The winner is…

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A soli quasi 90 minuti dalla chiusura dei seggi, l’aggressivo e arrogante aquilotto Matteo Renzi è apparso in tv nei panni di un piccolo passerotto impaurito, indifeso, infreddolito e bagnato da una tempesta di voti ostili che, nella sostanza, lo hanno “sfrattato” da un nido che occupava abusivamente da mille giorni. Un bagno di umiltà durato una decina di minuti che di certo non lo monda né lo monderà mai dalla sua prosopopea, dal suo essere saccente, menzognero e provocatorio oltre misura. Quasi venti milioni di Italiani hanno stampato sulle sue terga l’impronta delle proprie scarpe fregandosene, con grande intelligenza, delle minacce, degli anatemi, degli strali, dei sotterfugi e degli scenari apocalittici paventati a fronte di una vittoria del “NO”.

Si prova quasi un cinico piacere nel leggere l’attapiramento che marca i volti di politologi, pseudointellettuali, opinionisti e giornalisti rappresentanti della sinistra progressista dell’occidente, in pochi mesi hanno preso sul muso tre clamorosi e potenti colpi di mazza da baseball: “la Brexit, Donald Trump e la cacciata di Renzi”. Il vento sta cambiando, il popolo non scende più in piazza con i forconi ma castiga i poteri forti e schiavizzanti usando le urne, innocue “crocette” apposte sul giusto riquadro hanno il potere di cambiare il mondo e mandare in dissenteria i loschi pupari.

GLI INGLESI hanno approvato la Brexit perché hanno capito che il destino di un popolo non può e non deve essere gestito dai fighetti della City Londinese, ometti benvestiti che manipolano l’economia a uso e consumo dei potentati abbandonando le ragioni dei cittadini, quelli che pagano il conto finale.

GLI AMERICANI hanno eletto Trump perché stufi di essere ignorati da un Partito Democratico totalmente asservito ai lobbisti e alle multinazionali, un Partito Democratico che predilige le ingerenze estere ai fabbisogni reali interni seguendo le disposizioni dei fighetti di Wall Street.

GLI ITALIANI hanno rimandato a casa Renzi perché stufi di essere denigrati e vessati da una politica Europeista lontana dal territorio ma vicinissima, anche in questo caso, alle esigenze dei grandi manovratori della finanza planetaria. Insomma, anche noi abbiamo capito che non possiamo continuare a essere gestiti dai fighetti della Leopolda, lacchè e servi della JP Morgan & C.. E pensare che c’è ancora qualche idiota che tutto questo lo chiama “populismo”.

Renzi ha perso per tantissimi motivi, sarebbe lunga elencarli tutti, credo soprattutto per la sua irritante spacconeria da taverna spesso emersa in questi mille giorni (anche a livello internazionale), fino alla fine, fino a presentarsi al seggio senza documenti, l’ultima “bischerata” da delirio di onnipotenza, l’ultima battuta scema: “spero che qualcuno mi riconosca”. Fossi stato Presidente del seggio non gli avrei consentito di recarsi in cabina, tra l’altro credo che far votare un cittadino senza i requisiti richiesti sia pure illegale.

Per meglio capire come ragionano i “sinistri progressisti” Italiani è sufficiente riportare due reazioni che riguardano il neo eletto Presidente Trump… molti si sono scandalizzati nell’udire alcune sue battute elettorali, certamente discutibili, tuttavia hanno fatto orecchie da mercante di fronte alla gravissima affermazione di Juncker (Presidente della commissione Europea): “me ne fotto dei terremotati Italiani e dei problemi che hanno con l’immigrazione, a me interessa solo che rispettino i parametri”. Il tycoon Newyorkese ha promesso un muro sul confine Messicano, tutti a urlare “al lupo al lupo” fingendo, ipocritamente, di non sapere che in Europa il muro anti immigrati è già stato eretto da tempo, sì, ma non sul confine Africano bensì su quello Italiano. Francia e Austria hanno chiuso le frontiere, della Svizzera neanche a parlarne, la rotta balcanica è stata bloccata riempiendo di soldi, anche nostri, il Turco Erdogan che non è certo paladino dei diritti umani. Più muro di così…!!! Peccato che oltre questo “muro” ci sia l’Italia, un Paese membro che la UE ha trasformato in cloaca del Continente. Qualcuno mi dica se Trump sia da considerarsi peggio dell’accoppiata Juncker/Merkel.

