Costituzione è un pastrocchio senza senso che ha una sola finalità, dare totali poteri al partito di maggioranza relativa (la belinata dell’annullamento del Senato fa ridere i polli, il Senato lo si annulla mandando tutti a casa e trasformandolo in museo della politica per turisti che anelano stare al fresco d’estate e al caldo d’inverno). Il partito che acchiappa più voti, a prescindere dalla percentuale, diventa il Padrone assoluto della situazione, acquisisce per diritto il 55% e fa e disfa a proprio piacimento trasformando l’opposizione, a colpi di fiducia, in mero elemento decorativo.

IL REFERENDUM… Renzi è un furbacchione, ha aperto una campagna referendaria lunghissima, un tempo tecnico che gli permette di spianarsi la strada verso il “SI’”, in RAI è già iniziata l’epurazione dei giornalisti non allineati (ai tempi di Mister “B” loro stessi parlavano di “editto Bulgaro”). Ha trasformato una consultazione popolare in un duello politico all’ultimo sangue paventando catastrofiche derive in caso di sconfitta. Parlando sempre di referendum, dobbiamo riconosce all’accoppiata “R & N” il merito di aver scritto una pagina storica. In 70anni di Repubblica… MAI e poi MAI siamo stati esortati da un Premier e da un Presidente emerito (Napolitano) a disertare le urna, il motto: “votare è un diritto ma anche un dovere” è stato buttato nel cesso, con quale faccia da culo ce lo riproporranno a gran voce???

LE STRATEGIE DELLA SIGNORA MERKEL… Fraulein Angela (AD continentale della cupola finanziaria mondiale) ha imposto all’Europa il quarto reich, il peggiore, quello economico spalmato su decenni di fame e povertà, invero il suo obiettivo era ed è quello di “colonizzare” l’Italia, uno dei Paesi potenzialmente più ricchi ma anche più poveri di patriottismo. Ormai è noto, è stata lei a ordire il complotto, complici Sarkò e Napolitano, per defenestrare Berlusconi (questo lo ha dichiarato e scritto un braccio destro di Barak Obama) nella primavera/estate del 2011, è altrettanto acclarato, documenti alla mano (vedi procura di Trani), che nello stesso periodo la Deutsche Bank abbia sparato sul mercato circa OTTOMILIARDI di titoli Italiani per impennare lo spread. Sempre in quel mentre, come ha documentato Alan Friedman, “personcine a modo” che rispondono al nome di Romano Prodi e Mario Monti, ronzavano in quel del Quirinale, che strane coincidenze. Cerchiamo di capirci… La Merkel tira fuori oltre 250MILIARDI di euro per riassettare le banche tedesche, subito dopo impone agli Stati membri di non dare fondi Statali alle banche in crisi, Etruria & C. sono la conseguenza di questa imposizione. Sempre la Merkel, si inventa e impone l’embargo contro Putin per la questione Ucraina (Paese NON comunitario), provate a indovinare quale è lo Stato che più ci ha rimesso e ci rimette… l’Italia, circa 4MILIARDI di euro persi ogni anno, anche per questo siamo il Paese Europeo con la minore, anzi, insignificante crescita (sia chiaro che la Germania continua allegramente, attraverso Stati ponte, a esportare in Russia il suo prodotto di punta, le automobili, i Russi benestanti e ricchi non hanno problemi ad acquistare Mercedes, BMW, Porsche e Audi). Altro indovinello… qual è lo Stato Europeo che spinge a tutta forza per realizzare il famigerato TTIP? La Germania, qual è lo Stato Europeo che sarà maggiormente danneggiato da questo scellerato trattato? L’Italia, meditate gente, meditate.

