onde per cui la quale a sua volta…

Adoro i carciofi, mi piace cucinarli alla giudia, già ammiccano invitanti nei negozi di primizie. Mentre sono in coda per acquistarne una mezza dozzina, due attempate ma grintose Signore tentano di coinvolgermi nella loro accorata dissertazione, oggetto del contendere l’affaire “Anna Frank in blusa romanista”. Io satireggio, tu satireggi egli satireggia….

Gli stadi sono latrine ove spurgare livore e frustrazioni, ipotetici lettini psicanalitici sui quali uomini e donne di ogni ceto scaricano lo stress accumulato nella trincea esistenziale. Dagli spalti è possibile inveire con cattiveria contro le forze dell’ordine senza pagare pegno, urlare poco lusinghiere considerazioni sulla moralità di madri, sorelle, mogli e figlie degli arbitri senza essere querelati, invocare purificanti eruzioni vulcaniche e perfino sbeffeggiare i morti, come ben sanno tifosi Granata e Bianconeri. Ma, ahinoi, anche in codesta “zona franca”, purtroppo, sono arrivati bizzarri veti “politically correct” a sclerotizzare le arterie del sarcasmo goliardico bandendo, perentoriamente, satira/ironia su omosessuali, ebrei e negroidi (termine scientifico). Chi si è arrogato il diritto di stabilire che la dignità di omosessuali, ebrei e negroidi sia superiore a quella dei MORTI di Superga e dell’Heysel??? E’ solo una tra innumerevoli domande pertinenti.

Creatività e fantasia sono figli dell’intelligenza, furbizia e malizia fuoriescono da orifizi poco soleggiati, l’ipocrisia è un irrefrenabile conato che colpisce i meschini. Che la tifoseria Laziale non fosse propriamente una emanazione del partito comunista era cosa nota, così come era ed è tutt’ora cosa nota la presenza di attivisti politici nelle curve, i tifosi sono comuni cittadini, non strane forme di vita a intermittenza che tra una partita e l’altra si smaterializzano. Anna Frank in giallorosso non è stato sicuramente il migliore degli sfottò (magari i romanisti risponderanno mettendo la maglia biancoceleste a Che Guevara) ma l’assordante casotto che ne è derivato fionda fior di dubbi. La sensazione è che il bailamme sia servito per distrarre l’opinione pubblica da una porcata ben più seria e grave, l’approvazione (con la fiducia) della nuova legge elettorale grazie al decisivo consenso di Denis Verdini, una personcina a modo, costumata, timorata e senza macchia, praticamente la escort della “Renzi Jazz band”.

C’è da scommettere che molti, moltissimi indignati che biasimano la bravata laziale siano gli stessi che urlavano a squarciagola “je suis Charlie” nelle manifestazioni post attentato Parigino. Quello slogan ripetuto milioni di volte da milioni di persone, anche in rete, stampato su milioni di magliette e cartelli, adottato da tutti i media dell’occidente, aveva un solo NOBILE intento, difendere la “libertà di satira”. Per giornalisti e vignettisti di “Charlie Hebdo” la libertà di satira consisteva nella ridicolizzazione della religione Islamica e del suo Profeta, veri e propri pesantissimi oltraggi, bestemmie al cui confronto “Anna Frank versione forza lupi” pare la pubblicità di un borotalco.

Circostanziando le vignette di Charlie Hebdo e la goliardata in questione alla SOLA libertà di satira si rimane sgomenti, la pesante doppia morale sconcerta, insultare l’Islam è un diritto inalienabile, toccare gli ebrei è colpa grave, gravissima, al punto da indurre culi altolocati a prodursi in cazziatoni da caserma e sinistre reprimende. Qualcuno paghi un bicchiere di vino al “Presidentesso” Lotito ringraziandolo per aver reso pittoresca, grottesca e sdrammatizzante la manfrina “salva faccia”, una pantomima degna dei migliori Totò e Peppino.

Già duemila anni orsono gli antichi Romani avevano intuito quanto fosse saggio e importante concedere al popolo spazi in cui esprimere anarchia concettuale, noi, dopo 20secoli di presunto progresso ed evoluzione, ci adoperiamo alacremente per moralizzare terapeutiche arene come stadi e web, il tutto in nome di quella subdola, strisciante, pericolosa “santa inquisizione” chiamata “politically correct”. In Italia ci sarà anche un preoccupante calo demografico ma, come amava dire Costanzo: “la mamma dei coglioni è sempre incinta”, a me viene da aggiungere: “e sforna gemelli a ripetizione senza nemmeno concedersi un coffee break”.