La speranza è che il decaduto Renzi chiuda la trilogia dei governi defecati (non trovo termine più appropriato) dal cospiratore Napolitano, in questi CINQUE anni di lacrime e sangue NESSUN problema è stato risolto in modo strutturale. Ogni proclama tracimante ottimismo è stato, sistematicamente, smentito dai dati ufficiali. Di fatto abbiamo ceduto pezzi di sovranità, diritti e mortificato la dignità, siamo messi di gran lunga peggio del 2011. Ne abbiamo abbastanza, Mattarella ne prenda atto e ripristini quanto prima la Democrazia, non si renda complice di un infame obiettivo, trascinare la legislatura fino al suo termine naturale per garantire la pensione a questi Parlamentari. Non si dia vita al quarto esecutivo aggrappandosi ai codicilli della Costituzione, VENTIMILIONI di Italiani implorano giustizia, alias andare al voto.

Nota di colore, nei vari talk post chiusura seggi, abbiamo assistito a grottesche arrampicate sugli specchi da parte dei soliti “prezzemolini” ciarlatani e scribacchini che fino alla mezzanotte di venerdì osannavano Renzi garantendone la vittoria. Sono bastate due proiezioni per farli scendere dal carro e prendere le distanze, una vera indecenza. Appro… per la prima volta l’Onorevole (si fa per dire) Alessia Morani è apparsa in video priva di quel sorrisetto beota e strafottente che la caratterizzava.

Tullio Antimo da Scruovolo

Hipster, la storica compensazione pilifera…

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Hipster” è un datato neologismo made in USA che nel corso degli anni è stato adottato, eretto a totem, laticlavio, insegna, da svariati gruppi di tendenza bisognosi di una temporanea residenza identificativa, uno storico succedersi di metonimie comportamentali tatuate nell’anticonformismo usa e getta. Beat, punk, cabinotti, metal, rockabilly, dark, paninari, emo, yuppy e Dio solo sa cos’altro, sono estranei al “credo” in oggetto. Gli “hipster” rimangono teoricamente inchiodati (dagli anni ’40, quando si dice la coerenza) a un concetto base: essere “alternativi” al sistema, ovviamente fin quando non si finisce col diventare parte integrante del medesimo. Si sa, c’è crisi, quindi una nuova corrente “alternativa” non potrebbe mai non passare attraverso il minimalismo sparagnino in odore di pigrizia: “farsi crescere la barba”.

Sbagliatissimo immaginare gli “hipster” come barbuti sciammannati e smandrappati avvezzi a bazzicare i fetidi vicoli dei quartieri malfamati, niente affatto, il fenomeno ha colpito tutti gli strati sociali e culturali, politici, artisti, imprenditori, pseudointellettuali, scrittori, sportivi (nell’ultima partita contro il Manchester City, Lionel Messi si è presentato in campo con una barba tale da renderlo irriconoscibile) e, superfluo precisarlo, anche il popolino. Non esiste un modello di riferimento, non esistono standard codificati, si può essere “hipster” con una barba alla Gandalf il Grigio ma anche con una barba curata, disegnata e modellata da abili barbieri vintage, lo si è pure con l’incolta barba di qualche giorno. Nel reparto rasoi elettrici dei negozi preposti, se ne trovano di quelli che riportano sulla confezione la scritta: “adatto per effetto barba di 3/4/5 giorni”, quella che negli anni 60/70 veniva etichettata come incuria da pezzenti.

La natura spesso è bizzarra e crudele, non distribuisce il pelo seguendo democratici criteri di uguaglianza, proprio per niente, vi sono uomini che si ritrovano una barba versione Mullah Omar che parte dagli zigomi e arriva fin sotto il colletto della camicia, poi vi sono i “barbasfigati” che hanno sulla faccia un arcipelago di cespuglietti sparsi a macchia di leopardo. E’ notorio, la chirurgia estetica è sempre pronta a lottare contro il destino beffardo e i famigerati inestetismi, infatti risulta sia in crescita esponenziale il numero di giovani Americani “barbalesi” disposti a spendere 8/10.000 Dollari per farsi trapiantare una barba da “hipster”. Per essere trendy bisogna pur affrontare qualche sacrificio economico e supplizio fisico, magari rischiando di diventare una macchietta ecumenica.