LA GRANDE IPOCRISIA… esiste un glossario forzato, imposto, tremendamente ipocrita. Rom e sinti tra loro si chiamano “zingari” ma guai a definirli tali, i neri tra loro si chiamano “negri” ma guai a definirli tali, i gay tra loro si chiamano “froci” ma guai a definirli tali, noi siamo obbligati a far nostro un grottesco linguaggio “politically correct”. E’ una vera anomalia quella prodotta da tale scuola di pensiero, ovviamente “sinistra” e fintamente progressista, il festival del doppiopesismo. dunque… una parlamentare di centrodestra con l’utero estroverso è una mignotta, una parlamentare di centrosinistra con l’utero estroverso è una donna che si “autodetermina”, se Berlusconi organizza cene con le olgettine scoppia uno scandalo immenso, si allestiscono processi mediatici e giudiziari, tre manifestazioni femministe all’insegna del “se non ora quando?”. Se Marrazzo, governatore della regione Lazio (scusate se è poco) si infila in un merdaio fatto di travestiti, cocaina, morti ammazzati e carabinieri corrotti… viene subito prosciolto e reintegrato in RAI. Ci sono voluti 110 indagati del PD per far pronunciare a Renzi le due paroline magiche: “questione morale”, fa veramente sbellicare dalle risate sentire i “sinistri” parlare di “garantismo”. Ma come??? Per venti anni sono stati forcaioli e giustizialisti e adesso che l’acqua tocca il loro culo sono diventati garantisti??? Quelli di destra che si avvicinano alle realtà territoriali sono “populisti”, i fancazzisti scrocconi, senza né arte né parte, che vivono nei salotti bene facendo i “bulicci” col culo degli altri ” sono definiti “intellettuali”. Se Gasparri spara una cazzata è un coglione, se la spara Cacciari è un filosofo illuminato (forse avrebbe fatto meglio a illuminarsi come sindaco, visti i disastri da lui prodotti a Venezia). Quelli di centrodestra hanno sempre torto, quelli di centrosinistra hanno sempre ragione, c’è poi la questione “cultura”… ma chi l’ha detto che la cultura sia monopolio della sinistra??? La sinistra si è appropriata della scuola da oltre mezzo secolo ma da qui a dire che sia depositaria della cultura (l’intellighenzia) ce ne passa, i risultati parlano chiaro…!!!

LA RIESUMAZIONE… come dicono a Napoli: “scavare i morti porta disgrazia“, è veramente squallido tirare in ballo Enrico Berlinguer, Pietro Ingrao e Nilde Jotti, pezzi da “90” della sinistra storica. Non ho mai amato questi esimi politici ma li ho sempre rispettati, più di quanto facciano gli attuali rappresentanti del PD. La caratura dei morti “importanti” non può e non deve essere meschinamente strumentalizzata, comunque, fossero in vita, voterebbero sicuramente “NO”, per principio.

DOMANDA STORICA… in un Paese con una disoccupazione angosciante, 230mila esodati, 10milioni di poveri, una marea di pensionati alla fame che raccolgono frutta e verdura nella immondizia dei mercati… che fa il governo Renzi? Regala 80euro al mese a chi ha già un lavoro sicuro remunerato fino a 1.500 euro mensili, siamo nell’assurdo cosmico. Renzi ha di fronte due persone, una che mangia regolarmente e un’altra che digiuna da una settimana, chi invita a cena? Quella che mangia regolarmente, roba da Tafazzi.