Trasformare l’ipocrisia in pane e il doppiopesismo in companatico non è il menu ideale per appagare la fame di buon senso e logica applicata, due ingredienti che da troppi anni disertano le nostre tavole.

Tullio Antimo da Scruovolo

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Gli stupri elettorali…

Surfare sui marosi della blogsfera intercettando nuove nicchie di pensiero è un po’ come partecipare a un seminario di sociologia, indispensabile per chi ama osservare il mondo (anche virtuale), interessantissimo sul piano antropologico. Compiere voli pindarici sulla caleidoscopica umanità (cito me stesso) vuol dire imbattersi, a tutto tondo, in quei nobili valori e ignobili intenti che da sempre caratterizzano e contraddistinguono la nostra società, egregiamente ritratta dal compianto Sciascia.

Esistono momenti storici in cui si intrecciano più elementi generando un caos difficilmente gestibile ma redditizio se ottimizzato, quello che stiamo attraversando è uno dei peggiori degli ultimi decenni. Recentemente vi è stata una impennata di stupri, una quasi legge “wurstel” impropriamente chiamata “ius soli” sta bruciando sulla graticola del Parlamento e, dulcis in fundo, fra qualche mese ci saranno le elezioni politiche. Domanda spontanea: “che c’entrano gli stupri?”, gli stupri c’entrano perché la politica li ha trasformati in ragnatele acchiappa voti, come dicono le illuminate menti dispensatrici di scienza e sapienza (si fa per dire): “la campagna elettorale si gioca tutta sulla questione immigrati”.

Senza fronzoli né parkour dialettici… gli ANTI immigrati esaltati e integralisti, si alzano ogni mattino con la inconfessabile e inconfessata speranza che nella notte qualche straniero abbia commesso infamanti reati per poter urlare: “cacciamoli via”. Sull’altra sponda, i PRO immigrati esaltati e integralisti, si alzano ogni mattino con la inconfessabile e inconfessata speranza che nella notte qualche Italiano abbia commesso infamanti reati per poter urlare: “gli stranieri stuprano??? Guarda qui, stuprano anche gli Italiani”. Il fanatismo rende miopi, orbi, a volte ciechi e pure sordi, ipocrisia e disonestà intellettuale si tagliano col machete. Angosciante constatare che nell’era della informazione e della condivisione, risulti ancora così facile assoggettare e manipolare menti.

La violenza sulle donne, in qualsivoglia forma espressa, è argomento troppo serio per essere affrontato con superficialità, frasi fatte, luoghi comuni, reazioni di pancia, vecchi slogan rivisitati, pacche sulle spalle e concetti da osteria o circolo dell’uncinetto, peggio ancora se, alla stregua dei politici, ci si avventura nelle fogne della strumentalizzazione. Non si leniscono le pene di chi ha subito uno stupro marcando a caratteri cubitali la nazionalità dei violentatori, questa è operazione che serve solo a portare acqua putrida allo sgarrupato mulino di famiglia.

Quando il numero degli stupri supera la soglia, glacialmente definita “fisiologica”, dovrebbe scattare l’allarme sociale, cosa che purtroppo non avviene, i reati contro la persona sono termometri che indicano l’abbassamento dei valori base sui quali si fonda/regge una società civile. Piaghe sanguinanti che non si rimarginano, non guariscono e nemmeno si riducono se curate con scadute aspirine ideologiche.

Appunti: 1) in questo Paese l’apparato giudiziario non brilla certo per il suo rendere giustizia alle donne vittime di molestie, stupri, stalking e femminicidi. E’ giunto il momento di togliere ai giudici una assurda e mal gestita discrezionalità nonché porre fine alla tragicomica clemenza creativa. 2) Da anni i nuovi sistemi educativo/formativi, lassisti oltre ogni ragionevole misura, non fanno altro che produrre un calo perpendicolare dei valori e una esponenziale crescita della delinquenza minorile (stupri inclusi). Abituare gli adolescenti alla totale impunità NON è una semina sociale lungimirante. 3) Dati del Viminale, ripeto… DATI DEL VIMINALE: “gli stranieri compongono il 10% della popolazione”, “il 40% degli stupri è imputabile agli stranieri”, “quasi il 50% della popolazione carceraria è composta da stranieri”. Se una minima parte della popolazione (10%) riesce a produrre “scorie” tali da costituire quasi la metà del totale dei galeotti e quasi la metà del totale degli stupratori, siamo di fronte a un enorme problema non più gestibile con filosofeggianti cazzate.