Negli anni ’80 divenne celeberrima una porno attrice Tedesca di origini Polacche, tale Teresa Orlowski, la disinibita “Signora” diede un contributo significativo alla moda di depilarsi parzialmente la vagina lasciando solo un ciuffetto sul pube. Sarà un caso ma in quello stesso periodo gli uomini ripescarono dal baule in soffitta l’obsoleto “pizzetto”, quello dei nostri burberi e autoritari nonni. Nell’era contemporanea le femminucce, soprattutto quelle giovani, tendono a depilarsi, magari definitivamente, tutte le parti intime rendendole glabre, bene, altra coincidenza, nello stesso mentre gli ometti liberano la barba dagli affilati rasoi. Vien da pensare che vi sia una tacita voglia di compensare il tasso pilifero, sempre non si intenda fare i maliziosi.

Il simpatico e bravo comico Antonio Albanese, nei panni di Cetto Laqualunque amava promettere a gran voce: “più pilu per tutti”, è forte la sensazione che sia stato male interpretato dagli “hipster”, il “pilu” da lui menzionato era di tutt’altra natura. Molti non sanno che le tendenze e le mode, da tanti anni, non sono più “proposte” bensì “risposte”, attraverso indagini di mercato si analizzano esigenze per poi soddisfarle creando linee guida da seguire. Mi risulta vi sia un detto fatto bibbia: “ogni volta che un uomo si taglia un pelo perde un pezzo di appeal (restyling del vecchio: “uomo peloso uomo virtuoso”)”, difficile stabilire la veridicità dell’affermazione ma probabilmente ciò nasce da una stimolante percentuale di donne che amano gli uomini pelosi/barbuti. Nel caso così fosse realmente, ci toccherebbe rilevare l’assoluta ignoranza estetica dei maschi che si sottopongono a cerette e depilazioni.

Tullio Antimo da Scruovolo

Come troncare le chiamate dai call center senza usare l’olio di palma…

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Ci sono momenti in cui è giusto oziare (anche se non ce lo chiede l’Europa), mi sollevano dubbi le persone che saturano la loro vita di impegni per poi interpretare il ruolo dei lagnosi indaffaratissimi che non hanno mai un attimo di tempo, durante una di queste mie assenze dal mondo attivo prende a suonare il jingle jazz dell’i-phone, svogliatamente rispondo. “Parlo con il Signor Tullio?”, “sì, mi dica”, “buongiorno, sono xxxx della yyyyy, l’ho chiamata per informarla sulla nuova promozione in corso”, mantenendo un tono gentile: “la ringrazio ma non mi interessa”, il tipo diventa arrogante e mi butta lì l’unica cosa che non avrebbe mai dovuto dire: “come fa ad affermare che non le interessa se non sa di cosa sto parlando?”. In un nanosecondo valuto le opzioni… mandarlo affanculo, dirgli che ho doti da veggente, oppure, visto che sono in pausa ozio, liberare la mia vena perfida, neanche a dirlo adotto la terza soluzione. “Ha ragione Signor xxxx, mi spieghi bene di cosa si tratta”, tutto ringalluzzito attacca una tiritera come fosse in play back, ogni tanto lo interrompo fingendo di non aver capito, poi inizio con improbabili obiezioni costringendolo quasi a ripartire da capo, infine mi mostro abbastanza convinto e lui si lancia nel passaggio finale della trattativa. Riesco a menare il torrone per un tempo infinito, quando colgo in lui l’euforia e la convinzione di aver concluso il contratto lo interrompo: “Signor xxxx, è tutto molto accattivante ma c’è un particolare”, la sua voce si fa incerta: “quale particolare Signor Tullio?”, glaciale rispondo: “domani parto per la Cina e sto via due anni”, cala il gelo, con tono incazzato mi domanda: “perché non me l’ha detto prima?”, passo unilateralmente al “tu”: “te l’ho detto subito che non mi interessava”.