CONCLUSIONE BUCOLICA, CONTADINO… SCARPE GROSSE E CERVELLO FINO… non fidatevi di chi dice “stai sereno” e dopo una settimana vi fotte, non fidatevi di chi vi depreda per salvare le banche, non fidatevi di chi spara promesse a mitraglia senza mantenerle, se non siete gay non fidatevi di chi vi sodomizza dichiarando di averlo fatto per il vostro bene. Non fidatevi di una riforma che piace agli industriali e ai capitalisti, non fidatevi di campagne mediatiche studiate ad hoc per gabbare i cittadini, non fidatevi di questi cacciaballe che imbiancano le fogne per farle apparire come preziosi monumenti. Non fidatevi di tutto ciò che nega la democrazia, non fidatevi di chi svende la sovranità popolare. Non facciamoci mettere i piedi in testa, abbiamo un patrimonio enogastronomico unico al mondo, circa 8.000 km di costa, abbiamo montagne, appennini e campagne uniche, eccellenze tecnologiche, sul piano ingegneristico e architettonico siamo i primi al mondo, custodiamo il 40% del patrimonio artistico/storico mondiale, il made in Italy è un lusso planetario… potremmo fare, solo lo volessimo, il 30% del PIL col turismo e la valorizzazione dei nostri prodotti, potremmo essere lo Stato più ricco del mondo, domandatevi perché nonostante tutto ciò siamo tra i più poveri. Ce lo chiede l’Europa??? ma vaffanculo.

Hanno costruito un muro tra il nostro tempo e la posterità, si sono venduti il futuro dei nostri figli e dei nostri nipoti, vogliono staccarli da noi per meglio schiavizzarli.

Tullio Antimo da Scruovolo

Il “food fetish”…

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Il primo vagito mediatico emesso dal neonato terzo millennio, obbrobri planetari a parte, è stato di matrice culinaria, vagito ormai trasformatosi in pedissequo, ossessionante, tedioso schiamazzo. E’ sufficiente smanettare sul telecomando per imbattersi, h24, in programmi di ricette e/o competizioni tra aspiranti “chef”, presunti tali e scafati marpioni della pignatta. Slow food, fast food, street food e varie ed eventuali, sono diventati una perpetua grandine di elaborazioni e linee alimentari. Saper cucinare è una gran bella cosa ma imparare a fare la trippa coi fagioli, la peperonata o l’impepata di cozze alle sei del mattino… è roba da conati.

Spadellare con maestria è indubbiamente “arte” ma anche una non casuale manipolazione della natura, frenetica ricerca che rincorre ingredienti, sapori, abbinamenti, colori, forme ed estro decorativo, insomma, ogni piatto deve trasformarsi in una installazione degna del MOMA. Inevitabile l’approdo a pittoresche definizioni “idiomatiche”, se i bidelli sono diventati “operatori scolastici” e gli spazzini “operatori ecologici”… ecco che un semplice passato di verdura si muta in “vellutata d’autunno”, i piselli non si frullano, si “emulsionano”, il soffritto non si frigge, lo si fa “sudare” (chi non suderebbe nell’olio bollente?). “Oggi lo “chef” vi propone una ricettina semplicissima composta da ingredienti facilmente reperibili. Dunque… procuratevi un filetto di manzo Olandese di 18 mesi allevato all’aperto, tre grammi di sale dell’Himalaya, quattro grani di pepe bianco del Tagikistan, due peperoncini Rocoto del Perù, un bicchiere di vino bianco South Eastern Australia, 76 grammi di burro di arachidi della California, 29 fagioli Cileni e un pugno di riso rigorosamente Vietnamita”. Maaaaa… pane e mortadella no???

“Sesso & cibo” sono da sempre una accoppiata vincente, non solo per via di quella galeotta cenetta a lume di candela considerata propedeutica, indispensabile per giungere al primo “conoscersi” (nel senso biblico), alcuni vivono la cosa addirittura come rito apotropaico capace di scongiurare rifiuti o deprimenti procrastinazioni a oltranza. Un’ottima cena in un bel ristorantino agevola sicuramente la socializzazione ma è metodologia obsoleta, mesozoica, i “tombeur de femme” moderni, trendy, fichi, invitano la “fortunata” nella loro casa promettendo appetitosi manicaretti cucinati con le proprie mani. Nel caso la Lei di turno accettasse, sarebbe d’uopo accoglierla indossando look da “chef” (pare che il total black sia più sexy del total white ma l’importante è cambiarsi prima di “attavolarsi”, giusto per non rendere il desinare un banale colloquio di lavoro).