Colgo l’occasione… devono aver barattato il cervello in cambio di una manciata di crusca quelli/e che si aggrappano ai reati commessi dagli Italiani per tentare di alleggerire/sminuire le malefatte degli stranieri. In Italia vi sono mafie autoctone, delinquenti comuni autoctoni, stupratori autoctoni, questo non può essere considerato un lasciapassare, un nulla osta, una Carta Bianca per tutti i pendagli da forca del mondo che anelano venire qui a scorazzare indisturbati, impuniti e magari pure difesi. Obiettivo intelligente sarebbe intensificare ulteriormente la lotta ai balordi nostrani, non allargare il raggio d’azione delinquenziale agli stranieri ponendo in essere una farlocca e prezzolata indulgenza.

La tossina politically correct scirocca indefessa senza soluzione di continuità. Non mi sono mai imbattuto in un post che dopo simili eventi ponesse la domanda chiave: “come contrastare, arginare gli stupri???”. Non sta a me prescrivere terapie ma intanto riporterei in auge i principi base: A) “prevenire è meglio che curare”, B) “imparare a distinguere l’opportuno dall’inopportuno”. Prudenza, percezione del pericolo, scelte ponderate, giusta dose di diffidenza… Impostazioni mentali che non limitano assolutamente la libertà né condizionano in negativo la vita. Lo stupratore spesso segue la logica del “carpe diem”, colpisce all’improvviso in ogni luogo/contesto, questo è vero ma esistono anche altre situazioni. Una donna scaltra e attenta riduce il rischio, intendo quello calcolabile, accettare un passaggio alle tre di notte da uno sconosciuto bevuto o impasticcato NON significa “provocare” né “cercarsela”, significa compiere una scelta inopportuna.

Da anni il governo investe fior di quattrini pubblici in campagne di sensibilizzazione come l’uso del preservativo, la prevenzione sanitaria, il guidare sobri e via discorrendo, non si capisce per quale occulto tabù non si possa realizzarne una anti stupro. Probabilmente la messa in onda di alcuni “spot suggerimenti” in merito, provocherebbe l’alzata di scudi da parte delle solite teste bacate che accuserebbero il premier o il ministro di turno di essere un “talebano moralizzatore”. In tutta franchezza, come si fa a non capire la megamegamegagalattica differenza che corre tra un “concetto talebano” e un “saggio consiglio”??? Se tutto ciò servisse a evitare anche un solo stupro, sarebbe già un grande successo.

Tullio Antimo da Scruovolo

Decalogo SHOCK, cosa fare per diventare una “STRAFICA”…

Che le donne siano complesse, arzigogolate, difficili da capire e tirituppa e tiritera… è una leggenda di origini bucoliche successivamente adottata dai metropolitani “radical pirla”, in realtà sono solo perennemente immerse in amletici dubbi tipo: “essere o non essere in linea con i dettami estetici contemporanei???”

COLLARBONE

Per avere spalle sexy occorre che il “pozzetto” della clavicola contenga più monete possibili

BELLY BUTTOM

Una fisicità da silfide consente di toccarsi l’ombelico passando il braccio dietro la schiena

THIGH GAPQuesta è datata, stando a piedi uniti in posizione eretta deve esserci “luce” tra le cosce

FINGER TRAP

Le labbra devono toccare il dito indice teso tra mento e naso

BIKINI BRIDGE

In posizione supina deve crearsi un effetto “ponte” tra ventre e costume

A4 WAISTUn girovita veramente trendy non supera il lato corto di un foglio A4

HOLD A COKE WITH YOUR BOOBSLe mammelle devono essere grosse e sode al punto da reggere una lattina, ovviamente piena