Vivo nella granitica convinzione che sia doveroso rispettare ragazzi e ragazze che lavorano nei call center, spesso per una manciata di euro vincolata a stressanti obiettivi, il problema nasce quando la summa degli operatori/trici si trasforma in un quotidiano “stalkeraggio” commerciale. Altro aspetto irritante consiste nelle diffuse tecniche di vendita, sicuramente importate/scopiazzate da oltre oceano, basate su una insistente morsa finalizzata alla intimidazione subliminale. Non vi è marketing più aggressivo delle vendite telefoniche, si vocifera sulla presunta nascita di comitati spontanei anti call center.

Poiché, come già detto, non ritengo appagante mandare chi lavora nel posto più affollato del mondo, poiché non sempre si è in pausa ozio e/o si ha voglia di fare una “zingarata” telefonica, poiché l’unico obiettivo è tagliar corto stoppando in pochi secondi l’ennesima, vantaggiosa, unica, irripetibile offerta, poiché è stato bandito l’olio di palma (metafora del vaffa)… Ciò che occorre fare, nel caso non si fosse dotati di una fantasia fervida e più veloce della luce, è semplicemente memorizzare o pre-elaborare alcune “risposte barriera” disarmanti, di quelle che non concedono spazio a repliche e raspano spuntoni cui aggrapparsi…

Se non siete scaramantici: “sono a un funerale”, efficace anche: “sono al pronto soccorso”, la legge fa sempre effetto: “sono in tribunale”, se siete disinibiti: “sto facendo sesso”, il codice della strada aiuta: “mi hanno appena fermato i carabinieri”, il vittimismo inibisce: “non trovo più lo scooter”, “ho perso le chiavi di casa”, “si è rotta la lavatrice, è tutto allagato”, “sono all’agenzia delle entrate”. Così, tanto per dare una pasticca di viagra alla pigrizia creativa in modo da risvegliarla.

Diamo un taglio serio alla chiusa del post, l’ultima volta che ho avuto bisogno di comunicare con un operatore Vodafone, dopo la solita via crucis del: “digiti uno, digiti due, digiti tre, digiti quattro e digita assoreta”, sono entrato in contatto con una certa Marta da Tirana, ragazza gentilissima che in pochi minuti, parlando un ottimo Italiano, mi ha risolto il problema. Sicuramente i call center non offrono sistemazioni definitive né garantiscono stipendi sui quali costruirsi un solido futuro, tuttavia aiutano molti giovani a sopravvivere, pagarsi gli studi e ad alleggerire pesi sul bilancio della famiglia. In questo periodo mi risulta siano in atto svariate vertenze per impedire o limitare la delocalizzazione programmata da molte aziende del settore, soprattutto verso l’Albania e quei Paesi confinanti che ben conoscono la nostra lingua. Le motivazioni sono sempre le stesse, troppe tasse e troppa burocrazia, impossibile dar loro torto, le realtà imprenditoriali non sono opere di beneficienza bensì strutture create per realizzare utili e posti di lavoro. I politici che le considerano grasse vacche da mungere fino a renderle anoressiche, non fanno altro che alimentare il “fuggi fuggi” e la disoccupazione. Alla fine, lo dico senza remora alcuna, se proprio devo farmi rompere le palle da qualcuno… preferisco che a farlo sia una Giovanna da Bergamo piuttosto che una Irina da Valona. W l’Italia!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

Universo femminile: “prendersi un cucciolo di cane è come scegliersi un marito… dovrà imparare a convivere con voi e con la società”…

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L’infelice concetto riportato nel titolo l’ha scritto Lina Sotis in un suo insulso libercolo pubblicato nel 1984, data niente affatto casuale, gli anni ’80 sono stati quelli in cui il post femminismo ha colato cemento sulle fondamenta della anelata “vendetta storica nei confronti del maschio”. Cemento “armato” da una sinistra fintamente progressista, direttrice che è andata via via degenerando fino a condizionare il linguaggio aggrappandosi ad astruse teorie del diritto. La GRANDE SVOLTA, un virus resistente a qualsivoglia vaccino che assolve le donne a prescindere e condanna gli uomini a prescindere.