Come dicevo, “sesso & cibo” costituiscono un ancestrale sodalizio, coloro che amano soddisfare appieno il palato, maschi o femmine che siano, amano nello stesso modo e con la stessa passione il talamo, buongustai che assurgono al grado di gaudenti (detta in brutta, più si è raffinati a tavola più si è perversi a letto). Diffidate delle persone che si nutrono di surgelati, diffidate anche dei vegani integralisti, il perché è facile da intuire, chi sostituisce il microonde ai fornelli e/o ripudia la carne, raramente si “scanocchia” le ginocchia nel vortice dei sensi.

Orti, frigoriferi e dispense, da sempre sono sexy-shop a km zero, zucchine, cetrioli, banane, carote, melanzane, sedano (usato come frusta), nutella, miele, marmellate, panna, burro (ultimo tango a Parigi docet), buccia di pesca (è un must), quelli che amano il sesso estremo biologico fanno incetta di diavolicchio Calabrese, va letteralmente a ruba.

Da qualche anno a venire gli “chef” (guai chiamarli cuochi o cucinieri) sono diventati delle vere e proprie ricchissime star ben acquartierate nell’olimpo del divismo, divismo effimero e discutibile soprattutto negli atteggiamenti, scorbutici, isterici, arroganti, maleducati, spietati, crudeli, altezzosi, perfidi. Lo “Sgarbismo” ha contaminato anche le cucine televisive, uno “chef” che si rispetti non lesina insulti e umiliazioni, la puerile motivazione è sempre la stessa: “forgiare il carattere, spronare, motivare”. Qualcuno spieghi a questi esaltati un concetto elementare, le cucine non sono caserme alla “full metal Jacket” e fare lo “chef” non significa emulare il Sergente Hartman, sbagliato credere siano comportamenti sceneggiati, tale dispostismo è presente in moltissimi ristoranti.

Il boom mediatico della “cucina no stop” ha incrementato all’ennesima potenza quella che una volta pareva essere una figura professionale elitaria: “il critico gastronomico”, nobile mestiere derubricato a un dozzinale “magna e spara giudizi ad minchiam”. Spesso la sensazione è che questi novelli assaggiatori delle altrui mense, altro non siano che spocchiosi scrocconi incompetenti bramosi di spacciare per aristocratiche indegne papille gustative.

Forse sono portato a pensar male ma rimango perplesso nel constatare che i programmi di cucina siano interrotti da spot pubblicitari in cui si reclamizzano prodotti contro il colesterolo, contro gli intasamenti intestinali, contro le emorroidi, contro le masse adipose, ecc. ecc. Per non parlare delle attrezzature ginniche da casa e degli indumenti “modellanti”. Come se dietro tutto questo “ambaradan” ci fosse una unica strategia di marketing tipo: “prima ti devasto e poi ti vendo i prodotti per curarti”. Suona strano anche il fatto che “EXPO 2015”, manifestazione mondiale sulla alimentazione, sia stata preceduta per anni da un progressivo e martellante intensificarsi dei suddetti format, così fosse dovremmo disquisire di malcelata lobotomizzazione delle masse.

Mangiamo sano, mangiamo Italiano, aiutiamo i vecchi contadini e tutti quei NOSTRI giovani, sempre più numerosi, che hanno deciso di tornare alla terra dedicandosi alle colture biologiche. Sul fronte enogastronomico siamo i primi al mondo. Ribelliamoci a quella Europa che, asservita alle logiche dei lobbisti, tenta ogni giorno di boicottarci e di imporci schifezze provenienti da ogni parte del mondo.

Tullio Antimo da Scruovolo

Il vento di primavera…

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Non conosco la ragazza in foto (immagine scaricata da facebook), sicuramente incarna il prototipo di un futuro lindamente ambiguo ma non la definirei adultescente, piuttosto un architrave concettuale che va via via consolidandosi, chiamiamolo “specchio dei tempi”. Dando per scontato (proviamoci) che trattasi di foto “rubata”, quindi naturale… è pieno giorno, ha il passo spedito, la tazzona di caffè in mano, probabilmente si sta recando sul posto di lavoro, i colleghi attendono alla finestra con ansia il suo arrivo.