KYLIE JENNER LIPSÈ possibile avere i “labbrotti a canotto” senza interventi chirurgici né iniezioni di botox, basta tenerli “sottovuoto”

UNDERBOOBReggere una penna posizionata sotto il seno è ottima performance

BELLY SLOTLa modella/attrice Emily Ratajkowski ha fatto scuola, è “figherrimo” esibire un solco verticale (tipo colpo di Katana) tra il seno e l’ombelico

Ordunque…

Il quesito dà la stura ad alcune considerazioni ovvie, quando l’ovvio diventa stucchevole vuol dire che si è già in “codice rosso”. Da decenni i canoni dell’estetica, in particolare della bellezza femminile, sono vergati da gay, creativi sicuramente dotati di gusto e sensibilità ma tutt’altro che infallibili, innegabile la loro responsabilità sulla diffusione di una piaga come l’anoressia. Si è da poco conclusa la settimana Milanese della moda, grande novità è stata l’eliminazione dalla passerella della taglia 36, tardivo ma apprezzato “mea culpa”. Per un omosessuale il concetto di “bellezza femminile” è una proiezione, un transfert, una idealizzazione Proustiana, un puzzle onirico, siderale la distanza dal modello agognato dai maschi etero. In questo corto circuito dell’estetica stranisce, non poco, l’irrazionale scelta delle Italiche femmine, non tutte ma tantissime, di abbracciare i discutibili dettami omologanti dei gay ripudiando la storica e gloriosa fisicità mediterranea … domanda: “perché???”. Risposta doppia: “1) le donne considerano gli uomini “primati” poco esigenti (di bocca buona) obnubilati da pulsioni sessuali che prescindono dalla raffinatezza estetica, 2) i parametri della bellezza sono armi utili solo per competere con le altre donne”. Sotto il fumo dei luoghi comuni continuano a bruciare vetuste convinzioni e ataviche verità.

L’apparenza vissuta come obiettivo primario da raggiungere senza lesinare sacrifici e privazioni, innesca un circolo vizioso controproducente, difficile cogliere intrigante fascino e irresistibile sensualità in una donna avvilita perennemente impegnata nel percorrere il Calvario dell’esser fica. Nelle feste casalinghe di un tempo le femminucce avevano dei mancamenti di fronte al figaccione di turno, oggi svengono alla vista di un fumante e abbondante piatto di linguine allo scoglio. Specchio dei tempi e panza vuota.

Rompicapo estetico/esistenziale: “perché le donne fanno l’esatto contrario di ciò che piace agli uomini???” Forse qualcuno ha detto loro che la “bellezza” urge imporla, non subirla. Forse il livellamento verso il basso degli standard meglio interpreta la logica del “siamo tutte Rosy Bindi”. Magari è poi solo una questione di limiti, autodifesa e dubbi, tanti dubbi, una miriade di dubbi. Quién sabe!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

La perversa e bizzarra filosofia di un gioiello sconosciuto ai più…

“TROLLBEADS”… grande intuizione, un balzo oltre la siepe, callidità partorita nella bionda frescura Danese 40anni orsono, colpo di genio che, parafrasando un vecchio slogan, vanta innumerevoli tentativi di imitazione, surrogati al cui confronto paiono dardi spuntati nella faretra della stipsi creativa. Non parliamo di un gioiello tradizionale, no, “TROLLBEADS” è un diario, un “social”, un trasmettitore, una vetrina ove esporre stati d’animo, sentimenti, umori, esperienze, passioni, ricordi, ambizioni, progetti, sogni e selfie interiori (radiografie dell’anima). Galeotto il braccialetto personalizzato, lancia in resta infilza “BEADS” di varia foggia e materiali come oro, argento, vetro e gemme elementarmente ribattezzate “pietre”, seguendo/inseguendo dettami filosofici e una anarchica butterfly che svolazza inquieta nello stomaco, carotaggi intimi per artigliare guizzi emotivi da condividere.

I prodotti di nicchia seducono il mercato senza tediare le masse con martellanti campagne pubblicitarie cucite addosso all’ammiccante testimonial di turno, strategia che crea club esclusivi riservati a estimatori e appassionati, nella fattispecie non per classe di spesa bensì per “modus pensandi”. Una aggregazione non aggregante nella accezione negativa. Tutti i “BEADS” sono rifiniti a mano, un valore aggiunto che li rende unici, impossibile trovarne due uguali. Non mi dilungherò sui vari “TROLLBEADS DAY” e nemmeno sull’annuale “TROLLBEADS CONTEST”, interessante competizione aperta a tutti in cui si vincono soldi e gloria, preferisco soppesare impulsi e messaggi, più o meno subliminali, lanciati dai suddetti monili.