Il President(E) della Camera Laura Boldrini, Statista di rara portata che nei secoli a venire occuperà interi capitoli nelle pagine della Storia (pregasi cogliere il palese sarcasmo), ha dato la stura a una nuova e indispensabile ferrovia espressiva, quella che porta nella stazione del niente ma un niente che appaga, cioè, secondo “essa” (la Boldrini) dovrebbe appagare. La valorizzazione delle donne non può non passare attraverso i cambi di desinenza e/o comunque la femminilizzazione dei termini, il tutto a costo di piombare nel pozzo della cacofonia da avanspettacolo. “Ministro-ministra, sindaco-sindaca, assessore-assessora, avvocato-avvocata, chef-cheffessa, idiota-idiotessa, manager-womanageressa (?)” e via sulla giostra della dabbenaggine… altro giro altra corsa. Ma la Boldrini si è resa conto che quelle da lei sparate non siano cazzate bensì “cazzatesse”??? Mezzo secolo di lotte femministe e sudate conquiste rese vane da un “uovo di Colombessa”, bastava cambiare vocale o aggiungere un “essa” per agguantare l’agognata parità su tutti i fronti. Che coglioni/coglionesse non averci pensato prima.

Una delle più subdole regole della comunicazione è stata mutuata, udite udite, dal pettegolezzo da portineria: “una bugia raccontata migliaia di volte diventa verità acclarata”, infatti al tramonto del 2016 ancora ci dicono che le donne siano economicamente discriminate nel mondo del lavoro, tanto per rafforzare la balla, in piena crisi, hanno pure speso quattrini pubblici per fare uno spot demente. Carta alla mano, in questo Paese, da decenni, non esiste NESSUN contratto Nazionale che a parità di livello, mansioni e anzianità di servizio, discrimina le donne in busta paga. Se parliamo del “nero” entriamo nella illegalità, illegalità che colpisce tutti, maschi, femmine, Italiani, stranieri, giovani e meno giovani. L’unico debole chiodo cui aggrapparsi è quello pensionistico ma… fin quando questo Paese aveva una parvenza di democrazia e di stato sociale, le donne venivano pensionate a 60anni e gli uomini a 65anni, sistema retributivo, quindi credo ci sia poco da opinare o sbraitare, cinque anni di attività lavorativa in più hanno un legittimo peso.

Forse la più pazzesca espressione maschilista travestita da conquista femminista è quel ridicolo “contentino” chiamato “quote rosa”, la negazione della meritocrazia. Ai cittadini interessano governanti/amministratori capaci e onesti, indipendentemente dal sesso di appartenenza, ma perché rinunciare, in nome di una legge stupida, a un governo di soli maschi o di sole femmine se composto da persone all’altezza del loro compito??? Nel caso non vi fossero donne capaci disponibili che si dovrebbe fare??? Reclutarle in discoteca??? Quale barile raschiare???

Frottole spaziali e discutibile creatività linguistica a parte, ciò che dovrebbe preoccupare le nuove generazioni sono le linee guida del famigerato pensiero “politically correct”, cervellotica lobotomizzazione di massa che anziché unire divide i generi, ovviamente discriminando i maschi. Nei giorni scorsi surfando sui siti di news mi sono imbattuto in una martellante notizia presente ovunque, lo scaldaletto provocato dalle confidenze notturne tra Stefano Bettarini e Clemente Russo, pare che l’ex calciatore abbia confidato al pugile di aver colto in flagranza adultera l’ex moglie Simona Ventura. L’ingenuo Napoletano si è lasciato sfuggire alcune considerazioni da spogliatoio macho, non solo, pare che subito dopo Bettarini gli abbia fatto un dettagliato elenco di tutte le donne famose che si è scopato (un vero Gentleman). Alla fine dei conti e dei marchesi, la produzione del GFvip ha deciso di squalificare Clemente Russo e graziare Bettarini, scelta quantomeno discutibile. Se la stessa cosa fosse avvenuta tra due donne… non sarebbe successo assolutamente niente, ovvio, se un uomo dice: “roba da ammazzarla”, istiga al femminicio, se una donna dice: “roba da ammazzarlo”, si becca applausi a scena aperta. E’ un esempio stupido solo in apparenza, in realtà la dice lunga, molto lunga, anche perché stiamo parlando di una boiata seguita da milioni di spettatori.