Da un punto di vista antropologico, evolutivo, vien da pensare che siano giunti al tramonto gli orpelli, le sovrastrutture, i coadiuvanti che, seppur cangianti nei secoli, hanno fatto da contorno e supporto alla bellezza femminile. Al bando il reggipetto, con o senza ferretto, al bando l’indiscreto perizoma che si infila negli anfratti più intimi creando disagi e malumori nei momenti meno opportuni, al bando barriere storiche come sottovesti, body blindati e short contenitivi.

La neanche tanto bella ragazzotta in foto demolisce, suo malgrado, un universo commerciale, di sicuro non dilapida capitali né arroventa la mastercard in negozi di intimo femminile. Molto più probabilmente alimenta la commercializzazione di accurate cerette, cremine e trattamenti ammorbidenti, idratanti, piallanti, vellutanti, light e magari pure vegani (famigerate alghe). E’ notorio, i pori devono respirare, anche quelli delle mammelle e del monte di venere, altrimenti detto “cameltoe”, non pensavo fosse così diffusa l’asma epidermica. Nell’era dei gruppi ottici led ci si adegua, l’ultimo baluardo della libidine è l’ascella.

Domanda ovvia, cosa spinge una donna ad andare in giro con un out-fit così minimalista? Le risposte sono molteplici… 1) è tirchia, 2) è esibizionista, 3) è vittima di precoci scalmane, 4) è una frettolosa che non ama i preliminari, 5) è avvezza alle quickly da scrivania, 6) si veste al buio mentre ancora sonnecchia, 7) ha fatto un voto, 8) soffre di allergie, 9) ha perso una scommessa, 10) è zoccola.

Facciamo i seri… quando l’universo femminile esce (dovrebbe essere una importante conquista) dal porto del maschilismo, finisce (per fortuna non sempre) col perdersi nella deriva degli eccessi, le ostentazioni, le provocazioni e le finte ingenuità trasformate in discutibili performance, condiscono la pignatta del: “non faccio niente di male”, “voglio sentirmi libera”, “me ne frego di quel che dicono gli altri”. Bella compilation di balle cubiche.

La pubblica morale è suddivisa su due fronti: A) quella bacchettona impositiva, B) quella misteriosa e conturbante, accattivante, carburante della libido, elemento essenziale. Scartiamo tranquillamente il punto “A”, quando una “femmina” ammorba il piacere maschile sacrificandolo in nome di una “proposta” estetica non richiesta, nega la propria natura, i dovuti finti misteri e la propria essenza, dissolve il proprio fascino, ceneri buttate nell’oceano.

Ha senso contrapporre al feticismo maschile, quello che ama la lingerie (imparare a slacciare un reggipetto in pochi secondi), i collant, le autoreggenti, il reggicalze, le mutandine versione “mura di troia” da scavalcare e abbattere sentendosi un “Ulisse”… una nudità palese che pare essere uno scampolo di magazzino??? E’ forse un esercizio del potere “guardare ma non toccare”??? Che senso ha??? E’ come vendere le stufe in Africa oppure i frigoriferi in Alaska.

La valorizzazione del proprio “IO” non è MAI figlia di scorciatoie né di sommari e superficiali arroccamenti, “alternativi” o “controcorrente” che siano, spesso emotivo/difensivi, la valorizzazione del proprio “IO” è sempre frutto di un percorso interiore, articolato, difficile, metabolizzato, introspettivo. Parrà strano ma la cosa più difficile da capire nella vita è ciò che si vuole, non solo, ancor più complicato è tracciare il planning operativo per ottenerlo, andare a tentoni o improvvisare non fa germogliar fiori.

Tullio Antimo da Scruovolo