A ogni “BEAD” è abbinato uno specifico significato, seppur con un minimo sindacale di forbice interpretativa, esistono pubblicazioni in grado di erudire dettagliatamente in merito. Rappresentano, per dirla asciutta, spaccati di vita vissuti, spaccati di vita contemporanei e anelati spaccati di vita a venire. Una donna che intenda approcciarsi correttamente al “TROLLBEADS WORLD” non dovrebbe bypassare tre presupposti chiave, sfogliare il PASSATO, tracciare il PRESENTE, ipotizzare il FUTURO.

Finito il marchettone addentriamoci senza meno nella stanza dei bottoni, la “TROLLBEADS WOMAN” modello, quella che meglio incarna lo spirito del gioiello, possiede un espositore con tutti i “BEADS” che la identificano nelle molteplici varianti, ogni mattina compone il braccialetto guidata da timori e desideri, angosce e positività, apatie ed energie, cali e impennate, gioie e dolori, paranoie e temerarietà. Non spaventi lo scenario, in fondo si tratta di fare esattamente ciò che da sempre accade con l’outfit, cioè stato umorale e voglia/bisogno di comunicare/non comunicare. Svolto il compitino affronta la giornata nella consapevolezza di essere perversamente “vulnerabile” ma solo al cospetto degli adepti.

Imparare a “leggere” i “BEADS” potrebbe voler dire impugnare un ottimo palanco per scardinare resistenze e ritrosie femminili, agli ometti in secca cronica si consiglia di fare incetta di manuali oppure seguire corsi di formazione, magari organizzati e patrocinati dal Dipartimento per le pari opportunità. Un avveduto interprete dei “BEADS MESSAGE” è in grado di intuire, osservando il polso di una femminuccia, se quella in corso sia una giornata da sindrome negativa o se esistano chance per fare “yo contigo tu conmigo”. Qualora non fosse ben chiaro, è una specie di Power Bank che ricarica e illumina aspettative, recondite voglie e lussuriose proiezioni ma anche bellicosi intenti e ghiandole velenifere, esistono “BEADS” per nebbie da sconforto, depressioni a tempo determinato e scleri da meteo. Lapalissiana l’intercettazione a 360°, quando una donna comunica: “oggi sono intrattabile”, tiene a distanza “pettegolame & provoloneria”.

Per quanto discreta e silente, la diffusione dei “TROLLBEADS” è parallela (passi il parkour) a quella dei social network, evidentemente le forme di “autopromozione” diventano più incisive, efficaci, se organizzate e gestite come un agguerrito team commerciale che si nutre di pane integrale e marketing. Molti considerano il crescente bisogno di mettersi a nudo l’inevitabile deriva di una società sempre più spersonalizzante e omologante, l’appiattimento globale stimola istinti repressi e sforna in trafila teorici casi umani e altrettanto teoriche amazzoni metropolitane. Sicuramente in questo vi è del vero ma forse, a ben guardare, è solo una questione di mezzi, non di fini, se l’occasione fa l’uomo opportunista, web e moderni orpelli agevolano la donna nel suo rendersi intelligibile. Il vento dell’individualismo di ritorno soffia, come il Favonio, dall’entroterra esistenziale.

Il braccialetto “TROLLBEADS” può essere paragonato a un quadro, lo si acquista per l’autore, per il valore economico, per l’incanto estetico e addirittura per il pendant cromatico. Difficile, per non dire impossibile, immaginare che tutte le donne sposino la causa della comunicazione emotiva. Sorvolo su costi e altri terricoli dettagli elargendo comunque una chicca ai taccagni, “TRALLBEADS” ha una prerogativa più unica che rara nel mondo dei preziosi, non è stato concepito per essere regalato (se non dietro espressa richiesta con tanto di lista “BEADS” allegata), il perché è facilmente intuibile. Però, simpaticamente diabolici e furbacchioni questi evoluti Danesi.