Quando si cerca di pilotare l’evoluzione culturale di una società basandosi sulla ipocrisia, si finisce col regredire diventandone vittime, l’evoluzione culturale di una società si fonda su un giusto e democratico equilibrio tra forma e sostanza nonché sul culto del rispetto, quello vero, nei confronti di OGNI essere umano. Privilegiare un genere perché vittima per secoli del maschilismo è una vendetta, non è una conquista sociale e nemmeno culturale. Trovo molto più pericolosa la perfida frase scritta da Lina Sotis che non la cameratesca battuta di Clemente Russo, un atleta che ha vinto una medaglia olimpica ed è da anni impegnato in prima fila per salvare i ragazzini Napoletani dalla strada. Lina Sotis ha passato la vita a deambulare da un salotto all’altro e non mi risulta abbia scolpito pietre miliari nel mondo intellettuale. In ogni caso, qualsiasi scrittore o giornalista maschio si permettesse di affermare o scrivere: “ prendersi una cagna cucciola è come scegliersi una moglie… dovrà imparare a convivere con voi e con la società”, verrebbe radiato da ogni albo e linciato, mediaticamente e magari pure fisicamente. Meditation please!!!

Tullio Antimo da Scruovolo

Olimpiadi Romane 2024?, No grazie, abbiamo (hanno) già “mangiato” in abbondanza…

Foto Fabio Cimaglia / LaPresse 03-12-2014 Politica Campidoglio. Conferenza stampa del Movimento 5 Stelle sugli arresti al Comune di Roma Nella foto Virginia Raggi Photo Fabio Cimaglia / LaPresse 03-12-2014 Politic Press Conference of the Movement 5 Stars on the arrests to the City of Rome In the photo Virginia Raggi

Gli Italiani sono scafati, disincantati, ne hanno viste e vissute di cotte e di crude ma ancora non riescono a scrollarsi di dosso l’inquietudine, quasi esoterica, provocata dall’espressione: “POTERI FORTI”, due parole che evocano scenari talmente lugubri da essere immaginati in bianco e nero, paludi nebbiose in cui si muovono tetre, losche e minacciose figure. Stranamente, una volta tanto, la lunga mano dei “poteri forti” che sta tentando di mantenere in piedi, ad ogni costo, la candidatura Romana per le olimpiadi del 2024, ha nomi, cognomi e volti.

LUCA CORDERO di MONTEZEMOLO, intoccabile pupillo del defunto avvocato Agnelli, leggenda narra che quando nacque qualcuno mise nella culla un cartello profetico con su scritto: “tu da grande farai il Presidente canguro”, infatti nella sua vita “lavorativa” altro non ha fatto che “zompettare” da una Presidenza all’altra, roba da Guinness, troppo lunga citarle tutte. Attualmente, oltre a essere Presidente di Alitalia e altro, è (manco a dirlo) Presidente del “comitato promotore olimpiadi Roma 2024”, qualcuno dirà: “è un uomo di prestigio (?) conosciuto in tutto il mondo”, può darsi ma è anche l’uomo responsabile della voragine finanziaria prodotta dai mondiali di calcio “Italia 90” (pure allora era a capo dell’ambaradan). Un buco che è costato agli Italiani un “mutuo” durato 25anni (estinto solo nel recentissimo 2015). Con tutto il rispetto per Mister LCdM… non mi pare un trascorso eclatante e incoraggiante di cui andarne fiero e orgoglioso, una colf con tali referenze non troverebbe uno straccio di lavoro.

GIOVANNI MALAGO’, uomo ambizioso, egocentrico, vanitoso, “scalatore”, figlioccio di Agnelli e intimo di Montezemolo (guarda caso), da lustri Presidente del Circolo Aniene, il più prestigioso della capitale, dal 2013 Presidente del CONI con una fissazione inamovibile, portare le Olimpiadi a Roma. E’ talmente sicuro e convinto di riuscirci che pare abbia già speso e/o stanziato circa 20milioni di euro in attività promozionali e di rappresentanza, ovviamente parliamo di hotel penta stellati, cene a base di caviale e Krug, varie ed eventuali con gli immancabili contratti da 150/200.000 euro a “botta” già stipulati con il solito esercito di “consulenti”.