Tullio Antimo da Scruovolo

 

Essere una First Lady… arduo cimento!!!

 

“Dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna”, illusorio aforisma dalle incerte origini, pare sia la storpiatura di un antico proverbio Latino: ” Dotata animi mulier virum regit (una donna provvista di coraggio/spirito sostiene/consiglia il marito)”. Convinzione in salsa rosa smentita dalla storia recente e contemporanea, sporgendo la testa e sbirciando alle spalle dei “Grandi Uomini” dal 1960 a oggi, più che in “Grandi Donne” ci si imbatte in zoccole, perfide arpie e arriviste senza onore né morale. Stappiamo la boccia del sarcasmo e iniziamo a demolire icone, sfatare miti e dissacrare improbabili beatificazioni mondandoci dal mefitico perbenismo di facciata.

Jacqueline Kennedy… la prima “First Lady” della new age, a torto la più osannata, mitizzata, sopravvalutata, indefessa arrampicatrice sociale determinata a scalare, con ogni mezzo e a tutti i costi, l’olimpo della fama, del potere e della ricchezza. Pur di non disancorarsi dalla “White House”, tollera le innumerevoli scappatelle di “The President” culminate in una chiacchieratissima relazione con Marilyn Monroe (parafrasando il Conte Ugolino: “più che ‘l dolor potè lo status”) . L’innata bramosia di denaro la porta, dopo soli cinque anni di lutto (annava de prescia), a convolare a nozze con il ricchissimo Aristotele Onassis, nonostante il Clan dei Kennedy le avesse garantito cospicue prebende. Icona della eleganza, della classe e della bellezza, insomma… magra e slanciata ma con una faccia che non le avrebbe consentito di conquistare nemmeno il titolo di “Miss pianerottolo” in un condominio disabitato.

Lady Diana… dopo “la Principessa sul pisello”, ecco la marachellosa “Principessa sui piselli”, la “prescelta” si è certamente appropinquata all’altare illibata ma, una volta abbattuta la barriera architettonica che inibiva l’accesso alla carnal goduria, ha impiegato poco tempo per riempire i vuoti lasciati dalla imposta castità prematrimoniale. Lady D era dotata di taumaturgici poteri, nella storica intervista/confessione trasmessa da tutte le televisioni occidentali e non solo, ha svelato una sua eclatante scoperta scientifica, patologie come depressione, bulimia e anoressia, possono essere curate saltando da un letto all’altro. Una benefica terapia ficcante, penetrante, riempitiva, ottima per corpo, mente e spirito, unico effetto collaterale l’eccessiva loquacità dei partecipanti alle sedute. Occorre essere proprio uomini duri, taciturni e riservati per scopazzarsi la moglie dell’erede al trono e non vantarsene con gli amici della bocciofila, tra l’altro rinunciando pure a lauti bonifici offerti da editori pettegoli e impiccioni narratori delle altrui fregole.

Hillary Clinton… ingiallita metonimia della racchia sfigata che riesce, misteri della vita, ad arpionare il bel pollastro di turno nella Lapalissiana certezza di dover subire pedissequi tradimenti, una “conditio sine qua non” che ha contribuito a inacidire ulteriormente un già aspro carattere da megera. L’algida carampana è passata alla storia come l’unica “First Lady” con le corna ufficialmente verbalizzate e cassate. Tutto il mondo ha capito che il suo plateale perdono mediatico non è certo stato dettato da un incondizionato amore bensì, doveroso ribadirlo, da uno squallidissimo calcolo che mirava a salvare meschini interessi spalmati sul breve, medio e lungo termine (un insulto all’orgoglio e alla dignità). Infatti gli Americani l’hanno “trombata” alla prima occasione importante. Qualsiasi pirla avrebbe vinto contro Trump, lei NO, nonostante il massiccio sostegno della colonna di panzer composta da media, lobbisti, capitalisti, industriali e stelle Hollywoodiane, è riuscita a perdere. Non ha fatto presa nemmeno sull’elettorato femminile, evidentemente le donne faticano a identificarsi in una pericolosa arpia incattivita, incazzata con la vita e con gli uomini, depressa e frustrata che mira al potere brandendo la clava della rivalsa.

Melania Trump… troppo “fresca” per parlarne, bel fisico e lineamenti “gentili”, dotata anche di quella che un tempo veniva chiamata “bella portanza”, finora è apparsa sempre sobriamente elegante, abituata a muoversi nei salotti che contano non palesa impacci né indecisioni. Se continua con questo modus operandi e riesce a non mettere i piedi in qualche tagliola, è probabile diventi una “First Lady” da podio.

Brigitte Macron… ultima “Première Dame”, in occasione della cerimonia di insediamento ha subito eruttato tutta l’odiosa ipocrisia Francese indossando un abito noleggiato (complimenti alla tardona, in un sol colpo ha trasformato la spocchiosa grandeur in pacchiano provincialismo ), salvo poi presentarsi al meeting Belga dei Presidenti Nato con una Luis Vuitton personalizzata, roba da riccazzi, mica ceci cicerchia o fave cavalline. La 64enne diversamente teenager ha un fortissimo ascendente sul giovane marito, infatti, grazie a lui, è riuscita a farsi assegnare un sostanzioso stipendio nel pubblico senza svolgere mansione alcuna, da ciò si evince che anche le fricchettone radical chic che se la tirano, snob e col vezzo di porsi come originali/alternative, rubano senza ritegno e senza vergogna. L’amore è cieco e al cuor non si comanda (evviva i luoghi comuni), siamo poi così sicuri sia stato un bene mettere la Francia nelle mani di un ragazzotto mammista attaccato al capezzolo di una moglie/amante/madre/zia/tutrice avvezza a condizionarlo e gestirlo (già gli corregge discorsi e programmi politici)??? Sul fronte corna il pischello può dormire sereno, la gerontofilia è patologia poco diffusa, ammesso la vegliarda Brigitte non intenda circuire gli aitanti virgulti che lavorano all’Eliseo, difficile resistere al perverso fascino delle maestranze asservite.

Noi Italiani fingiamo d’esser maschilisti e moralisti per accidia, avere una altezzosa “Prima Donna”, magari stronza, non è mai stata una nostra priorità, per 20anni ci hanno appoltigliato gli ammennicoli sparando ad alzo zero contro un Premier puttaniere, impossibile immaginare l’hurricane che scatenerebbe una “spaghetti First Lady ” troia con il vento femminile a favore. Considerata l’età media dei Presidenti, sarebbe più saggio optare per una soft e morigerata “Lady Ospizio”. Per onestà intellettuale e dovere di cronaca corre l’obbligo citare “Donna Vittoria”, disinvolta e avvenente moglie dell’ex Presidente della Repubblica Giovanni Leone. Anche lei iscritta al club (tessera d’onore) delle “passere scopaiole”, avanguardista, pioniera, antesignana delle Cougar collezioniste di Toy Boy, si narra che una notte fu sorpresa dalla polizia mentre faceva sesso con un 20enne a bordo di una vecchia Fiat 500, lo scandalo fu insabbiato ma la notizia trapelò bucando le poco serrate maglie del top secret.

Fare la “First Lady”, la “Première Dame”, la “Prima Donna” o la “Principessa consorte del futuro Re”, deve essere proprio una vita di merda, una vita di merda condizionata da rigidi protocolli, grottesche formalità, ridicole regole e pantomime da teatranti, poi c’è lo smarronamento da obblighi sociali. Per una donna che riempie le giornate occupandosi di mise, massaggi, cremine, manicure, pedicure, carta igienica fatta a mano, estetisti, visagisti, sarti, stilisti, scarpari, piazzisti di varia fatta, nutrizionisti, life coach, astrologi, sensitivi, amiche sparaconsigli e poi… architetti, artisti, interior design, chef stellati, tate multilingue, governanti col dono dell’ubiquità, maggiordomo British, la security, ecc. ecc. Deve essere una cosmica rottura di coglioni visitare ospedali pediatrici, orfanotrofi e accarezzare bambini del terzo mondo affamati, assetati e ammalati, finita la passerella tocca pure disinfettarsi. Forse le “pupe dei boss” si impegnano contro le problematiche dell’infanzia proprio per arrivare a eliminare tali fastidiose incombenze, a dirla tutta è uno sbattone pure la scelta dell’outfit, in certe occasioni non si sa mai come vestirsi e che scarpe calzare, stress che rovinano la giornata peggio di un reflusso gastroesofageo.

Tullio Antimo Da Scruovolo