FRANCESCO GAETANO CALTAGIRONE, imprenditore ricchissimo e potentissimo che tiene saldamente in pugno l’edilizia Romana, i cosiddetti “palazzinari” gli lucidano le scarpe, lui è ben oltre. Ha da tempo in saccoccia tutte le concessioni edilizie che riguardano il terreno (circa 60 ettari) ove costruire il villaggio olimpico, 15.000 appartamenti destinati ad atleti e staff da convertire, successivamente, in area residenziale, un business da capogiro.

Riconosciamo alla Signora Virginia Raggi un coraggio da leone, anzi, da leonessa, avere tre nemici di siffatta portata toglierebbe il sonno a chiunque, si metta il cuore in pace, qualora dovessero veramente saltare le olimpiadi per “colpa” sua… saranno fulmini e saette, trappole e tranelli, colpi bassi e fendenti alle spalle.

Il budget previsto per le ipotetiche olimpiadi Romane supera i 5.000.000.000 di euro, poiché siamo in Italia… è quasi certo che se ne spendano il doppio, come è successo nell’avventura “Italia 90”, è altrettanto quasi certo che molti impianti facciano la fine dell’ex stadio delle Alpi, struttura faraonica inutile. Torino non ha mai potuto organizzare meeting di atletica leggera perché la pista è stata realizzata con una irregolarità di circa 40cm, “svista” che tradotta significa: “risultati e record non omologabili”. Infatti, come previsto e prevedibile, alla fine il Comune lo ha regalato alla Juventus che lo ha rifatto, “probabilmente” grazie anche alle ovvie e onnipresenti sovvenzioni a fondo perso di varia portata e provenienza.

Rapido rendiconto “olimpiadi invernali Torino 2006”,rosso” di oltre 800.000.000 di euro (siamo la città più indebitata d’Europa), la stragrande maggioranza degli impianti è in malora, il recente salto di qualità sul fronte turistico è dovuto a fattori estranei all’evento. Questa città è tornata ad essere patria della cultura grazie alla delocalizzazione della Fiat e agli investimenti fatti sui siti museali e sulla urbanistica, ma poi, diamo un taglio realistico, un turista Giapponese o Australiano che vuole venire a sciare in Italia va di fisso a Cortina, non certo a Sestriere o Bardonecchia, lo dico da Torinese.

C’è poi una realtà che molti fingono di ignorare, giornalisti in testa, i recenti giochi di Rio de Janeiro hanno comunicato al mondo una desolante deriva, diciamo una nuova tendenza, la scarsa affluenza di pubblico, eccezion fatta per le cerimonie di apertura/chiusura e per le performance di Usain Bolt… gli spalti, sia open che indoor, erano sempre e tristemente semivuoti.

Non me ne vogliano gli amici Romani ma, quando si vive nell’unica capitale Europea che “vanta” problematiche da terzo mondo, dare vita a una ennesima “puppatoia” produttrice di debiti e disagi, come non bastassero quelli già esistenti, è poco saggio. Per “rilanciare” Roma non servono le olimpiadi, quelle aggiungerebbero problemi a problemi, servono inversioni di rotta sul piano culturale. Serve una nuova forma mentis capace di staccare il cordone ombelicale dal provincialismo, dal folclore da saga della porchetta, dalle furberie, dal “magna magna” e da quella Italianità “Felliniana” ormai scomparsa quasi ovunque tranne che a Roma. Chi ha avuto la fortuna, la possibilità, di farsi un giro per le capitali Europee sa benissimo che certe nefandezze si trovano solo all’ombra del cupolone, non mi riferisco soltanto al dissesto stradale, ai trasporti carenti, ai pronto soccorso da girone Dantesco e all’annoso problema della “monnezza”. Evito di produrmi in deprimenti elenchi, mi limito a ricordare che nel week end della beatificazione del “Polacco”, molti bar vendevano la mezza minerale a 5/8 euro, gli alberghi a 4stelle hanno quadruplicato la tariffa da 250 a 1.000 euro per notte e molti ristoranti hanno triplicato i prezzi delle portate.

In ogni caso le olimpiadi vengono “appaltate” dal CIO, lì vince chi è meglio “introdotto” e chi è più “generoso”, il CONI e il comitato presieduto da Montezemolo hanno annunciato di procedere comunque, a prescindere dalla decisione di Virginia Raggi, stiamo a vedere.

Tullio Antimo da Scruovolo